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Lasciti testamentari a favore di enti no profit: cosa sono e come farli

Fonte www.superando.it – In tutta Italia un fitto calendario di incontri, promossi da AISM e Consiglio Nazionale del Notariato, per illustrare con linguaggio semplice le regole di questa forma di solidarietà

Gli italiani sono un popolo di grande generosità: lo riscontriamo nei momenti di grande commozione generale, a ridosso ad esempio di fatti tragici che sconvolgono il Paese, ma sanno esserlo anche nei piccoli gesti quotidiani.

Essere generosi nei confronti del prossimo e della collettività di cui facciamo parte (o di quella che verrà) significa mettere in atto comportamenti consapevoli e  attenti, in grado di contribuire a condizioni di vita migliori per chi sia colpito da problematiche, ma in generale per tutti.

Tra le forme di generosità che stanno prendendo piede, c’è quella del lascito solidale: si tratta di una disposizione testamentaria con la quale si decide di lasciare anche una piccola parte del proprio patrimonio in beneficenza. Questa opzione di grande generosità permette così di lasciare il proprio contributo tangibile a organizzazioni impegnate, ad esempio, nella ricerca scientifica, ma anche nell’assistenza o in altre forme di supporto di soggetti malati o in difficoltà.

Ma come funziona il testamento solidale? Cosa si può lasciare in eredità? Quali sono le organizzazioni più serie, alle quali affidare i propri beni? Per fare chiarezza l’AISM propone una serie di incontri, in collaborazione e con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato, dedicando all’argomento la Settimana Nazionale dei Lasciti AISM.

Dal 21 al 27 gennaio 2019 si terranno 52 incontri sul territorio durante i quali i notai saranno a disposizione dei cittadini, per spiegare e approfondire cosa prevede la legge italiana in materia di diritto successorio, con un linguaggio semplice e chiaro,  per aiutare gli interessati a questa forma di solidarietà a districarsi in una materia tanto complessa.

Qui il calendario degli incontri

Ricordiamo che è disponibile anche la Guida ai lasciti testamentari realizzata da AISM in collaborazione e con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato (si può richiedere qui).

Per info:

Numero verde AISM 800-094464
www. aism.it/lasciti

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Sanità, Livelli essenziali di assistenza: 16 le regioni “promosse”

Fonte www.superabile.it – Monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, secondo i dati del Ministero della Salute, relativo al 2017. Il Piemonte guida le otto regioni che ottengono un punteggio superiore a 200, altre 8 raggiungono un punteggio uguale o superiore a 160 (livello minimo accettabile). Criticità per Campania, Valle d’Aosta, Sardegna, Calabria e Provincia autonoma di Bolzano.

Il Piemonte guida le otto regioni che ottengono un punteggio superiore a 200, altre otto raggiungono il livello minimo accettabile (tra 200 e 160) mentre per cinque regioni il punteggio è inferiore a 160. Sono i risultati del monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, secondo i dati del Ministero della Salute che pubblica i punteggi di tutte le regioni in base alla Griglia Lea 2017, per la prima volta comprendendo anche le regioni a statuto speciale non sottoposte a verifica adempimenti (Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Province Autonome di Trento e Bolzano).
 
Nel 2017 risultano valutate positivamente, ottenendo un punteggio uguale o superiore a 160 (livello minimo accettabile) in base alla Griglia Lea, ben 16 regioni. In particolare, le otto regioni che raggiungono un punteggio superiore a 200 sono: Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Umbria, Abruzzo e Marche. Altre otto regioni si collocano in un punteggio compreso tra 200 e 160 (livello minimo accettabile): Liguria, Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Provincia Autonoma di Trento, Lazio, Puglia, Molise e Sicilia.  Le regioni Campania, Valle d’Aosta, Sardegna, Calabria e la Provincia Autonoma di Bolzano si caratterizzano per i punteggi inferiori a 160 e presentano diverse criticità ascrivibili in particolare all’area della prevenzione (screening e coperture vaccinali) e all’area distrettuale (residenziali anziani e disabili). Le Regioni Calabria e Campania, entrambe sottoposte a regime commissariale, presentano una situazione differente. Mentre la Calabria raggiunge un punteggio inferiore rispetto all’anno precedente, la Campania ha un punteggio migliorativo anche se non raggiunge ancora il livello minimo accettabile. Con riferimento alla P.A. di Bolzano, alla Sardegna e alla Valle d’Aosta si evidenzia il mancato invio di alcuni flussi informativi obbligatori.
 
Le regioni, si spiega nella nota, per poter accedere al maggior finanziamento del SSN – quota premiale del 3% delle somme dovute a titolo di finanziamento della quota indistinta del fabbisogno sanitario al netto delle entrate proprie – sono tenute a una serie di adempimenti, in base all’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005. Le regioni sottoposte alla verifica di tali adempimenti sono quelle ordinarie e la Sicilia (sono escluse la Valle d’Aosta, le due Provincie Autonome di Bolzano e Trento, il Friuli Venezia Giulia e la Sardegna dal 2010). La verifica degli adempimenti è a cura del Comitato Lea, al quale è affidato il compito di monitorare l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza in condizioni di appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo delle risorse, al fine di promuovere e garantire l’effettiva erogazione e l’uniformità sul territorio. Tra gli adempimenti, rientra quello relativo all’area “Mantenimento nell’erogazione dei Lea”, che viene certificato attraverso l’utilizzo di un set di indicatori (Griglia LEA) ripartiti tra l’attività di assistenza negli ambienti di vita e di lavoro, l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera.

 

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Terzo Settore: positivo l’incontro con il Governo

Fonte www.superando.it – «È stato un incontro positivo e costruttivo, sia nel metodo che nel merito»: così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, commenta gli esiti dell’annunciato incontro svoltosi a Palazzo Chigi tra gli esponenti del Governo e una delegazione del Forum e i rappresentanti di altri importanti enti religiosi e laici del Terzo Settore. Durante l’incontro, tra l’altro, è stata riconfermata la volontà del Governo di correggere la contestata misura di abrogazione dell’IRES agevolata (Imposta sul Reddito delle Società) per gli Enti non commerciali.

«È stato un incontro positivo e costruttivo, durante il quale il presidente del Consiglio Conte e il sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Durigon, a nome del Governo, hanno dato al Terzo Settore un segnale importante nel metodo e nel merito. Nel metodo perché è stato aperto un canale di comunicazione e confronto da noi apprezzato, che non sarà una tantum e diventerà strutturale. Nel merito abbiamo apprezzato il riconoscimento del valore del Terzo Settore per il Paese, l’opportunità di aprire un’ampia discussione sulle priorità dell’agenda sociale e la disponibilità all’apertura di un tavolo di collaborazione strutturale».
Così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore – organismo cui aderisce anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e Anffas – commenta gli esiti dell’annunciato incontro svoltosi a Palazzo Chigi tra gli esponenti del Governo e una delegazione del Forum e i rappresentanti di altri importanti enti religiosi e laici del Terzo Settore.

«Abbiamo preso atto – prosegue Fiaschi – degli impegni assunti dal Presidente del Consiglio e dal Sottosegretario per un rapido completamento dei provvedimenti attuativi della riforma del Terzo Settore [Legge 106/16, N.d.R.], in primis la definizione deolle attività secondarie e strumentali, le Linee Guida per la raccolta fondi e per il bilancio sociale e le Circolari sugli obblighi di pubblicità relativa ai contributi pubblici. È stata inoltre condivisa l’urgenza di completare e, dove necessario, rafforzare strutture di vigilanza degli Enti di Terzo Settore, per evitare abusi e premiare, sostenere e incentivare il Terzo Settore virtuoso e meritevole. Vogliamo ancora esprimere la nostra soddisfazione anche per l’assicurazione dell’immediato insediamento della Cabina di Regia, la revisione della sua composizione, dell’attivazione entro l’anno del Registro Unico e di quella dei Tavoli Interministeriali per l’armonizzazione normativa».

«Abbiamo riaffermato infine – conclude la Portavoce del Forum – le preoccupazioni relative alla misura di abrogazione dell’IRES agevolata [l’IRES è l’Imposta sul Reddito delle Società, N.d.R.], per gli Enti non commerciali in merito alla quale il Governo ha riconfermato la volontà di correggere in pochi giorni la Manovra ripristinando lo status quo. Restiamo quindi in attesa dei dettagli dell’azione correttiva per valutarne la piena efficacia».

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Inclusione scolastica alunni con disabilità: tanta strada ancora da fare. A dirlo è l’ISTAT

Fonte www.disabili.com – Pubblicato il report dell’ISTAT sull’inclusione scolastica relativo all’anno scolastico 2017/2018

Il 3 gennaio scorso l’Istat ha pubblicato il consueto report annuale riguardante l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. L’indagine ha esteso il campo di osservazione anche alla scuola dell’infanzia e alla scuola secondaria di secondo grado, fornendo così un quadro informativo ampio su tutte le scuole del territorio italiano. Si tratta complessivamente di 56.690 scuole, frequentate da 272.167 alunni con sostegno, vale a dire il 3,1% del totale degli iscritti. I dati mostrano purtroppo la permanenza di molteplici problematiche già rilevate nelle indagini degli anni scorsi e persistenti, nonostante la cresciuta attenzione verso le tematiche riguardanti l’inclusione.

BARRIERE ARCHITETTONICHE – In primo luogo permane il problema delle barriere architettoniche: soltanto il 32% delle scuole risulta infatti accessibile e la percentuale scende al 26% nelle scuole del Sud. Sono presenti inoltre barriere senso-percettive che ostacolano gli spostamenti delle persone con limitazioni sensoriali: la percentuale di scuole accessibili scende così al 18% e anche in questo caso la quota più bassa si registra nelle regioni del Sud, attestandosi al 13%. Una scuola su quattro risulta poi carente di postazioni informatiche adattate alle esigenze degli alunni con disabilità.
La collocazione delle postazioni informatiche in classe risulta poco frequente ed è presente in meno di metà delle scuole. Per il 9% degli alunni con disabilità gli ausili didattici utilizzati risultano poco adeguati alle loro esigenze.

ORE E INSEGNANTI DI SOSTEGNO – Non è migliorata nemmeno la dotazione delle risorse per il sostegno e molte di esse continuano a non essere formate. Gli insegnanti per il sostegno sono circa 156 mila, con un rapporto di 1,5 alunni per insegnante. Vi è una maggiore assegnazione di insegnanti per il sostegno nelle regioni del Sud, con un rapporto di 1,3 alunni per insegnante. Il 36% degli insegnanti per il sostegno viene selezionato dalle liste curriculari poiché la graduatoria degli insegnanti specializzati non è sufficiente a soddisfare la domanda.
Questo fenomeno è più frequente nelle regioni del Nord dove la quota sale al 49% mentre si riduce al 21% al Sud. Questo dato ci appare di grande significatività, sia perché indica che una percentuale altissima di docenti di sostegno non ha la formazione adeguata al ruolo, sia perché si tratta necessariamente di insegnanti precari. Se ad assi si aggiungono i docenti con specializzazione assunti anch’essi come supplenti annuali appare chiaro che in moltissimi casi non è possibile assicurare in nessun modo nemmeno la continuità didattica.

Dai dati, infatti, emerge che il 41% degli alunni ha cambiato insegnante rispetto all’anno precedente mentre il 12% lo ha cambiato nel corso dell’anno scolastico. Nell’anno scolastico 2017/2018, nel 13% delle scuole italiane nessun insegnante di sostegno ha frequentato un corso specifico sulle tecnologie educative, nel 61% delle scuole soltanto alcuni, mentre nei restanti casi (26%) tutti gli insegnanti hanno frequentato almeno un corso. Solo nella metà delle scuole italiane tutti gli insegnanti sono in grado di utilizzare la tecnologia a supporto della didattica inclusiva. Vengono assegnate in media 14 ore settimanali di sostegno e il numero di ore è maggiore nelle scuole del Sud. Circa il 5% delle famiglie ha presentato negli un ricorso al Tar per ottenere l’aumento delle ore. Nel Mezzogiorno la percentuale di ricorsi è doppia rispetto a quella del Nord (rispettivamente 6% e 3%). Forse anche grazie ad essi, negli ultimi cinque anni le ore di sostegno settimanali hanno subito un incremento del 14%, pari a 1,7 ore in più a settimana.

ASSISTENTI ALL’AUTONOMIA E COMUNICAZIONE – Gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione sono circa 48mila, con un rapporto alunno/assistente pari a 5,1, ma nel Mezzogiorno l’offerta è decisamente inferiore (6,5 alunni ogni assistente). Gli alunni con gravi problemi di autonomia dispongono mediamente di 12,9 ore settimanali di assistenza all’autonomia e alla comunicazione. Nelle scuole del Nord ricevono mediamente 3 ore di supporto in più rispetto al Sud.

QUALI DISABILITA’ – Il report ha fornito anche dati molti rilevanti sugli alunni con disabilità: nelle scuole primarie e secondarie di primo grado sono poco più di 165 mila ed i maschi sono più del doppio delle femmine. L’incremento degli alunni con sostegno si osserva per ogni tipologia di difficoltà, tuttavia si riscontra in particolare l’aumento di alunni con disturbo dello sviluppo che negli ultimi 5 anni sono quasi raddoppiati, passando da poco più di 22mila nell’anno scolastico 2013/2014 a oltre 43mila nell’anno scolastico 2017/2018. Le problematiche più frequenti sono di tipo cognitivo e riguardano il 46% degli alunni con disabilità; seguono i disturbi dello sviluppo (25%) e quelli del linguaggio (20%).

USCITE DIDATTICHE E ORE IN CLASSE – Gli alunni che hanno difficoltà di autonomia passano la maggior parte del loro tempo all’interno della classe (in media 27,4 ore settimanali per la scuola primaria e 25,3 per quella secondaria) e svolgono attività didattica al di fuori della classe solo per un numero residuale di ore, in media 3 ore settimanali nella scuola primaria e 4 nella scuola secondaria di primo grado. Il numero di ore svolte al di fuori della classe è maggiore nelle scuole del Nord e più basso nel Mezzogiorno, per entrambi gli ordini scolastici. La partecipazione degli alunni con sostegno alle uscite didattiche brevi (senza pernottamento) risulta piuttosto frequente (92%), ma è rara, invece, se è previsto pernottamento: si stima che non partecipino il 76,4% degli alunni con sostegno nella scuola primaria e il 60,3% nella scuola secondaria di primo grado.

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L’Istituto Superiore di Sanità e l’autismo

Fonte www.superando.it – L’elaborazione in corso di due nuove Linee Guida, una per i bambini e gli adolescenti, l’altra per gli adulti, l’aggiornamento delle Linee di Indirizzo Sanitario e molto altro, in particolare sul piano della diagnosi precoce e della formazione: durante una recente riunione del Comitato Scientifico della Fondazione Trentina per l’Autismo, Maria Luisa Scattoni, coordinatrice del Progetto Nazionale per il riconoscimento precoce dell’autismo NIDA, oltreché coordinatrice dell’Osservatorio Nazionale Autismo, ha spiegato le principali iniziative dell’Istituto Superiore di Sanità in àmbito di autismo.

«L’autismo è una condizione cronica. Un terzo delle persone autistiche sono non verbali. In Italia manca una prevalenza esatta e non si conosce quale sia l’impatto socio-economico del disturbo, un dato importante, questo, per stabilire la qualità dei servizi. Proprio partendo da tale gap è stato istituito, presso l’Istituto Superiore di Sanità, il Coordinamento dell’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio dei Disturbi dello Spettro Autistico, finanziato dal Ministero della Salute nel 2016».
Sono parole di Maria Luisa Scattoni, coordinatrice del Progetto Nazionale per il riconoscimento precoce dell’autismo NIDA (Network Italiano Diagnosi Autismo), oltreché coordinatrice dell’Osservatorio Nazionale Autismo e del Comitato Tecnico-Scientifico per le Linee Guida sull’Autismo dell’Istituto Superiore di Sanità.
Scattoni ha partecipato, nelle scorse settimane, alla riunione di Rovereto del Comitato Scientifico della Fondazione Trentina per l’Autismo, organismo di cui fa parte.

L’Istituto Superiore di Sanità, dunque, ha promosso il primo studio italiano che ha preso in esame le certificazioni degli Uffici Scolastici Regionali dei bambini di 7-9 anni, somministrando circa 13.000 questionari nelle zone di Lecco, Monza-Brianza, Roma e Provincia, Palermo e Provincia. Ne è emerso un dato importante: la prevalenza del disturbo rilevata nelle tre aree è stata di 1,35 ogni 100 bambini, confermando dunque che i disturbi dello spettro autistico, come ha sottolineato Scattoni, «si configurano come una problematica seria, rispetto alla quale l’Istituto Superiore di Sanità punta sulla formazione, la consulenza e il controllo dei servizi».
«Nel 2015 – ha aggiunto la studiosa – è stata ratificata la prima Legge sull’autismo [Legge 134/15, N.d.R.], ma senza fondi. Il Governo ha stanziato poi un fondo per l’autismo di 5 milioni di euro per ogni anno e i primi 10 milioni sono stati dedicati alle attività presenti nella Legge».

«Stiamo lavorando intensamente al fianco delle Istituzioni Pubbliche – ha dichiarato dal canto suo Giovanni Coletti, presidente della Fondazione Trentina per l’Autismo e del Centro Specialistico Casa Sebastiano – e registriamo che finalmente la consapevolezza della gravità della condizione autistica e della necessità di un protocollo di intervento strutturato è arrivata anche alle “alte sfere”. Le persone con autismo, le famiglie, i medici, gli insegnanti, tutti abbiamo bisogno di servizi efficienti e formazione specifica. In questo modo i miglioramenti ci sono, eccome. Lo hanno capito anche il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità: è un investimento proficuo, perché comporterà non solo maggior benessere per le persone, ma anche una riduzione dei costi sanitari futuri».

Attualmente, va ricordato poi, l’Istituto Superiore di Sanità sta elaborando ex novo due Linee Guida, una per i bambini e gli adolescenti, l’altra per gli adulti. «Nel maggio dello scorso anno – spiega Scattoni – è stata aperta la selezione pubblica e sono arrivate 260 candidature di esperti. A fine luglio è stata comunicata la composizione dei panel [“gruppi di lavoro”, N.d.R.], a settembre si è svolta la prima riunione e il sito web è stato attivato per avviare la consultazione da parte dei portatori d’interesse, che stanno ancora collaborando in tal senso e lo faranno fino al 9 gennaio. I quesiti clinici prioritari riguardano la diagnosi e i trattamenti più raccomandati sulla base della letteratura scientifica, valutata da due grandi centri metodologici indipendenti rispetto al panel. Le buone pratiche saranno prese in considerazione per quei requisiti clinici per cui non ci sono evidenze scientifiche, come l’organizzazione dei servizi per gli adulti».

È di diciotto mesi il tempo stimato per la realizzazione delle nuove Linee Guida, che rivolgeranno la propria attenzione a tutti i vari aspetti: «I membri del panel – precisa ancora Scattoni – sono stati chiamati a non avere idee preordinate su nessun tipo di intervento. Non spetta a loro decidere le raccomandazioni sulla base di quello che sono i propri interessi economici o intellettuali ad ampio spettro. Loro sono chiamati ad elencare una serie di interventi su cui vogliono interrogare la letteratura. Sarà la letteratura scientifica, sulla base dei vari punteggi, a dire quali sono quelli raccomandati o meno. Una volta definite, le raccomandazioni verranno elaborate e messe online immediatamente. Speriamo di avere la prima entro il prossimo mese di marzo».

L’Istituto Superiore di Sanità sta aggiornando anche le Linee di Indirizzo Sanitario suddivise in quattro aree. «In questo caso – informa Scattoni – le Regioni, entro sei mesi dall’approvazione in Conferenza Unificata, saranno chiamate a ratificarle e a mettere a punto un piano operativo da inviare al Ministero. Una delle quattro aree riguarderà la diagnosi precoce, partendo cioè dai minori “ad alto rischio”, ovvero i fratelli o le sorelle di soggetti autistici e i prematuri, ciò per cui è già attivo in sette Regioni italiane il network NIDA (Network Italiano Diagnosi Autismo). È cruciale, infatti, monitorare i fratellini e la speranza è quella di arrivare ad una diagnosi entro i 18 mesi. A breve tutte le Regioni dovranno identificare un Centro NIDA, un centro di eccellenza, che collaborerà con i vari Servizi di Neuropsichiatria e con la Pediatria di Base».

«Sulla popolazione generale da 0 a 3 anni – denuncia quindi l’esperta dell’Istituto Superiore di Sanità – non ci sono strumenti di valutazione precisi. Pertanto l’obiettivo è quello di mettere a punto un protocollo di sorveglianza dello sviluppo con l’accordo tra la SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) e il mondo della pediatria, per consolidare la rete dei servizi e mettere la pediatria locale in contatto con essi. Ed è stato infine costituito un Gruppo di Lavoro sul Neurosviluppo, che sta lavorando su due protocolli da inserire nei bilanci di salute».

Infine, un chiarimento sui percorsi di formazione, che saranno di tre tipi: «La formazione della rete curante, tramite una scuola di alta formazione o un master di secondo livello per operatori che già lavorano nel settore del Servizio Sanitario Nazionale o nei Centri ad esso accreditato. Quindi, la formazione della rete educativa, con la messa a punto di un corso di formazione a distanza con l’Università di Trento sugli asili nido, la scuola dell’infanzia e la primaria, a cura di Paola Venuti, che nell’Ateneo trentino dirige il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive e che è un’altra componente del Comitato Scientifico della Fondazione Trentina per l’Autismo. L’Università della Sapienza di Roma curerà dal canto suo gli interventi cosiddetti Peer Mediated o di integrazione scolastica e di inclusione lavorativa».

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Cosa cambia con la Legge di Bilancio per le persone con disabilità?

Fonte www.superando.it – Reddito e pensione di cittadinanza, scuola, cani guida, Carta Europea della Disabilità, Fondi vecchi e nuovi: sono i temi trattati dal Servizio HandyLex.org, in un ampio approfondimento dedicato alla Legge di Bilancio per il 2019, pubblicata il 31 dicembre in Gazzetta Ufficiale, rispetto alle varie parti che più direttamente interessano le persone con disabilità e le loro famiglie. E non mancano le novità e le conferme, insieme alle incertezze e ai rinvii.

Novità, conferme, incertezze, rinvii e anche un rilievo non proprio incoraggiante: è quanto emerge dall’ampia analisi condotta dal Servizio HandyLex.org sulla Legge di Bilancio per il 2019, pubblicata il 31 dicembre in Gazzetta Ufficiale, rispetto alle varie parti che più direttamente interessano le persone con disabilità e le loro famiglie.

Suggerendo senz’altro ai Lettori l’attenta consultazione dell’approfondimento di HandyLex.org (a questo link), ne accenniamo qui alcune conclusioni, partendo proprio dal rilievo finale sul fatto che il Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità (Decreto del Presidente della repubblica del 12 ottobre 2017) è un atto che «nemmeno in questa Legge di Bilancio viene mai richiamato».

Riguardo poi ai contenuti dell’approfondimento, da segnalare innanzitutto la parte dedicata a Reddito e pensione di cittadinanza, provvedimenti che si connettono strettamente con eventuali aumenti delle pensioni di invalidità, il tutto però, come viene sottolineato da HandyLex.org, all’insegna ancora dell’indeterminatezza anche sugli eventuali fondi disponibili.

Da valutare attentamente, quindi, le novità concernenti il mondo della scuola, con il rinvio al 1° settembre prossimo delle modifiche al Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione, mentre risultano sin d’ora vigenti quelle relative al Decreto Legislativo 59/17, sull’arruolamento e la formazione dei docenti.
Su un altro versante, poi, permangono ambiguità sulle funzioni di assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale (AEC) degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali.

Un risvolto quasi paradossale viene evidenziato successivamente rispetto alle agevolazioni sulle spese per i cani guida, mentre si guarda con soddisfazione a quello che risulta essere il primo rilievo normativo nazionale per la Carta Europea della Disabilità, tessera di cui anche il nostro giornale si è già occupato in più occasioni, che dovrebbe permettere alle persone con disabilità di accedere a una serie di servizi gratuiti o a costo ridotto in materia di trasporti, cultura e tempo libero sul territorio nazionale, in regime di reciprocità con gli altri Paesi dell’Unione Europea.

Fondi vecchi e nuovi occupano la parte conclusiva dell’analisi di HandyLex.org, a partire da quello per le Non Autosufficienze, di cui si traccia una rapida cronistoria degli ultimi anni, evidenziando l’aumento da 450 a 550 milioni per gli anni 2019, 2020 e 2021, così come viene sottolineato anche l’incremento del Fondo per le Politiche Sociali, che in parte riguarda pure le persone con disabilità, e la conferma della dotazione del cosiddetto Fondo per il “Dopo di Noi”, derivante dalla Legge 112/16.
Gode di un aumento, inoltre, anche il Fondo per i caregiver familiari («20 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2018-2020, finalizzato a sostenere “gli interventi legislativi per il riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del prestatore di cure familiare”), in un quadro, però, che vede ancora la mancanza di quegli interventi legislativi che il Fondo stesso dovrebbe supportare.

Infine, due nuove voci, vale a dire il Fondo per l’inclusione delle persone sorde e con ipoacusia (3 milioni per il 2019, 1 milione per il 2020 e 3 milioni per il 2021), per le cui modalità d’impiego, tuttavia, non si prevede di consultare «le associazioni delle persone sorde né l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persona con disabilità». E il Fondo per l’accessibilità e la mobilità delle persone con disabilità, di cui non sono perfettamente chiari i possibili sviluppi, in particolare per ciò che riguarda la concessione dei contrassegni alle persone con disabilità.

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Al via le iscrizioni per l’anno scolastico 2019/2020: cosa si prevede per gli alunni con disabilità, DSA e altri BES?

Fonte www.disabili.com – Dal 7 al 31 gennaio saranno aperte le procedure per l’iscrizione al prossimo anno scolastico: le indicazioni nella circolare ministeriale

Nel novembre scorso il MIUR ha emanato la consueta circolare relativa alle iscrizioni al prossimo anno scolastico. In essa si prevede che le procedure per effettuare le iscrizioni siano attive dal 7 al 31 gennaio 2019. Ci sarà dunque tempo dalle 8.00 del 7 gennaio alle 20.00 del 31 gennaio 2019 per effettuare la procedura on line per l’iscrizione alle classi prime della scuola primaria e della secondaria di I e II grado. Tuttavia, già a partire dal 27 dicembre 2018 è stato possibile accedere alla fase di registrazione sul portale www.iscrizioni.istruzione.it. Chi è in possesso di un’identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) può accedere con le credenziali del gestore che ha rilasciato l’identità.

Nelle Regioni che hanno aderito, le iscrizioni on line riguardano anche i corsi di istruzione e formazione dei Centri di formazione professionale regionali. Per le scuole dell’infanzia la procedura è cartacea, mentre l’adesione delle scuole paritarie al sistema delle Iscrizioni on line rimane facoltativa.
Per effettuare l’iscrizione on line le famiglie dovranno innanzitutto individuare la scuola di interesse. Sarà disponibile, a tale scopo, il portale Scuola in Chiaro che raccoglie i profili di tutti gli istituti italiani e consente di ricavare informazioni utili che vanno dall’organizzazione del curricolo, all’organizzazione oraria, agli esiti degli studenti ecc.

Oltre alle informazioni generiche sulle iscrizioni di tutti gli alunni e di tutti gli studenti coinvolti, la circolare contiene anche informazioni specifiche sulle iscrizioni di alunni con disabilità, con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e con cittadinanza non italiana.
Le iscrizioni di alunni/studenti con disabilità effettuate nella modalità on fine sono perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta della certificazione rilasciata dalla A.S.L. di competenza, comprensiva della Diagnosi Funzionale. L’alunno/studente con disabilità che consegua il diploma conclusivo del primo ciclo di istruzione ha titolo, ai sensi del D. Lgs. n. 62/17, qualora non abbia compiuto il diciottesimo anno di età prima dell’inizio dell’anno scolastico 2019/2020, all’iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado o ai percorsi di istruzione e formazione professionale.

Solo per gli alunni che non si presentano agli esami è previsto il rilascio di un attestato di credito formativo che è titolo per l’iscrizione e la frequenza della scuola secondaria di secondo grado o dei corsi di istruzione e formazione professionale regionale, ai soli fini dell’acquisizione di ulteriori crediti formativi. Gli alunni con disabilità ultradiciottenni, non in possesso del diploma conclusivo del primo ciclo ovvero in possesso del suddetto diploma ma non frequentanti l’istruzione secondaria di secondo grado, hanno diritto a frequentare i percorsi di istruzione per gli adulti.

Le iscrizioni di alunni/studenti con diagnosi di DSA, effettuate nella modalità on fine, sono perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta della relativa diagnosi. Gli alunni con diagnosi di DSA esonerati dall’insegnamento della lingua straniera, ovvero dispensati dalle prove scritte di lingua straniera in base a quanto previsto dal citato D. Lgs. 62/17, conseguono titolo valido per l’iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado.

Agli alunni/studenti con cittadinanza non italiana si applicano le medesime procedure di iscrizione previste per gli alunni/studenti con cittadinanza italiana. I minori titolari dello status di rifugiato o dello status di protezione sussidiaria hanno accesso, come anche i minori stranieri non accompagnati, agli studi di ogni ordine e grado secondo le modalità previste per i cittadini italiani. Anche per gli alunni/studenti con cittadinanza non italiana sprovvisti di codice fiscale è consentito effettuare la domanda di iscrizione on fine. Una funzione di sistema, infatti, consente la creazione di un codice provvisorio che, in seguito, l’istituzione scolastica sostituisce con il codice fiscale definitivo.

La circolare, infine, dedica un paragrafo all’obbligo vaccinale: i dirigenti scolastici devono trasmettere alle ASL entro il 10 marzo l’elenco degli iscritti di età compresa tra zero e sedici anni, inclusi i minori stranieri non accompagnati, per l’anno scolastico successivo. Le ASL, entro il 10 giugno, restituiscono tali elenchi con l’indicazione dei soggetti che non risultino in regola con gli obblighi vaccinali, che non rientrino nelle situazioni di esonero, omissione o differimento delle vaccinazioni e che non abbiano presentato formale richiesta di vaccinazione.

Nei dieci giorni successivi all’acquisizione degli elenchi con le indicazioni succitate, i dirigenti scolastici invitano i genitori, i tutori o i soggetti affidatari a depositare, entro il 10 luglio, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni ovvero l’esonero, l’omissione, il differimento o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione. Dopo il suddetto invito, i dirigenti scolastici trasmettono all’ASL, entro il 20 luglio, la documentazione presentata dai genitori o la comunicazione dell’eventuale mancato deposito per gli adempimenti di competenza e, ricorrendone i presupposti, per l’applicazione delle sanzioni.  Per la scuola dell’infanzia e i servizi educativi per l’infanzia la mancata presentazione di tale documentazione comporta la decadenza dall’iscrizione. Non determina, invece, la decadenza dall’iscrizione né impedisce la partecipazione agli esami, per gli altri gradi di istruzione.