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Archivio mensile luglio 2018

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L’Europa deve fare di più per le donne con disabilità

Fonte www.disabili.com – Pur rappresentando il 16 % della popolazione femminile totale in Europa, vale a dire 40 milioni di donne, la categoria delle donne e ragazze con disabilità è una delle più vulnerabili ed emarginate nella società europea

Essere donna ed essere disabile significa, per 40 milioni di donne nell’intera Europa, essere a rischio di discriminazione. Una discriminazione che è doppia, in quanto dovuta sia al genere che alla disabilità. In merito alla questione, si è fatto recentemente il punto sulle politiche che gli stati membri mettono in campo per evitare queste discriminazioni e la conseguente esclusione sociale delle donne europee con disabilità.

LA DOPPIA DISCRIMINAZIONE – L’11 luglio il Comitato economico e sociale europeo (CESE), l’organo che rappresenta la società civile organizzata dell’UE, ha infatti invitato le istituzioni europee e gli Stati membri a fare molto di più per proteggere le donne e le ragazze con disabilità, le quali nella società europea devono costantemente far fronte ad una discriminazione dalle molteplici forme.

POLITICHE DI TUTELA NON INTEGRATE – Nel parere sull’argomento, adottato nella sessione plenaria di luglio, il CESE osserva che l’UE e i suoi Stati membri non dispongono di un quadro giuridico solido atto a tutelare e garantire i diritti umani di tutte le donne e le ragazze con disabilità. Non solo: da un lato, le loro politiche di genere non tengono conto della questione della disabilità, e specularmente, dall’altro, essi non hanno integrato una prospettiva di genere nelle loro strategie in materia di disabilità, il che contravviene alla legislazione in vigore in questo campo.

DONNE DISABILI = PERSONE INVISIBILI – “Le donne con disabilità hanno bisogno di un sostegno ad hoc, eppure non viene loro riservata un’adeguata attenzione in nessuna delle strategie dell’UE, né nella strategia dedicata alle donne né in quella a favore delle persone con disabilità. È come se queste donne non esistessero, come se valessero meno del resto della popolazione”, ha puntato il dito la relatrice del testo Gunta Anča dinanzi all’Assemblea plenaria.

COME INTERVENIRE – Nel parere il Comitato esorta inoltre l’UE e i suoi Stati membri ad attuare la Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità e in particolare l’articolo 6, che è relativo alle donne con disabilità.
Invita anche ad utilizzare i fondi dell’UE per aiutare gli Stati membri a promuovere l’accessibilità e la non discriminazione nei confronti delle donne e delle ragazze con disabilità.
Il CESE insiste sull’importanza che l’UE e gli Stati membri aderiscano alla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: rispetto alle altre donne, infatti, le donne con disabilità sono da 3 a 5 volte più esposte al rischio di diventare vittime di violenza.
Chiede un migliore accesso all’assistenza sanitaria per queste donne, tanto a servizi specificamente concepiti per le persone con disabilità quanto a servizi di assistenza sanitaria di carattere più generale. Poiché le strutture e le attrezzature per l’assistenza sanitaria, comprese le apparecchiature per la mammografia e i lettini per gli esami ginecologici, presentano spesso problemi di accessibilità fisica per le donne con disabilità, queste finiscono per essere escluse da misure di medicina preventiva, ad esempio dagli screening dei tumori al seno.

40 MILIONI DI DONNE A RISCHIO EMARGINAZIONE – Pur rappresentando il 16 % della popolazione femminile totale in Europa, vale a dire 40 milioni di donne, la categoria delle donne e ragazze con disabilità è una delle più vulnerabili ed emarginate nella società europea.
“Molti responsabili politici semplicemente ignorano questo gruppo, e mancano sufficienti studi e dati statistici al riguardo. Non solo la condizione delle donne e ragazze con disabilità è peggiore rispetto a quella delle donne non disabili, ma lo è anche rispetto a quella degli uomini con disabilità, ha precisato Gunta Anča.

ESCLUSE DA LAVORO, SCUOLA, POLITICA – Sono spesso escluse da un’istruzione e una formazione inclusive, e presentano un basso tasso di occupazione: 18,8 %, rispetto al 28,1 % degli uomini con disabilità che hanno un lavoro. Le donne con disabilità non assumono ruoli guida o dirigenziali e non prendono sufficientemente parte alla vita politica né alla vita pubblica. Tutti questi fattori le espongono a un rischio maggiore di esclusione sociale e di povertà.

DIRITTI SESSUALI E  RIPRODUTTIVI – Nel parere il CESE mette particolarmente l’accento sui diritti sessuali e riproduttivi, che vengono spesso negati alle donne con disabilità a causa di stereotipi e pregiudizi dannosi presenti sia all’interno della cerchia familiare che nella comunità di appartenenza.
“Alle donne con disabilità in molti casi viene consigliato di sottoporsi alla sterilizzazione, poiché viene loro ripetuto che è meglio che non abbiano bambini. Chi tra queste donne desidera avere figli trova scarsissimo sostegno”, ha dichiarato Anča. Il CESE chiede di porre fine alle sterilizzazioni forzate e insiste perché a tutte le donne sia riconosciuto il diritto di decidere in piena autonomia se conservare la loro fertilità o fondare una famiglia.
Alcune leggi impediscono alle donne con disabilità di prendere decisioni in merito alla loro vita. Diversi ostacoli si frappongono inoltre all’esercizio dei loro diritti di cittadine dell’UE,” ha concluso la relatrice Anča.

SERVE MAGGIORE E MIGLIORE INFORMAZIONE – Oltre al fatto di doversi battere contro la Storia, gli atteggiamenti e i pregiudizi, le donne e le ragazze con disabilità sono totalmente ignorate dai mezzi d’informazione, che al massimo le “considerano da una prospettiva medico-sanitaria asessuata”, passando sotto silenzio le loro capacità e il loro contributo all’ambiente in cui vivono.
Il CESE propone all’UE e agli Stati membri di lanciare una campagna di sensibilizzazione sulle normative in materia di disabilità, per rafforzare la visibilità delle donne disabili e contribuire a combattere i pregiudizi nei loro confronti.

Nel corso del dibattito sul parere alla plenaria del CESE, è stato sottolineato che le donne con disabilità dovrebbero partecipare attivamente alle elezioni europee, non solo in quanto elettrici, ma anche come candidate.

Il parere è stato elaborato su richiesta del Parlamento europeo, quale contributo del Comitato alla relazione sull’argomento che il PE pubblicherà in autunno.

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Verso un codice per le disabilità, “che renda applicabili tutte le norme”

Fonte www.superabile.it – Il sottosegretario Zoccano entra nel merito del codice per le disabilità, annunciato dal premier Conte durante la visita alla comunità di Sant’Egidio. “Un modo per affrontare in maniera sistemica i diritti delle persone con disabilità”. Le priorità: Dopo di noi, caregiver, lavoro, Isee. “Coinvolgeremo le associazioni. Niente su di noi senza di noi”.

Un “codice delle disabilità, una sorta di ‘Bill of rights’, in cui dove concentrare tutte le norme in materia”: è quanto ha annunciato ieri sera il premier Conte, in occasione della visita alla Comunità di Sant’Egidio. Un progetto condiviso con il sottosegretario per le disabilità Vincenzo Zoccano, che già sta lavorando all’elaborazione del testo. “E’ un modo nuovo per affrontare in maniera sistemica le politiche sui diritti delle persone con disabilità, in passato affrontate a compartimenti stagni – spiega a SuperAbile il sottosegretario – Come avvenuto per il Terzo settore, crediamo che occorra anche per le disabilità un codice che aiuti gli enti locali e chi deve applicare tutte le leggi fatte nel tempo, organizzandole in modo organico. Io inizialmente avevo pensato a un Testo unico, ma confrontandoci con il premier, abbiamo convenuto che il codice sia la forma migliore, tanto più che sulla disabilità già esiste una legge quadro, la 104/93. Concretamente, sarà un decreto legislativo successivamente convertito in legge, che offrirà una panoramica precisa sulle norme preesistenti e ci permetterà nel tempo di intervenire su norme puntuali, come il Dopo di noi, l’autismo, la legge 68/99 e la stessa revisione della legge 104. E’ una lavoro appena iniziato – ci riferisce – che condivideremo con le organizzazioni delle persone con disabilità. Vorremmo concluderlo entro il prossimo autunno, ma forse sono troppo ottimista”.
 
Il codice, appena annunciato, sta già suscitando qualche protesta: “Sui social – riferisce ancora Zoccano – qualcuno critica l’idea di un codice dedicato alle disabilità, ritenendolo ghettizzante. Io smentisco decisamente quest’affermazione: anche il Terzo settore, allora, avrebbe dovuto levare gli scudi contro un codice dedicato. Sta a noi renderlo non ghettizzante: io, che vivo la disabilità sulla mia pelle,posso assicurare che non farei mai una legge contro me stesso”.
 
Tra le priorità che il sottosegretario evidenzia, c’è la legge sul caregiver, “che le famiglie attendono con ansia. Oggi – ricorda – esiste un finanziamento, che riteniamo insufficiente, per investire su questi eroi prigionieri dell’amore. Ma serve un codice sistemico”. Altri temi cruciali sono il lavoro, il Dopo di noi e l’Isee: riguardo quest’ultimo, dobbiamo togliere inequivocabilmente dal computo tutte le prestazioni socio-assistenziali. Su Isee e disabilità – afferma Zoccano – esistono più ombre che luci. Noi intendiamo lasciare solo le luci: il disagio di una persona con disabilità non dipende infatti dal suo reddito o dal bilancio familiare, ma da una serie di fattori, come il contesto geografico, sociale e culturale. Non basta allora guardare al portafoglio, ma è necessario guardare nella vita di queste persone, attraverso un’analisi mirata”.
 
Per quanto riguarda il fondo per la non autosufficienza,”riteniamo che vadano fatti investimenti maggiori. Vogliamo che le persone non autosufficienti abbiano la loro dignità, che è l’abilità residua per eccellenza. Per far questo, servono dati precisi, che chiederemo all’Inps di fornirci”. In merito invece agli accertamenti, , “io non voglio mai più persone con disabilità stabilizzata essere chiamate e umiliate davanti alle commissioni. Non vogliamo più la ‘caccia alle streghe’, non si dovrà più sparare nel mucchio per colpire pochi. E’ vero che esistono i falsi invalidi, ma sono sempre molto pochi rispetto a quelli veri. E poi bisogna colpire il falso invalido e chi lo ha certificato: anche su questo, adotteremo misure molto severe”.
 
In tutta la sua politica per le disabilità, c’è un principio guida, al quale ci atterremo: ‘nulla su di noi senza di noi‘: massimo coinvolgimento, quindi, di tutte le organizzazioni delle persone con disabilità. E c’è una convinzione di fondo, che mi piace ripetere come un mantra: dove vive bene una persona con disabilità, viviamo meglio tutti”.

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Progetto Skills, aperte le iscrizioni per la formazione

Sono aperte le iscrizioni per la formazione del progetto Skills, il progetto europeo a cui sta lavorando Anffas – insieme a Scozia, Belgio, Inghilterra e Finlandia – per promuovere la piena cittadinanza delle persone con
disabilità
migliorando e potenziando le capacità e le competenze dei vari stakeholder nell’ambito del sistema di Self-Directed Support. Il progetto vuole quindi definire il tipo di sistemi di Self-Directed Support (supporti di gestione diretta) attualmente presenti e attivi in Europa e capire come possono supportare al meglio le persone con disabilità nella libera gestione della loro vita. In particolare, gli obiettivi del progetto sono:

  • migliorare le capacità e le competenze delle persone con disabilità, delle loro famiglie e dei professionisti del settore relativamente all’ambito dei sistemi di Self-Directed Support al fine di consentire un uso consapevole e proficuo del sistema in questione;
  • promuovere l’inclusione sociale e il sistema di Self-Directed Support nell’ambito dell’educazione formale degli adulti;
  • promuovere una effettiva cooperazione intersettoriale tra provider di servizi, autorità e persone con disabilità e loro famiglie

Per sapere come partecipare alla formazione, è possibile leggere di seguito la notizia in versione facile da leggere.

Logo Linguaggio facile da leggere

Versione facile da leggere

 

Versione facile da leggere

Anffas Onlus sta lavorando ad un progetto

che si chiama Skills.

Con questo progetto

Anffas e altre 4 associazioni europee

di Belgio, Scozia, Inghilterra e Finlandia,

vogliono imparare meglio cos’è il Self-Directed Support

e come funziona negli altri paesi europei.

Self-Directed Support è una parole inglese

che in italiano significa supporto personalizzato

e controllato dalla persona che lo riceve.

È una cosa nuova per l’Italia

ma che già funziona in altri paesi europei

come Scozia e Inghilterra.

Il progetto Skills aiuterà

a capire meglio cos’è questo tipo di supporto

e cercheremo di capire

se anche in Italia esiste qualcosa di simile

e come fare per poterlo richiedere.

Ad esempio, il progetto individuale ed il budget di progetto.

Nella formazione di Skills

viene spiegato anche

cosa sono il progetto individuale

e il budget di progetto.

 Pre il progetto Skills, Anffas organizza

la formazione per le persone con disabilità e i loro familiari.

per spiegare cosa vuol dire “Self-Directed Support”,

come funziona nelle altre nazioni

e per capire se esiste qualcosa di simile anche in Italia

e come poterlo richiedere.

La lezione sarà online

per cui tutti possono partecipare

da casa o dalla propria struttura di riferimento,

anche in gruppo.

Per partecipare basta avere un computer

con una buona connessione ad internet,

una webcam,

che è la videocamera del computer,

un microfono

e i programmi per il computer

che si chiamano Adobe Flash Player e Java

che devono essere aggiornati.

Alla lezione possono partecipare

al massimo 15 persone.

Le lezioni sono in due date diverse

e si può scegliere la data che si preferisce.

Una lezione c’è il 26 settembre 2018

dalle ore 10.00 alle ore 13.00.

 L’altra lezione c’è il 03 ottobre 2018

dalle ore 10.00 alle ore 13.00.

Per iscriversi bisogna compilare la scheda

che trovate qui

e inviarla a nazionale@anffas.net

entro il giorno 08 settembre 2018.

Se le persone che decidono di partecipare alla formazione

fanno parte di un gruppo

possono collegarsi da un unico computer

ma devono comunque compilare

e inviare una scheda di iscrizione per ogni partecipante.

L’indirizzo e-mail invece può essere lo stesso per tutti.

Unavolta fatta l’iscrizione

Anffas invierà delle informazioni

prima e dopo la lezione.

Durante la lezione,

gli insegnanti daranno molte spiegazioni,
suggerimenti ed esercizi.

Durante la lezione si possono fare delle domande
e si possono mandare delle e-mail anche dopo la lezione.

Se volete avere informazioni sul progetto

potete mandare una e-mail

all’indirizzo comunicazione@anffas.net                 

Ricordiamo che le lezioni

sono aperte alle persone con disabilità

e ai loro familiari.

Se le persone hanno bisogno dell’aiuto di un operatore o un facilitatore

anche lui può partecipare alla lezione.

È molto importante partecipare a questa formazione

per capire meglio come potere

essere i protagonisti

del proprio progetto di vita

e per scoprire come funziona

negli altri paesi europei.

 

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“Capacity, la legge è eguale per tutti”: online la consultazione pubblica lanciata da Anffas

È online da ormai una settimana la consultazione pubblica prevista nell’ambito del progetto “Capacity: la legge è eguale per tutti – Modelli e strumenti innovativi di sostegni per la presa di decisioni e per la piena inclusione sociale delle persone con disabilità intellettive”*  (co-finanziato dal Ministero del Lavoro ex art.12 co.3 legge 383/00 e presentato al pubblico nel dicembre 2017), iniziativa che si prefigge di sperimentare modelli innovativi di sostegno al processo decisionale per le persone con disabilità, in particolare intellettive e disturbi del neuro-sviluppo, in attuazione dell’art.12 della Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità (Eguale riconoscimento di fronte alla Legge) al fine di individuare i possibili assi di miglioramento della normativa e di redigere delle raccomandazioni per i decisori politici così da adeguare la vigente normativa alle previsioni della citata Convenzione Onu.

Prima in assoluto nel suo genere, la consultazione può essere compilata tramite apposito questionario online e, cosa fondamentale, vedrà anche la diretta partecipazione delle persone con disabilità intellettive poiché Anffas ha realizzato una versione completamente accessibile scritta in linguaggio facile da leggere:

è possibile accedere alla consultazione tramite internet seguendo il link HTTPS://IT.SURVEYMONKEY.COM/R/CAPACITYANFFAS

e per la versione in facile da leggere, dedicata alla persone con disabilità intellettive, seguendo il link HTTPS://IT.SURVEYMONKEY.COM/R/CAPACITYETR

Obiettivo dell’iniziativa è quello di contribuire alla stesura dell’analisi “Valutazione della conformità della normativa italiana all’articolo 12 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD)”, documento elaborato dall’Istituto di Studi Giuridici Internazionali (ISGI), che è stato presentato sempre oggi durante l’evento e che sta attualmente indagando sulle criticità e gli aspetti positivi dell’attuale sistema giuridico-normativo italiano illustrando anche le attività connesse alla sperimentazione, avviata sull’intero territorio nazionale, con il diretto coinvolgimento delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, volta a sviluppare ed adattare modelli innovativi e pratiche di sostegno particolarmente promettenti.

Ciò a cui si vuole arrivare è la realizzazione del primo studio nazionale italiano in materia di sostegni al processo decisionale per le persone con disabilità, specie intellettive. Studio che sarà portato avanti con la collaborazione di importanti enti ed università a livello nazionale ed internazionale e che analizzerà l’attuale contesto e individuerà i futuri possibili assi di miglioramento e le raccomandazioni per i decisori politici ed istituzionali.

La consultazione è quindi aperta a tutti, non solo alla rete Anffas, e vuole, tramite il diretto coinvolgimento di persone con disabilità, famiglie, esperti ed istituzioni, giungere all’elaborazione, il più possibile condivisa, di proposte innovative e di nuove risposte al tema del sostegno alla presa di decisioni per le persone con disabilità andando ad evidenziare anche temi importanti come gli strumenti di tutela giuridica (e quindi interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno), l’esercizio del diritto di voto, la scelta di dove come e con chi vivere, il consenso informato, privacy, ecc. Argomenti che purtroppo spesso non vengono presi in considerazione.

Anffas quindi invita tutti a dare il proprio contributo a questa importante ed innovativa analisi! C’è tempo fino alla fine del mese di settembre!

Per informazioni sul progetto www.anffas.net

*Realizzato con contributo finanziario concesso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’annualità 2016 a valere sul Fondo per l’Associazionismo di cui alla legge n.383 del 2000

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Alunni con disabilità vittime di discriminazioni: tutelati da una legge poco usata

Fonte www.disabili.com – Una legge del 2006 prevede tutela inibitoria e risarcitoria per le persone con disabilità vittime di discriminazioni, ma è stata poco applicata nelle vicende giudiziarie, anche scolastiche.

Spesso i genitori di bambini o ragazzi con disabilità raccontano, soprattutto nelle pagine dei social network, episodi riguardanti i loro figli che nella vita scolastica subiscono micro o macro esclusioni, o anche episodi più o meno gravi di vere e proprie discriminazioni. Si tratta di vicende molto eterogenee, che spaziano dalla routine scolastica alle uscite didattiche, dalle relazioni con i pari a quelle con i docenti, con i dirigenti ecc. e che, naturalmente, turbano profondamente la serenità ed il benessere dei loro figli. Non è raro che riportino anche atteggiamenti di chiusura o di palese ostilità da parte degli altri genitori, soprattutto se la situazione di disabilità vissuta dai loro figli è causa di comportamenti che vengono da essi percepiti come azione di disturbo delle attività scolastiche.

Molte famiglie cercano di informarsi, di capire se i loro figli siano effettivamente vittime di atteggiamenti discriminatori. Per tale ragione, acquisiscono nel tempo maggiori conoscenze, anche di tipo normativo, che comportano una maggiore consapevolezza dei diritti dei loro ragazzi, nella vita scolastica ed extrascolastica. Molti genitori, dunque, riescono oggi a rigettare richieste illecite come la non partecipazione ad una gita o la riduzione del tempo scuola, che inibiscono l’esercizio del diritto alla piena partecipazione alle attività scolastiche. Al tempo stesso, ricorrono spesso ai tribunali amministrativi quando invece non viene tutelato il diritto alla presenza adeguata del docente per le attività di sostegno se le amministrazioni assegnano risorse non sufficienti.

Tuttavia vi è un’importante legge che, benché nata proprio per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni, ha trovato fino ad oggi scarsa applicazione, anche in ambito scolastico. Si tratta della L. n. 67/06, che ha introdotto in Italia un vero e proprio mezzo per ottenere tutela dalle discriminazioni verso le persone disabili. Essa prevede che, se accertata la discriminazione, il giudice possa ordinare il risarcimento del danno subito e la cessazione della discriminazione (se ancora in corso). Può inoltre adottare provvedimenti idonei a rimuovere gli effetti della discriminazione ed ordinare la rimozione delle discriminazioni accertate. Le azioni di discriminazione contro cui è possibile ricorrere sono quella diretta – trattamento meno favorevole per motivi connessi alla disabilità – e quella indiretta – in cui un fatto apparentemente neutro mette una persona con disabilità in posizione di svantaggio. Inoltre, si può reagire anche contro le molestie e contro quei comportamenti posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona o creano un clima di intimidazione ed umiliazione nei suoi confronti.

Questa legge, però, è stata fino ad ora poco usata nei tribunali italiani, come abbiamo avuto modo di ricordare anche in questo nostro articolo. I dati del Centro antidiscriminazione Bomprezzi (CAFB) della Ledha, infatti, evidenziano che i ricorsi basati sulla legge 67 in oltre dieci anni sono stati solo 64.  Tra luglio 2015 e giugno 2018 state oltre tremila le segnalazioni arrivate al centralino del CAFB e il 33% di esse ha riguardato proprio la scuola. La prevalenza di segnalazioni relativa al tema dell’inclusione scolastica è dovuta, da una parte, al buon livello di consapevolezza sui propri diritti raggiunto dalle famiglie su questo tema. Dall’altro, dalla presenza di un ampio quadro normativo cogente e vincolante, che ha consentito a numerosi Tribunali di accertare diverse condotte discriminatorie e di condannare i relativi responsabili, spiega l’avvocato L. Abet.

Tuttavia, i processi celebrati in base alla L. 67 sono pochissimi. Si tratta di uno strumento utile ed efficace per il contrasto alle discriminazioni, di cui però non sono state ancora sfruttate tutte le potenzialità. E’ importante, perciò, che le persone con disabilità e le loro famiglie possano conoscerlo e chiederne l’applicazione, qualora ravvisino atteggiamenti e comportamenti discriminatori lesivi verso la propria persona o quella di un loro congiunto, a scuola, nella vita lavorativa e sociale, nelle relazioni pubbliche o nell’esercizio dei diritti di cittadinanza.

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Riforma Terzo Settore, Forum: serve una proroga per la modifica degli statuti

La portavoce Claudia Fiaschi fa il punto dei lavori dopo l’audizione presso la Prima Commissione del Senato. «Abbiamo presentato modifiche e integrazioni agli emendamenti. I tempi per l’approvazione dei decreti correttivi sono stretti ma siamo fiduciosi. La collaborazione con le Commissioni è piena».

Fonte www.vita.it – Nella giornata di ieri si sono tenute le audizioni presso la Prima Commissione del Senato sulla Riforma del Terzo settore. Per la piena realizzazione della Riforma occorre che vengano licenziati i decreti correttivi sulla nuova impresa sociale e il nuovo codice del Terzo settore entro i limiti previsti che sono ripesttivamente il 19 luglio e il 2 agosto. A Roma erano presenti gli esponenti delle realtà più significative del non profit italiano tra cui il Forum del Terzo Settore. La portavoce Claudia Fiaschi ha fatto il punto sullo stato dell’arte dei lavori.

Qual è il bilancio dell’audizione?
Positivo, abbiamo presentato quella che è la piattaforma condivisa sulle modifiche e sulle integrazioni degli emendamenti alla Riforma e al suo correttivo.

Quali sono le vostre principali preoccupazioni?
Innanzitutto abbiamo proposto di creare un’agibilità rispetto agli strumenti di finanza del Terzo settore per tutti gli Enti di Terzo Settore e non solo, com’è oggi, solo per quelli non commerciali. Perché questo consentirebbe di sostenere l’iniziativa sociale di tutti con leve finanziarie diverse per ciascuna realtà. Non ci sono motivi oggettivi per escluderne alcuni. Un’altra richiesta di modifica riguarda l’art. 30 perché non vengano escluse le cooperative sociali ma solo le imprese sociali da tutte le previsioni delle onlus. Oggi infatti rimarrebbero valide per tutte le ex onlus ma non per le onlus di diritto. Vorremmo evitare alcuni effetti che nascerebbero da una potenziale interpretazione restrittiva del codice. E poi la modifica dei criteri previsti nel rapporto tra numero dei lavoratori e degli associati per gli APS. Questo perché così com’è prevista li mette in difficoltà. Infine norme meno vincolanti per determinare i canoni concessori relative ai beni culturali in gestione a soggetti di Terzo Settore e modifiche per ridurre i margini interpretativi delle disposizoni finanziarie della norma 117 che riguarda tutti gli ETS.

Queste sono modifiche. Avete proposto anche delle integrazioni?
Sì, abbiamo chiesto circa l’art. 8, che tratta i limiti alle retribuzioni che le deroghe al rapporto 1 a 8 tra dirigenti e dipendenti, non siano limitate a particolari ambiti di intervento ma anche ad altri fattori, come per esempio competenze particolari. Poi sull’art. 9, che tratta l’evoluzione dei patrimoni degli ETS, siamo preoccupati perché l’attuale testo metterebbe in crisi i buoni rapporti tra alcuni ETS e gli ordini religiosi sulla messa a disposizione di beni e immobili. C’è poi il tema delle risorse delle ETS associative di volontariato e del loro autofinanziamento. Ad oggi è impedito a queste organizzazioni di fare attività di natura commerciale per autofinanziarsi. Vorremmo che queste attività possano essere fatte anche se rimanendo sottoposte a fiscalità ordinaria.

I decreti correttivi sulla nuova impresa sociale e il nuovo codice del Terzo settore dovranno essere licenziati obbligatoriamente entro rispettivamente il 19 luglio e il 2 agosto. Avete chiesto delle proroghe?
No, le date di riferimento rimangono quelle. L’unica proroga che abbiamo chiesto è quella per la modifica degli statuti. È secondo noi importante e utile dare qualche mese in più agli enti per poter convocare le assemblee statutarie.

Sono tempi molto stretti però, siete preoccupati?
Sì si tratta di tempi contingentati. Ma come abbiamo detto in audizione siamo convinti che il tempo a disposizione sia abbastanza per andare a correggere il decreto, trovare le opportune convergenze con le Regioni e a chiudere i lavori nei termini mettendo in sicurezza le attività delle ETS e dei Csv.

Attualmente manca ancora il nome del Sottosegretario. È stata materia di confronto in audizione?
No, non se ne è parlato e al momento non si è fatto alcun nome. Non ci sono ancora deleghe specifiche. Siamo in attesa

Che tipo di feedback avete dal Governo?
La collaborazione con i parlamentari di Lega e M5S nelle Commissioni sta andando bene. C’è grande attenzione e collaborazione. Il dialogo è ottimo e abbiamo sempre riscontrato grande disponibilità. Siamo molto fiduciosi

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Per credere e investire nell’emancipazione delle donne con disabilità intellettiva

Fonte www.superando.it – «Le donne con disabilità intellettiva che hanno raggiunto buoni livelli di autonomia personale – scrive Simona Lancioni, che ha curato la versione in “linguaggio facile da leggere” del “Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea” – sono in genere circondate da persone che hanno creduto e investito nelle loro potenzialità. Il “Secondo Manifesto” è un invito a credere e investire anche nella loro emancipazione, perché solo imparando a pensare a queste ultime come a donne libere e adulte, potremo dare loro l’opportunità di diventare tali».

Dopo la traduzione in lingua italiana, realizzata nel 2017 da chi scrive insieme a Mara Ruele, arriva la versione facile da leggere del Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea, il noto documento approvato nel 2011 dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità. Non vi è infatti alcun dubbio circa il fatto che un documento del genere dovesse essere reso accessibile anche alle persone – e in particolare alle ragazze e alle donnecon disabilità intellettiva. Prova ne sia che nello stesso, tra le altre cose, si può leggere la seguente indicazione: «I documenti relativi alle donne ed alle ragazze con disabilità ed ai loro diritti devono essere comprensibili e disponibili nelle lingue locali, nella lingua dei segni, in Braille, in formati di comunicazione aumentativa e alternativa, e in tutti gli altri modi, mezzi e formati di comunicazione accessibili, compresi quelli elettronici» (capitolo 3, paragrafo 3.13).

Le persone con disabilità intellettiva sono molto diverse tra loro, e diversa è anche la capacità di comprendere il linguaggio comune; tuttavia possiamo concordare sul fatto che il linguaggio utilizzato nel Secondo Manifesto non è accessibile per la maggior parte di loro. Gli elementi di complessità sono tantissimi.
Per una persona con disabilità intellettiva, ad esempio, settanta pagine di testo sono davvero troppe. La circostanza che il testo sia giustificato da entrambi i lati rende irregolare la spaziatura tra le parole, una caratteristica che ad alcune persone rende la lettura faticosa. Inoltre in esso è possibile trovare periodi lunghi, incisi e subordinate, numerose parole difficili e molti altri elementi che possono creare problemi a chi trova difficile leggere il linguaggio comune. Pertanto, l’unica strada per rendere accessibile il Secondo Manifesto è stata quello di semplificarlo in qualche modo.

Per procedere in tal senso, chi scrive ha utilizzato il manuale Informazioni per tutti. Linee guida europee per rendere l’informazione facile da leggere e da capire per tutti, pubblicato da Inclusion Europe in collaborazione con l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), testo che si basa sui risultati del Progetto Percorsi di educazione permanente per persone con disabilità intellettiva, realizzato nel periodo 2007-2009.
Ma in concreto, cosa vuol dire semplificare? Non vuol dire – come qualcuno poco addentro in tali questioni potrebbe pensare – distinguere tra temi “adatti” alle persone con disabilità intellettiva, e temi “non adatti” per loro. Non ci sono temi “non adatti” alle persone con disabilità intellettiva adulte. Si tratta piuttosto di lavorare per abbassare l’asticella del linguaggio, stando bene attenti a tenere più alta possibile quella dei contenuti. Poi è ovvio che qualche persona recepirà tutto, qualche altra recepirà solo alcune cose, altre ancora non recepiranno nessun contenuto. Ma non è questo il punto. Il punto è che una persona adulta è una persona adulta, anche se ha una disabilità intellettiva, e da adulta va trattata. La qual cosa implica che si debba fare tutto ciò che è in nostro potere per mettere questa persona in condizione di accedere a qualsiasi tipo di informazione, senza una selezione preventiva, che sarebbe inevitabilmente discrezionale e potenzialmente discriminante.
La stessa Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/09) stabilisce che alle persone con disabilità debba essere garantito l’accesso all’informazione e alla comunicazione su base di uguaglianza con le altre persone (articolo 9), senza distinguere tra persone con diversi tipi di disabilità, né, tanto meno, tra diversi contenuti.
Pertanto, semplificare, nel nostro caso, ha semplicemente voluto dire che – non potendo scrivere un documento troppo lungo (perché la lunghezza è solitamente un fattore di inaccessibilità per le persone con disabilità intellettiva) – abbiamo dovuto distinguere tra temi portanti e temi secondari dell’opera, dando più spazio ai primi e meno ai secondi. Il tutto utilizzando un linguaggio il più semplice possibile, e cercando di mantenere inalterato il senso complessivo e lo spirito del documento originale.

Applicando questi criteri, dunque, è stata realizzata una prima bozza, supervisionata dall’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), che ha proposto diverse modifiche formali (tutte accolte), e che, a sua volta, l’ha sottoposta alla verifica di sette donne con sindrome di Down.
Dall’Associazione ci è stato riferito che le donne coinvolte hanno apprezzato il fatto di leggere un documento che le riguardasse, e che la lettura è stata occasione di confronto al loro interno. Il loro contributo è stato fondamentale per testare e migliorare l’accessibilità del testo.
A queste donne, e alle operatrici che le hanno supportate, va un caloroso ringraziamento. Un grazie particolare, inoltre, va ad Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’AIPD, per l’aiuto concreto e la disponibilità a fare da tramite con le donne che hanno collaborato alla verifica.
L’AIPD, è opportuno ricordarlo, è una delle Associazioni impegnate nel settore della disabilità che hanno ratificato il Secondo Manifesto.

Moltissime persone con disabilità intellettiva, formate all’autonomia e adeguatamente supportate, riescono a raggiungere importanti risultati nello studio, nel lavoro e nell’integrazione sociale. In alcuni casi riescono anche a formarsi una famiglia propria e ad avere figli e figlie.
Le donne con disabilità intellettiva – essendo esposte alla discriminazione multipla ingenerata dall’essere simultaneamente donne e persone con disabilità – incontrano maggiori ostacoli nei loro percorsi di autonomia e di emancipazione. Uno degli aspetti maggiormente penalizzanti per le persone con disabilità intellettiva, rispetto alle persone con altri tipi di disabilità, è il limitatissimo accesso alle informazioni. Esistono pregevoli progetti realizzati con l’impiego del linguaggio facile da leggere, progetti portati avanti per lo più per iniziativa di soggetti di Terzo Settore, ma siamo ben lontani dall’avere un servizio pubblico che garantisca a queste persone un accesso indiscriminato all’informazione.
In questo contesto, la versione facile da leggere del Secondo Manifesto mira a mettere a disposizione delle donne e delle ragazze con disabilità intellettiva informazioni alle quali ben difficilmente avrebbero acceso attraverso altri canali, e a fornire loro alcuni elementi utili ad acquisire una maggiore consapevolezza di se stesse e dei propri diritti.

Se osserviamo con attenzione le donne con disabilità intellettiva che hanno raggiunto buoni livelli di autonomia personale, e confrontiamo i loro percorsi, scopriamo che esse hanno qualcosa in comune: sono circondate da persone (i genitori, ma non solo) che hanno creduto e investito nelle loro potenzialità.
Ecco, il Secondo Manifesto è un invito a credere e investire nell’emancipazione di tutte le donne con disabilità, anche di quelle con disabilità intellettiva. Poiché solo imparando a pensare anche a queste ultime come a donne libere ed adulte, potremo dare loro l’opportunità di diventare tali.

Responsabile di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente teso è già apparso. Viene qui ripreso, per gentile concessione, con alcuni minimi riadattamenti al diverso contenitore.

Per approfondire ulteriormente il tema Donne e disabilità, oltreché fare riferimento al lungo elenco di testi da noi pubblicati, presente a questo link, nella colonnina a destra dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite, si può anche accedere al sito di Informare un’h, alle Sezioni dedicate rispettivamente ai temi: Tutto sul Secondo Manifesto Europeo sui Diritti delle Donne e Ragazze con Disabilità e Donne con disabilità. Per ulteriori informazioni: info@informareunh.it.