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Archivio mensile ottobre 2018

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Riforma del Terzo Settore: come cambieranno le Associazioni?

Fornire supporto alla propria rete associativa, ma anche agli altri Enti che fanno riferimento alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e al Forum del Terzo Settore, con particolare riferimento a quelli operanti nell’ambito dell’associazionismo familiare e delle disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, di fronte ai tanti cambiamenti introdotti dalla Riforma del Terzo Settore: a questo punta il progetto “ETS – Sviluppo in Rete”, promosso dall’ANFFAS, che verrà ufficialmente presentato domani, 24 ottobre, a Roma.

«Come è noto l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) -, la Riforma del Terzo Settore sta riorganizzando completamente il Terzo Settore, introducendo, ad esempio, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, nuove regole per l’impresa sociale, la scomparsa delle ONLUs e altro ancora. Tante novità e tante nuove disposizioni, quindi, a cui le organizzazioni del Terzo Settore devono far fronte, districandosi tra nuovi obblighi e divieti, nuove disposizioni fiscali, abrogazioni ecc, una situazione che rende necessario un supporto concreto per capire il nuovo panorama che si sta delineando e che le vede coinvolte in prima linea»: a fornire questo supporto punta il nuovo progetto promosso dalla stessa ANFFAS, denominato ETS – Sviluppo in Rete, che verrà presentato ufficialmente domani, 24 ottobre, a Roma (Hotel Roma Aeterna, Via Casilina, 125, ore 10-16.30).

Con una durata di diciotto mesi e avvalendosi di un finanziamento dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’iniziativa prevede il coinvolgimento, sulla base dell’effettiva partecipazione, della rete associativa ANFFAS, ma è aperto anche agli enti con cui ANFFAS collabora e a cui appartiene (FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e Forum del Terzo Settore), con particolare riferimento a quelli operanti nell’ambito dell’associazionismo familiare e delle disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo.
«ETS – Sviluppo in Rete – nasce per dare una risposta al crescente bisogno di informazione e cambiamento degli Enti del Terzo Settore in relazione alla Riforma del Terzo Settore. Una riforma che, secondo la nostra Associazione, è necessario interpretare non come mero adempimento, ma comprendendo e mettendo al primo posto il suo spirito innovativo, e che deve spingere gli Enti del Terzo Settore ad effettuare un’autoanalisi in termini valoriali, tecnici, gestionali, giuridici, contabili, strategici e organizzativi e conseguentemente anche a un’acquisizione di nuove e più raffinate conoscenze e competenze».

«La Riforma del Terzo Settore – dichiara a tal proposito Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS – è una sfida che tutto il nostro mondo deve affrontare, comprendendo e mettendo in pratica una serie di nuove disposizioni che segnano una linea netta tra il passato e il futuro del Terzo Settore. Al momento, come è normale che sia, molte Associazioni si sentono disorientate di fronte a questo cambiamento e stanno cercando di capire quale sarà il nuovo assetto organizzativo e quale sarà il loro nuovo profilo all’interno di esso. Soprattutto le organizzazioni sentono forte la necessità di formare adeguatamente i propri quadri dirigenti, di individuare e sperimentare nuovi modelli e strumenti, di coinvolgere in maniera maggiore volontari, familiari, nuove generazioni, di sviluppare nuove strategie di governance e di implementare il coinvolgimento attivo delle persone a maggior rischio di esclusione, come ad esempio le persone con disabilità intellettive e disturbi del neuro sviluppo. È proprio per questo motivo che abbiamo deciso di realizzare un’iniziativa ad hoc, per cercare di dare il maggior sostegno possibile alle Associazioni in questo momento di transizione, fornendo informazioni esaustive e complete relative ad ogni aspetto della Riforma, accompagnando gli interessati in un nuovo percorso che li deve vedere pronti a saper cogliere le opportunità di sviluppo e potenziamento della propria capacity building [“costruzione delle capacità”, N.d.R.] e a strutturarsi sempre di più attraverso il lavoro di rete e nelle reti».
«L’interesse è massimo – conclude Speziale -: basti pensare che domani, 24 ottobre, a Roma, ci saranno oltre trecento persone provenienti dalle strutture associative ANFFAS, dalla rete FISH, da quella del Forum del Terzo Settore e dal mondo dei professionisti, tutti consapevoli dell’importanza di essere pronti e preparati ad affrontare questo nuovo cambiamento».

Questi di seguito, dunque, elencati in rapida successione, sono i principali obiettivi che si pone l’ANFFAS con ETS – Sviluppo in Rete:
° supporto alle strutture associative ANFFAS e non solo nel percorso di trasformazione/ adeguamento delle pregresse forme giuridiche e gestionali alle nuove disposizioni di legge in materia, propedeutiche e necessarie per l’iscrizione nell’istituendo Registro Unico del Terzo Settore e per il mantenimento nel tempo di tali requisiti;
° supporto agli Enti del Terzo Settore appartenenti alla rete associativa ANFFAS nell’impostazione e nella gestione delle nuove e diversificate modalità di tenuta delle scritture contabili e nella redazione dei bilanci;
° supporto nell’impostazione e nella redazione del Bilancio Sociale, nonché nell’identificazione degli elementi utili al fine della valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte;
° supporto alla formazione delle lavoratrici, dei lavoratori e dei volontari che operano all’interno del Terzo Settore, con particolare riferimento ai principi valoriali del Terzo Settore stesso e delle forme di partecipazione agli Enti del Terzo Settore da parte di questi ultimi, espressamente previste dalla riforma;
° supporto alla formazione degli associati che operano nell’ambito del cosiddetto “associazionismo familiare”, con particolare riferimento ai princìpi valoriali del Terzo Settore e delle forme di partecipazione agli Enti del Terzo Settore stesso da parte di questi ultimi, espressamente previste dalla riforma;
° supporto alla predisposizione di sistemi di autocontrollo e monitoraggio delle attività svolte dagli Enti Associati;
° supporto allo sviluppo, anche finalizzato all’implementazione dell’offerta di servizi e all’incremento dei livelli occupazionali, attraverso l’utilizzo dei titoli di solidarietà degli Enti del Terzo Settore e di altre forme di finanza tra i quali appunto i titoli di solidarietà stessi o anche il social lending (prestito personale erogato da privati ad altri privati su Internet).

A questo link è disponibile il programma completo dell’incontro di domani, 24 ottobre, a Roma, durante il quale verrà presentato il progetto ANFFAS ETS – Sviluppo in Rete. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@anffas.net; nazionale@anffas.net.

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Alunni con disabilità: il 41% è senza senza sostegno

Fonte www.disabili.com – Arrivati i primi dati del sondaggio FISH che ha raccolto le esperienze dirette delle famiglie di bambini e ragazzi con disabilità a scuola

La scuola è iniziata ormai da un mese, ma come avevamo avuto modo di raccontarvi, la sensazione è che questo inizo di anno scolastico sia l’ennesmio a registrare numerosi problemi per quanto riguarda gli alunni e gli studenti con disabilità, i quali stanno scontando ritardi e altre lacune.

Per fare il punto della situazione, la FISH aveva lanciato un sondaggio presso le famiglie con bimbi e ragazzi con disabilità, per comprendere al meglio quale fosse la qualità dell’inclusione scolastica. Già le precedenti segnalazioni apparivano infatti piuttosto inquietanti: ritardi nell’assegnazione di insegnanti di sostegno, assenza di assistenti all’educazione o alla comunicazione, lacune nell’assistenza igienica e materiale e altri elementi che impattano negativamente sulla frequenza scolastica.

Ora le impressioni sono confermate, perchè sono arrivati i primi dati. FISH fa sapere che hanno risposto 1.600 famiglie: un campione significativo. Di queste, il 41% denuncia la mancanza della figura del sostegno e fra queste il 30% dichiara pure di essere stato invitato a non portare a scuola il proprio figlio o di ridurne la frequenza.

Altro dato preoccupante è quello relativo alla reale specializzazione degli insegnanti di sostegno assegnati: solo il 30% risulta in possesso, secondo le famiglie, dei relativi titoli.

“Lo scenario è più preoccupante di quanto già non temessimo – sottolinea Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Ciò impone la necessità di un confronto immediato con il Ministro dell’Istruzione anche alla luce di vari ‘rumors’, che ci auguriamo infondati, che riportano intenti circa un possibile intervento per la mobilità degli insegnanti di sostegno che sarebbe causa di ulteriore disagio per migliaia di studenti e studentesse con disabilità, un altro ostacolo al diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione. Continueremo a sollecitare l’attuazione dei decreti applicativi della legge sulla ‘buona scuola’, rimarcando che i diritti dei docenti sono finalizzati alla realizzazione e tutela dei diritti degli studenti con disabilità.”

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L’amministrazione di sostegno, l’uguaglianza e il rispetto del beneficiario

Fonte www.superando.it – La Corte di Cassazione ha recentemente condiviso l’orientamento secondo cui l’amministrazione di sostegno – introdotta nel 2004, per superare i ben più rigidi istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione – ha la funzione di «rimuovere ostacoli di natura psichica o fisica che impediscono al beneficiario di esprimere e sviluppare la propria identità». Tale Sentenza, dunque, ha attuato la volontà del Legislatore, di «tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana».

La Corte di Cassazione, recentemente, ha condiviso l’orientamento secondo cui l’amministrazione di sostegno [strumento introdotto dalla Legge 6/04, che ha consentito di superare i ben più rigidi istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione, N.d.R.] ha la funzione di «rimuovere ostacoli di natura psichica o fisica che impediscono al beneficiario di esprimere e sviluppare la propria identità» (Cassazione, 28 febbraio 2018, n. 4709).
Il caso in esame riguardava una persona anziana – priva di disturbi sul piano cognitivo – in favore della quale era stata aperta un’amministrazione di sostegno, a motivo dell’analfabetismo della beneficiaria e dell’opportunità di conservarne il patrimonio, su richiesta dei familiari. La Corte d’Appello, successivamente, aveva accolto il reclamo della donna, sia perché le sue patologie, legate all’età, risultavano poco significative, sia perché le domande apparivano dirette alla tutela di interessi economici, piuttosto che al suo benessere. La Cassazione ha infine confermato la decisione della Corte d’Appello, alla luce – tra l’altro – dei princìpi di uguaglianza, di rispetto della vita privata e di proporzionalità tra le effettive esigenze della beneficiaria e il contenuto dei provvedimenti del Giudice.
Infatti, se l’interessato è lucido, contrario alla nomina dell’amministratore e in grado di gestire se stesso con un’organizzazione adeguata – ha rilevato la Cassazione in un caso precedente – «il Giudice non può imporre misure restrittive della sua libera determinazione» (Cassazione, 27 settembre 2017, n. 22602): un principio che vale, a maggior ragione, quando l’amministratore di sostegno non giova alla persona anziana e lede la sua dignità, ponendola in secondo piano, rispetto a problematiche di fatto come l’analfabetismo (Cassazione, 28 febbraio 2018, n. 4709, citata in precedenza).

Questo orientamento, in primo luogo, attua la volontà del Legislatore di «tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente» (articolo 1 della Legge 6/04) [grassetto nostro nella citazione, N.d.R.].
A ciò si è giunti mediante lavori preparatori di anni: il Disegno di Legge S375, approvato dal Senato il 21 dicembre 2001, prevedeva l’amministrazione di sostegno anche «per le persone in età avanzata». L’ulteriore Proposta di Legge C2189, lo stesso giorno, conteneva una previsione analoga. Solo il 15 ottobre 2003 la Camera ha approvato l’attuale formulazione dell’articolo 404 del Codice Civile: «la persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio».
In tal modo è attuato il principio costituzionale secondo cui la Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (articolo 3 della Costituzione).

In secondo luogo, il riconoscimento dei diritti fondamentali di coloro che sono fragili e vulnerabili implica, sul piano processuale, la loro possibilità di difendersi al pari di ogni altro soggetto: di conseguenza, gli interessati possono impugnare i provvedimenti che li riguardano – autonomamente, senza l’intervento di un eventuale tutore, curatore, amministratore ecc. – al momento dell’apertura o chiusura della misura di protezione, come avviene tra l’altro in Germania, Svizzera, Danimarca, Estonia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Polonia, Slovacchia e Turchia (si veda Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Stanev v. Bulgaria [GC], App. no. 36760/06, 17 gennaio 2012, § 93).
Il beneficiario risulta così tutelato in modo adeguato (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Mikhaylenko v. Ukraine, App. no. 49069/11, 30.5.2013).

Alla luce di questi princìpi, dunque, la Cassazione ha accolto le richieste di una donna capace di agire e ne ha riconosciuto i diritti, indipendentemente dall’età e da un analfabetismo che esisteva anche in gioventù, confermando che l’amministratore di sostegno promuove gli interessi di persone uguali a noi, quando è necessario, rimuovendo gli ostacoli che incontrano sul loro cammino: le parole della Cassazione incoraggiano pertanto gli amministratori di sostegno, i familiari e quanti si adoperano per i beneficiari, ogni giorno, rinnovando la promessa di un futuro migliore anche per i più deboli

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Classi molto numerose anche in presenza di alunni con disabilità grave: cosa fare?

Fonte www.disabili.com – Anche quest’anno molti genitori lamentano la formazione di classi troppo numerose e ciò mette a rischio il processo di inclusione degli alunni con disabilità

Già in passato ci siamo occupati delle norme riguardanti il numero degli alunni per classe in cui siano presenti alunni con disabilità  e di come esse vengano spesso disattese. Le famiglie, purtroppo, anche per questa ragione non di rado sono state costrette negli anni a rivolgersi al tribunale amministrativo per riaffermare il diritto allo studio dei loro figli.
Nonostante le norme di riferimento siano chiare e definite, anche quest’anno il fenomeno si è ripresentato e molti genitori denunciano la formazione di classi molto numerose in presenza di alunni con disabilità, anche grave. A ciò si aggiunge la carenza di docenti di sostegno e di assistenti e tutto questo rende il processo di inclusione davvero molto difficile.

Cosa prevedono le norme in merito alla formazione delle classi in cui siano presenti alunni con disabilità e cosa fare nel caso esse vengano disattese?

Il testo normativo di riferimento è il DPR. n. 81/09, secondo il quale (art. 5, co 2) le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuola dell’infanzia, che accolgono alunni con disabilità sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni… Questo limite, purtroppo, molto spesso è disatteso. La disposizione, infatti, indica “di norma”, e ciò apre a possibili deroghe; poi, più avanti, richiama le esigenze di bilancio. Non solo. Nello stesso DPR (art. 4, co 1) si prevede una possibilità di deroga in misura non superiore al 10 per cento, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto, per ciascun tipo e grado di scuola… Ciò significa, comunque, che le classi iniziali, in presenza si alunni con disabilità, non devono superare il numero di 22 iscritti. A ciò si deve aggiungere che nelle circolari successive al DPR del 2009 il Miur ha sempre reiterato l’invito ad evitare di formare classi con più di 20 unità in presenza di alunni che presentano connotazione di gravità. Tuttavia, la realtà è purtroppo ben diversa e molte famiglie di alunni con disabilità sono costrette ogni anno a ricorrere al giudice poiché le classi in cui sono inseriti i propri figli superano abbondantemente i parametri stabiliti per legge.

Ricordiamo, a tal proposito, alcune importanti sentenze, come la n. 1367/16 del Tar Toscana, che ha sdoppiato una classe pollaio di 31 alunni frequentata da due ragazzi con disabilità e, più di recente, la n. 1173/18, con la quale il giudice ha sdoppiato una classe di 25 alunni in cui era iscritto un ragazzo con autismo. Il TAR della Toscana ha basato le sue motivazioni sulla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e sulla Sentenza n. 80/10 della Corte Costituzionale, secondo cui il diritto allo studio degli alunni con disabilità non può essere violato per esigenze di bilancio. 

Gli uffici scolastici, dunque, spesso nell’autorizzare il numero delle classi non tengono conto della presenza di alunni con disabilità. Le famiglie, sempre più spesso, si rivolgono al giudice che si pronuncia a loro favore. L’inizio dell’anno scolastico, purtroppo, non fa registrare alcuna inversione di tendenza rispetto al passato. Il limite è sovente esteso del 10 per cento, anche in presenza di situazioni di gravità e si registrano casi di classi molto numerose nelle quali sono presenti alunni con disabilità. Inoltre, il DPR citato fa riferimento esclusivamente alle classi iniziali, ma è opportuno che anche le classi successive non subiscano incrementi tali da creare ostacoli all’esercizio del diritto allo studio degli alunni.

Le famiglie, dunque, ancora una volta dovranno fare attenzione alle situazioni in cui siano disattese le disposizioni normative e chiedere l’immediata applicazione delle stesse, anche ricorrendo, se necessario, alle vie legali.

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Nella Nota al DEF 2018 ciò che il Governo vuole fare in materia di disabilità

Fonte www.disabili.com – Nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza il Governo torna a parlare del Codice delle Disabilità, ma prevede anche un aumento dei soldi per non autosufficienza e lavoro disabili  

Nella riunione dello scorso 27 settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDef) 2018. Si tratta di un documento che viene presentato alle Camere entro il 27 settembre di ogni anno, e serve per aggiornare le previsioni economiche e di finanza pubblica, oltre a contenere gli obiettivi programmatici ed eventuali modifiche ed integrazioni al DEF in relazione alle raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea relative al Programma di stabilità e al Programma nazionale di riforma.

INTERVENTI PER DISABILITA’ E FAMIGLIE – Nella Nota di aggiornamento al DEF 2018 troviamo anche alcune misure che, nell’idea del Governo, riguarderanno le persone con disabilità e le loro famiglie. In particolare, si legge nel documento, l’intenzione del Governo sarebbe quella di definire un sistema fiscale a misura di famiglia, considerando la funzione sociale multidimensionale svolta dal nucleo familiare. Per fare ciò, IN agenda ci sarebbe lo studio di disposizioni per il sostegno generazionale e il sostegno alle persone con disabilità. Il testo cita quindi:
–    Il Reddito di Cittadinanza  che giocherà un ruolo chiave nel sostegno alle famiglie disagiate e con disabili.
–    Una Pensione di Cittadinanza CHE sarà prevista per le persone che vivono al di sotto della soglia minima di povertà e verrà modulata tenendo conto della situazione complessiva dei nuclei familiari, anche con riferimento alla presenza al loro interno di persone con disabilità o non autosufficienti.

Il testo sottolinea anche la necessità di coinvolgere le famiglie e le associazioni, a diversi livelli territoriali: bisogna potenziare i servizi territoriali e promuovere forme di integrazione e partnership tra la sfera pubblica e mondo dell’associazionismo no profit delle imprese sociali; stimolare gli investimenti sociali; garantire la libera scelta dell’utente dei servizi pubblici, anche attraverso i voucher per i servizi alla persona; definire i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti sull’intero territorio nazionale; razionalizzare l’ISEE.

CODICE DELLE DISABILITA’ – In tema di disabilità, il Governo torna sulla già paventata costituzione di un Codice delle Disabilità”,  con l’obiettivo di riordinare tutta la disciplina, che riformi e semplifichi il sistema di tutela e sostegno dei disabili”. Per tale motivo sarà potenziata e resa più fruibile l’assistenza sanitaria domiciliare e sarà favorita l’inclusione scolastica e universitaria delle persone disabili, anche con iniziative di formazione a distanza.

FALSI INVALIDI E ACCERTAMENTO DISABILITA’ – Nel documento si legge che Si assicurerà un maggiore raccordo tra i diversi enti pubblici nella presa in carico delle persone disabili anche con il ricorso a carte dei servizi. Si individueranno i falsi invalidi, con azioni mirate laddove i dati mostrino delle anomalie.
Nella logica della semplificazione, saranno intraprese misure per la razionalizzazione del sistema di accertamento sanitario per il riconoscimento della condizione di disabilità. Le misure comprendono:
– visite domiciliari di accertamento della disabilità da parte delle commissioni medico-legali,
– l’aggiornamento dell’elenco delle patologie esonerate da visite di revisione e controllo,
– interventi specifici per finanziare adeguatamente e disciplinare in modo compiuto il contratto fiduciario.

NON AUTOSUFFICIENZA, LAVORO E CAREGIVER – Nel documento si legge l’intento di aumentare alcune dotazioni di fondi, in primis il Fondo per le non autosufficienze. Previsto, poi, un incremento del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili per coprire incentivi alle assunzioni dei lavoratori con disabilità. Si aggiunge infine che, per utilizzare le risorse già stanziate per il Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, sono allo studio disposizioni per riconoscere allo studente, nell’ambito dei percorsi scolastici e universitari, specifici crediti formativi connessi all’attività di assistenza familiare.