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Archivio annuale 2019

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Open Day 2019

Tutte le strutture associative – circa 1000 in tutta Italia – in cui Anffas da 61 anni si prende cura e carico di oltre 30.000 persone con disabilità e dei loro familiari, il prossimo 28 marzo con la formula “Open Day” organizzeranno, con il protagonismo diretto delle persone con disabilità, convegni, spettacoli e tante altre iniziative volte a diffondere la cultura dell’inclusione sociale, delle pari opportunità, della non discriminazione e del diritto di decidere.

Ad accogliere la cittadinanza ci saranno le persone con disabilità, i loro genitori e familiari, gli associati Anffas, gli operatori, i volontari e tutti coloro che, a vario titolo, operano in Anffas e collaborano con essa, con l’obiettivo primario di diffondere la cultura della disabilità basata sui diritti umani e portando la collettività a contatto con una realtà che è molto distante da quella stereotipata che stigmatizza le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale e che le vede, sbagliando, solo come pesi.

Con Anffas Open Day, infatti, Anffas Tutta vuole ancora una volta contrastare cliché, pregiudizi e discriminazioni che purtroppo continuano a circondare le persone con disabilità, in particolare con disabilità intellettive e del neurosviluppo, coinvolgendo la collettività nella costruzione di una società pienamente inclusiva e basata anche sul concetto e sulla cultura dell’autorappresentanza.

Con rinnovato entusiasmo e determinazione, quindi, Anffas Tutta si prepara al 28 marzo 2019 per “aprire le porte all’inclusione sociale” e rendere evidente che, con i giusti sostegni le persone con disabilità possono raggiungere grandi traguardi, spesso ritenuti impossibili e possono prendere le decisioni che le riguardano. Traguardi raggiunti anche grazie ad un costante e prezioso lavoro quotidiano realizzato nelle strutture associative Anffas, che mettendo al centro le persone con disabilità, le vedono sempre più impegnate in prima persona, su temi quali la cittadinanza attiva, il linguaggio facile da leggere, l’autonomia, l’autodeterminazione, l’autorappresentanza e il diritto di decidere. Tanti quindi gli obiettivi raggiunti ma tante le cose ancora da fare!

Anffas invita quindi tutti i cittadini a partecipare a questa grande festa, a conoscere l’Associazione, le famiglie e gli amici che la compongono e le tante attività e iniziative che ogni giorno vengono realizzate per promuovere un futuro in cui nessuno sia più discriminato a causa della disabilità e in cui vengano garantiti a tutti pari opportunità e piena inclusione sociale!

PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

Orario: 09:30 -18:30     
Mattino: porte aperte alla cittadinanza ed alle scuole. 
Pomeriggio: installazione interattiva “Sogno e son desto”. Mostra di sogni sognati, desiderati ed avverati realizzata con gli autorappresentanti e le persone che frequentano il centro Anffas.                     
Per informazioni: tel: 0983854879 – info@anffascorigliano.it

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INSEDIATA LA CONSULTA DEL TERZO SETTORE DELLA CALABRIA

Fonte Terzo Settore Calabria – La Riforma del Welfare in Calabria deve trovare urgente attuazione. L’accorato appello è stato rivolto a tutte le forze politiche perché si riapproprino della loro missione che è quella di dare risposte adeguate alle fasce deboli della Calabria.
E’ questo il primo forte messaggio che la Consulta Regionale del Terzo Settore, insediatasi il 20 marzo a Catanzaro, alla presenza dell’Assessore Angela Robbe, del Direttore Generale Varone, della dirigente Dott.ssa Barone e del Dr. Giovanni Latella ha inviato a tutti gli attori politici ed istituzionali.
La Consulta del Terzo Tettore, organismo previsto dalla legge regionale 23 del 2003, è composta da 25 realtà, gran parte delle quali collegate alle grandi organizzazioni del Terzo Settore Nazionale.
La Consulta è stata istituita con il fine di potenziare la programmazione nel campo socio-assistenziale, così come recita la già richiamata legge 23, che recepisce la legge 328 del 2000 ancora non attuata in Calabria.
Gianni Pensabene, portavoce del Terzo Settore della Calabria è stato eletto presidente, e nel suo intervento di apertura ha raccolto e dato immediatamente voce alle indicazioni di tutte le organizzazioni che da anni chiedono che venga attuata in Calabria una Riforma di cui tutto il mondo del sociale attende da ben 19 anni. Tale ritardo è ormai assolutamente ingiustificabile ed incomprensibile.
Come ha rimarcato anche l’assessore Robbe nel suo intervento introduttivo, la politica deve avere delle priorità: i bisogni dei disabili, degli anziani, delle donne e dei minori in difficoltà non possono attendere i tempi della politica neanche nello approssimarsi delle elezioni.
Nicoletta Rossi, eletta vice-presidente della consulta ha ripreso è rilanciato tali concetti dicendosi convinta che tutto il lavoro che è stato svolto negli ultimi tre anni deve trovare una sua urgente conclusione.
La consulta si riunirà nuovamente a breve termine per dare il proprio contributo di collaborazione a tutte le istituzioni impegnate nella Riforma ed allo stesso tempo per individuare tempi ed iniziative che servano a sollecitare il cammino della Riforma.
I piccoli i poveri, le persone in difficoltà reclamano con forza una risposta.

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Assistenza igienica degli alunni con disabilità: i collaboratori hanno una formazione adeguata?

Fonte www.disabili.com – Le norme stabiliscono che la cura igienica degli alunni con disabilità spetta ai collaboratori scolastici. Vengono però formati per questo delicato compito?

Già in passato ci siamo occupati dell’assistente di base igienico-personale, vale  a dire della figura di assistenza materiale di cui necessitano gli alunni con disabilità non autonomi nell’uso dei servizi igienici. Fin dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) – Comparto Scuola – del triennio 1998/2001, tra le mansioni del collaboratore scolastico viene indicata l’assistenza agli alunni con disabilità nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale. La nota del MIUR n. 3390/01 ha poi indicato gli standard di competenza per un qualificato esercizio di tale funzione di assistenza, prevedendo percorsi formativi di puericultura, igiene, relazionalità, individualizzazione, nozioni di pronto soccorso e di prima assistenza. Tali mansioni sono state poi ribadite nel CCNL 2002/2005. Nelle azioni di valorizzazione delle figure di Assistenti, Tecnici ed Amministrativi (ATA), il CCNL ha previsto l’individuazione di uno o più collaboratori scolastici per ognuna delle scuole con presenza di alunni con disabilità da avviare a specifici percorsi di formazione.

Più di recente siamo tornati ancora sull’argomento, poiché il D. Lgs n. 66/17 è  intervenuto sulla questione prevedendo nuove importanti disposizioni. In tale norma si prevede, infatti, che i collaboratori vengano assegnati per lo svolgimento dei compiti di assistenza tenendo conto del genere degli alunni.

Non sono mancate, però, le perplessità circa tali disposizioni normative, data la delicatezza di un compito assegnato a personale che ricopre già molti altri ruoli. Vi sono alunni, infatti, che necessitano di una figura di assistenza pressoché continua, che difficilmente può essere affidata a personale che ricopre molte altre mansioni. Una nota sindacale ha inoltre ritenuto illegittimo obbligare il collaboratore scolastico a questa mansione, non essendo uno specialista.

Nei giorni scorsi vi è stato un interessante scambio epistolare in merito tra l’avvocato S. Nocera ed un gruppo di collaboratori scolastici, dal quale sono emerse posizioni molto distanti. I collaboratori hanno evidenziato il loro mansionario vario, sovraccaricato di un ulteriore compito. Hanno sottolineato, inoltre, che tale ruolo dovrebbe essere ricoperto da personale qualificato: il cambio del pannolino non è assolutamente un’operazione semplice, in quanto non si parla di neonati, ma di persone ormai grandi… Comprenderete quindi tutte le difficoltà che troviamo nel sollevarli, muoverli, nel fare delle manovre e movimenti che potrebbero essere pericolosi… Tutto ciò senza alcuna tutela, senza alcun regolamento per i soggetti interessati… Chiediamo che venga al più presto revocata questa mansione di fatto assolutamente estranea al nostro profilo professionale, per affidarla a personale socio-sanitario specializzato… Ritenendo profondamente ingiusto ciò, siamo fermamente convinti e pronti a denunciare in tutte le sedi di competenza. La dignità dei minori, dei disabili e dei lavoratori va rispettata.

Dura è stata la replica di S. Nocera, il quale ha evidenziato che le organizzazioni sindacali confederali hanno firmato il CCNL dopo avere consultato gli iscritti ed hanno stabilito che i collaboratori scolastici che spontaneamente o su incarico del Dirigente Scolastico avrebbero dovuto svolgere il delicato compito dell’assistenza igienica agli alunni con disabilità, avrebbero dovuto frequentare un corso di formazione sufficiente per acquisire le competenze richieste. Hanno inoltre stabilito che al termine del corso i collaboratori venissero inquadrati alla qualifica superiore e ricevessero un rimborso forfettario di circa 1.000 euro annui, senza aumento dell’orario di lavoro. Tale compenso è entrato nella base pensionabile, a differenza di tanti altri emolumenti. Il D. Lgs. n. 66/17 ha previsto che i compiti di assistenza igienica devono essere assegnati nel rispetto del genere degli alunni e quindi anche dei collaboratori. La Sentenza 22786/16 della Corte di Cassazione, infine, ha stabilito che i collaboratori scolastici che si rifiutano ingiustificatamente di eseguire l’ordine di servizio del Dirigente Scolastico circa l’obbligo di assistenza igienica agli alunni con disabilità, commettono il reato e ha condannato gli inadempienti al risarcimento dei danni.

I collaboratori intendono portare avanti la loro battaglia: riteniamo che tale mansione non abbia assolutamente nulla a che fare con il nostro lavoro. Noi non ci sentiamo rappresentati dai Sindacati che hanno firmato il CCNL e riteniamo profondamente inqualificabile da parte delle istituzioni, lasciare i ragazzi disabili alla nostra mercé…

Le norme, è evidente, sono chiare in merito. Resta però da chiedersi se effettivamente la cura igienica degli alunni con disabilità sia un compito coerente con il mansionario dei collaboratori e se essi ricevano concretamente quella formazione necessaria per svolgere tale compito con competenza.

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Una casa domotica dove le persone disabili imparano a vivere da sole

Fonte www.superabile.it – Con “Training” a Reggio Emilia diventano tre gli appartamenti per sperimentare l’autonomia. In un anno si alternano circa 60/80 persone. Attualmente lo frequentano in 6. Rabitti (Reggio Città senza barriere): “Per loro è un percorso difficile ed è facilitante farlo in una casa domotica e bella”.

Una delle caratteristiche dell’appartamento del progetto “Training”, a disposizione delle persone con disabilità che vogliano sperimentare tecnologie e dispositivi utili alla vita indipendente, è di essere domotizzato. È dotato, ad esempio, di alzatapparelle motorizzati, comodi per tutti ma necessari per chi ha una disabilità fisica, pinze per raccogliere i vestiti da mettere in lavatrice, asciugapersone per chi esce dalla doccia e non ha la mobilità delle braccia per usare un asciugamano, taglieri con un fermo che permette di tagliare anche a chi ha un braccio solo, apertura vocale delle porte e altri ausili. “L’altra caratteristica che lo contraddistingue è la bellezza – dice Annalisa Rabitti, presidente di Farmacie comunali riunite e coordinatrice di Reggio Emilia Città senza barriere –. L’appartamento è colorato, ben arredato, accogliente. E questo è facilitante per le persone che lo abitano perché per loro il percorso verso l’autonomia è difficile, è di quelli che fanno perdere l’equilibrio, perché queste persone accettano di fare cose che non hanno mai fatto ed è diverso se lo possono fare in un luogo bello”.
 
Finanziato dal Fondo Dopo di Noi, il progetto “Training” è promosso da Reggio Emilia senza barriere (progetto di mandato del Comune di Reggio Emilia coordinato da Farmacie comunali riunite) in collaborazione con Asl Reggio Emilia e Unioni del Distretto e va ad aggiungersi ad altri 2 appartamenti per l’accoglienza e l’autonomia, “Esco” e “Cresco”. Le persone sono segnalate dall’Asl. “In un anno negli appartamenti si alternano circa 60/80 persone – continua Rabitti –. Al momento nella casa del progetto ‘Training’ ce ne sono 5/6. L’obiettivo è acquisire competenze semplici come prepararsi da mangiare o fare una lavatrice che possano essere utili per imparare a vivere da soli”. Gli ausili presenti nella casa si trovano sul mercato e possono essere acquistati facilmente, “l’idea è che le persone li sperimentino e poi possano scegliere quelli che sono realmente utili per loro”.
 
I percorsi di autonomia sono diversi a seconda della persona. “Non ci sono standard perché ogni persona disabile è diversa – continua la referente –. C’è chi fa 4 giorni alla settimana e chi ci va solo nel fine settimana per qualche mese”. Le persone che attualmente frequentano la casa sono molto giovani, sui 20 anni circa, e hanno soprattutto disabilità di tipo fisico, “con loro c’è sempre un educatore, sono da soli ma accompagnati”. Nella casa c’è anche una zona terrazza in cui gli abitanti possono imparare a prendersi cura delle piante, “o anche godersi una giornata di sole”.

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Nessuna revisione dei requisiti per la pensione anticipata per i disabili

Fonte www.disabili.com – Soglia dei 41 anni di “servizio” per tutti i lavoratori con invalidità maggiore o uguale al 74%.
Nel 2011, con il Decreto Legge n. 201, intitolato “Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici”, l’allora Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali rilanciava due istituti già in vigore (D.Lgs 503/92) dedicati all’accesso alla pensione in anticipo rispetto alla normativa generale, che richiedeva 66 anni e 7 mesi di età per la vecchiaia oppure 42 anni e 10 mesi di contributi per il trattamento anticipato (41 anni e 10 mesi le donne). I lavoratori con una invalidità uguale o superiore all’80% potevano ottenere di andare in pensione a 60 anni se uomini e a 55 anni se donne, purché in possesso di almeno 20 anni di contributi. Alla luce dell’aumento dell’aspettativa di vita, poi, nel 2013 questi limiti sono stati poi così rivisti: 60 anni e 7 mesi per gli uomini e 55 anni e 7 mesi.

Un’ulteriore agevolazione era stata introdotta già dalla Legge n. 388 del 23 dicembre 2000 che, al comma 3 dell’Art. 80 stabilisce che “a decorrere dall’anno 2002, ai lavoratori sordomuti […], nonché agli invalidi per qualsiasi causa, ai quali è stata riconosciuta un’invalidità superiore al 74 per cento […] è riconosciuto, a loro richiesta, per ogni anno di servizio presso pubbliche amministrazioni o aziende private ovvero cooperative effettivamente svolto, il beneficio di due mesi di contribuzione figurativa utile ai soli fini del diritto alla pensione e dell’anzianità contributiva, il beneficio è riconosciuto fino al limite massimo di cinque anni di contribuzione figurativa”. Il beneficio era previsto con un limite massimo di cinque anni di contribuzione figurativa.

A questi benefici, dal 1 maggio 2017 si sono aggiunti ulteriori due novità introdotte dalla Legge n. 232 del 2016, intitolata “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019”. Ai lavoratori con invalidità pari o superiore al 74% è stata riconosciuta la possibilità di ottenere, a partire dal sessantatreesimo anno di età e avendo maturato almeno 30 anni di anzianità contributiva, l’APE sociale, un sussidio di accompagnamento alla pensione di vecchiaia, il cui valore è pari all’importo della pensione maturata al momento di accesso allo strumento entro un massimo di 1.500 euro lordi al mese. Inoltre a queste stesse categorie è stata concessa la possibilità di ritirarsi con la pensione anticipata a prescindere dall’età anagrafica al raggiungimento di 41 anni di contributi (sia per gli uomini che per le donne) a condizione di avere almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del diciannovesimo anno di età. Anche la maggiorazione contributiva prevista dalla citata Legge 388/2000 poteva contribuire al raggiungimento della suddetta anzianità contributiva.

Quest’ultimo requisito contributivo avrebbe dovuto essere aumentato di 5 mesi a partire dal 1 gennaio 2019, in adeguamento alla speranza di vita. Invece, l’Art. 17 del Decreto Legge 4/2019 ha sospeso l’applicazione dell’adeguamento e dei successivi adeguamenti sino al 31 dicembre 2026. Pertanto, fino a quella data, i requisiti contributivi per il conseguimento della pensione anticipata restano fermi a 41 anni di contributi. 

Per chi matura i requisiti a partire dal 1 gennaio 2019 il citato D.L. 4/2019 ha previsto una finestra mobile che differisce di tre mesi la decorrenza della pensione rispetto alla maturazione del requisito. Ad esempio, chi matura il requisito di 41 anni di contributi il 15 gennaio 2019 potrà conseguire la pensione dal 1 maggio 2019.

Il D.L. 4/2019, inoltre, ha prorogato anche per l’intero 2019 la possibilità di fare richiesta del cosiddetto Ape sociale, ovvero l’Anticipo Pensionistico Sociale, da parte di determinate categorie di lavoratori, tra cui i caregiver familiari, di andare in pensione con 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto alle prescrizioni “standard” della norma. I requisiti fondamentali da rispettare restano il raggiungimento dei 63 anni di età e almeno 30 anni di contributi versati nel corso della propria vita.

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“Evento conclusivo e presentazione dei risultati del progetto “Capacity, la legge è eguale per tutti”

Roma 18 febbraio 2019 – “La mia voce conta” – evento conclusivo e presentazione dei risultati del progetto Anffas “Capacity, la legge è eguale per tutti” per il sostegno alla presa di decisione delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo”         

“Grazie al progetto e al gruppo di autorappresentanza ho potuto prendere più decisioni e fare rispettare i miei diritti di persona con disabilità. Ho preso decisioni e mi prendo delle responsabilità” – Isabel, autorappresentante Anffas Onlus

Si svolgerà a Roma il 18 febbraio presso l’Hotel Eurostars Roma Aeterna, in via Casilina 125, dalle 09.30 alle 17.00 l’evento conclusivo del progetto “Capacity: la legge è eguale per tutti – Modelli e strumenti innovativi di sostegni per la presa di decisioni e per la piena inclusione sociale delle persone con disabilità intellettive”* realizzato da Anffas Nazionale.

Il progetto “Capacity” è nato per sperimentare modelli innovativi di sostegno al processo decisionale per le persone con disabilità intellettive e disturbi del neuro-sviluppo, in attuazione dell’art.12 della Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità (Eguale riconoscimento di fronte alla Legge) al fine di promuovere la loro piena inclusione sociale e la partecipazione alla cittadinanza attiva.

L’art. 12 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), ratificata dall’Italia con L. 18/09, evidenzia che, attraverso i giusti sostegni, tutte le persone, comprese quelle con disabilità intellettive, possono fare scelte, prendere decisioni ed esercitare controllo sulle proprie vite. Lo stesso articolo sancisce il diritto di tutte le persone con disabilità a ricevere adeguati sostegni, non sostitutivi e lesivi dei diritti umani, per esercitare la propria capacità giuridica e capacità d’agire in ogni contesto di vita.

Il progetto, che rappresenta una delle iniziative maggiormente innovative che Anffas abbia mai realizzato e che ha visto anche la partnership di Inclusion Europe e European Disability Forum,  ha permesso la sperimentazione di modelli e pratiche innovativi di sostegno al processo decisionale attraverso la creazione di Toolkit (guide, tutorial, esercizi, risorse informatiche) rivolti a persone con disabilità, famiglie, operatori dei servizi, operatori dei sistemi di giustizia e del sociale, e un’analisi del sistema giuridico normativo italiano in relazione alla concreta attuazione dell’art. 12, anche a confronto con i sistemi introdotti a livello europeo ed internazionale, al fine di approfondirne i punti di forza e di debolezza.

Attraverso un percorso durato oltre un anno, i protagonisti del progetto – oltre 40 persone con disabilità e loro facilitatori, ma anche genitori e familiari ed operatori delle 20 strutture associative Anffas coinvolte – hanno lavorato con costanza e impegno per sperimentare modelli che garantiscano alle persone con disabilità, specie intellettive, sostegni al processo decisionale non sostitutivi, in un contesto di adeguata tutela.

È stato proprio grazie alla collaborazione delle strutture e famiglie Anffas sul territorio e all’importante apporto del CESPEF – Centro studi Pedagogici sulla vita matrimoniale e familiare – dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Sede di Brescia, che è stato realizzato uno studio approfondito sulle pratiche promettenti di sostegno alla presa di decisione.

Il progetto ha visto anche la realizzazione di un’analisi del sistema giuridico italiano “Valutazione della conformità della normativa italiana all’articolo 12 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) in collaborazione e a cura dell’Istituto di Studi Giuridici Internazionali (ISGI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), completata attraverso gli esiti di una consultazione pubblica che ha coinvolto persone con disabilità intellettive, famiglie, operatori, esperti del settore legale, giuridico, sociale e psico-educativo.

Dall’insieme di tutti i materiali prodotti sono state composte le raccomandazioni ai decisori politici. L’evento del 18 febbraio, al quale sono attese oltre 200 persone, sarà l’occasione per condividere tali raccomandazioni e i risultati del progetto attraverso la testimonianza dei diretti interessati e di tutte le parti coinvolte.

Nel corso della giornata è prevista una tavola rotonda dove ciascuno potrà esporre le proprie riflessioni e considerazioni in merito ai risultati progettuali e rispetto alle “raccomandazioni per i decisori politici” redatte da Anffas.

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming.
Si potranno seguire tutti gli aggiornamenti tramite la pagina facebook di Anffas Onlus Nazionale @anffasnazionale

Scarica il programma 

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito nella sezione dedicata.

Area Relazioni Istituzionali, Advocacy e Comunicazione Anffas Onlus

comunicazione@anffas.net

06.3212391

 

*Realizzato con contributo finanziario concesso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l’annualità 2016 a valere sul Fondo per l’Associazionismo di cui alla legge n.383 del 2000

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Quando scadono ISEE e DSU? I chiarimenti dell’INPS

Fonte www.disabili.com – Dal 1 gennaio 2019 entrano in vigore nuovi termini per la Dichiarazione Sostitutiva Unica e l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente

In questi giorni ci può essere un po’ di confusione su date, validità e scadenza della DSU, la dichiarazione sostitutiva unica che va presentata dai cittadini per l’ISEE, e necessaria per poter accedere ad alcune agevolazioni e prestazioni sociali come asili nido, assistenza domiciliare, ecc. In occasione quindi anche dell’avvio delle procedure per la richiesta del reddito di cittadinanza, l’INPS ha ritenuto utile ricordare i termini e le scadenze di tale dichiarazione, che varia in base quando è stata consegnata.
Vediamo quindi cosa precisa l’INPS.

LE MODIFICHE NEL TEMPO – In linea generale, la Dichiarazione Sostituiva Unica (DSU) era valida dal momento della presentazione fino al 15 gennaio dell’anno successivo. Questo è quanto previsto dall’articolo 10, comma 1, Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159.
Con l’articolo 10, comma 4, decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, è stata apportata una prima modifica all’arco temporale di validità delle DSU, prevedendo che, a decorrere dal 1° gennaio 2019, la dichiarazione sia valida dalla data di presentazione fino al successivo 31 agosto.
Infine, il decreto legge 28 gennaio 2019, ha prorogato al 31 dicembre 2019 il periodo di validità delle sole DSU presentate dal 1° gennaio 2019 al 31 agosto 2019.

COME FUNZIONA ADESSO – Quindi, inizialmente la DUS scadeva il 15 gennaio dell’anno successivo a quello del rilascio. Mentre ora la nuova scadenza ISEE è il 31 agosto. Quindi dal 2019 il rinnovo dell’ISEE dovrà essere fatto dal 1 settembre di ogni anno, e scadrà alla fine di agosto dell’anno dopo.

PER IL SOLO ANNO 2019 COME FUNZIONA – Pertanto, l’INPS precisa che alle DSU presentate nell’anno 2019, a legislazione vigente, si applicano le seguenti regole:

Le Dichiarazioni Sostitutive Uniche ( DSU) presentate:

dal 1° gennaio al 31 agosto 2019
sono valide dal momento della presentazione sino al 31 dicembre 2019 (ad es., una DSU presentata il 10 febbraio 2019 è valida dal 10 febbraio 2019 al 31 dicembre 2019). Si precisa che le DSU già attestate che recavano data scadenza 31 agosto 2019, sono state aggiornate sul portale con la nuova data di scadenza. Pertanto, le attestazioni ISEE, già rilasciate, con data scadenza del 31 agosto 2019 devono essere considerate valide e con scadenza 31 dicembre 2019.

dal 1° settembre al 31 dicembre 2019
sono valide dal momento della presentazione al 31 agosto 2020 (ad esempio, una DSU presentata il 1° ottobre 2019 è valida dal 1° ottobre 2019 sino al 31 agosto 2020).