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Archivio annuale 2019

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Assegni familiari 2019 in presenza di figli disabili: a quanto ammontano e come richiederli

Fonte www.disabili.com – L’INPS rende note le nuove modalità per richiedere gli assegni al nucleo familiare. Vediamo cosa sono e a quanto ammontano, anche in caso di figli con disabilità

L’Assegno per il Nucleo Familiare (ANF) è una prestazione economica che l’INPS eroga a favore di nuclei familiari di determinate categorie di lavoratori e pensionati, in presenza di determinati requisiti di reddito. Il diritto all’Assegno al Nucleo Familiare è subordinato all’autorizzazione da parte dall’INPS, e la domanda va presentata ogni anno. Vediamo quello che c’è da sapere per beneficiarne.

I BENEFICIARI –  I beneficiari dell’Assegno per Nucleo Familiare sono:
•    lavoratori dipendenti del settore privato;
•    lavoratori dipendenti agricoli;
•    lavoratori domestici e somministrati;
•    lavoratori iscritti alla Gestione Separata;
•    lavoratori dipendenti di ditte cessate e fallite;
•    titolari di pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, dei fondi speciali ed ex ENPALS;
•    titolari di prestazioni previdenziali;
•    lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

REQUISITI – Le voci che incidono sul diritto (e sull’eventuale importo) dell’assegno familiare, sono:
numero di componenti del nucleo
reddito del nucleo familiare
tipologia di nucleo familiare

CHI PUO’ FARE RICHIESTA – Se ricorrono i requisiti, può fare richiesta di Assegno al Nucleo Familiare:
– il richiedente;
-il coniuge, purché non separato;
– i figli ed equiparati (non coniugati): minori di età, maggiorenni inabili, studenti o apprendisti di età compresa tra i 18 ed i 21 anni facenti parte di un nucleo familiare con almeno 4 figli con meno di 26 anni;
– i minori in affidamento;
– i familiari di cittadino italiano, comunitario, straniero di stato convenzionato, che siano residenti all’estero;
nipoti minori in linea retta a carico dell’ascendente (nonno, bisnonno);
– i fratelli, le sorelle e i nipoti (non coniugati) minorenni oppure maggiorenni inabili (purché orfani di entrambi i genitori senza beneficio della pensione ai superstiti).

I LIMITI DI REDDITO – Per avere diritto all’ANF non si deve superare un limite di reddito familiare (da intendersi come reddito complessivo della famiglia, e ricordando che il reddito complessivo del nucleo familiare deve essere composto, per almeno il 70%, da reddito derivante da lavoro dipendente e assimilato).
Ogni anno vengono rivalutati i limiti massimi di reddito familiare ai fini della corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare: lo prevede la legge n. 153/88, con effetto dal 1° luglio di ciascun anno. Le rivalutazioni vengono fatte sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, calcolato dall’ISTAT. I limiti in vigore attualmente sono quelli determinati dalla Circolare INPS n. 68 del 2018, con decorrenza dal 1 luglio 2018 al 30 giugno 2019.
A questo link le tabelle con i nuovi limiti di reddito, in vigore dal 1 luglio 2019 al 30 giugno 2020. La circolare dell’INPS è la n.66 del 17 maggio 2019.

I redditi del nucleo familiare da considerare sono quelli assoggettabili all’IRPEF, al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali. Sono da indicare anche i redditi esenti da imposta o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva (se superiori complessivamente a 1.032,91 euro).
Non devono essere dichiarati tra i redditi:
•    i Trattamenti di Fine Rapporto ( TFR) comunque denominati e le anticipazioni sui TFR;
•    i trattamenti di famiglia, comunque denominati, dovuti per legge;
•    le rendite vitalizie erogate dall’INAIL, le pensioni di guerra e le pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;
•    le indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare e ai pensionati di inabilità, gli importi percepiti a titolo di assegno di cura ai sensi della legge provinciale di Bolzano 12 ottobre 2007, n. 9;
•    le indennità di comunicazione per sordi e le indennità speciali per i ciechi parziali;
•    gli indennizzi per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati;
•    gli arretrati di cassa integrazione riferiti ad anni precedenti a quello di erogazione;
•    l’indennità di trasferta per la parte non assoggettabile a imposizione fiscale;
•    gli assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del/della richiedente e destinati al mantenimento dei figli.

COME VIENE EROGATO – L’assegno familiare viene erogato tramite il datore di lavoro, e si trova in busta paga, in caso di lavoratore dipendente.
Viene invece erogato direttamente dall’INPS tramite bonifico bancario o postale quando il richiedente è: addetto ai servizi domestici, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, lavoratore di ditte cessate o fallite, ovvero abbia diritto agli assegni come beneficiario di altre prestazioni previdenzial.

QUANTO SPETTA – Per il calcolo di quanto spetta, si possono consultare le tabelle allegate alla circolare INPS n. 68 dell’11 maggio 2018, valide dal 1° luglio 2018 e fino al 30 giugno 2019. Qui le tabelle
Facendo un esempio: in un nucleo familiare in cui sia presente almeno un componente inabile, con entrambi i genitori e almeno un figlio minore, con reddito familiare annuo fino a 25942,18, possono venire corrisposti 168,33 in presenza  di 3 componenti, 326,67 per 4 componenti,  470 e così via.

COME RICHIEDERLI – Con la Circolare INPS n.45 del 22/03/2019 vengono fornite le indicazioni relativamente alle nuove modalità in vigore per presentare domanda di assegni per nucleo familiare. Le nuove modalità prevedono che dal 1° aprile 2019 le domande, finora presentate dal lavoratore interessato al proprio datore di lavoro utilizzando il modello “ANF/DIP” (SR16), dovranno essere inoltrate esclusivamente all’INPS in via telematica. Questa nuova modalità solo online è valida solo per i lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato non agricolo.
La domanda di assegno per il nucleo familiare deve essere presentata dal lavoratore all’INPS, esclusivamente in via telematica, mediante uno dei seguenti canali:
•    WEB, tramite il servizio on-line dedicato, accessibile dal sito www.inps.it, se in possesso di PIN dispositivo, di una identità SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di Livello 2 o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Il servizio sarà disponibile dal 1° aprile 2019;
•    Patronati e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di PIN.

L’utente potrà prendere visione dell’esito della domanda presentata accedendo con le proprie credenziali alla specifica sezione “Consultazione domanda”, disponibile nell’area riservata. Segnaliamo una guida illustrata (pdf)  a cura di FIRST CISL per presentare domanda online.
Le domande già presentate al datore di lavoro fino alla data del 31 marzo 2019 con il modello “ANF/DIP”, per il periodo compreso tra il 1° luglio 2018 ed il 30 giugno 2019 o a valere sugli anni precedenti, non devono essere reiterate, ma saranno gestite dai datori di lavoro.

Lavoratori settore agricolo – Per i soli lavoratori del settore agricolo a tempo indeterminato vale invece ancora la modalità precedente, con la domanda da presentare al datore di lavoro con il modello “ANF/DIP” (SR16) cartaceo come attualmente previsto.

IN ARRIVO CAMBIAMENTI? – Stando alle dichiarazioni del vicepremier Di Maio, ci sarebbe la volontà di sottoporre gli assegni familiari  a una revisione, proponendo  un assegno di 150 euro per ciascun figlio, indipendentemente dal reddito familiare, fino ai 26 anni dei figli (nel caso in cui studino e restino quindi a carico). Vedemo gli sviluppi di questa proposta.

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“Legge sul Durante e Dopo di Noi”: manca la relazione del 2018

Fonte www.siperando.it – «La seconda relazione al Parlamento sullo stato di applicazione della Legge avrebbe dovuto essere presentata entro il mese di giugno 2018, ma così non è stato; ciò appare grave anche alla luce del fatto che l’attuazione della legge su base regionale sembra, però, procedere a velocità diversa da Regione a Regione»: lo si legge in un Atto di Sindacato Ispettivo, ovvero in un’Interrogazione Parlamentare, presentata da numerosi Senatori a proposito della Legge 112/16, meglio nota come “Legge sul Dopo di Noi” o sul “Durante e Dopo di Noi”.

Un Atto di Sindacato Ispettivo, o per usare un termine più noti, un’Interrogazione Parlamentare, è stato presentata nei giorni scorsi da numerosi Senatori, per chiedere i motivi della mancata presentazione, per il 2018, della relazione sullo stato di attuazione della Legge 112/16 (Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare), meglio nota come “Legge sul Dopo di Noi” o “sul Durante e Dopo di Noi”.
L’articolo 8 di quella norma, infatti, prevede che il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali trasmetta alle Camere, «entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni della presente legge e sull’utilizzo delle risorse […]. La relazione illustra altresì l’effettivo andamento delle minori entrate derivanti dalle medesime disposizioni, anche al fine di evidenziare gli eventuali scostamenti rispetto alle previsioni».

«La relazione del primo anno di attività – si legge tra l’altro nell’Atto Parlamentare – pubblicata nel dicembre 2017, si è limitata a descrivere lo stato di avanzamento di questa prima fase in cui le Regioni hanno definito gli indirizzi di programmazione, propedeutica all’erogazione delle risorse per la realizzazione degli interventi sul territorio; l’analisi, quindi, fa riferimento alle risorse complessivamente stanziate nel biennio 2016-2017. Si tratta di una cifra corrispondente a poco più di 128 milioni di euro; l’attuazione concreta degli interventi e dei servizi a favore dei beneficiari della legge è di competenza dei Comuni e dovrebbe essere oggetto della seconda relazione; la seconda relazione al Parlamento sullo stato di applicazione della legge avrebbe, dunque, dovuto essere presentata entro il mese di giugno 2018, ma così non è stato; ciò appare grave anche alla luce del fatto che l’attuazione della legge su base regionale sembra, però, procedere a velocità diversa da Regione a Regione. Risulta, infatti, che soltanto in Lombardia, Marche, Molise e Toscana si è partiti con la stesura dei progetti individuali previsti dalla normativa; nelle Regioni Lazio, Campania, Basilicata, Calabria si è dato avvio all’attivazione delle richieste di redazione e approvazione dei progetti individuali; in Friuli-Venezia Giulia e Veneto si è deciso di co-progettare con gli “enti gestori” e di attuare per loro tramite gli interventi previsti dalla legge n. 112 del 2016; Emilia-Romagna e Liguria sono invece partite dall’individuazione e dall’intervento sugli immobili. In altre Regioni, invece, il processo sembra ancora agli inizi: ad esempio in Abruzzo, Puglia e Piemonte risulterebbe essere stata avviata solo una programmazione di carattere generale».

«I progetti individuali – conclude il documento – sono identificati come una tappa necessaria per la corretta applicazione della legge e occorre vigilare con attenzione su questo aspetto. Il punto principale del provvedimento è, infatti, la costruzione di percorsi di autonomia della persona con disabilità». Pertanto «si chiede di sapere quando verrà presentata alle Camere la seconda relazione sullo stato di applicazione della legge n. 112 del 2016.

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Mare disabili. Ecco i primi stabilimenti balneari aderenti al nuovo marchio di spiagge accessibili

Fonte www.disabili.com – Ecospiagge per tutti è un marchio di qualità che viene rilasciato alle strutture accessibili, sostenibili ed inclusive.

Nella giornata di ieri è stata presentata alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Vincenzo Zoccano, l’iniziativa Ecospiagge per tutti, nata dalla collaborazione tra Legambiente e Village for all, di cui vi abbiamo parlato nei giorni scorsi, che si pone l’obiettivo di dare uno strumento sia agli stabilimenti balneari sia ai turisti che cercano spiagge accessibili.
 
COME FUNZIONA – Si tratta di un nuovo marchio di qualità che viene rilasciato agli stabilimenti balneari sostenibili, responsabili e inclusivi, che possono ospitare tutti. Nato con l’obiettivo di sostenere il valore dell’ospitalità accessibile, ancora poco considerato in Italia, questa iniziativa vuole dare agli stabilimenti un supporto in più per essere accessibili, e agli ospiti (persone con disabilità, anziani, persone con problemi di mobilità, le famiglie con bambini piccoli, etc)  uno strumento utile per orientarsi nella scelta del luogo migliore, in grado di rispondere alle loro esigenze in fatto di vacanze accessibili.

A CHI VIENE RILASCIATO – La struttura interessata viene visitata dagli esperti Legambiente, che fanno poi un Audit completo sulle pratiche di sostenibilità, e verificano che essa sia idonea secondo i parametri previsti. Nello specifico, il marchio viene assegnato a tutti gli stabilimenti balneari che si saranno impegnati nell’adozione di misure di sostenibilità ambientale e di strumenti che garantiscano adeguati standard di accessibilità e di ospitalità per persone con disabilità, anziani, famiglie con bambini piccoli e persone con intolleranze alimentari.
Questa iniziativa ha come scopo ultimo quello di valorizzare chi si impegna ogni giorno per rispettare l’ambiente e prendersi cura dell’ospite. “Avere una spiaggia sostenibile, responsabile ed inclusiva significa migliorare il ‘comfort per tutti’ – ha spiegato Roberto Vitali, presidente di Village for all non trasformare il proprio lido in una ‘spiaggia per disabili’. Significa che tutti possono fare la vacanza che desiderano con i loro amici o la loro famiglia. A noi non piace parlare solo di accessibilità, ma di ospitalità accessibile per tutti, che possiamo coniugare nell’ambito della qualità.”

LE LINEE GUIDA – Il disciplinare di EcoSpiagge per tutti fornisce una serie di linee guida che indirizzano gli stabilimenti balneari verso questo percorso. Si sviluppa attorno a dieci argomenti, che rappresentano i punti cardine dell’ecologia ambientale e sociale, ovvero: produzione e gestione dei rifiuti, gestione della risorsa energetica, gestione della risorsa idrica, alimentazione e gastronomia, mobilità sostenibile, accessibilità ed inclusione, acquisti eco-sostenibili, valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, rumore, comunicazione ed educazione ambientale. Ogni area del disciplinare è composta da una breve descrizione dell’obiettivo da raggiungere, e da una serie di criteri specifici, che indicano i doveri delle strutture. Per quanto riguarda il tema dell’accessibilità, viene seguito il manuale operativo di Village for all.

GLI STABILIMENTI ADERENTI – I primi stabilimenti balneari che hanno già aderito sono: Rete d’Impresa delle Marine del Parco di Viareggio, Bagno Alhambra, Bagno Aretusa, Bagno Arizona, Bagno Ester, Bagno Mergellina, Bagno Teresa, Lidi di Comacchio, nel Parco del Delta del Po con il Bagno Gallanti Beach.

LE ATRE PROPOSTE DI VACANZA – Questa e altre iniziative dimostrano che finalmente il turismo accessibile (o l’ospitalità per tutti!) iniziano a essere seriamente considerati come un aspetto strategico del business turistico. Si moltiplicano, infatti, i progetti e le iniziative dedicate: segnaliamo ad esempio gli interessanti servizi del tour operator specializzato in vacanze disabili Bed & Care Travel o i viaggi di gruppo organizzati per persone disabili
a cura dell’associazione Strabordo.

E allora…buone vacanze a tutti!

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Presentazione della lettera Pastorale all’Arcivescovo Giuseppe Satriano

Diverse e diversificate sono le attività che l’associazione di famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, Anffas Onlus Corigliano, porta avanti da tempo attraverso progetti mirati a garantire la piena inclusione di tutti attraverso pari opportunità. In questa direzione si colloca anche l’iniziativa condotta nei mesi scorsi che ha prodotto la trascrizione della lettera pastorale dell’arcivescovo di Rossano Cariati, Giuseppe Satriano, in linguaggio facile da leggere.

Il Linguaggio Facile da Leggere è uno strumento fondamentale per consentire realmente le pari opportunità. Obiettivo è, infatti, rendere tutte le informazioni accessibili, facili da leggere, appunto, e da capire così come stabilito dall’articolo 9 (Accessibilità) della Convenzione  ONU sui diritti delle persone con disabilità, consentendo anche a chi ha una disabilità intellettiva di comprendere notizie importanti e di non essere discriminato nell’accesso alla informazione e formazione.

Pathways II è il nome del progetto europeo, condotto da Inclusion Europe e per Italia da Anffas, che ha prodotto questo strumento inclusivo per promuovere la formazione permanente di adulti con disabilità intellettiva e/o relazionale.

In Anffas Corigliano il progetto è stato realizzato dalla prof.ssa Idalina Cipriani, formatasi all’uopo, che ha guidato un gruppo di giovani associati nella lettura della lettera pastorale e nella traduzione in linguaggio facile. Il documento è stato poi trasmesso ai lettori di prova di Anffas Nazionale, persone con disabilità che svolgono la funzione di formatori con l’obiettivo di controllare se quanto scritto è realmente in linguaggio accessibile, per l’approvazione. La Lettera Pastorale, così trascritta, è stata consegnata all’Arcivescovo in occasione della visita presso il palazzo arcivescovile, per gli auguri di Pasqua.

Questo tipo di attività è ormai consuetudine in Anffas Corigliano, i ragazzi, infatti, con tale metodo leggono e comprendono argomenti vari e realizzano il giornalino associativo.

 

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Legge sul reddito di cittadinanza: il giudizio negativo della FISH

Fonte www.superando.it – «Il testo della Legge approvata conserva le lacune e i limiti da noi più volte denunciati, nelle audizioni alla Camera e al Senato e nelle interlocuzioni istituzionali di queste settimane, oltreché negli organi d’informazione»: così Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) commenta l’approvazione della Legge su reddito e pensione di cittadinanza, a conclusione del percorso di un provvedimento su cui la stessa FISH e in generale il movimento delle persone con disabilità avevano chiesto significativi emendamenti.

«Il testo approvato conserva le lacune e i limiti più volte da noi denunciati, nelle audizioni alla Camera e al Senato e nelle interlocuzioni istituzionali intrattenute in queste settimane, oltreché sugli organi d’informazione»: così Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) commenta la conversione in legge (Legge 26/19) del Decreto Legge 4/19 su reddito e pensione di cittadinanza, ciò che ha concluso il percorso di un provvedimento su cui la stessa FISH e in generale il movimento delle persone con disabilità avevano chiesto significativi emendamenti.

«Ai fini della concessione dell’erogazione del reddito e della pensione di cittadinanza – si legge in una nota diffusa dalla Federazione -, nonostante alcune correzioni minime “di bandiera”, il provvedimento continua ad essere meno vantaggioso per i nuclei in povertà assoluta con persone con disabilità rispetto agli altri. Continuano inoltre ad essere computate le provvidenze assistenziali quale reddito familiare, e continua ad essere pressoché ininfluente la presenza di una persona con disabilità all’interno dei nuclei potenzialmente beneficiari delle nuove misure. Al di là, poi, dei gravi effetti pratici immediati, ancora una volta non si considera quello che è un elemento centrale nella costruzione delle politiche sociali, ovvero che troppo spesso la disabilità è causa di impoverimento e di conseguente esclusione sociale».
«Finché non vi sarà consapevolezza di queste correlazioni – annota a tal proposito Falabella – le politiche per l’inclusione sociale non potranno che essere fallimentari. Ed è con questa considerazione che affrontiamo il prossimo confronto, quello riguardante l’annunciato Codice Unico sulla Disabilità ritenuto centrale da questo Governo, ma su cui non vi sono – per ora – impegni di spesa».
Il riferimento di Falabella è segnatamente allo Schema di Legge Delega approvato dal Consiglio dei Ministri, che a breve arriverà alle Camere, formalizzando l’annunciato intento di redigere appunto «un Codice che razionalizzi e riveda tutta la normativa vigente in materia di disabilità».

«Si tratta – sottolinea il Presidente della FISH – di un obiettivo imponente che il Governo non potrà perseguire senza un confronto con le organizzazioni delle persone con disabilità, ma nemmeno senza accogliere pienamente i princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, senza quella consapevolezza che in questo caso è mancata, senza un adeguato investimento di risorse. Agiremo pertanto con propositiva determinazione già in sede di discussione della Legge Delega, per evitare che il tutto si risolva in un’ennesima occasione persa. Ci si augura quindi di incontrare in questo percorso la dovuta attenzione. Nel frattempo, però, non si può dimenticare che alla fine del 2017 è stato pubblicato il Secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, mirato alla concreta attuazione della Convenzione ONU. A quella norma di indirizzo, inspiegabilmente in stallo, va data rapida attuazione, senza attendere il Codice dai tempi imponderabili».

Sul tema suggeriamo anche la Lettura dell’ampio approfondimento pubblicato dal Servizio HandyLex.org (a questo link). Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

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Disabilità, visite guidate e viaggi d’istruzione: la parola d’ordine è nessuno escluso!

Fonte www.disabili.com – Aprile: è tempo di gite, di uscite didattiche sul territorio, di viaggi d’istruzione. Sono occasioni importanti, culturali e relazionali e tutti gli alunni hanno il diritto di partecipare

Le visite guidate ed i viaggi d’istruzione, come specificato nella nota del MIUR n. 645/02, rappresentano un’opportunità fondamentale per la promozione dello sviluppo relazionale e formativo di ciascun alunno e per l’attuazione del processo di integrazione scolastica dello studente con disabilità: nessuno dev’essere escluso. Eppure, a volte, accade. Come poter assicurare il diritto alla partecipazione di ogni allievo?

In base alle norme sull’autonomia scolastica sono oggi le scuole a decidere i criteri delle uscite didattiche e dei viaggi d’istruzione, come indicato dalla nota del MIUR n. 2209/12, nella quale si prevede che l’effettuazione di viaggi di istruzione e visite guidate deve tenere conto dei criteri definiti dal Collegio dei docenti in sede di programmazione dell’azione educativa e dal Consiglio di istituto o di circolo nell’ambito dell’organizzazione e programmazione della vita e dell’attività della scuola. Spetta quindi agli Organi Collegiali fissare i criteri generali organizzativi di tutte le tipologie di uscita e ancora meglio approvare uno specifico Regolamento.

Le scuole devono garantire la partecipazione di tutti e, quindi, nel decidere i luoghi da visitare, le strutture dove soggiornare o i mezzi di trasporto da utilizzare, devono preventivamente domandarsi se siano compatibili con la condizione di disabilità di alcuni alunni, pianificando gli adeguamenti necessari ad evitare ogni forma di esclusione. Dev’essere inoltre garantita, se necessaria, la presenza di un docente in più o quella dell’assistente; può essere consentita quella di un familiare, ma la scuola non può in nessun caso subordinare il diritto di partecipazione alla presenza di quest’ultimo. Per poter assicurare la piena partecipazione di tutti gli alunni, pertanto, è fondamentale che le visite guidate ed i viaggi d’istruzione siano pianificati in maniera puntuale e con grande anticipo.

Tali attività rientrano nelle pratiche didattiche e formative e vengono quindi programmate dai docenti, i quali pianificano le uscite in relazione ai bisogni formativi degli alunni ed alle situazioni presenti nelle classi. Pertanto, organizzare un viaggio che renderebbe difficile la partecipazione di un alunno rappresenterebbe un evidente atteggiamento discriminatorio. Spetta alla comunità scolastica la scelta delle modalità più idonee a garantire l’esercizio di un diritto. Ai sensi del D.P.R. 275/99 gli istituti scolastici hanno completa autonomia nella definizione delle modalità di progettazione di viaggi di istruzione e visite guidate. Non è più in vigore l’obbligo della presenza di un docente ogni 15 alunni, anche se le scuole continuano, orientativamente, ad attenersi a un rapporto non molto difforme. In presenza di un alunno con disabilità, si prevede, generalmente ma non obbligatoriamente, la presenza di un docente in più, non necessariamente di sostegno. Il docente di sostegno, infatti, è assegnato alla classe e non all’alunno e l’integrazione è un processo in cui tutti i docenti della classe sono corresponsabili.

Accompagnare gli alunni nei viaggi di istruzione non rientra tra le attività obbligatorie dei docenti. Si tratta infatti di attività aggiuntive che richiedono la disponibilità del personale e perciò non possono essere imposte. La possibilità di organizzare uscite didattiche e viaggi d’istruzione è quindi subordinata alla disponibilità degli insegnanti a partecipare. Pertanto, sarà premura del Dirigente Scolastico verificare quanti docenti siano disponibili ad accompagnare gli allievi e quanti altri si offrano per un’eventuale sostituzione. Naturalmente, ciò vale anche per il docente di sostegno. La sua eventuale indisponibilità, tuttavia, non compromette in alcun modo la partecipazione dell’alunno con disabilità. Se si rende necessaria la presenza di un docente in più può partecipare un altro docente della classe. Le disponibilità date ad inizio anno scolastico, inoltre, non comportano un obbligo. In caso di sopravvenuti impedimenti può accadere che un insegnante non possa partecipare e proprio per questo sono previsti eventuali sostituti. L’eventuale indisponibilità sopravvenuta di uno o più docenti non può e non deve compromettere la partecipazione di un alunno con disabilità. In situazioni estreme, se non risolvibili, le uscite o i viaggi di istruzione devono essere annullati per tutti, non solo per qualcuno.