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Archivio mensile marzo 2019

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Dal 1 Aprile parte la campagna di raccolta fondi di FIA #sfidautismo 2019

Fonte ANGSA Onlus – In occasione della Giornata mondiale per l’autismo del 2 aprile 2019 per promuovere la consapevolezza sull’autismo FIA- Fondazione Italiana Autismo, nata nel 2015 con l’obiettivo di sostenere la ricerca scientifica sull’autismo, durante la settimana del prossimo 2 aprile sarà impegnata con la Rai in una raccolta fondi attraverso il numero solidale 45589 e, facendo appello alla solidarietà di chi condivide le difficoltà di vivere con l’autismo, vuole offrire ai bambini, ai ragazzi e agli adulti con autismo la speranza di una migliore qualità di vita; vuol  far sì che  nessuno sia dimenticato o abbandonato.

Rientra nello spettro autistico 1 bambino ogni 68 nati. L’autismo può determinare difficoltà a comunicare, a interagire e a condividere interessi e attività con gli altri, e può causare anomalie delle percezioni sensoriali. Queste difficoltà si manifestano fin dalla prima infanzia e causano nella maggioranza dei casi problemi di apprendimento e di comportamento che richiedono forti livelli di supporto e, se perdurano per tutta la vita, condannano all’esclusione e all’isolamento le persone con autismo e le loro famiglie. 

Grazie ai progressi della  ricerca scientifica, alle diagnosi più precoci e diffuse, al perfezionamento e alla diffusione degli interventi basati sulle prove di efficacia, le condizioni delle persone con autismo possono migliorare sensibilmente.

È quindi necessario e urgente sviluppare nuovi studi di ricerca per progredire nella conoscenza delle cause, dei meccanismi neurobiologici sottostanti e di nuovi interventi.

La campagna di raccolta fondi di FIA #sfidautismo 2019 ha questo obiettivo.

Potete trovare tutte le informazioni sulle diverse possibilità per donare leggendo le

 istruzioni per donare

Dal 1 al 14 aprile 2019 sfidiamo l’autismo con un SMS Solidale donando al numero 45589

Per maggiori informazioni: www.fondazione-autismo.it

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Anffas: ennesima importante sentenza sul diritto ad ottenere e vedere attuato il progetto individuale di cui all’art. 14 della legge 328/2000.

La mancata predisposizione e concreta attivazione del progetto può addirittura essere considerato reato. E non solo! 

Sei una persona con disabilità, o un suo familiare che ha chiesto al Comune di predisporre, d’intesa con la Asl, un progetto individuale (di vita) ai sensi dell’articolo 14 Legge n. 328/00 (utile anche per l’applicazione per le persone con disabilità grave degli interventi previsti dalla legge n. 112/2016 sul durante e dopo di noi), e non l’hanno fatto?

Puoi ricorrere al Tar e fare in modo che tale Autorità Giudiziaria ordini ciò.

Il Comune non adempie ulteriormente? Ecco che lo stesso Giudice fa scattare la segnalazione alla Procura della Repubblica affinché si apra un procedimento penale a carico del funzionario pubblico che abbia continuato ad essere inadempiente alla statuizione giudiziaria, ravvisandosi gli estremi del reato di cui all’articolo 328 del codice penaleRifiuto di atti d’ufficio. Omissione”.

È questo quanto è stato statuito nella recente sentenza del Tar Catania n. 559/2019 (scaricabile qui), con la quale si è accolto il ricorso di un papà della Provincia di Enna che, pur avendo visto consacrato in una precedente sentenza il diritto di sua figlia con disabilità grave ad avere un suo progetto di vita (che individuasse un percorso di sviluppo delle autonomie e di crescita onde raggiungere obiettivi di miglioramento con l’attivazione di conseguenziali supporti e sostegni da realizzare in maniera coordinata ed efficace), ha continuato a non ricevere alcuna risposta dal Comune interessato.

Tale atteggiamento è stato, non a caso, ritenuto gravissimo, anche perché di fatto ha fermato per lungo tempo la predisposizione di una congerie di interventi ritenuti indispensabili per la persona con disabilità interessata, tra l’altro minorenne, determinando un grave arresto nel suo sviluppo, proprio quando i suoi pari età, in fase adolescenziale, acquisiscono meccanismi ed autonomie utili per tutta la vita.

Ma vi è di più!

Gli avvocati Gianfranco de Robertis, Ettore Nesi e Alberto Caruso, che hanno assistito il genitore in questa lunga battaglia, fanno notare che il Tribunale Regionale Amministrativo di Catania, dovendo nominare un commissario ad acta che si sostituisse al funzionario comunale inadempiente per garantire finalmente la predisposizione di tale progetto, ha anche stabilito che il compenso pagato dal Comune a tale commissario per esercitare tale funzione in sua sostituzione possa qualificarsi anche come danno all’erario, di cui quindi dovrà rispondere il medesimo funzionario inadempiente innanzi anche alla Corte dei Conti.

“È deprimente assistere a vicende come queste, in cui la persona con disabilità ed i suoi familiari continuano ad essere ostaggio di una burocrazia cieca e sorda. Burocrazia che, anche grazie ad una classe politica assente e latitante, intende ancora ritenere gli interventi a sostegno e supporto delle persone con disabilità non come diritti sacrosanti da dover garantire per dare pari opportunità di vita a queste rispetto agli altri, ma mere concessioni da elargire se, quando e come da loro stessi deciso” – tuona Roberto Speziale, Presidente Nazionale Anffas Onlus (Associazione Nazionale Famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), a cui è associato il padre in questione.

“Ogni giorno sempre più assistiamo a situazioni di tal genere, che dobbiamo contrastare come Associazione, genitori e familiari, ricorrendo alla Magistratura per difendere i diritti delle nostre persone con disabilità – continua Speziale -, ma è giusto che i diritti delle persone con disabilità debbano essere resi esigibili solo dai tribunali? Certamente ringraziamo la magistratura che, ancora una volta, ha non solo fatto prevalere il diritto, ma ha anche dimostrato attenzione e sensibilità, però non possiamo non avere chiaro che tutto questo denuncia una “patologia del sistema” ed una incapacità, se non una mancata volontà della politica e della burocrazia, a far sì che i diritti delle persone con disabilità non siano più “gentili concessioni”.

Il danno che questo stato di cose continua a fare alle persone con disabilità ed ai loro familiari è enorme ed irreparabile. Infatti l’omissione o il ritardo nel predisporre ed attivare il progetto di vita non solo rappresenta, come visto con questa importante sentenza, una omissione penalmente e patrimonialmente perseguibile ma soprattutto compromette spesso irrimediabilmente il già difficile percorso di crescita e di vita dei nostri figli con disabilità.

Perciò conclude Speziale “Queste sono delle gravi responsabilità e non solo dei funzionari che vanno fortemente denunciate e per questo rivolgo un invito a tutte le famiglie, forti anche di questa ulteriore sentenza del tribunale di Catania, di richiedere in massa la predisposizione del progetto individuale ai sensi e per gli effetti delle legge 328/2000 e anche per la legge 112/2016 sul durante e dopo di noi e, in caso di mancate ed adeguate risposte, non esitare a rivolgersi alla magistratura.”

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Bambini e ragazzi con disabilità: approccio empatico per superare etichette, stigma e pregiudizio

Fonte www.disabili.com – Un atteggiamento aperto al dialogo, all’ascolto, con al centro l’empatia, può aiutare famiglie ed insegnanti a rapportarsi in modo adeguato con la disabilità

In un recente articolo è stato ripreso il problema della classificazione e della stigmatizzazione che non di rado accompagna le persone che hanno ricevuto una diagnosi. In genere esse sono anche accompagnate da numerosi acronimi che creano non poca confusione tra i non addetti ai lavori.

Si tratta in verità di un rischio concreto, perché una diagnosi o, comunque, il riconoscimento di un bisogno educativo speciale, ha la finalità di tutelare il rispetto di una esigenza, di una necessità peculiare. Eppure espone al rischio di etichetta, di pregiudizio, di classificazione. Stigma. A. Canevaro riflette sulla questione: abbiamo tutti una diagnosi. Io, per esempio, ho problemi di equilibrio. Chi scrive, altro esempio, vede poco. E’ un fatto, certamente non raro. E però, va da sé, alcune diagnosi definiscono i contorni della percezione che si ha di qualcuno. Ci sono aspettative, importanti, da parte delle famiglie, della scuola, della società e l’inatteso destabilizza, crea nuove percezione.

Ma come si fa a superare questo limite percettivo? Come evitare di fare della prossimità paternalismo? Come arginare le etichette? Bisogna farlo, è fondamentale, è l’unica via per credere davvero nelle possibilità, nelle potenzialità, nella massima espressione delle persone con disabilità. Ed è importantissimo che questo percorso venga avviato in primo luogo dalle famiglie e dagli insegnanti, cioè dalle figure più prossime ai ragazzi con disabilità, le prime che possono e devono credere in loro.

Un termine che può aiutare in questo cammino è forse l’empatia, vale a dire la capacità la di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione dell’altro, di comprendere pienamente lo stato d’animo altrui. L’empatia è un sentire dentro, è mettersi nei panni dell’altro, è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed è fondamentale nell’approccio con la disabilità. Non a caso rientra nei programmi di studio dei corsi di specializzazione per il sostegno.

Talvolta si tende ad usare alcuni termini generici, con valore positivo, come amore, passione, missione o vocazione, quando ad esempio ci si riferisce alla professione del docente si sostegno. Si tratta in realtà di approssimazioni che indicano in direzione di tale prossimità, connotata, però, in maniera più puntuale col concetto di empatia. Essa si apprende, si insegna, si promuove tra i pari e con essa possono crearsi le condizioni per la percezione adeguata del valore assoluto di ogni singolo individuo, di ogni persona.

E così anche altri termini possono ritrovare rinnovata cittadinanza, come la stessa disabilità, che rimane svantaggio personale, nelle situazioni, non necessariamente stigmatizzante. Una menomazione resta, va da sé, una limitazione funzionale pure. Però sullo svantaggio possiamo lavorare, per arginarlo massimamente e questo vale anche per lo svantaggio sociale. Anche il termine handicap, caduto in disgrazia ben più di altri termini forse ben più compromettenti, può ritrovare il significato che gli è proprio, vale a dire lo svantaggio sociale. Anche l’ostilità verso alcuni termini può apparite retorica, in fondo, dato il loro valore neutro. Uno svantaggio non è che svantaggio, è reale, percepibile. Sta alla società intera impegnarsi per il suo superamento.

Scrive infatti il prof. Canevaro, che all’inclusione ha dedicato tanti dei suoi studi: una persona è relativamente “handicappata”, cioè l’handicap è un fatto relativo e non un assoluto, al contrario di ciò che si può dire per il deficit. In altri termini, un’amputazione non può essere negata ed è quindi assoluta; lo svantaggio (handicap) è invece relativo alle condizioni di vita e di lavoro, quindi alla realtà in cui l’individuo amputato è collocato. L’handicap è dunque un incontro fra individuo e situazione.

Piuttosto che accusare le parole, dunque, sarebbe il caso di creare ogni giorno le condizioni per il superamento dell’handicap. L’empatia può aiutarci, in questo impegno, a superare la nostra stessa percezione stigmatizzante, che talvolta limita le stesse possibilità di tale superamento

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Open Day 2019

Tutte le strutture associative – circa 1000 in tutta Italia – in cui Anffas da 61 anni si prende cura e carico di oltre 30.000 persone con disabilità e dei loro familiari, il prossimo 28 marzo con la formula “Open Day” organizzeranno, con il protagonismo diretto delle persone con disabilità, convegni, spettacoli e tante altre iniziative volte a diffondere la cultura dell’inclusione sociale, delle pari opportunità, della non discriminazione e del diritto di decidere.

Ad accogliere la cittadinanza ci saranno le persone con disabilità, i loro genitori e familiari, gli associati Anffas, gli operatori, i volontari e tutti coloro che, a vario titolo, operano in Anffas e collaborano con essa, con l’obiettivo primario di diffondere la cultura della disabilità basata sui diritti umani e portando la collettività a contatto con una realtà che è molto distante da quella stereotipata che stigmatizza le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale e che le vede, sbagliando, solo come pesi.

Con Anffas Open Day, infatti, Anffas Tutta vuole ancora una volta contrastare cliché, pregiudizi e discriminazioni che purtroppo continuano a circondare le persone con disabilità, in particolare con disabilità intellettive e del neurosviluppo, coinvolgendo la collettività nella costruzione di una società pienamente inclusiva e basata anche sul concetto e sulla cultura dell’autorappresentanza.

Con rinnovato entusiasmo e determinazione, quindi, Anffas Tutta si prepara al 28 marzo 2019 per “aprire le porte all’inclusione sociale” e rendere evidente che, con i giusti sostegni le persone con disabilità possono raggiungere grandi traguardi, spesso ritenuti impossibili e possono prendere le decisioni che le riguardano. Traguardi raggiunti anche grazie ad un costante e prezioso lavoro quotidiano realizzato nelle strutture associative Anffas, che mettendo al centro le persone con disabilità, le vedono sempre più impegnate in prima persona, su temi quali la cittadinanza attiva, il linguaggio facile da leggere, l’autonomia, l’autodeterminazione, l’autorappresentanza e il diritto di decidere. Tanti quindi gli obiettivi raggiunti ma tante le cose ancora da fare!

Anffas invita quindi tutti i cittadini a partecipare a questa grande festa, a conoscere l’Associazione, le famiglie e gli amici che la compongono e le tante attività e iniziative che ogni giorno vengono realizzate per promuovere un futuro in cui nessuno sia più discriminato a causa della disabilità e in cui vengano garantiti a tutti pari opportunità e piena inclusione sociale!

PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

Orario: 09:30 -18:30     
Mattino: porte aperte alla cittadinanza ed alle scuole. 
Pomeriggio: installazione interattiva “Sogno e son desto”. Mostra di sogni sognati, desiderati ed avverati realizzata con gli autorappresentanti e le persone che frequentano il centro Anffas.                     
Per informazioni: tel: 0983854879 – info@anffascorigliano.it

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INSEDIATA LA CONSULTA DEL TERZO SETTORE DELLA CALABRIA

Fonte Terzo Settore Calabria – La Riforma del Welfare in Calabria deve trovare urgente attuazione. L’accorato appello è stato rivolto a tutte le forze politiche perché si riapproprino della loro missione che è quella di dare risposte adeguate alle fasce deboli della Calabria.
E’ questo il primo forte messaggio che la Consulta Regionale del Terzo Settore, insediatasi il 20 marzo a Catanzaro, alla presenza dell’Assessore Angela Robbe, del Direttore Generale Varone, della dirigente Dott.ssa Barone e del Dr. Giovanni Latella ha inviato a tutti gli attori politici ed istituzionali.
La Consulta del Terzo Tettore, organismo previsto dalla legge regionale 23 del 2003, è composta da 25 realtà, gran parte delle quali collegate alle grandi organizzazioni del Terzo Settore Nazionale.
La Consulta è stata istituita con il fine di potenziare la programmazione nel campo socio-assistenziale, così come recita la già richiamata legge 23, che recepisce la legge 328 del 2000 ancora non attuata in Calabria.
Gianni Pensabene, portavoce del Terzo Settore della Calabria è stato eletto presidente, e nel suo intervento di apertura ha raccolto e dato immediatamente voce alle indicazioni di tutte le organizzazioni che da anni chiedono che venga attuata in Calabria una Riforma di cui tutto il mondo del sociale attende da ben 19 anni. Tale ritardo è ormai assolutamente ingiustificabile ed incomprensibile.
Come ha rimarcato anche l’assessore Robbe nel suo intervento introduttivo, la politica deve avere delle priorità: i bisogni dei disabili, degli anziani, delle donne e dei minori in difficoltà non possono attendere i tempi della politica neanche nello approssimarsi delle elezioni.
Nicoletta Rossi, eletta vice-presidente della consulta ha ripreso è rilanciato tali concetti dicendosi convinta che tutto il lavoro che è stato svolto negli ultimi tre anni deve trovare una sua urgente conclusione.
La consulta si riunirà nuovamente a breve termine per dare il proprio contributo di collaborazione a tutte le istituzioni impegnate nella Riforma ed allo stesso tempo per individuare tempi ed iniziative che servano a sollecitare il cammino della Riforma.
I piccoli i poveri, le persone in difficoltà reclamano con forza una risposta.

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Assistenza igienica degli alunni con disabilità: i collaboratori hanno una formazione adeguata?

Fonte www.disabili.com – Le norme stabiliscono che la cura igienica degli alunni con disabilità spetta ai collaboratori scolastici. Vengono però formati per questo delicato compito?

Già in passato ci siamo occupati dell’assistente di base igienico-personale, vale  a dire della figura di assistenza materiale di cui necessitano gli alunni con disabilità non autonomi nell’uso dei servizi igienici. Fin dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) – Comparto Scuola – del triennio 1998/2001, tra le mansioni del collaboratore scolastico viene indicata l’assistenza agli alunni con disabilità nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale. La nota del MIUR n. 3390/01 ha poi indicato gli standard di competenza per un qualificato esercizio di tale funzione di assistenza, prevedendo percorsi formativi di puericultura, igiene, relazionalità, individualizzazione, nozioni di pronto soccorso e di prima assistenza. Tali mansioni sono state poi ribadite nel CCNL 2002/2005. Nelle azioni di valorizzazione delle figure di Assistenti, Tecnici ed Amministrativi (ATA), il CCNL ha previsto l’individuazione di uno o più collaboratori scolastici per ognuna delle scuole con presenza di alunni con disabilità da avviare a specifici percorsi di formazione.

Più di recente siamo tornati ancora sull’argomento, poiché il D. Lgs n. 66/17 è  intervenuto sulla questione prevedendo nuove importanti disposizioni. In tale norma si prevede, infatti, che i collaboratori vengano assegnati per lo svolgimento dei compiti di assistenza tenendo conto del genere degli alunni.

Non sono mancate, però, le perplessità circa tali disposizioni normative, data la delicatezza di un compito assegnato a personale che ricopre già molti altri ruoli. Vi sono alunni, infatti, che necessitano di una figura di assistenza pressoché continua, che difficilmente può essere affidata a personale che ricopre molte altre mansioni. Una nota sindacale ha inoltre ritenuto illegittimo obbligare il collaboratore scolastico a questa mansione, non essendo uno specialista.

Nei giorni scorsi vi è stato un interessante scambio epistolare in merito tra l’avvocato S. Nocera ed un gruppo di collaboratori scolastici, dal quale sono emerse posizioni molto distanti. I collaboratori hanno evidenziato il loro mansionario vario, sovraccaricato di un ulteriore compito. Hanno sottolineato, inoltre, che tale ruolo dovrebbe essere ricoperto da personale qualificato: il cambio del pannolino non è assolutamente un’operazione semplice, in quanto non si parla di neonati, ma di persone ormai grandi… Comprenderete quindi tutte le difficoltà che troviamo nel sollevarli, muoverli, nel fare delle manovre e movimenti che potrebbero essere pericolosi… Tutto ciò senza alcuna tutela, senza alcun regolamento per i soggetti interessati… Chiediamo che venga al più presto revocata questa mansione di fatto assolutamente estranea al nostro profilo professionale, per affidarla a personale socio-sanitario specializzato… Ritenendo profondamente ingiusto ciò, siamo fermamente convinti e pronti a denunciare in tutte le sedi di competenza. La dignità dei minori, dei disabili e dei lavoratori va rispettata.

Dura è stata la replica di S. Nocera, il quale ha evidenziato che le organizzazioni sindacali confederali hanno firmato il CCNL dopo avere consultato gli iscritti ed hanno stabilito che i collaboratori scolastici che spontaneamente o su incarico del Dirigente Scolastico avrebbero dovuto svolgere il delicato compito dell’assistenza igienica agli alunni con disabilità, avrebbero dovuto frequentare un corso di formazione sufficiente per acquisire le competenze richieste. Hanno inoltre stabilito che al termine del corso i collaboratori venissero inquadrati alla qualifica superiore e ricevessero un rimborso forfettario di circa 1.000 euro annui, senza aumento dell’orario di lavoro. Tale compenso è entrato nella base pensionabile, a differenza di tanti altri emolumenti. Il D. Lgs. n. 66/17 ha previsto che i compiti di assistenza igienica devono essere assegnati nel rispetto del genere degli alunni e quindi anche dei collaboratori. La Sentenza 22786/16 della Corte di Cassazione, infine, ha stabilito che i collaboratori scolastici che si rifiutano ingiustificatamente di eseguire l’ordine di servizio del Dirigente Scolastico circa l’obbligo di assistenza igienica agli alunni con disabilità, commettono il reato e ha condannato gli inadempienti al risarcimento dei danni.

I collaboratori intendono portare avanti la loro battaglia: riteniamo che tale mansione non abbia assolutamente nulla a che fare con il nostro lavoro. Noi non ci sentiamo rappresentati dai Sindacati che hanno firmato il CCNL e riteniamo profondamente inqualificabile da parte delle istituzioni, lasciare i ragazzi disabili alla nostra mercé…

Le norme, è evidente, sono chiare in merito. Resta però da chiedersi se effettivamente la cura igienica degli alunni con disabilità sia un compito coerente con il mansionario dei collaboratori e se essi ricevano concretamente quella formazione necessaria per svolgere tale compito con competenza.