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Archivio mensile giugno 2019

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Non autosufficienza: verso il Piano

Fonte comunicato stampa FISH* – La FISH ha partecipato al Tavolo convocato dal Ministero del Lavoro per iniziare un confronto per la definizione di un Piano nazionale sulla non autosufficienza. Presenti sia le organizzazioni delle persone con disabilità che referenti sindacali, della Conferenza delle Regioni, dell’ANCI, dell’INPS, del Forum del Terzo Settore*. Presenti per il Governo i sottosegretari Claudio Cominardi (Lavoro e politiche sociali) e Vincenzo Zoccano (Famiglia e disabilità).

Il confronto parte correttamente dall’analisi dei dati sulla spesa e sull’impiego del Fondo per la Non Autosufficienza (FNA) che negli ultimi anni ha visto un progressivo aumento degli stanziamenti, giungendo per il 2019 a circa 570 milioni di euro. Il Ministero del Lavoro ha prodotto un report sulla base del monitoraggio sull’impiego del Fondo da parte delle Regioni (non tutte hanno risposto).

Va ricordato che nel tempo il Ministero del Lavoro, in occasione dell’approvazione dei relativi decreti di riparto, ha introdotto alcuni indicatori selettivi che consentissero di individuare le disabilità gravissime o, per essere più precisi, quelle persone non autosufficienti che necessitano di assistenza vitale. Nel 2016 sono state individuate con precisione alcune condizioni patologiche che rientrassero in quella indicazione espressa dal legislatore, fornendo anche gli indicatori (scale) da applicare.

Uno sforzo ulteriore è stato praticato per individuare le effettive condizioni di grave carico assistenziale. Anche su questo sono stati individuati indicatori, di facile applicazione, che consentano di delineare vari livelli di bisogno assistenziale e, conseguentemente, graduare interventi tenendo conto della limitazione delle risorse a disposizione. Al momento questi indicatori non sono ancora stati adottati.

Da una analisi del Ministero del Lavoro, attualmente il Fondo raggiunge solo il 5% dei titolari di indennità di accompagnamento. Quindi i destinatari effettivi sono ancora molto limitati: circa 110 mila beneficiari, di cui circa 50 mila gravissimi.

La suddivisione delle risorse ipotizzata inizialmente era di almeno 50% ai gravissimi. In realtà, dai dati prodotti dal Ministero si rileva una notevole differenza dalle percentuali stimate e soprattutto una grande disomogeneità territoriale. In particolare, in alcuni casi si è andati ben oltre il 50% per i gravissimi (ad esempio, il Molise all’85%). In genere nel Mezzogiorno si tende a offrire maggiori garanzie a quelle situazioni, anche se, su scala nazionale, la spesa per i gravi è superiore a quella per i gravissimi. Si tratta di disparità territoriali verosimilmente legate alle diverse politiche regionali e alla diversa qualità dei servizi. Ma altre disomogeneità si ravvisano anche nelle modalità di accesso al Fondo, ad esempio nel ricorso all’ISEE familiare anziché quello più favorevole socio-sanitario.

Una tendenza prevalente è invece quella della tipologia di supporto richiesto e concesso: quello dell’assistenza indiretta, cioè dell’assegnazione di contributi di natura economica che assumono denominazione diversa a seconda delle regioni (ad esempio, assegno di cura, contributo per la non autosufficienza ecc.). Questa voce rappresenta circa il 90% della spesa complessiva.

Su queste analisi e valutazioni, oltre che sulle elaborazioni successive, c’è l’intento, come detto, di costruire un Piano nazionale per la non autosufficienza.

Sul punto FISH, da sempre in prima linea su questi aspetti, ha espresso alcune preliminari considerazioni.

In linea generale il FNA deve essere considerato come fondo integrativo e non sostitutivo di servizi non resi o di politiche regionali assenti o deboli. In tal senso è centrale, nella realizzazione del Piano per la Non Autosufficienza, monitorare la qualità della spesa delle Regioni per evitare sperequazioni territoriali come oggi avviene.

L’ultima legge di bilancio prevede uno stanziamento per il FNA pari a 573 milioni per il 2019, 571 per il 2020 e 569 per il 2021. Dal 2022 il bilancio prevede 5,6 miliardi l’anno. La FISH chiede la conferma di questo intento e, possibilmente, di anticiparne lo stanziamento.

Il terzo elemento riguarda l’individuazione dei destinatari di queste misure: gli strumenti e le modalità dovrebbero essere basati su un riconoscimento della condizione di disabilità congruente con la Convenzione ONU e quindi anche individuando le necessità di maggiore sostengo assistenziale.

Un ulteriore centrale elemento riguarda i progetti per la vita indipendente: devono uscire dallo sperimentalismo in cui sono fino ad oggi confinati con un finanziamento residuale, per diventare una opportunità realmente perseguibile con continuità e certezza su tutto il territorio nazionale. Quindi finanziamento proprio e specifico e diffusione di modelli consolidati.

“Sarà un percorso impegnativo e di intensa elaborazione per il quale però siamo attrezzati, – commenta a margine dell’incontro il Presidente di FISH Vincenzo Falabella forti di elaborazioni pluriennali che hanno avuto il merito di porsi in un’ottica di ascolto, confronto e sintesi. Ad iniziare dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità all’interno del quale già abbiamo ampiamente condiviso molte riflessioni poi confluite nel secondo Programma d’azione.”

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Riforma del turismo: la novità è quello accessibile

Fonte www.superabile.it – Un sistema integrato di offerta in grado di accogliere le esigenze speciali, fra cui quelle delle persone disabili, un brand nazionale e una rete tra enti locali, operatori turistici e associazioni. Ecco cosa prevede il ddl “Delega al governo in materia di turismo”.

C’è anche il turismo sanitario e termale (basato su un’offerta di viaggio e permanenza improntata sulla cura della salute e la ricerca del benessere, che preveda trattamenti sanitari specifici e assistenza da parte di personale medico professionalmente qualificato), più quello accessibile, nel disegno di legge delega in materia di turismo su cui il governo dovrà adottare uno o più decreti di settore entro i prossimi due anni. Ed è questa la principale novità introdotta dopo l’avvenuto esame in commissione Attività produttive e su cui due giorni fa la Camera ha iniziato la discussione generale in assemblea.
 
L’idea è quella di “sviluppare il modello di turismo accessibile, inteso come sistema integrato di offerta in grado di accogliere le esigenze speciali che meritano maggiore attenzione, fra cui quelle delle persone con disabilità, delle famiglie numerose, degli anziani e dei giovani, attraverso progetti e programmi che agevolino l’accesso all’esperienza turistica indipendentemente dalle condizioni personali, sociali ed economiche, mediante l’armonizzazione della normativa nazionale agli articoli 7 e 30 della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità, la promozione di interventi mirati al soddisfacimento di specifiche richieste connesse a problematiche di allergie e intolleranze alimentari, la creazione di un brand Turismo accessibile Italia e la sua promozione a livello nazionale e internazionale, la promozione di un’offerta integrata di servizi turistici attraverso la creazione di una rete accessibile tra gli enti locali, gli operatori turistici, le associazioni e le organizzazioni maggiormente rappresentative, le federazioni sportive dilettantistiche”, si legge tra gli emendamenti approvati la settimana scorsa.
 
“Per individuare misure inclusive e a basso costo si prevede, e questa è una novità importantissima, anche l’utilizzo del patrimonio immobiliare pubblico”, ha sottolineato in aula Diego Binelli della Lega. Secondo il deputato Anna Laura Orrico (Movimento 5 Stelle), “è fondamentale garantire a tutti il diritto di viaggiare e godere delle meraviglie che offre il nostro Paese. A oggi si calcola che il reddito potenziale derivato dal turismo accessibile ammonti a circa 166 miliardi di euro e i numeri ci dicono che questo mercato si aggira intorno ai 127 milioni di persone che non viaggiano a causa delle barriere architettoniche e dei servizi poco pensati per loro. Turismo accessibile significa, quindi, un turismo che offre più opportunità per tutti, non solamente per la persona con disabilità, ma per tutti gli attori coinvolti, i familiari, gli accompagnatori, le strutture ricettive, la comunità che accoglie”.
 
Anche il Codice del turismo di otto anni fa – il decreto legislativo 79/2011 – enunciava principi in tema di turismo accessibile (art. 3). Ma tale articolo era poi stato dichiarato incostituzionale perché, come altri, non comprendeva il riassetto generale dei rapporti con le Regioni in materie non di competenza esclusiva dello Stato. E questa è ancora la preoccupazione dell’opposizione; per Sara Moretto del Pd, infatti, “resta sullo sfondo la questione delle competenze legislative: la materia del turismo è competenza esclusiva delle Regioni, e su questo aspetto si sono fermati e stoppati diversi tentativi di intervento statale già avviati nel passato”.

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L’Assemblea Nazionale di Anffas dice basta alla negazione di diritti e proclama lo stato di mobilitazione permanente

Con una mozione generale, approvata all’unanimità, le persone con disabilità e le famiglie facenti parte di Anffas rivolgono al Ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, un accorato appello affinché siano ascoltate le proprie istanze.

I nostri diritti vengono ancor oggi, e sempre più negati e la vita dei nostri congiunti con disabilità, unitamente a quella di noi genitori e familiari, è oggetto di discriminazioni, emarginazione e mancanza di pari opportunità”.

Così inizia la mozione generale approvata all’unanimità dall’Assemblea Nazionale Anffas, tenutasi il 29, 30 e 31 maggio u.s.

Un documento molto articolato che pone in risalto il fatto che Anffas, negli oltre 60 anni di vita, ha contribuito a far emanare tante leggi che avrebbero dovuto contribuire a migliorare considerevolmente le condizioni di vita materiale delle persone con disabilità e dei loro familiari. Purtroppo, rileva Anffas, ancora oggi molte di tali leggi non sono concretamente attuate in modo puntuale, omogeneo e capillare sull’intero territorio nazionale.

Tale accorato appello nasce dalle tante testimonianze portate in assemblea dalle persone con disabilità e dai loro familiari, manifestando forte preoccupazione di fronte alla ulteriore involuzione dell’intero sistema dei servizi. Infatti dai vari interventi è drammaticamente emerso che “l’accesso ai pochi servizi è reso sempre più difficoltoso ed oneroso e l’enorme carico della disabilità, anche dal punto di vista economico, pesa principalmente sulle spalle dei familiari”.

Inoltre, continua l’appello “i fondi statali sono del tutto insufficienti a garantire l’esigibilità dei diritti e anche le risorse, laddove messe a disposizione dalle Regioni e dagli enti locali, non risultano sufficienti“.

L’Assemblea ha anche sottolineato come le indennità economiche e le pensioni corrisposte siano irrisorie e del tutto inadeguate a garantire il soddisfacimento delle minime necessità di vita delle persone con disabilità.

La mozione evidenzia, ancora, che “gli attuali strumenti di protezione giuridica (interdizione, inabilitazione ed amministrazione di sostegno) risultano difformi alle previsioni della Convenzione ONU e, nella loro pratica attuazione, molto spesso, si assiste ad abnormi distorsioni e gravosi adempimenti che nulla hanno a che vedere con i veri interessi delle persone con disabilità e delle loro famiglie”.

Per queste ragioni le persone con disabilità, i familiari e tutti coloro che a vario titolo fanno parte di Anffas hanno detto “BASTA” e si sono mobilitate chiedendo un concreto intervento al Ministro Fontana affinché, prendendo atto di questa situazione intollerabile vissuta dalle persone con disabilità e dai loro familiari, provveda a rimuoverne le cause.

Non c’è più tempo e non siamo più disponibili ad attendere i tempi biblici della politica, anche perché non ce lo possiamo permettere!”.

Nel merito la mozione riepiloga le tante leggi già presenti nel sistema giuridico italiano, mettendo in risalto il fatto che per larga parte tali leggi non sono compiutamente applicate o ostaggio di un sistema burocratico o carenza di risorse, che di fatto ne negano l’esigibilità e ciò a partire dalla legge 18/2009 con la quale l’Italia ha recepito la Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità, nonché altre importanti leggi come la legge 104 del 1992 – legge -quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” e connessa legge 162/98; la legge 68 del 1999 – “norme per il diritto al lavoro dei disabili” e s.m.i., la legge 328 del 2000 – “legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” a partire dall’art.14; la legge 112 del 2016 – “legge sul cd. durante e dopo di noi” ecc., per citarne alcune.

Ma la mozione assembleare mette in risalto anche il fatto che oggi non basta più applicare le leggi che ci sono, ma è necessario ri-partire da una revisione complessiva dell’intero sistema per adeguarlo “in primis” ai nuovi paradigmi culturali introdotti dalla Convenzione Onu, unitamente all’aggiornamento ed emanazione di nuove leggi, quale ad esempio “una legge che abroghi gli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione, previo rafforzamento della legge sull’amministrazione di sostegno, semplificandone gli adempimenti e correggendo le tante, troppe distorsioni applicative riscontrate”.

Anffas richiede, inoltre, la predisposizione di norme che attuino una progressiva deistituzionalizzazione nonché il contrasto ad ogni forma di segregazione ed emarginazione sociale, unitamente a provvedimenti realmente efficaci ed utili alla prevenzione di episodi di violenza e maltrattamenti.

Altro tema affrontato riguarda il diritto allo studio e all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità intellettiva e del neurosviluppo, tema questo rispetto al quale Anffas si è sempre battuta. Nella mozione si chiede che tale diritto venga rispettato, in modo omogeneo, sull’intero territorio nazionale, compresi i servizi a carico degli enti locali facendo sì che l’intero sistema garantisca non solo quantità, ma soprattutto qualità e che il primo giorno di scuola sia tale per tutti gli alunni e studenti con e senza disabilità.

Basta allo “scarica barile” tra i diversi enti deputati a garantire i diritti!

Dal corposo elenco delle istanze non poteva mancare la richiesta di far sì che l’intero sistema sia messo finalmente in grado di predisporre il progetto individuale di vita, come previsto dall’art. 14 della legge 328/2000, dando attuazione al modello bio-psico-sociale ed avviando un virtuoso ed avanzato sistema di valutazione multidimensionale dei bisogni di sostegno, basando il tutto sul modello ancorato ai diritti umani ed alla qualità della vita.

Con questa mozione, quindi, Anffas da una lato pone l’accento sulle difficoltà, gli ostacoli e le troppe pratiche burocratiche che ogni giorno le persone con disabilità e le loro famiglie incontrano, dall’altro dice basta a questo non più tollerabile stato di cose, avanzando delle proposte concrete.

Per questo Anffas tutta, auspicando di non essere sola in questa “battaglia”, ha deciso di rivolgersi esclusivamente al Ministro Fontana in quanto Ministro per le Famiglie e le Disabilità. Infatti, a parere di Anffas, oggi “in primis” è proprio il Ministro Fontana, appunto quale Ministro per la disabilità, che deve porsi al fianco delle persone con disabilità e dei loro familiari ed assumersi il compito e la responsabilità digarantire adeguati sostegni a tutte le persone con disabilità ed ai loro familiari attraverso una rete integrata di servizi. Consapevoli che ciò non rappresenta un costo, bensì un investimento che a medio/lungo termine porta all’intero sistema paese indubbi benefici, anche occupazionali, di razionalizzazione ed efficacia della spesa, oltre che consentire all’Italia di potersi realmente fregiare della definizione di “Paese civile” che garantisce a tutti i suoi cittadini diritti civili ed umani, pari opportunità e qualità di vita”.     

 

In allegato la Mozione generale “I diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari se non sono resi esigibili diventano gentili concessioni”.