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Archivio mensile ottobre 2019

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Alunni con disabilità: il PEI obbliga la scuola a garantire supporto per il numero di ore programmato. A riaffermarlo è la Cassazione

Fonte www.disabili.com – Un’importanze sentenza della Corte di Cassazione afferma le disposizioni del PEI e condanna le condotte discriminatorie

In data 8 ottobre, la Corte di Cassazione – Sezioni Unite Civili, con ordinanza 25101, ha confermato l’ordinanza con la quale il Tribunale di Caltanissetta aveva disposto la cessazione della condotta discriminatoria posta in essere da un Comune ai danni di un minore con autismo iscritto alla Scuola d’infanzia.

La sentenza riafferma con forza il principio secondo il quale non è possibile diminuire le ore di sostegno stabilite dal Piano Educativo Individualizzato (PEI). Se ciò accade, si lede il diritto allo studio ed alla pari opportunità, con palese discriminazione.

Il PEI, come definito dall’art. 12 della L. 104/92 e dal Dpcm 185/06 – Regolamento recante modalità e criteri per l’individuazione dell’alunno come soggetto in situazione di handicap  – obbliga l’amministrazione scolastica a garantire agli alunni con disabilità il supporto per il numero di ore programmato: una volta che il PEI sia stato elaborato, l’amministrazione ha il dovere di assicurarne la concreta attuazione.

L’ordinanza riguarda il ricorso presentato da un genitore al Tribunale di Caltanissetta, nel quale egli chiedeva che venisse disposta la cessazione della condotta discriminatoria posta in essere dal Comune nei confronti del figlio minore. Il bambino, con autismo ed iscritto alla Scuola dell’infanzia, aveva diritto ad un assistente alla comunicazione per 22 ore settimanali. Il Comune, però, aveva disposto 10 ore settimanali di assistenza, a fronte delle 22 individuate dal piano (così nel testo) dinamico funzionale relativo all’alunno.

Contrariamente a quanto sostenuto dal Comune, secondo cui sulla controversia avrebbe dovuto pronunciarsi il giudice amministrativo, il Supremo Collegio ha ribadito l’indirizzo giurisprudenziale in base al quale rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario le controversie concernenti l’accertamento della sussistenza di un comportamento discriminatorio a danno di un disabile, nella fattispecie ritenuta indiretta. In base alla L. 67/06, infatti, si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone e certamente la riduzione delle ore ha messo il minore in una posizione di svantaggio rispetto ad altri alunni.

Le Sezioni Unite sono giunte a tale decisione dando continuità alla propria giurisprudenza in materia, secondo la quale il PEI obbliga, ai sensi dell’art. 12 della L. 104/92, l’amministrazione scolastica a garantire il supporto per il numero di ore programmato, senza lasciare ad essa il potere discrezionale di ridurne l’entità in ragione delle risorse disponibili. Ciò vale anche nella Scuola dell’infanzia, anche se non fa parte della scuola dell’obbligo. La formalizzazione del PEI determina il sorgere dell’obbligo dell’amministrazione di garantire il supporto per il numero di ore programmato.

Il dirigente scolastico deve perciò attribuire a ciascun alunno disabile il numero di ore di sostegno che corrisponda a quello stabilito nel GLO (GLHO), dal quale non si può discostare.

E’ disponibile in rete un modello di intervento e di segnalazione del mancato rispetto di tali disposizioni, suffragate dalla recentissima sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite.

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Reggio Calabria: servizi sociali destinati alle persone con disabilità, Anffas minaccia azioni legali contro il comune

Fonte www.strettoweb.com – Reggio Calabria: servizi sociali destinati alle persone con disabilità, Anffas minaccia azioni legali contro il comune al fine ottenere l’attivazione del servizio ed il risarcimento del danno, come a suo tempo suggerito dal Garante dei diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza.

ANFFAS Onlus Reggio Calabria, Associazione Nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettiva e/o relazionale ed anziani stigmatizza “l’ambiguo comportamento del Comune di Reggio Calabria in tema di accesso ai servizi sociali destinati alle persone con disabilità. In particolare nonostante la delibera comunale di riferimento dichiari di adottare la legge in materia di indicatore della situazione economica equivalente accade che molte famiglie, pervenute presso la sede dei competenti Uffici dei servizi sociali, vengano inviatate verbalmente a depositare l’ISEE ordinario anziché l’SEE ristretto, come è stabilito e deve essere ai sensi del DPCM 5 dicembre 2013, N. 159.

Ciò comporta un illegittimo aggravio di spese a loro carico in sede di compartecipazione ai costi dei servizi erogati; posto che proprio l’Istituto dell’Isee ristretto consente – nella maggior parte dei casi – un regime più favorevole. Infatti esso precede che in caso di richiedenti maggiorenni viene computato il reddito proprio unito a quello dell’eventuale coniuge e degli eventuali figli con esclusione di altri familiari (e quindi in particolare con esclusione degli eventuali genitori conviventi). Inoltre l’ISEE ristretto comporta dei coefficienti di calcolo più benevoli rispetto a quello ordinario.

ANFFAS pur non condividendo l’istituto della compartecipazione considerati la scarsità dei servizi sociali che offre quanto meno invita gli Uffici competenti ad una maggiore attenzione e precisione sul tema. Non si può altresì non rilevare che il giorno 15 ottobre 2019 non ha visto la ripresa del servizio di assistenza educativa nelle scuole dell’obbligo. Ciò nonostante i numerosi proclami di impegno cui l’Amministrazione comunale aveva dato ampia e diffusa pubblicazione.

A questo punto ANFFAS invita i genitori a rivolgersi al suo Ufficio legale per intraprendere le opportune azioni giudiziarie innanzi al TAR di Reggio Calabria al fine ottenere l’attivazione del servizio ed il risarcimento del danno, come a suo tempo suggerito dal Garante dei diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza. Si fa presente che molti sono gli allievi con disabilità rimasti privi del servizio scolastico dopo un mese dal suo inizio. Si tratta di una condizione assolutamente riprovevole in uno stato di diritto ed in particolare per un’Amministarzione che dice di mettere i più deboli al centro della sua attenzione”.

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Sostegno scolastico, per la Cassazione le ore non si possono ridurre

Fonte www.superabile.it – Anief commenta la notizia dell’indagine interna annunciata e avviata dal ministro Fioramonti. Con la sentenza n. 25101, la Corte ha ribadito che è illecito fare modifiche una volta che il piano individualizzato dell’alunno disabile è stato stabilito. I “numeri della vergogna”.

Cancellare tutte o parte delle ore settimanali di sostegno agli alunni con disabilità, previste dalla loro programmazione educativa, è un atto illegittimo che crea un danno al giovane in formazione. A ribadirlo è la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25101: i giudici hanno  spiegato che non è possibile fare modifiche una volta che il piano individualizzato dell’alunno disabile è stato stabilito. Pertanto, l’amministrazione scolastica non ha alcun titolo a modificare la quantità di ore assegnate: ogni volta che ciò accade, va in contrasto con il diritto dell’alunno a una pari opportunità scolastica. Il nuovo ministro dell’Istruzione intende dunque verificare le cause di questa situazione, che si somma alla mancata assegnazione di tante supplenze annuali sugli oltre 50 mila posti in deroga e ha annunciato quindi l’avvio di un’indagine interna.
 
In Italia “abbiamo troppe cattedre di sostegno senza insegnanti, troppi insegnanti di sostegno non formati come tali, ma formati su altro – ha detto il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, illustrando le linee programmatiche del suo mandato in Senato – Stiamo cercando, con una indagine interna, di capire come mai non si è arrivati in tempo, all’apertura dell’anno scolastico, nel rispondere alle tante necessità sul sostegno. Ho riattivato l’Osservatorio sull’inclusione, fermo da qualche tempo. Siamo ragionando di aprire i numeri chiusi all’università per formare più persone sul sostegno. Le scuole devono essere inclusive”. Per questo, ha concluso il ministro sul tema, “ho subito ho inserito 5 milioni nella formazione degli insegnanti di sostegno e la formazione del personale in generale. Dobbiamo tendere a scuole inclusive, in tutte le sue formulazioni”.

La cattiva abitudine degli Usr

Per Anief, alle origini del problema ci sarebbe “la brutta abitudine degli Uffici scolastici di assegnare meno ore di quelle indicate nei Pei degli alunni disabili, sulla base della diagnosi funzionale, conseguenza dell’impostazione errata dell’amministrazione centrale sulla determinazione degli organici del personale di sostegno: l’incongruenza è stata evidenziata solo qualche giorno fa dallo stesso Miur – ricorda Anief – attraverso un Focus sui dati della Scuola pubblicato anche sul portale internet ministeriale. Risulta che, nel corrente anno scolastico, dei 150.609 docenti di sostegno, oltre 50 mila vanno ogni anno ‘in deroga’, per via della legge 128 del 2013 che impone un posto su tre da destinare ai precari”.

I numeri della vergogna

Alla Lombardia e alla Sicilia, rispettivamente con 6.875 e 6.602 deroghe, spetta il primato dei posti liberi assegnati al 30 giugno 2020, seguono la Toscana, il Piemonte, il Lazio, l’Emilia Romagna, la Sardegna e il Veneto. Agli insegnanti specializzati nella didattica “speciale” (anche se poi 8 supplenti su 10 sono sprovvisti della specializzazione) spetta il sostegno ai 260 mila alunni con disabilità ufficialmente iscritti. Sono tutti posti che vengono ogni anno per forza assegnati ai precari, peraltro in alto numero coperti ad anno scolastico abbondantemente avviato. Tanto è vero che al termine della prima decade di ottobre, gli alunni disabili sono ancora senza sostegno o se ne vedono accreditare solo una parte di quello che gli spetta. Con le famiglie così indignate che arrivano a ritirare i figli da scuola e ad organizzare proteste eclatanti anche in piazza.

Se la famiglia denuncia, il giudice non dice di no

“Sempre più genitori – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – decidono di rivolgersi al giudice. Con esiti in altissima percentuale positivi. Perché è estremamente raro che un giudice possa dire no all’assegnazione delle ore di sostegno stabilite da un pool di professionisti: se costoro hanno indicato, per tornare alla sentenza della Cassazione, che l’alunno necessita di 22 ore di sostegno a settimana, non è giustificabile in alcun modo assegnarne poi di fatto solo 10. Invece di speculare sulle ore, negando un diritto sacrosanto pur di fare cassa sui mesi estivi, sugli scatti di anzianità e sulla ricostruzione di carriera, perché al Miur non trovano il modo di coprire le cattedre con personale di ruolo, specializzandolo in alto numero e non più come è stato fatto sino ad oggi in quantità risibile? Perché – continua Pacifico – gli enti locali non agiscono con celerità per assicurare dal primo giorno di scuola l’Assistente Educativo Culturale che, lavorando in adempimento dell’art. 13, comma 3, della legge n. 104/92, garantisce l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità? Sono domande che poniamo a chi di dovere da anni. Ben sapendo che per garantire la continuità didattica non si devono negare i trasferimenti, ma semplicemente immettere in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili”.

Sempre più alunni con disabilità

Nell’anno scolastico 1997/98, la presenza di alunni con sostegno era dell’1,40%; dieci anni dopo era già arrivata all’1,95%; nell’anno scolastico 2012/13 al 2,50%; di recente, nel 2017/18, si è raggiunto il 3,10%. I termini numerici sono ancora più evidente: nell’anno scolastico 1997/98, gli iscritti disabili certificati erano poco più di 123 mila; nel 2018 siamo arrivati ad oltre 280 mila; quest’anno si sfioreranno i 300 mila iscritti disabili. Parallelamente, il numero dei docenti di sostegno in organico di diritto è però aumentato leggermente: nel 2007 erano 56.164; nel 2013 67.795; due anni dopo, nel 2015 si è passati a 90.032; poi, però dal 2017 ad oggi l’organico di diritto si è collocato a 100.080 cattedre. Così, abbiamo assistito al boom dei posti in deroga: tra il 2014 e il 2018, si è passati da 28.863 a 65.890. E quest’anno, secondo le proiezioni Anief, si arriverà a 80 mila contratti a tempo determinato con scadenza 30 giugno. Il sindacato rammenta, tra l’altro, che i posti di sostegno da coprire, senza titolare, in realtà sono ancora di più. Perché non si tiene conto di diverse migliaia di cattedre che, proprio a seguito dei ricorsi delle famiglie, come quella di Caltanissetta, ottengono l’assegnazione di ore settimanali così come aveva disposto l’équipe psico-pedagogica a seguito dell’esame approfondito dell’alunno.
 
Anief ricorda, infine, che attraverso l’iniziativa gratuita Anief “Sostegno, non un’ora di meno!”, cresce di anno in anno il numero di alunni disabili che ottengono giustizia assieme alle loro famiglie: chi ha intenzione di ricorrere – anche lo stesso personale scolastico e i dirigenti – per ottenere i docenti o le ore dovute ma non assegnate può scrivere all’indirizzo e-mail sostegno@anief.net. Riceveranno le istruzioni per presentare alla scuola le richieste necessarie.

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Verso il primo Piano nazionale per la non autosufficienza triennale

Fonte www.disabili.com – Una volta ottenuto il sì al Consiglio dei Ministri, partirà  il primo Piano sulla non autosufficienza di durata triennale (2019/2021) con un fondo che per il 2019 ammonta a 573,2 milioni di euro

La scorsa settimana si è svolto un incontro propedeutico tra il mondo dell’associazionismo e il Ministro del Lavoro e Welfare, Nunzia Catalfo, sulla proposta del primo Piano per le non autosufficienze. Il gruppo compone la Rete della protezione e dell’inclusione sociale,  istituita da due anni per un garantire confronto che coinvolga l’esecutivo e gli altri attori interessati, ovvero regioni e comuni, oltre che organizzazioni del terzo settore.    

La riunione, avvenuta in vista del decreto di riparto che distribuirà le risorse fra le regioni, ha visto un sostanziale accordo tra le parti in merito alla definizione di un Piano triennale. Il principale elemento positivo è che si potrà fare una programmazione più lunga, ovvero di tre anni, appunto (rispetto all’anno, come in vigore oggi).
Inoltre, “rispetto al riparto c’è una importante novità – evidenzia Luigi Mazzuto, coordinatore della Commissione Politiche Sociali della Conferenza delle Regioni – e cioè che la Regione, per evitare qualsiasi interruzione dei servizi, può chiedere al Ministero il 50% delle risorse anche in attesa del perfezionamento del previsto Piano regionale”. Inoltre “(…) il piano nazionale si attua attraverso piani regionali che tengono conto della programmazione territoriale”.

PRESTAZIONI ASSISTENZIALI NEI LEA – Per il Ministero “Il Piano è anche un’occasione per fare il punto sul Fondo per le Non Autosufficienze FNA, a circa 13 anni dalla sua istituzione, avvenuta con la Legge finanziaria per il 2007. Dalla dotazione iniziale – 100 milioni di euro per l’anno 2007 – il Fondo è via via cresciuto fino a oltre 573 milioni di euro nel 2019, di cui 550 strutturali”. In particolare, la strutturalità delle risorse potrebbe finalmente portare a regime una situazione attualmente molto frammentata, con la possibilità di avviare un percorso volto a “garantire l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali da garantire su tutto il territorio nazionale con riguardo alle persone non autosufficienti“, che era la filosofia originaria del Fondo”.

ASSEGNO DI CURA AGGIUNTIVO – In merito al Piano, i pareri delle Federazioni di settore sono complessivamente positivi, pur con riserve, in particolare relativamente alla entità delle risorse messe in campo , ritenute ancora insufficienti nonostante l’incremento rispetto all’anno precedente.
La FAND (Federazione tra le Associazioni nazionali delle persone con disabilità)  segnala però la significativa rilevanza della previsione di un assegno di cura, aggiuntivo all’indennità di accompagnamento, pari a 400,00 euro mensili, da erogare nelle aree dove mancano i servizi di assistenza alle persone con disabilità grave e gravissima.
“Il piano – dice il Presidente nazionale della FAND, il  prof. Nazaro Pagano – comunque tutela un numero ristretto di disabili non autosufficienti e cioè il 2,7% rispetto ai 2 milioni e 200 mila soggetti non autosufficienti che percepiscono la indennità di accompagnamento”.“E’ necessaria – continua Pagano – una riforma complessiva delle non autosufficienze, che miri a calibrare le prestazioni economiche e non, sulla base delle diversificazioni delle tipologia di disabilità e della loro gravità. In tale contesto assume rilevanza la normativa sul caregiver familiare all’esame del Parlamento”.

RISORSE INSUFFICIENTI – Anche Roberto Speziale, coordinatore della Consulta disabilità e non autosufficienza del Forum del Terzo Settore si esprime in termini analoghi: “La notizia positiva è che la strada fin qui tracciata per il Piano per la non autosufficienza non sarà interrotta (…) Il dato che ancora non ci soddisfa sono le risorse messe a disposizione che riteniamo insufficienti a dare risposte in tutti i territori perché le differenze fra realtà e realtà sono ancora troppo profonde”. “Lo stesso ministero, attraverso il suo direttore del resto – fa notare Speziale – nell’analisi dei dati ha messo in risalto la forte sperequazione territoriale che la spesa sociale fa registrare ed il ritardo accumulato a causa del fatto che solo di recente il fondo è stato stabilizzato è reso strutturale. Non a caso una delle misure più significative è proprio il “buono di servizio” pari a 400 euro riparametrabili in basi ad altri servizi goduti”.
“Proprio per questo – dice Speziale – come Forum, su impulso della consulta, abbiamo richiesto al Presidente del Consiglio di incrementare progressivamente il fondo almeno a 5 miliardi, anche attraverso una ricomposizione della spesa, per ampliare la platea dei destinatari, che attualmente si stima in circa 120.000 persone tra gravi e gravissimi, e per poter avviare una concreta definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni”

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DDL 1461: ecco cosa prevede il nuovo disegno di legge sui caregiver familiari depositato in Senato

Fonte www.disabili.com – Sono 11 gli articoli del DDL 1461 che introduce nomina da parete dell’assistito, contributi figurativi, detrazioni e riconoscimento di crediti formativi

I caregiver familiari aspettano da tempo che si arrivi alla definizione di una legge che riconosca il loro lavoro e lo tuteli. Da un punto di vista delle norme e delle leggi in vigore, ricordiamo che attualmente gli unici riferimenti al caregiver  familiare e al suo lavoro si trovano nella Legge 27 dicembre, n.205 (la legge di bilancio per il 2018):
–          All’art. 1, comma 255 ne troviamo una definizione e riconoscimento
–          All’art. 1, comma 254 troviamo l’istituzione del Fondo per il sostegno e del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare, con una dotazione di 20milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2029, 2020, poi portato a 25 dalla legge di bilancio 2019. 

A parte questo, siamo ancora fermi alle proposte di legge accorpate e presentate in Senato in questi ultimi anni. Ora qualcosa potrebbe sbloccarsi: è stato infatti depositato ad agosto scorso in Senato, per essere preso in esame in commissione, il disegno di legge 1461, a prima firma Nocerino. Il DDL prende le basi delle proposte già presentate in Senato, ampliandole e introducendo alcuni elementi, come la nomina, i contributi figurativi, le agevolazioni: vediamo articolo per articolo questo disegno di legge, e i commenti al riguardo.

ART. 1- RICONOSCIMENTO DEL CAREGIVER
All’articolo 1, si ribadisce il valore sociale ed economico del’attività di cura svolta da parte del caregiver familiare.

ART. 2. – DEFINIZIONE DI CAREGIVER
L’articolo modifica l’art. 2 della legge 205/2017 specificando, in particolare, che l’attività deve essere svolta a titolo gratuito:
“Si definisce caregiver familiare la persona che gratuitamente assiste e si prende cura in modo continuativo del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 20 maggio 2016, n.76,di un familiare o di un affine entro il se-condo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 feb-braio 1992, n.104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, anche oncologica, infermità o disabilità, anche cro-niche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n.104 o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n.18”

ART. 3 – RICONOSCIMENTO DELLA QUALIFICA A UN SOLO FAMILIARE
L’articolo 3 precisa che la qualifica di caregiver familiare può essere assunta da un solo familiare dell’assistito. Inoltre, il riconoscimento della figura di un caregiver familiare preclude agli altri familiari lavoratori (ad eccezione dei genitori) di godere, in relazione al medesimo familiare assistito, delle agevolazioni previste dall’articolo 33 della legge 104 del 1992.

ART. 4 – DOCUMENTI E NOMINA DEL CAREGIVER
Vengono elencati i documenti necessari per poter accedere ai benefici previsti dalla legge:
1. Atto di nomina del caregiver familiare, sottoscritta dallo stesso assistito (anche attraverso videoregistrazione o altro dispositivo)
2. Estremi del verbale di riconoscimento di handicap grave, ai sensi della Legge 104792, art. 3, comma 3 o del verbale di riconoscimento di invalidità dell’assistito ai sensi della Legge 18/90.
3. autocertificazione di residenza in un comune italiano
4. copia del permesso di soggiorno, in caso di cittadini extra UE

Al comma 2, l’articolo 4 stabilisce che è l’assistito a nominare il caregiver. Tale nomina può essere revocata, da parte dell’assistito, in qualsiasi momento.
La nomina,inoltre, cessa dallo stato giuridico e dalla funzione anche nei casi di decesso dell’assistito o qualora l’assistito non abbia più i riconoscimenti richiesti di stato di gravità o invalidità (in quest’ultimo caso, salvo i casi in cui sia affetto da patologie oncologiche).

ARTICOLO 5 – TUTELA PREVIDENZIALE
Il DDL prevede che al caregiver familiare (non lavoratore) vengano riconosciuti, fino ad un massimo di tre anni, i contributi figurativi equiparati a quelli del lavoro domestico. Tali contributi possono aggiungersi a quelli eventualmente già versati precedentemente dal caregiver per altre attività lavorative.
Il riconoscimento dei contributi figurativi a carico dello Stato avviene previa dichiarazione delle ore di assistenza, da presentare all’INPS ogni trimestre.

ARTICOLO 6 – ADEGUAMENTO LEA E LEP
Al fine di sostenere le attività e la figura dei caregiver familiari, si prevede di definire i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) da garantire al caregiver nel campo sociale, tra cui: servizi ed interventi di sollievo ed emergenza o programmati erogati attraverso enti territoriali, ASL, mediante operatori socio-sanitari o socio-assistenziali; consulenze per l’adattamento domestico; formazione e informazione sulle competenze; supporto psicologico; percorsi preferenziali nelle strutture sanitarie per ridurre i tempi di attesa sia per l’assistito che per il caregiver; rilascio di tessera di riconoscimento per avere priorità nel disbrigo di pratiche amministrative, etc.
Con lo stesso obiettivo, si propone di inserire nei LEA nuovi servizi e prestazioni per i caregiver e gli assistiti, in particolare la domiciliarizzazione di visite e prestazioni specialistiche, permettendo al caregiver di sottoporsi a visite ed esami nel proprio domicilio.

ARTICOLO 7 – CONCILIAZIONE TRA ASSISTENZA E LAVORO
Per i caregiver familiari lavoratori, si prevedono degli interventi per favorire la conciliazione tra le attività lavorative e di assistenza. Nel concreto, l’articolo prevede il diritto, per il caregiver lavoratore, di rimodulare l’orario di lavoro compatibilmente con l’attività di assistenza e il diritto prioritario di scelta della sede di lavoro tra quelle disponibili più vicine alla casa dell’assistito.

ARTICOLO 8 – RICONOSCIMENTO DELLE COMPETENZE
L’articolo prevede che l’esperienza maturata in qualità di caregiver possa essere riconosciuta, anche ai fini di un successivo accesso o reinserimento lavorativo, con una formalizzazione e certificazione, o come credito formativo per l’acquisizione della qualifica di operatore socio sanitario o figure simili.

ARTICOLO 9 – DETRAZIONI DEL 50%
L’articolo introduce detrazioni fiscali del 50% riservate ai caregiver familiari sui una spesa massima di 10.000 euro annui per attività di cura e assistenza.

ARTICOLO 10 – RELZIONE ANNUALE
Si dispone che ogni anno, entro il 31 dicembre, venga presentata una relazione sullo stato di attuazione della legge.

ARTICOLO 11 – COPERTURA FINANZIARIA
L’ultimo articolo chiude con la copertura finanziaria, a valere sul Fondo istituito dalla Legge 205/2017.

 
“QUESTO DDL E’ UNO SCHIAFFO IN FACCIA” – Per i diretti interessati, sono tanti i punti deboli di questo testo, che alcune mamme caregiver non esitano a definire “uno schiaffo in pieno viso”, dopo anni di attese. Sara Bonanno, mamma caregiver di Simone, ragazzo con disabilità gravissima, a mette in luce le maggiori lacune: in particolare l’articolo 3, che  riconosce solo tre anni di contributi figurativi a fronte magari di 20 o 30 anni di lavoro senza soluzione di continuità. Parla di occasione persa anche per l’articolo 6, Bonanno, che sottolinea come la domiciliarizzazione delle visite avrebbe un senso se inserita in un contesto di vigilanza sanitaria, che richiederebbe un riconoscimento delle patologie professionalmente acquisite.  Diversi altri sono, poi, i punti sui quali la Bonanno  altre caregiver, tra cui Elena Improta, sono fortemente critiche: da questa contestazione è nata anche la campagna non violenta di dissenso e richiesta di audizione in Senato, chiamata #Ddlcaregiverunoschiaffoinfaccia.

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REGOLAMENTO POLITICHE SOCIALI: ANCORA UNA VOLTA NULLA DI FATTO! I PIU’ DEBOLI POSSONO ASPETTARE….

Fonte  Forum terzo settore Calabria – Non è una novità che in Calabria attendiamo ormai da quasi 20 anni il regolamento attuativo di una legge, la 328 del 2000, che nel resto del Paese è già storia.

Ma ora la situazione sta assumendo le fattezze di una vera e propria farsa. Dopo che nel novembre del 2017 la situazione sembrava finalmente risolta con l’approvazione della DGR 449, siamo ricaduti nell’incertezza a seguito dell’annullamento della delibera da parte del TAR. Sono state quindi costituite le Consulte del Terzo Settore e delle Autonomie Locali e si è riformulato il regolamento sul quale è stato dato parere positivo all’unanimità da parte delle stesse Consulte. Il documento è quindi stato approvato dalla Giunta ed inviato alla Terza Commissione del Consiglio Regionale per il parere obbligatorio ma non vincolante.

Ed è qui che si è bloccato per l’ennesima volta l’iter procedurale.

Dopo ben tre sedute, di cui una sospesa perché è mancato il numero legale, ed altrettanti rinvii, ad oggi il regolamento è impantanato e non è dato sapere quando finalmente potrà uscirne.

Ed intanto il tempo passa ed il rischio di un altro fallimento è ogni giorno più cogente.

Nel frattempo le organizzazioni del terzo settore che aspettavano finalmente rette adeguate e regole certe, si trovano in serissima difficoltà, e chi già si è adeguato ai nuovi requisiti al momento della pubblicazione della DGR 449 è certo di dover chiudere i servizi, con tutto ciò che ne consegue per le persone accolte e per i dipendenti che vi lavorano.

La situazione è quindi drammatica, e non c’è più tempo.

Per questo motivo è necessario convocare una conferenza stampa per illustrare a tutti i cittadini calabresi la gravità della situazione ed il rischio enorme che corrono i servizi.

La Conferenza Stampa si terrà a Reggio Calabria, presso il Palazzo del Consiglio Regionale, Sala Giuditta Levato, alle ore 11,30.

Interverranno il Portavoce del Forum Regionale del Terzo Settore Giovanni Pensabene, il Presidente della Consulta delle Autonomie Locali e sindaco di Trebisacce Franco Mundo, il componente della Consulta del Terzo Settore e Aris Regionale Luciano Squillaci, oltre ad altri rappresentanti del mondo del Terzo Settore calabrese.