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La violenza su disabili, anziani e minori si contrasta con “case di vetro”

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La violenza su disabili, anziani e minori si contrasta con “case di vetro”

Roberto Speziale (Anffas) stronca il testo unificato delle proposte di legge in discussione alla Camera. “Occorre innanzitutto indagare l’origine della violenza, poi verificare stato psicofisico di operatori. Ma soprattutto dobbiamo rendere queste strutture ‘case di vetro’, aperte a comitati di familiari che possano accedere e controllare senza preavviso”

ROMA – La proposta di legge (testo unificato di 12 proposte) per prevenire e contrastare i reati a danno di anziani, minori e disabili in strutture educative e socio-assistenziali è “assolutamente da bocciare” e sarà sicuramente “del tutto inutile”. Di più: “è la solita leggina-foglia di fico, che serve solo per fingere di essere intervenuti”. Parla chiaro Roberto Speziale, presidente di Anffas, quando gli chiediamo di commentare il testo attualmente in discussione alle commissioni Lavoro e Affari costituzionali della Camera. E si unisce alle aspre critiche della Fish, federazione di cui anche Anffas fa parte, aggiungendo però alcune considerazioni.

Comprendere le ragioni. Prima di tutto, “occorre chiedersi perché delle persone che hanno scelto la professione di educatore o di operatore che si cura di disabili o anziani a un certo punto scateni atti di violenza. Se non ci poniamo la domanda su causa scatenante – assicura Speziale – qualsiasi azione potrà forse intervenire sull’effetto, ma non certo sulla causa”. Concretamente, “bisogna verificare nel tempo e periodicamente l’equilibrio psicofisico e attitudinale di queste figure professionali. Proprio come facciamo prima di dare una pistola in mano a una persona. Per prima cosa, quindi, la legge deve prevedere un indagine sul fenomeno: laddove sono avvenuti casi di violenza, che peraltro credo siano punte di un iceberg, occorre comprendere le cause per ragionare in termini preventivi”. E non basta la formazione: “serve un’alta specializzazione, quindi la qualità dei servizi e l’investimento di risorse. Altrimenti, di fronte a comportamenti problema, come quelli di una persona con autismo a basso funzionamento, come minimo si andrà incontro ad eccesso di contenimento: se non si conoscono le tecniche di bloccaggio, è facile che si sfoci in comportamenti violenti”.

La videosorveglianza non risolve. Per quanto riguarda una delle proposte più innovative contenute nella proposta di legge, ovvero l’installazione di sistemi di videosorveglianza all’interno delle strutture, “credo si tratti di una misura totalmente inefficace. Primo, perché una struttura con centinaia di persone rischia di per sé di produrre emarginazione e segregazione, seppur non una vera e propria violenza fisica. Poi perché videosorvegliare ogni angolo e visionare le immagini sarebbe impraticabile”.

Le case di vetro. Cosa fare, allora, per aumentare la sicurezza di queste strutture? “Facciamo sì che qualsiasi centro e attività con bambini, anziani e disabili abbia un suo “gruppo di centro”: un comitato di famiglie che si organizza e ha l’autorizzazione, all’interno di un regolamento, giorno e notte senza preavviso, di accedere e verificare che tutto sia in ordine. Se c’è qualcosa che non va, l’occhio di un familiare lo coglie subito”. Occorre insomma “trasformare gli istituti, scuole incluse, in case di vetro. Quante volte, all’ingresso di queste strutture, vediamo un cartello con la scritta ‘Non entrare’, oppure “Bussare”, o un campanello da suonare? Più la struttura è blindata, più è probabile che si nasconda qualcosa; viceversa, più è trasparente, più è sicura. Peccato che di questo aspetto, che ritengo prioritario, non ci sia traccia nella proposta di legge. Ancora una volta, il Parlamento pensa di legiferare sulla scorta di un’onda emotiva, producendo una leggina-foglia di fico giusto per fingere di essere intervenuto. Ma questa legge, lo diciamo con fermezza, è assolutamente da bocciare”.

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