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Diritto al gioco per tutti, l’appello del Garante per l’infanzia per la Giornata mondiale

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Diritto al gioco per tutti, l’appello del Garante per l’infanzia per la Giornata mondiale

Fonte www.superabile.it – In Italia sono solo 234 i parchi gioco inclusivi, concentrati prevalentemente al centro nord e spesso non accessibili ai ragazzi con disabilità intellettiva o con disturbi dello spettro autistico. In un volume dedicato, l’Autorità garante chiede investimenti strutturali, una legge ad hoc, politiche sociali adeguate, formazione degli operatori e una mappatura di spazi ed esperienze.

In Italia sono solo 234 i parchi gioco inclusivi, concentrati prevalentemente al centro nord e spesso non accessibili ai ragazzi con disabilità intellettiva o con disturbi dello spettro autistico. E’ uno dei dati che emerge dal lavoro d’indagine, avviato lo scorso maggio dalla Consulta delle associazioni e organizzazioni presieduta dall’Autorità garante dei diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza, con il supporto tecnico dell’Istituto degli Innocenti e confluito nel volume Documento di studio “Il diritto al gioco e allo sport dei bambini e dei ragazzi con disabilità“. Sono stati realizzati quattro focus group e interviste a 238 persone, è stato somministrato, in collaborazione con Anci, un questionario a 173 comuni e raccolto il parere della Consulta dei ragazzi dell’Agia. E l’appello della garante Filomena Albano, lanciato per la Giornata mondiale del Gioco (che ci celebra il 28 maggio) è che tutti coloro che organizzano eventi prevedano anche attività inclusive.
 
Manca una legge che renda effettivo il diritto al gioco e allo sport per tutte le persone di minore età, comprese quelle con disabilità. E mancano anche i dati: per questo, nelle sue raccomandazioni, l’Autorità garante ha chiesto sistemi di monitoraggio a più livelli territoriali e la mappatura dei luoghi di spazi e servizi per il gioco e lo sport. “È necessario un cambiamento culturale – ha dichiarato Albano – Servono formazione e sensibilizzazione rivolte alle famiglie, agli insegnanti, agli operatori e ai professionisti che lavorano con bambini e ragazzi. Ma non solo. Per favorire una vera inclusione occorre partire dai piccoli, che vanno educati all’accoglienza e al riconoscimento della diversità, stimolati all’apertura e alla solidarietà. Bisogna insegnare loro a guardare il mondo da angolature diverse, a creare relazioni autentiche basate sul rispetto dell’altro. Dai racconti dei ragazzi con disabilità che abbiamo ascoltato – ha aggiunto la Garante – emerge un vissuto di solitudine, sperimentato sin da piccoli nel giocare da soli e, quindi, il desiderio di stare insieme ad altri sia quando si gioca che quando si fa un’attività sportiva. A differenza degli adulti, i ragazzi descrivono il gioco e lo sport come divertimento e piacere ed esprimono il desiderio di giocare con i loro coetanei”.
 
I focus. Sono stati realizzati quattro focus group nelle città di Milano, Roma, Alatri (Frosinone) e Palermo, che hanno coinvolto ragazzi a sviluppo tipico della scuola secondaria di primo grado e famiglie con bambini e ragazzi con disabilità. Complessivamente sono state ascoltate 238 persone, di cui 207 di minore età. Per quanto riguarda i ragazzi, ciò che emerge in generale è una difficoltà a entrare in relazione con i coetanei con disabilità in contesti di gioco o sportivi. Dal capoluogo siciliano è arrivata una proposta: “Bisognerebbe fare in modo che gli stessi ragazzi facciano da tutor ai ragazzi con disabilità che fanno sport”. Per quanto riguarda le famiglie, in termini generali gioco e sport sono visti come attività nelle quali è centrale la prestazione e che devono condurre a obiettivi riabilitativi. Viene tralasciata, invece, la finalità di piacere e divertimento. A Milano confermano che il gioco è sempre vissuto in ambito domestico o scolastico ed esprimono il timore che possa essere fonte di frustrazione e ulteriore indice di esclusione dal gruppo dei pari. A Palermo, quasi inconcepibile per le famiglie dei bambini con disabilità immaginare il figlio in un gioco inclusivo con i pari, salvo che questo non avvenga in un ambiente protetto e con la mediazione di un adulto, come l’insegnante di sostegno.
 
Le interviste ai ragazzi con disabilità. Sono state realizzate 18 interviste con ragazzi disabili: otto a Milano (11-16 anni) e 10 a Palermo (12-14 anni). In generale, a differenza degli adulti, i ragazzi caratterizzano il gioco e lo sport come attività divertente e piacevole ed esprimono il desiderio di giocare con i pari. A Milano, dove sono stati ascoltati solo ragazzi con disabilità intellettiva, emerge un vissuto di solitudine sperimentato sin da piccoli nel giocare da soli e, quindi, il desiderio di stare insieme ad altri sia quando si gioca, sia quando si fa un’attività sportiva. I ragazzi di Palermo ricordano il gioco da bambini e il desiderio di volerlo continuare soprattutto in gruppo perché più divertente. Il gioco con gli altri è comunque limitato ai vicini di casa, ai fratelli o ai compagni di scuola.
 
Il questionario. Dal questionario che l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha somministrato in collaborazione con Anci a un campione di 173 comuni, emerge che il 27% dei comuni coinvolge le famiglie nelle politiche di inclusione. In quelli più piccoli, con meno di 10 mila abitanti, la percentuale si attesta al 21%. I minorenni con disabilità sono coinvolti direttamente nelle scelte relative al gioco e allo sport nel 18% dei comuni (15% in quelli con meno di 10 mila residenti). Le campagne di sensibilizzazione per sostenere la piena inclusione vengono realizzate nel 31% dei casi (25% nei comuni con meno di 10 mila abitanti). Quanto agli spazi dedicati per le attività sportive, sono risultati presenti impianti accessibili e facilmente fruibili nel 69% dei comuni, mentre i parchi gioco lo sono nel 40%. Sono emerse anche buone prassi: tra queste, la prossima realizzazione del Parco Inclusivo Padova, frutto di una coprogettazione che ha coinvolto università, scuole, amministrazione comunale, terzo settore e aziende. Si tratta della creazione di un luogo di gioco destinato a tutta la cittadinanza. Sul piano dello sport un’attività inclusiva è rappresentata dal baskin (unione dei termini basket e inclusione) giocato insieme da ragazzi con disabilità e a sviluppo tipico. Nato nel 2003 a Cremona è oggi disciplinato da un regolamento apposito: esso si basa sul principio che tutti i giocatori concorrono, ciascuno con un ruolo definito, al conseguimento della vittoria. “In Italia risultavano censiti al 2016, secondo una ricerca di SuperAbile Inail, 234 parchi gioco inclusivi – si legge nel documento -. La maggior parte di essi (152) ha però solo altalene per sedie a ruote”.

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