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Alunni con disabilità: il 41% è senza senza sostegno

Fonte www.disabili.com – Arrivati i primi dati del sondaggio FISH che ha raccolto le esperienze dirette delle famiglie di bambini e ragazzi con disabilità a scuola

La scuola è iniziata ormai da un mese, ma come avevamo avuto modo di raccontarvi, la sensazione è che questo inizo di anno scolastico sia l’ennesmio a registrare numerosi problemi per quanto riguarda gli alunni e gli studenti con disabilità, i quali stanno scontando ritardi e altre lacune.

Per fare il punto della situazione, la FISH aveva lanciato un sondaggio presso le famiglie con bimbi e ragazzi con disabilità, per comprendere al meglio quale fosse la qualità dell’inclusione scolastica. Già le precedenti segnalazioni apparivano infatti piuttosto inquietanti: ritardi nell’assegnazione di insegnanti di sostegno, assenza di assistenti all’educazione o alla comunicazione, lacune nell’assistenza igienica e materiale e altri elementi che impattano negativamente sulla frequenza scolastica.

Ora le impressioni sono confermate, perchè sono arrivati i primi dati. FISH fa sapere che hanno risposto 1.600 famiglie: un campione significativo. Di queste, il 41% denuncia la mancanza della figura del sostegno e fra queste il 30% dichiara pure di essere stato invitato a non portare a scuola il proprio figlio o di ridurne la frequenza.

Altro dato preoccupante è quello relativo alla reale specializzazione degli insegnanti di sostegno assegnati: solo il 30% risulta in possesso, secondo le famiglie, dei relativi titoli.

“Lo scenario è più preoccupante di quanto già non temessimo – sottolinea Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Ciò impone la necessità di un confronto immediato con il Ministro dell’Istruzione anche alla luce di vari ‘rumors’, che ci auguriamo infondati, che riportano intenti circa un possibile intervento per la mobilità degli insegnanti di sostegno che sarebbe causa di ulteriore disagio per migliaia di studenti e studentesse con disabilità, un altro ostacolo al diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione. Continueremo a sollecitare l’attuazione dei decreti applicativi della legge sulla ‘buona scuola’, rimarcando che i diritti dei docenti sono finalizzati alla realizzazione e tutela dei diritti degli studenti con disabilità.”

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    L’amministrazione di sostegno, l’uguaglianza e il rispetto del beneficiario

    Fonte www.superando.it – La Corte di Cassazione ha recentemente condiviso l’orientamento secondo cui l’amministrazione di sostegno – introdotta nel 2004, per superare i ben più rigidi istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione – ha la funzione di «rimuovere ostacoli di natura psichica o fisica che impediscono al beneficiario di esprimere e sviluppare la propria identità». Tale Sentenza, dunque, ha attuato la volontà del Legislatore, di «tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana».

    La Corte di Cassazione, recentemente, ha condiviso l’orientamento secondo cui l’amministrazione di sostegno [strumento introdotto dalla Legge 6/04, che ha consentito di superare i ben più rigidi istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione, N.d.R.] ha la funzione di «rimuovere ostacoli di natura psichica o fisica che impediscono al beneficiario di esprimere e sviluppare la propria identità» (Cassazione, 28 febbraio 2018, n. 4709).
    Il caso in esame riguardava una persona anziana – priva di disturbi sul piano cognitivo – in favore della quale era stata aperta un’amministrazione di sostegno, a motivo dell’analfabetismo della beneficiaria e dell’opportunità di conservarne il patrimonio, su richiesta dei familiari. La Corte d’Appello, successivamente, aveva accolto il reclamo della donna, sia perché le sue patologie, legate all’età, risultavano poco significative, sia perché le domande apparivano dirette alla tutela di interessi economici, piuttosto che al suo benessere. La Cassazione ha infine confermato la decisione della Corte d’Appello, alla luce – tra l’altro – dei princìpi di uguaglianza, di rispetto della vita privata e di proporzionalità tra le effettive esigenze della beneficiaria e il contenuto dei provvedimenti del Giudice.
    Infatti, se l’interessato è lucido, contrario alla nomina dell’amministratore e in grado di gestire se stesso con un’organizzazione adeguata – ha rilevato la Cassazione in un caso precedente – «il Giudice non può imporre misure restrittive della sua libera determinazione» (Cassazione, 27 settembre 2017, n. 22602): un principio che vale, a maggior ragione, quando l’amministratore di sostegno non giova alla persona anziana e lede la sua dignità, ponendola in secondo piano, rispetto a problematiche di fatto come l’analfabetismo (Cassazione, 28 febbraio 2018, n. 4709, citata in precedenza).

    Questo orientamento, in primo luogo, attua la volontà del Legislatore di «tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente» (articolo 1 della Legge 6/04) [grassetto nostro nella citazione, N.d.R.].
    A ciò si è giunti mediante lavori preparatori di anni: il Disegno di Legge S375, approvato dal Senato il 21 dicembre 2001, prevedeva l’amministrazione di sostegno anche «per le persone in età avanzata». L’ulteriore Proposta di Legge C2189, lo stesso giorno, conteneva una previsione analoga. Solo il 15 ottobre 2003 la Camera ha approvato l’attuale formulazione dell’articolo 404 del Codice Civile: «la persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio».
    In tal modo è attuato il principio costituzionale secondo cui la Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (articolo 3 della Costituzione).

    In secondo luogo, il riconoscimento dei diritti fondamentali di coloro che sono fragili e vulnerabili implica, sul piano processuale, la loro possibilità di difendersi al pari di ogni altro soggetto: di conseguenza, gli interessati possono impugnare i provvedimenti che li riguardano – autonomamente, senza l’intervento di un eventuale tutore, curatore, amministratore ecc. – al momento dell’apertura o chiusura della misura di protezione, come avviene tra l’altro in Germania, Svizzera, Danimarca, Estonia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Polonia, Slovacchia e Turchia (si veda Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Stanev v. Bulgaria [GC], App. no. 36760/06, 17 gennaio 2012, § 93).
    Il beneficiario risulta così tutelato in modo adeguato (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Mikhaylenko v. Ukraine, App. no. 49069/11, 30.5.2013).

    Alla luce di questi princìpi, dunque, la Cassazione ha accolto le richieste di una donna capace di agire e ne ha riconosciuto i diritti, indipendentemente dall’età e da un analfabetismo che esisteva anche in gioventù, confermando che l’amministratore di sostegno promuove gli interessi di persone uguali a noi, quando è necessario, rimuovendo gli ostacoli che incontrano sul loro cammino: le parole della Cassazione incoraggiano pertanto gli amministratori di sostegno, i familiari e quanti si adoperano per i beneficiari, ogni giorno, rinnovando la promessa di un futuro migliore anche per i più deboli

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      Classi molto numerose anche in presenza di alunni con disabilità grave: cosa fare?

      Fonte www.disabili.com – Anche quest’anno molti genitori lamentano la formazione di classi troppo numerose e ciò mette a rischio il processo di inclusione degli alunni con disabilità

      Già in passato ci siamo occupati delle norme riguardanti il numero degli alunni per classe in cui siano presenti alunni con disabilità  e di come esse vengano spesso disattese. Le famiglie, purtroppo, anche per questa ragione non di rado sono state costrette negli anni a rivolgersi al tribunale amministrativo per riaffermare il diritto allo studio dei loro figli.
      Nonostante le norme di riferimento siano chiare e definite, anche quest’anno il fenomeno si è ripresentato e molti genitori denunciano la formazione di classi molto numerose in presenza di alunni con disabilità, anche grave. A ciò si aggiunge la carenza di docenti di sostegno e di assistenti e tutto questo rende il processo di inclusione davvero molto difficile.

      Cosa prevedono le norme in merito alla formazione delle classi in cui siano presenti alunni con disabilità e cosa fare nel caso esse vengano disattese?

      Il testo normativo di riferimento è il DPR. n. 81/09, secondo il quale (art. 5, co 2) le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuola dell’infanzia, che accolgono alunni con disabilità sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni… Questo limite, purtroppo, molto spesso è disatteso. La disposizione, infatti, indica “di norma”, e ciò apre a possibili deroghe; poi, più avanti, richiama le esigenze di bilancio. Non solo. Nello stesso DPR (art. 4, co 1) si prevede una possibilità di deroga in misura non superiore al 10 per cento, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto, per ciascun tipo e grado di scuola… Ciò significa, comunque, che le classi iniziali, in presenza si alunni con disabilità, non devono superare il numero di 22 iscritti. A ciò si deve aggiungere che nelle circolari successive al DPR del 2009 il Miur ha sempre reiterato l’invito ad evitare di formare classi con più di 20 unità in presenza di alunni che presentano connotazione di gravità. Tuttavia, la realtà è purtroppo ben diversa e molte famiglie di alunni con disabilità sono costrette ogni anno a ricorrere al giudice poiché le classi in cui sono inseriti i propri figli superano abbondantemente i parametri stabiliti per legge.

      Ricordiamo, a tal proposito, alcune importanti sentenze, come la n. 1367/16 del Tar Toscana, che ha sdoppiato una classe pollaio di 31 alunni frequentata da due ragazzi con disabilità e, più di recente, la n. 1173/18, con la quale il giudice ha sdoppiato una classe di 25 alunni in cui era iscritto un ragazzo con autismo. Il TAR della Toscana ha basato le sue motivazioni sulla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e sulla Sentenza n. 80/10 della Corte Costituzionale, secondo cui il diritto allo studio degli alunni con disabilità non può essere violato per esigenze di bilancio. 

      Gli uffici scolastici, dunque, spesso nell’autorizzare il numero delle classi non tengono conto della presenza di alunni con disabilità. Le famiglie, sempre più spesso, si rivolgono al giudice che si pronuncia a loro favore. L’inizio dell’anno scolastico, purtroppo, non fa registrare alcuna inversione di tendenza rispetto al passato. Il limite è sovente esteso del 10 per cento, anche in presenza di situazioni di gravità e si registrano casi di classi molto numerose nelle quali sono presenti alunni con disabilità. Inoltre, il DPR citato fa riferimento esclusivamente alle classi iniziali, ma è opportuno che anche le classi successive non subiscano incrementi tali da creare ostacoli all’esercizio del diritto allo studio degli alunni.

      Le famiglie, dunque, ancora una volta dovranno fare attenzione alle situazioni in cui siano disattese le disposizioni normative e chiedere l’immediata applicazione delle stesse, anche ricorrendo, se necessario, alle vie legali.

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      Nella Nota al DEF 2018 ciò che il Governo vuole fare in materia di disabilità

      Fonte www.disabili.com – Nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza il Governo torna a parlare del Codice delle Disabilità, ma prevede anche un aumento dei soldi per non autosufficienza e lavoro disabili  

      Nella riunione dello scorso 27 settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDef) 2018. Si tratta di un documento che viene presentato alle Camere entro il 27 settembre di ogni anno, e serve per aggiornare le previsioni economiche e di finanza pubblica, oltre a contenere gli obiettivi programmatici ed eventuali modifiche ed integrazioni al DEF in relazione alle raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea relative al Programma di stabilità e al Programma nazionale di riforma.

      INTERVENTI PER DISABILITA’ E FAMIGLIE – Nella Nota di aggiornamento al DEF 2018 troviamo anche alcune misure che, nell’idea del Governo, riguarderanno le persone con disabilità e le loro famiglie. In particolare, si legge nel documento, l’intenzione del Governo sarebbe quella di definire un sistema fiscale a misura di famiglia, considerando la funzione sociale multidimensionale svolta dal nucleo familiare. Per fare ciò, IN agenda ci sarebbe lo studio di disposizioni per il sostegno generazionale e il sostegno alle persone con disabilità. Il testo cita quindi:
      –    Il Reddito di Cittadinanza  che giocherà un ruolo chiave nel sostegno alle famiglie disagiate e con disabili.
      –    Una Pensione di Cittadinanza CHE sarà prevista per le persone che vivono al di sotto della soglia minima di povertà e verrà modulata tenendo conto della situazione complessiva dei nuclei familiari, anche con riferimento alla presenza al loro interno di persone con disabilità o non autosufficienti.

      Il testo sottolinea anche la necessità di coinvolgere le famiglie e le associazioni, a diversi livelli territoriali: bisogna potenziare i servizi territoriali e promuovere forme di integrazione e partnership tra la sfera pubblica e mondo dell’associazionismo no profit delle imprese sociali; stimolare gli investimenti sociali; garantire la libera scelta dell’utente dei servizi pubblici, anche attraverso i voucher per i servizi alla persona; definire i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti sull’intero territorio nazionale; razionalizzare l’ISEE.

      CODICE DELLE DISABILITA’ – In tema di disabilità, il Governo torna sulla già paventata costituzione di un Codice delle Disabilità”,  con l’obiettivo di riordinare tutta la disciplina, che riformi e semplifichi il sistema di tutela e sostegno dei disabili”. Per tale motivo sarà potenziata e resa più fruibile l’assistenza sanitaria domiciliare e sarà favorita l’inclusione scolastica e universitaria delle persone disabili, anche con iniziative di formazione a distanza.

      FALSI INVALIDI E ACCERTAMENTO DISABILITA’ – Nel documento si legge che Si assicurerà un maggiore raccordo tra i diversi enti pubblici nella presa in carico delle persone disabili anche con il ricorso a carte dei servizi. Si individueranno i falsi invalidi, con azioni mirate laddove i dati mostrino delle anomalie.
      Nella logica della semplificazione, saranno intraprese misure per la razionalizzazione del sistema di accertamento sanitario per il riconoscimento della condizione di disabilità. Le misure comprendono:
      – visite domiciliari di accertamento della disabilità da parte delle commissioni medico-legali,
      – l’aggiornamento dell’elenco delle patologie esonerate da visite di revisione e controllo,
      – interventi specifici per finanziare adeguatamente e disciplinare in modo compiuto il contratto fiduciario.

      NON AUTOSUFFICIENZA, LAVORO E CAREGIVER – Nel documento si legge l’intento di aumentare alcune dotazioni di fondi, in primis il Fondo per le non autosufficienze. Previsto, poi, un incremento del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili per coprire incentivi alle assunzioni dei lavoratori con disabilità. Si aggiunge infine che, per utilizzare le risorse già stanziate per il Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, sono allo studio disposizioni per riconoscere allo studente, nell’ambito dei percorsi scolastici e universitari, specifici crediti formativi connessi all’attività di assistenza familiare.

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        Un nuovo welfare basato sulla Convenzione ONU

        Fonte www.superando.it – «L’approccio alla disabilità basato sul rispetto dei diritti umani e introdotto dalla Convenzione ONU ha trasformato le persone con disabilità da “vulnerabili” a “vulnerate”. Questo richiede una radicale modifica degli obiettivi e dei sistemi di welfare. Analizzando il cambiamento delle politiche nella Regione Campania, questo incontro vuole aprire e stimolare il dibattito, per realizzare una concreta applicazione della Convenzione in Italia»: viene presentato così il convegno promosso da DPI Italia per il 22 settembre a Succivo (Caserta), nell’àmbito del progetto campano “La mia Terra Vale”.

        Finanziato dalla Presidenza del Consiglio (Bando “Giovani per i beni pubblici”), il progetto campano La mia Terra Vale si rifà a un lavoro di squadra che unisce in un’Associazione Temporanea di Scopo Slow Food Campania, Legambiente Succivo, la Cooperativa Sociale Terra Felix e DPI Italia (Disabled Peoples’ International), per la realizzazione di interventi innovativi per lo sviluppo sostenibile del territorio.
        A tale iniziativa va riferito l’importante convegno in programma per la mattinata del 22 settembre, presso la Sala Convegni Casale di Teverolaccio di Succivo (Caserta), organizzato da DPI Italia e intitolato Un nuovo welfare basato sulla Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità delle Nazioni Unite: sostegno alla cittadinanza, alla partecipazione, all’inclusione.

        «La ratifica in Italia della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Legge 18/09) – spiega Giampiero Griffo, presidente di DPI Italia – ha aperto un nuovo scenario di riferimento giuridico, culturale e politico. L’approccio alla disabilità basato sul rispetto dei diritti umani è una rivoluzione che richiede una radicale modifica degli obiettivi e dei sistemi di welfare. Il conseguimento della piena cittadinanza, il sostegno alla partecipazione e alla vita della comunità, la costruzione di percorsi di vita indipendente, necessitano di nuovi strumenti e metodologie di lavoro, quali l’empowerment [“accrescimento dell’autoconsapevolezza”, N.d.R.], l’abilitazione, la capability [“competenza”, N.d.R.]. I Centri per la Vita Indipendente, la figura del peer counsellor (consulente alla pari), le nuove forma di assessment [“valutazione”, N.d.R.], i progetti individuali, sono tanti tasselli di una trasformazione profonda del modo di sostenere l’inclusione delle persone con disabilità. Passare dall’idea che queste persone sono vulnerabili a quella che invece sono vulnerate, in un mondo e in una società che per secoli le hanno mortificate, impoverite e cancellate, rappresenta una sfida non solo per le Istituzioni e i professionisti, ma anche per le stesse organizzazioni di persone con disabilità. Analizzando l’esperienza di cambiamento delle politiche nella Regione Campania, il convegno di Succivo e il libro sul medesimo argomento che lo accompagnerà, vuole aprire e stimolare il dibattito nazionale e regionale per realizzare una concreta applicazione della Convenzione ONU in Italia».

        Sarà lo stesso Griffo a introdurre i lavori, seguito dagli interventi di Angelo Cerracchio, direttore dell’ANFFAS di Salerno (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) (Nuovi sistemi di assessment); Silvia Cutrera dell’AVI di Roma (Agenzia per la Vita Indipendente) (L’empowerment, i suoi strumenti e le agenzie per la vita indipendente); Vanessa Pallucchi, vicepresidente di Legambiente Nazionale (La costituzione di reti territoriali per l’apprendimento permanente come strumento di inclusione); Rosaria Duraccio, presidente del MOVI Campania (Movimento per la Vita Indipendente) (Azioni di sistema per dare sostegni appropriati alla vita indipendente); Daniele Romano, presidente della FISH Campania (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) (Il piano sociale regionale ed una legge regionale per la vita indipendente).

        Concluderà il convegno una tavola rotonda moderata da Griffo, cui parteciperanno Pietro Barbieri del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), Lucia Fortini, assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania, Vincenzo Zoccano, sottosegretario al Ministero per la Famiglia e le Disabilità, Pasquale Carofano di ANCI Politiche Sociali (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Ciro Tarantino dell’Università della Calabria e dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, il già citato Daniele Romano, Valentina Iovinella, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Succivo, Mario Silvestro dell’Ambito Sociale Campano A2 di Mercogliano (Avellino) e Antonio Pascale di Legambiente Succivo.
        Sono stati altresì invitati i consiglieri della Regione Campania Luigi Cirillo, Stefano Graziano e Gianpiero Zinzi.

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          Dopo di Noi. Come si può garantire continuità ai progetti senza un fondo strutturale?

          Fonte www.disabili.com – La Conferenza Unificata delle Regioni ha dato l’ok al riparto del fondo per sostenere progetti a supporto di persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, ma pongono una raccomandazione

          E’ arrivato il via libera anche delle Regioni al riparto dei fondi, relativi al 2018, previsto dalla legge “Dopo di noi” per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare. Come avevamo avuto modo di raccontarvi, infatti, mancava solo questo ok affinchè si potesse procedere al riparto dei 51,1 milioni che dovranno servire a sostenere interventi per garantire un futuro alle persone con grave disabilità che non abbiano più parenti o familiari in grado di provvedere a loro  

          IL FONDO – L’articolo 3 della legge 22 giugno 2016, n.112 (legge Dopo di noi, ndr) ha infatti istituito un Fondo ad hoc, e prevede (al comma 3) che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali,  il Ministero per la famiglia e per le disabilità, insieme con il Ministero della Salute, provvedano annualmente alla ripartizione del fondo, previa intesa in sede di conferenza Unificata.

          LA RACCOMANDAZIONE – Le Regioni, nella Conferenza Unificata del 6 settembre scorso, hanno dunque espresso l’intesa sul riparto dei fondi per il 2018 ma, pur dando l’ok, hanno però consegnato al Governo un breve documento con cui ha chiesto al Governo di tornare alla dotazione iniziale prevista nel 2016  (pari a 56,1 milioni) e di rendere strutturale tale fondo. Inizialmente, infatti, la dotazione doveva essere di 56,1 milioni, ridotti però dopo a 51,1. Così si legge sul documento di intesa:

          La conferenza delle Regioni e della Province autonome esprime l’intesa con la seguente raccomandazione: “Si evidenzia la necessità di ripristinare a decorrere dall’anno 2019 la dotazione del Fondo di cui all’art.9 della legge 112/16 pari a 56,1 milioni di euro e di rendere strutturale tale Fondo, al fine di assicurare la continuità dei progetti e dei servizi attivati”.

          UN FONDO NECESSARIO – Sulla necessità di rendere strutturale questo fondo, così indispensabile alle persone con disabilità, è intervenuto anche Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, il quale ha anche ribadito che è importante riportarne la dotazione alla originaria cifra di 56,1 milioni.

          Così Bonaccini: “Si tratta di un fondo che sostiene soggetti tra i più deboli della popolazione – spiega Bonaccini – e li aiuta nei percorsi sociali e assistenziali. Va comunque detto che questo fondo è stato decurtato di 5 milioni, passando da uno stanziamento previsto nel 2016 pari a 56,1 milioni di euro a quello del 2018 ridotto a 51,1 milioni. Per questo motivo – conclude Bonaccini – la Conferenza delle Regioni, pur dando l’intesa, raccomanda al Governo che si recuperino le risorse mancanti e che queste divengano strutturali superando la scadenza annuale, fonte di incertezza”.

          La quota attribuita a ciascuna Regione del Fondo viene calcolata in base al numero della popolazione regionale nella fascia di età 18-64 anni, secondo i dati ISTAT sulla popolazione residente.
          Qui sotto, la tabella con il riparto dei 51,1 milioni di Euro alle singole regioni:

          Abruzzo 1.136.423,39 Euro – Quota di Popolazione 18-64 anni  2,2%
          Basilicata 498.701,51 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni 1,0%
          Calabria 1.721.281,67 Euro- Quota di Popolazione  18-64 anni  3,4%
          Campania 5.183.031,86 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni 10,1%
          Emilia Romagna 3.754.178,63 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni  7,3%
          Friuli Venezia Giulia 1.012.153,31 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni 2,0%
          Lazio 5.160.755,22 Euro – Quota di Popolazione 18-64 anni 10,1%
          Liguria  1.267.917,42 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni 2,5%
          Lombardia 8.568.022,02 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni  16,8%
          Marche 1.293.114,43 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni  2,5%
          Molise 268.270,22 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni  0,5%
          Piemonte 3.669.113,86 Euro  – Quota di Popolazione  18-64 anni 7,2%
          Puglia   3.523.484,14 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni  6,9%
          Sardegna 1.462.163,18 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni   2,9%
          Sicilia  4.403.451,83 Euro  – Quota di Popolazione  18-64 anni  8,6%
          Toscana 3.126.995,87 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni   6,1%
          Umbria 741.162,92 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni   1,5%
          Valle d’Aosta 107.324,61 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni  0,2%
          Veneto 4.202.453,91 Euro – Quota di Popolazione  18-64 anni   8,2%

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            Alunni con disabilità, scuola e sostegno: qual è il ruolo del personale ATA?

            Fonte www.disabili.com – Il recente contratto del comparto istruzione e ricerca ha introdotto una maggiore partecipazione del personale scolastico non docente al processo di inclusione scolastica

            Un recentissimo articolo del Sole 24 Ore si è soffermato sulla maggiore partecipazione del personale ATA nella didattica per la disabilità prevista dal nuovo contratto di lavoro riguardante il personale scolastico. Di cosa si tratta?

            Il contratto di lavoro siglato lo scorso aprile in realtà non ha introdotto grandi novità ed ha rinviato alcuni nodi importanti a sequenze contrattuali successive. Tuttavia, contiene alcune disposizioni importanti alle quali i Dsga a capo delle segreterie dovranno attenersi quando elaboreranno i piani dei servizi con le mansioni assegnate agli assistenti amministrativi. Nello specifico, il riferimento è all’art. 41 co 3 del CCNL, che sostituisce il primo capoverso dell’art. 53, co 1 del precedente contratto del 2007, riguardante la modalità di prestazione dell’orario, l’orario di lavoro flessibile, la programmazione plurisettimanale dell’orario, la turnazione ecc. Tale capoverso è così sostituito: All’inizio dell’anno scolastico, il DSGA formula una proposta di piano delle attività inerente alla materia del presente articolo, in uno specifico incontro con il personale ATA. Il personale ATA, individuato dal dirigente scolastico anche sulla base delle proposte formulate nel suddetto incontro, partecipa ai lavori delle commissioni o dei comitati per le visite ed i viaggi di istruzione, per l’assistenza agli alunni con disabilità, per la sicurezza, nonché all’elaborazione del PEI ai sensi dell’articolo 7, comma 2, lettera a) del D.lgs. n. 66 del 2017. Nel nuovo contratto, cioè, vengono indicate specifiche mansioni riguardati il personale ATA, viene disposta la sua partecipazione attiva e viene recepito quanto previsto dal D. Lgs 66/17 in merito alla modalità di elaborazione del Piano Educativo Individualizzato. Alla lettera a del comma 2, art. 7 di tale decreto, infatti, possiamo leggere che il PEI è elaborato e approvato dai docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori o dei soggetti che ne esercitano la responsabilità, delle figure professionali specifiche interne ed esterne all’istituzione scolastica che interagiscono con la classe e con la  bambina o il bambino, l’alunna o l’alunno, la studentessa o lo studente con disabilità, nonché con il supporto dell’unità di valutazione multidisciplinare.

            Non si tratta, in effetti, di una disposizione secondaria, dal momento che interviene su aspetti in passato relegati ad eventuali funzioni incentivate con il fondo delle istituzioni scolastiche per dare ad essi, invece, rilievo e specificazioni contrattuali. La sottolineatura dei ruoli che anche il personale scolastico non docente può avere nel promuovere il processo di inclusione è evidenziata in maniera particolarmente significativa nel richiamo alla partecipazione ai lavori del PEI. Se la presenza ed il supporto dei collaboratori scolastici ha assunto negli anni un’evidenza non trascurabile, quella del personale amministrativo, invece, emerge proprio in tali recenti disposizioni. Concordiamo con l’articolo citato in apertura nel ritenere che sia una buona notizia il coinvolgimento del personale amministrativo nelle azioni didattiche che riguardano la disabilità, perché una maggiore consapevolezza di tutte le componenti scolastiche aggiunge valore al processo di inclusione.

            Si procede, lentamente ma irreversibilmente, verso la consapevolezza che l’inclusione sia un processo ampio, assoluto, al quale tutto il personale, variamente impegnato nelle scuole, può e deve partecipare. Per sua natura, del resto, l’inclusione non è che semplicissima e normalissima accoglienza di ogni specificità, alla quale ciascuno dovrebbe poter contribuire con le proprie risorse.
            Rimane un problema: la formazione.