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L’Assemblea Nazionale di Anffas dice basta alla negazione di diritti e proclama lo stato di mobilitazione permanente

Con una mozione generale, approvata all’unanimità, le persone con disabilità e le famiglie facenti parte di Anffas rivolgono al Ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, un accorato appello affinché siano ascoltate le proprie istanze.

I nostri diritti vengono ancor oggi, e sempre più negati e la vita dei nostri congiunti con disabilità, unitamente a quella di noi genitori e familiari, è oggetto di discriminazioni, emarginazione e mancanza di pari opportunità”.

Così inizia la mozione generale approvata all’unanimità dall’Assemblea Nazionale Anffas, tenutasi il 29, 30 e 31 maggio u.s.

Un documento molto articolato che pone in risalto il fatto che Anffas, negli oltre 60 anni di vita, ha contribuito a far emanare tante leggi che avrebbero dovuto contribuire a migliorare considerevolmente le condizioni di vita materiale delle persone con disabilità e dei loro familiari. Purtroppo, rileva Anffas, ancora oggi molte di tali leggi non sono concretamente attuate in modo puntuale, omogeneo e capillare sull’intero territorio nazionale.

Tale accorato appello nasce dalle tante testimonianze portate in assemblea dalle persone con disabilità e dai loro familiari, manifestando forte preoccupazione di fronte alla ulteriore involuzione dell’intero sistema dei servizi. Infatti dai vari interventi è drammaticamente emerso che “l’accesso ai pochi servizi è reso sempre più difficoltoso ed oneroso e l’enorme carico della disabilità, anche dal punto di vista economico, pesa principalmente sulle spalle dei familiari”.

Inoltre, continua l’appello “i fondi statali sono del tutto insufficienti a garantire l’esigibilità dei diritti e anche le risorse, laddove messe a disposizione dalle Regioni e dagli enti locali, non risultano sufficienti“.

L’Assemblea ha anche sottolineato come le indennità economiche e le pensioni corrisposte siano irrisorie e del tutto inadeguate a garantire il soddisfacimento delle minime necessità di vita delle persone con disabilità.

La mozione evidenzia, ancora, che “gli attuali strumenti di protezione giuridica (interdizione, inabilitazione ed amministrazione di sostegno) risultano difformi alle previsioni della Convenzione ONU e, nella loro pratica attuazione, molto spesso, si assiste ad abnormi distorsioni e gravosi adempimenti che nulla hanno a che vedere con i veri interessi delle persone con disabilità e delle loro famiglie”.

Per queste ragioni le persone con disabilità, i familiari e tutti coloro che a vario titolo fanno parte di Anffas hanno detto “BASTA” e si sono mobilitate chiedendo un concreto intervento al Ministro Fontana affinché, prendendo atto di questa situazione intollerabile vissuta dalle persone con disabilità e dai loro familiari, provveda a rimuoverne le cause.

Non c’è più tempo e non siamo più disponibili ad attendere i tempi biblici della politica, anche perché non ce lo possiamo permettere!”.

Nel merito la mozione riepiloga le tante leggi già presenti nel sistema giuridico italiano, mettendo in risalto il fatto che per larga parte tali leggi non sono compiutamente applicate o ostaggio di un sistema burocratico o carenza di risorse, che di fatto ne negano l’esigibilità e ciò a partire dalla legge 18/2009 con la quale l’Italia ha recepito la Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità, nonché altre importanti leggi come la legge 104 del 1992 – legge -quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” e connessa legge 162/98; la legge 68 del 1999 – “norme per il diritto al lavoro dei disabili” e s.m.i., la legge 328 del 2000 – “legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” a partire dall’art.14; la legge 112 del 2016 – “legge sul cd. durante e dopo di noi” ecc., per citarne alcune.

Ma la mozione assembleare mette in risalto anche il fatto che oggi non basta più applicare le leggi che ci sono, ma è necessario ri-partire da una revisione complessiva dell’intero sistema per adeguarlo “in primis” ai nuovi paradigmi culturali introdotti dalla Convenzione Onu, unitamente all’aggiornamento ed emanazione di nuove leggi, quale ad esempio “una legge che abroghi gli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione, previo rafforzamento della legge sull’amministrazione di sostegno, semplificandone gli adempimenti e correggendo le tante, troppe distorsioni applicative riscontrate”.

Anffas richiede, inoltre, la predisposizione di norme che attuino una progressiva deistituzionalizzazione nonché il contrasto ad ogni forma di segregazione ed emarginazione sociale, unitamente a provvedimenti realmente efficaci ed utili alla prevenzione di episodi di violenza e maltrattamenti.

Altro tema affrontato riguarda il diritto allo studio e all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità intellettiva e del neurosviluppo, tema questo rispetto al quale Anffas si è sempre battuta. Nella mozione si chiede che tale diritto venga rispettato, in modo omogeneo, sull’intero territorio nazionale, compresi i servizi a carico degli enti locali facendo sì che l’intero sistema garantisca non solo quantità, ma soprattutto qualità e che il primo giorno di scuola sia tale per tutti gli alunni e studenti con e senza disabilità.

Basta allo “scarica barile” tra i diversi enti deputati a garantire i diritti!

Dal corposo elenco delle istanze non poteva mancare la richiesta di far sì che l’intero sistema sia messo finalmente in grado di predisporre il progetto individuale di vita, come previsto dall’art. 14 della legge 328/2000, dando attuazione al modello bio-psico-sociale ed avviando un virtuoso ed avanzato sistema di valutazione multidimensionale dei bisogni di sostegno, basando il tutto sul modello ancorato ai diritti umani ed alla qualità della vita.

Con questa mozione, quindi, Anffas da una lato pone l’accento sulle difficoltà, gli ostacoli e le troppe pratiche burocratiche che ogni giorno le persone con disabilità e le loro famiglie incontrano, dall’altro dice basta a questo non più tollerabile stato di cose, avanzando delle proposte concrete.

Per questo Anffas tutta, auspicando di non essere sola in questa “battaglia”, ha deciso di rivolgersi esclusivamente al Ministro Fontana in quanto Ministro per le Famiglie e le Disabilità. Infatti, a parere di Anffas, oggi “in primis” è proprio il Ministro Fontana, appunto quale Ministro per la disabilità, che deve porsi al fianco delle persone con disabilità e dei loro familiari ed assumersi il compito e la responsabilità digarantire adeguati sostegni a tutte le persone con disabilità ed ai loro familiari attraverso una rete integrata di servizi. Consapevoli che ciò non rappresenta un costo, bensì un investimento che a medio/lungo termine porta all’intero sistema paese indubbi benefici, anche occupazionali, di razionalizzazione ed efficacia della spesa, oltre che consentire all’Italia di potersi realmente fregiare della definizione di “Paese civile” che garantisce a tutti i suoi cittadini diritti civili ed umani, pari opportunità e qualità di vita”.     

 

In allegato la Mozione generale “I diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari se non sono resi esigibili diventano gentili concessioni”.

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    Diritto al gioco per tutti, l’appello del Garante per l’infanzia per la Giornata mondiale

    Fonte www.superabile.it – In Italia sono solo 234 i parchi gioco inclusivi, concentrati prevalentemente al centro nord e spesso non accessibili ai ragazzi con disabilità intellettiva o con disturbi dello spettro autistico. In un volume dedicato, l’Autorità garante chiede investimenti strutturali, una legge ad hoc, politiche sociali adeguate, formazione degli operatori e una mappatura di spazi ed esperienze.

    In Italia sono solo 234 i parchi gioco inclusivi, concentrati prevalentemente al centro nord e spesso non accessibili ai ragazzi con disabilità intellettiva o con disturbi dello spettro autistico. E’ uno dei dati che emerge dal lavoro d’indagine, avviato lo scorso maggio dalla Consulta delle associazioni e organizzazioni presieduta dall’Autorità garante dei diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza, con il supporto tecnico dell’Istituto degli Innocenti e confluito nel volume Documento di studio “Il diritto al gioco e allo sport dei bambini e dei ragazzi con disabilità“. Sono stati realizzati quattro focus group e interviste a 238 persone, è stato somministrato, in collaborazione con Anci, un questionario a 173 comuni e raccolto il parere della Consulta dei ragazzi dell’Agia. E l’appello della garante Filomena Albano, lanciato per la Giornata mondiale del Gioco (che ci celebra il 28 maggio) è che tutti coloro che organizzano eventi prevedano anche attività inclusive.
     
    Manca una legge che renda effettivo il diritto al gioco e allo sport per tutte le persone di minore età, comprese quelle con disabilità. E mancano anche i dati: per questo, nelle sue raccomandazioni, l’Autorità garante ha chiesto sistemi di monitoraggio a più livelli territoriali e la mappatura dei luoghi di spazi e servizi per il gioco e lo sport. “È necessario un cambiamento culturale – ha dichiarato Albano – Servono formazione e sensibilizzazione rivolte alle famiglie, agli insegnanti, agli operatori e ai professionisti che lavorano con bambini e ragazzi. Ma non solo. Per favorire una vera inclusione occorre partire dai piccoli, che vanno educati all’accoglienza e al riconoscimento della diversità, stimolati all’apertura e alla solidarietà. Bisogna insegnare loro a guardare il mondo da angolature diverse, a creare relazioni autentiche basate sul rispetto dell’altro. Dai racconti dei ragazzi con disabilità che abbiamo ascoltato – ha aggiunto la Garante – emerge un vissuto di solitudine, sperimentato sin da piccoli nel giocare da soli e, quindi, il desiderio di stare insieme ad altri sia quando si gioca che quando si fa un’attività sportiva. A differenza degli adulti, i ragazzi descrivono il gioco e lo sport come divertimento e piacere ed esprimono il desiderio di giocare con i loro coetanei”.
     
    I focus. Sono stati realizzati quattro focus group nelle città di Milano, Roma, Alatri (Frosinone) e Palermo, che hanno coinvolto ragazzi a sviluppo tipico della scuola secondaria di primo grado e famiglie con bambini e ragazzi con disabilità. Complessivamente sono state ascoltate 238 persone, di cui 207 di minore età. Per quanto riguarda i ragazzi, ciò che emerge in generale è una difficoltà a entrare in relazione con i coetanei con disabilità in contesti di gioco o sportivi. Dal capoluogo siciliano è arrivata una proposta: “Bisognerebbe fare in modo che gli stessi ragazzi facciano da tutor ai ragazzi con disabilità che fanno sport”. Per quanto riguarda le famiglie, in termini generali gioco e sport sono visti come attività nelle quali è centrale la prestazione e che devono condurre a obiettivi riabilitativi. Viene tralasciata, invece, la finalità di piacere e divertimento. A Milano confermano che il gioco è sempre vissuto in ambito domestico o scolastico ed esprimono il timore che possa essere fonte di frustrazione e ulteriore indice di esclusione dal gruppo dei pari. A Palermo, quasi inconcepibile per le famiglie dei bambini con disabilità immaginare il figlio in un gioco inclusivo con i pari, salvo che questo non avvenga in un ambiente protetto e con la mediazione di un adulto, come l’insegnante di sostegno.
     
    Le interviste ai ragazzi con disabilità. Sono state realizzate 18 interviste con ragazzi disabili: otto a Milano (11-16 anni) e 10 a Palermo (12-14 anni). In generale, a differenza degli adulti, i ragazzi caratterizzano il gioco e lo sport come attività divertente e piacevole ed esprimono il desiderio di giocare con i pari. A Milano, dove sono stati ascoltati solo ragazzi con disabilità intellettiva, emerge un vissuto di solitudine sperimentato sin da piccoli nel giocare da soli e, quindi, il desiderio di stare insieme ad altri sia quando si gioca, sia quando si fa un’attività sportiva. I ragazzi di Palermo ricordano il gioco da bambini e il desiderio di volerlo continuare soprattutto in gruppo perché più divertente. Il gioco con gli altri è comunque limitato ai vicini di casa, ai fratelli o ai compagni di scuola.
     
    Il questionario. Dal questionario che l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha somministrato in collaborazione con Anci a un campione di 173 comuni, emerge che il 27% dei comuni coinvolge le famiglie nelle politiche di inclusione. In quelli più piccoli, con meno di 10 mila abitanti, la percentuale si attesta al 21%. I minorenni con disabilità sono coinvolti direttamente nelle scelte relative al gioco e allo sport nel 18% dei comuni (15% in quelli con meno di 10 mila residenti). Le campagne di sensibilizzazione per sostenere la piena inclusione vengono realizzate nel 31% dei casi (25% nei comuni con meno di 10 mila abitanti). Quanto agli spazi dedicati per le attività sportive, sono risultati presenti impianti accessibili e facilmente fruibili nel 69% dei comuni, mentre i parchi gioco lo sono nel 40%. Sono emerse anche buone prassi: tra queste, la prossima realizzazione del Parco Inclusivo Padova, frutto di una coprogettazione che ha coinvolto università, scuole, amministrazione comunale, terzo settore e aziende. Si tratta della creazione di un luogo di gioco destinato a tutta la cittadinanza. Sul piano dello sport un’attività inclusiva è rappresentata dal baskin (unione dei termini basket e inclusione) giocato insieme da ragazzi con disabilità e a sviluppo tipico. Nato nel 2003 a Cremona è oggi disciplinato da un regolamento apposito: esso si basa sul principio che tutti i giocatori concorrono, ciascuno con un ruolo definito, al conseguimento della vittoria. “In Italia risultavano censiti al 2016, secondo una ricerca di SuperAbile Inail, 234 parchi gioco inclusivi – si legge nel documento -. La maggior parte di essi (152) ha però solo altalene per sedie a ruote”.

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      La tecnologia per le persone, non il contrario!

      Fonte www.superando.it – Come garantire che le nuove tecnologie, in continua evoluzione, siano anche accessibili, oltre ad evitare ulteriori potenziali rischi derivanti dalle stesse? A tale tema l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, sta dedicando una serie di preziosi documenti, dai quali emerge come il principio guida debba essere il design inclusivo, alla base di tutti i prodotti e servizi, con il costante coinvolgimento delle stesse persone con disabilità.

      La tecnologia per le persone, non il contrario: è stato questo il motto della Global Accessibility Awareness Day, la Giornata Mondiale dell’Accessibilita del 16 maggio scorso, evento voluto principalmente per sensibilizzare tutti coloro che si occupano di tecnologie digitali sui temi dell’accessibilità e dell’inclusività.
      In tale occasione, l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, ha reso pubblico il rapporto curato dai propri esperti di accessibilità e tecnologia, intitolato Plug and Pray? (letteralmente “Collega e prega?”), ovvero Una prospettiva per la disabilità su intelligenza artificiale, processi decisionali automatizzati e tecnologie emergenti (disponibile in lingua inglese a questo link).

      Nella recente Direttiva dell’Unione Europea nota come European Disability Act o European Accessibility Act,  si parla di accessibilità a largo raggio: treni, viaggi aerei, siti web pubblici, banche, e-commerce ecc. Con tale provvedimento, infatti, l’Unione Europea ha inteso fare pressione per regole e leggi coerenti e omogenee sull’accessibilità, più ambiziose di quelle vigenti in diversi Stati Membri.
      E tuttavia, sebbene molti dei Fondi Europei non possano essere utilizzati per finanziare infrastrutture o progetti che non tengano conto dell’accessibilità per le persone con disabilità, resta ancora tanto da fare, rispetto alla continua evoluzione delle nuove tecnologie, sempre più presenti nelle nostre vite.
      Oggi assistiamo quasi quotidianamente a nuove scoperte tecnologiche legate all’intelligenza artificiale, ad assistenti virtuali, alla cosiddetta “realtà aumentata”, alla robotica, agli ambienti intelligenti e così via. L’EDF, quindi, ha voluto esaminare l’impatto di queste tecnologie emergenti sulle vite di persone con disabilità, pubblicando nel proprio sito un vero e proprio “pacchetto” di documenti, ovvero:
      ° Un testo introduttivo di Shadi Abou-Zahra, esperto di strategie e tecnologie per l’accessibilità per il W3C (World Wide Web Consortium), il Consorzio Internazionale degli Standard del Web.
      ° Una presentazione del già citato rapporto Plug and Pray? (Una prospettiva di disabilità sull’intelligenza artificiale, il processo decisionale automatizzato e le tecnologie emergenti).
      ° Un webinar (seminario in rete) sul nuovo standard Design for All (“Progettazione per tutti”).
      ° Una video intervista del coordinatore  politico del Forum, Alejandro Moledo, ad AXSChat, una community online aperta dedicata all’accessibilità.
      Prossimamente, inoltre, è prevista anche una pubblicazione speciale, con la valutazione del Forum sull’European Disability Act e sui piani necessari a sostenerne l’implementazione.

      Ma entriamo nel merito di quanto spiegato da Shadi Abou-Zahra. «Devo ammettere – scrive – che amo la tecnologia e le opportunità che offre a molte persone. Essendo tetraplegico, con problemi sia alle braccia che alle gambe, ho potuto  completare la scuola e in seguito l’università con l’aiuto del computer portatile. Mi ha permesso, infatti, di prendere appunti, scrivere i compiti e organizzarmi in modalità impossibili per me con carta e penna. I progressi derivanti dal riconoscimento vocale e da quello dell’immagine, dalla connettività internet e dalla potenza di calcolo sono mozzafiato. È incredibile pensare che il cellulare nella mia piccola tasca sia di gran lunga superiore al mio ingombrante laptop che utilizzavo a scuola, e che sia anche notevolmente più economico. E tuttavia, nonostante le opportunità offerte dalla tecnologia, dobbiamo anche riconoscere e affrontare le numerose sfide e i rischi che pone. Ad esempio, con tutti i sistemi di pagamento contactless [“senza contatto”, N.d.R.] e con gli sportelli automatici (ATM), basta un terminale montato leggermente troppo alto per tenermi bloccato all’interno del parcheggio fino a quando non riesco a pagare il mio biglietto. Questo non accadeva quando i parcheggi erano gestiti da personale “umano”. Non mi si fraintenda: non sono contrario ai progressi tecnologici, chiedo solo che il terminale sia montato all’altezza appropriata, per rendere la tecnologia utilizzabile anche da me».

      A quanto scrive Shadi Abou-Zahra, va aggiunto anche che i dispositivi di pagamento POS, se mancanti di tastiera fisica e provvisti solo di un sistema touchscreen  non vocalizzato, costituiscono una barriera per un cieco, che deve necessariamente dettare il proprio codice PIN a qualcuno per effettuare il pagamento!

      «Se da un lato la tecnologia si evolve alla velocità della luce – prosegue l’esperto dell’EDF – vediamo anche che le opportunità e le sfide si moltiplicano: Un mio amico non vedente che viaggiava da solo per affari ha recentemente testato una App mobile che utilizza tecniche di intelligenza artificiale per riconoscere oggetti e testo con la telecamera e l’ha usata per orientarsi in un albergo in cui era appena arrivato. La App gli ha spiegato la collocazione dei corridoi e ha letto i numeri delle porte sui cartelli in modo che potesse trovare in autonomia la propria stanza. Ciò è incredibile, considerando anche che la diffusione e l’uso tradizionale dell’intelligenza artificiale sono solo alle fasi iniziali. E tuttavia, il fatto che il mio amico stia utilizzando questa App è un’indicazione per il distributore della stessa, per il fornitore del sistema operativo e potenzialmente anche per l’operatore di telefonia mobile, che lui è cieco. In altre parole, non ci rendiamo conto che lasciamo sempre maggiori  informazioni personali  quando usiamo le nuove tecnologie e non è sempre chiaro come questi dati vengano utilizzati oggi e domani. Con l’intelligenza artificiale che permea i processi decisionali, questa è una minaccia vera e imminente: ad esempio, poiché molte persone con disabilità sono attualmente disoccupate, un sistema di apprendimento automatico (machine-learning) potrebbe erroneamente concludere che il mio amico è meno adatto al lavoro perché ha anche una disabilità».

      Qual è dunque il tema comune agli esempi esposti da Shadi Abou-Zahra e come possiamo garantire che la tecnologia sia accessibile?
      Nel suo impegno in àmbito di e-accessibility, il Forum Europeo sulla Disabilità afferma che:
      ° I prodotti e i servizi possono essere accessibili soltanto coinvolgendo persone con disabilità. La mancanza di consapevolezza e la mancanza di coinvolgimento degli utenti finali durante i processi di progettazione e sviluppo costituiscono infatti delle barriere.
      ° I gruppi di lavoro che si occupano di nuove tecnologie non sono abbastanza diversificati; l’industria, cioè, deve assicurare che i propri team riflettano la diversità della popolazione generale.
      ° L’accessibilità e i principi del design universale dovrebbero far parte dei programmi di studio in ambito di formazione di design, informatica, esperienza dell’utente e altri argomenti correlati.
      ° Le organizzazioni di persone con disabilità e quelle che si occupano  di diritti digitali devono lavorare insieme.

      In conclusione, si può dire che per evitare errori come un terminale montato in modo errato, un POS non accessibile o un sistema di assunzioni basato sul machine-learning che arrivi a conclusioni erronee, il design inclusivo deve diventare il principio guida affinché la tecnologia non sia più una questione di Plug and Pray?, ovvero “attacca la spina e prega (che sia accessibile)”, come usa provocatoriamente l’EDF nel titolo del proprio rapporto, bensì di Plug and Play, vale a dire semplicemente “attacca la spina e usa (senza problemi)”!

      Membro del gruppo di esperti ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) dell’EDF (European Disability Forum), con delega sulle medesime problematiche per l’ADV e per la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). È inoltre Certificata Disability Manager.

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        Assegni familiari 2019 in presenza di figli disabili: a quanto ammontano e come richiederli

        Fonte www.disabili.com – L’INPS rende note le nuove modalità per richiedere gli assegni al nucleo familiare. Vediamo cosa sono e a quanto ammontano, anche in caso di figli con disabilità

        L’Assegno per il Nucleo Familiare (ANF) è una prestazione economica che l’INPS eroga a favore di nuclei familiari di determinate categorie di lavoratori e pensionati, in presenza di determinati requisiti di reddito. Il diritto all’Assegno al Nucleo Familiare è subordinato all’autorizzazione da parte dall’INPS, e la domanda va presentata ogni anno. Vediamo quello che c’è da sapere per beneficiarne.

        I BENEFICIARI –  I beneficiari dell’Assegno per Nucleo Familiare sono:
        •    lavoratori dipendenti del settore privato;
        •    lavoratori dipendenti agricoli;
        •    lavoratori domestici e somministrati;
        •    lavoratori iscritti alla Gestione Separata;
        •    lavoratori dipendenti di ditte cessate e fallite;
        •    titolari di pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, dei fondi speciali ed ex ENPALS;
        •    titolari di prestazioni previdenziali;
        •    lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

        REQUISITI – Le voci che incidono sul diritto (e sull’eventuale importo) dell’assegno familiare, sono:
        numero di componenti del nucleo
        reddito del nucleo familiare
        tipologia di nucleo familiare

        CHI PUO’ FARE RICHIESTA – Se ricorrono i requisiti, può fare richiesta di Assegno al Nucleo Familiare:
        – il richiedente;
        -il coniuge, purché non separato;
        – i figli ed equiparati (non coniugati): minori di età, maggiorenni inabili, studenti o apprendisti di età compresa tra i 18 ed i 21 anni facenti parte di un nucleo familiare con almeno 4 figli con meno di 26 anni;
        – i minori in affidamento;
        – i familiari di cittadino italiano, comunitario, straniero di stato convenzionato, che siano residenti all’estero;
        nipoti minori in linea retta a carico dell’ascendente (nonno, bisnonno);
        – i fratelli, le sorelle e i nipoti (non coniugati) minorenni oppure maggiorenni inabili (purché orfani di entrambi i genitori senza beneficio della pensione ai superstiti).

        I LIMITI DI REDDITO – Per avere diritto all’ANF non si deve superare un limite di reddito familiare (da intendersi come reddito complessivo della famiglia, e ricordando che il reddito complessivo del nucleo familiare deve essere composto, per almeno il 70%, da reddito derivante da lavoro dipendente e assimilato).
        Ogni anno vengono rivalutati i limiti massimi di reddito familiare ai fini della corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare: lo prevede la legge n. 153/88, con effetto dal 1° luglio di ciascun anno. Le rivalutazioni vengono fatte sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, calcolato dall’ISTAT. I limiti in vigore attualmente sono quelli determinati dalla Circolare INPS n. 68 del 2018, con decorrenza dal 1 luglio 2018 al 30 giugno 2019.
        A questo link le tabelle con i nuovi limiti di reddito, in vigore dal 1 luglio 2019 al 30 giugno 2020. La circolare dell’INPS è la n.66 del 17 maggio 2019.

        I redditi del nucleo familiare da considerare sono quelli assoggettabili all’IRPEF, al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali. Sono da indicare anche i redditi esenti da imposta o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva (se superiori complessivamente a 1.032,91 euro).
        Non devono essere dichiarati tra i redditi:
        •    i Trattamenti di Fine Rapporto ( TFR) comunque denominati e le anticipazioni sui TFR;
        •    i trattamenti di famiglia, comunque denominati, dovuti per legge;
        •    le rendite vitalizie erogate dall’INAIL, le pensioni di guerra e le pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;
        •    le indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare e ai pensionati di inabilità, gli importi percepiti a titolo di assegno di cura ai sensi della legge provinciale di Bolzano 12 ottobre 2007, n. 9;
        •    le indennità di comunicazione per sordi e le indennità speciali per i ciechi parziali;
        •    gli indennizzi per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati;
        •    gli arretrati di cassa integrazione riferiti ad anni precedenti a quello di erogazione;
        •    l’indennità di trasferta per la parte non assoggettabile a imposizione fiscale;
        •    gli assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del/della richiedente e destinati al mantenimento dei figli.

        COME VIENE EROGATO – L’assegno familiare viene erogato tramite il datore di lavoro, e si trova in busta paga, in caso di lavoratore dipendente.
        Viene invece erogato direttamente dall’INPS tramite bonifico bancario o postale quando il richiedente è: addetto ai servizi domestici, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, lavoratore di ditte cessate o fallite, ovvero abbia diritto agli assegni come beneficiario di altre prestazioni previdenzial.

        QUANTO SPETTA – Per il calcolo di quanto spetta, si possono consultare le tabelle allegate alla circolare INPS n. 68 dell’11 maggio 2018, valide dal 1° luglio 2018 e fino al 30 giugno 2019. Qui le tabelle
        Facendo un esempio: in un nucleo familiare in cui sia presente almeno un componente inabile, con entrambi i genitori e almeno un figlio minore, con reddito familiare annuo fino a 25942,18, possono venire corrisposti 168,33 in presenza  di 3 componenti, 326,67 per 4 componenti,  470 e così via.

        COME RICHIEDERLI – Con la Circolare INPS n.45 del 22/03/2019 vengono fornite le indicazioni relativamente alle nuove modalità in vigore per presentare domanda di assegni per nucleo familiare. Le nuove modalità prevedono che dal 1° aprile 2019 le domande, finora presentate dal lavoratore interessato al proprio datore di lavoro utilizzando il modello “ANF/DIP” (SR16), dovranno essere inoltrate esclusivamente all’INPS in via telematica. Questa nuova modalità solo online è valida solo per i lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato non agricolo.
        La domanda di assegno per il nucleo familiare deve essere presentata dal lavoratore all’INPS, esclusivamente in via telematica, mediante uno dei seguenti canali:
        •    WEB, tramite il servizio on-line dedicato, accessibile dal sito www.inps.it, se in possesso di PIN dispositivo, di una identità SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di Livello 2 o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Il servizio sarà disponibile dal 1° aprile 2019;
        •    Patronati e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di PIN.

        L’utente potrà prendere visione dell’esito della domanda presentata accedendo con le proprie credenziali alla specifica sezione “Consultazione domanda”, disponibile nell’area riservata. Segnaliamo una guida illustrata (pdf)  a cura di FIRST CISL per presentare domanda online.
        Le domande già presentate al datore di lavoro fino alla data del 31 marzo 2019 con il modello “ANF/DIP”, per il periodo compreso tra il 1° luglio 2018 ed il 30 giugno 2019 o a valere sugli anni precedenti, non devono essere reiterate, ma saranno gestite dai datori di lavoro.

        Lavoratori settore agricolo – Per i soli lavoratori del settore agricolo a tempo indeterminato vale invece ancora la modalità precedente, con la domanda da presentare al datore di lavoro con il modello “ANF/DIP” (SR16) cartaceo come attualmente previsto.

        IN ARRIVO CAMBIAMENTI? – Stando alle dichiarazioni del vicepremier Di Maio, ci sarebbe la volontà di sottoporre gli assegni familiari  a una revisione, proponendo  un assegno di 150 euro per ciascun figlio, indipendentemente dal reddito familiare, fino ai 26 anni dei figli (nel caso in cui studino e restino quindi a carico). Vedemo gli sviluppi di questa proposta.

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          “Legge sul Durante e Dopo di Noi”: manca la relazione del 2018

          Fonte www.siperando.it – «La seconda relazione al Parlamento sullo stato di applicazione della Legge avrebbe dovuto essere presentata entro il mese di giugno 2018, ma così non è stato; ciò appare grave anche alla luce del fatto che l’attuazione della legge su base regionale sembra, però, procedere a velocità diversa da Regione a Regione»: lo si legge in un Atto di Sindacato Ispettivo, ovvero in un’Interrogazione Parlamentare, presentata da numerosi Senatori a proposito della Legge 112/16, meglio nota come “Legge sul Dopo di Noi” o sul “Durante e Dopo di Noi”.

          Un Atto di Sindacato Ispettivo, o per usare un termine più noti, un’Interrogazione Parlamentare, è stato presentata nei giorni scorsi da numerosi Senatori, per chiedere i motivi della mancata presentazione, per il 2018, della relazione sullo stato di attuazione della Legge 112/16 (Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare), meglio nota come “Legge sul Dopo di Noi” o “sul Durante e Dopo di Noi”.
          L’articolo 8 di quella norma, infatti, prevede che il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali trasmetta alle Camere, «entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni della presente legge e sull’utilizzo delle risorse […]. La relazione illustra altresì l’effettivo andamento delle minori entrate derivanti dalle medesime disposizioni, anche al fine di evidenziare gli eventuali scostamenti rispetto alle previsioni».

          «La relazione del primo anno di attività – si legge tra l’altro nell’Atto Parlamentare – pubblicata nel dicembre 2017, si è limitata a descrivere lo stato di avanzamento di questa prima fase in cui le Regioni hanno definito gli indirizzi di programmazione, propedeutica all’erogazione delle risorse per la realizzazione degli interventi sul territorio; l’analisi, quindi, fa riferimento alle risorse complessivamente stanziate nel biennio 2016-2017. Si tratta di una cifra corrispondente a poco più di 128 milioni di euro; l’attuazione concreta degli interventi e dei servizi a favore dei beneficiari della legge è di competenza dei Comuni e dovrebbe essere oggetto della seconda relazione; la seconda relazione al Parlamento sullo stato di applicazione della legge avrebbe, dunque, dovuto essere presentata entro il mese di giugno 2018, ma così non è stato; ciò appare grave anche alla luce del fatto che l’attuazione della legge su base regionale sembra, però, procedere a velocità diversa da Regione a Regione. Risulta, infatti, che soltanto in Lombardia, Marche, Molise e Toscana si è partiti con la stesura dei progetti individuali previsti dalla normativa; nelle Regioni Lazio, Campania, Basilicata, Calabria si è dato avvio all’attivazione delle richieste di redazione e approvazione dei progetti individuali; in Friuli-Venezia Giulia e Veneto si è deciso di co-progettare con gli “enti gestori” e di attuare per loro tramite gli interventi previsti dalla legge n. 112 del 2016; Emilia-Romagna e Liguria sono invece partite dall’individuazione e dall’intervento sugli immobili. In altre Regioni, invece, il processo sembra ancora agli inizi: ad esempio in Abruzzo, Puglia e Piemonte risulterebbe essere stata avviata solo una programmazione di carattere generale».

          «I progetti individuali – conclude il documento – sono identificati come una tappa necessaria per la corretta applicazione della legge e occorre vigilare con attenzione su questo aspetto. Il punto principale del provvedimento è, infatti, la costruzione di percorsi di autonomia della persona con disabilità». Pertanto «si chiede di sapere quando verrà presentata alle Camere la seconda relazione sullo stato di applicazione della legge n. 112 del 2016.

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            Mare disabili. Ecco i primi stabilimenti balneari aderenti al nuovo marchio di spiagge accessibili

            Fonte www.disabili.com – Ecospiagge per tutti è un marchio di qualità che viene rilasciato alle strutture accessibili, sostenibili ed inclusive.

            Nella giornata di ieri è stata presentata alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Vincenzo Zoccano, l’iniziativa Ecospiagge per tutti, nata dalla collaborazione tra Legambiente e Village for all, di cui vi abbiamo parlato nei giorni scorsi, che si pone l’obiettivo di dare uno strumento sia agli stabilimenti balneari sia ai turisti che cercano spiagge accessibili.
             
            COME FUNZIONA – Si tratta di un nuovo marchio di qualità che viene rilasciato agli stabilimenti balneari sostenibili, responsabili e inclusivi, che possono ospitare tutti. Nato con l’obiettivo di sostenere il valore dell’ospitalità accessibile, ancora poco considerato in Italia, questa iniziativa vuole dare agli stabilimenti un supporto in più per essere accessibili, e agli ospiti (persone con disabilità, anziani, persone con problemi di mobilità, le famiglie con bambini piccoli, etc)  uno strumento utile per orientarsi nella scelta del luogo migliore, in grado di rispondere alle loro esigenze in fatto di vacanze accessibili.

            A CHI VIENE RILASCIATO – La struttura interessata viene visitata dagli esperti Legambiente, che fanno poi un Audit completo sulle pratiche di sostenibilità, e verificano che essa sia idonea secondo i parametri previsti. Nello specifico, il marchio viene assegnato a tutti gli stabilimenti balneari che si saranno impegnati nell’adozione di misure di sostenibilità ambientale e di strumenti che garantiscano adeguati standard di accessibilità e di ospitalità per persone con disabilità, anziani, famiglie con bambini piccoli e persone con intolleranze alimentari.
            Questa iniziativa ha come scopo ultimo quello di valorizzare chi si impegna ogni giorno per rispettare l’ambiente e prendersi cura dell’ospite. “Avere una spiaggia sostenibile, responsabile ed inclusiva significa migliorare il ‘comfort per tutti’ – ha spiegato Roberto Vitali, presidente di Village for all non trasformare il proprio lido in una ‘spiaggia per disabili’. Significa che tutti possono fare la vacanza che desiderano con i loro amici o la loro famiglia. A noi non piace parlare solo di accessibilità, ma di ospitalità accessibile per tutti, che possiamo coniugare nell’ambito della qualità.”

            LE LINEE GUIDA – Il disciplinare di EcoSpiagge per tutti fornisce una serie di linee guida che indirizzano gli stabilimenti balneari verso questo percorso. Si sviluppa attorno a dieci argomenti, che rappresentano i punti cardine dell’ecologia ambientale e sociale, ovvero: produzione e gestione dei rifiuti, gestione della risorsa energetica, gestione della risorsa idrica, alimentazione e gastronomia, mobilità sostenibile, accessibilità ed inclusione, acquisti eco-sostenibili, valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, rumore, comunicazione ed educazione ambientale. Ogni area del disciplinare è composta da una breve descrizione dell’obiettivo da raggiungere, e da una serie di criteri specifici, che indicano i doveri delle strutture. Per quanto riguarda il tema dell’accessibilità, viene seguito il manuale operativo di Village for all.

            GLI STABILIMENTI ADERENTI – I primi stabilimenti balneari che hanno già aderito sono: Rete d’Impresa delle Marine del Parco di Viareggio, Bagno Alhambra, Bagno Aretusa, Bagno Arizona, Bagno Ester, Bagno Mergellina, Bagno Teresa, Lidi di Comacchio, nel Parco del Delta del Po con il Bagno Gallanti Beach.

            LE ATRE PROPOSTE DI VACANZA – Questa e altre iniziative dimostrano che finalmente il turismo accessibile (o l’ospitalità per tutti!) iniziano a essere seriamente considerati come un aspetto strategico del business turistico. Si moltiplicano, infatti, i progetti e le iniziative dedicate: segnaliamo ad esempio gli interessanti servizi del tour operator specializzato in vacanze disabili Bed & Care Travel o i viaggi di gruppo organizzati per persone disabili
            a cura dell’associazione Strabordo.

            E allora…buone vacanze a tutti!