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PER GLI STUDENTI CON AUTISMO ARRIVA IL METODO NEST

Fonte www.west-info.eu – La Danimarca è il primo paese europeo, dopo gli USA, a sperimentare per gli studenti con autismo il metodo NEST, un’innovativa forma di inclusione scolastica che prevede classi (dall’asilo alle superiori) con 1 alunno con autismo ogni 3 studenti. Una percentuale elevatissima pensata come strumento di inclusione scoalstica di questi ragazzi tra i banchi di scuola, grazie anche alla supervisione di due insegnanti con una formazione fuori dai soliti schemi basata su una speciale didattica che prevede una precisa divisione dell’aula per aree di attività. Cosa che implica, ad esempio, che gli alunni si riuniscano al centro della sala quando si preparano per iniziare qualcosa di nuovo.

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    PIÙ ATTENZIONE PER LA NEUROPSICHIATRIA INFANTILE

    Fonte www.personecondisabilita.it – Mentre fervono i lavori in Regione Lombardia per la messa a punto della riforma del sistema socio-sanitario della Regione stessa, «vi è tuttavia un “pezzetto” della salute dei cittadini lombardi – viene sottolineato dalla LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, che costituisce la componente regionale della FISH* (Federazione Italiana per il Superamenro dell’Handicap) – e in modo particolare di quelli più giovani, che rischia di restare in un angolo. Si tratta del sistema delle Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA)».

    Per questo motivo, dunque, la stessa LEDHA ha inviato un documento alla Regione, chiedendo di dedicare una particolare attenzione alle UONPIA, per meglio specificarne il ruolo, le funzioni, i compiti e le risorse, dal momento che si parla di «servizi che rispondono ai bisogni di una fascia di popolazione molto più ampia e differenziata rispetto a quella tipica dei servizi di Salute Mentale».

    «Noi – dichiara il presidente della LEDHA Alberto Fontana – chiediamo da sempre per tutte le persone con disabilità una presa in carico globale e continuativa, che superi la frammentazione degli interventi e garantisca tempestività d’intervento. Questo passaggio, però, è ancora più importante per i bambini e i ragazzi con disabilità che afferiscono alle Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che rappresentano un tassello essenziale. Le UONPIA svolgono infatti un ruolo cruciale per i processi di inclusione sociale e scolastica di molti bambini e ragazzi con disabilità e la necessità di una particolare attenzione è dovuta anche al particolare stato di sofferenza di questi servizi, che si trovano a far fronte a richieste e bisogni sempre più ampi e differenziati, potendo contare su risorse materiali e culturali non adeguate».

    L’iniziativa della LEDHA prende le mosse dall’osservazione delle difficoltà quotidiane di tante famiglie che non riescono ad accedere ai servizi, dalle loro associazioni territoriali, ma anche dalla stessa Società Scientifica di riferimento, la SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), che di recente ha pubblicato un interessante documento di analisi e riflessione, riguardante proprio la situazione reale delle UONPIA nella Regione Lombardia.

    «Chiediamo – spiega a tal proposito Antonella Costantino, presidente della SINPIA – che venga tenuto conto del fatto che la Neuropsichiatria Infantile si occupa sia dell’area neurologica, sia di quella psichiatrica, sia della disabilità in età evolutiva. Si tratta cioè di un àmbito molto vasto e non bisogna rischiare di perderne dei pezzi per strada».

    «Un’attenzione speciale da parte del Legislatore su questo tema – aggiunge Costantino – è tanto più urgente, dal momento che l’organizzazione di questi servizi è molto fragile e tenendo conto del fatto che dobbiamo affrontare quotidianamente una sproporzione rilevante tra i bisogni e le risorse a disposizione. Le richieste, infatti, sono in aumento e il personale è stabile o in diminuzione, cosicché gli utenti che non trovano risposte ai loro bisogni nel servizio pubblico, sono costretti ad andare a cercarle nel privato».

    Per tutti questi motivi, dunque, la LEDHA ha chiesto Terza Commissione del Consiglio Regionale Lombardo di impegnarsi a definire e rispettare standard organizzativi e dotazione di risorse, che prevedano lo stretto raccordo con l’area pediatrica, per migliorare la precocità della diagnosi e facilitare la gestione congiunta nel tempo; senza dimenticare l’adeguata presenza di personale e di un direttore per ogni UONPIA.

    La Federazione lombarda ha chiesto inoltre di garantire «la stretta integrazione tra i servizi di Neuropsichiatria infantile e gli altri servizi sanitari, in modo particolare quelli riabilitativi, i servizi sociali comunali, le scuole e le altre agenzie sociali ed educative pubbliche e del Terzo Settore presenti sul territorio». 

    *Cui Anffas Onlus aderisce

    Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it

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      MANCATO SOSTEGNO ALUNNI CON DISABILITÀ, IL PROBLEMA ARRIVA IN PARLAMENTO

      Fonte www.edscuola.eu“E’ ora di finirla sulla mancata copertura delle ore di sostegno”, ha detto il 28 ottobre la senatrice Laura Bignami (Movimento X) che ha trasformato “in interpellanza a procedimento abbreviato un’interrogazione che aveva presentato al MIUR qualche giorno prima dell’inizio dell’anno scolastico e alla quale non è pervenuta nessuna risposta”. La Bignami ha anche chiesto che vengano resi pubblici “i dati relativi alle ore di sostegno richieste e a quelle concesse agli studenti e agli alunni con disabilità nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, suddivisi per regione e per provincia”.

      “L’interpellanza – spiega la senatrice – è stata sottoscritta da 40 senatori e non vuole essere un attacco politico al governo, ma semplicemente una pretesa di chiarimento utile a verificare l’efficienza della tanto incensata “Buona scuola”. Chiedo a gran voce che sia data risposta alle mie semplici domande”. “Senza la conoscenza di questi dati – conclude Bignami – mi domando come il governo possa avviare una seria riforma del sostegno”.

      Una denuncia analoga è giunta, nella stessa giornata, dai i parlamentari M5S in commissione Cultura di Camera e Senato, che hanno presentato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione, in cui sollecitano la responsabile del Miur a risolvere il caso, sollevato dall’agenzia Adnkronos, della piccola Gaia, la bambina leccese affetta da Sma1 e alla quale è stata negata la maestra di sostegno nei primi giorni di scuola, poi sostituita da un’altra insegnante ma priva di specializzazione.

      “Sono molti, troppi, i casi di alunni con disabilità che, nonostante abbiano diritto allo studio al pari degli altri, di fatto non hanno la possibilità di svolgere con regolarità e costanza le lezioni a causa della mancanza di un numero adeguato di insegnanti di sostegno”, hanno detto i ‘grillini’, commentando l’interrogazione depositata alla Camera e a prima firma dell’on. Maria Marzana. “Per eliminare quella che è una vera e propria discriminazione chiediamo al ministero dell’Istruzione quali iniziative intenda adottare per garantire il diritto allo studio a tutti gli alunni con disabilità e se intenda provvedere all’immissione in organico dei docenti specializzati sul sostegno, anche non presenti nelle graduatorie ad esaurimento o nelle graduatorie di merito, e quindi procedere all’assunzione di coloro i quali sono presenti nelle graduatorie d’istituto”.

      La denuncia è stata raccolta anche dall’Anief, secondo cui “i 6.446 posti assegnati con la fase C del piano assunzioni della Buona Scuola non sono bastati a risolvere il problema”.

      L’Anief ha ricordato che “dovendo mantenere il rapporto 1 docente ogni 2 studenti, come ribadito dalla sentenza della Consulta n. 80/2010, che annullando i commi 413 e 414 dell’art. 2 della Legge 244/2007, è evidente che il Governo e il Miur avrebbero dovuto superare il vincolo del 70% dell’organico di diritto previsto dalla Legge 128/2013, approvato mentre era Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Perché quella norma si basava su un numero massimo di assunzioni pari a 90mila docenti, nel frattempo tutti immessi in ruolo, rifacendosi ad un contingente di iscritti disabili risalente al 2006. Nel frattempo, però, gli alunni che necessitano del docente a supporto sono passati da 180mila a 240mila”.

      “Nemmeno la legge delega di riforma del sostegno, affidata dalla Legge 107 al Governo, può essere una soluzione al problema cronico della mancanza di tanti docenti specializzati nel supporto agli alunni con disabilità”, ha detto Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal. “Prima di tutto perché vedrà la luce solo tra un anno, quindi, lasciando scoperto almeno l’attuale anno scolastico, e in secondo luogo perché non è compito diretto della nuova legge farsi carico della mancanza di autorizzazioni ministeriali per la stabilizzazione dei docenti di sostegno. Il problema va risolto dove è nato: in Parlamento, dove oggi sono stati portati i numeri corretti. In attesa che il legislatore si decida a sanare il tutto – ha concluso Pacifico – sarà cura dei tribunali far rispettare i diritti dei ragazzi disabili e delle loro famiglie”.

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        IL FORUM DEL TERZO SETTORE SULLA LEGGE DI STABILITÀ 2016

        Fonte comunicato stampa Forum Terzo Settore* – Con la Legge di Stabilità 2016 viene confermata l’intenzione del governo di avviare un Piano nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale con una dotazione di 600 milioni per il 2016 e poi 1 miliardo a decorrere dal 2017. Il lavoro dell’Alleanza contro la povertà in Italia, che abbiamo portato avanti in questi anni, ha certamente sortito i suoi effetti ed il tema entra finalmente nell’agenda politica. Aver costituito una misura strutturale è un primo risultato e l’inizio di un percorso che, ad ogni modo, necessita di essere implementato nelle risorse a partire dal 2016, portando il fondo almeno ad 800 milioni, per essere poi reso gradualmente universale. In parallelo a questo il piano per interventi sulla povertà assoluta di minori, di intesa con le Fondazioni di origine bancaria, per 150 milioni di euro per 3 anni.

        Aspettiamo di capire quali misure saranno messe in atto rispetto a questo Fondo.

        Bene l’istituzione di un Fondo per finanziare la legge sul “Dopo di noi” (leggi cliccando qui il commento del presidente nazionale Anffas Onlus) importante segnale di attenzione alle persone con disabilità e ai loro familiari, anche se il provvedimento deve cogliere con chiarezza l’interruzione di ogni forma di segregazione.

        Bene anche l’istituzione di un Fondo dedicato alle adozioni internazionali, con una dotazione di 15 milioni annui a decorrere dal 2016; risorse che, tuttavia, saranno detratte dal Fondo Famiglia, già ridotto ai minimi termini. Cresce finalmente anche il Fondo per la cooperazione internazionale con un incremento di 120 milioni per il 2016, che diventano 360 per il 2018, e vengono stanziati 50 milioni per il Fondo per le ludopatie.

        Misure positive che finalmente incrementano l’investimento sul welfare in maniera significativa – ma non ancora sufficienti per ridurre lo spread con la media dell’Unione Europea -, accompagnate da altre che restano sostanzialmente invariate rispetto agli anni passati (come il Fondo per la non autosufficienza). In alcuni casi ci troviamo di fronte a sconti e tagli sul sociale che ci preoccupano fortemente, come quello al Fondo Infanzia ed adolescenza che, paragonato agli scorsi anni, è praticamente inesistente. O le promesse sul servizio civile, al momento disattese con 115 milioni per ciascuno degli anni 2016, 2017, 2018 che sono insufficienti a far partire quei 100 mila giovani auspicati dallo stesso Premier, e che rappresentano una speranza per il nostro futuro. Segnaliamo anche la riduzione delle risorse a CAF e Patronati, rispettivamente di – 100 e di 48 milioni, gestiti anche dalle nostre organizzazioni e che per circa il 40% operano sul sistema di welfare.

        Confidiamo nella discussione parlamentare per migliorare alcuni passaggi che rischiano di colpire, o perlomeno non favorire, i cittadini più a rischio di marginalizzazione, accrescendo il senso di disgregazione sociale che ha invece bisogno di essere rafforzato.

        Per approfondire

        Leggi l’articolo “Le politiche sociali nel Ddl di stabilità 2016”

        *Cui Anffas ONlus aderisce

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          CINQUE PER MILLE PER GLI ANNI 2012 E 2013

          Fonte www.lavoro.gov.it – È possibile consultare gli elenchi dei beneficiari del cinque per mille per i quali è stato disposto il pagamento per gli anni finanziari 2012 (154 enti nel 4° elenco) e 2013 (40 enti nel 1° elenco e 30.917 enti nel 2° elenco).

          Per l’anno 2012 si ricorda che sono disponibili gli elenchi degli enti che non hanno comunicato le coordinate bancarie per l’accredito (elenco dei beneficiari privi di IBAN – NoIBAN).

          Per approfondimenti

          • vai alla Sezione dedicata ai pagamenti 2012

          • vai alla Sezione dedicata ai pagamenti 2013

          • vai all’ elenco dei beneficiari privi di IBAN (NoIBAN) 2012

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            OPEN DAY – “IL PIANO NAZIONALE MALATTIE RARE. LE ISTANZE DELLE ASSOCIAZIONI”

            Fonte www.salute.gov.it – Il Piano nazionale delle malattie rare 2013-2016, rilasciato ad ottobre del 2014, intende sviluppare una strategia nazionale integrata, globale e di medio periodo sulle malattie rare, centrata sui bisogni assistenziali della persona e della sua famiglia e definita con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, tenuto conto delle esperienze già maturate e nel quadro delle indicazioni europee.

            Con l’Open Day del 10 dicembre 2015, organizzato dal Ministero della Salute in collaborazione con il Centro nazionale delle malattie rare dell’Istituto superiore di sanità e presieduto dal Sottosegretario alla salute Vito De Filippo, si vuole dare voce alle Associazioni; esse verranno infatti coinvolte attivamente durante la giornata, dove saranno protagoniste indiscusse nella fase di relazione, momento indispensabile per raccogliere i suggerimenti e le istanze ma soprattutto per dare ancora più concreta attuazione al proposito di ascoltare i problemi dei pazienti e delle famiglie di persone colpite da malattie definite rare.

            Obiettivi

            L’Open day si propone di:

            1.avviare un confronto costruttivo fra il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e le Federazioni e Associazioni di pazienti con malattie rare, sull’implementazione degli obiettivi del Piano Nazionale Malattie Rare (PNMR);

            2.presentare ufficialmente i rappresentanti dei pazienti, eletti dai pazienti stessi, che prenderanno parte al Comitato e/o Tavoli tecnici che si costituiranno per lavorare all’implementazione del PNMR 2013-2016. Destinatari Pazienti con malattia rara e loro famiglie Federazioni e Associazioni di pazienti con malattie rare

            Metodologia Iscrizione: chi è interessato a partecipare alla giornata (massimo un rappresentante per associazione, considerato il numero dei posti disponibili), dovrà registrare un profilo-utente su piattaforma MOODLE, scegliendo di candidarsi in qualità di relatore (sottoponendo un abstract) o di semplice uditore; l’utente registrato potrà inoltre presentarsi come candidato per l’elezione dei rappresentanti dei pazienti o semplicemente votare il candidato prescelto.

            Contributi e selezione dei relatori: sono individuate tre sezioni tematiche:

            – Tema 1 – Centri di diagnosi e cura e Reti di riferimento europee (ERNs)

            – Tema 2 – Registri

            – Tema 3 – Accesso alle terapie e empowerment dei pazienti

            Per ognuna, i pazienti e i loro rappresentanti potranno avanzare delle proposte tramite sottomissione di un abstract sulla piattaforma MOODLE. Lo spazio on-line è stato scelto a garanzia della trasparenza dell’iniziativa. I contributi saranno votati dagli utenti registrati e i quattro più votati di ciascun tema, saranno presentati in plenaria con una relazione orale durante la sessione dedicata. Le sessioni si svolgeranno sequenzialmente permettendo quindi a ciascun partecipante di presenziare a tutti gli argomenti oggetto di dibattito. La durata prevista per ciascuna sessione è di 1,5 ore (10-15 minuti per le relazioni, il tempo rimanente sarà dedicato alla discussione). In ogni caso, tutti gli abstract pervenuti potranno essere analizzati al fine di estrapolare spunti utili ad avviare tavoli di discussione e iniziative future.

            Elezione dei rappresentanti delle Associazioni dei pazienti: è stata predisposta su piattaforma MOODLE una sezione dedicata, nella quale i pazienti e i loro rappresentanti potranno inviare le candidature e contestualmente votare i propri rappresentanti.

            Il candidato dovrà produrre:

            – Breve presentazione personale

            – Presentazione/motivazione della candidatura

            – Dati di rappresentatività dell’Associazione o Federazione di appartenenza

            – Presenza di un comitato scientifico all’interno dell’Associazione o Federazione di appartenenza

            Saranno nominati 3 rappresentanti dei pazienti appartenenti ad Associazioni o Federazioni differenti. La nomina sarà strettamente personale; in caso di rinuncia si procederà alla nomina di un altro candidato dalla lista dei candidati. A fine giornata saranno comunicati i nomi dei rappresentanti dei pazienti eletti e sarà dato loro spazio per una breve presentazione.

            Report: durante il workshop saranno presenti degli osservatori per raccogliere in maniera sistematica gli elementi che emergeranno dalle discussioni, al fine di produrre un documento di sintesi che potrà essere condiviso on-line successivamente all’evento.

            Tutte le informazioni sull’Open Day sono disponibili cliccando qui

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              DAVIDE FARAONE SUI DOCENTI DI SOSTEGNO

              Fonte www.edscuola.eu – Nell’aprile 2015 in un dibattito pubblico tenutosi al Palazzo Campanella del Consiglio della Regione Calabria dal titolo “La Buona Scuola, opportunità per il SUD”, alla presenza di un nutrito pubblico, aveva parlato dei docenti di sostegno che si occupavano di accompagnare i ragazzi con disabilità al bagno e che con la “Buona scuola” questo non accadrà più, perché si punta alla qualificazione della professionalità dei docenti di sostegno. In buona sostanza il sottosegretario sosteneva che i docenti di sostegno non sono qualificati professionalmente ma lo diventeranno con l’attuazione della riforma della scuola.

              In quell’occasione l’On. Faraone venne contestato e dal pubblico ci fu chi disse: “Onorevole Lei non sa di cosa sta parlando, i docenti di sostegno non accompagnano i ragazzi al bagno per questo servizio ci sono gli assistenti sociali o i collaboratori scolastici”. Oggi in un’intervista che il sottosegretario Faraone ha rilasciato a “Il Messaggero”, si legge che secondo lui gli insegnanti di sostegno sono “eroi per scelta”. Poi però lo stesso Faraone si contraddice dicendo che è necessario elevare il vincolo quinquennale, per passare dal sostegno all’insegnamento su disciplina, a decennale. Alla domanda del perché è necessario portare fino a 10 anni il vincolo di permanenza di un docente su posto di sostegno, Faraone ha così risposto: “Il sostegno non deve più essere una scorciatoia per entrare in ruolo, l’innalzamento del vincolo è necessario per evitare alcuni opportunismi che spesso hanno nascosto le migliaia di esperienze positive e di eccellenza che hanno costellato la nostra scuola. Una scuola all’avanguardia nell’inclusione”.

              La contraddizione è evidente e nasconde una chiara realtà, infatti prima Faraone definisce i docenti di sostegno come “eroi per scelta” e poi parla di “scorciatoie” per entrare in ruolo e di opportunismi di convenienza.

              Qual è la versione esatta? Chi vive la scuola sa benissimo che gli eroi per scelta sono pochi e che la specializzazione per il sostegno è per lo più usata per evitare esili decennali dalla propria residenza, tanto che docenti di ruolo lontani dalla propria residenza hanno massicciamente richiesto l’utilizzazione sul sostegno per non viaggiare. Ecco il motivo reale, senza ipocrisie e contorsionismi, per cui si vuole elevare fino a 10 anni la permanenza sul posto di sostegno.

              Tuttavia se così fosse resta il problema delle utilizzazioni annuali, non sono anche queste “opportunismi”? Come si intende agire sulle utilizzazioni su posti di sostegno nei prossimi anni? Sarebbe interessante sentire l’opinione del sottosegretario Faraone anche su queste domande.