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LA DISABILITÀ NON È UNA MALATTIA

Fonte www.lombardiasociale.it – La sentenza del Consiglio di Stato non riguarda solo il titolo di studio necessario per lavorare nei CDD: rappresenta un passo in avanti per l’affermazione dell’approccio sociale alla disabilità “Le persone che frequentano il C.D.D. sono affette da menomazioni gravi (…). Esse sono chiamate a frequentare il C.D.D. per compiere un percorso di riabilitazione. L’educatore professionale accompagna le persone (con menomazioni) in tale percorso, con l’attuazione di specifici progetti educativi e riabilitativi. Pertanto, per l’educatore che opera nei C.D.D. è una condizione essenziale l’essere in possesso di adeguate cognizioni sanitarie. Soltanto così egli è in grado di innestare sulle persone con menomazioni il percorso educativo, riabilitativo, assistenziale, socializzante, con i necessari presupposti di appropriatezza ed efficacia”. (da: dossier educatore professionale socio sanitario – Associazione Senza Limiti).

“(…) la a disabilità è un concetto in evoluzione (…) è il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri”, (da: Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità – preambolo, lettera g.).

Il confronto tra questi due passaggi non è il tentativo di indurre chi legge a confrontare i due periodi per attribuire voti e consegnare pagelle. Si tratta di una indicazione chiara per comprendere i motivi e le ragioni che hanno indotto le associazioni delle persone con disabilità che fanno riferimento a LEDHA a impegnarsi apertamente, nel contenzioso aperto dal ricorso dell’Associazione Senza Limiti e dalla successiva sentenza del TAR Lombardia, in merito alla tipologia di laurea necessaria per lavorare come educatori nei CDD.

Cosa nascondeva il dibattito sulla differenza tra l’agire di educatore professionale con una titolo rilasciato da un corso di laurea “sanitario” piuttosto che “sociale”? E’ apparso con tutta evidenza che sotto questa querelle, si trovava traccia del dibattito intorno alla stessa descrizione del fenomeno disabilità e quindi dei servizi che devono prendere in carico le persone con disabilità. Il confronto, quando anche si svolga nelle aule dei tribunali, serve per proseguire nel lento, difficile e non scontato percorso che anima chiunque è convinto che affrontare i temi della disabilità significa abbandonare del tutto l’approccio sanitario per abbracciare l’approccio basato sui diritti umani. Significa rileggere e reinterpretare non solo i bisogni, ma anche le risposte, in chiave anti-discriminatoria, di restituzione di pari opportunità, di creazione delle condizioni e dei modi per garantire il diritto a partecipare su base di uguaglianza alla vita e allo sviluppo della Comunità.

Un percorso che tante persone e associazioni hanno avviato da tempo e che sarebbe ora venisse considerato anche nelle norme per gli accreditamenti e per il funzionamento dei servizi alla persona, unitamente alla necessità che anche chi gestisce servizi si convinca del potenziale di imprenditoria sociale che il cambio di paradigma della disabilità può generare, come già qualcuno sta facendo e sperimentando.

La sentenza emessa dal Consiglio di Stato lo scorso 24 novembre (n. 03602/2015) ha rimesso al posto giusto le questioni sollevate dall’Associazione Senza Limiti e raccolte e condivise dal TAR della Lombardia con la sentenza emessa pochi mesi prima (5 marzo 2015 n. 00369/2015) – i veda articolo correlato. “…la gara è diretta all’aggiudicazione di un servizio complesso, a contenuto in primo luogo sanitario, da eseguire in favore anche di persone affette da grave disabilità e che necessitano…di prestazioni di natura sanitaria e riabilitativa e non solo assistenziale e rieducativa” (TAR Lombardia)” al riguardo, l’appellante ha efficacemente posto in rilievo che” l’approccio alla persona in stato di disabilità non deve avvenire solo in termini di malattia, ma deve assumere a riferimento la condizione di chi a causa della stato di menomazione, versa in condizioni di ridotte capacità di interagire con l’ambiente e di emarginazione e necessita, quindi, di un assiduo intervento per lo svolgimento delle attività quotidiane e per il recupero della condizione di svantaggio sociale” (Consiglio di Stato).

Due modi diversi di intendere l’approccio alle disabilità? Ancora una volta non serve spandere giudizi e non serve essere sprezzanti, ma la diversità di ragionamento e di motivazioni che ritroviamo nelle due sentenze illustra a tutti noi, con grande chiarezza, il cammino che ancora occorre compiere. Intanto però la vicenda che generò il ricorso al TAR si è conclusa, e in modo del tutto diverso da quella prima sentenza. E LEDHA di questo è assolutamente e pienamente soddisfatta, per due motivi:

– il primo perché, nell’ambito di alcuni settore della Magistratura Amministrativa, si conferma e si consolida il processo di consapevolezza del peso anche giuridico della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità:

– il secondo perché sulla vicenda specifica LEDHA non ha esitato, attraverso i suoi canali di comunicazione e il suo rapporto con gli Enti Locali del territorio, ad assumere una chiara posizione di assoluta contrarietà non solo alla presentazione del ricorso al TAR ma, soprattutto, rispetto alle motivazioni dei ricorrenti. Vicenda conclusa sul piano giudiziario, quindi, ma tema apertissimo rispetto alla riforma socio-sanitaria regionale e, più in generale, sull’evoluzione del sistema dei servizi alla persona in chiave inclusiva.

Rispetto alla riforma, i contenuti della sentenza del Consiglio di Stato saranno utili per mantenere in evidenza alle nuove ATS e alla nuove ASST le finalità dei servizi, bene descritte dall’articolo 19 della “Convenzione ONU”: “le persone con disabilità abbiano accesso a una serie di servizi (…) per consentire lori di vivere nella società e di inserirsi e impedire che siano isolate o vittime di segregazione” In coerenza con l’approccio sociale, basato sui diritti umani, che caratterizza la “Convenzione” abbiamo visto come la sentenza del Consiglio di Stato indica con chiarezza che l’obiettivo dell’azione dei Centri diurni non possa prescindere dal “recupero della condizione di svantaggio sociale”.

Un percorso che è importante, ma non sufficiente, dichiarare. Alla sua realizzazione devono essere orientate le risorse umane e professionali già oggi presenti nei servizi, consapevoli che le difficoltà da affrontare sono tante e che siamo ancora molto lontani dall’avere pronte tutte le risposte per tutti i problemi.

L’evoluzione in chiave inclusiva della rete dei servizi, chiede una forte alleanza in primo luogo tra Federazioni, Associazioni e Comitati di persone e famiglie con disabilità, Istituzioni Pubbliche e, soprattutto, enti gestori dei servizi e operatori che vi lavorano. Un’alleanza da costruire volta per volta, progetto per progetto, formazione per formazione, senza “verità in tasca” e atteggiamenti pregiudiziali, ma con determinazione, voglia e capacità di investire in sperimentazioni, studio e ricerca e, ancora una volta, con grande disponibilità al confronto, in un percorso per tentativi ed errori che non può essere animato se non dai suoi diretti protagonisti. Le persone con disabilità, tutte le persone con disabilità, cui dobbiamo restituire voce e parola per determinare le scelte fondamentali che riguardano la loro vita.

Articolo a cura di Giovanni Merlo e Marco Faini (consulente per le politiche sociali di Anffas Lombardia e Anffas Nazionale)

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    MESSAGGIO DEL SEGRETARIO GENERALE ONU

    Anche in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità 2015, il Segretario Generale Onu ha lanciato il suo messaggio. Di seguito riportiamo una traduzione non ufficiale del testo

    Quest’anno la Giornata Internazionale delle persone con disabilità è nel segno dell’adozione dell’ambiziosa Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Questo progetto di azione globale ci chiama a non lasciare nessuno indietro. Costruire un mondo sostenibile ed inclusivo richiede l’impegno delle persone di tutte le abilità.

    L’Agenda 2030 comprende molti temi legati alle persone con disabilità e dobbiamo lavorare insieme per trasformare questi propositi in realtà. All’inizio di quest’anno, la United Nations Third World Conference on Disaster Risk Reduction (Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione dei rischi) ha riconosciuto il ruolo chiave che le persone con disabilità possono giocare nel promuovere un approccio accessibile a livello universale relativamente all’affrontare e a rispondere eventuali catastrofi o disastri.

    Il prossimo anno, la United Nations Conference on Housing and Sustainable Urban Development (HABITAT III) discuterà una nuova agenda per lo sviluppo urbano per rendere le nostre città inclusive, accessibili e sostenibili.

    Le voci delle persone con disabilità saranno fondamentali per questo processo. Per il futuro abbiamo bisogno di rafforzare le politiche e le pratiche di sviluppo al fine di garantire che l’accessibilità diventi parte dello sviluppo inclusivo e sostenibile.

    Ciò richiede di migliorare la conoscenze delle sfide che tutte le persone con disabilità affrontano – anche attraverso una maggiore disponibilità di dati sul tema – e garantire loro la possibilità di creare ed utilizzare ogni opportunità.

    Insieme alle persone con disabilità possiamo spostare il nostro mondo in avanti non lasciando nessuno dietro.

    Il testo ufficiale del messaggio (in lingua inglese) è disponibile qui

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      GRASSO, BOLDRINI E GIANNINI IN DIRETTA RAI E WEBTV PER IL 3 DICEMBRE 2015

      Fonte www.camera.it – Si svolgerà giovedì 3 dicembre, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, alle ore 10, l’evento conclusivo dell’iniziativa del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) in occasione della “Giornata internazionale delle persone con disabilità”.

      Alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, interverranno i Presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, e i Presidenti delle Commissioni Cultura e Istruzione di Camera e Senato, Flavia Piccoli Nardelli e Andrea Marcucci, risponderanno alle domande degli studenti. Concluderà la ministra Stefania Giannini.

      Nell’incontro – trasmesso in diretta dalla Rai a cura di Rai Parlamento e dalla webtv della Camera – saranno presentate alle più alte cariche dello Stato le conclusioni di una sessione di confronto tra gruppi di lavoro di studenti con e senza disabilità, svolta presso il Miur: un’occasione per raccontare la loro idea di scuola inclusiva, esprimere bisogni e aspettative e condividere progetti per il futuro.

      L’obiettivo dell’evento segue la tecnica, da tempo invalsa in ambiti comunitari, degli hearings, durante i quali i protagonisti dialogano ascoltandosi reciprocamente e individuando ipotesi di soluzione, di miglioramento o di reattività rispetto a problemi e spunti di approfondimento emersi durante la fase della discussione. Una modalità che rende immediatamente percepibile la disponibilità all’ascolto e il coinvolgimento attivo delle Istituzioni.

      All’incontro sarà presente anche Anffas Onlus con il suo presidente nazionale ed un Auto-Rappresentante.

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        BARRIERE, PREGIUDIZI, DISCRIMINAZIONI

        Fonte www.corriere/saluteMario pagherà il pranzo a tutti coloro che, provando una «carrozzina» – sua abituale compagna di vita -, riusciranno «a usare un mezzo del trasporto pubblico locale». Abita a Monticelli D’Ongina (in provincia di Piacenza) e la sua provocazione è in realtà un invito a calarsi nei suoi panni.

        Margherita invece ha un figlio con un’atrofia spinale: vive a Lecce e a metà mattina, dopo averlo accompagnato, torna scuola perché nessuno ha l’incarico di portare il suo bambino in bagno a fare pipì.

        Poi c’è Stefano, un 57enne di Padova, che è finito in una specie di comunità perché quando è rimasto paralizzato era single e i suoi genitori erano troppo anziani per poterlo assistere.

        Vorresti mai fare cambio? In occasione della prossima Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, che cade come sempre il 3 dicembre, la Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap*) lancia #Inmyplace, una campagna di sensibilizzazione sui social network per impattare più direttamente sugli atteggiamenti spesso inconsapevoli della gente comune, della società, del mondo del lavoro, della politica. Perché anche l’essere ignorati, di fatto, è un ostacolo. Dopo aver raccolto un centinaio di vissuti di persone con disabilità, o di loro familiari, la Fish ora invita chiunque a mettersi idealmente al loro posto. Lo si può fare attraverso il sito Inmyplace.it, condividendo una o più storie sul proprio profilo Facebook o via Twitter in modo da farle conoscere a più “amici” possibili.

        Per leggere l’articolo integrale clicca qui

        Per leggere il comunicato Fish sull’iniziativa clicca qui

        *Cui Anffas Onlus aderisce

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          IL DIRITTO ALLA SALUTE DELLA PERSONA CON DISABILITÀ

          Fonte www.superando.it«Stessi diritti ma bisogni più complessi: il diritto alla Salute per le persone con disabilità si scontra purtroppo ancora oggi con competenze, strumentazioni e adattamenti organizzativi in molti centri ospedalieri ancora inadeguati»: così Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap*), presenta il convegno intitolato Il diritto alla Salute della persona con disabilità, organizzato per il 3 dicembre all’Auditorium del Palazzo della Gran Guardia di Verona (ore 9.30), in occasione della Giornata Internazionale ed Europea delle Persone con Disabilità.

          A promuovere l’incontro è stato il GALM (Gruppo Animazione Lesionati Midollari), in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali e alla Famiglia del Comune di Verona e con le Associazioni UILDM (Unione Italiana Distrofia Muscolare), ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici) – queste ultime tre tutte aderenti alla FISH – Sordi Antonio Provolo e UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), oltreché con il CEMEF (Centro Educazione Motoria e Fitness) e con il Progetto Si può fare: perché no? dell’Associazione Culturale LiberaMente Cavaion.

          «L’idea di questo convegno – spiegano i promotori – nasce dall’esigenza di affrontare il problema del disagio sofferto dalle persone con disabilità di qualsiasi tipologia esse siano, fisiche, intellettive o sensoriali, quando vengono ricoverate negli ospedali dove il personale sanitario troppo spesso non è in grado di affrontare alcuni loro particolari bisogni. Basti pensare alle esigenze assistenziali che hanno le persone para o tetraplegiche o quelle sorde per quanto riguarda la comunicazione, oppure quelle con autismo. I nostri ospedali, lo sappiamo, sono molto carenti nell’affrontare certi bisogni particolari che vengono lasciati quasi sempre in carico alle famiglie dei pazienti. Per questo nasce l’esigenza di sottoporre la Carta dei Diritti delle Persone con Disabilità in Ospedale ai nosocomi e alle varie strutture sanitarie della Provincia di Verona».

          La Carta dei Diritti di cui si parla, lo ricordiamo, è nata nella primavera del 2013 a cura della Cooperativa Sociale Romana Spes contra Spem, come avevamo ampiamente riferito a suo tempo, è stata presentata a Milano e adottata ad esempio dal Policlinico Gemelli di Roma. Introdotto dal presidente del GALM Aldo Orlandi e moderato da Marco Vesentini, presidente della Consulta Comunale della Disabilità di Verona, il convegno sarà aperto da Flavio Savoldi, presidente della FISH Veneto (La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in particolare sull’articolo 25 “Il diritto alla Salute”), seguito dalle testimonianze delle varie Associazioni promotrici dell’incontro, sulle specifiche problematiche incontrate nelle strutture ospedaliere dalle persone con disabilità.

          Dal canto suo, Gabriella Fermanti, vicepresidente del GALM, si soffermerà sul tema I disagi delle donne con disabilità motoria quando si approcciano alle strutture sanitarie, mentre Patrizia Tortella del Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica dell’Università di Verona si occuperà del Diritto alla salute dei bimbi con disabilità. Interverrà quindi un rappresentante della Direzione Medica dell’Azienda Ospedaliera di Verona, seguito da Renato Avesani, direttore del Dipartimento di Riabilitazione dell’Ospedale Di Negrar (Verona) (Appropriatezza dei servizi ospedalieri verso i bisogni delle persone con disabilità). Concludere l’incontro la presentazione della citata Carta dei Diritti delle Persone con Disabilità in Ospedale.

          Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Aldo Orlandi (orlandi.aldo@gmail.com)

          *Cui Anffas Onlus aderisce

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            DISABILITÀ: MANCA UNA VISIONE DI AMPIO RESPIRO

            Fonet www.superando.it – Qualche giorno fa è stato presentato a Roma il Rapporto Sbilanciamoci! 2016 (Come usare la spesa pubblica per i diritti, la pace, l’ambiente), documento giunto alla sua diciassettesima edizione, con cui ogni anno puntualmente, nei giorni precedenti all’approvazione della Legge di Stabilità, un gruppo nutrito di organizzazioni della società civile – tra cui anche la FISH* (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – componenti appunto della Campagna Sbilanciamoci!, fornisce una serie di proposte operative su come utilizzare la spesa pubblica per i diritti, la pace, l’ambiente.

            Si tratta di una sorta di “Controfinanziaria”, che offre un contributo concreto al dibattito, componendosi di analisi, soluzioni organiche e coperture economiche, operanti nel segno della giustizia sociale, dell’equità, della redistribuzione della ricchezza e della sostenibilità ambientale.

            Nello specifico, all’interno del Rapporto la FISH cura segnatamente le analisi e le proposte inerenti le politiche per la disabilità, discorso, questo, che prende le mosse dalla considerazione che tutti gli indicatori utilizzati per descrivere le condizioni di vita delle persone con disabilità evidenziano segnali, più o meno incisivi, di restrizione delle opportunità, se non di vera e propria discriminazione ed esclusione sociale.

            Notevoli, inoltre, appaiono le difformità territoriali nell’accesso ai servizi e nell’esercizio dei propri diritti, disparità che vengono ricondotte non solo alle significative differenze di spesa pro capite (dagli 880 euro per persona con disabilità del Sud ai 5.302 euro del Nord-Est, complice la mancata definizione dei livelli essenziali di assistenza sociale), ma che devono essere correlate anche alle omissioni nella pianificazione di interventi mirati.

            In sostanza, pesa sulle politiche per la disabilità e la cosiddetta non autosufficienza la mancanza di una visione di più ampio respiro, che si traduca in una programmazione condivisa, organica e uniforme su tutto il territorio nazionale, chiara negli obiettivi da perseguire e rigorosa nella valutazione degli impatti in termini di inclusione delle persone con disabilità. Se tale strategia rappresenta un orizzonte di medio-lungo periodo, vi sono tuttavia emergenze che devono essere affrontate tempestivamente. E accanto alle proposte operative che vengono indicate nel Rapporto di Sbilanciamoci!, strettamente legate alla Legge di Stabilità, si invita il Governo a tenere anche conto delle questioni legate alla disabilità rispetto ad alcuni interventi di carattere generale. Ad esempio, nelle misure di contrasto alla povertà, previste dal Disegno di Legge di Stabilità, dev’essere opportunamente considerata la variabile “disabilità”, che è uno dei principali determinanti di impoverimento e di povertà.

            Inoltre, all’interno dei profilati interventi per l’allentamento della disciplina pensionistica vigente, particolare attenzione meritano i caregiver familiari, per i quali vanno previsti benefìci sia nella direzione di anticiparne la quiescenza senza svantaggi nei trattamenti pensionistici, sia di garantire copertura previdenziale nel caso in cui abbiano rinunciato allo svolgimento dell’attività lavorativa retribuita, per assistere – magari per decenni – un proprio congiunto.

            Nel Rapporto, infine, trovano spazio due approfondimenti, il primo dei quali dedicato al Decreto Legislativo 151/15, uno dei decreti applicativi della riforma del lavoro, meglio nota come Jobs Act, per la parte inerente il collocamento mirato, mentre l’altro è incentrato sulle disposizioni che, nell’àmbito della Legge nota come Buona Scuola [Legge 107/15, N.d.R.], interessano il diritto allo studio delle persone con disabilità.

            Il rapporto e la sintesi sono disponibili cliccando qui

            Cui Anffas Onlus aderisce

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              L’ONU DICE ADDIO ALLA VECCHIA SEDIA A ROTELLE

              Fonte www.superabile.it e http://www.un.org/webaccessibility/logo.shtml – Bye-bye vecchia sedia a rotelle. Il nuovo simbolo Onu per l’accessibilità deille persone con disabilità è una specie di uomo vitruviano stilizzato.

              Un logo quasi geometrico che rappresenta – scrivono le stesse Nazioni Unite – una figura umana universale a braccia aperte simbolo di inclusione e armonia tra gli esseri umani nella società. A crearlo, la Design Unit del Dipartimento di Informazione Pubblica dell’Onu, la quale ha pensato di cancellare anche lo stigma grafico che pesava sulla vecchia immagine ribadendo i valori universali dell’inclusione e dell’accessibilità.

              Con il nuovo logo infatti si vuole indicare l’accessibilità in tutte le sue declinazioni: accessibilità dei luoghi, delle informazioni, dei servizi, della comunicazione e delle tecnologie, ecc. ecc.

              Per maggiori informazioni consulta la pagina dedicata (in lingua inglese) cliccando qui