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5X1000 ANNO 2015: ULTIME NOTIZIE

Fonte www.nonprofitonline.it – Si ricorda che possono partecipare (articolo 2, comma 2, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16) al riparto delle quote del cinque per mille 2015 anche gli enti ritardatari, ossia i soggetti che non hanno presentato la domanda di iscrizione oppure che hanno omesso la trasmissione della documentazione integrativa entro i termini stabiliti.

Gli enti ritardatari devono presentare le domande di iscrizione e le successive integrazioni documentali entro il 30 settembre 2015, versando contestualmente una sanzione di importo pari a 258 euro utilizzando il modello F24 con il codice tributo 8115 (risoluzione n. 46 del 11/05/12). I requisiti sostanziali richiesti per l’accesso al beneficio devono essere comunque posseduti alla data di scadenza della presentazione della domanda di iscrizione relativa a ogni settore.

Nel dettaglio, per regolarizzare è necessario:

1) Enti del volontariato (ONLUS, Associazioni di promozione sociale, Associazioni e fondazioni riconosciute)

Devono presentare la domanda di iscrizione nell’elenco degli “enti del volontariato”; trasmettere alla competente Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, attestante il possesso dei requisiti per l’iscrizione, con allegata la copia del documento del sottoscrittore; pagare contestualmente una sanzione di EUR 258,00. La dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con allegata la fotocopia non autenticata del documento d’identità del sottoscrittore, deve essere inviata, tramite raccomandata A/R o a mezzo PEC, alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate nel cui ambito si trova la sede legale dell’ente.

2) Associazioni Sportive Dilettantistiche riconosciute dal CONI

Devono presentare la domanda di iscrizione nell’elenco delle “associazioni sportive dilettantistiche”; trasmettere al CONI la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, attestante il possesso dei requisiti richiesti per l’iscrizione, con allegata la copia del documento del sottoscrittore; pagare contestualmente una sanzione di EUR 258,00. La dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, con allegata la fotocopia del documento d’identità del sottoscrittore, deve essere inviata, tramite raccomandata A/R, al CONI.

3) Anche gli enti della ricerca scientifica e dell’università interessati a partecipare al riparto della quota del cinque per mille dell’Irpef per l’esercizio finanziario 2015 che non abbiano posto in essere gli adempimenti relativi all’iscrizione al contributo e alle successive integrazioni documentali nei termini del 30 aprile e del 30 giugno 2015, possono regolarizzare la propria posizione, procedendo alla trasmissione della domanda di iscrizione al beneficio ovvero all’integrazione documentale, purché sia pagata contestualmente una sanzione di EUR 258,00. Le modalità da seguire per la regolarizzazione della propria posizione sono illustrate sul sito web del MIUR http://cinquepermille.miur.it.

4) Anche gli enti della ricerca sanitaria interessati a partecipare al riparto della quota del cinque per mille dell’Irpef per l’esercizio finanziario 2015 che non abbiano posto in essere gli adempimenti relativi all’iscrizione al contributo e alle successive integrazioni documentali nei termini di legge, possono regolarizzare la propria posizione, procedendo alla trasmissione della domanda di iscrizione al beneficio ovvero all’integrazione documentale, purché venga contestualmente pagata una sanzione di EUR 258,00.

Per le modalità da seguire per la regolarizzazione della propria posizione bisogna contattare il Ministero della Salute – Direzione Generale per la ricerca scientifica e teconologica. La sanzione di EUR 258,00 deve essere versata con Mod. F24 (senza possibilità di effettuare compensazione con crediti eventualmente disponibili e senza possibilità di ravvedimento). Codici Tributo: 8115 – Sanzione di cui all’art. 11, comma 1, del D.Lgs. N. 471/1997, dovuta ai sensi dell’art. 2, comma 2, del D.L. n. 16/2012 – Rimessione in bonis 5 per mille

Per informazioni

http://www.agenziaentrate.gov.it

http://www1.agenziaentrate.gov.it

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    NUOVO PARADIGMA: GLI ESITI DELL’INCONTRO

    L’obiettivo di FISH* era – e rimane – quello di costruire una alleanza il più ampia possibile per realizzare nuove politiche, questa volta inclusive, per le persone con disabilità e rendere esigibili e tangibili i diritti richiamati dalla Convenzione ONU. Ciò richiede un impegno e una condivisione trasversale che coinvolga il più alto numero dei diretti interessati, delle istituzioni, del mondo associativo e sindacale, ma anche quello degli operatori e dei servizi.

    Non è un caso, quindi, che i relatori all’incontro siano stati individuati per la loro preparazione, esperienza, rappresentatività e che la direzione degli interventi fosse ben orientata sulla concretezza e focalizzata su temi circostanziati. In tal senso già l’inquadramento di apertura di Vincenzo Falabella, presidente FISH, è stato stringente: il Programma di azione sulla disabilità, approvato già nel 2013, dovrebbe orientare le politiche per applicare il paradigma della Convenzione ONU in Italia.

    Ma il Programma reca le linee delle azioni e queste devono essere rese operative con atti a diverso livello e ambito di responsabilità istituzionale. È necessario passare dai principi alla pratica, analizzando i fenomeni con occhio critico, elaborando i dati disponibili, avanzando proposte sostenibili. Non è un caso che all’incontro siano stati presentati e resi disponibili due approfondimenti tecnici (uno sulla “consistenza” del numero delle persone con disabilità, l’altro sulla spesa sociale per la disabilità) e un documento di lavoro per la futura riforma dei percorsi e dei criteri di riconoscimento della disabilità. I documenti sono disponibili nel sito FISH.

    Dal primo approfondimento emerge un dato, evidenziato da Vincenzo Falabella e ripreso da molti relatori. Esistono in Italia circa 1 milione 100mila persone con limitazioni funzionali gravi che – pur essendo in possesso dei requisiti sanitari – non sono titolari di indennità di accompagnamento. Tale conclusione si ottiene comparando lo studio dell’ISTAT (Inclusione sociale delle persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi, luglio 2015) con il casellario dell’INPS. Secondo ISTAT in Italia sono circa 3,1 milioni le persone con limitazioni funzionali gravi, mentre INPS eroga l’indennità di accompagnamento civile “solo” a poco più 1,9 milioni di persone. Ma la stessa analisi di FISH “smonta” – numeri alla mano – anche le tesi degli “abusi territoriali” secondo cui la maggiore incidenza di indennità di accompagnamento in alcune aree del Paese deriverebbe da disomogeneità valutative.

    Dal secondo documento sulla spesa sociale per la disabilità appare in modo netto da un lato un’Italia molto indietro rispetto alla media europea (sia rispetto alla spesa procapite sia all’incidenza sul PIL) e dall’altro una profonda disomogeneità territoriale sia quantitativa che qualitativa. Forte interesse e prime condivisioni ha raccolto l’ipotesi di riforma dei percorsi per il riconoscimento della disabilità formulata nella sua struttura essenziale da FISH. Anche in questo caso la Federazione tenta di accelerare i tempi avanzando una proposta operativa e sostenibile. L’analisi dell’attuale sistema di accertamento, verifica, riconoscimento di invalidità civile ed handicap non può che essere inclemente in quanto a tempi, costi, esiti, sovrastrutture e criteri valutativi.

    L’intento, quindi, è quello di ridisegnare un percorso che sia sostenibile ed efficace/efficiente nell’interesse dei diritti delle persone con disabilità ma anche della qualità del sistema di protezione sociale attuale e futuro, capace di promuovere e migliorare l’equità e la trasparenza delle valutazioni. Ci si propone innanzitutto di unificare i momenti e criteri valutativi di base (invalidità, handicap, disabilità, alunno con handicap) ma al contempo di disgiungere la valutazione di base dalla valutazione multidimensionale legata ai progetti individualizzati, strumenti essenziali per la reale inclusione. Importante è anche responsabilizzare, monitorare le competenze valutative di base. La stessa valutazione di base passerebbe da collegiale a monocratica con una separazione dei percorsi valutativi di base per età (minori, adulti, anziani) affidandone il compito a medici con specifica e dimostrata competenza e formazione. Grande rilevanza viene attribuita anche alla trasparenza delle informazioni, al controllo della qualità del lavoro di valutazione (sottoposto a indicatori), ai nuovi criteri e ai test da usare.

    All’incontro è intervenuto il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, che ha espresso apprezzamento sia per la qualità delle analisi di FISH che per la proposta avanzata che potrà essere la base di un confronto su qualcosa di concreto che tiene conto di sostenibilità e di miglioramento del sistema. Richiamando il ruolo dell’Osservatorio Nazionale sulla disabilità, ne ha riconosciuto l’importanza non solo come sede di elaborazione, ma anche di supporto alle decisioni politiche. Ancora una volta Poletti ha sottolineato come ritenga essenziale valutare l’impatto delle norme in via di approvazione. Esso può essere diverso da quello che il Legislatore si attende e quindi deve sempre essere previsto un monitoraggio anche a posteriori. Poletti ha anche confermato – raccogliendo i preoccupati richiami di Falabella su varie emergenze – la massima attenzione del suo Dicastero oltre che del Governo riguardo alla disabilità.

    * a cui Anffas Onlus aderisce

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      “PROF DI SOSTEGNO NON QUALIFICATI, COSÌ SI NEGA IL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE

      Riportiamo di seguito l’articolo dell’Agenzia di stampa Adnkronos dedicato all’inclusione scolastica con l’intervista a Roberto Speziele, presidente nazionale Anffas Onlus

      “Il problema non è solo la quantità, ma la tempestività e la qualità”. Getta acqua sul fuoco delle polemiche legate alla mancanza di docenti di sostegno, soprattutto al nord, il presidente dell’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) Roberto Speziale, che evidenzia come all’inizio di ogni nuovo anno “è, purtroppo, abbastanza normale che non tutte le cattedre siano coperte. I sindacati enfatizzano le cifre ma, su questo, non c’è una particolare emergenza”.

      “Entro la fine del mese – sottolinea all’Adnkronos Speziale – fonti ministeriali assicurano che tutte le supplenze saranno assegnate. Il vero problema è che tali supplenze vengono assegnate, soprattutto, creando cattedre in deroga, secondo l’emergenza del momento senza alcuna programmazione e creando discontinuità didattica. Sarebbe invece opportuno – evidenzia – che, invece, sin dal primo giorno di scuola gli alunni con disabilità disponessero di tutte le figure previste dai PEI (progetto educativo individuale)”.

      “L’elemento quantitativo – lamenta il presidente Anffas- purtroppo non corrisponde necessariamente ad un dato qualitativo, anche perché molti dei supplenti non sono specializzati. E non solo i supplenti”. Secondo Speziale, infatti, “continua a mancare la necessaria attenzione agli studenti con disabilità e al loro diritto all’istruzione. Continua a mancare la cultura dell’inclusione e della concezione di una scuola che sia davvero di tutti. Il problema, in sostanza, è la formazione sia degli insegnanti di sostegno che degli insegnanti curricolari che, raramente, considerano lo studente con disabilità come parte effettiva del ‘gruppo classe’. Così come mancano altre figure fondamentali per la reale inclusione: gli assistenti all’autonomia e comunicazione e gli assistenti all’igiene personale”.

      “Funzione che viene spesso demandata alle famiglie. Non è raro, infatti, – denuncia Speziale – che la scuola chiami le mamme per accompagnare i figli in bagno. Ma questo – ribadisce – non è solo un momento fisico. E’ un momento educativo, appartiene alla possibilità di aumento dell’autostima e dell’autonomia dell’alunno. Le scuole – denuncia ancora – molto spesso tendono ad organizzarsi per se stesse e non per i bisogni degli alunni”.

      “La mancanza delle figure di supporto all’autonomia – fa quindi eco Gianfranco de Robertis, consulente legale dell’Associazione – soprattutto nelle superiori è legata alla soppressione delle Province. La loro nomina, infatti, era di competenza delle province e la loro soppressione ha generato un vuoto di competenza. Molte Regioni, infatti, non hanno ancora stabilito se assumere direttamente o se ripartire tra i Comuni e le loro Unioni, le funzioni inerenti a tali servizi”.

      “Per sanare, in parte, tale emergenza, il Ministero dell’Interno – spiega – aveva messo a disposizione un fondo di 30 milioni ed entro il 10 settembre le province e le città metropolitane avrebbero dovuto presentare la richiesta per la ripartizione, ma alcune amministrazioni non conoscevano nemmeno l’esistenza del fondo”.

      “L’Italia – sottolinea ancora il presidente Anffas – dispone della migliore normativa sull’inclusione scolastica, nonostante ciò continuano ad essere numerose le segnalazioni di mancata attuazione”.

      Una soluzione per una migliore inclusione degli alunni con disabilità, era stata trovata, spiega l’Anffas, in una proposta di legge della Fish (Federazione Italiana Superamento Handicap, di cui lo stesso Speziale è Vicepresidente) presentata alla Camera da oltre un anno ma che non ha ancora iniziato l’iter.

      “Proposta – annuncia Speziale – che chiediamo venga ripresa dal Governo e adottata in un decreto attuativo alla legge sulla Buona scuola”.

      Tra le proposte dell’Associazione la previsione di un più rigoroso percorso formativo per gli insegnanti di sostegno, per i quali deve essere, poi, previsto l’obbligo di permanenza sull’insegnamento di sostegno per almeno dieci anni; la formazione continua sui temi della disabilità per i docenti curricolari e per i dirigenti; la particolare attenzione per la partecipazione della famiglia nella redazione e nella realizzazione del progetto educativo. E, ancora, la revisione delle modalità e dei criteri relativi alla certificazione, che deve essere volta a individuare non i deficit, ma i livelli di funzionamento dell’alunno, onde poter individuare mirati sostegni e supporti per l’acquisizione di sempre maggiori autonomie personali, comportamentali, educative e didattiche; lo stretto collegamento tra il percorso attivato a scuola e quello nelle ore extrascolastiche, con particolare riguardo anche agli approcci abilitativi seguiti dalle strutture pubbliche e/o private in un’ottica di un progetto globale di vita; la previsione della garanzia dell’istruzione domiciliare; la revisione e la razionalizzazione degli organismi operanti a livello territoriale per il supporto all’inclusione.

      L’intervista è disponibile a questo link

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        DETRAZIONI FISCALI: ALLERTA PER LE PERSONE CON DISABILITÀ

        “Ci inquieta e non poco l’intento governativo – che trapela da indiscrezioni giornalistiche – di intervenire sulle detrazioni fiscali degli italiani. L’intervento sulla cosiddetta erosione fiscale – ipotizzato ormai da anni – deve salvaguardare le persone con disabilità e le loro famiglie come pure le spese sanitarie e assistenziali che oggi rimangono in carico ai contribuenti.

        Ricordiamo che il 70 per cento delle famiglie con persone con disabilità o con persone anziane non autosufficienti non fruisce di alcun servizio pubblico e che la disabilità è uno dei primi determinanti dell’impoverimento.”

        C’è la massima allerta nelle parole del Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap* Vincenzo Falabella sulle indiscrezioni relative alla prossima legge di stabilità. Ridurre le detrazioni e le deduzioni fiscali significherebbe colpire molte delle spese sostenute direttamente per la disabilità: assistenza personale e badanti, spese farmaceutiche, ausili, assistenza sanitaria, veicoli adattati, cani guida, spese farmaceutiche, per tacere dell’esenzione dall’imposizione IRPEF sulle pensioni di invalidità civile.

        “Secondo alcune riflessioni molto accademiche, queste detrazioni sarebbero usate impropriamente in quanto, secondo queste logiche, i bisogni di tipo assistenziale dovrebbe essere affrontati dal welfare e non da misure fiscali. Una considerazione che sarebbe corretta se non fosse che l’Italia per la disabilità spende pochissimo, soprattutto in termini di politiche e servizi inclusivi.”

        Sarà anche questo uno dei temi al centro dell’incontro promosso da FISH Il nuovo paradigma della Convenzione ONU per l’accesso ai diritti ed il contrasto delle discriminazioni delle persone con disabilità (Informazione, accertamento e accesso a benefici, prestazioni e servizi). L’incontro si terrà a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri in Via Santa Maria in Via 37, mercoledì 16 settembre 2015 (dalle 9 alle 18).

        Parteciperà il Ministro al Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti ma è stato invitato anche Yoram Gutgeld, consigliere economico del Presidente del Consiglio dei Ministri.

        *Cui Anffas Onlus aderisce

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          ASSUNZIONI OBBLIGATORIE E DISABILITÀ

          Fonte www.disabili.comNovità sul fronte lavoro e disabilità: sono stati approvati definitivamente nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri i decreti attuativi del Jobs Act che rimodulano in parte l’accesso al lavoro delle persone con disabilità.

          Quello dell’inserimento lavorativo delle persone disabilità è un nodo abbastanza critico, lo confermano soprattutto i numeri delle assunzioni che, complice la crisi, non sono affatto buoni. E’ stato pertanto messo mano al regolamento che riguarda il collocamento mirato per i cittadini  con disabilità, con il decreto attuativo del Jobs Act, approvato lo scorso 8 settembre, dal titolo “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità”, che punta a meno burocrazia e maggiori facilitazioni all’accesso al lavoro.

          OBBLIGHI PER LE AZIENDE – Per ciò che riguarda l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, il testo introduce alcuni nuovi elementi. Come precedentemente, l’obbligo per le aziende di assumere un lavoratore con disabilità, scatta dai 15 dipendenti. La novità è che, mentre prima l’obbligo partiva solo in caso di nuove assunzioni, ora il semplice fatto di avere dai 15 ai 35 dipendenti impone al datore di lavoro di avere alle proprie dipendenze lavoratori con disabilità, secondo le quote di categorie protette stabilite. Analoga disposizione viene applicata a partiti, sindacati e associazioni senza scopo di lucro. Altra novità è il fatto che le aziende potranno poter conteggiare, nella quota di riserva, lavoratori già con disabilità prima dell’assunzione che abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 60%, se fisica, o al 45%, se psichica, anche se non sono stati assunti tramite il collocamento obbligatorio.

          CHIAMATANOMINATIVA – Uno dei principali punti di novità introdotti dal decreto è la possibilità, per i datori di lavoro privati, di assumere lavoratori con disabilità attraverso chiamata nominativa (ovvero l’azienda individua autonomamente la persona da inserire), ma non di effettuare l’assunzione diretta (potranno essere assunti solo disabili inseriti nelle apposite liste). Ricordiamo che fino a questo momento l’assunzione di lavoratori con disabilità avveniva tramite chiamata nominativa per le aziende da 15 a 35 dipendenti, (quindi con obbligo di assumere una sola persona con disabilità), e chiamata numerica (l’azienda fa riferimento alle liste di collocamento dei Centri per l’impiego) che interessa aziende con 36 dipendenti o più.

          Nel caso di aziende da 36 a 50 dipendenti, il primo lavoratore con disabilità obbligatorio poteva essere selezionato con chiamata nominativa, mentre il secondo con chiamata numerica. A partire dall’entrata in vigore del decreto, tutte le assunzioni potranno essere fatte con chiamata nominativa.

          SANZIONI E INCENTIVI – Per scoraggiare le aziende a non rispettare l’obbligo di assunzioni riservate, rimangono le sanzioni (ricordiamo che la multa è di 62,77 euro al giorno per le aziende non in regola), ma viene modificato anche l’accesso agli incentivi alle assunzioni. Si prevede quindi la corresponsione diretta e immediata dell’incentivo al datore di lavoro da parte dell’INPS mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili. Si rafforzano inoltre gli incentivi per l’assunzione dei lavoratori con  disabilità con una durata più lunga (fino a 5 anni) in caso di assunzione di persone con disabilità intellettiva e psichica.

          SODDISFAZIONE DELLA FISH – Esprime soddisfazione la FISH* (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che in una nota firmata da Maurizio Bernava (Segretario Confederale CISL), Vincenzo Falabella (Presidente FISH) e Mario Barbuto (Presidente UICI) definisce l’approvazione dei decreti attuativi del Jobs Act in materia di collocamento mirato un traguardo importante, ma anche un punto di partenza che prevede la determinante ulteriore regolamentazione e riorganizzazione dei servizi per l’impiego, un cambio di passo per tutti gli attori coinvolti. Il testo che ne esce, si legge tra le altre cose nella nota diffusa, è mirato a evitare le elusioni, a favorire l’ingresso e la permanenza al lavoro, a potenziare il ruolo di mediazione dei servizi, a garantire una più forte attenzione alle disabilità con maggiori compromissioni funzionali, in particolare di natura intellettiva e psichica, a prevedere un rafforzamento degli incentivi alle aziende. A partire da questa consapevolezza, continueremo a incalzare il Governo, nei nostri diversi ruoli di rappresentanza, per l’attuazione di politiche attive che garantiscano l’innalzamento costante della soglia dei diritti per i lavoratori, proprio a partire dalle persone con disabilità.

          Prossima tappa: la definizione condivisa delle nuove Linee Guida per il collocamento mirato, previste proprio dal Decreto appena approvato, con una prioritaria attenzione alla tutela delle persone con più gravi disabilità ancora troppo spesso discriminate nell’inclusione lavorativa.

          *Cui Anffas Onlus aderisce

          Per approfondire

          Leggi il testo del decreto

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            RIFORMA DEL TERZO SETTORE: PRESENTATI 690 EMENDAMENTI

            Fonte www.nonprofitonline.it – Sul sito del Senato è stato pubblicato l’elenco degli emendamenti proposti al DDL 1870, “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale”: sono 690.

            50 emendamenti all’art.1, 48 all’art.2, 45 all’art.3 e 152 all’art.4, 119 all’art.5, 83 all’art.6, 41 all’art.7, 55 all’art.8, 91 all’art.9, 3 all’art.10, 3 all’art.11.

            Qui potete leggerli tutti.

            Il testo è all’esame della 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) in sede referente. Il relatore Stefano Lepri (Pd), sul suo sito, ha reso note le ragioni che lo hanno spinto a depositare le proposte di modifica che sono in fase di presentazione in commissione Affari Costituzionali.

            “Lunedì ho depositato, come relatore, gli emendamenti sulla legge delega. Dopo molti incontri, suggerimenti e confronti siamo al dunque: oggi abbiamo cominciato la loro illustrazione in Commissione Affari costituzionali. Ora passeranno un paio di settimane, in cui verrà data la precedenza alla riforma costituzionale, ma subito dopo tocca al terzo settore, a cui il premier, lo ha ricordato in questi giorni, tiene molto. L’obiettivo è farcela ad approvarlo entro l’anno. Innestati sul buon solco tracciato dal testo della Camera, i miei emendamenti puntano a migliorare decisamente il testo. I principali nodi, riguardano questioni decisive, che spero possano trovare la giusta considerazione nel corso del dibattito parlamentare e anche tra i colleghi deputati. Ci aspetta un duro lavoro, anche perché si tratta di una legge particolarmente complessa. Come ho detto ad alcuni giornali specializzati, abbiamo l’occasione unica di fare non solo un restyling o un formato unico delle norme (il che sarebbe comunque già importante), ma anche di anticipare e favorire una sorta di Fase 2 del terzo settore. Per fare questo ci vuole il coraggio riformista, anche disponibili a superare il certo per l’incerto. Io questo coraggio sto provando a metterlo e a sollecitarlo”.

            L’onorevole Lepri ha pubblicato anche un documento, “I PRINCIPALI NODI DA SCIOGLIERE, RIPRESI NEGLI EMENDAMENTI”, che potete leggere cliccando qui

            Per approfondire

            Leggi l’articolo “Boschi: La Riforma del Terzo settore fiorirà in primavera”

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              SCUOLA, I SINDACATI: «MANCANO 30 MILA INSEGNANTI DI SOSTEGNO»

              Fonte www.corriere.it – «Buon primo giorno di scuola a tutti! Ragazzi, abbiamo lavorato affinché ne siate i protagonisti»: il tweet della ministra dell’Istruzione Stefania Giannini inaugura l’anno scolastico per 9 milioni di studenti, che tra ieri, oggi e domani tornano sui banchi. Molti di loro troveranno le barricate di cartone dell’Unione degli studenti a chiudere simbolicamente l’accesso, altri – come a Firenze – troveranno i cancelli chiusi per assemblea sindacale. E per tutti a tenere banco resteranno le «polemiche sulla Buona scuola» che, come scrive Matteo Renzi su Facebook «se un po’ conosco questo mondo, credo che continueranno ancora». I

              l premier punta l’attenzione sulle «cose che sono state fatte»: gli interventi di edilizia (3,7 miliardi per la sicurezza degli edifici), il fondo di finanziamento (che valeva 110 milioni di euro ed è raddoppiato), le assunzioni e il bonus da 500 euro per gli insegnanti.

              Ma neanche una cifra sui supplenti, sui collaboratori tecnici amministrativi, sugli insegnanti di sostegno, che secondo i sindacati – e non solo – sono le spine nel fianco delle classi.

              Per approfondire

              Leggi il comunicato stampa di Anffas Onlus sul nuovo anno scolastico