Contatore delle Visite

Cerca

Blog

Diadmin

Alunni con disabilita’ e burocrazia scolastica: alcune informazioni per le famiglie – 1: gli acronimi

Fonte www.disabili.com La scuola e il suo groviglio di sigle: POF, GLHI, GLI, GLHO, DSA, BES, GLIP, GLIR, DF, PDF, PEI … Facciamo un po’ di chiarezza

Molto spesso l’iter che dalla certificazione giunge all’assegnazione dell’insegnante di sostegno e, poi, alla stesura dei documenti connessi, non è accompagnato da un’adeguata informazione con cui le famiglie possano prendere piena consapevolezza dei diritti e dei doveri implicati. Molti genitori incontrano non poche difficoltà, soprattutto all’inizio del percorso scolastico e spesso faticano a districarsi nei meandri della burocrazia scolastica. Uno degli aspetti che generano confusione è il gran numero di acronimi che vengono utilizzati tra gli addetti ai lavori. Vediamone insieme alcuni molto ricorrenti.

E’ importante innanzitutto sapere che ogni istituzione scolastica deve inserire del Piano dell’Offerta Formativa (POF) le misure attivate per favorire i processi di inclusione degli alunni con disabilità. La centralità dell’integrazione scolastica infatti, già compiutamente normata dalla legge n. 104/92, è stata confermata da tutta la legislazione successiva e poi dalle scuole autonome. Le famiglie possono quindi consultare il POF della scuola di riferimento e prendere visione delle progettualità di carattere inclusivo in essa previste.

In ogni scuola, inoltre, sono costituiti Gruppi di Lavoro per l’Inclusione (GLI); essi trovano origine nei Gruppi di Lavoro per l’Integrazione d’istituto (GLHI), già previsti dalla legge n. 104 ed oggi integrati da nuove risorse presenti nelle scuole: funzioni strumentali, insegnanti per il sostegno, AEC, assistenti alla comunicazione, docenti disciplinari con esperienza e/o formazione specifica o con compiti di coordinamento delle classi, genitori ed esperti istituzionali o esterni. I compiti precipui di tali gruppi sono stati ridefiniti nella recente normativa sui Bisogni Educativi Speciali (BES) ed oggi riguardano non solo agli alunni con disabilità, ma anche tutti gli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) o con altri BES. Nello specifico i GLI si occupano di rilevare i BES presenti nella scuola, documentare gli interventi didattico-educativi posti in essere, confrontarsi sui diversi casi e sul livello di inclusività della scuola, coordinare le proposte emerse dai GLH Operativi (GLHO) ed elaborare annualmente una proposta di Piano Annuale per l’Inclusività (PAI) riferito a tutti gli alunni con BES. Quest’ultimo sarà discusso e deliberato in Collegio dei Docenti e inviato ai competenti Uffici Scolastici Regionali (USR), nonché ai Gruppi di Lavoro Interistituzionali Provinciali (GLIP) e Regionali (GLIR), per la richiesta di organico di sostegno; sarà inoltre inviato alle altre istituzioni territoriali come proposta di assegnazione delle risorse di competenza, considerando anche gli Accordi di Programma in vigore o altre intese sull’integrazione scolastica sottoscritte con gli Enti Locali.

I GLHO sono invece gruppi di lavoro composti dal Consiglio di Classe, dai referenti dell’ASL, dai genitori dell’alunno con disabilità; se previsti, ne fanno parte anche l’operatore socio-sanitaro che segue il percorso riabilitativo dell’alunno, l’assistente per l’autonomia e la comunicazione o il collaboratore scolastico incaricato dell’assistenza igienica. Tale gruppo si riunisce periodicamente ed ha il compito fondamentale di stilare e aggiornare congiuntamente alcuni documenti fondamentali che accompagnano il percorso didattico-educativo dell’alunno con disabilità. Per ogni incontro è prevista la stesura di un verbale che viene conservato nel fascicolo personale dell’alunno custodito presso gli uffici di segreteria scolastica. I principali documenti contenuti in tale fascicolo sono la certificazione, la Diagnosi Funzionale (DF), il Profilo Dinamico Funzionale (PDF) ed il Piano Educativo Individualizzato (PEI).

    Diadmin

    Scuola, ricostituito l’Osservatorio per l’inclusione degli alunni disabili

    Fonte www.superabile.it L’annuncio del sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone- Fra i componenti docenti, dirigenti scolastici, pedagogisti e associazioni di disabili e loro familiari: “E’ un fondamentale strumento di supporto alle attività del Miur in relazione alla disabilità”

    ROMA – “Le scuole italiane sono all’avanguardia nell’inclusione degli studenti disabili. Eppure si può – e dobbiamo – sempre fare meglio. Per questo abbiamo ricostituito al Miur l’Osservatorio permanente per l’integrazione degli alunni con disabilità, un organo che ci permette di monitorare la situazione negli istituti scolastici e di raccogliere proposte e pareri per migliorare le condizioni di vita di questi ragazzi e delle loro famiglie”. Lo dichiara il Sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, sul proprio profilo Facebook.

    “Faranno parte dell’Osservatorio – scrive Faraone – le associazioni di disabili e dei loro familiari, pedagogisti, esperti, docenti e dirigenti scolastici, rappresentanti del ministero del Lavoro e della Salute. Per la prima volta parteciperanno ai lavori anche i rappresentanti del Cnudd, i delegati alla disabilità delle università italiane: l’Osservatorio estende le proprie competenze agli studenti universitari”. Quello ricostituito e’, per il Sottosegretario, un “fondamentale strumento di supporto alle attività del Miur in relazione alla disabilità”.

    Tra i suoi compiti quello di vigilare affinché “diritto allo studio, continuità educativa, orientamento professionale, collegamento con il mondo del lavoro vengano garantiti a tutti i ragazzi. Dobbiamo lavorare perché l’inclusione sia più effettiva e capillare”.

    “Lo facciamo già con la scuola: grazie anche alla legge 107/2015 – spiega Faraone – forniremo agli istituti risorse professionali per renderli sempre più luoghi non solo di accoglienza ma anche di inclusione vera. Spazi in cui tutti gli studenti possano sviluppare al massimo le proprie potenzialità. Un’altra sfida, poi, la delega che riguarda la disabilità a scuola, prevista dalla legge #labuonascuola. Una sfida che vogliamo affrontare ancora una volta confrontandoci con associazioni, famiglie e rappresentanti del mondo della scuola”.

    “Il sostegno e le attività di inclusione – aggiunge Faraone – aiutano il ragazzo disabile a vivere bene le ore a scuola, ma devono servire anche a promuovere una cultura di vera accoglienza, affinché ognuno possa vivere con serenità la propria diversità”.

    Nel suo post Faraone conclude sul valore che ha una scuola più inclusiva che e’ pari a “una società più inclusiva, in un’ottica di vera continuità: famiglia, scuola, territorio. Perché la scuola non e’ un contenitore a se stante. Una scuola capace di valorizzare tutte le abilità per tradurle in ricchezza collettiva, una ricchezza di cui il nostro paese ha bisogno e di cui deve saper fare buon uso”.

      Diadmin

      200 MLN PER LE COOPERATIVE SOCIALI

      Fonte comunicato stampa Forum Terzo Settore – Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) riunitosi ieri, ha definito, tra le varie misure, lo stanziamento di 200 milioni di euro per le cooperative e le imprese sociali attraverso il Fondo Rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca.

      “Un ottima notizia – dichiara il portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore*, Pietro Barbieri – che, tanto più in questo momento di crisi che non risparmia nemmeno il nostro mondo, rappresenta una boccata d’ossigeno per incentivare e sostenere la crescita e lo sviluppo delle cooperative sociali e del terzo settore.”

      “Un primo segnale tangibile – conclude Barbieri – che accompagna la Riforma del Terzo Settore.”

      *Cui Anffas Onlus aderisce

        Diadmin

        DISABILITÀ E LAVORO: PROROGATO IL BANDO “RE-START UP”

        Fonte www.vita.itIl bando “Bando Re-Start Up”, promosso da Irfa (Istituto di Riabilitazione e Formazione Anmil) in collaborazione con la società E-olo, che inizialmente prevedeva la scadenza il 15 luglio, al fine di consentire la fruizione di tale opportunità al massimo numero di progetti finanziabili, essendone pervenuti in numero inferiore, è stato prorogato fino alle ore 18 del 4 settembre.

        «Le attuali criticità che caratterizzano il mercato del lavoro non favoriscono di certo chi è in cerca di occupazione, tanto più se persona con disabilità. Per questo abbiamo voluto promuovere il bando dell’Irfa che punta sull’autoimprenditorialità che, quando adeguatamente sostenuta, è in grado di creare nuove e importanti opportunità di accesso al mondo del lavoro» dice il presidente nazionale Anmil, Franco Bettoni.

        Obiettivo di “Re-Start Up” è rendere le categorie svantaggiate protagoniste del cambiamento e dell’innovazione, facendone emergere attitudini e potenzialità attraverso la partecipazione ad un percorso formativo in consulenza imprenditoriale, finalizzato alla creazione di imprese.

        «Ma è indispensabile accompagnare ogni iniziativa con un’adeguata formazione, soprattutto quando si tratta di persone con difficoltà fisiche e che hanno problemi di reinserimento sociale», continua il presidente Anmil, «affinché si diano a tutti le basi e gli strumenti necessari per affrontare con successo un percorso di inserimento e di auto-occupazione».

        Secondo la Relazione al Parlamento sull’attuazione, per il biennio 2012-2013, della legge 68/1999 sul collocamento mirato, anche quando i posti di lavoro riservati ai cittadini con disabilità ci sono e sono disponibili, questi continuano a non essere assunti. Infatti, in totale, nel nostro Paese, fra pubblico e privato, al 31 dicembre del 2013 risultavano 186.219 posti di lavoro riservati a soggetti con disabilità, dei quali 41.238 scoperti: in pratica il 22%, quasi uno su quattro.

        Oltre 26 mila, su 117 mila complessivi, sono nel settore privato, invece su 76 mila posti riservati, poco meno di 13 mila sono nel pubblico. Alla fine del 2013, gli iscritti agli elenchi unici provinciali del collocamento obbligatorio sono scesi a 676 mila ma, di fronte a questa potenziale platea di lavoratori, gli avviamenti al lavoro sono stati davvero limitati: poco più di 19 mila nel 2012 e ancora meno, 18.295, nel corso del 2013.

        In pratica nel 2013 ogni quattro nuove persone con disabilità iscritte alla lista del collocamento obbligatorio, solamente una ha trovato effettivamente lavoro. Ma se il termine di paragone sono tutti gli iscritti, il calcolo è ancor più impietoso: un avviamento al lavoro ogni 36 iscritti al collocamento.

        «A fronte di questi numeri che dimostrano l’inefficacia della normativa», commenta il presidente Bettoni, «la nostra Associazione, che da oltre 70 anni si occupa della tutela degli infortunati sul lavoro e ha oltre 400 mila iscritti, non può rimanere indifferente e poiché ci teniamo a non sederci dalla parte di chi ama solo criticare, diamo vita a progetti come Re-Start Up. Peraltro, nella nostra provincia le persone con disabilità che cercano occupazione sono davvero molte e, purtroppo, gli invalidi del lavoro disoccupati sono ben di più degli invalidi civili, nonostante la nostra categoria sia composta da persone che hanno sacrificato la propria integrità fisica sul lavoro a causa del mancato rispetto delle norme di prevenzione e, pertanto, il loro reintegro nel mondo del lavoro dovrebbe essere assolutamente garantito».

        Le domande per poter accedere al finanziamento di 20 progetti dovranno pervenire entro il 4 settembre, esclusivamente a mezzo posta elettronica all’indirizzo: restartup@irfa.anmil.it

        Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.anmil.it oppure contattare l’apposita struttura tecnica di supporto attivata presso la sede della Direzione Nazionale dell’Irfa ai numeri 06.54196-280/554 o, infine, scrivere all’indirizzo di posta elettronica restartup@irfa.anmil.it

          Diadmin

          L’ITALIA HA UNA LEGGE SULL’AUTISMO

          Fonte www.superabile.itE’ legge, il tanto sospirato e dibattuto ddl sull’autismo: nato dall’unificazione di quattro proposte (De Poli, Ranucci, Padua e Zanoni), vivacemente discusso sopratutto nelle ultime settimane, il ddl, già approvato in prima lettura al Senato, poi passato alla Camera e da questa ritoccato, ha oggi ricevuto l’ok definitivo della commissione Igiene e Sanità del Senato, in sede deliberante.

          E’ quindi, a tutti gli effetti, legge.

          Restano, però, le perplessità di chi, da questo testo, si aspettava di più: “questa legge tratteggia solo una lieve cornice rispetto alle tante proposte che da associazioni e studiosi erano state presentate – coomentava infatti alcuni giorni fa Michela Serra, senatrice Cinque Stelle, promotrice di un dibattito sul tema proprio al Senato – Certo una legge serve, ma il suo compito non può limitarsi a indicare le linee per i Lea: è necessario invece che contenga riferimenti precisi alla metodologia funzionale, visto che in Italia c’è ancora tanta confusione. Soprattutto per quel che riguarda l’inclusione scolastica, bisogna che i docenti abbiano una preparazione specifica e sappiano con esattezza quale metodologia utilizzare. E questo nella legge non c’è: si rischia quindi di mantenere tutto in mano ai privati, in isole magari felici, che però non accessibili a tutti. E’ questo il mio più grande timore e credo che questa legge avrebbe dovuto e potuto fare di tutto per scongiurare questo rischio”.

          Critico anche Gianluca Nicoletti, giornalista e papà di un ragazzo con autismo: “è la legge del compromesso de della non belligeranza, fatta col bilancino e incapace, quindi, di cambiare le cose”, diceva a Redattore sociale giorni fa. “Ognuno continuerà a seguire le terapie che vuole, le associazioni e le cooperative continueranno a fare il proprio lavoro e in materia di formazione dubito che ci saranno significativi cambiamenti”.

          Anche Anffas Onlus ha espresso il proprio parere sulla legge tramite le dichiarazioni del suo presidente nazionale, Roberto Speziale: il testo è disponibile a questo link

          Per leggere l’articolo integrale, clicca qui

          Per approfondire

          Leggi l’articolo “Autismo, M5s: la legge non stanzia soldi per la ricerca. Così è inutile”

            Diadmin

            LA RIFORMA DEL TERZO SETTORE? UNA NECESSITÀ

            Fonte www.vita.itChe fine ha fatto la riforma del terzo settore? E’ importante che il governo proceda perché di un nuovo stimolo per un’economia che crei valore in modo socialmente ed ambientalmente sostenibile abbiamo enorme bisogno. L’uomo è tutt’altro che homo economicus (quello la cui felicità dipende dalla quantità di beni consumati e dal denaro accumulato che serve a comprare beni). E’ molto più un cercatore di senso e una persona, nesso di relazioni la cui felicità dipende dal rendere felici altri esseri umani, soprattutto i più bisognosi. Lo dicevano anche economisti famosi come John Stuart Mill nel famoso paradosso della felicità dove si afferma che non si trova la propria felicità cercandola di per sé. Piuttosto facendo qualcosa di utile per gli altri la si trova lungo la strada.

            Per questo motivo le imprese sociali, di terzo settore, non massimizzatrici di profitto non sono un accidente della storia destinato a scomparire nel momento in cui mercati e istituzioni diventeranno perfette (cosa peraltro impossibile da realizzare). Esse sono comunque destinate a crescere perché rispondenti all’esigenza più profonda dell’animo umano. Basta vedere come il progresso tecnologico favorisca e stimoli sempre nuove forme di economia della condivisione e del dono un tempo inimmaginabili. Non è un caso che nell’ultima indagine mondiale Nielsen sul globally conscious consumer nel 2014 il 67% degli intervistati in più i 40 paesi del mondo dichiara che preferirebbe lavorare in un’impresa socialmente responsabile.

            Di fronte a questo gigantesco fenomeno allo Stato non chiediamo di spendere tantissimi soldi ma solo di stimolare e di favorire queste immense energie dal basso della società civile, attivandole opportunamente e favorendo il loro incontro con la gigantesca mole di risorse finanziarie pazienti che gira nel pianeta.

            Per tutti questi motivi la riforma del terzo settore è molto importante. E in particolare in essa sono decisivi i capitoli del servizio civile e delle nuove forme di finanziamento alle imprese sociali che consentono la remunerazione del capitale al di sotto di certi tetti massimi si remunerazione. Il servizio civile è una palestra fondamentale dove poter sperimentare gratuità, solidarietà, fraternità, cooperazione e fiducia.

            Doti sempre più importanti nella vita economica e sociale e che rischiano di diventare progressivamente più scarse col passare del tempo perché vengono meno i canali tradizionali nei quali si investiva per costruirle. Fondamentale anche l’incontro tra capitali pazienti e imprese sociali e di terzo settore. L’umanità sta lentamente cercando di passare da un modo schizofrenico a due tempi dove nel primo si crea valore in modo socialmente ed ambientalmente insostenibile e nel secondo stato ed enti filantropici tentano costosamente di apporre correttivi.

            Il traguardo all’orizzonte è invece quello di costruire un mondo dove le imprese producano già in modo sostenibile. La spinta enorme a procedere in questa direzione, volenti o nolenti, e nonostante il panorama culturale continui ad offrire prospettive misere è riduzioniste, è ancora la forza enorme della ricerca di senso dell’essere umano. Che vuole di più e capisce, ritornando al famoso paradosso della felicità di John Stuart MIll che sente vero dentro di sé, che si può essere molto molto più felici trafficando nell’economia di quanto lo si può essere quando si separano scelte produttive e bene comune

            *Editoriale di Leonardo Becchetti pubblicato sul numero di agoston di Vita Magazine

              Diadmin

              IL COMITATO ITALIANO PARALIMPICO DIVENTA ENTE PUBBLICO

              Fonte www.superabile.it – Nella seduta del 4 agosto u.s. il Senato ha approvato con 145 voti favorevoli e 97 contrari il DDL 1577B, recante Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, all’interno del quale l’art.8 prevedeva, in ragione delle specificità dello stesso, lo scorporo del Cip dal Coni ed il suo riconoscimento quale Ente autonomo di diritto pubblico.

              Il provvedimento era stato licenziato dalla Commissione Affari costituzionali venerdì 31 luglio scorso.

              Adesso, perché l’iter sia definitivamente compiuto, occorrerà attendere i necessari Decreti attuativi che daranno sostanza e piena operatività al riconoscimento.

              “Esprimo tutta la mia soddisfazione per un momento epocale – ha detto Luca Pancalli appena appresa la notizia-, sognato da molti anni, rincorso con impegno e tenacia quotidiani: il riconoscimento del Cip quale Ente Pubblico, non è un passaggio solo formale, ma un atto politico sostanziale, di cui ringrazio sentitamente il Parlamento ed il Governo. E’ stata riconosciuta la dignità di un movimento che opera a vantaggio della collettività, che svolge una funzione di servizio sociale”.

              E ha proseguito: “Oggi non si chiude un percorso, se ne apre uno: grazie a questa nuova veste giuridica, che ci equipara di fatto al Coni, sarà più agevole ed efficace l’interlocuzione del Comitato Italiano Paralimpico con pezzi dello Stato attivi nel comparto socio-sanitario e con la scuola, per dare impulso sull’intero territorio nazionale a progetti di promozione e avviamento alla pratica sportiva delle persone con disabilità. Senza dimenticare l’attività strettamente agonistica e le azioni a supporto degli atleti top level interessati dalla partecipazione ai Giochi Paralimpici, in primis, ed alle maggiori competizioni internazionali, ed il sostegno a tutte le Federazioni Sportive e Discipline Associate, gli Enti di Promozione e le Associazioni Benemerite riconosciute dal Cip”.

              In conclusione, plaude ad una vera e propria svolta culturale del Paese, sancita da questo riconoscimento: “Da oggi, quello che era il sogno visionario del movimento paralimpico, quello della piena integrazione attraverso lo sport e delle pari opportunità per tutti le persone con disabilità, diventa presa di coscienza e istanza pubblica, un’assunzione di responsabilità collettiva”.