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SEGNALATE I DISAGI NELLA SCUOLA

Fonte www.superando.it«Abbiamo promosso una campagna di sensibilizzazione nazionale sulla situazione dei ragazzi con disabilità nelle scuole italiane, che riteniamo sempre più insostenibile. Per questo chiediamo a tutti di segnalare al nostro indirizzo di posta elettronica (info@tuttiascuola.org) le situazioni di difficoltà e i disservizi negli istituti italiani. Alla fine consegneremo il dossier con tutte le storie al Governo».

Così l’Associazione napoletana Tutti a Scuola presenta la propria iniziativa avviata in questi giorni insieme al giornale «Il Fatto Quotidiano», cui possono appunto contribuire, entro il 15 ottobre, tutti coloro che vorranno segnalare disservizi e disagi vissuti dagli alunni con disabilità.

L’hashtag della campagna su Twitter è #scuolaxtutti.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti

info@tuttiascuola.org

 

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    PER UNA NUOVA CULTURA SULLA DISABILITÀ, IN TUTTO IL MONDO

    Fonte www.superando.it – Redatto dai tecnici del Ministero degli Esteri, in collaborazione con la RIDS – la Rete Italiana Disabilità e Sviluppo, voluta nel 2011 dall’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), da DPI Italia (Disabled Peoples’ International), da EducAid e dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap*) -, oltreché con rappresentanti di Istituzioni, Enti Locali, organizzazioni non governative, imprese, mondo accademico e centri di ricerca, il Piano d’Azione sulla Disabilità della Cooperazione Italiana era stato ufficialmente lanciato a Roma nell’ottobre del 2013.

    Si tratta, lo ricordiamo, di un importante documento, che dà rilevanza alle Linee Guida per l’introduzione della tematica della disabilità nell’àmbito delle politiche e delle attività di Cooperazione Italiana, redatte sulla base della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. In altre parole, un testo che sancisce l’ingresso del principio dell’inclusione della disabilità in ogni fase di ideazione delle politiche e delle pratiche di sviluppo, contemplando azioni di promozione delle pari opportunità e soffermandosi in particolare sulle strategie generali, sulla progettazione inclusiva, sull’accessibilità e la fruibilità di ambienti, sui beni e i servizi, sugli aiuti umanitari e le situazioni di emergenza, sulla valorizzazione delle esperienze e delle competenze presenti nella società civile e nelle imprese.

    Il Piano – come avevamo riferito a suo tempo – ha fatto a Bruxelles il suo “esordio” a livello internazionale, il 26 maggio scorso, presso il Comitato Economico e Sociale Europeo, dove è stato appunto presentato nel corso di un incontro, cui ha partecipato, tra gli altri, anche Giampiero Griffo, membro dell’Esecutivo Mondiale di DPI e in quell’occasione in rappresentanza della RIDS. Ora, a distanza di qualche mese, come si stanno realizzando le azioni previste dal documento, alla luce anche delle fattive collaborazioni con altre Agenzie di Cooperazione, come quella tedesca e quella spagnola, oltreché con la rete delle Associazioni? Lo abbiamo chiesto a Giampaolo Cantini, direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo presso il Ministero degli Esteri, intervenuto anch’egli al tavolo di lavoro di Bruxelles.

    Il Piano d’Azione sulla Disabilità della Cooperazione Italiana promuove una politica di inclusione, con strumenti di programmazione per l’accessibilità, politiche e strategie a favore di una nuova cultura di rispetto dei diritti delle persone con disabilità: in che modo si stanno sviluppando le iniziative previste dall’importante documento?

    «Il Piano d’Azione, adottato nel luglio del 2013, mira a dare attuazione concreta alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e alle nostre Linee Guida sulla Disabilità del 2010. Da circa un anno sono attivi gruppi tecnici di lavoro sui settori Accessibilità, Emergenza, Educazione inclusiva, Revisione delle categorie OCSE-DAC [il DAC è il Comitato di Aiuto Pubblico dell’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, N.d.R.], Mappatura e analisi dei dati 2009-2013. I gruppi vedono la partecipazione della società civile e soprattutto della RIDS, la Rete Italiana Disabilità e Sviluppo, che ha attivamente collaborato alla redazione del Piano. In particolare, è stata avviata l’attività di informazione e sensibilizzazione del personale della Cooperazione Italiana, che sarà estesa agli Enti esecutori di progetti finanziati dalla Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) alle Unità Tecniche Locali. In tal senso, è in fase di stesura un Codice Standard di Accessibilità per i progetti finanziati dalla DGCS stessa, che sarà redatto nel rispetto dell’articolo 9 [“Accessibilità”, N.d.R.] della Convenzione ONU.

    Stiamo inoltre elaborando una guida di riferimento che specifichi come l’approccio italiano sull’educazione inclusiva possa essere interpretato negli interventi di Cooperazione allo Sviluppo. E ancora, il tema Disabilità e Aiuto Umanitario è stato inserito nel programma del Gruppo di Lavoro dell’Unione Europea sull’assistenza umanitaria (COHAFA) di cui l’Italia, com’è noto, esercita la presidenza per questo semestre.

    Si sta inoltre redigendo un Vademecum: Aiuti umanitari e disabilità, che diffonda e valorizzi la letteratura già presente in materia e le esperienze del “sistema Italia”, con l’intento di accrescere le competenze tecniche e le capacità di progettazione per la definizione più accurata dei bisogni e dei diritti delle persone con disabilità in situazioni di catastrofi. Infine, stiamo promuovendo l’istituzione di tavoli di lavoro con altre Agenzie di Cooperazione, per integrare le categorie OCSE-DAC con un riconoscimento della disabilità come categoria autonoma. L’idea di lavorare a una proposta condivisa di revisione delle categorie OCSE-DAC è stata bene accolta durante la giornata di lancio del Piano a livello europeo a Bruxelles il 26 maggio scorso.

    Per quanto poi concerne il finanziamento di iniziative, nel settembre dello scorso anno la DGCS ha approvato sette progetti di altrettante organizzazioni non governative, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro, dedicati alla promozione dell’inclusione o alla riabilitazione in rapporto a diverse forme di disabilità, in Palestina, Albania, Ruanda, Sudan, Madagascar ed Etiopia. A questi si sono aggiunte nel 2014 nuove iniziative promosse sempre da organizzazioni non governative in Ecuador, Palestina, Sud Sudan e un programma di Informazione ed educazione allo sviluppo in Italia, per un totale di circa 3 milioni di euro.

    A tal proposito è importante ricordare che al tema della disabilità è attribuito un carattere prioritario nelle Linee Guida Triennali 2014-2016 della Cooperazione Italiana allo Sviluppo. A testimonianza dell’impegno profuso dalla Cooperazione Italiana in tale settore, le attività del Piano d’Azione sono state inserite nel Programma d’Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità, elaborato dall’Osservatorio Nazionale per le Persone con Disabilità e approvato nel 2013 dal nostro Governo».

    Per leggere l’articolo integrale clicca qui

     

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      5 PER MILLE E MODELLO EAS

      Fonte www.infocontinuaterzosettore.it – Il comma 2, articolo 2, del Decreto legge 16/2012 convertito, con modificazioni, nella legge n. 44 del 26/4/2012, prevede che per errori di tipo formale, come l’invio di comunicazioni tardive, permanga la possibilità di usufruire di alcuni regimi agevolati, quali l’accesso alla ripartizione del 5 per mille o l’adempimento dell’invio del Modello EAS, attraverso l’istituto della remissione in bonis, ovvero il completamento delle procedure previste entro un termine posteriore a quelli originariamente stabiliti.

      Per quanto riguarda il 5 per mille, coloro che hanno i requisiti per poter partecipare a tale riparto, pur non avendo assolto in tutto o in parte, entro il termine di scadenza agli adempimenti prescritti per l’ammissione al contributo, possono rientravi presentando la domanda d’iscrizione e la documentazione integrativa (nel caso di Onlus e volontariato alle direzioni regionali, di Associazioni sportive dilettantistiche agli uffici territoriali del Coni, mentre, se si tratta di enti della ricerca, al Miur) entro il 30 settembre.

      Scadenza sempre il 30 settembre per l’invio del modello EAS; l’associazione che si avvalga dei benefici ex art 148 TUIR (e analoghi legge IVA) ma non abbia ottemperato all’obbligo dichiarativo entro i termini previsti (60 gg dalla data di costituzione o entro 31 marzo 2014) può evitare le conseguenze (vedersi cioè portato a commerciale le quote sociali e i corrispettivi da soci) inviando il Modello EAS tramite intermediario abilitato. Condizioni necessarie per rendere effettivo il processo sia nel caso del 5 per mille sia per il modello EAS sono:

      · la sussistenza dei requisiti sostanziali richiesti dalle norme di riferimento;

      · il versamento di una sanzione di 258 euro con modello F24 (codice tributo 8114 per il modello EAS e 8115 per il 5 per mille);

      · la presentazione, come anticipato, delle domande di iscrizione e delle successive integrazioni documentali entro il 30 settembre.

       

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        IL DIVORZIO COSTA DOPPIO CON UN FIGLIO CON DISABILITÀ

        Fonte www.west-info.eu In Italia, in caso di divorzio, il genitore che si prende cura del figlio con disabilità anche maggiorenne ha diritto all’assegno di mantenimento. È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione respingendo il ricorso di un uomo contro una precedente sentenza del Tribunale di Treviso che gli aveva imposto di versare mensilmente, oltre a un contributo di €250 a favore dell’ex, anche €500 per il loro primogenito portatore di handicap ed economicamente non autosufficiente, anche se titolare di una borsa di studio.

        I Supremi Giudici, infatti, hanno fatto presente che, non solo va tenuta in considerazione la disparità di posizioni economiche tra i coniugi (nella fattispecie, imprenditore lui e lavoratrice a basso reddito lei), ma anche il personale apporto della donna nell’allevare i figli, e in particolare nell’accudimento del maggiore, con una disabilità tale da limitare ogni sua possibilità di autonomia.

        Scarica l’ordinanza

         

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          CENTOCINQUANTESIMA RATIFICA: COMPLIMENTI, CONVENZIONE!

          Fonte www.superando.it – È certamente un bel traguardo, per la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, quello raggiunto nei giorni scorsi con la ratifica da parte della Guyana, centocinquantesimo Stato che ha proceduto a tale passaggio (l’Italia, lo ricordiamo, ha provveduto nel 2009), facendo segnare una delle percentuali più alte di ratifica mai riscontrate nell’àmbito dei trattati internazionali sui diritti umani.

          Secondo la cilena María Soledad Cisternas Reyes, componente del Comitato ONU sui Diritti Umani delle Persone con Disabilità, che provvede a monitorare costantemente come i vari Stati implementino e applichino la Convenzione entro i propri confini, «essere arrivati a centocinquanta ratifiche in circa sei anni sottolinea l’impegno della comunità internazionale nel promuovere e tutelare i diritti umani delle persone con disabilità».

          «Il fatto che le ratifiche siano state trasversali a tutte le zone e le culture del mondo – sottolinea poi – significa che la strada del riconoscimento universale di tali diritti è ormai stata intrapresa e che su di essi sta crescendo la consapevolezza».

          «Certo – aggiunge -, il lavoro da fare è ancora tanto, ma come Comitato riteniamo che la decisione da parte di uno Stato di ratificare la Convenzione costituisca un’ottima base per far sì che le varie discriminazioni esistenti vengano finalmente e concretamente affrontate, superando le barriere di ogni genere nell’accesso ai servizi e all’informazione».

          Oltre quindi a invitare alla ratifica tutti quegli Stati che finora non hanno provveduto, Cisternas Reyes intende sottolineare anche un altro punto quanto mai importante, ovvero il fatto che «la Convenzione, in questi anni, ha fatto aumentare la consapevolezza dell’importanza di coinvolgere le stesse persone con disabilità nelle decisioni che riguardano le loro vite e i loro diritti».

          «Non a caso – conclude la componente del Comitato delle Nazioni Unite – uno dei messaggi chiave di questa epoca, da parte delle persone con disabilità, è “Nulla su di Noi senza di Noi”, e anche il nostro Comitato cerca sempre di adottare questo punto di vista, nei confronti degli Stati, della società civile, delle Istituzioni che lavorano per i diritti umani, a livello nazionale e regionale, oltreché di tutte le altre Agenzie dell’ONU».

           

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            SE LA DISABILITÀ DEL FIGLIO RENDE MUTI

            Fonte www.west-info.eu“Frustrati, stressati, esausti”: è questa la condizione in cui vivono i genitori con un figlio con disabilità. A dirlo un recente sondaggio realizzato dall’associazione inglese Scope che descrive mamme e papà preoccupati dagli elevati costi per l’assistenza dei figli, stremati dalla carenza di servizi pubblici e supporti psicologici al punto da rifugiarsi quotidianamente nell’abuso degli anti-depressivi in più di un caso su due.

            Senza contare che oltre l’86% degli intervistati più che manifestare il proprio disagio si chiude in se stesso. Pesante fardello troppo difficile da condividere per via del senso di colpa di parlare di sé, della paura del giudizio altrui o di preoccupazioni troppo complicate da esprimere.

             

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              IN CALO I SERVIZI PER I DISTURBI NEUROPSICHICI IN ETÀ EVOLUTIVA

              Fonte www.superando.it – Oltre quattrocento specialisti hanno partecipato nei giorni scorsi a Roma al 26° Congresso Nazionale della SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), che per l’occasione ha eletto alla propria Presidenza Antonella Costantino, direttore dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e dell’Area Omogenea Salute Mentale, Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale alla Fondazione IRCCS Ca’ Granda dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

              I disturbi neuropsichici dell’età evolutiva sono tra quelli più diffusi nell’infanzia, ma, purtroppo, ancora troppo poco considerati. Si stima infatti che essi colpiscano un bambino/adolescente ogni cinque, con situazioni molto diverse tra loro, che vanno dai disturbi dello spettro autistico all’epilessia, dalla depressione al disturbo del linguaggio, dalla dislessia alla disabilità intellettiva, dalle paralisi cerebrali infantili alle sindromi genetiche rare, dalle malattie neurodegenerative a quelle neuromuscolari e molte altre ancora.

              Benché nella maggior parte dei casi un trattamento precoce e tempestivo possa modificare la prognosi, meno di un bambino/adolescente su quattro riesce ad accedere alle cure di cui ha necessità. Si calcola infatti che non siano più di 600.000 gli utenti dei servizi pubblici di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, a fronte di una popolazione complessiva sofferente di circa 3 milioni e 600.000 unità.

              Negli ultimi dieci anni, poi, il numero dei pazienti seguiti dai Servizi di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza è quasi raddoppiato (5% in più di nuove richieste all’anno, dal 2004 a oggi), mentre il numero degli operatori continua a diminuire (10% in meno solo nell’ultimo anno).

              Il risultato è che ogni utente riceve sempre meno interventi, e le famiglie devono ricorrere sempre di più al privato, con costi rilevanti che in tempi di crisi economica sono sempre meno in grado di sostenere.

              «Si tratta di gravi problemi – sottolinea Antonella Costantino – che la SINPIA ha anche segnalato in un documento inviato recentemente al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. L’Italia ha ottimi modelli e buone normative, però non sempre applicate, e vi sono ampie disuguaglianze intra e inter-regionali. A fronte infatti di Regioni nelle quali è stato creato negli anni un adeguato sistema di servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e dove vengono sostanzialmente garantite ai bambini e alle famiglie la presa in carico e la terapia, ve ne sono molte altre nelle quali mancano le strutture. In particolare, mancano i reparti per i ricoveri e le strutture semiresidenziali e residenziali terapeutiche, nonché, a volte, anche gli stessi servizi territoriali e/o il personale, o non sono comunque previste tutte le figure multidisciplinari necessarie per i percorsi terapeutici».