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DISABILITÀ: L’ITALIA ALLA CONQUISTA DI BRUXELLES

Fonte www.vita.it* – Tra poco più di un anno, gli Obiettivi del Millennio lanciati nel 2000 dalle Nazioni Unite andranno in archivio per lasciare spazio a una nuova agenda per lo sviluppo, chiamata “UN’s post-2015 Development Agenda”. Chi possiede un minimo di domestichezza con le agende politiche internazionali come quelle dell’ONU, sa che gran parte delle decisioni più importanti si prendono molti mesi prima di quando vengono ufficializzate. E il settembre 2015, quando a New York si riuniranno i capi di Stato e di governo per sottoscrivere nuovi impegni a favore dello sviluppo sostenibile e della lotta contro la povertà, è dietro l’angolo. Come tanti altri paesi, l’Italia ha fretta. Tra le sfide che la Farnesina intende portare al centro dell’attenzione, ci sono i diritti delle persone con disabilità, troppo spesso ignorati nelle politiche di sviluppo portate avanti dalla Comunità internazionale.

Dopo aver sottoscritto la Convenzione ONU sui diritti delle Persone con Disabilità, l’Italia ha deciso di assumere la leadership politica sul tema della disabilità adottando nel luglio 2013 un Piano d’azione ad hoc con lo scopo di assicurare la piena implementazione della Convenzione adottata dalle Nazioni Unite nel 2006 e stabilire un quadro che garantisca il sostegno alle categorie sociali più vulnerabili ed emarginate. Ma senza alleati forti a livello globale, queste ambizioni rischiano di diventare carta straccia. Per questo, la DGCS ha organizzato assieme alla Rete Italiana Disabilità e Sviluppo (RIDS) una conferenza presso la sede del Comitato economico e sociale europeo, a Bruxelles, con l’obiettivo di condividere con la Commissione UE, gli Stati membri e la società civile strategia e buone pratiche sulla disabilità nell’ambito del dibattito internazionale sull’Agenda per lo Sviluppo Post-2015.

A dirigere la delegazione italiana era il Direttore Generale della DGCS, Giampaolo Cantini.

Direttore, che bilancio trae da questa conferenza?

L’obiettivo fondamentale era quello di presentare una buona pratica della Cooperazione Italiana ma soprattutto di condividerla con le istituzioni dell’UE – in particolare con la Commissione- nonché con gli Stati Membri e le organizzazioni della società civile. C’è stata una presenza importante di rappresentanti della Cooperazione Tedesca, Spagnola e della Commissione, tutti attori che osservano con grande attenzione le buone pratiche messe in atto dall’Italia a favore delle persone con disabilità. Ora si tratta di mettersi insieme, di creare un partenariato tra Istituzioni, Stati Membri, organizzazioni della società civile e soprattutto i nostri paesi partner per sviluppare un’azione comune: non solo per rafforzare le componenti di disabilità nei programmi di sviluppo ma anche per mettere a punto degli strumenti di lavoro.

Nel concreto che cosa significa?

E’ opportuno sviluppare degli indicatori – i cosiddetti ‘markers di efficacia’ – simili a quelli adottati in altri settori, come ad esempio le tematiche di genere, elaborando a monte dei dati su quanto è stato fatto. Sembrano obiettivi tecnici di poca importanza, ma l’elaborazione di una serie di target e di indicatori accresce la possibilità di includere la disabilità come un tema centrale di inclusione sociale, cruciale per le opportunità per l’impiego, anche nell’accesso a servizi sociali essenziali come l’istruzione e la sanità. In altre parole, ci consentirebbe di portare la disabilità al cuore dei futuri obiettivi di sviluppo sostenibili. II momento è opportuno per unire le forze e sviluppare un piano comune e sollevare questi temi nelle sedi internazionali. Ad esempio l’OCSE DAC potrebbe essere la sede per un lavoro tecnico sui dati, sulla loro disaggregazione e sull’elaborazione di indicatori e di marker di efficacia.

In che modo l’Italia intende sfruttare il prossimo semestre europeo per portare avanti questa strategia?

A parte i gruppi di lavoro specializzati ed il dialogo sempre costante con le organizzazioni della società civile, direi che abbiamo due importanti finestre: la preparazione di una posizione comune dell’UE sull’agenda post 2015 e le opportunità che si offrono a noi per promuovere una comunicazione pubblica di larga scala. Penso al semestre di Presidenza dell’UE che spetta all’Italia tra luglio e dicembre 2014 e all’Anno europeo per lo sviluppo previsto nel 2015.

Perché l’Italia ha deciso di puntare sulla disabilità?

Intanto perché la cooperazione italiana ha sempre avuto una forte caratterizzazione nel sociale e perché esiste un dialogo molto forte con le organizzazioni non governative ed in particolare con RIDS, la Rete Italiana Disabilità e Sviluppo con la quale abbiamo elaborato il piano d’azione. E’ un piano d’azione della cooperazione italiana ma in realtà è stato realizzato in maniera congiunta dalla DGCS e RIDS. Le alleanze sono importanti per rafforzare un tema così particolare nell’agenda politica europea ed internazionale.

Quali sono gli Stati membri pronti a seguirvi?

Oggi abbiamo avuto una testimonianza molto interessante della cooperazione tedesca, che ha elaborato un proprio piano d’azione, sviluppando azioni molto concrete. Anche i colleghi spagnoli ci hanno sostenuto nell’obiettivo di sollevare questi temi nel negoziato sull’agenda post 2015. Sicuramente altri Stati membri stanno sviluppando azioni in questo senso, ma la conferenza ci ha offerto due insegnamenti preziosi : esistono forti potenzialità, ma è necessaria un’azione di raccordo.

*articolo redatto in collaborazione con Evelina Urgolo

 

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    “QUANDO È ILLEGITTIMO IL LICENZIAMENTO DEL LAVORATORE CON DISABILITÀ?”

    Fonte www.personaedanno.itIl licenziamento del lavoratore con disabilità ex lege n. 68/1999, inserito al lavoro mediante il collocamento mirato di cui alla stessa legge, è legittimo solo se l’impossibilità di reinserimento all’interno dell’azienda venga accertata dall’apposita Commissione sanitaria medico-legale integrata presso l’Asl competente, per l’accertamento delle condizioni di disabilità atte ad accedere al sistema per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità .

    Questo è il principio stabilito dalla Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – con la recente sentenza n. 8450 del 10 aprile 2014, in cui è stato respinto il ricorso di un’azienda contro la sentenza della Corte di Appello di Palermo che aveva disposto il reintegro del lavoratore in quanto licenziato illegittimamente e il risarcimento del danno subito.

    La Corte territoriale ha riformato la sentenza di primo grado per non aver considerato che il lavoratore era stato assunto come soggetto invalido avviato al lavoro tramite le apposite liste di collocamento dei lavoratori con disabilità e che, per tale qualità, il recesso poteva ritenersi legittimo solo in presenza delle condizioni previste dall’art. 10 della legge n. 68 del 1999 .

    Nel caso specifico infatti poiché la valutazione in ordine alla definitiva impossibilità di reinserire la persona con disabilità all’interno dell’azienda, anche attuando i possibili adattamenti all’organizzazione del lavoro, è riservata esclusivamente alla Commissione di cui all’articolo 10, comma 3, della legge n. 68/1999, secondo la sentenza impugnata l’azienda avrebbe potuto validamente intimare il recesso soltanto nel caso in cui l’organo sanitario avesse ravvisato tale impossibilità.

    La Corte d’Appello di Palermo, dunque, dopo aver accertato che l’azienda aveva adottato il provvedimento risolutivo sulla base di una propria valutazione del giudizio espresso dal Comitato Tecnico Provinciale per l’inserimento al lavoro delle persone con disabilità e dal medico competente aziendale, ha dichiarato illegittimo il licenziamento.

    L’azienda nel ricorso in Cassazione ha eccepito che, su iniziativa del lavoratore, la Commissione sanitaria medico legale non l’aveva dichiarato completamente inabile al lavoro, bensì abile con la limitazione di evitare la “prolungata stazione eretta”.

    Poiché però nell’organizzazione aziendale non vi erano posizioni lavorative compatibili con tale limitazione era stato necessario licenziare il lavoratore. Tale eccezione è stata ritenuta infondata dalla Suprema Corte per le ragioni, correttamente richiamate dalla Corte territoriale, espresse in precedenza dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 15269/2012.

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      RIDUZIONE DELLA SPESA PER BENI E SERVIZI E POLITICHE SOCIALI

      Fonte www.handylex.it – Il decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale) è noto come il provvedimento che ha previsto una inferiore tassazione sul lavoro dipendente e la correlata concessione ai titolari di reddito non superiore ai 26 mila euro di una maggiore retribuzione mensile fino a 80 euro.

      In realtà il decreto, in attesa di conversione in legge, introduce numerosi interventi di riduzione, di ristrutturazione e anche di opportuna trasparenza della spesa pubblica soprattutto da parte delle regioni, delle province, delle città metropolitane e dei comuni. Ma non mancano gli interventi sulle amministrazioni centrali. I Ministeri, ad esempio, dovranno ridurre le spese per beni e servizi per 700 milioni di euro annui per il 2014.

      200 milioni (300 nel 2015 e nel 2016) vengono “tagliati” direttamente dal decreto legge riducendo i relativi stanziamenti. I rimanenti dovranno essere recuperati direttamente dai Ministeri.

      Si tratta di riduzioni ulteriori rispetto a quelli già operate dal decreto legge 28 gennaio 2014, n. 4 (articolo 2, allegato 1) poi convertito dalla legge 28 marzo 2014, n. 50 (la cosiddetta legge sulla spending review).

      Solo per ricordare uno degli effetti di quella disposizione: il Fondo Nazionale per le Politiche sociali ha subito una riduzione di 17.4 milioni di euro per l’anno 2014 (da aggiungere alla riduzione di 2.2 milioni in forza del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35)

      Il nuovo decreto-legge, come dicevamo, taglia da subito di 200 milioni i trasferimenti ai Ministeri.

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        LE SCUOLE PARITARIE HANNO L’ONERE DEI DOCENTI DI SOSTEGNO

        Fonte www.edscuola.eu – Una delle condizioni previste dalla legge 62/2000 per ottenere la parità scolastica è “l’applicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio”.

        Per anni l’inserimento di alunni con disabilità nelle scuole paritarie, alle stesse condizioni assicurate dalle scuole statali, è stato oggetto di polemiche per presunte discriminazioni od omissioni. Al di là delle critiche, c’è stata una questione portata avanti da alcune scuole paritarie che, pur assicurando correttamente l’impiego di docenti di sostegno per l’integrazione degli studenti con disabilità accolti, ne chiedevano allo Stato un contributo finanziario aggiuntivo per sostenere gli oneri connessi.

        Tra questi, l’istituto delle Suore Marcelline intraprendeva nel 2004 una causa per ottenere dal ministero dell’istruzione il rimborso delle spese sostenute (quasi 29 mila euro) per due docenti di sostegno. Il Tribunale accoglieva la richiesta ma il Miur l’appellava. Poi di sentenza in sentenza, di appello in appello, la questione è arrivata fino alla Cassazione che si è definitivamente pronunciata il 16 maggio scorso, respingendo le pretese della scuola.

        La Corte di Cassazione ha giudicato infondata la richiesta “perché l’onere di sopportare tutte le spese necessarie per i servizi erogati dalle “scuole parificate”, ivi incluse quelle per l’attività degli educatori di sostegno, grava sulle scuole stesse, sulla base del richiamato principio desumibile dall’art. 33 della Costituzione (senza oneri per lo Stato) e del citato quadro normativo di riferimento, nonché dei relativi atti e provvedimenti attuativi”.

        A ben vedere, però, quella che può sembrare una sconfitta delle scuole paritarie diventa invece una affermazione del riconoscimento dell’effettiva parità delle stesse con quelle statali.

         

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          “FRATELLI INVISIBILI, FATEVI VEDERE!”

          “Premessa. Conosco molti fratelli di persone con disabilità. Una l’ho anche sposata, ventidue anni fa. Per questo, perché credo di sapere cosa voglia dire crescere con una presenza “ingombrante” e quanti sentimenti contrastanti (e potenti) dimorino in queste famiglie, vorrei scrivere questo post “in punta di piedi”. Per dare l’idea, mi sento come uno che va a far visita a una persona ricoverata in ospedale. Vorrei bussare, esser sicuro di non disturbare, entrare con un sorriso e un mazzo di fiori. Pronto a lasciare la stanza, se mi accorgo che non è il momento giusto. E mi piacerebbe molto se queste righe servissero da stimolo per far venir fuori le storie e i pareri di tanti fratelli e sorelle.

          I siblings (una parola inglese che indica i fratelli in senso generico, a prescindere dal sesso) o i “numeri due”, come li ha battezzati Simone Fanti in un bellissimo post su questo blog. Donne e uomini troppo spesso invisibili, che magari però hanno una gran voglia di farsi vedere”: inizia così l’articolo di Marco Piazza, giornalista del del corriere.it, dedicato al progetto “Fermo Immagine – fratelli a confronto. Percorsi culturali sulla vita delle persone con disabilità e dei loro fratelli e sorelle” e al convegno del 12 maggio u.s. a questo legato.

          Un articolo che invita gli stessi Siblings e tutte le famiglie di persone con disabilità a far sentire la propria voce, a raccontare la propria storia per condividerla e sensibilizzare così l’opinione pubblica su tante tematiche e problematiche che caratterizzano la vita di chi ha una disabilità e dei suoi amici e familiari.

          Quello che si vuole creare, quindi, è un vero e proprio dibattito che riesca ad alzare il velo dell’invisibilità che spesso, soprattutto in questo periodo di crisi, cade sulle persone con disabilità.

          Per leggere l’articolo e lasciare una testimonianza clicca qui

          Per saperne di più sul progetto “Fermo Immagine” e scaricare gli atti del convgeno del 12 maggio 2014, clicca qui

          Per vedere il videodocumentario, clicca qui

           

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            EXPO, PARTITO IL PIANO PER RENDERE MILANO ACCESSIBILE AL 100%

            Fonte www.superabile.it – “ Abbiamo cominciato con i tavoli più urgenti: accessibilità dell’evento e ricettività per l’offerta turistica e culturale”. Così Franco Bomprezzi, presidente di Ledha e responsabile del tavolo di discussione sull’accessibilità di Expo, una task force voluta dal Comune per mettere insieme associazioni e responsabili dell’esposizione universale. Il piano per un’Expo al 100% accessibile è partito: primo obiettivo è individuare dieci percorsi accessibili alle persone con tutti i tipi di disabilità per raggiungere i luoghi più importanti della città. Comune, associazioni, Atm, Metropolitane, Expo spa sono tutti d’accordo per muovere i primi passi concreti in questa direzione.

            Isabella Menichini da gennaio è direttore del settore servizi per la disabilità, la salute mentale e la domiciliarità del comune di Milano. Condivide con Franco Bomprezzi i prossimi passi: “L’individuazione dei percorsi sarà un lavoro molto pratico: ci sono dei gruppi che stanno già testando i percorsi, insieme ad alcuni tecnici. Atm (l’Azienda del trasporto milanese, ndr) ha già fatto un monitoraggio della situazione dei mezzi”.

            Con Expo sarà poi istituito un unico sportello di accoglienza per persone con disabilità, dove saranno disponibili tutte le informazioni. È uno dei risultati che dovrà raggiungere il tavolo su turismo e ricettività.

            Per il mondo della disabilità “Expo diventa un grimaldello per risolvere i problemi cittadini anche con risorse aggiuntive”, sostiene Bomprezzi. La trasformazione di Milano in città accessibile a tutti, prosegue “è un modo per ri-motivare coloro che dopo quello che è successo pensano ancora che sia valida. Per lo meno sarà uno sforzo che avrà una ricaduta concreta e resterà”.

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              RENZI: IN AUTUNNO IL VERTICE EUROPEO DEL TERZO SETTORE

              Fonte www.vita.it – Si è svolto ieri l’incontro del premier Matteo Renzi e del sottosegretario al Welfare Luigi Bobba con il comitato editoriale di Vita. Renzi dopo aver ascoltato gli interventi dei massimi dirigenti delle più importanti organizzazioni della società civile italiana, ha replicato punto per punto, annunciando, fra l’altro, la convocazione di un summit europeo sul Terzo settore in occasione del semestre italiano da tenere a Milano fra ottobre e novembre.

              Le conclusioni dei lavori sono invece state affidare a Bobba (che il 6 giugno sarà di nuovo ospite di Vita per raccogliere di persona le osservazioni al testo di riforma delle associazioni del comitato editoriale).

              Di seguito lo stenografico integrale dei due interventi (da domani alle 14.30 sarà anche possibile rivedere il video integrale della riunione).

              Renzi: Riforma Terzo settore? Il disegno che ho in testa sarà chiaro dopo le elezioni europee

              «In questo momento di campagna elettorale tutte le iniziative sembrano spot, ma fra una settimana per fortuna sarà finita. Il ragionamento sul Terzo settore si colloca in un quadro più ampio. In un quadro di sistema. Io sono qui a Vita non per un tributo, questo non è un omaggio, sono qui per costruire un pezzo di futuro in base all’idea che abbiamo dell’Italia. Siamo in campagna elettorale e non è questo il momento di rivelarvi tutto il disegno che ho in testa. Di questo voglio parlare nei prossimi mesi. Noi il 27 giugno andiamo in Consiglio dei ministri con una testo, ma è chiaro che guardando alcuni volti e alcune facce qui da voi, mi viene da dire che se non impostiamo un ragionamento sulla sanità la riforma è monca, e lo stesso vale per la scuola e il servizio civile. La questione educativa è centrale nel Paese, è di questo che vorrei discutere con voi. Non voglio fare il capoclan dell’Italia. Tutto è parziale, lo so però noi iniziamo e iniziamo compiutamente. Molte cose posso essere completate anche dopo il 27.

              Mi chiedete del sistema camerale? Quando si inizia tutti dicono di iniziare da quello accanto, però se aboliamo le province e il Senato, possiamo anche affrontare il nodo delle camere di commercio (abolire l’obbligo di adesione, varrebbe circa 1 miliardo di euro di tassazione in meno). Stiamo facendo la più grande campagna d’ascolto in questo Paese.

              Sulle adozioni internazionali: la vicenda del Congo la sto seguendo personalmente. se non ne parliamo è per una scelta, vogliamo portare a casa il risultato, e io continuerò a non parlarne a non parlarne. Sono d’accordo su ragionare sull’adozione europea e le sue finalità. Dico poi a Gigi Bobba che sarebbe una buona idea se noi proprio a Milano utilizzassimo il semestre per raccontare le best practice del settore. Un appuntamento del semestre a ottobre-novembre sul Terzo settore, altrimenti detto prima.

              Il tema Iva è un casino, ci sono 721 agevolazioni Iva, è un casino. per questo vogliamo costruire testi unici. Dobbiamo cambiare il modo di fare le leggi, non possiamo cambiare un pezzettino alla volta. In Italia l’Agenzia delle Entrate non è parte è controparte del cittadino. Questo non funziona e genera contenziosi fiscali difficili, tipici di uno Stato che incasina le cose. Se ci applichiamo le tasse le possiamo pagare con un SMS.

              Condivisa la visione del servizio civile come fucina di dirigenti del non profit su questo andremo avanti spediti. Io credo alla costruzione di comunità, il vero argomento per fare servizio civile è il rito civile iniziatico che rappresenta.

              Voucher? Non ci può essere un’estremizzazione nè da un lato nè dall’altro. Su questo sono molto democristiano, valutiamo di caso in caso e creiamo un meccanismo equilibrato. Da lettore di Vita dico che l’Expo deve comprendere anche il nodo della fame del mondo, ci sono 827 milioni di persone che sono a rischio di fame, poi ci sono 1,1 miliardi di obesi. Questo non può più essere, c’è qualcosa che non va. Dobbiamo intervenire. anche a livello culturale, partendo dalle scuole. Il tema dell’Expo deve avere anche una valenza educativa.

              Le raccolte fondi? La televisione pubblica dovrebbe riflettere molto sulle modalità di raccolta fondi. Queste ore in cui discutiamo di elezioni europee dovrebbero servire a capire come l’Europa si occupa della Libia. Dov’è la politica estera europea se ogni Paese manda un suo inviato? Il tema della Libia è uno dei temi su cui dovremmo riflettere, lì c’è la più grande azienda italiana, l’Eni, è il più grande paese da dove partono i nostri fratelli e le nostre sorelle immigrati. Mettiamo le associazioni che fanno accoglienza ai profughi sulle coste libiche? Secondo me sì.

              Bobba : la riforma è una sfida a tutto il non profit Il disegno dovrebbe avere uno sgurdo civilistico, fiscale e sulle legislazioni di settore che non spariscono. L’idea di riordinare le norme non cancella le differenziazioni che sono presenti in questo mondo, che rimangono. La nascita di una vera e propria Authority serve proprio per controllare e promuovere il sistema. Tre focus: i comportamenti delle persone in termini donativi, la forma organizzata dei comportamenti sociali, e poi le reti . Questi tre livelli vanno valorizzati e integrati.

              Sul servizio civile: io credo che sarà una bella sfida per le associazioni, che vanno chiamate in causa a livello di finanzimento al pari di Stato, regioni ed enti locali. Questa esperienza può essere strumento di reclutamento dei futuri dirigenti delle associazioni. Sui voucher penso al modello francese, che avrebbe la funzione di organizzare offerta e domanda del secondo welfare, che ormai vale più del dobbio di quanto spendono i comuni. Questo è un vettore importante di trasformazioni delle associazioni e dei servizi.

              Impresa sociale? Forse vale la pena scorporare questo passaggio dalla riforma in modo da assicurargli un iter più veloce.

              Per approfondire

              Leggi l’articolo “Terzo settore, Renzi e la riforma: È una tessera di un puzzle più grande”

              Leggi l’articolo “Riforma terzo settore, dalle associazioni 420 “contributi” in sette giorni”