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Le persone disabili sono oltre 4 milioni. Dopo la scuola, “destinate all’invisibilità”

Fonte www.superabile.it ROMA – Aumentano di numero, ma sotto traccia, senza un’immagine e un’identità precisa. Il Censis stima, nel “Diario della transizione” pubblicato oggi, una percentuale di persone con disabilità pari al 6,7% della popolazione totale, cioè complessivamente 4,1 milioni di persone. Nel 2020 arriveranno a 4,8 milioni (il 7,9% della popolazione) e raggiungeranno i 6,7 milioni nel 2040 (il 10,7%). Eppure l’universo delle disabilità non riesce a uscire dal cono d’ombra in cui si trova, non solo nelle statistiche pubbliche (i dati ufficiali dell’Istat sono fermi al 2005), ma anche nell’immaginario collettivo e nel linguaggio comune. Un italiano su 4 afferma che non gli è mai capitato di avere a che fare con persone disabili. E la disabilità è percepita da 2 italiani su 3 essenzialmente come limitazione dei movimenti, mentre in realtà la disabilità intellettiva è più diffusa in età evolutiva e rappresenta l’aspetto più misconosciuto, al limite della rimozione.

Quando poi avanzano nell’età, le persone con disabilità intellettiva sono ancora più invisibili. Oggi in Italia le persone con sindrome di Down sono circa 48 mila, di cui solo il 21% ha fino a 14 anni. La fascia d’età più ampia è quella da 15 a 44 anni, pari al 66%, e il 13% ha più di 44 anni. L’aspettativa di vita alla nascita è di 61,6 anni per i maschi e di 57,8 anni per le femmine. Le persone affette da disturbi dello spettro autistico si stimano pari all’1% della popolazione, circa 500 mila.

Il modello di risposta alla disabilità del nostro welfare si basa in modo informale sulla famiglia, che non solo diventa il soggetto centrale della cura, ma spesso viene anche coinvolta nello stesso percorso di marginalità e isolamento che tende ad accentuarsi quando le persone disabili crescono. Fino alla minore età, le famiglie possono contare su uno dei pochi, se non l’unico, punto di forza della risposta istituzionale alla disabilità, cioè l’inclusione scolastica, che pur con tutti i suoi limiti e difficoltà rappresenta un’importante occasione di inclusione sociale. Il numero di alunni disabili nella scuola statale è cresciuto dai 202.314 dell’anno scolastico 2012/2013 ai 209.814 del 2013/2014 (+3,7%). Contemporaneamente è aumentato il numero dei docenti di sostegno: dai 101.301 del 2012/2013 ai 110.216 del 2013/2014 (+8,8%). Secondo un’indagine del Censis, i bambini Down in età prescolare che frequentano il nido o la scuola dell’infanzia sono l’82,1%, tra i 7 e i 14 anni l’inclusione scolastica raggiunge il 97,4%, ma già tra i 15 e i 24 anni la percentuale scende a poco meno della metà, anche se l’11,2% prosegue il percorso formativo a livello professionale. Tra i ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico, fino a 19 anni è il 93,4% a frequentare la scuola, ma il dato scende al 67,1% tra i 14 e i 20 anni, e arriva al 6,7% tra chi ha più di 20 anni.

Il destino dei ragazzi ormai grandi che escono dal sistema scolastico è sintetizzabile con una parola: dissolvenza. Oltre l’età scolastica, gli adulti Down e autistici scompaiono nelle loro case, con ridottissime opportunità di inserimento sociale e di esercizio del loro diritto alle pari opportunità. Nel mondo del lavoro l’inclusione è pressoché inesistente. Ha un lavoro solo il 31,4% delle persone Down over 24 anni. E la maggioranza di quelli che lavorano (oltre il 60%) non è comunque inquadrata con contratti di lavoro standard. Nella maggior parte dei casi lavorano in cooperative sociali, spesso senza un vero e proprio contratto. In oltre il 70% dei casi non ricevono nessun compenso o ne percepiscono uno minimo, comunque inferiore alla normale retribuzione per il lavoro che svolgono. Ancora più grave è la situazione per le persone autistiche: a lavorare è solo il 10% degli over 20.

I disabili adulti rimangono in carico alla responsabilità delle loro famiglie, con sostegni istituzionali limitati, focalizzati quasi esclusivamente sul supporto economico. Anche in questo caso, però, dal confronto con gli altri Paesi europei emerge che la spesa per le prestazioni di protezione sociale per la disabilità, cash e in natura, è pari a 437 euro pro-capite all’anno, superiore solo al dato della Spagna (404 euro) e molto inferiore alla media europea di 535 euro (il 18,3% in meno). Colpisce quanto poco sviluppata sia la spesa per i servizi in natura, che rappresenta solo il 5,8% del totale, cioè 25 euro pro-capite annui, meno di un quinto della media europea e inferiore anche al dato della Spagna.

Le opportunità di accesso ai servizi si riducono per i disabili adulti. Tra le persone Down di 25 anni e oltre, il 32,9% frequenta un centro diurno, ma il 24,3% non fa nulla, sta a casa. Tra le persone con autismo dai 21 anni in su, il 50% frequenta un centro diurno, ma il 21,7% non svolge nessuna attività. Tra le ore dedicate all’assistenza diretta e quelle di semplice sorveglianza, i genitori delle persone autistiche e delle persone Down spendono complessivamente 17 ore al giorno. La valorizzazione economica di questo tempo (equiparando le ore di assistenza a quelle retribuite con il minimo tabellare di un assistente sanitario e quelle di sorveglianza al compenso di un collaboratore domestico) arriva a una cifra annua davvero consistente: circa 44 mila euro per famiglia nel caso delle persone Down e circa 51 mila euro per le persone affette da disturbi dello spettro autistico. La portata dell’impegno familiare nella gestione assistenziale delle disabilità emerge con crudezza da questi dati, soprattutto se si pensa al valore contenuto del Fondo per la non autosufficienza da poco rifinanziato, che ammonta per il 2014 a soli 340 milioni di euro ripartititi tra le Regioni per sviluppare i servizi integrati socio-assistenziali e sanitari e la domiciliarità.

Nel tempo aumenta il senso di abbandono delle famiglie e cresce la quota di quelle che lamentano di non poter contare sull’aiuto di nessuno pensando alla prospettiva di vita futura dei propri figli disabili. Mentre tra i genitori di bambini e ragazzi Down fino a 15 anni la quota di genitori che pensa a un “dopo di noi” in cui il proprio figlio avrà una vita autonoma o semi-autonoma varia tra il 30% e il 40%, tra i genitori degli adulti la percentuale si riduce al 12%. La quota di genitori di bambini e adolescenti autistici che prospettano una situazione futura di autonomia anche parziale per i loro figli (23%) si riduce ancora più drasticamente (5%) tra le famiglie che hanno un figlio autistico di 21 anni e più.

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    ECCO COME È NATA LA RIFORMA DEL TERZO SETTORE

    Fonte www.vita.it – Matteo Renzi, che l’ha voluta al governo in un ruolo delicatissimo, essere motore e presidio di uno degli obiettivi fondamentali del suo mandato, quello delle Riforme istituzionali e all’attuazione del programma, l’ha soprannominata “la prima della classe”. Di certo lei, Maria Elena Boschi, trentatreenne di Montevarchi alla sua prima legislatura, laureata con lode in giurisprudenza e un master in diritto societario, lo sta ripagando con una tenacia, capacità di lavoro, precisione e competenza che i parlamentari e anche gli italiani stanno imparando a conoscere. E lo fa senza troppe paure o timidezze, si tratti di affrontare i vecchi marpioni delle aule parlamentari, o le scaltrezze nascoste nelle virgole degli emendamenti, o ancora l’assommarsi d’impegni che “pié veloce”, Matteo gli affibbia quasi quotidianamente.

    Tra questi impegni anche quello della Legge di Riforma del Terzo settore che Maria Elena Boschi ha appreso lo scorso 12 aprile a Lucca al Festival del Volontariato ascoltando in prima fila Matteo Renzi che annunciava, guardandola e chiamandola in causa, che entro un mese esatto il Governo avrebbe sottoposto alla pubblica discussione una bozza. Con queste parole: «Credo si debba andare verso la ridefinizione di cos’è Terzo settore e di tutte le misure che occorrono al suo sviluppo deve andare in una legge ad hoc. Legge che non può che avere il percorso del disegni di legge delega, a mio avviso. Che tenga dentro anche tutte le questioni normative su cui tante volte abbiamo discusso rispetto al Codice Civile e alla valutazione che noi dobbiamo avere della struttura dell’associazionismo. Che tenga dentro le equiparazioni della detraibilità dei partiti politici con le associazioni di volontariato. Vorrei sfidarvi in questo modo: noi siamo pronti nell’arco di un mese, coi ministri competenti, ad andare in Consiglio dei Ministri e approvare uno schema di disegno di legge delega. Senza però fare tavoli. I tavoli li fanno i mobilieri. Noi facciamo uno scambio di documenti via mail. Organizzatevi dei luoghi di dibattito e di confronto e restituiteci le vostre opinioni in un percorso open. Si fa il testo, noi lo offriamo alla vostra attenzione e lo correggiamo insieme. Poi si va in Parlamento e si cerca di correre tutti insieme per scrivere una pagina nuova».

    Non è difficile immaginare che, chiamata di fronte a una platea foltissima di oltre tremila volontari ad un nuovo impegno, a Maria Elena Boschi sia venuto un mezzo colpo. È così?

    Beh, quando parlando ai volontari ha annunciato «entro un mese (comprensivo di 25 aprile e 1 maggio ndr) il Governo prende l’impegno di proporre un riordino complessivo del Terzo settore», mi sono detta, ecco un altro impegno tosto e ambizioso visto i tempi abbastanza stretti anche in considerazione dei molti altri fronti aperti dalle Riforme istituzionali a tutto il resto, ma nello stesso tempo ho detto, sarà dura ma ce la faremo. Sono stata chiamata in causa non solo perché presente all’evento, ma anche per la delega che mi è stata affidata sull’attuazione del programma. Nonostante i tempi stretti c’è stato subito un pensiero che mi ha dato coraggio: mi sono ricordata che quello che poteva apparire uno slogan “Primo settore non più Terzo” con le sue ragioni e argomentazioni era presente nel programma di Renzi sin dalla campagna nelle primarie del 2012 e poi, naturalmente anche in quelle dell’anno successivo. Insomma, quello del Terzo settore come risorsa del Paese, e voi di Vita ben lo sapete, è un tema su cui Renzi e tanti di noi hanno la testa da anni. Quindi l’impegno che Renzi ha preso il 12 aprile è di fatto un impegno che noi avevamo preso ben prima e che una volta al Governo abbiamo ribadito e rispettato.

    Da quel momento in poi come è proceduto il lavoro?

    Dopo Lucca io mi sono limitata ad un’azione di impulso, promuovendo un incontro per dare avvio ai lavori e poi al coordinamento di un gruppo di lavoro in cui sono stati coinvolti innanzitutto il ministero del Lavoro e del Welfare, in particolare Luigi Bobba che è il sottosegretario che ha la delega sul Terzo settore e poi alcuni parlamentari del Pd e della maggioranza che da anni lavorano prima come cittadini e poi come parlamentari sui temi del Terzo settore. Invitati a lavorare si sono messi con entusiasmo e generosità ad approfondire i temi ed è partito uno scambio di documenti e opinioni. Insomma si è trattato di un Gruppo preparato e prontissimo su questo tema di cui hanno fatto parte Edoardo Patriarca, Paolo Beni, Stefano Lepri, Bruno Molea, Andrea Olivero, Federico Gelli, Francesca Bonomo, Davide Faraone. Inoltre nei mesi precedenti, come Partito democratico (in particolare Faraone che in segreteria nazionale si occupa del terzo settore), erano stati organizzati degli incontri con i rappresentanti del Terzo settore e le associazioni per condividere alcuni aspetti delle idee che poi abbiamo messo in campo. C’è stata comunque una indubbia velocità grazie anche a internet, che ci ha permesso un confronto anche a distanza, e al lavoro dei miei collaboratori al Ministero. C’era soprattutto la volontà di arrivare ad un punto nei tempi promessi per dimostrare che per noi il Terzo settore è davvero un tema serio e concreto e una priorità e il modo migliore di dimostrarlo era intanto rispettare la scadenza del 12 maggio.

    Ora ci sono 30 giorni per la discussione via mail e nelle forme che le organizzazioni riterranno più opportuno darsi e un indirizzo email a cui far pervenire le osservazioni e le richieste ( terzosettorelavoltabuona@lavoro.gov.it )…

    Trattandosi poi di un tema delicato e che coinvolge tantissimi soggetti, oltre 300 mila realtà, circa un milione di addetti, quasi 5 milioni di volontari, abbiamo deciso di lasciare la proposta online per una sua discussione. Una proposta che però individua quelli che per noi sono gli obiettivi di una Riforma quadro avendo specificato delle proposte, forse persino troppo dettagliate e certamente non generiche, cercando anche di restituire l’anima e la filosofia che ispirano le nostre proposte. Chi opera in questo settore, ma anche il cittadino volontario di una associazione magari periferica, può adesso inviarci le sue osservazioni o proposte aggiuntive, o ancora le sue critiche e il suo dissenso. Alla fine di questo mese di consultazione e di dialogo avremo poi 15 giorni per stendere il testo della Riforma e dell’atto normativo che, come annunciato, sarà portato al Consiglio dei ministri il prossimo 27 giugno.

    Sarà una legge proposta dal Ministero del lavoro e del Welfare e in che forma, legge delega?

    Io continuerò a dare una mano come coordinamento anche per le mie deleghe che prevedono anche i Rapporti con il Parlamento e quindi la necessità di seguirne poi l’iter parlamentare, ma certamente l’iniziativa sarà seguita dal ministero competente che non ha caso si chiama ministero del Lavoro e del Welfare. Noi, come abbiamo scritto, crediamo che la crescita del Terzo settore avrà ricadute molto positive anche sull’occupazione e non a caso viene riconosciuta nelle proposte una certa centralità alla riforma dell’impresa sociale. Per rendere concrete queste proposte certamente si prevede un disegno di legge delega, poi, alla fine del lavoro di questo mese, vedremo se ci sarà qualcosa da anticipare con un decreto.

    Vedremo.

     

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      SIAMO TUTTI PERSONE, NON PESI

      Fonte www.superando.it«La discriminazione pesa, il pregiudizio pesa, l’esclusione pesa»: è stato questo il messaggio diffuso nel marzo scorso in TV e in radio, dall’attrice Lella Costa, in corrispondenza del lancio della campagna denominata Persone, non pesi, voluta dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap*), per sensibilizzare tutti i cittadini sulle discriminazioni vissute ancor oggi da troppe persone con disabilità. Uno spot forte, quello con la voce di Lella Costa, nel quale il messaggio stesso è stato attentamente “pesato”: “il peso schiaccia le persone con disabilità”.

      Dal punto di vista degli obiettivi, la raccolti fondi avviata nella settimana della campagna era mirata ad avviare un progetto – chiamato anch’esso Persone, non pesi – rivolto direttamente alle persone con disabilità e alle loro famiglie, per garantir loro informazioni e strumenti di consapevolezza sempre più raffinati e personalizzati, contribuendo a garantirne i diritti, ad esempio anche attraverso un call centre. Molto spesso, infatti, le famiglie non conoscono a fondo le normative in materia di disabilità, sentendosi emarginate e sole, incapaci di poter vivere o far vivere la vita pienamente.

      Dall’altro lato, tuttavia, manca spesso il servizio di consulenza specifico nei vari sportelli informativi, costringendo così le persone a “girare a vuoto” da un ufficio all’altro, a far code alla ricerca di qualche indicazione e aiuto. Grazie alla campagna del marzo scorso, dunque, la FISH ha cercato di avviare questo sportello virtuale di incontro, di ascolto e assistenza, offrendo informazioni e servizi per le esigenze specifiche delle persone con disabilità.

      Al centro dei vari messaggi lanciati, come detto, vi è stato lo spot con la voce di Lella Costa. Ma non solo, vi erano anche, infatti, alcune particolari realizzazioni fotografiche che hanno trovato ampia diffusione e apprezzamento.

      Alla prima di esse, ambientata in un ufficio, dà il volto Simona, donna paraplegica dal 2005 in seguito a una caduta in moto, sposata e mamma di due splendidi bambini. «Dal 2008 – dichiara presentandosi – lavoro in qualità di collaboratrice amministrativa presso il Comune di Milano. Sono convinta che qualsiasi iniziativa di qualunque natura a favore dei cittadini con disabilità sia utile, anzi indispensabile.

      Per noi, infatti, tutto è più difficile e complicato, anche solo andare a comprare un pacchetto di sigarette, figuriamoci districarci nella burocrazia! E anche a livello umano trovare un posto nella società non è certo semplice: infatti, mancando in generale il rispetto per il prossimo, come possiamo aspettarci rispetto per le persone con disabilità? Personalmente sogno un mondo in cui ci si rispetti veramente, dove ci sia meno egoismo e spero almeno di riuscire a trasmettere questi valori ai miei figli».

      «Sotto questa luce – conclude Simona – è ovvio che presto tutta me stessa più che volentieri a iniziative come quella promossa dalla FISH. Anzi, sono cose che fanno bene al mio ego e al mio spirito!».

      *Cui Anffas Onlus aderisce

      Per leggere l’articolo integrale clicca qui

       

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        RIFORMA TERZO SETTORE: PLAUSO CON DISTINGUO

        Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha diffuso la bozza delle “Linee guida per una riforma del Terzo Settore”, un ambizioso intento di revisione delle regole che riguardano l’associazionismo no-profit, il volontariato, la cooperazione sociale, le fondazioni e le imprese sociali. Si tratta di un assieme di interventi che si attendono da anni e che potrebbero rappresentare sia una giusta valorizzazione di questo settore che rappresenta una risorsa per l’Italia, sia l’occasione per qualificare gli interventi e premiare quelli più efficaci, corretti, trasparenti.

        La FISH* plaude, quindi, alla direzione intrapresa, si confronterà sui contenuti e attende di vederne declinare le azioni conseguenti. Accoglie con interesse l’ipotesi del servizio civile universale, aperto finalmente a tutti i giovani che intendano davvero essere di aiuto al Paese mettendosi a disposizione con senso civico e con la voglia di intraprendere un’esperienza educativa e di servizio.

        Con attenzione la FISH osserva la volontà di valorizzare il principio della sussidiarietà orizzontale e verticale investendo molto sulla partecipazione e sul coinvolgimento dei corpi intermedi e, in particolare, delle organizzazioni del terzo settore.

        Su tale aspetto l’intenzione del Governo è quella di rivedere anche la Legge 328/2000 per coinvolgere maggiormente gli organismi non profit nella programmazione territoriale dei servizi. È una prospettiva positiva solo se a fianco ad un ruolo più forte del no-profit si prevede una più complessiva revisione della stessa 328/2000 – l’ultima legge quadro sui servizi sociali largamente inapplicata nelle sue parti più rilevanti – che consenta di ripensare efficacemente le politiche sociali a partire dalla definizione condivisa dei livelli essenziali di assistenza. Nella bozza di Riforma viene espressa anche la priorità dell’“introduzione di incentivi per la libera scelta dell’utente a favore delle imprese sociali mediante deduzioni e detrazioni fiscali oppure mediante voucher.”

        “Riteniamo – segnala Vincenzo Falabella, Presidente FISH – che su tale sintetica dichiarazione sia opportuno un approfondito confronto che sia incentrato più sul principio e concetto di ‘libera scelta’ del Cittadino che sugli interventi di incentivo all’impresa sociale. Lo stesso riferimento alla voucherizzazione dei servizi e alle detrazioni/deduzioni non rappresenta una tutela completa ed esaustiva del diritto alla libera scelta.”

        Anche su questi delicatissimi temi, negli interessi delle persone e delle loro famiglie, FISH parteciperà al dibattito e alla consultazione che si avvierà nelle prossime settimane.

        *FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap cui Anffas Onlus aderisce

         

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          DEDUCIBILITÀ DELLE SPESE A CARICO DELLE PERSONE CON DISABILITÀ NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI

          Fonte www.nonprofitonline.it – Il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione dei redditi si sta avvicinando e siamo tutti alle prese con la compilazione del modello 730 o del modello unico. A titolo di promemoria, ecco di seguito le scadenze da rispettare:

          30 aprile – presentazione 730 al sostituto di imposta

          31 maggio – presentazione 730 a Caf o intermediario abilitato

          2 maggio/30 giugno – presentazione modello Unico in versione cartacea

          16 giugno – scadenza saldo e primo acconto Irpef 16 luglio – scadenza saldo e primo acconto Irpef con maggiorazione dello 0,40%

          30 settembre – presentazione, via telematica, modello Unico.

          Vista l’attualità del tema, andiamo a riepilogare insieme quali sono le spese che i cittadini con disabilità possono detrarre dalla dichiarazione dei redditi.

          SPESE MEDICHE GENERICHE – Per alcune spese sanitarie (per esempio, analisi, prestazioni chirurgiche e specialistiche) e per l’acquisto di mezzi di ausilio è riconosciuta una detrazione dall’Irpef del 19% per la parte eccedente l’importo di 129,11 euro. Sono invece ammesse integralmente alla detrazione del 19%, senza togliere la franchigia di 129,11 euro, le spese sostenute per il trasporto in ambulanza del disabile, l’acquisto di poltrone per inabili e minorati non deambulanti e di apparecchi per il contenimento di fratture, ernie e per la correzione dei difetti della colonna vertebrale, l’acquisto di arti artificiali per la deambulazione, la costruzione di rampe per l’eliminazione di barriere architettoniche esterne ed interne alle abitazioni e l’adattamento dell’ascensore per renderlo idoneo a contenere la carrozzella. Entrambe le detrazioni vengono riconosciute sia direttamente al disabile sia al familiare che lo ha a carico.

          SPESE PER DISABILITÀ GRAVI E MENOMAZIONI PERMANENTI – Tutte le spese sostenute per l’assistenza sono deducibili interamente sia dal contribuente che dai suoi familiari, anche quando il soggetto che ne usufruisce non è a carico dei familiari. Sono escluse soltanto eventuali spese di vitto, alloggio ed altri servizi non assistenziali forniti da istituti di cura. Tutte le spese devono essere documentate da fatture e scontrini fiscali, dove deve essere riportato il codice fiscale del contribuente e la descrizione della spesa.

          SPESE PER PERSONE NON VEDENTI E SORDOMUTELe persone con disabilità visiva e loro familiari possono detrarre dall’Irpef il 19% delle spese sostenute per il mantenimento dei cani guida. Anch’esse devono essere documentate e non devono superare 516,46 euro, il che comporta una detrazione massima di 98,12 euro. Le spese sostenute per i servizi di interpretariato da parte di sordomuti o loro familiari sono invece completamente detraibili.

          SPESE PER MEZZI DI ACCOMPAGNAMENTOSono spese detraibili integralmente anche quelle sostenute per i mezzi di accompagnamento, nonché necessari per la deambulazione, la locomozione e il sollevamento. Per autoveicoli e motoveicoli atti a facilitare l’autosufficienza del portatore di menomazioni permanenti la detrazione viene applicata su un solo veicolo e per un importo massimo di 18.075,99 euro; inoltre, sono incluse anche le spese di riparazioni, mentre sono escluse le spese di manutenzione ordinaria come cambio dell’olio e delle gomme.

          SPESE PER BADANTILe spese per l’assistenza alla persona sono detraibili al 19% per un importo massimo di 2.100 euro e solo se reddito non supera complessivamente i 40.000 euro annui. Le spese per gli addetti all’assistenza di portatori di persone non autosufficienti includono non solo l’assistenza casalinga ma anche le rette pagate per istituti di ricovero e cura.

          Per approfondire

          www.agenziaentrate.gov.it

           

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            Corigliano (CS):Musicoterapia,l’illustre prof. Rolando Benenzon sarà in Calabria per due seminari formativi

            Rolando BenenzonL’Anffas Onlus di Corigliano Calabro e l’associazione culturale Zahir di Cosenza, in collaborazione con la Fundacion Benenzon de Musicoterapia di Buenos Aires e con il patrocinio dell’Università della Calabria e del Comune di Corigliano, hanno organizzato un interessante convegno su “Musicoterapia, obiettivi e finalità”, che si terrà il prossimo 12 maggio 2014, a partire dalle ore 9.00, presso il Centro di Eccellenza (Via Machiavelli) di Corigliano Calabro (CS).Ospite d’onore sarà una tra le massime autorità mondiali nel campo della musicoterapia e delle sue applicazioni con l’autismo, i pazienti in coma e la formazione professionale: l’illustre Rolando Benenzon, professore onorario della Facoltà di Medicina dell’Universidad del Salvador di Buenos Aires e presidente della Fundacion de Musicoterapia della capitale argentina. L’apertura dei lavori di questo convegno prevede il saluto di rito del sindaco, Giuseppe Geraci, e dell’Ispettore Emerito del MIUR, Francesco Fusca.

            Il primo intervento è stato affidato alla musicoterapista e coordinatrice delle attività del centro socio-educativo Anffas di Corigliano Calabro, Sonia Falcone, e al collega musicoterapista e magister del modello Benenzon, Daniele Siciliano, che presenteranno il modello integrato di musicoterapia e disabilità della loro associazione. Subito dopo, l’associazione Sonorità Pregnanti di Milano, rappresentata dalla magister del modello Benezon, nonché psicologa e counselor, Serafina Schettino, e dalla musicoterapista e collega magister del modello Benenzon, Marta Rossi, tratterà di musicoterapia e gravidanza.

            I lavori congressuali del mattino saranno conclusi dal docente di Storia del Teatro dell’Unical, Carlo Fanelli. I contributi pomeridiani inizieranno con le esperienze di teatro espressivo illustrati da Ernesto Orrico e Giulia Cappelli dell’associazione Zahir, seguiti da una relazione della psicologa e psicoterapeuta dell’ASP di Cosenza, Mariangela Martirani. Il ricco manifesto proseguirà con un intervento della Cooperativa Sociale Intermezzo di Reggio Calabria sulla musicoterapia in Calabria, tenuto da Maria Letizia Biasi.

            A seguire, il programma prevede la relazione della danzaterapeuta dell’associazione culturale e professionale A.R.T.E., Enrichetta Serpe, che parlerà del contesto della danzaterapia in Calabria. Molto attesi anche i contributi di Matteo De Bartolo, neurologo dell’ASP di Corigliano Calabro, e dello psicologo Vincenzo Paradiso. Prima della conclusione del convegno, prenderà la parola Antonio Pitrelli, educatore e musicoterapista di Bologna, anch’egli magister del modello Benenzon, che relazionerà su “Musicoterapia Comunitaria/Mt. e Biomedica”. Chiuderà la presidente dell’Anffas di Corigliano Calabro, Marinella Alesina, con un’attenta descrizione sull’esperienza del coordinamento regionale dell’associazione.

            È possibile ricevere maggiori informazioni sull’atteso evento consultando il sito www.musicoterapiacalabria.com

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              “Dimezzare i tempi per l’invalidità civile”: la disabilità tra le deleghe di Franca Biondelli

              Fonte www.superabile.it Intervista al sottosegretario, che ha ricevuto l’incarico da Poletti. Annunciata attenzione al disagio mentale e ai disturbi comportamentali. “Il fondo per la non autosufficienza va incrementato. E dobbiamo sostenere l’inclusione lavorativa” 

              ROMA – “Sburocratizzare le procedure e dimezzare i tempi per il riconoscimento dell’invalidità”: sarà uno dei primi lavori a cui si dedicherà Franca Biondelli, che dal ministro Poletti ha ricevuto deleghe “particolarmente calde di cui sono molto contenta”, riferisce a Redattore sociale. Nel dettaglio, saranno affidati a lei i temi relativi a “famiglia, inclusione e politiche sociali, immigrazione e politiche di integrazione”.

              Famiglia. “E’ un tema per me un po’ nuovo, ma che mi interessa molto: inizierò fin da subito a studiarlo con interesse”. Tra i primi impegni a riguardo, c’è sicuramente la convocazione della Conferenza nazionale, “che si è svolta l’ultima volta nel 2010. Credo che non riusciremo a convocarla per maggio, ma certamente prima dell’estate”.

              Disabilità. Se la famiglia è un tema “un po’ nuovo” per Biondelli, non lo è certamente la disabilità. “Credo che tra le priorità in materia ci sia certamente il lavoro: non siamo ancora riusciti a dare risposte e di fatto le persone disabili, soprattutto quelle con disabilità psichica, non sono integrate nel mondo lavorativo. Occorre riprendere al più presto in mano la situazione”. Altrettanta attenzione deve essere prestata al “disagio mentale e ai disturbi comportamentali, in particolare al’autismo. Non si è fatto molto in proposito, associazioni e operatori sono diventati il punto di riferimento per le famiglie, ma è ora che lo stato risponda concretamente a questi bisogni. Le Linee guida ci sono già e sono fatte bene, ma occorre che Roma faccia da cabina di regia, perché siano applicate uniformemente in tutte le regioni”. Sempre per quanto riguarda la disabilità, “i falsi invalidi non sono certo il problema maggiore e comunque non devono essere il pretesto per distogliere l’attenzione dall’obiettivo fondamentale: dare risposte veloci a chi ha reale bisogno”. Urgente, quindi, “velocizzare i tempi e snellire le procedure burocratiche: per il riconoscimento dell’invalidità civile e dell’accompagno, per esempio, si potrebbe ricorrere a una sola visita. In questo modo, i 420 giorni oggi necessari per ottenere l’indennità potrebbero almeno dimezzarsi”. Infine, c’è la questione del fondo per la non autosufficienza, “ben alimentato dal governo Prodi, poi dimezzato e addirittura azzerato da Berlusconi, insufficientemente finanziato al governo Monti e poi tornato a una cifra ragionevole con il governo Letta. Il fondo però va incrementato e farò il possibile per accogliere le richieste di famiglie e associazioni”.

              Immigrazione. “L’accoglienza non è più accoglienza, ma un modo inadeguato di poggiare le persone come pacchi in strutture inadeguate”: è critico, per Biondelli, il quadro delle politiche dell’accoglienza in Italia. “I comuni, soprattutto quelli meridionali, non hanno né risorse né strutture per ricevere adeguatamente i migranti in arrivo sulle loro coste. Sicilia e Puglia, in particolare, vanno ringraziate per il loro impegno, ma stanno scoppiando. C’è poi il grande problema dei minori non accompagnati: tutte questioni che devono essere affrontate al più presto e bene”. Per quanto riguarda l’abolizione del ministero per l’Integrazione, “non credo affatto che si tratti di un passo indietro, ma di un modo per riorganizzare il lavoro. Cécile Kienge è candidata alle Europee e il parlamentare Khalid Chaouki segue in modo lodevole i temi dell’integrazione: credo che insieme e in costante collaborazione, potremo fare un buon lavoro”. La stessa collaborazione Bindelli cercherà “per arrivare a una soluzione rispetto al tema del riconoscimento della cittadinanza: con l’aiuto di dirigenti e associazioni che da anni seguono questo tema, cercherò di mediare tra le diverse posizioni”.