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IMU E TASI: BASTA PENALIZZAZIONI AL NO PROFIT

È stato reso noto ieri (2 luglio 2014), e in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il decreto del Ministero dell’Economia di approvazione del modello di dichiarazione dell’Imu e della Tasi per gli enti non commerciali.

“Apprendiamo da fonti di stampa di un grave errore di calcolo che viene applicato nell’operazione volta a determinare la percentuale di imponibilità assoggetta a tassazione degli immobili utilizzati dagli enti non profit, per la parte utilizzata con modalità commerciali. Infatti, se, ad esempio, una sala di un centro di aggregazione viene utilizzata per attività commerciali per il 40% dello spazio, per il 40% del tempo e dal 40% dei frequentatori, la percentuale di imponibilità che risulta è del 120%! Un risultato paradossale e insensato.” Dichiara il portavoce del Forum del Terzo Settore* Pietro Barbieri.

Il modello di dichiarazione e le istruzioni sul pagamento di Imu e Tasi disponibili dal 1° luglio, che già contengono criteri ‘incerti’ di identificazione della più appropriata definizione di cosa è un ente commerciale e di cosa non vi rientra, sembrerebbero creare più confusione che regole chiare, andando a colpire fortemente ancora una volta gli enti di terzo settore.

“Questo provvedimento, già paradossale per il grave errore di calcolo fatto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ci appare come l’esito di una lunga ondata di penalizzazioni verso il nostro mondo che ha subito, negli ultimi anni, l’aumento di controlli e tassazioni e l’introduzione norme a danno della fiscalità di vantaggio per il non profit”.

Prosegue il portavoce, concludendo con un appello: “Chiediamo al Governo Renzi di valutare e farsi carico di questa situazione, prendendo provvedimenti immediati affinché arrivino piuttosto aiuti e facilitazioni e non ulteriori stangate.”

*Cui Anffas Onlus aderisce

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    DISABILITÀ: LE PRESCRIZIONI NON SONO COMPETENZA ESCLUSIVA DEI MEDICI SPECIALISTI DELLE STRUTTURE PUBBLICHE

    Fonte www.nonprofitonline.it Le prescrizioni dei trattamenti per le persone diversamente abili non sono competenza esclusiva dei medici specialisti che operano nelle strutture pubbliche (ospedaliera o territoriale). Lo ha stabilito il Tar del Lazio, con l’Ordinanza del 12 giugno 2014 n. 2647, accogliendo il ricorso dei centri accreditati contro il decreto della Regione Lazio n. 39/2012, che conteneva nuove norme in materia di non autosufficienza e disabilità.

    Il ricorso era stato presentato da Anffas Cisterna di Latina, Federazione degli organismi per l’assistenza alle persone disabili (Foai), Associazione religiosa Istituti sociosanitari (Aris), Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) e la Federazione nazionale associazione famiglie e centri tutela minori (Ftm).

    Non è la prima volta che il decreto n. 39/2012 viene respinto dal Tribunale amministrativo del Lazio. Già nel novembre del 2013, infatti, i magistrati lo avevano rinviato alla Regione chiedendo di modificare un comma (il numero 2 del punto 5.1), che recita “L’accesso avviene tramite prescrizione del medico specialista di riferimento per la specifica disabilità, operante in struttura pubblica (ospedaliera o territoriale)”.

    Secondo le associazioni, questa norma “ squalifica di fatto le équipe delle strutture accreditate, attribuendo invece assoluta validità alla prescrizione fatta da un qualunque specialista esterno (ospedaliero o della Asl) anche se vede il paziente una sola volta e senza effettuare test”.

    A seguito di questa prima bocciatura, il Commissario ad Acta aveva introdotto delle modifiche che però sono state considerate ancora “elusive” dai ricorrenti. La Regione, infatti, aveva imposto l’utilizzo del ricettario del Servizio sanitario nazionale lasciando di fatto inalterato l’obbligo di ricorrere per le prescrizioni allo specialista pubblico. Per questo motivo è stato presentato il nuovo ricorso, che nei giorni scorsi è stato accolto dal Tar del Lazio.

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      EXPO 2015, ANCORA POCHI I PROGETTI PER COINVOLGERE PERSONE CON DISABILITÀ NEL LAVORO

      Fonte www.superabile.it – Convegni, dibattiti, punti informativi ma poco lavoro per le persone con disabilità ad Expo 2015. Almeno è questo lo stato dell’arte fotografato dall’intervento di Fabrizio Sala, sottosegretario di Regione Lombardia con delega all’Expo 2015. Nell’elenco di attività svolte per favorire la partecipazioni delle persone con disabilità ad Expo, da fruitori e da lavoratori, Sala cita la tre giorni di workshop e dibattiti alla Fabbrica del Vapore il 17-19 giugno in cui è stato riprodotto anche il mercato accessibile che ci sarà alla Cascina Triulza, sede del padiglione della società civile di Expo.

      L’incontro alla Fabbrica del Vapore, organizzato dalla Provincia di Milano, è costato 75 mila euro. Un budget di 900 mila euro verrà invece investito nel triennio 2014-2016 per lo spazio InFormAzioni Accessibili, che vedrà lavorare insieme nella coprogettazione Ledha e Fand. Obiettivo dello spazio fornire informazioni alle persone con disabilità che vogliono visitare Milano. Il servizio verrà potenziato in occasione di Expo.

      Le uniche possibilità di lavoro per persone con disabilità citate da Sala sono nel mantovano, come agricoltori. La Provincia ha attivato con Expo un progetto di agricoltura sociale ma sia modalità d’inserimento delle persone con disabilità, sia numeri degli impiegati sono ancora da stabilire, come ammette lo stesso Fabrizio Sala. In tutto, sono 14 mila le persone con disabilità iscritte alle liste di collocamento e il fondo regionale destinato al loro investimento è di 23,5 milioni di euro per il 2014. Stessa cifra prevista per il 2015.

      Il sottosegretario ad Expo risponde all’interrogazione presentata da Fabio Pizzul, consigliere Pd, in merito a lavoro delle persone con disabilità nell’esposizione universale. La Regione nel dicembre 2011 aveva sottoscritto un accordo con la società Expo spa per investire 20 milioni nel settore. Il gruppo consiliare Pd chiede conto dei risultati raccolti e finora, “la risposta non è soddisfacente”, replica Pizzul in Consiglio regionale a Sala.

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        Stop alle visite per i minori autistici, i commenti: “Non è una vera svolta”

        Carlo Giacobini (HandyLex): “L’autismo grave era già tra le patologie non rivedibili elencate nel decreto del 2007. Ora però si svincola da indennità”. Nicoletti: “Sempre la solita storia: si è autistici fino a 18 anni, poi si smette di essere riconosciuti”

        ROMA – Un segnale positivo, ma non certo una “svolta epocale” e ancora meno una “soluzione del problema”: Carlo Giacobini, direttore di HandyLex ed esperto di normativa sulla disabilità, non accoglie con entusiasmo la notizia della circolare con cui l’Inps riconosce come non rivedibili i minorenni con autismo grave Di fatto, anzi, “la notizia secondo me non c’è: l’esonero per questi disturbi era già previsto dal decreto ministeriale del 2 agosto 2007, che elencava le patologie non rivedibili”. Nell’elenco, che include 12 voci, al punto 10 si parla in effetti di “patologie mentali dell’età evolutiva e adulta con gravi deficit neuropsichici e della vita di relazione”: nessun riferimento pontuale all’autismo, che però sembra rientrare pienamente nella categoria.

        Restano aperti, invece, alcuni problemi relativa da un lato all’autismo, dall’altro alla questione generale della rivedibilità. Per quanto riguarda l’autismo, “mancano le linee guida per la valutazione: l’Inps parla di casi lievi e borderline, ma di fatto c’è discrezionalità”. Per quanto riguarda invece la rivedibilità, ancora tante sono le questioni irrisolte: “innanzitutto, il fatto che per ottenere questo esonero è necessario che la persona con grave e stabilizzata patologia abbia anche un’indennità di accompagnamento o di comunicazione. Una condizione assurda, visto che, per esempio, un amputato non ha né l’una né l’altra, ma non si capisce perché debba essere considerato rivedibile! Anche molte persone autistiche, per esempio, non hanno l’indennità: soprattutto i minori, che possono avere l’indennità di frequenza, non considerata dal decreto ai fini dell’esonero”. In questo senso, quindi, la nuova comunicazione dell’Inps potrebbe sì agevolare le persone autistiche, perché svincolerebbe l’esonero dall’indennità: in altre parole, la sola gravità della patologia (riconosciuta però “discrezionalmente”), anche senza indennità, eviterebbe l’onere delle visite di verifica.

        C’è però un altro “cavillo”, nella breve comunicazione dell’Inps: il limite dei 18 anni. “in realtà – spiega Giacobini tutte le persone con patologie non rivedibili, al 18° anno di età devono comunque sottoporsi a visita, per l’eventuale riconoscimento della pensione”: si tratta però, in questo caso, di una visita “una tantum”, dopo la quale la patologia torna ad essere “non rivedibile”. Diverso sembra essere invece quanto previsto da questa circolare: al compimento del 18° anno, infatti, sarebbe la rivedibilità stessa a venir meno: l’adulto autistico sarebbe quindi nuovamente sottoposto all’obbligo della revisione periodica. “Se così fosse – commenta Giacobini – non ci sarebbe alcuna razionalità nella norma. Anzi, noi come Fish stiamo chiedendo da anni che sia eliminato anche l’obbligo della visita al 18° anno di età, che comporta gravi disagi per tante famiglie, trattandosi sempre di casi gravi“.

        Su questo punto, è scettico anche Gianluca Nicoletti, giornalista, papà di Tommy fondatore di Insettopia: “E’ sempre la solita storia: in Italia si è autistici fino a 18 anni, poi si smette di essere riconosciuti: spero che, dietro questa indicazione dell’Inps, non si nasconda questo”. Per il resto, “da un certo punto di vista l’Inps, con questa comunicazione, mostra di voler evitare l’inutile e dolorosa forca caudina della valutazione, a cui la persona autistica deve sottoporsi. Già la diagnosi è una trafila lunghissima: perché, in assenza di possibilità di guarigione, si devono fare tutte queste visite? Quando poi si parla di autismo lieve, non capisco proprio che si possa dire: una diagnosi di lieve autismo è una diagnosi senza senso“.

        Il problema della definizione e della classificazione è sottolineato anche da Roberto Speziale, presidente dell’Anffas: “questa comunicazione dell’Inps non risolve il problema vero, che è quello della classificazione definitiva dei disturbi dello spettro autistico all’interno dei Lea. Certo, nella situazione attuale e nel vuoto normativo, l’Inps tenta di alleviare il disagio almeno per chi ha una conclamata gravità. Ma non ha certo affrontato il problema in maniera risolutiva”.

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          Inclusione scolastica: riforme e temi urgenti

          Fonte  www.fishonlus.it Molti i temi relativi al diritto allo studio sul tavolo dello specifico Comitato tecnico dell’Osservatorio del Ministero dell’Istruzione sull’inclusione degli alunni con disabilità.

          Presieduto dal sottosegretario Reggi, il Comitato, l’11 giugno, ha visto la partecipazione di esperti universitari, dirigenti ministeriali e di FAND e FISH, le federazioni maggiormente rappresentative delle associazioni di persone ed alunni con disabilità.

          Si è discusso della proposta di legge predisposta da tempo dalle associazioni per migliorare la qualità dell’inclusione scolastica e già presentata all’Osservatorio. Le disposizioni che la proposta prevede potrebbero favorire la continuità didattica, oggi frenata dal diffuso precariato, creando degli appositi ruoli per i docenti per il sostegno.

          Vi si ribadisce anche l’obbligo di riduzione del numero di alunni per classe e del numero di alunni con disabilità nella stessa classe. Ed ancora: l’obbligo di formazione iniziale ed in servizio dei docenti sulle didattiche inclusive.

          La proposta – già presentata – in Parlamento sarà esaminata entro luglio dal Ministero insieme con i parlamentari firmatari e le associazione per accelerarne l’approvazione.

          Le associazioni hanno poi richiesto il ripristino dei fondi ministeriali per l’inclusione scolastica, fortemente ridotti sino quasi all’eliminazione negli ultimi anni. A tal proposito ci saranno a breve incontri col Ministero dell’Economia.

          Inoltre, entro giugno, in attuazione di disposizioni già vigenti, verrà emanata una circolare che, a partire dall’inizio di settembre, avvierà la formazione dei docenti di classe dei singoli alunni con disabilità ed altri bisogni educativi speciali anche per evitare la delega didattica ai soli docenti per il sostegno.

          Assai dibattuti problemi urgenti come la garanzia di “accessibilità” dei “prodotti informatici” (registri elettronici, portale MIUR ecc.), quello del controllo sull’adeguatezza degli attuali corsi di specializzazione per il sostegno, su cui sono state presentate interrogazioni parlamentari, e quello dello sciopero del personale ATA. A partire dal 1° settembre sarà infatti loro revocata l’indennità per l’assistenza igienica agli alunni con disabilità più gravi. Ciò comprime fortemente il diritto allo studio di tali alunni e le associazioni si sono dichiarate intenzionate a sostenere lo sciopero, se non si troveranno soluzioni adeguate e urgenti. Su quest’ultimo aspetto il Sottosegretario Reggi, in chiusura, ha dichiarato che una soluzione andrà certamente trovata.

          Un ultimo aspetto riguarda la sensibilizzazione: la celebrazione del 3 dicembre – Giornata mondiale delle persone con disabilità – quest’anno si svolgerà per la prima volta d’intesa tra Ministero ed associazioni.

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            ESAMI DI MATURITÀ: COME SI SVOLGERANNO LE PROVE DEGLI STUDENTI CON DISABILITÀ, DSA O ALTRI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI?

            Fonte www.disabili.com – Sono iniziati in questi giorni gli esami di maturità che, come ogni anno, stanno impegnando migliaia di giovani in diverse prove. In questa settimana gli studenti devono cimentarsi con le prime due prove scritte e nella prossima con il “quizzone”, seguito, infine, dalle prove orali.

            Non vi sono grandi novità per gli alunni con disabilità e per quelli con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA); gli elementi nuovi, invece, riguardano gli studenti con altri Bisogni Educativi Speciali (BES).

            L’annuale Ordinanza Ministeriale riguardante gli Esami di Stato conclusivi del Secondo Ciclo, n. 37/2014, infatti, conferma le precedenti norme per gli studenti con disabilità e per quelli con DSA, mentre indica che gli allievi con altri BES possono avvalersi solo di misure compensative e di tempi più lunghi, se previsti dai Piani Didattici Personalizzati (PDP), in base alla Direttiva Min. 12/12, alla Circ. Min. 8/13 e alla Nota Min. 2563/13.

            ESAME DEI CANDIDATI CON DISABILITA’ – Nello specifico, per quanto riguarda gli allievi con disabilità, la commissione d’esame, sulla base della documentazione fornita dal consiglio di classe relativa alle attività svolte, alle valutazioni effettuate e all’assistenza prevista per l’autonomia e la comunicazione, predispone prove equipollenti a quelle assegnate agli altri candidati. Esse devono consentire di verificare che il candidato abbia raggiunto una preparazione idonea per il rilascio del diploma attestante il superamento dell’esame. Invece, i candidati che hanno seguito un percorso didattico differenziato e sono stati valutati dal consiglio di classe con l’attribuzione di voti e di un credito scolastico relativi unicamente allo svolgimento di tale piano, possono sostenere prove differenziate, coerenti con il percorso svolto e finalizzate solo al rilascio dell’attestazione.

            ESAME DEI CANDIDATI CON DSA – La Commissione d’esame, sulla base del D.M. n. 5669/11 di attuazione della L. n. 170/10, tiene in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive, adeguatamente certificate, relative ai candidati con DSA, in particolare, le modalità didattiche e le forme di valutazione individuate nell’ambito dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati. Sulla base di tale documentazione e di tutti gli elementi forniti dal Consiglio di classe, le Commissioni predispongono adeguate modalità di svolgimento delle prove scritte e orali. Nello svolgimento delle prove scritte, i candidati possono utilizzare gli strumenti compensativi previsti dal PDP. Invece, anche in questo caso, i candidati che hanno seguito un percorso didattico differenziato, con esonero dall’insegnamento delle lingue straniere, e che sono stati valutati dal consiglio di classe con l’attribuzione di voti e di un credito scolastico relativi unicamente allo svolgimento di tale piano, possono sostenere prove differenziate, coerenti con il percorso svolto e finalizzate solo al rilascio dell’attestazione.

            ESAME DEI CANDIDATI CON ALTRI BES – La commissione d’esame, esaminati gli elementi forniti dal consiglio di classe, tiene in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive, relative ai candidati con BES, per i quali sia stato redatto apposito PDP. Non è però prevista alcuna misura dispensativa in sede di esame, mentre è possibile concedere strumenti compensativi, in analogia a quanto previsto per gli alunni con DSA.

            I migliori auguri a tutti gli alunni impegnati nello studio

             

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              «NESSUN RITARDO SULLA RIFORMA DEL TERZO SETTORE»

              Fonte www.vita.it«Non ci possiamo permettere paludi o l’immobilismo, ci siamo presi un impegno e non sono accettabili ritardi e rinvii. Dopo questa fase di consultazioni occorre mettere in moto la macchina legislativa che necessariamente impiegherà un tempo non brevissimo per giungere all’accordo finale».

              A sottolinearlo è stato il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi parlando a proposito della Riforma del Terzo settore nel suo intervento di questa mattina all’assemblea nazionale di Federsolidarietà in corso a Roma che si concluderà in serata con la riconferma del presidente Giuseppe Guerini.

              «Questa riforma», ha continuato la Boschi, «va intesa come un insieme di dispositivi di leggi, ma va inserita nel quadro di una nuova cornice istituzionale e culturale che vogliamo dare all’Italia». Per questo il riordino del comparto non profit va inteso come un «passaggio cruciale che si affianca alle altre riforme che stanno in cima alla nostra agenda: pubblica amministrazione, rapporto Stato-Regioni, nuovo Senato, legge Poletti sul lavoro, abbassamento dell’Irap e aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, sostegno alle famiglie a partire dagli 80 euro in busta paga».

              La Boschi il cui intervento si è chiuso tra gli applausi scroscianti dell’assemblea, ha voluto precisare altri due aspetti importanti. Il primo riguardo alle rappresentanze che, per la Boschi «anche riguardo al Terzo settore non devono mai scadere nell’autoreferenzialità, nella burocratizzazione e nella politicizzazione».

              Il secondo riguarda invece il compito che il Governo affida agli enti non profit e in particolare alla cooperazione sociale: «voi dovete essere in grado di sorprenderci, anticiparci e provocarci e lo dico avendo presente le bussole che ispirano questa riforma, ovvero l’inquadramento del Terzo settore come leva di crescita economica e di nuova e buona occupazione, ma anche la necessità di render più trasparente questo mondo e di dare stabilità a quegli strumenti che incentivano fiscalmente il cittadino che voglia sostenere il Terzo settore stesso», ha chiosato la Boschi.

              Infine, il nuovo Servizio civile universale: «Questo nella nostra ottica» ha concluso la Boschi «deve essere uno strumento formidabile nella sfida educativa che connota tutta la nostra agenda di governo».