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QUEI CITTADINI “NON ESSENZIALI” DI REGGIO CALABRIA

Fonte www.superando.it – Era poco più di un anno fa quando il Forum Nazionale del Terzo Settore* aveva espresso la propria vicinanza al Terzo Settore di Reggio Calabria, per la drammatica situazione che stavano vivendo le organizzazioni sociali, dopo avere annunciato la chiusura di molti servizi resi per conto del Comune, a causa di ritardi e mancati pagamenti che ne rendevano impossibile il proseguimento delle attività.

Successivamente era arrivata una momentanea “boccata d’ossigeno”, ma oggi si è sostanzialmente tornati al punto di prima, con un nuovo annuncio di sospensione dei servizi, entro il prossimo 28 aprile, come informa il comunicato di Luciano Squillaci, portavoce del Forum del Terzo Settore reggino, disponibile a questo link.

«Sappiamo bene – dichiara Pietro Barbieri , portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore – quanto il Terzo Settore locale abbia stretto i denti e tentato di resistere giorno dopo giorno, mese dopo mese, per non negare assistenza scolastica e domiciliare a cittadini con disabilità, anziani o in situazioni di discriminazione. Tuttavia comprendiamo come questa scelta così forte si renda necessaria per le organizzazioni e gli operatori sociali qualificati che non ricevono garanzie né tutele né, tanto meno, lo stipendio da troppi mesi. Ci auguriamo dunque che il Comune di Reggio Calabria ascolti questo ultimo disperato appello del Forum locale, rispettando gli impegni assunti e mettendo al primo posto i diritti dei cittadini».

*Cui Anffas Onlus aderisce

Per approfondire

Leggi il comunicato stampa di Anffas Onlus su un caso di discriminazione avvenuto in un asilo di Reggio Calabria

17 aprile 2014

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    FISH: nuova Giunta e nuove cariche

    Fonte www.fishonlus.it È Vincenzo Falabella il nuovo presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, eletto nella riunione di oggi della nuova Giunta nazionale. L’organo della Federazione è stato rinnovato durante il recente congresso del 29 marzo scorso.

    Falabella, pugliese ma attivo a Roma dove svolge la professione di avvocato, vanta una consolidata esperienza in ambito associativo: è presidente dalla Federazione delle Associazioni Italiane Para e Tetraplegici dal 2011 ed è stato fra i fondatori della FISH Puglia.

    Ma la Giunta ha provveduto sia ad eleggere le altre cariche che, molto pragmaticamente, ad attribuire specifiche deleghe di coordinamento dei gruppi di lavoro sulle tematiche di maggior rilievo e per dare attuazione alle importanti mozioni approvate dall’Assemblea.

    Falabella, ad interim, sarà il coordinatore del gruppo su lavoro e occupazione, con supporto esterno di Giampiero Griffo, e di quello sugli affari esteri ed internazionali.

    Il vicepresidente (vicario) è Donata Vivanti (FISH Toscana) che seguirà il tema dei processi formativi e dell’inclusione scolastica coordinando il relativo gruppo di lavoro, anche avvalendosi del supporto tecnico esterno di Salvatore Nocera.

    Roberto Speziale (ANFFAS) assume una vicepresidenza con delega al tema della revisione del sistema di accesso, riconoscimento/certificazione e modello di intervento del sistema socio-sanitario.

    L’ambito delle politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella società è affidato a Silvia Cutrera (DPI Italia) che è anche il terzo vicepresidente.

    Infine, Mario Battaglia (AISM) completa la quaterna dei vicepresidenti assumendo anche il coordinamento del gruppo su salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione contando sulla consulenza esterna di Pietro Barbieri. Allo stesso Barbieri, ex presidente FISH, la Giunta ha attribuito il coordinamento dell’Agenzia nazionale della FISH.

    Marcello Tomassetti (UILDM) seguirà la promozione e l’attuazione dei principi di accessibilità e mobilità, mentre Daniele Romano (FISH Campania) si occuperà dell’attuazione della Convenzione ONU nelle Regioni italiane.

    La tesoreria sarà retta da Mario Chimenti (FANTASIA), mentre la segreteria nazionale è affidata ad Antonio Cotura (FIADDA).

    A breve sarà indetto il Consiglio Nazionale e in quella sede verranno ulteriormente declinate le linee di azione per attuare le mozioni assembleari e per meglio dirigere i lavori dei gruppi di lavoro.

    17 aprile 2014

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      AUTISMO: SCOPERTE NUOVE INTERAZIONI TRA GENI

      Fonte www.quotidianosanita.it Le proteine coinvolte nel disturbo interagiscono con un numero di altre proteine molto maggiore di quello che si pensava finora: così un nuovo aspetto legato all’autismo è stato scoperto oggi dall’Università della California (UC) San Diego Health Science, del Center for Cancer Sistems Biology (CCSB) a Boston, insieme ad altri Centri.

      Lo studio è pubblicato su Nature Communications. Gli scienziati hanno isolato centinaia di nuove varianti di geni legati all’autismo ed hanno effettuato un’analisi delle proteine corrispondenti a tali geni, per identificare le interazioni con i loro partner, cioè con le altre proteine.

      Il risultato? Un network genetico molto vasto rispetto alla diffusione di connessioni genetiche.

      Leggi l’articolo integrale cliccando qui

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        Falsi invalidi? Una sentenza storica per le persone con vera disabilità

        Fonte www.fishonlus.it Una giornata “storica” il 9 aprile scorso. Il TAR del Lazio si è pronunciato, con sentenza n. 3851/2014, sul giudizio avviato da ANFFAS Onlus (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con disabilità Intellettiva e/o relazionale), con l’intervento ad adiuvandum della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) contro una serie di messaggi e circolari con cui l’INPS, fra il 2011 e il 2012, ha disciplinato i controlli dei Piani straordinari di verifica sui cosiddetti “falsi invalidi” per 500.000 persone.

        La sentenza, giunta dopo ben tre anni di dura battaglia nelle aule giudiziarie, riconosce, come già ampiamente denunciato da ANFFAS e FISH, che le modalità adottate dall’INPS per le verifiche straordinarie sono state illegittime e lesive dei diritti delle vere persone con disabilità e sconfessa – ancora un volta – anche i dati forniti dall’Istituto in materia.

        Infatti, a partire dal 2011, dopo aver già effettuato 300mila controlli nei due anni precedenti, l’INPS, in via unilaterale ed anche in contraddizione rispetto alle garanzie previste dalla normativa statale, ha modificato progressivamente le modalità delle verifiche straordinarie stabilendo di far rientrare, nei controlli a campione, anche gli invalidi per i quali era già stata precedentemente prevista una rivedibilità.

        Così facendo il numero delle revoche, alla fine dei controlli “straordinari”, è risultato artificiosamente elevato: sono state sommate anche le posizioni comunque già considerate rivedibili e, in larga misura, in ogni caso destinate a revoca.

        Senza dire che, poi, tale attività ha distolto l’impegno dell’INPS da quello che effettivamente aveva richiesto il Parlamento: controllo, in aggiunta all’ordinaria attività di revisione, delle situazioni determinate molti anni addietro.

        Si sarebbero dovuti effettuare ben altri controlli, oltre che, per esempio, evitare di visitare persone da decenni ricoverate in strutture a causa della loro disabilità – sicuramente non “falsi invalidi”- con tutti i gravosi, inutili ed ulteriori costi delle visite per l’INPS, oltre ai disagi per i cittadini.

        I dati finali, come pure la millantata incidenza dei cosiddetti “falsi invalidi” effettivamente individuati dall’Inps, sono risultati “gonfiati” e forieri solo di costi per l’Amministrazione, che sembrano addirittura aggirarsi intorno ai 30 milioni di euro!

        Il TAR ha anche accolto gli ulteriori rilievi di ANFFAS e FISH circa la non equiparabilità tra le visite di revisione ordinaria, di competenza prioritaria della Commissione ASL (primo punto di riferimento territoriale per il Cittadino), e quelle straordinarie di competenza esclusiva dell’INPS.

        Con tale modalità imposta dall’INPS, infatti, è stata impedita la visita presso le Commissioni Asl più vicine al Cittadino, costringendolo per la revisione ordinaria anche a trasferimenti di decine e decine di chilometri da casa e non garantendo quel doppio controllo che evitasse le sviste di una sola commissione.

        Il TAR ha anche appurato che è mancata la tutela alle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale: infatti mentre i medici nominati da ANFFAS erano presenti nelle Commissioni ASL, questi erano esclusi dalle verifiche straordinarie dell’INPS, lasciando prive di specifica tutela le persone con tali tipologie di disabilità.

        Ma non è tutto. Dal 2012 INPS ha incluso nelle verifiche straordinarie non solo le condizioni di invalidità, ma anche quelle di handicap (ex Legge 104/1992) senza averne una copertura normativa (giunta solo a fine 2012).

        Anche in questo caso il TAR ha riconosciuto le doglianze sollevate da ANFFAS e FISH ed ha pienamente chiarito che si sono usate, almeno fino al 2013, le visite di verifica straordinaria per degli scopi che la norma statale non riconosceva: eliminare certificazioni per lo stato di handicap che erano e sono cosa ben diversa da quelle per riconoscere l’invalidità civile e le relative provvidenze economiche.

        Inoltre, seppur non accolto con la sentenza in discorso, un importante chiarimento è stato quello relativo al riconoscimento dell’efficacia del Decreto ministeriale 2 agosto 2007 che fissa l’esenzione da visite di revisione o verifiche straordinarie in caso di patologie “stabilizzate o ingravescenti”, principio che, nel corso degli anni successivi al ricorso e proprio per impulso di questo, sembra in via di progressiva acquisizione da parte dell’INPS.

        Al momento sono in corso attenti approfondimenti, da parte di FISH e ANFFAS, sulle ricadute dirette per le persone con disabilità che si sono viste revocare le provvidenze economiche in forza di quelle disposizioni amministrative dichiarate illegittime.

        Si tratta quindi di un sentenza fondamentale perché mette in discussione le modalità delle verifiche già realizzate, mettendo al tempo in dubbio anche quelle successive al 2012.

        L’interesse dell’Associazione e della Federazione non è certo quello di contrastare l’individuazione dei falsi invalidi, ma di fare in modo che siano rispettati i diritti fondamentali delle vere persone con disabilità e che i controlli siano condotti con le opportune garanzie, in modo efficace e mirato, evitando inutili disagi e vessazioni.

        Per questo ANFFAS e FISH si augurano e richiedono con forza che Governo e Parlamento chiariscano e riformino non solo il piano di verifica sugli accertamenti, ma anche l’intero sistema di accertamento di invalidità civile, stato di handicap e disabilità che risulta ormai obsoleto, farraginoso ed inefficiente.

        Tale riforma è prevista nel programma biennale d’azione che il Governo stesso si è impegnato a mettere in atto per garantire il rispetto dei diritti umani delle persone con disabilità.

        La sentenza è consultabile alla pagina http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Roma/Sezione%203Q/2011/201105186/Provvedimenti/201403851_01.XML

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          ALUNNI DISABILI E NON: VIA DALLA SCUOLA CHI MALTRATTA I BAMBINI

          Fonte www.disabili.com. In questi giorni la cronaca ha denunciato nuovi maltrattamenti su minori inflitti da personale scolastico. Servono controlli: a chiederlo anche gli stessi insegnanti

          In occasione della Giornata Nazionale dedicata all’autismo l’Associazione per la tutela del minore ha reso pubblica la notizia di un caso di maltrattamento e violenze subite da un alunno con autismo da parte di un’insegnante. I fatti sono accaduti qualche anno fa in una scuola romana e le indagini erano partite a seguito della denuncia di alcune insegnanti della scuola e di alcuni genitori. Il piccolo, offeso, minacciato, picchiato e preso a calci dalla maestra, aveva manifestato turbamento, stati fobici ed ansiosi. L’insegnante é stata quindi rinviata a giudizio ed è in corso il processo.

          Notizie di questo tipo, purtroppo non sono nuove. Ricordiamo ad esempio il caso di Vicenza di qualche tempo fa, in cui a perpetrare violenza nei confronti di un ragazzo disabile erano state addirittura due figure educative, un’insegnante di sostegno ed un’assistente. Era stato in quel caso diffuso un video agghiacciate, in cui un ragazzo del tutto inerme e spaventatissimo veniva offeso, aggredito e picchiato continuamente. Entrambe sono state arrestate.
          Altri episodi raccontano di violenze subite da bambini piccoli, non solo disabili. E’ il caso di Bisceglie, anch’esso di questi giorni, in cui una maestra di una scuola dell’infanzia comunale minacciava, terrorizzava e strattonava bambini molto piccoli. Gli episodi sono stati registrati grazie alle indagini avviate a seguito di denuncia. L’insegnate, anche in questo caso, è stata arrestata. Come non ricordare, infine, i piccoli dell’asilo nido Cip e Ciop, maltrattati, picchiati, costretti a mangiare il loro vomito da parte di due educatrici? Arrestate, processate, condannate.

          LA SCUOLA NON E’ QUESTO – Chi legge queste notizie prova ribrezzo, repulsione, orrore. A provarlo siamo tutti noi, genitori, nonni, semplici lettori o anche insegnanti. Perché questi sono esiti deviati, ulcerosi, patologici, schegge impazzite che traducono falle di un sistema, anche di controllo. Non è questa la scuola, lo sappiamo. Per fortuna. Eppure anche questo accade.
          Si ripropongono dunque interrogativi importanti e inderogabili: com’è possibile che accadano queste cose? Come può il luogo chiamato ad occuparsi della formazione delle nuove generazioni trasformarsi in un incubo? Com’è possibile che persone chiaramente inadeguate occupino il posto destinato a professionisti selezionati per svolgere mansioni delicatissime?

          Le famiglie e gli stessi docenti chiamano all’unisono una forma razionale di controllo, che non permetta a persone inadeguate di accedere a questa professione o, se già la svolgono, che non consenta di proseguire in essa. Non è semplice. I docenti italiani giungono all’insegnamento dopo aver superato numerose selezioni culturali, ma non è prevista al momento alcuna forma di accertamento attitudinale. Non vi sono poi controlli in servizio, se non di fronte a situazioni eclatanti.
          A ciò si aggiunge l’innalzamento dell’età pensionabile e le classi sempre più numerose. Si tratta un lavoro usurante e con un alto livello di burnout dovuto a stress. Non manca chi auspica lo studio di soluzioni che consentano a chi sente di non farcela più di accedere a prepensionamento o ad altre mansioni.

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            SPADAFORA: SULL’INFANZIA NEL 2013 ZERO PROGRESSI

            Fonte www.vita.it – «Il 2013 ha riproposto tutta una serie  di criticità che avevo sollevato nelle mie due relazioni precedenti. Va infatti  registrata l’assenza di progressi e innovazioni relativamente ad aspetti vitali  riguardanti le politiche per l’infanzia e l’adolescenza. […] La scarsità dei  fondi stanziati per l’infanzia e l’adolescenza, come anche le politiche di  austerità che colpiscono le famiglie, hanno prodotto l’acuirsi di un disagio  così diffuso che rischia di compromettere la mobilità sociale intergenerazionale  che è condizione essenziale per il progresso della nazione. Le associazioni  che si occupano di infanzia sono sempre più abbandonate a loro stesse, eppure  lottano ogni giorno per tamponare le carenze dello Stato che non riesce, tramite  i propri rappresentanti, ad impostare un’agenda per l’infanzia e l’adolescenza  che tenga conto di quanto sia prioritario agire subito e con determinazione. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, pur con i suoi limitati mezzi  economici e di personale, continuerà a compiere ogni sforzo necessario per  assicurare che l’attenzione sui diritti dei bambini e degli adolescenti sia alta  e non sacrificabile per ragioni di stato contingenti»: così Vincenzo  Spadafora, Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza ha chiuso in  Senato la sua terza Relazione annuale al Parlamento.

            Il Garante ha ripercorso un anno di attività, incentrato sul  lavoro di ascolto dei ragazzi e di partecipazione attiva dei bambini e degli  adolescenti. Ma ha anche dato i numeri delle segnalazioni ricevute nel corso del  2013: 193, più del quadruplo rispetto all’anno precedente.

            Il maggior numero di segnalazioni (64,3% del totale) riguardano  le criticità rilevate tra privati e istituzioni: « riflettono un malumore  diffuso e un sentimento di sfiducia negli organismi e negli operatori dello  Stato e degli Enti locali competenti ad intervenire, che investe i cittadini  coinvolti soprattutto in problematiche di tipo familiare. Vengono attaccate  duramente le comunità, non comprese nella loro valenza educativa; contestati  aspramente i provvedimenti dei Tribunali per i minorenni in ambito civile;  svalutato, alcune volte sin quasi fino all’oltraggio, il lavoro degli operatori  del servizio sociale».

            Secondo nodo problematico è la conflittualità all’interno della  coppia genitoriale, con un 36% di segnalazioni che ha a che fare con figli  contesi e sottrazione internazionale di minori. Rilevanti anche le segnalazioni  su programmi televisivi non adatti a minori (42 su 193). Dal punto di vista dei  contenuti, il lavoro più innovativo e propositivo del Garante nel 2013 si è  dedicato all’elaborazione di una proposta organica di riforma della giustizia  minorile, «non più rinviabile», da presentare a Governo e Parlamento, cui  ha lavorato istituendo una apposita commissione composta da rappresentanti  dell’Autorità, del Dipartimento della Giustizia minorile, dei magistrati, degli  ordini professionali, delle associazioni.

            Un secondo gruppo di lavoro è stato costituito con le  associazioni del gruppo Batti il Cinque, per stendere una proposta di  individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti  sociali e civili (LEP): il documento di proposta, in via di elaborazione, sarà  sotoposto a Governo e Parlamento.

            Per scaricare e leggere la Relazione, clicca  qui

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              LA GOCCIA CHE SCAVA LA PIETRA

              Fonte www.superando.it –  «Il cambiamento culturale è lento, ma passa anche dalle  definizioni», sottolinea Maria Spallino, madre di una persona con  disabilità e formatrice di LEDHA Scuola (Lega per i Diritti delle Persone con  Disabilità). Non possiamo che condividere, ricevendo da Giovanni Merlo,  direttore della stessa LEDHA, quella che viene presentata come «una  piccola, grande notizia», riguardante cioè il cambiamento di  dicitura da «figlio disabile» a «figlio con disabilità», sia nei moduli che  nelle istruzioni del Modello 730/2014 (Periodo d’Imposta 2013) dell’Agenzia  delle Entrate.

              E non fatichiamo nemmeno a comprendere la «somma  sorpresa» con cui un cittadino di Milano ha visto sostanzialmente  recepite tutte le sue osservazioni – e presumibilmente anche quelle di altri  cittadini – dopo avere inviato il seguente messaggio all’Agenzia delle Entrate,  nel dicembre dello scorso anno: «Gentili signori, per quanto riguarda il  mod.730/2014 in bozza voglio suggerire le seguenti modifiche, così come  raccomandato dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità,  ratificata da parte del Parlamento Italiano il 24 febbraio 2009 [Legge 18/09,  N.d.R.]. In quanto padre di un figlio con disabilità mi piacerebbe che lo Stato  a cui appartengo, nel testo più diffuso tra gli italiani, quale è il modello  730, recepisse quello che a prima vista sembra un puntiglio letterale, ma che  invece è un profondo cambiamento culturale. Passare infatti dalla parola  “ disabile” come sostantivo alla definizione “persona con disabilità”  significa rimettere al centro delle politiche sociali la persona in  quanto cittadino che esprime in sé diritti e doveri».

              Si può dunque concludere con il noto detto latino richiamato  ancora da Maria Spallino, che Gutta cavat lapidem, ovvero che “la goccia  scava la pietra”.