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OGGI IN TUTTA ITALIA “ANFFAS OPEN DAY”!

MOLTISSIME INIZIATIVE PER LA VII GIORNATA NAZIONALE DELLA DISABILITÀ INTELLETTIVA E/O RELAZIONALE

 

ANFFAS ONLUS APRE LE SUE PORTE PER L’INCLUSIONE SOCIALE!

VI ASPETTIAMO!

 

 Si celebra oggi la VII Giornata Nazionale della Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, manifestazione nazionale promossa e organizzata da Anffas Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o relazionale, che quest’anno, per perseguire il suo obiettivo di informazione e sensibilizzazione sui temi della disabilità intellettiva e/o relazionale, si sta declinando in queste ore in un vero e proprio Open Day.

 

Oggi, infatti, chiunque lo vorrà potrà partecipare o assistere alle tante attività previste nelle oltre duecentocinquanta strutture associative presenti sul territorio nazionale che, insieme ai 1000 centri in cui Anffas da 56 anni si prende cura e carico di oltre 30.000 persone con disabilità e dei loro familiari, stanno aprendo le porte dei propri servizi e delle proprie sedi, con l’auspicio di accogliere quante più persone possibili per una giornata all’insegna dell’inclusione sociale che vedrà visite guidate, convegni, spettacoli e tante altre manifestazioni, con il diretto coinvolgimento e la partecipazione attiva delle persone con disabilità, dei soci, degli operatori, dei volontari e di quanti operano con e per l’Associazione.

 

“Iniziative come quella odierna” ha dichiarato Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas Onlus, in occasione dell’evento “vogliono rappresentare un messaggio per riaffermare i principi e i diritti civili e umani sanciti dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità per fare in modo che nessuno venga più discriminato, escluso o emarginato a causa delle proprie condizioni di salute

 

Conclude: “Attraverso Anffas Open Day ci siamo posti un duplice obiettivo: promuovere l’inclusione sociale e far conoscere alla collettività tematiche che spesso non hanno visibilità e sono poste in secondo piano. È un impegno importante che però portiamo avanti con ottimismo e positività per combattere stereotipi e pregiudizi e garantire a tutte le persone con disabilità, ai loro genitori e familiari, un futuro migliore e una buona qualità di vita”.

 

Tutti i cittadini che lo vorranno, quindi, potranno partecipare a questa grande festa e conoscere così l’Associazione, le famiglie e gli amici che la compongono e le tante attività che vi si svolgono con l’obiettivo di combattere stereotipi, pregiudizi e discriminazioni e promuovere pari opportunità in ogni ambito della società.  Vi aspettiamo!

 

In occasione della Giornata, inoltre, Anffas e UniCredit vi invitano a scoprire perché “per una persona con disabilità una famiglia sola non basta”.

 

Dal 13 marzo è infatti possibile effettuare donazioni, senza alcuna commissione:

– tramite tutti gli sportelli bancomat UniCredit

– online al link www.ilmiodono.it/org/anffas

– presso tutte le agenzie UniCredit con il seguente Iban IT 44L 02008 03284 000102973743

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    “Odontoiatria speciale”, questa sconosciuta. Un dramma per le famiglie

    Fonte www.redattoresociale.it In un post sul suo blog, Gianluca Nicoletti racconta la visita dentistica di suo figlio Tommy e apre uno squarcio su un problema molto sentito dalle famiglie. Una risposta arriva dalla Sioh, dove “i bambini disabili ricevono tutte le cure e le attenzioni per i loro denti”

     ROMA – “Tommy  si è sottoposto a una visita dentistica accurata, compresa pulizia dei denti, senza lamentarsi, senza urlare, senza azzannare il dentista”: sembra cosa di poco conto, ma per chi conosce Tommy sa cosa significhi. Gianluca Nicoletti, papà di Tommy e giornalista, oggi racconta in un post la popria soddisfazione per il traguardo raggiunto. “Chi ha un figlio autistico sa bene  cosa significhi cercare un dentista attrezzato per pazienti ‘non collaborativi’, una volta trovato poi spesso si fa una bella sedazione e si estrae il dente malato, per fare prima, per eliminare il problema… Quanti adulti con problemi simili vedrete senza più denti”. Ricorda poi i tanti passi percorsi per avvicinarsi al traguardo, il lavoro tenace a paziente, giorno dopo giorno, per riuscire a rendere Tommy ameno un po’ collaborativo. “Abbiamo lavorato tanto – racconta – Quante sedute mi sono fatto con lui che guardava, che faceva il dentista, si metteva la mascherina, poi piano piano ha preso il mio posto e ora si fa mettere le mani in bocca,  è già moltissimo. Sono grato al mio dentista paziente e al nostro Marco tatuato vegano (chi ha letto il libro di Tommy sa di chi io parli)  che ha lavorato con passione sulle sue autonomie negli ultimi mesi . Per quando nascerà Insettopia ho giù trovato  altri volenterosi dentisti, pronti a studiare un metodo assieme agli educatori per riuscire a trovare un approccio possibile alla visita odontoiatrica, con o senza sedazione”.

    Il racconto di Nicoletti apre uno squarcio su una delle tante preoccupazioni condivise dai genitori di ragazzi o adulti con disabilità. Si definiscono “pazienti non collaborativi”, appunto: una categoria ben presente, quindi, al sistema sanitario nazionale, che però tarda ad attrezzarsi per rispondere alle loro complicate esigenze. Quanto il problema sia sentito dalle famiglie, lo dimostra l’interesse suscitato dal nome di un dentista specializzato per i bambini disabili, che lavora a Roma. Si chiama Eugenio Raimondo ed è tra i fondatori del Sioh, la società italiana di Odontostomatologia per handicappati. In Calabria, in provincia di Cosenza, ha dato vita a un centro specializzato, un “gioiellino”in cui, anche con l’aiuto di clown, garantisce ai bambini disabili cure odontoiatriche non traumatiche, il più delle volte in anestesia totale: condizione quasi sempre inevitabile, questa, nel caso di pazienti non collaborativi. “La salute orale delle persone disabili viene spesso trascurata – spiega Raimondo – In parte perché considerata marginale rispetto al deficit centrale, in parte perché è molto difficile anche procedere a una semplice visita. Così, accade spesso che la persona disabile sia assistita solo in casi di emergenza, quando l’unico intervento possibile è l’estrazione. E questo non è giusto, visto che le scienze odontoiatriche negli ultimi anni hanno fatto notevoli progressi, di cui dovrebbero poter beneficiare tutti”. All’origine di questo “grave problema sociale”, c’è secondo Raimondo la “carenza, quasi la mancanza di strutture specializzate. Queste persone infatti, specialmente i bambini, hanno bisogno un’assistenza particolare, come quella che trovano nel nostro a Paola (Cs), che ha una sede anche a Roma. Noi dedichiamo ampio spazio anche al momento della visita – racconta Raimondo – Le mamme spesso si stupiscono perché i loro figli, che in altri ambulatori non avevano varcano neanche la soglia, da noi si siedono tranquillamente e si lasciano visitare. Merito di 30 anni di esperienza e dell’energia positiva che, anche grazie ai clown, si respira nei nostri ambulatori. Lo stesso accade al momento del ricovero: facciamo in modo, sempre grazie ai clown, che i bambini si addormentino e si risveglino serenamente, superando il terrore che in tutti noi provoca il dentista, e che per loro si aggiunge al trauma della sala operatoria”. Per le famiglie, i tempi di attesa non sono lunghi e l’assistenza è in moti casi gratuita: “Generalmente, ci vogliono 5-6 giorni per una visita e 1 mese per il ricovero – spiega Raimondo – quando c’è una disabilità certificata, l’intervento è completamente gratuito, altrimenti il ricovero costa circa 1.000 euro in day hospital. Abbiamo circa 60 ricoveri al mese, 5 sale operatorie e una equipe di 40 persone”. I suoi 30 anni di esperienza, Raimondo ora li ha raccolti anche in un libro, “Odontoiatria speciale per il paziente critico e diversamente abile” (Ediermes). L’obiettivo è “fornire indicazioni utili su come accogliere e assistere questi ragazzi e le loro famiglie, che spesso arrivano da noi dopo lunghi viaggi e varie disavventure”.

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      In 5 anni raddoppiati gli alunni stranieri con disabilità

      Fonte www.superabile.it Indagine Miur-Ismu analizza la presenza sui banchi di alunni stranieri con disabilità certificata (visiva, uditiva e psico-fisica): sono il 3,1% tra gli alunni con cittadinanza non italiana e il 10,8% tra gli alunni con disabilità

      ROMA – Negli ultimi cinque anni raddoppia la presenza sui banchi di alunni stranieri con disabilità certificata (visiva, uditiva e psico-fisica): ora sono il 3,1% tra gli alunni con cittadinanza non italiana e il 10,8% tra gli alunni con disabilità. Lo rivela l’indagine del ministero dell’Istruzione, in collaborazione con la Fondazione Ismu (l’Istituto per lo Studio della Multietnicità) che si riferisce all’anno scolastico 2012/2013. Il dato secondo gli osservatori “rivela la capacità della scuola italiana di saper dare risposte e assistenza formativa a situazioni difficili”. Aecondo la fotografia scattata dal ministero dell’Istruzione, in collaborazione con la Fondazione Ismu (l’Istituto per lo Studio della Multietnicità), in una indagine che si riferisce all’anno scolastico 2012/2013.

      Complessivamente gli alunni stranieri con disabilità, di tutti gli ordini scolastici, di scuole statali e non statali, sono 24.139, in grandissima maggioranza nella scuola statale (22.854). In valori assoluti la loro presenza è più significativa nella scuola primaria, che ne conta 10.459. A livello regionale, se si considera il rapporto con gli alunni di cittadinanza non italiana, la Lombardia si colloca al primo posto con 7.142 alunni; seguono il Veneto, l’Emilia Romagna, il Lazio e  il Piemonte. Veneto invece al primo posto (20,2%) per la percentuale di alunni stranieri con disabilità sul totale degli alunni con disabilità.

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        Disabili discriminati sul lavoro, l’Italia vicina a una nuova condanna Ue

        Dal sito www.superabile.it  Dopo il pronunciamento della Corte di giustizia del luglio 2013, la Commissione ritiene che la legge italiana non si sia adeguata in modo sufficiente. Parla Lorenzo Torto, il disabile che aveva portato il nostro paese sul banco degli imputati

        BRUXELLES – L’Italia rischia sanzioni di carattere economico e un ulteriore deferimento alla Corte di Giustizia Europea per mancata applicazione di una sentenza della stessa Corte sullaparità di trattamento dei disabili sul lavoro. A paventare la possibilità di multe per il nostro paese e di deferimento addirittura per violazione dei trattati sono state fonti interne alla Commissione europea: l’esecutivo di Bruxelles sta infatti valutando l’adeguamento della legislazione italiana alla direttiva 2000/78/CE in merito alla non discriminazione delle persone con disabilità sul lavoro, dopo che la Corte di Giustizia UE aveva condannato l’Italia nel luglio 2013.

        Il nostro paese aveva recepito la direttiva col decreto legislativo 216 del 9 luglio 2003, ma il massimo organo giuridico europeo non ha ritenuto questa legge sufficiente e ha chiesto all’Italia in particolare di recepire meglio l’articolo 5 della direttiva, che riguarda le soluzioni e gli adattamenti ragionevoli che il datore di lavoro deve mettere in atto per favorire l’inserimento delle persone disabili. Altri problemi rilevati dalla Corte sono il fatto che le misure per l’impiego di persone con disabilità sono spesso lasciate a discrezione delle autorità locali e non sono adottate in maniera organica e che c’è un mancato accesso ad adeguata formazione lavorativa per le persone disabili.

        L’Italia, in risposta alla sentenza del luglio 2013, ha adottato la legge 99 del 9 agosto 2013, che la Commissione sta ora valutando e che, se troverà di nuovo insufficiente, porterà a un secondo deferimento dell’Italia e a un rischio di sanzioni economiche.

        Ma al di là dei cavilli legali e delle battaglie giuridiche, a portare il nostro paese sul banco degli imputati è stato un ventiseienne paraplegico abruzzese, Lorenzo Torto, che nel marzo 2013 ha presentato una petizione al Parlamento UE per chiedere che il governo si desse una mossa nel garantire a lui e a tutti i disabili come lui un accesso al lavoro dignitoso. Lorenzo è tornato ieri di nuovo di fronte alla Commissione Petizioni dell’Europarlamento, e ha purtroppo constatato che l’Italia non si sta muovendo abbastanza velocemente ed efficacemente su questo dossier, al punto che Ilaria Brazzoduro, della DG Giustizia della Commissione Europea, non ha escluso la possibilità di una multa per il nostro paese, una volta terminati gli accertamenti di Bruxelles.

        “Io sono convinto che avremo un altro deferimento e un’altra sentenza di condanna da parte della Corte di Giustizia – ha detto a Redattore Sociale Lorenzo Torto – perché la legge adottata dall’Italia per recepire la direttiva affronta solo alcuni problemi minimi. Io ci tengo ha sottolineare – ha proseguito – come questa mia battaglia non sia solo per me ma per tutte le persone con disabilità. Io sono solo un rompiscatole, uno che ha una lingua biforcuta a dispetto delle gambe che mi fanno male, ma non sto lottando a nome solo di Lorenzo Torto. Tenete presente che per me, venire a Bruxelles, non è una passeggiata come per chiunque altro. Oggi, tornato in Italia, dovrò prendere delle medicine per far passare il dolore, però è una cosa importante da fare per evitare che torni il silenzio su questa violazione dei diritti fondamentali dei cittadini con disabilità. Vorrei sottolineare un altro aspetto – ha concluso Lorenzo – non te lo deve dire l’Europa che sbagli. Deve essere nella coscienza di un paese che ci si renda conto della necessità di una maggiore integrazione dei disabili: la legge 68 del 1999, per esempio, stabilisce delle quote obbligatorie di assunzioni, ma se un’azienda in crisi può derogare a tali quote e comunque si possono pagare multe esigue, di tre euro al giorno per persona disabile non assunta, che non servono a disincentivare le violazioni della legge”. E la presidente della Commissione Petizioni del Parlamento UE, l’eurodeputata italiana Erminia Mazzoni, scriverà nei prossimi giorni una lettera al presidente del Consiglio Renzi e al ministro del Lavoro Poletti perché considerino della massima priorità l’adeguamento dell’ordinamento italiano alla legislazione europea in materia di occupazione per le persone disabili

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          BENE RENZI SU DISABILITÀ, MA ADESSO SI CAMBI VERSO

          Hanno sortito l’effetto sperato le proteste di FAND e  FISH* verso le proposte del Commissario Cottarelli che ipotizzavano misure  restrittive sulle indennità di accompagnamento destinate ai disabili gravi. 

          Una risposta politica esplicita è arrivata ieri dal Presidente  del Consiglio, Matteo Renzi: “Non toccheremo pensioni e indennità di  accompagnamento per le persone con disabilità.”

          Sembra, quindi, archiviata sia l’idea di legare l’erogazione  dell’indennità al reddito e, ancor più, la “teoria degli abusi” che  sottostava all’ipotesi espressa da Cottarelli. C’è soddisfazione da  parte di FAND e FISH per l’espressione chiara di una volontà politica  non punitiva nei confronti delle persone con disabilità. Ma adagiarsi sullo  “scampato pericolo” non appartiene alla storia e alla cultura delle  Federazioni. Chiedono piuttosto, ancora e con forza, l’avvio e  il consolidamento di serie politiche per la disabilità, per la non  autosufficienza, per l’inclusione sociale. Oggi sono carenti se non  assenti.

          La disabilità è il primo fattore di impoverimento per  milioni di persone e famiglie, a causa della carenza di servizi edi supporti  consolidati. E anche l’esclusione sociale pesa. Pesa drammaticamente nelle  condizioni di vita delle persone con disabilità.

          Le disparità territoriali sono poi enormi e irrisolte  anche a causa dell’assenza di livelli essenziali di assistenza che dovrebbero  garantire servizi e prestazioni omegenee sul territorio nazionale.

          Sulla disabilità gravano anni di riduzioni dei  trasferimenti agli enti locali, di tagli di finanziamento, di disapplicazioni di  norme, nazionali e internazionali, che si davano per consolidate.

          FAND e FISH plaudono alla chiarificazione di Renzi, ma  si vada oltre. Il Piano di azione sulla disabilità (approvato con DPR lo scorso  ottobre), ad esempio, attende di essere applicato con responsabilità diffuse, ma  con una regia fondamentale da parte del Governo. Anche la disabilità  necessità di imponenti riforme, di investimenti oculati, di risorse, di scelte  politiche che per troppo tempo sono state latitanti, inefficaci,  insufficienti.

          C’è bisogno di scelte che cambino “il verso” anche  sulla disabilità.

          *Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap cui  Anffas Onlus aderisce

          Per approfondire

          Leggi l’articolo “Renzi:  Non saranno toccate indennità e pensioni delle persone con disabilità”

          Leggi l’articolo “Spending  Review: risparmi su pensioni di invalidità e nuova guerra ai falsi  invalidi?”

          24 marzo 2014

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            LOTTA AI FALSI INVALIDI E LIMITI REDDITUALI?

            Fonte www.superabile.it Una nuova lotta ai falsi invalidi da un lato, il taglio delle  indennità di accompagnamento dall’altro. Sono le due ipotesi proposte  dal commissario  straordinario Cottarelli che ha individuato le voci di spesa pubblica da  tagliare. Due proposte che non piacciono affatto a  Carlo Francescutti, esperto di valutazione e classificazione internazionale  delle disabilità, dirigente all’Agenzia regionale della sanità della regione  Friuli Venezia Giulia, membro dell’Osservatorio nazionale sulla disabilità e fra  i partecipanti al gruppo di lavoro sul tema alla Conferenza nazionale di Bologna  del luglio scorso.

            Inutili i controlli straordinari. “E’ scoraggiante e  deludente vedere riproposto un sistema di controlli straordinari che ha già  ampiamente dimostrato la sua inutilità. Il paradosso è che i falsi invalidi sono  stati certificati da commissioni medico legali: quelle stesse a cui poi  affidiamo i piani di controllo. E’ forse il quinto governo che  ritiene questa la via maestra per risolvere il problema delle risorse, ma credo  ci siano le prove per dimostrare che questi controlli straordinari costano più  della quota eventuale di risparmio. Peraltro – aggiunge Francescutti –  i grandi casi di abuso vengono scoperti dalle Forze dell’ordine, non certo dalle  commissioni. Questa stagione va chiusa, per lasciare il posto a un  ripensamento generale del sistema di accertamento, sulla base di quanto indicato  nel Piano d’azione presentato e condiviso alla Conferenza di Bologna. La  revisione di questo sistema deve essere una priorità assoluta per un governo del  cambiamento come vuole essere l’attuale”.

            Riforma del sistema di accertamento. Ma cosa c’è che  non va nell’attuale sistema di accertamento? E come dovrebbe essere  riformato? “Oggi – spiega Francescutti – le commissioni vedono  le persone per circa 3 minuti: sono loro a generare il problema, che poi si  cerca di risolvere con i controlli straordinari. Innanzitutto occorre quindi  semplificare l’iter di verifica: oggi le persone con disabilità devono passare  almeno per 4 o 5 livelli di valutazione, tutti con una caratterizzazione non  clinica assistenziale ma medico-legale e amministrativa.

            Manca completamente l’idea di costruire un progetto,  volto alla capacitazione della persona con disabilità, mentre si punta tutto sui  trasferimenti monetari. Un pensiero povero, miope, che spende  gran parte delle risorse in forme compensative e non progettuali”. Il secondo  pilastro dell’auspicata riforma del sistema di accertamento è quindi “la  costruzione progettuale che dovrebbe essere alla base del sistema: questo passa  anche per una ridefinizione dei livelli di responsabilità, dal nazionale (Inps,  ndr) al regionale (Asl, ndr). Ovvio che debbano esistere regole generali,  stabilite a livello centrale: ma le applicazioni devono poi avvenire in modo  decentrato, a livello di servizi”.

            Infine, occorre “superare il concetto puramente  menomativo della disabilità: oggi vengono valutate e accertate solo le  ‘menonmazioni’, mentre i livelli di bisogno non sono legati solamente a  queste”.

            Gradazione in base al reddito. Anche per quanto riguarda infine  l’eventualità di una gradazione dei benefici economici in base al reddito,  Francescutti non nasconde il proprio scetticismo. “In sé, il principio  della gradazione non è sbagliato, ma questo deve essere calato dentro un sistema  di riforma, in cui siamo ben certi del modo in cui valutiamo. E poi la domanda  fondamentale è: dove andrebbero le risorse che si ricaverebbero da questa  gradazione? Se servissero a rinforzare i servizi ricevuti da persone che oggi  ricevono risorse inadeguate ai bisogni, allora sarebbe accettabile”. 

            Non dimentichiamo infatti che, come esistono certamente abusi,  allo steso modo e forse in misura anche maggiore esistono tanti che ricevono  molto meno di ciò che spetterebbe loro di diritto, in termini di risorse e  servizi. “ In questo caso, però, pare che le risorse sarebbero drenate da  un settore già povero, come è il welfare, per trasferirle su altri settori: così  si cerca solo di risparmiare sulle spalle delle persone disabili. Questo è  inaccettabile”. In conclusione, “ pare che il piano d’azione  sulla disabilità sia completamente ignorato dal governo: si rischia quindi di  compiere un grande passo indietro. E’ deludente e offensivo per la dignità delle  persone con disabilità che questo tema sia derubricato come contrasto agli  abusi: occorre aprire uno spazio di riflessione politico su tutto questo”. 

            Per approfondire

            Leggi  qui l’ultimo couìmunicato stampa Fish sull’argomento

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              VALUTAZIONE DELLE SCUOLE: INSERIRE ANCHE L’INCLUSIONE

              Fonte www.superando.it – Era già stata sottolineata l’importanza del Decreto  del Presidente della Repubblica (DPR) 80/13, (Regolamento sul sistema  nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione) e torniamo a  ribadirlo poiché, per la prima volta in Italia, tale norma dovrà avviare  la valutazione della qualità del sistema di istruzione, sia tramite  l’autovalutazione, sia mediante la valutazione esterna delle singole  scuole.

              A occuparsene dovranno essere l’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di  Formazione), l’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione,  Innovazione e Ricerca Educativa) e un nucleo di Ispettori Tecnici del  Ministero, che non si limiteranno a prendere in considerazione i soli  risultati del profitto – come avviene ad esempio con le prove INVALSI -,  ma che guarderanno anche ai processi di educazione e istruzione, nonché  alle risorse strutturali e operative di ogni singola classe e di ogni singola  scuola.

              A tal proposito gli esperti formuleranno degli  indicatori che permetteranno di effettuare tale valutazione. Alla luce  di tutto ciò, le Associazioni che si occupano degli alunni con disabilità hanno  già chiesto al Ministero – tramite l’Osservatorio sull’Integrazione Scolastica*  – la formulazione di indicatori strutturali, di processo e di risultato,  concernenti l’inclusione scolastica degli stessi alunni con disabilità, tutti  criteri che devono entrare nel numero degli indicatori generali per la  valutazione del sistema di istruzione.

              In tal senso, riteniamo anche opportuno – data l’importanza  dell’argomento – segnalare un recente volume che commenta il Regolamento  contenuto nel DPR 80/13, nel quadro più ampio della teoria generale della  valutazione, sia interna (Consigli di Classe, Collegio dei Docenti,  Dirigente Scolastico), che esterna (da parte delle famiglie e  degli Enti Locali).

              Si tratta dell’Autovalutazione  di istituto di Giorgio Allulli, Fiorella Farinelli e Antonino Petrolino (Milano, Guerini e Associati, 2013), pubblicazione che può certamente essere  utile anche a far riflettere su come inserire in àmbito di valutazione  anche quella dell’inclusione riguardante sia gli alunni con disabilità, che  quelli con DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) o con altri BES (Bisogni  Educativi Speciali).