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TASI: CONFERMATE LE ESENZIONI PER GLI IMMOBILI DELLA CHIESA E DEGLI ENTI NON PROFIT

Fonte www.nonprofitonline.it – Il Consiglio  dei Ministri, lo scorso 28 febbraio, ha approvato un decreto legge contenente  disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a  garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche.  Questa normativa riguarda anche il nuovo tributo sui servizi  indivisibili (Tasi) che sostituisce l’Imu, e quindi la  questione delle esenzioni a favore degli enti non profit.

Ma vediamo prima i punti principali del decreto legge  che riguardano da vicino gli enti non profit (elencati in modo completo  sul sito www.governo.it):

TASI

Per consentire le detrazioni sulla prima casa di cui hanno  beneficiato le famiglie italiane nel 2012 l’aliquota massima della Tasi (tributo  sui servizi indivisibili) per l’anno 2014 per ciascuna tipologia di immobili può  essere aumentata complessivamente fino ad un massimo dello 0,8 per mille  complessivo. L’incremento può essere deliberato dai Comuni a condizione che il  gettito relativo sia destinato a finanziare detrazioni o altre misure relative  all’abitazione principale in modo tale che gli effetti sul carico dell’imposta  Tasi siano equivalenti a quelli dell’Imu prima casa.

Modalità di pagamento

Il versamento della Tasi avviene mediante modello F24 e/o  bollettino di conto corrente postale (per consentire all’Amministrazione  finanziaria di disporre dei dati in tempo reale non è possibile utilizzare  servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali). Il Comune  stabilisce le scadenze di pagamento della Tasi e della Tari (tassa sui rifiuti)  prevedendo almeno due rate a scadenza semestrale. È consentito il pagamento in  un’unica soluzione entro il 16 giugno di ciascun anno.

Immobili della Santa Sede

Sono esentati dal versamento della Tasi i fabbricati  della Chiesa indicati nei Patti Lateranensi (si tratta di circa 25  immobili ubicati a Roma). (…)

Ma nel dettaglio, la nuova Tasi, chi dovrà  effettivamente pagarla e chi no? In attesa della pubblicazione  del decreto legge in Gazzetta Ufficiale, ecco alcune anticipazioni.

Repubblica.it spiega che nulla cambierà per gli  immobili della Chiesa, che restano esenti dal pagamento della Tasi così come era  per l’Imu. Nella bozza uscita dal Consiglio dei ministri di venerdì 28  febbraio, a cui faceva riferimento anche il comunicato di Palazzo Chigi che  abbiamo riportato sopra, venivano menzionati solo i circa 25 immobili  della Santa Sede (tra cui le Basiliche di San Paolo e Santa Maria  Maggiore e il Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo) esentati grazie  all’ex-territorialità garantita dai Patti Lateranensi. Invece  nella bozza definitiva del decreto legge (di cui l’Agi dà conto) viene  espressamente richiamata la norma applicata fin dal 1992 ai fini dell’Ici e poi  dell’Imu. In pratica quindi, stando alla bozza definitiva del  decreto, sugli immobili di proprietà della Santa Sede e delle Onlus il decreto  legge prevede per la Tasi le stesse esenzioni dell’Imu.

Confermate le esenzioni sui fabbricati esclusivamente  destinati all’esercizio del culto (purchè compatibile con le  disposizioni degli articoli 8 e 19 della Costituzione, e le loro pertinenze)  oltre che sui fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati  negli articoli 13, 14,15 e 16 del Trattato lateranense sottoscritto l’11  febbraio 1929 e reso esecutivo con la legge 810 del 1929. Restano invece  soggetti all’imposizione fiscale gli immobili della Chiesa destinati a usi  commerciali.

Tra gli altri edifici esclusi dall’imposta, anche dopo  il passaggio da Imu a Tasi: destinazione culturale (musei, biblioteche,…), fabbricati appartenenti a Stati esteri e  organizzazioni internazionali, immobili delle associazioni no profit (escluse le sedi di partito).

Avvenire.it conferma che non saranno soggetti alla nuova tassa  sui servizi comuna­li anche i fabbricati “destinati unicamente  al­lo svolgimento con modalità non commerciali di attività  assisten­ziali, sanitarie, didattiche, ri­creative, ricettive,  culturali”. Nel caso poi nello stesso immobile si svolgano attività  diverse, l’e­senzione si applica “ solo alla par­te che viene  utilizzata per lo svol­gimento delle attività meritevo­li con modalità  non commercia­li”.

Il versamento della Tasi quindi sarà condizionato alla verifica  dell’effettivo utilizzo: si pagherà solo per le parti destinate ad  attività commerciali, con l’eccezione dei partiti i cui edifici saranno comunque  soggetti all’imposta.

Dopo la pubblicazione del decreto, Camera e Senato dovranno  disegnare nei dettagli il nuovo prelievo in vista della prima scadenza, fissata  al 16 giugno prossimo.

Per approfondire

www.governo.it

www.avvenire.it

www.ilmattino.it

www.repubblica.it

http://triskel182.wordpress.com

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    “DOPO DI NOI”: CON IL TRUST UNA PROPOSTA BASATA SULLA FIDUCIA

    Fonte www.disabili.com –  Questione di fiducia: quella in un futuro con una tutela dal punto di vista  affettivo ed economico. È quanto desiderano i genitori di una persona  con disabilità quando arriva il momento di pensare al “dopo di noi”.  Nel panorama delle possibili forme di protezione, da alcuni anni  si sta affermando uno strumento che ha il suo punto di forza nella  fiducia, indicata appunto con il suo corrispettivo inglese “trust”. Si  tratta di una soluzione con cui si destinano beni a favore di una  persona, costituendo un fondo che viene gestito da un soggetto fidato. Il patrimonio serve così a garantire assistenza alla persona da  tutelare.

    Il nome anglosassone rivela l’origine estera del trust, che  l’Italia legittima dal 1992, anno in cui è entrata in vigore la ratifica della  Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985 sulla legge applicabile ai trust e al  loro riconoscimento. Condizione essenziale è che siano italiani i  soggetti compresi nel trust: chi lo dispone, il beneficiario, il trustee che  amministra il patrimonio, e il guardiano che sorveglia le operazioni del  trustee. Non sempre un trust coinvolge tutte queste figure, ma essenziale è  comunque la presenza del trustee, come pure del patrimonio da destinare al  beneficiario.

    Questa osservazione dimostra come lo strumento sia  flessibile e personalizzabile, in particolare adattandosi alle esigenze della  persona da tutelare. Il trust si inserisce nell’ambito delle protezioni  legali di soggetti deboli, che comprendono soluzioni in genere più note  come l’interdizione, l’inabilitazione e l’amministrazione di sostegno.

    Il trust rappresenta un’alternativa, ma anche una forma di  tutela complementare: alcune funzioni tipiche dei suoi soggetti, ad  esempio, possono coinvolgere attivamente il tutore o l’amministratore di  sostegno. Per avere un primo contatto con il trust, abbiamo preparato un  apposito speciale, con informazioni utili a inquadrare questo strumento dal  punto di vista legislativo e del suo funzionamento.

    Nella pratica, poi, è necessario il consulto di un  professionista, come un avvocato, un notaio, un commercialista: decidere di  istituire un trust richiede una valutazione approfondita che tenga conto di  elementi come il patrimonio disponibile, le persone da coinvolgere, le esigenze  della persona da tutelare, ma anche gli aspetti prettamente burocratici e  fiscali. Prospettive che variano di caso in caso, sempre però con la  fiducia come cardine.

    Per approfondire

    Leggi la news sul  convegno dedicato al Trust a cui hanno partecipato Roberto Speziale, presidente  nazionale Anffas Onlus, e Emilio Rota, presidente della Fondazione Nazionale  “Dopo di Noi” Anffas Onlus

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      LE ONLUS POSSONO FARE BUSINESS

      Fonte www.vita.it –  Un’associazione non riconosciuta avente la qualifica di onlus può  subentrare nella gestione di un’albergo ristorante? Quindi in forma più  sintetica e brutale: può una onlus fare business?

      La risposta, affermativa, è arrivata qualche giorno fa  dal ministero dello Sviluppo Economico dopo una consulenza giuridica  richiesta all’Agenzia delle Entrate lo scorso novembre. E lo ha fatto con  la risoluzione  15452 i cui passaggi più significativi meritano di essere ripresi.

      Scrive la Direzione Generale per il mercato del Mise:  «Siamo dell’avviso che tutte le associazioni, sia riconosciute che non  riconosciute, anche se avente la qualifica di onlus, possono svolgere attività  commerciali finalizzate alla vendita o attività che si concretizza nella  prestazione di servizi».

      Il ministero ha poi precisato anche che «le entrate di  tipo commerciale non dovrebbero essere prevalenti sul complesso delle entrate di  una determinata annualità, per la perdita della qualifica di ente non  commerciale».

      In altri termini: una onlus (ong, cooperativa sociale,  odv…) può svolgere attività commerciale a patto che questa sia ancellare  rispetto alla mission dell’ente che deve rimanere sociale e non lucrativa.

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        Il nuovo sottosegretario Biondelli parte dalla disabilità: “Subito il certificato unico”

        Dal sito www.superabile.it Appena ricevuto l’incarico alle Politiche sociali individua una prima azione, “a costo zero”, da attuare subito: “No alle doppie visite e tempi di attesa dimezzati per i disabili”. E sul nuovo Isee: “Ascolterò le ragioni di chi protesta”

        ROMA – “Darò tutta me stessa, ce la metterò tutta”. E per partire con il piede giusto individua una “cosa che può essere fatta subito e a costo zero”: il certificato unico per il riconoscimento dell’invalidità civile e dell’indennità di accompagnamento. Le prime parole di Franca Biondelli, nuovo sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, affrontano uno dei temi più delicati per le persone con disabilità: “Dobbiamo abbreviare i tempi, oggi ci vogliono 400 giorni per avere una cosa che è un diritto della persona”. Parla chiaro, la deputata del Pd: “Oggi una persona fa in tempo a morire prima di vedersi riconosciuto un diritto, occorre rendere le cose più facili, dobbiamo almeno dimezzare i tempi”. Il che si fa intanto “evitando doppie visite” e poi applicando le norme contenute nel decreto legge n. 5 del 2012 in materia di semplificazione della documentazione per persone disabili e patologie croniche. Alcune delle norme di quel decreto, infatti, non sono ancora attuate.
        Franca Biondelli, piemontese di Borgomanero (Novara), diploma di operatore sanitario e di dirigente di comunità, ha lavorato in passato alla Asl di Novara: sindacalista Cisl, è stata poi senatrice nella passata legislatura ed è deputata in quella attuale. Eletta sempre nelle fila del Pd, si è segnalata come una delle componenti della Commissione Affari sociali di Montecitorio più attenta al tema della disabilità. E infatti, commentando a caldo il nuovo incarico, fa riferimento anzitutto al Piano d’azione biennale sulla disabilità adottato dal precedente governo e al quale va ora data attuazione: “C’è il tema del lavoro alle persone disabili, che andrebbe rivisto in alcuni aspetti, e c’è poi la partita dei servizi e dei modelli organizzativi sulla vita indipendente”, dice, ricordando poi anche “l’attenzione alla fase neonatale e prenatale e l’accoglienza ai bambini disabili abbandonati in culla”.
        “E’ un piano molto ambizioso, dobbiamo focalizzarci su alcune cose e portarle a compimento”. Fa riferimento al tema dei Lea, i livelli essenziali di assistenza (che vanno aggiornati e con i quali comunque “non si risolve tutto”), e riguardo alle polemiche che ancora solleva la riforma dell’Isee – portata a termine dall’ex viceministro Guerra e ormai in vigore – afferma: “Tanto è stato fatto con il lavoro portato a termine finora: ciò detto, sui punti che sono oggetto di contestazione vorrei incontrare le associazioni per ascoltarle nuovamente, e decidere il da farsi dopo un ulteriore e ampio dialogo con loro”. Una modalità di azione che, dice, sarà attuata anche su altri temi, compreso quello riguardante gli interventi di contrasto alla povertà e alla realizzazione di una misura di sostegno e di reddito garantito.

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          Siti web pubblici accessibili ai disabili in tutta l’Unione europea: l’obiettivo è più vicino

          Dal sito www.superabile.it Il parlamento europeo ha votato un ddl che prevede che tutti i siti della pubblica amministrazione e quelli privati che forniscono servizi come banche e asili nido siano resi fruibili. Ma le ong temono che il testo venga indebolito dagli stati membri

          L’obiettivo di una piena accessibilità dei siti della pubblica amministrazione in tutta l’UE sembra un po’ più vicino, dopo che il parlamento Europeo ha votato a larghissima maggioranza (593 voti a favore e quaranta contrari, con tredici astenuti) un disegno di legge più ambizioso di quello presentato agli Eurodeputati dalla Commissione. Eppure secondo le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità e gli anziani (European Disability Forum, Age Platform e Anec), il rischio è che il testo approvato a Strasburgo venga indebolito in fasi di negoziazione dagli Stati membri che dovranno dare il semaforo verde finale in Consiglio. Ma cosa prevede il disegno di legge? In sintesi, che tutti i siti gestiti da enti pubblici siano accessibili, e che lo siano anche i siti gestiti da privati che però forniscono servizi pubblici (come le compagnie elettriche, i fornitori di gas e acqua, gli asili nido, le poste e le banche, le società di trasporti e i servizi sanitari. Uniche eccezioni potranno essere fatte per le aziende con meno di dodici dipendenti, ma il poter applicare o meno una tale eccezione dipenderà dai singoli Stati membri e da come recepiranno la direttiva nelle legislazioni nazionali.

          Sarà possibile poi, per gli utenti, presentare reclami in caso di inadempienza riguardante l’accessibilità di un sito, e sono previste penali per le compagnie che non rispettino la legge. Infine, i siti dovranno essere accessibili indipendentemente dallo strumento usato dall’utente per la navigazione (computer, tablet, smart phone etc.).  Sono oltre 761.000 i siti coinvolti dal testo nella sua redazione attuale (solo un terzo di essi è accessibile al giorno d’oggi), e oltre 167 milioni i cittadini per cui – una volta che il disegno di legge sarà approvato – diventerà più agevole utilizzare il web per compiere attività semplici quali compilare la dichiarazione dei redditi, chiedere il sussidio di disoccupazione o iscrivere i figli a scuola.

          Per essere accessibile, un sito web dovrebbe rispettare il più possibile delle linee guida tecniche chiamate standard Wcag 2.0 e permettere, ad esempio, agli utenti di ingrandire il testo o le immagini, di navigare solo con la tastiera e con l’ausilio di lettori di schermo, di avere sottotitoli per i video etc. Questo rende il web utilizzabile non solo ai disabili (sordi ciechi o persone con disabilità motoria), ma anche più fruibile da parte degli anziani. Il testo approvato in Parlamento Europeo suggerisce un limite di tempo di un anno perché i nuovi contenuti siano resi accessibili, che può essere prolungato a tre anni per i vecchi contenuti già presenti online e a cinque per l’accessibilità di audio e video o contenuti live. Cosa succederà ora? Il Consiglio, composto dai ventotto Stati membri, potrà o accettare il testo del parlamento o proporre, come temono le Ong che rappresentano le persone con disabilità e gli anziani, un suo testo indebolito da ridiscutere poi di nuovo in Parlamento.

          “Chiediamo a tutti gli Stati membri di adottare velocemente il testo approvato in parlamento, e alla presidenza greca dell’UE di dare massima priorità al dossier”, scrivono in una nota lo European Disability Forum, la Age Platform e l’Anec. Bisognerà aspettare per capire se queste richieste verranno esaudite ma, mai come in questo contesto, la paura è che sia valido l’adagio popolare secondo cui non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

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            “Una vita lunga e di qualità”: l’augurio dell’Anffas ai malati rari

            In occasione della Giornata internazionale, l’associazione ricorda le “gravi carenze nel rispetto del diritto alla salute” di chi è colpito da una di queste patologie. E chiede “politiche e atti concreti, a partire da un adeguato sostegno alla ricerca”

            ROMA – Le celebrazioni vanno bene, ma servono soprattutto politiche e atti concreti, che siano capaci di garantire a tutti il diritto a una “vita lunga e di qualità”: è questo il messaggio trasmesso dall’Anffas in occasione della Giornata internazionale delle malattie rare, che si celebra oggi.

            “La nostra associazione – spiega il presidente Roberto Speziale – dopo oltre mezzo secolo di attività ed impegno e pur non potendo negare i progressi scientifici, sociali e culturali raggiunti, assiste ancora a gravi carenze nel rispetto del diritto alla salute dei cittadini con malattie rare: assenze o inappropriatezza delle diagnosi, mancanza di adeguati protocolli terapeutici e farmacologici, elevata disomogeneità territoriale, etc. A questi si aggiungono poi, tutti gli aspetti relativi alla complessiva presa in carico ed alla piena inclusione sociale che Anffas, insieme al movimento delle persone con disabilità, sollecita e promuove con costante impegno”.

            L’auspicio dell’associazione è quindi che “agli importanti momenti di celebrazione come quello odierno possano seguire politiche volte a garantire, tramite atti concreti, i fondamentali diritti delle persone con malattie rare e ciò a partire da un adeguato sostegno alla ricerca. Speriamo anche – conclude Speziale – che le persone con malattie rare, pur nella specificità delle loro condizioni di salute, possano riconoscere l’importanza di restare uniti nel rivendicare i propri diritti e che di conseguenza le tante associazioni ed organizzazioni esistenti – spesso distinte per specifica patologia – possano trovare nuovi e più forti terreni comuni per perseguire l’unica mission del rispetto del diritto di tutti i cittadini ad una vita lunga e di qualità”.

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              Continuità verticale: il docente di sostegno può seguire l’allievo nelle prime fasi del ciclo scolastico successivo

              Dal sito www.disabili.com Come garantire agli alunni con disabilità un adeguato accompagnamento nel passaggio da un grado scolastico all’altro? Le modalità di continuità verticale sono indicate nelle norme

               Il passaggio da un grado scolastico all’altro è per gli allievi un momento importante e delicato, che comporta la necessità di numerose attenzioni da parte dei docenti. Le istituzioni scolastiche attivano perciò diverse iniziative di raccordo, con al centro la continuità verticale ed il confronto tra i docenti dei diversi gradi, nella formazione delle classi, nel passaggio delle informazioni o nelle misure di attenzione educative necessarie per i singoli allievi.

              Naturalmente, tale esigenza si mostra particolarmente evidente nel passaggio di grado scolastico degli allievi con disabilità. A tal proposito, la L. 104/92 prevede forme obbligatorie di consultazione tra insegnanti del ciclo inferiore e del ciclo superiore, proprio al fine di garantire la continuità educativa fra i diversi gradi di scuola.

              In merito alle modalità operative di tale raccordo, si richiama, per la scuola dell’obbligo, al C.M.1/88. L’alunno disabile, si legge in essa, necessita più di ogni altro di una particolare attenzione educativa volta a realizzare un progetto individualizzato unitario che, pur nella differenziazione dei tre ordini di scuola – materna, elementare e media – consenta un’esperienza scolastica di ampio respiro, priva di fratture e sempre coerente con gli individuali bisogni educativi e ritmi di apprendimento. Per tale ragione, occorre individuare criteri e metodi che sul piano operativo agevolino il passaggio da un ordine di scuola a quello successivo.

               MODALITA’ OPERATIVE DI RACCORDO PREVISTE DALLA CIRCOLARE – Sono previsti, in primo luogo, nel periodo immediatamente successivo alle preiscrizioni, incontri tra i capi d’istituto e tra gli insegnanti della sezione o della classe frequentata e quelli del grado successivo, gli operatori dei servizi socio-sanitari e i genitori, per un primo esame della situazione ambientale nella quale il bambino dovrà inserirsi e per una prima valutazione di eventuali difficoltà riferite all’integrazione. Al termine dell’anno scolastico occorrerà trasmettere alla scuola di destinazione la documentazione e le notizie riguardanti l’integrazione dell’allievo. La circolare prevede poi che all’inizio dell’anno scolastico vi sia un incontro tra i capi d’istituto e gli insegnanti che lasciano e accolgono l’alunno, finalizzato alla comunicazione di informazioni analitiche utili per la formulazione del nuovo piano educativo individualizzato. Un’ulteriore possibile forma di raccordo può essere costituita dalla partecipazione, a titolo consultivo, del docente di sostegno della scuola di provenienza alla programmazione del nuovo piano educativo individualizzato. Molto importante è anche l’ultimo punto, nel quale si prevede che, nel caso in cui il primo ambientamento nella nuova istituzione scolastica e il passaggio a nuove figure di riferimento costituiscano per l’alunno difficoltà tali da compromettere i risultati già raggiunti, potranno eccezionalmente essere sperimentati, previa autorizzazione del Provveditore agli Studi (oggi Ufficio Scolastico Territoriale) e limitatamente ai primi 2-3 mesi di frequenza del nuovo corso scolastico, interventi rivolti all’alunno da parte dell’insegnante di sostegno che lo ha seguito nel precedente ordine di scuola.

               Molto importante è anche la C.M. 262/1988 che estende l’applicabilità di ciò anche alle Scuole Secondarie Superiori. Infine, in base all’art. 40, co 3, della L. 449/97 e, quindi, all’art. 43 del D.M. 331/98, possono essere consentiti solo progetti sperimentali di continuità educativa stabile tra diversi ordini. Il personale coinvolto, infatti, è inserito in diverse graduatorie e la presenza fissa del precedente docente altererebbe le dotazioni organiche dei diversi gradi.

              Le possibilità di una serena integrazione nelle classi iniziali dell’ordine scolastico superiore, dunque, ci sono e possono garantire fasi di accompagnamento costruttive ed inclusive. Ci auguriamo che esse vengano, all’occorrenza, sempre attivate.

              APPROFONDIMENTI Continuità educativa
              Integrazione alunni disabili

              In disabili.com

              La risposta dell’esperto