Contatore delle Visite

Cerca

Blog

Diadmin

ISEE: DOPPIA VITTORIA L’ISTITUZIONE DI UNA SEDE STABILE DI CONFRONTO

Roma, 7 agosto 2013


E’ stato approvato ieri, con diverse osservazioni, dalle commissioni riunite Finanze e Affari Sociali della Camera il parere allo schema del Dpcm sulla revisione delle modalità di determinazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee).
“Siamo soddisfatti – dichiara il Portavoce del Forum del Terzo Settore, Pietro Barbieri –  perché nelle osservazioni al Parere è stata accolta la nostra richiesta di istituire un Tavolo di consultazione stabile con le Istituzioni, i Comuni, le Regioni, le parti sociali e le associazioni nazionali portatrici di interessi. Nelle scorse settimane avevamo seguito con molta attenzione l’iter per la revisione del nuovo indicatore, incontrando e confrontandoci con il Ministro e Viceministro del welfare, con i gruppi parlamentari e con le Commissioni congiunte Finanze e Lavoro alle quali abbiamo espresso tutte le nostre preoccupazioni che sono state in parte accolte, a partire da una maggiore attenzione alle famiglie numerose e alle persone con disabilità.”
“L’istituzione del Tavolo – prosegue il Portavoce –rappresenta per noi una grande e duplice vittoria. Lo chiedevamo da tempo al Ministero di competenza perché riteniamo tanto urgente quanto fondamentale che un organismo di monitoraggio sia partecipato dalle forze sociali e dalle amministrazioni locali. Eppure fino ad ora non aveva trovato risposta. Oggi invece leggiamo nel Parere che  ‘considerata la complessità della nuova disciplina e la necessità di valutarne l’effettivo impatto’ il Governo provvede alla costituzione di una sede stabile di confronto. La sede, che appare prossima all’esperienza dell’Osservatorio nazionale sulla 328, rappresenta non solo il luogo attraverso il quale monitorare l’applicazione dell’Isee  e correggere in corso d’opera eventuali difetti del nuovo strumento, ma sarà anche uno spazio per vigilare e guidare, da una prospettiva privilegiata, il percorso sull’integrazione, l’erogazione dei servizi e le Politiche Sociali nel loro complesso, a partire dalla definizione dei livelli essenziali di assistenza sociale.” 

    Diadmin

    FISH: apertura su regolamento ISEE

    “L’ISEE va approvato quale livello essenziale di assistenza. Ce n’è necessità oggi per frenare le profonde disparità territoriali in tema di assistenza e per eliminare le storture dell’ISEE vigente. Elementi da correggere ce ne sono, ma di qui ad alimentare convinzioni catastrofiste ce ne passa.”

    Questo il commento della FISH a margine della discussione nelle Commissioni parlamentari che devono esprimere un parere sullo schema di decreto che regolamenta il nuovo Indicatore della Situazione Economica Equivalente.

    “Abbiamo seguito con attenzione l’elaborazione del nuovo regolamento. – così si esprime Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Sappiamo bene che la revisione dell’ISEE è stata fissata nella precedente legislatura con la manovra ‘Salva Italia’ (Legge 214/2011). Sui criteri approvati allora dal Parlamento il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha elaborato successive stesure, riscrivendole anche su pressione di associazioni, sindacati, organizzazioni dell’impegno civile.”

    Le prime versioni del regolamento, come si ricorderà, erano state oggetto di forti e circostanziate critiche della FISH che evidenziava il trattamento assai sfavorevole riservato alle persone con disabilità e ai loro nuclei familiari.

    “Chi ha dovuto elaborare il decreto si è trovato a gestire un ‘paradosso’ stabilito dal Parlamento nella legislatura precedente: dover considerare nell’indicatore reddituale anche le prestazioni assistenziali. È anche grazie alla pressione della FISH se tale contraddizione, nella versione più recente, è stata neutralizzata con franchigie e con la possibilità di detrarre, ad esempio, tutte le spese assistenziali sostenute in caso di gravi disabilità.”

    Il nuovo ISEE conteggia, ad esempio, indennità di accompagnamento, ma per gli stessi titolari è prevista una franchigia di 6.500 euro (l’indennità è di 5.800 euro l’anno). Tutte le spese sanitarie (compresi ausili, auto adattate, cani guida per ciechi, sussidi tecnici ecc.) possono essere sottratte dall’indicatore reddituale fino ad ulteriori 5.000 euro. Inoltre possono essere sottratte integralmente, per i disabili gravi, le spese per collaboratori domestici, addetti all’assistenza personale e badanti fino alla compensazione completa delle provvidenze assistenziali ricevute.

    “Si può fare di più, ma per onestà dei fatti bisogna ammettere che, per la prima volta, è stato riconosciuto che la disabilità produce costi e impoverimento per i nuclei familiari. Si può fare di più e meglio, ma non si può disconoscere che il nuovo regolamento riserva attenzione alle persone con grave disabilità, con disabilità intellettiva, o che intendano – faticosamente – costruirsi una famiglia e un’autonomia personale. Si può fare di meglio ma su questo è necessario un impegno del Parlamento per correggere la norma originaria. E già che c’è aiutarci a ripensare nella loro interezza le politiche per la disabilità e a garantirne le risorse.”

     

    29 luglio 2013

      Diadmin

      ANFFAS CORIGLIANO UN’ALTRO ANNO DI INTENSA ATTIVITA’

      Da pochi giorni l’associazione Anffas Onlus Corigliano ha completato un altro anno di intensa attività a favore dei giovani con disabilità intellettiva e/o relazionale che da 10 anni  la frequentano.

      L’associazione , guidata da Marinella Alesina, mette in atto, infatti, da settembre a giugno vari progetti di laboratorio con esperti professionisti. Musicoterapia e movimento, manualità, ippoterapia ed equitazione, nuoto, attività ricreative e ludiche sono le attività che impegnano  tutti i  giorni della settimana  i propri associati. In modo particolare da due anni si porta avanti un progetto di casa appartamento che coinvolge un gruppo di 10 giovani fuori dall’obbligo scolastico i quali lunedì mercoledì e venerdì sperimentano vita comunitaria per l’intera giornata organizzando spesa , pranzo, riordino ambienti, autonomia personale sotto l’occhio vigile e competente della dott.ssa Sonia Falcone , musico terapista, ed altri operatori.  Per tutte le attività la sinergia con le famiglie è stata fondamentale sia per la collaborazione economica che per il fattivo aiuto che da questi progetti arriva  alla persona con disabilità.  Anffas è, infatti, un’associazione di famiglie che sentono forte il dovere di migliorare la qualità di vita dei propri figli e per questo si impegnano a formarsi ed informarsi grazie ai vari momenti di formazione che l’associazione stessa  nel corso dell’anno organizza sia per la tutela dei diritti che per la comprensione della disabilità.

        Diadmin

        Saccomanni: scivolone sulla disabilità

        Maria Cecilia Guerra, vice Ministro alle politiche sociali, durante la Conferenza stampa promossa dalla rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia” di venerdì scorso, ha, fra le altre dichiarazioni, affermato l’importanza della ricerca e dell’analisi dei fenomeni sociali per aumentare la conoscenza e, soprattutto, per rimuovere i luoghi comuni sbagliati che condizionano negativamente le scelte politiche.

        Luoghi comuni che divengono ancora più odiosi quando si tratta di garanzia dei diritti umani.

        Ma dopo nemmeno 24 ore il suo autorevole collega, il Ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, scivola maldestramente proprio su uno dei luoghi comuni che ci si augurava non appartenessero al Governo Letta. Nel 2010 il suo predecessore, Tremonti, aveva senza mezzi termini dichiarato che quella per gli invalidi era una spesa improduttiva e insostenibile per il nostro Paese.

        Ora Saccomanni, più prosaicamente, definisce l’Italia “il Paese dei falsi invalidi e dei falsi ciechi”.

        Forse il Ministro si ferma alle cronache giornalistiche che, con grande enfasi, riportano casi di indagini della Guardia di Finanza e della Polizia, ma volutamente ignora altri dati di fatto che potrebbero interessare molto di più il suo Ministero. Qualsiasi siano le motivazioni, le dichiarazioni del Ministro contribuiscono ad uno stigma negativo e lesivo delle persone con disabilità.

        Forse il Ministro non ha ricevuto informative adeguate: i verbali (tutti) di invalidità o di handicap vengono emessi da una Commissione composta da sei medici. Gli stessi verbali vengono poi verificati e controllati da una seconda Commissione dell’INPS prima di essere convalidati. L’unico caso in cui la Pubblica Amministrazione controlli se stessa due volte, prima di rilasciare un atto di certificazione. Spesso poi la stessa persona viene rivista e controllata nel tempo anche se è affetta da una menomazione cronica o permanente. Il Ministro dovrebbe preoccuparsi di questo spreco, invece di lasciarsi andare a facili luoghi comuni.

        Negli ultimi 5 anni il suo Ministero è stato l’ispiratore di controlli a tappeto, dai costi elevatissimi e dagli esiti risibili (appena il 10% delle revoche, prima che gli interessati facessero ricorso e vincessero le cause nella metà dei casi).

        Pensi, il Ministro e non solo, ai costi spaventosi per i controlli straordinari sulle invalidità (800mila dal 2009 al 2011, altri 450mila nei prossimi tre anni).

        Pensi che, solo per pagare medici esterni all’Istituto, la spesa INPS è passata da 9 milioni nel 2010 a 25 milioni nel 2011. E questa è solo una parte minima della spesa complessiva: 1.250.000 lettere di convocazione, le spese amministrative, i medici dipendenti coinvolti, i costi dell’assistenza dei Caaf e i successivi ricorsi.

        Pensi, il Ministro, alla elefantiaca lentezza amministrativa per la quale il sistema, costoso e farraginoso, si distingue: fra la presentazione della domanda di accertamento e l’erogazione delle provvidenze economiche trascorrono in media 278 giorni per l’invalidità civile, 325 giorni per la cecità civile e 344 giorni per la sordità.

        Consulti, il Ministro, non già le pagine di cronaca locale, ma le Deliberazioni della Corte dei Conti che ben evidenziano queste storture e questi sprechi. Forse, oltre che allontanarsi da luoghi comuni infruttuosi, coglierà qualche idea di spending review oltre che di semplificazione amministrativa. Sicuramente eviterà di confermare uno stigma di cui le persone con disabilità possono certamente fare a meno.

         

        8 luglio 2013

         

        FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap

          Diadmin

          Decreto sul lavoro: doppia vittoria FISH

          Il Consiglio dei Ministri ha dunque approvato il decreto legge recante interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, e della coesione sociale.

          Nell’articolo 9 la FISH raccoglie una doppia soddisfazione alle battaglie di cui è stata prima protagonista. La prima riguarda la controversia con l’INPS per la corretta applicazione dei limiti reddituali sulle pensioni degli invalidi civili. Con Circolare 149/2012, l’INPS aveva stabilito che dal 2013 il reddito da considerare era quello dell’interessato e dell’eventuale coniuge, decisione assunta dall’Istituto sulla base di Sentenze di Cassazione.

          L’efficacia della sentenza era stata sospesa provvisoriamente solo dopo l’intervento del Ministero del Lavoro. La FISH ha chiesto ripetutamente in questi mesi l’intervento del Legislatore. L’onorevole Margherita Miotto ha presentato una proposta di legge alla Camera, ma la discussione doveva ancora iniziare.

          Il Governo ha anticipato le Camere, inserendo del decreto di legge l’interpretazione autentica richiesta dalla FISH: il reddito da considerare è solo quello dell’interessato e non quello del coniuge.

          Ma c’è una seconda vittoria, più silenziosa. In queste settimane qualcuno si chiedeva come mai non fosse stato ancora emanato il decreto di riparto del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali per il 2013 il cui rifinanziamento era costato tanto impegno nel corso della discussione della Legge di Stabilità.

          L’inghippo lo si trova nella Legge 213/2012 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012). Il secondo articolo prevede che i trasferimenti dallo Stato alle Regioni venga ridotto se queste ultime non rispettano alcuni principi relativi ai “costi della politica” e non solo. La stessa norma (articolo 2, comma 1) stabilisce che a questo taglio dei trasferimenti fanno eccezione solo i fondi relativi ai trasporti pubblici e al servizio sanitario. Null’altro. Quindi la norma tecnicamente incide anche sul Fondo Nazionale per le Politiche Sociali non incluso nelle eccezioni!

          Opportunamente il decreto legge appena approvato include nelle eccezioni le risorse per le politiche sociali e per le non autosufficienze. Ora finalmente i decreti di riparto e l’assegnazione alle Regioni possono essere effettuati.

          “Ci auguriamo che su questi due commi vi sia l’unanimità da parte delle Camere – commenta Pietro Barbieri, presidente della FISH – Se davvero vi è interesse per l’inclusione delle persone con disabilità i Parlamentari possono dedicare le loro energie a emendare il decreto legge per favorirne ulteriormente l’accesso al lavoro. Ottimo in questo ambito l’opportuno rifinanziamento approvato del fondo specifico per la Legge 68/1999.”

          Ma anche un’altra buona notizia arriva dal Consiglio dei Ministri che ha approvato il Piano d’azione redatto dall’Osservatorio nazionale sulla disabilità (al quale partecipa attivamente anche la FISH). Il Piano impegna le Istituzioni nell’applicazione concreta della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

           

          27 giugno 2013

           

          FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
          www.fishonlus.it

            Diadmin

            Disabilità: tagliare gli sprechi veri

            Quanto spreca l’Italia per l’accertamento dell’invalidità? E quanto deriverebbe in termini di risparmio dalla semplificazione amministrativa? È l’oggetto di una elaborazione propositiva che la Federazione per il Superamento dell’Handicap invierà nei prossimi giorni ai Ministeri della Salute, della Funzione Pubblica, del Lavoro e delle politiche sociali, e dell’Economia.

            L’intero ambito della disabilità è regolamentato da norme disorganiche prive, fra l’altro, di attenzione ai costi dell’impianto di valutazione e di verifica delle condizioni soggettive. Nelle norme italiane si rinvengono numerosissime definizioni “medico-legali”, quasi mai sovrapponibili, legate ad altrettanti status. Per ciascuno status sono previste modalità diverse che innescano percorsi differenziati. Costi su costi, visite su visite, spesso inutili e superflue: si pensi che la legge prevede che al 18esimo anno di età qualsiasi persona con invalidità debba essere rivalutata, anche se affetta da una menomazione gravissima.

            Oppure si pensi alla moltiplicazione delle visite per poter accedere alla riabilitazione (una del medico territoriale, l’altra del medico della struttura convenzionata) o per ottenere il sostegno scolastico, o per iscriversi alle liste di collocamento.

            La FISH nella sua analisi evidenzia l’elevatissimo numero di operatori, in particolare medici, coinvolti nelle attività di accertamento, valutazione, verifica, conferma, controllo delle diverse condizioni sanitarie. Ciò comporta un costo elevatissimo e non giustificabile, oltre che sottrarre risorse utili ad altri servizi e prestazioni.

            Ad esempio ogni Commissione ASL di accertamento di invalidità è composta da tre medici ASL (dipendenti o convenzionati), un medico INPS, un medico rappresentate delle Associazioni di categoria (a carico dello Stato). Per un totale di 5 medici. Ma i verbali rilasciati da questa prima commissione vengono poi verificati da una seconda commissione dell’INPS di uguale composizione.

            Nel solo 2011 le domande di accertamento per invalidità (o handicap o disabilità) sono state 1.200.000 con altrettante valutazioni e relativi costi.

            La FISH riporta, fra gli esempi, il caso non infrequente dei bambini nati con una severa patologia congenita: prima dei venti anni di vita la persona viene visitata mediamente, per i motivi “fiscali” più disparati, 7 volte, con il coinvolgimento di 67 medici. E il numero può aumentare se la persona viene anche convocata a controlli straordinari.

            A questo si aggiungano i costi spaventosi per i controlli straordinari sulle invalidità (800mila dal 2009 al 2011, altri 450mila nei prossimi tre anni). Si pensi che, solo per pagare medici esterni all’Istituto, la spesa INPS è passata da 9 milioni nel 2010 a 25 milioni nel 2011. E questa è solo una parte minima della spesa complessiva: 1.250.000 lettere di convocazione, le spese amministrative, i medici dipendenti coinvolti, i costi dell’assistenza dei Caaf e i successivi ricorsi.

            Infatti tale impianto normativo e burocratico è poi motivo di contenzioso. 325.926 sono le cause civili pendenti in materia di invalidità (Fonte: Corte dei Conti, Determinazione 91/2012), per un giro d’affari stimato – per legali, periti e patronati – in circa 2 miliardi di euro.

            E per non parlare della lentezza del sistema: fra la presentazione della domanda di accertamento e l’erogazione delle provvidenze economiche trascorrono in media 278 giorni per l’invalidità civile, 325 giorni per la cecità civile e 344 giorni per la sordità.

            Ciò che tale situazione comporta – sorvolando sull’enorme disagio subito dai Cittadini – è meritevole di un intervento di semplificazione e di revisione immediata.

            È in questa direzione che la FISH proporrà una revisione dei criteri di valutazione di invalidità, un intervento normativo di revisione delle disposizioni vigenti per renderle omogenee, una massiccia semplificazione normativa che restituisca ai soli servizi pubblici territoriali il compito di valutare la disabilità in funzione dell’inclusione sociale e dell’autonomia personale.

             

            25 giugno 2013

             

            FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
            www.fishonlus.it

              Diadmin

              Per una scuola inclusiva, per una qualità per tutti

              Alcune recenti dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione, Carrozza, nel corso di un’audizione parlamentare hanno generato, da alcune parti, contestazioni e reazioni negative. Il tema è quello degli insegnanti di sostegno (con timori di “tagli”) e della futura applicazione delle disposizioni sui BES, i bisogni educativi speciali per affrontare i quali i docenti dovrebbero ricevere una specifica formazione.

              Ovvio che questi temi fossero oggetto principale dell’incontro del 20 giugno dell’Osservatorio ministeriale sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Vi partecipano, fra gli altri, anche le maggiori Federazioni nazionali delle persone con disabilità (FAND e FISH) che hanno concordato su non pochi punti, partendo dall’apprezzamento della recente normativa sui BES ispirata alla volontà di porre al centro dell’azione educativa la capacità di inclusione delle istituzioni scolastiche.

              Le contestazioni al Ministro derivano da una lettura frettolosa delle sue dichiarazioni. Ma, obiettivamente, vi sono degli elementi di fatto di segno opposto: saranno immessi in ruolo circa 27.000 docenti per il sostegno, sui 38.000 attualmente precari. Saranno poi garantite le nomine dei docenti precari per il sostegno relativamente a tutti gli altri casi di alunni certificati con disabilità. Non potrebbe essere altrimenti: nel 2010 la Corte Costituzionale (Sentenza 80/2010) ha stabilito in modo inequivocabile che il diritto allo studio, e quindi alle azioni di sostegno, non può essere compresso per esigenze di bilancio.

              Ma, secondo FAND e FISH, rimangono altre emergenze e priorità.

              Proprio sulla normativa BES è necessario che il Ministero precisi meglio le competenze dei Gruppi di lavoro interistituzionali provinciali istituiti e dei Centri territoriali per l’inclusione. Quale ruolo avranno negli interventi a favore degli alunni con bisogni educativi speciali? E come saranno riattivati e potenziati i Gruppi di lavoro per un corretto coordinamento delle politiche locali sull’inclusione scolastica?

              Ma bisogna da subito pensare anche al prossimo anno scolastico: è necessaria una stretta vigilanza, sulle direzioni regionali sull’assegnazione del numero di classi alle singole scuole, affinché venga rispettato il tetto massimo di 20, massimo 22 alunni, nelle classi frequentate da alunni con disabilità. In tal senso vanno emanate disposizioni che ribadiscano il rispetto del numero massimo di due alunni con disabilità in ciascuna classe.

              E infine la formazione e il miglioramento della qualità inclusiva della scuola. FAND e FISH caldeggiano che sia fissato, d’intesa con i sindacati, l’obbligo di formazione in servizio per tutti i docenti curricolari che hanno alunni con disabilità in classe.

              È in via di approvazione una normativa sull’autovalutazione della qualità della scuola: vanno previsti anche indicatori per valutare la qualità inclusiva di classi e scuole e coinvolte le famiglie degli alunni con e senza disabilità in questa importante valutazione.

              FAND e FISH, con il consueto spirito collaborativo, hanno ribadito piena disponibilità ad un confronto costruttivo sia con in Ministro Carrozza che con il Sottosegretario Rossi Doria. L’obiettivo è chiaro: l’ulteriore miglioramento delle politiche inclusive nel quadro dell’attuazione piena dell’autonomia scolastica.


              21 giugno 2013

               

              Il Presidente Nazionale FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap


              Il Presidente Nazionale FAND – Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità


              Pietro Vittorio Barbieri


              Giovanni Pagano