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Politiche sociali: ennesimo taglio indiscriminato

Da  www.vita.it L’allarme è stato lanciato dalla Conferenza delle Regioni: «il Fondo Nazionale delle Politiche sociali subirà tagli di 21,5 milioni di euro per il 2014, 6,4 per il 2015 e 5,4 per il 2016»

 

Tagli agli stipendi dei parlamentari

 

Il Presidente del Molise, Paolo Di Laura Frattura, che il 6 febbraio ha presieduto la Conferenza delle Regioni, ha illustrato al Governo (in sede di Conferenza Stato-Regioni) una posizione critica rispetto ad un esecutivo che «ancora una volta disattende le richieste» delle Regioni e procede a tagli orizzontali «indiscriminati» alle dotazioni ministeriali, che, nella fattispecie, vanno a colpire Fondi sociali, tagliando in due soluzioni prima 2 milioni di euro e poi 17 milioni (con il decreto legge 28 gennaio 2014, n. 4: “Disposizioni urgenti in materia di emersione e rientro dei capitali all’estero nonché altre disposizioni urgenti in materia contributiva e di rinvio dei termini relativi ad adempimenti tributari e contributivi”).

In un documento della Conferenza delle Regioni (in allegato) si legge che “risulta con chiarezza nell’allegato 1 del decreto, recante la Tabella esplicativa delle somme indisponibili, come il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sia privato della somma di 21,5 milioni di euro per il 2014 e rispettivamente 6,4 per il 2015 e 5,4 per il 2016.

La somma indicata afferisce nella quasi completezza al Fondo Nazionale delle Politiche sociali, disciplinato all’articolo 20 della legge 328/2000 che individua tale Fondo come finanziamento alle Regioni e come precisato alla tabella C della legge di stabilità 2014, sostiene l’erogazione di servizi sociali. Tutto questo – si legge sempre del Documento della Conferenza delle Regioni – significa per il già più volte depauperato Fondo, un taglio del 5%, mettendo Regioni e Autonomie nella condizione di ridurre prestazioni sociali, in un momento così pesante per l’economia italiana che vede aumentare quotidianamente la povertà ed il disagio delle famiglie con una domanda crescente di aiuti assistenziali.

Ciò a dispregio di quanto la Legge di Stabilità 2014 – L. n. 147/2013 – aveva già sancito all’art.1 comma 525, in ordine al Patto di stabilità delle Regioni, che fa salvi da prelievi regionali a favore dello Stato, sia il Fondo Nazionale delle Politiche Sociali, che quello per le Non Autosufficienze.

«Le Regioni e le Autonomie si adopereranno anche in sede di conversione in legge del Decreto, ma già oggi elevano la loro protesta per il continuo stillicidio cui sono sottoposti da anni i Fondi per le Politiche Sociali e chiedono al Governo – conclude la Conferenza delle Regioni – l’impegno a rivedere immediatamente i tagli operati con il Decreto citato, ripristinando la dotazione prevista alla tabella C della legge di stabilità 2014».

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    Bacchettati per il lavoro e ora anche per i trasporti

    Da www.superando.it Non può certo sorprenderci più di tanto – abituati come siamo, purtroppo, a segnalare quasi quotidianamente disservizi e disagi vissuti dalle persone con disabilità che cercano di utilizzare i mezzi di trasporto pubblici – l’avvio di una procedura d’infrazione della Commissione Europea nei confronti del nostro Paese, già pesantemente “bacchettato” da Bruxelles, nell’estate dello scorso anno, anche sul fronte del lavoro

    Giovane in carrozzina a fianco di un autobus non accessibileNon mancano le reazioni alla recente iniziativa della Commissione Europea che, come già scritto da Franco Bomprezzi nel nostro editoriale del lunedì, ha avviato una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, in àmbito di trasporti delle persone con disabilità, dopo che nell’estate dello scorso anno era arrivata una sonora bocciatura anche sul fronte del lavoro.
    Ma di che cosa si tratta esattamente? È necessario partire dagli stessi Trattati costitutivi dell’Unione Europea, ai sensi dei quali si parla di «inadempimento degli Stati Membri» ogniqualvolta un’amministrazione nazionale (centrale, regionale o locale) ponga in essere una violazione del diritto dell’Unione attraverso un comportamento attivo o omissivo.
    La procedura di infrazione costituisce lo strumento attraverso il quale la Commissione Europea svolge la propria funzione di controllo del rispetto del diritto comunitario da parte degli Stati membri ed essa si articola esattamente in due fasi la prima delle quali è quella cosiddetta «pre-contenziosa», consistente nella produzione di una lettera di messa in mora, atto che segna appunto l’apertura formale della procedura di infrazione. Con esso la Direzione Generale della Commissione competente in materia identifica la violazione del diritto dell’Unione che viene contestata e prevede un termine entro il quale lo Stato potrà comunicare le proprie osservazioni e argomentazioni di risposta. Nel caso poi che la risposta non arrivi o che le informazioni trasmesse non vengano ritenute soddisfacenti, la Commissione adotta un parere motivato, tramite cui constatare la sussistenza della violazione e invita lo Stato coinvolto a prendere tutte le misure necessarie per porre fine alla situazione denunciata.

    Veniamo dunque al caso specifico, ovvero a tre recenti lettere di messa in mora, inviate dalla Commissione Europea allo Stato Italiano, tutte concernenti il settore dei trasporti (autobus, navi e pacchetti vacanze), la prima delle quali è specificamente centrata sull’accusa al nostro Paese di non rispettare i diritti dei passeggeri con disabilità che si muovono con gli autobus pubblici, in quanto rischiano di non potersi spostare nell’assenza di fermate predefinite in cui possano ricevere assistenza.
    Al momento non disponiamo ancora del testo originale di tali documenti, ma sappiamo che se entro sessanta giorni l’Italia non darà risposte adeguate, rischierà di vedere avanzare l’iter della procedura di infrazione, fino a doversi eventualmente trovare, in ultima battuta, davanti alla Corte di Giustizia Europea.

    Parlavamo inizialmente di reazioni a queste notizie, e tra esse registriamo ad esempio quella dell’Associazione Luca Coscioni il cui consigliere generale Alessandro Gerardi si dichiara in una nota «per nulla sorpreso dalla decisione della Commissione Europea», sottolineando come «da anni la nostra Associazione riceva tantissime segnalazioni da parte dei viaggiatori a ridotta mobilità che si vedono quotidianamente costretti ad affrontare problemi dovuti ai rifiuti ingiustificati e ad altre ingiuste richieste quando cercano di viaggiare».
    «Avere a che fare con la disabilità nella vita è già una sfida dura – aggiunge Gerardi -, e le cose non dovrebbero diventare ancora più dure quando si arriva in aeroporto, si prende un autobus o si viaggia in metropolitana. In sostanza, con questa decisione i Commissari Europei ci ricordano che il diritto alla mobilità, la non discriminazione e la pari dignità di tutte le persone con diabilità sono requisiti indispensabili senza i quali i concetti di “vita indipendente” e di “inclusione sociale” sono destinati a rimanere privi di significato».
    «Ora – conclude il Consigliere dell’Associazione Coscioni – l’Italia ha due mesi per fornire risposte adeguate alla Commissione Europea, ma nel frattempo noi adotteremo ogni iniziativa affinché i fondi statali per l’abbattimento delle barriere architettoniche vengano rifinanziati con risorse adeguate e ci batteremo al fine di vedere attuato il nuovo Regolamento Europeo in materia di trasporto urbano ed extraurbano, mediante la nomina dell’organismo responsabile della sua applicazione».

    «La procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea nei confronti dell’Italia – dichiara dal canto suo Giovanni Scacciavillani, responsabile nazionale dell’Ufficio Politiche della Disabilità del Sindacato UGL – sia un monito: ora auspichiamo che finalmente vengano date risposte adeguate alle esigenze di accessibilità e mobilità, finora completamente ignorate».
    In tal senso, secondo l’esponente sindacale, «per consentire alle persone con disabilità di vivere indipendenti e partecipare a tutti gli àmbiti della vita, rispondendo così alle richieste dell’Unione Europea, è necessario attuare al più presto quanto indicato dal Programma d’Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità, varato dall’Osservatorio sulla Condizione delle Persone con Disabilità e adottato formalmente con il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) del 4 ottobre 2013 [pubblicato il 28 dicembre 2013 in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 303, N.d.R.]».
    «Quel Programma – conclude Scacciavillani -, in attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, indica tutti i criteri per permettere a queste ultime di godere di tutti i diritti e le libertà fondamentali, consentendo così di superare le tante barriere purtroppo ancora esistenti nel nostro Paese». (Stefano Borgato)

    12 febbraio 2014

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      Bambini in difficoltà? Lasciamoli alla scuola materna intanto

      Nella mia carriera mi è capitato di incontrare bambini 10 anni ancora all’asilo, ragazzini di 15 ancora alle elementari, e di 20 ancora alle medie. Ci si augurava che quella stagione fosse terminata, che la cultura e la tradizione dell’inclusione scolastica basata sulla coeducazione di coetanei con e senza disabilità fossero oramai consolidate in una visione condivisa. Così non è.”

      Questa l’amara considerazione di Salvatore Nocera, vicepresidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap a commento della Circolare 338 (4 febbraio 2014) del Dipartimento Istruzione del MIUR.

      Che cosa prevede la circolare? Prevede che i bimbi che giungono in Italia prima dei sei anni in forza di un’adozione internazionale possano essere “parcheggiati” alla scuola di infanzia evitando l’ingresso alla scuola primaria. Questa decisione, molto semplificata, viene attribuita ai Collegi dei docenti.

      Ma non è tutto. Il Ministero, che ha assunto la decisione senza nemmeno consultare l’Osservatorio scolastico ministeriale sull’integrazione scolastica, riesuma una vecchia circolare del 1975 (n. 235) da lungo tempo priva di vigore. Quella circolare ammetteva la possibilità per i bambini con disabilità di rimanere alla scuola d’infanzia in deroga all’obbligo della frequenza scolastica. Ma è ampiamente superata dalle disposizioni successive. Tanto per citare una norma: la Legge 53/2003 ha riaffermato l’obbligo scolastico a partire dal compimento del sesto anno di età. Dovevano intendersi ormai abrogate tutte le precedenti circolari che consentivano tale pratica.

      Di conseguenza la nuova indicazione amministrativa (che tale rimane) potrebbe essere estesa, a discrezione dei Collegi dei docenti, a qualsiasi condizione di bisogno educativo speciale, inclusa la disabilità.

      Rimane da chiedersi quali interventi o quali misure verrebbero adottate per favorire l’inclusione dei bambini durante la permanenza nella scuola di infanzia e come esse siano propedeutiche all’ingresso successivo alla scuola primaria.

      La FISH ribadisce che l’ingresso alla scuola primaria deve essere uguale per tutti – prosegue Nocera – e che i casi eccezionali vanno gestiti con i crismi dell’eccezionalità e delle deroghe rarissime che non incidano sul principio della coeducazione dei coetanei. Consolidare prassi diverse sarebbe gravissimo e produrrebbe deleterie conseguenze sulla formazione delle classi e sull’iter dei cicli scolastici, generando confusione e contenzioso sicuro ed immediato. La circolare va dunque ritirata tempestivamente precisando la già avvenuta abrogazione della vecchia circolare 235/1975.”

      10 febbraio 2014

      FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
      www.fishonlus.it

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        Patto per la Salute: lettera aperta al Ministro Lorenzin, Regioni e ANCI

        Concludere subito il Patto per la Salute per aprire un nuovo cantiere sociale: riorganizzare i servizi, assicurare diritti universali”: è questo l’appello lanciato con una lettera aperta firmata da alcune delle maggiori associazioni dell’impegno civile, fra le quali anche la FISH.

        I tempi sono dettati dal nuovo confronto fra Governo e Conferenza delle Regioni proprio sul Patto per la Salute, un segnale positivo per le sorti del Servizio Sanitario Nazionale messo a dura prova da i tagli lineari di questi anni. Gli effetti negativi in termini di tutela della salute dei cittadini sono purtroppo evidenti.

        Il primo atto concreto per rendere credibile il Patto risiede infatti proprio sul riparto del finanziamento per il 2014: 109,902 miliardi, comprensivi dei 2 miliardi per evitare i nuovi ticket.

        Ma dalla lettera aperta emerge forte anche la preoccupazione per l’uso sbagliato, irresponsabile e insostenibile che potrebbe connotare la spending review. Essa non può essere mirata a fare cassa quando in gioco ci sono i diritti alla salute delle persone.

        Sprechi e malasanità vanno piuttosto colpiti contrastando l’inefficienza, la corruzione, l’assenza di trasparenza. E i risparmi devono rimanere nel Servizio Sanitario Nazionale.

        I firmatari invitano il Governo e le Regioni ad “aprire un cantiere sociale” per la riorganizzazione del sistema socio sanitario con una ampia partecipazione democratica che restituisca voce ai Cittadini.

        Un luogo e un modo per affrontare anche le nuove emergenze, i bisogni ad alta valenza sociale quali le patologie croniche e le non autosufficienze, le dipendenze, la salute mentale, superando una gestione solo sanitaria e favorendo, invece, l’inclusione sociale.

        Non a caso l’articolata lettera aperta si conclude con una forte aspirazione: Vogliamo fare uscire l’Italia dalla grave crisi in cui si trova ormai da troppo tempo e contribuire al risanamento e alla rinascita del nostro Paese: facendo diventare la spesa per il welfare un grande investimento, che assicuri diritti di cittadinanza, crei buona occupazione, alimenti lo sviluppo. Per farlo serve un grande impegno collettivo.”

        Il testo della lettera aperta sul Patto per la Salute è disponibile nel sito FISH: http://www.fishonlus.it/files/2014/01/lettera_aperta_patto_per_la_salute.pdf

         

        30 gennaio 2014

         

        FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap

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          LEGGE DI STABILITÀ 2014: COSA CAMBIA PER I DISABILI

          Da www.disabili.com  Modificata la Legge Fornero sulla maturazione di anzianità lavorativa per chi assiste un disabile grave.

          Il 27 dicembre scorso il nostro Parlamento ha approvato il testo definitivo della tanto discussa Legge di stabilità 2014, una raccolta delle principali disposizioni in materia economica per l’anno da poco iniziato. Il provvedimento avrà per fortuna poco impatto sulla vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie dal momento che non prevede particolari iniziative a loro dedicate. Ma vediamo insieme i dettagli.
          Ci sono, nel bilancio dello Stato degli ultimi anni, due fondi che interessano direttamente le politiche e i servizi per le persone con disabilità: il Fondo per le non autosufficienze e il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali. Per quanto riguarda il primo (art. 1 commi 199-200) la legge di stabilità per il 2014 prevede la conferma della cifra stanziata per il 2013, ovvero un finanziamento di 275 milioni di euro, per gli interventi originari del Fondo, dedicati all’attuazione dei LEA, e un’aggiunta di ulteriori 75 milioni di euro specifici per interventi di assistenza domiciliare per le persone affette da disabilità gravi e gravissime, ivi incluse quelle affette da sclerosi laterale amiotrofica. Per quanto riguarda il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali è previsto  per il 2014 lo stanziamento di 317 milioni di euro, 21 mila euro in meno rispetto al 2013.
          Da segnalare anche il comma 493 dell’articolo 1 che modifica quanto previsto dalla “legge Fornero” in termini di accesso alla pensione anticipata che penalizzava chi si prende cura di un familiare disabile escludendo, ai fini del calcolo dell’anzianità lavorativa, i periodi di astensione dal lavoro per assistenza ad un disabile grave. La Legge di stabilità sana questa penalizzazione introducendo i periodi fruiti ai sensi dell’art. 33 della legge 104 tra quelli utili alla maturazione dell’anzianità in caso di accesso al prepensionamento.
          Con il comma 575 dell’articolo 1, viene formalizzato – pur parzialmente – l’intento di limitare la cosiddetta “spesa fiscale”, ovvero tutte le agevolazioni, detrazioni, deduzioni, detassazioni, aliquote agevolate di cui si possono avvalere i contribuenti. La Legge di stabilità andrà in particolare ad agire sulle detrazioni previste dall’articolo 15 del Testo Unico delle Imposte sui redditi (DPR 917/1986): i mutui per l’acquisto dell’abitazione, le spese sanitarie, le spese per l’acquisto di ausili o veicoli adattati al trasporto, le spese di interpretariato per sordi o per l’acquisto di cani guida per ciechi, le spese veterinarie, le spese funebri, le erogazioni liberali (es. donazioni) e altro. Tali detrazioni dovranno essere razionalizzate fino ad assicurare maggiori entrate nelle casse dello Stato pari a 488,4 milioni di euro per l’anno 2014, a 772,8 milioni di euro per il 2015 e a 564,7 milioni di euro a decorrere dall’anno 2016. La legge di stabilità, in ogni caso, indica espressamente che questo intervento di razionalizzazione deve essere effettuato “tenendo conto dell’esigenza di tutelare i soggetti invalidi, disabili o non autosufficienti”.
          Da segnalare infine un ultimo intervento di interesse per il mondo della disabilità, quello che riguarda la proroga per il 2014 delle disposizioni del cinque per mille (art. 1, comma 205) che prevede l’erogazione di 400 milioni di euro e il mantenimento delle agevolazioni tariffarie postali per le spedizioni di prodotti editoriali da parte delle associazioni e organizzazioni senza fini di lucro iscritte nel registro degli operatori di comunicazione (ROC).
          PER APPROFONDIRE:
          Testo completo della Legge di stabilità

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            Iniziato in corso di Piscina

            Anche quest’anno Anffas-Onlus di Corigliano dà la possibilità ai ragazzi di iniziare il corso di Piscina (Movimento in acqua) presso il CENTRO SPORTIVO FITNESS CLUB” di Terranova da Sibari, naturalmente con risorse proprie. L’attività è già iniziata il 25 gennaio e terminerà il 28 giugno 2014.

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              SPENDING REVIEW: NUOVA STRETTA SULLA SCUOLA?

              Fonte www.disabili.com – Negli ultimi anni le famiglie degli alunni con disabilità hanno dovuto imparare a lottare con forza per vedere riconosciuto il diritto allo studio sancito per i loro figli. Sempre più spesso hanno dovuto fare ricorso ai tribunali amministrativi per ottenere le ore di sostegno spettanti in base alla specificità delle situazioni. Sempre più spesso le risorse assegnate sono giunte tardive e precarie, in grado di tamponare le emergenze ma non di costruire un progetto di lavoro nel tempo, con continuità. Nei mesi scorsi finalmente si è giunti alla disposizione di stabilizzare circa 26 mila docenti di sostegno, in modo da consentire a numerosi alunni un percorso educativo con figure di riferimento stabili, in grado di progettare percorsi coerenti nel tempo, insieme alle famiglie. Contemporaneamente, sono partite nelle università le selezioni finalizzate a formare nuovi docenti specializzati per le attività di sostegno.

              Non mancano però le difficoltà: in merito alle assunzioni, infatti, si stanno registrando ritardi rispetto a quelle previste per il corrente anno scolastico, mentre i nuovi corsi di specializzazione si stanno lentamente delineando a costi decisamente esorbitanti per i docenti interessati (circa tremila euro) e non sono esenti da polemiche, come quella sulla contestata riconversione nel sostegno dei docenti in esubero, i quali non vengono sottoposti alla preselezione prevista dalle disposizioni normative per i nuovi percorsi di specializzazione.

              Non solo. In una recente intervista, Daniele Checchi, capo del gruppo di lavoro al MIUR per la Spending Review, ha dichiarato che “ non possiamo continuare ad assumere docenti di sostegno ai ritmi degli ultimi anni”. Secondo Checchi, il meccanismo di attribuzione delle ore da parte delle Asl è perverso e vi sono criteri troppo diversificati da regione a regione. La Commissione per la spending review potrebbe arrivare dunque una linea centrata sulla netta razionalizzazione, a partire dal meccanismo stesso della certificazione e, di conseguenza, dell’assegnazione delle ore di sostegno. “Il nostro scopo”, continua Checchi, “è verificare se ci sono margini di recupero di efficienza nel comparto scuola”.

              Nuove nubi, dunque, all’orizzonte. Checchi assicura che ciò non inciderà sulle assunzioni previste, confermate anche dal ministro Carrozza, ma chiarisce che il numero dei docenti di sostegno non può continuare a crescere: c’è un problema di gestione di queste risorse e il primo passo da compiere è l’analisi del fabbisogno reale che se ne ha.

              Altre voci politiche invece, affermano che il ministero dell’Economia e Finanze non avrebbe alcuna intenzione di autorizzare le assunzioni previste nel sostegno. Nulla appare chiaro.

              Migliaia di docenti si apprestano, però, a frequentare i corsi finalizzati al conseguimento del titolo di specializzazione, autorizzati dal MIUR e previsti ormai da anni, investendo tempo, energie e molti dei loro risparmi. Migliaia di alunni continuano a vedersi intorno figure marginali e cangianti.

              Potranno mai concordare con tale esigenza di razionalizzazione?

              Per approfondire

              Leggi l’articolo “Immissione docenti di sostegno, nuova ‘querelle’ Miur-Mef?”

              10 gennaio 2014