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Sessualità della persona disabile: un vademecum per educatori, insegnanti, genitori

Fonte www.disabili.com – Edito da Franco Angeli, il volume affronta la tematica sia sul profilo teorico che su quello pratico, con indicazioni concrete su come approcciare la materia per accompagnare la persona disabile nel suo cammino di autodeterminazione

L’affettività e la sessualità delle persone con disabilità continuano ad essere una materia delicata, se non un tabù. Oggetti di stereotipi duri a morire (come quello della persona disabile eternamente bambina, priva di emozioni, desideri e pulsioni anche sessuali), e di una sorta di reticenza da parte della società, questo argomento e le problematiche correlate sono quindi spesso affrontati con difficoltà, imbarazzo ed inesperienza anche da chi si trova a far fronte alla sua gestione, ovvero famiglie, ma anche insegnanti ed educatori, che lo fanno come sanno e come possono.

E’ a questi soggetti che si rivolge il libro “La sessualità della persona diversabile”, scritto da Andrea Mannucci ed edito da Franco Angeli nella collana iRiflettori. Il volume è un agile manuale di consultazione che si presenta come un vademecum che affronta il tema della sessualità della persona con disabilità, fornendo ad educatori, insegnanti e genitori uno strumento di conoscenza, di consultazione e di pratiche operative, frutto della lunga esperienza di dialogo e formazione dell’autore avvenuta sia con famiglie che con operatori e persone disabili. L’obiettivo è quello di fornire uno strumento – che prima mancava – per contribuire ad accompagnare la persona disabile nel suo cammino verso la sua autodeterminazione e la sua identità rispetto alla dimensione della sessualità.

Il volume si divide in due parti: la prima dedicata ad una trattazione più teorica, dove si riflette sulla dimensione della sessualità nella nostra cultura, ma anche  sul ruolo di famiglia, educatori, ambito scolastico ed extra scolastico. La seconda parte ci conduce alla sfera pratica, con spunti e suggerimenti, per approdare poi alla sezione Appendice, che entra nel concreto a tutti gli effetti, guidando nella creazione di un (già sperimentato) corso di educazione alla sessualità, con utili schede di approfondimento composte da parte illustrata e scritta in due modalità di approccio – semplice e complessa – e infine  con una serie di schede di film per approcciare la tematica utilizzando anche questa forma.

Diversi, dicevamo, gli spunti di riflessione presenti nel volume, che rappresentano il punto da cui partire per contribuire a sciogliere questo blocco, che è anche culturale. E’ proprio da una domanda essenziale quale Come affrontare l’argomento quando si è genitori di persone con disabilità? che nascono, ad esempio, delle considerazioni quanto mai utili. Su questo punto l’autore sottolinea, tra le altre cose, come spesso siano le stesse mamme o papà ad essere timorosi nei confronti di ogni cambiamento, tanto più rispetto all’acquisizione di una maggiore autonomia del figlio, con l’effetto che non di rado si sviluppa la tendenza all’iperprotezione, con la conseguente paura di risvegliare una sessualità che ai genitori, per comodità, pare latente (….). Ecco perché i genitori vanno accompagnati, essi stessi , in un percorso di consapevolezza e conoscenza della materia rispetto alla disabilità dei figli: la famiglia è infatti parte essenziale di quella formazione sulla sessualità insieme a educatori e scuola. 
 
Sul fronte “educativo”, il volume ricorda come ad essere chiamati in causa siano i diversi attori facenti parte delle singole agenzie educative, ciascuna sulla base dei propri ruoli e delle proprie responsabilità in merito: l’autore cita la famiglia, che deve investire nel suo ruolo affettivo, legato all’interesse, alla comprensione, all’esempio; la scuola, che deve sviluppare la parte formativa, di analisi e di riflessione; l’istituzione sanitaria che deve sviluppare programmi seri d’istruzione che non parlino solo di AIDS  e di anticoncezionali, ma illustrino chiaramente la sessualità femminile e maschile, definendo in modo chiaro il piacere senza paura di affrontare i tanti approcci alla sessualità.
Interessante anche la proposta di sviluppare una trasversalità di approccio all’interno della scuola, attraverso un criterio multidisciplinare, utilizzando anche strumenti alternativi, quali film, musica, testimonianze, ecc.
Un punto quindi cardine del volume è: ciascuno per la sua parte, arriviamo preparati, competenti e privi di paure e riserve a questa importante fase di autoaffermazione della persona disabile: solo così contribuiremo alla sua completa integrità e autonomia.  

L’AUTOREAndrea Mannucci, già professore associato presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Firenze, è formatore presso agenzie formative, enti pubblici e del privato sociale. È autore di numerosissimi lavori sul tema dell’educazione speciale, della marginalità e della sessualità del diversabile.

SCHEDA LIBRO
Autore: Andrea Mannucci
Titolo: La sessualità della persona diversabile
Casa Editrice: Edizioni FrancoAngeli – collana i Riflettori
Dal 29 agosto in libreria, disponibile anche in ebook.

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    Noi, i caregiver familiari di persone non autosufficienti: ecco chi siamo e come viviamo

    Fonte www.disabili.com – Notti insonni, energie che mancano, amici che spariscono, paura e stanchezza, ma anche tanta forza. Silvia ci racconta cosa significa essere la caregiver di un marito tetraplegico

    “Ce la farò poiché la mia famiglia è lo specchio della mia anima e di tutto ciò in cui ho sempre creduto… Ce la farò perché ho il diritto e il dovere di farcela!
    Riuscirò nella mia lotta e in quella di tantissime altre persone che amano in maniera incondizionata, le quali non hanno rinunciato alla propria vita per un caro, ma hanno avuto la capacità di intrinsecarla tra tutte le difficoltà quotidiane trovando, a prescindere, la forza di respirare a pieni polmoni ogni giorno
    Inizia così la lettera di Silvia Parenti, mamma di due figli minorenni, che si occupa a tempo pieno del marito tetraplegico, paralizzato dallo sterno in giù che qui ci racconta cosa significa essere, appunto, caregiver familiari.

    Essere caregiver ti cambia radicalmente la vita, a volte ti rallenta e in questi attimi di quiete ti fa dono di profondi pensieri… lì ti rendi conto della bellezza della vita, delle sfumature, di quegli attimi dove “è tutto perfetto” e guardandoti allo specchio riscopri nei tuoi occhi quella speranza, quella serenità  e quella voglia di progettare che il giorno prima proprio non esisteva… sì, perché se a volte ti rallenta, in un attimo si trasforma in una lotta contro il tempo e contro il mondo!

    Ci sono giorni dove la stanchezza e la paura sono tali da congelarti l’anima, dove senza neanche rendertene conto inneschi il pilota automatico per riuscire a fare tutto e i problemi sono talmente repentini che ti accorgi del passare delle ore solo grazie al sole e alla luna.

    Ci sono notti passate insonni per preoccupazioni, influenze difficili, infezioni, posture, esigenze di tutti i tipi o anche solo per una pipì, un’aspirazione o una qualsiasi necessità che una persona con disabilità non può fare autonomamente
    …e dopo queste notti, ci sono mattine in cui scorgi dalla finestra di casa persone che in tutta fretta accompagnano i figli a scuola prima del caffè al bar e l’inizio del lavoro, altre che fanno jogging o la passeggiata col cane, e senza sapere nulla della loro vita, un po’ le invidi…nello stesso momento, girandoti, vedi tuo figlio/a, il tuo genitore, tuo marito o tuo nonno a letto e sai che sta vivendo dignitosamente solo grazie a te e tra un senso di colpa e la gratitudine a Dio che sia li con te, non può che scendere una lacrima.

    E i giorni passano, nessuno è mai uguale e tu cambi in balia di quei cambiamenti!

    Perdi il lavoro o magari non lo hai mai potuto avere, e assieme a quello perdi ogni diritto previdenziale o assicurazione, nonostante il tuo sia un “impegno/lavoro” quasi sempre H24.
    Perdi gli amici, ma non perché sono cattive persone, solamente per i tempi diversi, per le diverse necessità e per le diverse energie…anche se, è da dire, a volte alcuni ti reputano una “mantenuta”, “scansafatiche” e soprattutto “una rompipalle assoluta per tutte ste lamentele e menate del caregiver”.
    A quel punto che fai? Ti aggreghi al “Santo” gruppo WhatsApp dei Caregiver dove trovi finalmente persone come te…gente che non hai mai visto e quasi sicuramente non vedrai mai, gente che sa perfettamente ciò di cui parli, gente che ti coccola, che ti sprona nei momenti no, che parla con te di leggi, di speranze, che ti fa forza e che non ti abbandona mai…gente senza un viso ma che ad un certo punto diventa parte di te…

    I caregiver sono questo e altre mille cose. Sono le persone più forti che io abbia mai incontrato, ma non per questo imbattibili: hanno avuto la necessità di costruire una corazza attorno a loro durissima, ma questo non vuol dire che sarà per sempre inespugnabile. I caregiver sanno benissimo di correre questo pericolo e altrettanto bene sanno quando stanno per ammalarsi, quando stanno per andare in burnout e quando sono al limite delle forze, ma sanno anche di essere “angeli senza ali”, per cui si fanno forza e trovano forza nell’amore e nella fede a prescindere.
    Credo che lo Stato usi questo loro dono e questa loro forza per pulirsi la coscienza per leggi ancora non fatte, non scritte e non attuate…credo che lo Stato percepisca questi “Angeli” come un dono, poiché grazie a loro tanti soldi ingrassano qualche tasca…credo infine che lo Stato non concepisca il vero significato della parola “giustizia” e di quanta gente ne abbia fame.

    Come ho scritto sopra, io ce la farò perché ce la devo e ce la voglio fare.
    Ce la farò poiché la mia famiglia è lo specchio della mia anima e di tutto ciò in cui ho sempre creduto.
    Ce la farò perché ho il diritto e il dovere di farcela!
    La lotta per i miei diritti non finirà mai!

    Silvia Parenti

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      Inclusione scolastica: dal 12 settembre è in vigore il nuovo decreto. Quali i tempi di attuazione?

      Fonte www.disabili.com – Il decreto inclusione è ormai in vigore, ma si attendono i decreti attuativi. Il cambio di governo consentirà di rispettare i tempi previsti?

      Lo scorso 31 luglio, il MIUR ha annunciato l’approvazione in via definitiva del decreto  recante misure di integrazione al D. Lgs. n. 66 /17 riguardante l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Tale Decreto Legislativo è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale in data 28 agosto 2019, con il numero 96/19. La data di entrata in vigore è il 12 settembre.

      Il D. Lgs. n. 96/19 è composto da 16 articoli contenenti continui rimandi alle parti del D. Lgs. n. 66/17 che vengono abrogate, modificate, integrate o sostituite e, pertanto non è di facile ed immediata lettura. E’ necessario infatti un confronto continuo col precedente testo della norma che viene rivisitata ed esso sta impegnando in queste settimane numerosi esperti, formatori e docenti interessati a comprendere la reale portata dei cambiamenti introdotti. Tuttavia, ricordiamo, l’avvio delle nuove procedure non sarà immediato, dato che il testo della norma prevede 60 e più spesso 120 giorni per l’emanazione dei decreti attuativi. Non solo: l’avvenuto cambio di governo delle ultime settimane potrebbe rendere difficoltoso il rispetto dei tempi previsti.

      Il testo sta suscitando non poche preoccupazioni nelle famiglie, dal momento che prevede l’abrogazione del comma riguardante la definizione e la condivisione del PEI. Se consideriamo che già nel D. Lgs. 66/17 si prevedeva che il PEI è elaborato e approvato dai docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori…, sorge il timore che nella definizione del PEI la famiglia sia stata marginalizzata in maniera crescente. L’approvazione, infatti, rinvia alla logica del voto, in cui la famiglia si potrebbe trovare in situazione di minoranza e l’abrogazione della necessaria condivisione non farebbe che confermare questa ipotesi. Già dal mese di agosto è molto attivo il gruppo Facebook Non c’è PEI senza condivisione costituito da genitori e docenti che stanno ribadendo con determinazione la necessità che un documento così importante nasca dalla condivisione dei soggetti convolti. In merito al PEI, ricordiamo, si prevede la stesura, di norma, entro ottobre e si attende decreto attuativo relativo ai modelli da utilizzare.

      Anche per quanto concerne le modalità di funzionamento del Gruppo per l’Inclusione Territoriale (GIT), la sua composizione, le modalità per la selezione nazionale dei componenti, gli ulteriori compiti attribuiti, le forme di monitoraggio del suo funzionamento, la sede, la durata, nonché   l’assegnazione di ulteriori funzioni per il supporto all’inclusione scolastica, si prevede decreto da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della norma.

      Un aspetto di grande rilievo ai fini dell’avvio delle nuove modalità previste per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità sono le Misure di accompagnamento. La norma prevede infatti che con decreto del MIUR da adottare entro centoventi giorni dalla data  della sua  entrata  in  vigore siano stabilite le misure di accompagnamento delle istituzioni scolastiche alle nuove modalità di inclusione previste dal decreto. In particolare, dovranno essere definite misure di accompagnamento riguardanti iniziative formative per il personale scolastico e progetti e iniziative per il supporto delle istituzioni scolastiche.

      Anche in merito alle modalità di svolgimento del servizio dei docenti per il sostegno didattico impegnati in attività di istruzione domiciliare è previsto decreto attuativo da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della norma.

      Ricordiamo infine che le disposizioni relative alla richiesta e all’assegnazione delle risorse per il sostegno didattico si applicheranno dall’anno scolastico 2020/2021.

      Queste parziali informazioni fornite in merito ai tempi di attuazione del D. Lgs. n. 96/19 sono indicative rispetto all’attuale periodo di incertezza. Si apre infatti adesso la fase in cui rendere operative le disposizioni della norma, scrivendone i relativi decreti attuativi. Naturalmente, tale compito spetterà al nuovo governo insediato e non manca il timore che i tempi di applicazione possano trovare ulteriori proroghe. Tuttavia, è bene ricordare, essi sono dettati esplicitamente dal decreto, che prevede 60/120 giorni. Al momento mancano le misure di accompagnamento, cioè la formazione del personale scolastico sul marcato rinnovamento dei PEI e non sono partiti i gruppi territoriali per l’inclusione che dovrebbero aiutare le scuole a elaborare il piano di inclusione degli alunni. Non meno problematica appare la situazione riguardante le ASL e l’avvio della stesura dei Profili di Funzionamento.

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        L’estate sta finendo? “I caregiver non vedono l’ora”

        Fonte www.superabile.it – La testimonianza di Irene Gironi Carnevale, mamma e caregiver a tempo pieno: “Per me l’estate è un incubo: le ferie non esistono, e vacanze men che mai. Devo gestire mio figlio da sola e non vedo l’ora di tornare alla mia ordinaria diversità”.

        ROMA – Nessun rimpianto, nessuna nostalgia per l’estate che sta per finire: mentre gran parte degli italiani oggi (e in questi giorni) rientrano dalle vacanze durate sempre troppo poco, c’è chi tira un sospiro di sollievo perché un incubo sta per finire. E’ l’incubo dell’estate del caregiver familiare, di chi ogni giorno, 24 ore su 24, d’estate come d’inverno, si prende cura a tempo pieno di un figlio con una grave disabilità. “Chi ha una persona disabile in famiglia, nella fattispecie un figlio, vive l’estate come un incubo, a meno che non goda di casa in luogo di vacanza e parenti, operatori, amici tuttofare disponibili per tutto il periodo estivo a interagire e aiutare nella gestione”, ci racconta Irene Gironi Carnevale, mamma e unica caregiver di un ragazzo con disabilità.

        “Al vostro buon cuore”

        “Il problema – spiega – non è solo trovare il modo di fargli trascorrere un periodo gradevole, magari assecondando i suoi gusti. Mio figlio, ad esempio, adora il mare e, a parte la settimana di soggiorno estivo che ci elargisce la Asl a fronte di un’estate che dura tre mesi buoni, e un periodo oscillante tra 10 e 14 giorni in cui il padre lo porta con sé, il resto è tutto da costruire, tra attività solite azzerate, strutture inesistenti, città poco disponibile per attività alternative, operatori giustamente in ferie”.
        Quello dell’assistenza si classifica naturalmente come il problema numero uno: “Difficile spiegare all’assistente sociale (che la fa facile e insiste su una sostituzione) che non puoi mandare in giro tuo figlio, dal comportamento imprevedibile, con l’ultimo arrivato che non lo conosce”. Per far fronte a questo problema, ricorda Carnevale,”Elena Improta, madre di Mario, ha chiesto aiuto ad amici e conoscenti per aiutarla ad organizzare un soggiorno al figlio nella loro casa di Capalbio. Una sorta di appello ‘al vostro buon cuore” da parte di due persone, madre e figlio, bisognose di un sostegno e un’assistenza che non ci sono. E’ la solita vecchia storia di cui sono piene le cronache, intasate le caselle mail delle istituzioni, nel silenzio generale di chi dovrebbe e potrebbe fare qualcosa e invece se ne frega”.

        Una serie di “Come faro

        E poi c’è un altro aspetto, meno pratico, più psicologico e intimo. “Per quanto mi riguarda il periodo estivo da molti anni un periodo insopportabile non solo per l’impegno di giocare a tetris col tempo, lo spazio e le occasioni di svago per mio figlio, ma anche per la disponibilità di troppo tempo per pensare. Sì, perché mentre stai camminando per le strade semideserte con lui, o quando la notte stai sveglia per le alte temperature, i pensieri cominciano a girare e rigirare nella mente e assumono dimensioni abnormi. Si affacciano alla mente una serie di ‘Come farò?’ che spaziano dalla mancanza di un lavoro fisso e dunque di disponibilità monetaria ai contenziosi familiari di vario genere: gli altri figli, a cui devi dedicare tempo e attenzione, l’ ex marito e i parenti vari e magari anche qualche problema di salute da tenere a bada. Tutto questo, nelle bollenti notti d’estate e negli assolati pomeriggi silenziosi – assicura Carnevale – si trasforma in un piccolo esercito di mostri, di ostacoli insormontabili che si cerca di affrontare, verso i quali si tenta di mettere in atto strategie per tenerli almeno a bada, mentre tuo figlio ti prende per un braccio e ti porta in cucina, temendo che tu non ti dedichi abbastanza diligentemente a preparargli il pasto. Eh sì, va detto: anche in un uomo autistico alberga un maschio medio!”, osserva Carnevale.

        “Tu non le hai fatte le ferie?”

        E’ questo che succede, in estate, nella casa e nella testa di un caregiver: “E’ come se si dilatasse l’attimo e ti inglobasse, ti soffocasse con tutte le ipotetiche problematiche di sempre che in questo momento sembrano più gravi e irrisolvibili del solito. E poi c’è sempre la conoscente col sorrisetto, magari la madre di un compagno delle elementari di tuo figlio che conosce la situazione, che vedendoti cadaverica ad agosto ti chiede:’Tu non le hai fatte le ferie?’. No, non le ho fatte perché le ferie le fa chi ha un lavoro e io non ce l’ho più da molti anni, non le ho fatte perché non avendo un lavoro non ho i soldi per farle, non le ho fatte perché muovermi per due giorni con mio figlio è più uno sfinimento per entrambi che un riposo, non le ho fatte e basta!”

        “Si fa la stecca come i carcerati”

        Con l’estate, insomma, inizia per il caregiver un vero e proprio conto alla rovescia: “Ci si barcamena altalenando e guardando il calendario, pensando che quando si sarà rientrati nella routine quotidiana tutto sembrerà meno drammatico perché, è vero, si diventa un po’ autistici, disabili anche noi a forza di stare con i nostri congiunti, si istalla un principio automatico di vasi comunicanti, forse perché la vita in simbiosi con i nostri figli porta inevitabilmente a questo. E allora si fa ‘la stecca’ come i carcerati o i ragazzi che una volta facevano il militare, smarcando mentalmente i giorni che ci riportano alla nostra quotidiana ‘ordinaria diversità’, per dirla sempre con Elena, che in fondo è rassicurante perché pone dei limiti anche ai nostri pensieri che a volte, se lasciati troppo liberi, possono prendere una deriva pericolosa per chi, come noi, non si può permettere né la follia né la depressione e nessun’altra via di fuga. E la chiamano estate!”

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          Scuola. Approvato in via definitiva il decreto inclusione. Quali le novità per gli alunni con disabilità?

          Fonte www.disabili.com – GIT, GLO e tante altre novità: il nuovo decreto inclusione è stato definitivamente approvato. Quando entrerà in vigore?

          Un comunicato del Miur ha annunciato l’approvazione in via definitiva del decreto inclusione. La revisione del D. Lgs. n. 66/17, di cui avevamo già parlato è dunque ormai legge con il via libera dal Consiglio dei ministri. Viene introdotta qualche ulteriore modifica a quanto già annunciato in precedenza.
          Quali saranno le principali novità per gli alunni con disabilità?
          In attesa della pubblicazione del testo, contenente le modifiche già annunciale e quelle ulteriori, possiamo leggere alcune importanti anticipazioni nel comunicato del Miur.

          LE ORE DI SOSTEGNO – Saranno decise d’intesa con le famiglie.

          LA DIDATTICA
          – Sussidi, strumenti, metodologie di studio non saranno più elaborati in modo “standard”, in base al tipo di disabilità, ma con un Piano Didattico Individualizzato che guarderà alle caratteristiche del singolo studente.

          L’INCLUSIONE
          – L’intera comunità scolastica sarà coinvolta nei processi di inclusione.

          COMMISSIONI MEDICHE –
          Viene rivista la composizione delle commissioni mediche per l’accertamento della condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica: saranno sempre presenti, oltre a un medico legale che presiede la Commissione, un medico specialista in pediatria o neuropsichiatria e un medico specializzato nella patologia dell’alunno. Anche i genitori e, dove possibile, se maggiorenni, gli stessi alunni con disabilità, potranno partecipare al processo di attribuzione delle misure di sostegno.

          I GIT – Nascono i Gruppi per l’Inclusione Territoriale (GIT), formati su base provinciale, ovvero nuclei di docenti esperti che supporteranno le scuole nella redazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI) e nell’uso dei sostegni previsti nel Piano per l’Inclusione. I GIT avranno anche il compito di verificare la congruità della richiesta complessiva dei posti di sostegno che il dirigente scolastico invierà all’Ufficio Scolastico Regionale.

          GRUPPO DI LAVORO OPERATIVO PER L’INCLUSIONE – A livello scolastico opererà il Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione, composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori dell’alunno con disabilità, delle figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica che interagiscono con l’alunno stesso, nonché con il supporto dell’unità di valutazione multidisciplinare e con un rappresentante designato dall’Ente Locale. Il Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione avrà il compito di redigere il Piano Educativo Individualizzato, compresa la proposta di quantificazione di ore di sostegno.

          “Sono particolarmente orgoglioso del provvedimento approvato oggi in via definitiva – ha dichiarato il Ministro M. Bussetti. “Un obiettivo che ho fortemente voluto fin dall’inizio del mio mandato e che è stato raggiunto tramite il confronto costante con le Associazioni del settore e con l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica. Anche su questo tema così importante, possiamo presentare alle famiglie i risultati del nostro impegno concreto. Ogni studente deve essere protagonista del proprio percorso di crescita. I ragazzi che hanno bisogno di maggiore assistenza, da oggi potranno beneficiare di percorsi elaborati appositamente per loro, su base individuale. Uno strumento che potrà migliorare ulteriormente l’importantissimo lavoro svolto dai nostri docenti”.

          Non conosciamo al momento i tempi di entrata in vigore del nuovo decreto e degli ulteriori decreti applicativi che si renderanno necessari.
          Restiamo in attesa del testo definitivo per analizzarne le parti.

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            RINNOVO ORGANI ASSOCIATIVI IN ANFFAS ONLUS CORIGLIANO

                            L’assemblea dei soci Anffas Onlus Corigliano ha eletto il nuovo presidente: Marinella Alesina già presidente e fondatrice della locale associazione dal 2003 al 2015, torna a guidare l’associazione insieme a Dora Gradilone, Algieri Vincenzo, Guerriero Giuseppina, Chiaradia Ida membri eletti per il direttivo.

                           La neo presidente subentra a Vincenzo Algieri che ha guidato l’associazione dal 2015 ad oggi a cui è andato il ringraziamento di tutti i soci presente all’assemblea elettiva per il costante e scrupoloso lavoro. La stessa assemblea ha eletto il collegio dei Revisori dei Conti e dei Probiviri. Continua, dunque, l’operato di Anffas Onlus Corigliano presente sul territorio da 16 anni è sempre attiva per la tutela delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale e delle loro famiglie con progetti ed attività di sensibilizzazione al territorio.

                      La locale associazione in via degli Iris 15 Schiavonea è aperta da lunedì a venerdì: vita indipendente, autonomia, realizzazione di giornalino e documenti in linguaggio facile da leggere sono solo alcune delle attività che impegnano in modo particolare i giovani fuori dall’obbligo scolastico oltre al lavoro sui temi dell’autorappresentanza e dell’autodeterminazione delle persone con disabilità.

                           Ed ancora corsi di musicoterapia inclusivi per bambini e personalizzati per persone con autismo, progetti per genitori e famiglie per lo sviluppo della consapevolezza della disabilità. L’associazione si avvale di una equipe composta da assistente sociale, assistente alla persona, musicoterapeuta e counselor, psicologo, tecnico dello sport che curano in modo particolare la presa in carico della persona attraverso la redazione del progetto individuale con ICF e Matrici Ecologiche, strumenti di valutazione del bisogno per una risposta efficacia ed efficiente dei sostegni.

             

            Area comunicazione 
            Anffas Onlus Corigliano