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“La strategia di Tremonti per la crisi: prima risaniamo i conti e poi vediamo chi è rimasto vivo”

“La strategia di Tremonti per la crisi: prima risaniamo i conti e poi vediamo chi è rimasto vivo”
Corrdado Guzzanti
Vieni via con me, 22 novembre 2010

Pubblichiamo di seguito un articolo riassuntivo di tutti i tagli (e gli azzeramenti) che prevede questa nuova legge di stabilità. Per praticità, mettiamo in evidenza che:
Il Fondo per le Politiche Sociali passa da 435,3 milioni di euro del 2010 a 275,3 milioni di euro per il 2011, comprensivi dell’ulteriore stanziamento di 200 milioni di euro previsti dal maxiemendamento;
Si conferma il totale azzeramento del Fondo per la non autosufficienza che, per il 2009, invece, era di 400milioni di euro;
La copertura finanziaria per il 5 x mille passa da 400 a 100 milioni di euro

Per avere un quadro più chiaro, consigliamo di consultare questa tabella comparativa che analizza gli stanziamenti, fondo per fondo, per gli anni dal 2008 al 2013.
Fonte: controlacrisi.org – Due miliardi di euro in meno per il sociale rispetto al 2008, quasi un miliardo in meno rispetto al 2010. E’ un ridimensionamento drastico quello previsto dalla legge di stabilità per il 2011 all’esame del Parlamento: anche dopo la presentazione degli ultimi emendamenti che ripristinano alcune dotazioni economiche, il bilancio complessivo dei fondi statali a carattere sociale racconta di una flessione evidente delle cifre stanziate, che scendono del 63% rispetto allo scorso anno, superando appena la soglia dei 500 milioni di euro complessivi. Per le stesse voci, nel 2010 si sfiorava la cifra del miliardo e mezzo e appena tre anni fa, nel 2008, la dotazione dei fondi a carattere sociale superava i due miliardi e mezzo. In tre anni, insomma, le risorse si sono ridotte ad un quinto: per ogni cento euro, ora ce ne sono suppergiù venti. E le previsioni per il 2012 e il 2013 raccontano di un’ulteriore stretta, con il totale dei fondi sociali che sarà ridotto, nelle previsioni, di un’altra metà, fino a toccare appena quota 271 milioni.

Nel dettaglio, i numeri del disegno di legge di stabilità e del bilancio di previsione raccontano di un calo netto delle somme destinate al fondo per le politiche sociali e a quello per il sostegno all’affitto, di una riduzione sensibile per il servizio civile e le politiche per la famiglia, di un sostanziale azzeramento del fondo per le politiche giovanili, di un totale azzeramento di quello per la non autosufficienza. Dove nel 2010 si erano stanziati 1 miliardo e 472 milioni di euro, per il 2011 la previsione è di 545 milioni: -63%. Numeri messi in evidenza in un documento curato da Antonio Misiani, deputato del Pd e componente della Commissione bilancio, che mette a confronto dieci fondi statali capaci di incidere sul sociale. Ai quali poi si potrebbero aggiungere ancora i finanziamenti al 5 per mille (che passerebbero da 400 a 100 milioni di euro) e l’assenza di risorse destinate alla social card. Dopo una protesta di piazza, invece, il governo ha deciso di riservare una parte cospicua dei 124 milioni di maggiori entrate (previste dalla proroga dell’ecobonus) alla ricerca e assistenza domiciliare dei malati di Sla. (Ska)

Tagli, ecco come la scure si abbatte sul sociale
Il dettaglio dei tagli. Il Fondo politiche sociali sceso dai 930 milioni del 2008 ai 435 dell’anno in corso. Non va meglio al Fondo politiche per la famiglia (-71,3%) e a quello per le politiche giovanili (-85,8%). Azzerata la non autosufficienza

Il taglio più significativo è certamente quello del Fondo per le politiche sociali, che dai 930 milioni del 2008 è già sceso ai 435 milioni dell’anno in corso e che per il prossimo anno (sempre al netto delle risorse per interventi costituenti diritti soggettivi) dovrebbe assestarsi sui 275 milioni. Una cifra che comprende già i 200 milioni previsti dal maxiemendamento del governo (la previsione iniziale infatti era di soli 75 milioni). Il taglio rispetto al 2010 resta pesante: -36%, con la prospettiva di un sostanziale azzeramento futuro (70 milioni nel 2012, 45 nel 2013). A rimetterci saranno soprattutto i trasferimenti alle regioni e la rete dei servizi sociali territoriali. Non va meglio al Fondo per le politiche della famiglia: aveva 185 milioni nel 2010 (erano stati 345 due anni prima) che diventeranno nel 2011 52,5 milioni: il calo per il welfare orientato alle famiglie sarà del 71,3%.

Tempi di vacche magrissime anche per il Fondo per le politiche giovanili: nel 2010 era stato finanziato con 94 milioni, nel 2011 è stato prima ridotto a 33 milioni e ora, con il maxiemendamento del governo, ulteriormente abbattuto fino a 13,4 milioni. Il confronto con l’anno passato parla di un –85,8%. Recupera qualcosa, invece, con il maxiemendamento governativo, il Fondo alle pari opportunità: lo stanziamento iniziale di 2,2 milioni è salito a 17,2 milioni per il 2011 (ma nel 2009 erano 30 milioni e nel 2008 ce n’erano 64). Pesante il ridimensionamento del Fondo per il sostegno alle abitazioni in locazione, che aiuta chi prende in affitto un’abitazione: i 143 milioni nel 2010 si riducono a 33,5 (-76,7%). Drastico anche il calo dei fondi per il servizio civile: erano 300 milioni nel 2008, sono stati 170 milioni nel 2010, ne rimarranno 113 (-33,6% in un anno) nel 2011. In questo quadro, resiste quasi solamente il Fondo per l’infanzia e l’adolescenza, stabile a 40 milioni: cifra che però riguarda solamente le 15 città beneficiarie di una quota riservata. Il settore subirà comunque un contraccolpo dal calo del fondo indistinto per le politiche sociali.

Infine il Fondo per la non autosufficienza: dal ministero del Welfare affermano che non è ancora detta l’ultima parola, ma tutto sembra deporre a favore di un totale azzeramento del fondo che nei tre anni passati è stato finanziato con 400 milioni annui. Evidenti le conseguenze sull’attuazione delle prestazioni assistenziali per le persone non autosufficienti, in continua crescita numerica. Il quadro complessivo è completato considerando che rispetto agli anni precedenti, già lo scorso anno erano stati azzerati il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati (100 milioni nel 2008, zero dall’anno successivo in poi) e il fondo destinato al Piano straordinario per i servizi sulla prima infanzia (100 milioni nel 2008 e 2009, non un solo euro a partire dal 2010). (ska)

    DiAlgieri

    Queste sono scelte politiche, non il frutto di una contingenza contabile

    Il Ministro Tremonti abbandona per un momento la sua calcolatrice elettronica e prende in mano una penna per scrivere una lettera di risposta alle “accuse” mossegli da Telese e Massimo Feltri sui tagli al 5xmille. “ Quella del 5 per mille è un’idea di cui sono orgoglioso… il fondo attuale, pari a 100 milioni, è iniziale e può – deve – essere integrato. L’importo da me inizialmente previsto, pari a 400 milioni, è stato eroso da successive scelte parlamentari. Ad esempio dalla scelta di incrementare i fondi per l’editoria, per le televisioni private, per altre e varie causali. Rispetto a tutte le altre “scelte”, preferivo e preferisco in assoluto il 5 per mille. E voterò dunque per reintegrarlo “.

    Nonostante gli “irriducibili” della sussidiarietà e della carità di Stato ne facciano una questione di onore, la legge sulla stabilizzazione del 5xmille rimane ancora una chimera e nel frattempo le Associazioni di volontariato si ritrovano ciclicamente a dover chiedere la questua. Rimangono col fiato sospeso fino a quando la mano generosa del Governo stabilisce chi e come potrà proseguire il proprio operato sul campo, anno dopo anno. Il Ministro ci tiene a sottolineare, per l’appunto, che in merito al 5 x mille, è errato parlare di tagli perchè in realtà si tratta di stanziamenti: ogni anno si parte da zero, tutto ciò che viene finalizzato al 5xmille è solo “bontà sua”. Insomma, intanto ringraziamo per aver avuto 100 milioni di euro. Se poi il Ministro volesse di nuovo indossare i panni di Robin Hood (un personaggio a lui molto caro) per rimpinguare lo stanziamento con gli altri 300 milioni di euro, sentiremmo odore di incenso.

    Nota bene: si scende in piazza per chiedere uno stanziamento pari a quello garantito per lo scorso anno, il che, da parte nostra, è un giocare al ribasso e di questo il governo dovrebbe essere cosciente. Già, perchè chi lo dice che le destinazioni al 5xmille dei contribuenti saranno pari a 400 milioni e non a 600 per esempio? Se così fosse, infatti, i 200 milioni non previsti finirebbero dritti dritti nelle casse dello Stato, con buona pace della libertà di scelta dei cittadini.
    Emblematico il fatto che lo stanziamento per il 5xmille sia finito nel calderone delle “Fondo esigenze indifferibili e urgenti” (articolo 1, comma 40 della legge di stabilità), alias “tutto ciò che rimane da spartire”. Lì dentro, infatti, c’è di tutto: il raddoppiamento dei fondi per le scuole paritarie, le università non statali riconosciute (leggi i vari CEPU), i 100 milioni di euro per l’assistenza ai malati di SLA, la partecipazione italiana a banche e fondi internazionali e via discorrendo. “Queste sono scelte politiche, non il frutto di una contingenza contabile”, chiosa così, Massimo Feltri, nel suo articolo, e a rafforzare questa opinione c’è la dichiarazione di Tremonti stesso che, proprio nella lettera di cui sopra, dice “preferivo e preferisco in assoluto il 5 per mille. E voterò dunque per reintegrarlo”.

    Feltri, poi, conclude con una riflessione piuttosto amara: il taglio del governo alle risorse per le tariffe postali agevolate nel settore dell’editoria, in realtà, era un’anticipazione di quello che sarebbe stato il trattamento riservato al no profit: agevolare la pubblicizzazione dell’attività di volontariato delle associazioni quando, a breve, saranno costrette a chiudere i battenti (senza i finanziamenti del 5xmille)? Lungimirante…

      Diadmin

      5 X MILLE

      La Camera dei Deputato ha approvato il disegno di legge di stabilità 2011 tra glia ltri e indiscriminati tagli sulla spesa sociale, prevede la decurtazione del 5 x mille, prevedendo una copertura finanziaria di solo 100 milioni di euro rispetto ai 400 dello scorso anno. Ciò significa che, in contrasto con la volontà dei cittadini che liberamente decideranno di versare il 5 x mille alle Associazioni prescelte alla prossima dichiarazione dei redditi, solo 100 milioni verranno distribuiti alle associazione mentre il resto saranno trattenuti dallo stato. Se la legge sarà confermata in Senato, si tradurrà nell’ennessimo inconcepibile attacco alle tante iniziative a sostegno del mondo del sociale.
      Anffas-onlus Nazionale, al fine di contrastare tale assurda previsione ha aderito alla campagna promossa “VITA NON PROFIT” che prevede l’attivazione di una petizione online, WWW.VITA.IT che invitiamo tutti a sottoscrivere.
      Intanto, anche il Forum del terzo settore ha attivato un importante iniziativa che prevede l’invio di una lettera di appello alle Istituzioni.

      Direttivo Anffas-Onlus Corigliano

        Diadmin

        BUON COMPLEANNO 328!

        A 10 anni dall’emanazione della L. 328/2000 a che punto siamo?
        Anffas Onlus lancia una campagna nazionale: anche tu puoi partecipare
         L’8 novembre di dieci anni fa (8 novembre 2000) il Parlamento Italiano approvava la Legge 328 intitolata “Legge Quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”.
        Nelle cronache di quei giorni la conclusione del lunghissimo iter della Legge venne salutata come l’avvento di una nuova concezione dell’assistenza sociale che ribaltava i concetti definiti dalla precedente Legge sull’assistenza sociale, risalente addirittura al secolo scorso:
        • Concepire l’intervento sociale non come intervento riparatore di un “danno” ma come strategia integrata finalizzata al Bene Essere della Persona, definendo i livelli essenziali delle prestazioni sociali, da finanziare anche attraverso il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali e la realizzazione del Piano Sociale Nazionale;
        • Concepire le diverse competenze istituzionali non come confini burocratici e amministrativi entro cui difendere le proprie autonomie, ma come condizione di chiarezza sulle responsabilità dei diversi soggetti del sistema integrato;
        • Concepire il ruolo dei soggetti di Terzo Settore non come supplente o più conveniente rispetto ai ruoli e ai costi della Pubblica Amministrazione, ma come portatori di interessi diffusi, a partire dal ruolo di advocacy e tutela dei diritti, delle istanze e dei bisogni dei cittadini, e quindi da intendere con ruoli attivi nella co-progettazione e nella ideazione degli interventi e dei servizi alla persona.
        All’interno di questo corposo disegno c’è soprattutto un articolo che per le persone con disabilità riveste una importanza assoluta: l’art. 14 (progetti individuali per le persone disabili) che prevede il diritto di ogni persona con disabilità (e di chi lo rappresenta) di chiedere al Comune di scrivere il proprio progetto personalizzato di vita, d’intesa con la ASL e dei diversi soggetti sociali e istituzionali che devono agire per realizzare la piena integrazione sociale.
        Un altro articolo di fondamentale importanza, rimasto del tutto disatteso, è l’art. 24 (Delega al Governo per il riordino degli emolumenti derivanti da invalidità civile, cecità e sordomutismo) che prevede la revisione dei sistemi di accertamento di invalidità civile e stato di handicap e delle provvidenze economiche collegate con il fine di meglio orientare l’obiettivo di tali misure verso il contrasto alla povertà e la promozione di incentivi alla rimozione delle limitazioni e valorizzazione delle capacità ed autonomie delle persone con disabilità, nonché lo snellimento delle procedure connesse.
        Tuttavia, nonostante l’importanza di quanto previsto da questa Legge per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità e dei loro genitori e familiari, a distanza di ben dieci anni:
        • i livelli essenziali di assistenza non sono stati definiti, il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali è stato più volte tagliato, il Piano Sociale Nazionale (approvato nel 2001) è rimasto lettera morta;
        • le competenze attribuite alle Regioni, alle Province e ai Comuni sono state sì chiarite e definite, ma siamo ancora molto lontani dal vedere le politiche integrate tra loro, e siamo ancora distanti dalla tanto attesa e agognata integrazione socio-sanitaria;
        • il ruolo dei soggetti di terzo settore è ancora troppo spesso inteso in modo sbagliato o come supplenti delle difficoltà e delle inerzie della Pubblica Amministrazione, o come soggetti che, al massimo, devono essere sentiti e ascoltati, ma senza creare le condizioni di partecipazione e negoziazione auspicate dalla Legge 328;
        • L’art. 14 rimane largamente disatteso, inapplicato, ignorato!!
        • L’art. 24 non e’ stato applicato ed i sistemi di accertamento sono basati su paradigmi superati e svolti con modalità che spesso creano iniquità e discriminazioni a danno delle persone con disabilità!
        Anffas Onlus ( Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità) intende mobilitare le persone con disabilità e le loro Famiglie per rimettere al centro delle politiche sociali il diritto della persona di essere considerata nella sua globalità e continuità di CITTADINO E CITTADINA, prima ancora che DISABILE, nel pieno possesso e dispiego del proprio diritto di potere vivere la propria vita in condizioni di pari opportunità e non discriminazione (ART. 3 della Costituzione) Anffas promuove pertanto una CAMPAGNA NAZIONALE PER L’ATTUAZIONE DELLA LEGGE 328 del 2000 che partirà l’8 novembre e proseguirà anche nei mesi successivi, con una serie di iniziative sull’intero territorio nazionale.
        In particolare:
        La sensibilizzazione e sollecitazione a livello nazionale, regionale e locale delle istituzioni e dell’intera società civile; 
         L’avvio di una petizione on-line sul sito www.vita.it che invitiamo tutti a sottoscrivere collegandosi al seguente link: http://www.vita.it/news/view/108431; 
         Per l’applicazione dell’art. 14 la celebrazione del 3 dicembre, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, con un’iniziativa simbolica: la contemporanea richiesta, da parte dei singoli cittadini, ai Comuni, anche in forza della CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’, di procedere alla redazione CONCORDATA E CONDIVISA del progetto individuale (art. 14) di ciascuna persona con disabilità. Anffas sosterrà questa campagna nazionale anche attraverso l’inoltro di ricorsi per ottenere risposte e azioni concrete dai COMUNI e dalle ASL, così come conferma e dimostra la sentenza TAR Catania del 2010 che ha imposto all’Amministrazione Comunale di ottemperare a quanto indicato dalla Legge. 
        La campagna è aperta all’adesione di tutti: singoli cittadini, persone con disabilità e loro famiglie, associazioni, enti ed istituzioni. 
        Per partecipare ed avere maggiori informazioni basta collegarsi al sito www.anffas.net, scrivere, a nazionale@anffas.net o chiamare al n. 06/3611524.

          Diadmin

          ReciclArt

           

          L’Evento svoltosi dal 12 al 14 Novembre 2010 presso il Palazzetto dello Sport in via dei Normanni a Rossano Scalo, anche l’Anffas-Onlus Corigliano è stata presente alla manifestazione.

            Diadmin

            REQUIEM PER L’INCLUSIONE

            Comunicato Stampa
            Requiem per l’inclusione
             
            Porta il beffardo nome di “Legge di stabilità 2011” il provvedimento del Governo all’esame della Camera in queste ore, che una volta approvato renderà definitivamente precarie le già critiche condizioni di vita di migliaia di persone con disabilità e delle loro famiglie, tra le prime a risentire in questi anni delle conseguenze della crisi economica globale.
            Sbiadiscono al confronto le avvisaglie avute con la precedente manovra economica. La proposta di legge C 3778, che sarà sottoposta nei prossimi giorni alle votazioni dell’Assemblea, potrebbe spazzare via in un sol colpo quanto si è tentato di costruire in questi anni per garantire un barlume di inclusione sociale per le persone con disabilità di questo Paese.
            Basti pensare al Fondo Nazionale per le non autosufficienze, istituito nel 2006 con l’obiettivo di sviluppare prestazioni mirate alla “attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali”, che verrà definitivamente azzerato a seguito di questo provvedimento, mettendo brutalmente fine a molti percorsi di presa in carico delle persone con disabilità da parte dei servizi.
            A questo vuoto andrà a sommarsi la drastica riduzione prevista anche per il Fondo per le politiche sociali. Una combinazione esplosiva di tagli indiscriminati che rappresenta una spallata contro moltissimi tentativi di far uscire le persone con disabilità dagli istituti. Diritti, come quello ad una vita indipendente, ai quali il Governo risponde con uno stop definitivo a tutti quei progetti mirati alla permanenza nella comunità delle persone con disabilità, a cominciare da quelle che non hanno più una famiglia in grado di supportarli.
            Non è finita. La spinta verso gli istituti viene infatti ulteriormente esplicitata nel significativo taglio che interesserà il Fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili. Senza servizi, senza opportunità, senza reddito, senza politiche mirate all’inclusione, l’unica alternativa prospettata dallo Stato resta solamente quella della reclusione.
            “È una prospettiva apocalittica – commenta il presidente della FISH, Pietro Barbieri – quella che si presenta ai cittadini con disabilità che già oggi fanno i conti sui loro territori con le drastiche conseguenze dei piani di rientro regionali, e che assisteranno al rapido erodersi di quei pochi diritti ad oggi loro garantiti”.
            “Non ci aspettiamo imbarazzi da parte degli estensori di queste norme – ha concluso Barbieri – ma confidiamo nel Parlamento affinché misure che gettano un tale discredito sulle nostre istituzioni possano essere prontamente respinte, e che si possa finalmente cominciare a ragionare con serietà sulle misure più opportune per migliorare il nostro attuale sistema di welfare, senza dare seguito a questo smantellamento senza precedenti”.