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ISCRIZIONI ANNO SCOLASTICO 2018/19

Fonte www.superabile.itCon la Circolare 13 novembre 2017 n. 14659, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca disciplina le iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2018/19.

Secondo la Legge del 7 agosto 2012 n. 135, le iscrizioni sono effettuate on line per tutte le classi iniziali della scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado statali. Si effettuano on line anche le iscrizioni ai percorsi di istruzione e formazione professionale erogati in regime di sussidiarietà dagli istituti professionali nonché dai Centri di formazione professionale accreditati dalle Regioni le quali, su base volontaria, aderiscono al procedimento di iscrizione on line.

Le iscrizioni alle classi iniziali dei corsi di studio delle istituzioni scolastiche paritarie si effettuano on line esclusivamente per le scuole paritarie che aderiscono alla modalità telematica, in quanto la loro partecipazione al sistema “Iscrizioni on line” è facoltativa.

Le domande possono essere presentate dalle ore 8,00 del 16 gennaio alle ore 20,00 del 6 febbraio 2018, tenendo presente che le famiglie possono già avviare la fase della registrazione sul sito www.iscrizioni.istruzione.it delle iscrizioni on line, a partire dalle ore 9,00 del 9 gennaio 2018.

Sono escluse dalla modalità on line le iscrizioni relative: alle sezioni delle scuole dell’infanzia; alle scuole della Valle d’Aosta e delle province di Trento e Bolzano; alle classi terze dei licei artistici e degli istituti tecnici e professionali; al percorso di specializzazione per “Enotecnico” degli istituti tecnici del settore tecnologico a indirizzo “Agraria, agroalimentare e agroindustria”, articolazione “Viticoltura ed enologia”; ai percorsi di istruzione per gli adulti, ivi compresi quelli attivati presso gli istituti di prevenzione e pena; agli alunni/studenti in fase di preadozione, per i quali l’iscrizione viene effettuata dalla famiglia affidataria direttamente presso l’istituzione scolastica prescelta.

Le iscrizioni di alunni e studenti con disabilità effettuate nella modalità on line, devono essere perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta, da parte dei genitori, della certificazione rilasciata dalla ASL di competenza, a seguito degli appositi accertamenti collegiali previsti dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2006 n. 185, comprensiva della diagnosi funzionale.

Sulla base di tale certificazione la scuola procede alla richiesta di personale docente di sostegno e di eventuali assistenti educativi a carico dell’Ente locale, nonché alla successiva stesura del piano educativo individualizzato in stretta relazione con la famiglia e gli specialisti dell’ASL.

Le iscrizioni di alunni e studenti con disturbi specifici di apprendimento (DSA) effettuate nella modalità on line, devono essere perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta, da parte dei genitori, della relativa diagnosi, rilasciata ai sensi della Legge dell’8 ottobre 2010 n. 170 e secondo quanto previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 24 luglio 2012, sul rilascio delle certificazioni.

Per ulteriori informazioni, cliccare su: Circolare 13 novembre 2017 n. 14659 (punto 9.1 disabilità, punto 9.2 dsa

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    PIÙ DI 91 MILIONI PER L’INNOVAZIONE SOCIALE DEL TERZO SETTORE

    Fonte www.lavoro.gov.itSono più di 91 milioni le risorse che il Governo, in attuazione del Codice del Terzo Settore, ha messo a disposizione per sostenere, anche attraverso le Reti associative, iniziative e progetti promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni comprese tra gli enti del Terzo Settore.

    “Proprio oggi – annuncia il Sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba – è stato pubblicato l’atto di indirizzo del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, e il relativo Avviso pubblico per gli enti interessati a presentare progetti di rilevanza nazionale per lo svolgimento di attività di interesse generale”.

    Le risorse sono così ripartite:

    a) 10 milioni, a carattere rotativo, per programmi di investimento degli enti associativi e delle fondazioni del Terzo settore;

    b) circa 45 milioni per progetti di rilevanza nazionale da presentare al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali entro l’11 dicembre 2017;

    c) 26 milioni per progetti di rilevanza locale che, entro dicembre 2017, saranno ripartiti alle Regioni mediante appositi accordi di programma affinché vengano destinati, con avviso pubblico, agli enti associativi di Terzo Settore che operano nel territorio regionale di appartenenza;

    d) 7,75 milioni di euro, in forma di contributi per l’acquisto di autoambulanze e autoveicoli per attività sanitarie e beni strumentali, per gli enti che operano nel campo socio sanitario;

    e) 2,58 milioni di euro per le associazioni di promozione sociale di cui alla Legge 476 del 1987 che promuovono l’assistenza di soggetti con particolari forme di svantaggio.

    “Si tratta – continua Bobba – del primo importante provvedimento applicativo della riforma del Terzo Settore. Un modo concreto per sostenere quelle realtà associative che decidono di investire sull’innovazione sociale, utilizzando anche le risorse messe a disposizione dalla recente legislazione”.

    In particolare, i progetti di rilevanza nazionale, finanziati con un importo di circa 45 milioni di euro, dovranno essere destinati, tra l’altro: al contrasto dello sfruttamento del lavoro nero e del fenomeno del caporalato; allo sviluppo della cultura del volontariato tra i giovani; all’integrazione dei migranti; allo sviluppo e al rafforzamento delle reti associative del Terzo Settore; all’inserimento lavorativo delle fasce deboli della popolazione, nonché alla creazione di forme di welfare di comunità.

    “Con questo provvedimento – conclude Bobba – la riforma del Terzo Settore entra pienamente nella fase attuativa. Entro l’anno, saranno emanati altri importanti atti amministrativi riguardanti la costituzione dell’Organismo nazionale di controllo dei Centri di servizio del volontariato e l’istituzione del Consiglio Nazionale del Terzo settore. Così come, ben presto, sarà sottoscritto un protocollo d’intesa tra il Ministero del Lavoro e diverse amministrazioni territoriali e statali per l’avvio del Social bonus”.

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      AL FORUM DELLA NON AUTOSUFFICIENZA SI PARLERÀ DI SEGREGAZIONE DELLA DISABILITÀ

      Fonte www superando.it – Mercoledì 22 e giovedi 23 novembre al Centro Congressi Savoia Hotel di Bologna ci sarà la nona edizione del Forum della Non Autosufficienza (e dell’autonomia possibile), organizzata da Maggioli Editore, importante appuntamento nazionale rivolto in particolare ai professionisti e agli operatori dei servizi alla persona. Strutturata in sessioni plenarie e workshop, la manifestazione prevede numerosi convegni e incontri su temi concernenti i vari àmbiti operativi del settore, tanto da configurasi come una vera e propria lettura a trecentosessanta gradi dell’orizzonte che si pone di fronte a coloro che si occupano di lavoro di cura.

      Rimandando i Lettori al ricco programma del Forum, si segnala qui quello che ci sembra un workshop di particolare interesse, in programma nel primo pomeriggio di giovedì 23, intitolato Il manicomio nascosto. Indagine sulla segregazione della disabilità in Italia. Moderato da Ciro Tarantino dell’Università della Calabria, condirettore del CeRC (Centre for Governmentality and Disability Studies “Robert Castel”) dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e componente della Direzione Editoriale di «Minority Reports – Cultural Disability Studies», l’incontro servirà a presentare un lavoro di ricerca sul tema indicato nel titolo, promosso nell’àmbito FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), a ricaduta dell’approfondito lavoro svolto dalla Federazione stessa e culminato nella Conferenza di Consenso del giugno di quest’anno, intitolata Disabilità: riconoscere la segregazione (evento ampiamente documentato dal nostro giornale).

      Particolarmente autorevoli gli interventi previsti, che saranno quelli di Carlo Francescutti, responsabile del Servizio di Integrazione Lavorativa dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 5 di Pordenone, già coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di Pietro Barbieri, attuale coordinatore di quello stesso Comitato Tecnico-Scientifico, membro del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), oltreché a lungo presidente della FISH e già portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore e di Giovanni Merlo, direttore della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), componente lombarda della FISH.

      In parallelo è prevista la presentazione del libro che renderà conto della ricerca, intitolato anch’esso Il manicomio nascosto. Indagine sulla segregazione della disabilità in Italia, di prossima uscita per Maggioli, a cura di Giovanni Merlo, e Ciro Tarantino. Ne presentiamo in anteprima, nel box in calce, la Prefazione scritta da Pietro Barbieri.

      Da segnalare, in conclusione, che ai partecipanti al workshop verrà dato in omaggio il volume Disabilità: servizi per l’abitare e sostegni per l’inclusione (Maggioli, 2016), curato da Carlo Francescutti, Marco Faini, Serafino Corti e Mauro Leoni

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        L’INCLUSIONE DEGLI ALUNNI CON DISABILITÀ È UN’ILLUSIONE

        Fonte www.vita.it – Ho letto con interesse i contenuti dell’intervista rilasciata dal professor Dario Ianes pubblicata su Vita.it il 2 novembre. In quest’anno, dove ricorrono i 40 anni dalla promulgazione della legge 517, i 30 anni dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 215 e i 25 anni dall’emanazione della legge 104, credo sia opportuna una riflessione su questa normativa da parte di chi come me, disabile visivo e oggi componente come esperto del Network per l’inclusione scolastica dell’UICI, si occupa con ruoli diversi di inclusione scolastica delle persone con disabilità nella scuola fin dal 1972.

        Lo faccio con l’esperienza del consulente tiflopedagogico, del docente, del dirigente scolastico di scuola secondaria di II grado, del formatore di docenti per il sostegno e come ex componente e responsabile delle commissioni nazionali istruzione dell’UICI e negli ultimi anni come referente della FAND nel gruppo Scuola nazionale e presso l’Osservatorio sull’inclusione scolastica del MIUR.

        La mia è una voce fuori dal mondo accademico e vicina alla scuola “in atto”, agli alunni con disabilità e alle loro famiglie. Queste mie riflessioni vogliono aiutare a capire perché, dopo 45 anni dall’inserimento dei primi alunni disabili nella scuola di tutti, la situazione sia oggi quella richiamata dal prof. Ianes e perché un vero modello inclusivo in Italia non sia mai nato.

        L’inserimento prima, l’integrazione poi e l’inclusione oggi sono sempre state (e sono ancora) realizzate a macchia di leopardo, da gruppi di docenti di “buona volontà” che sembra quasi continuino a “sperimentare” con successo buone prassi di modelli dai quali il “sistema scuola” resta fuori. Il sistema-scuola non è ancora riuscito a elaborare gli standard di un modello da “offrire” a tutte le scuole, capace di rendere effettiva ed omogenea l’inclusione scolastica sull’intero territorio nazionale.

        Sarebbe semplicistico dire che la causa sta nel costume del nostro Paese, dove a fronte di leggi molto avanzate permangono comportamenti che sembrano ignorarle.

        Riflettendo sulla storia della legislazione in materia di inclusione, emerge come in realtà proprio in essa trovi origine l’attuale stato di cose.

        All’inizio degli anni Settanta i primi inserimenti scolastici di alunni con disabilità si realizzarono “contra lege” o “extra lege”: significativo in tal senso l’esempio dei primi ciechi inseriti nella scuola di tutti nel 1972, dove solo l’autodenuncia di un gruppo di genitori provocò una sentenza della Corte costituzionale che ne legittimò il diritto, un diritto che venne successivamente sancito dalla legge 360 del 1976, ma senza che questa dicesse nulla sulle modalità con il quale l’inserimento dovesse realizzarsi. Tuttavia quegli inserimenti ebbero successo perché in quegli anni vi era nella scuola la consapevolezza della necessità di cambiare e un clima di innovazione ben rappresentati nella “Lettera ad una professoressa” di don Milani.

        L’accoglienza degli alunni con disabilità, favorendo il rinnovamento e la sperimentazione didattica, rientrava in questa volontà di cambiamento.

        L’anno successivo, nel 1977, la legge 517 oltre a riconoscere il diritto di tutti gli alunni con disabilità ad assolvere all’obbligo scolastico nelle scuole “normali”, forniva le indicazioni necessarie alla costruzione del modello di inclusione e per il successo dell’integrazione: la riorganizzazione del “contesto”, prevedeva «attività scolastiche integrative organizzate per gruppi di alunni della classe oppure di classi diverse» e «attività scolastiche di integrazione anche a carattere interdisciplinare, organizzate per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse, ed iniziative di sostegno» quale premessa per il lavoro del docente specializzato per il sostegno assegnato alla classe in un rapporto di uno a quattro.

        Contemporaneamente, però, nulla veniva detto in riferimento alla generalità delle classi e la concretizzazione di quanto affermato nella legge 517 trovava supporto giuridico solo in uno dei decreti Malfatti, il DPR 419 del 1974 sulla sperimentazione didattica ed educativa.

        Nasceva così quasi una “scuola parallela” che si occupava dell’inserimento con modalità sperimentali, mentre il sistema nel suo complesso continuava a tenersene fuori: non era raro, in quegli anni, che dei collegi non trovando nessuna maestra o consiglio di classe disponibile ad accettare spontaneamente l’alunno con disabilità, proponessero l’individuazione della classe in cui inserirlo per sorteggio.

        Nonostante ciò, la scuola elementare (oggi scuola primaria) che al suo interno aveva personale docente e direttori con competenze didattiche e pedagogiche, riuscì a sviluppare modelli di insegnamento capaci di integrare gli alunni con difficoltà, mentre l’inserimento nella scuola secondaria di primo grado, allora scuola media, dove i docenti spesso avevano scarse competenze pedagogiche e applicavano una didattica più improntata alla disciplina, faticava di più a sviluppare percorsi sperimentali capaci di integrare l’alunno con disabilità. In tutti i casi quegli inserimenti rimanevano spesso oasi felici all’interno di un contesto scuola che procedeva immutato.

        Nasce di qui, dalla mancanza di adeguamento del “contesto scuola”, il meccanismo della delega al docente di sostegno ed il suo progressivo isolamento.

        Cosa dire poi del modo in cui le persone con disabilità intellettive entrarono nella secondaria di secondo grado? La sentenza 215/87 riconosceva loro il diritto all’inserimento, ma senza che, al di là di circolari, nulla cambiasse nella normativa generale per favorirne l’inclusione.

        La stessa legge 104/92, mentre da un lato definiva con chiarezza i diritti delle persone con disabilità, negli articoli riferiti all’integrazione scolastica ancora una volta precisava procedure e strumenti per la sola integrazione delle persone con disabilità, che non toccavano l’organizzazione del sistema nel suo complesso: ad esempio il PEI (Progetto educativo individualizzato) veniva proposto in un contesto di scuola che di fatto non progettava i suoi percorsi formativi ed i suoi curricula e questo non fece che rinforzare la delega e l’isolamento del docente per il sostegno con il “suo” alunno all’interno della classe.

        Inoltre, con l’abolizione dei corsi biennali di specializzazione polivalenti e il passaggio della formazione dei docenti per il sostegno dall’amministrazione scolastica alle Università, il patrimonio di buone prassi di integrazione sviluppate in quei vent’anni di inserimento, perdeva un importante strumento di “disseminazione”.

        Per rispondere al nuovo compito, dopo la “scomparsa delle classi speciali, nelle Università vedremo “fiorire” le cattedre di “pedagogia speciale”, quasi a indicare la necessità di una pedagogia parallela “dedicata” all’educazione degli alunni con disabilità.

        Neanche l’autonomia didattica, approvata nel 2000, è riuscita finora a modificare più di tanto questo stato di cose, pur dando alle scuole strumenti concreti: troppo calata in un sistema dove era scarsamente presente la cultura della progettazione, senza che venisse affiancata da un serio programma di aggiornamento del corpo docente.

        Una riprova del fatto che il sistema scuola continui a considerare l’inclusione degli studenti con disabilità una cosa separata è la richiesta alle scuole di stendere il PAI, il Piano annuale per l’inclusione, che si configura quasi come una proposta educativa parallela a quella del PTOF, il Piano triennale per l’offerta formativa e del conseguente Piano annuale che ne definisce gli obiettivi, le risorse e gli strumenti.

        Come si vede il vero problema non sta nella mancata applicazione della norma, ma in un difetto metodologico intrinseco alla stessa normativa sull’inclusione: l’emanazione di norme per l’inclusione, che di fatto si riferiscono sempre e solo alla progettazione per gli alunni con disabilità, anziché ad un modello di progettazione for all, che coinvolga nel cambiamento l’intero sistema.

        Una normativa che è risultata solo illusoriamente inclusiva, mentre nei fatti ha generato un sistema “duale” nel quale convivono il modello di scuola per tutti e quello in “perenne sperimentazione” per gli alunni con disabilità, un sistema scolastico che non può che essere inclusivo a macchia di leopardo, un sistema che se garantisce l’inserimento di tutti gli alunni con disabilità resta però per molti di loro solo fittiziamente inclusivo, un sistema all’interno del quale è stato ed è difficile far nascere quel modello capace di includere concretamente nella scuola “per tutti e per ciascuno”, più volte richiamata dai documenti ministeriali e dalle relazione degli accademici.

        *Articolo a cura di Luciano Paschetta è pedagogista esperto in scienze tiflologiche, referente della FAND per la Suola e membro dell’Osservatorio sull’inclusione scolastica del MIUR.

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          MA NON ESISTONO DIRITTI MINORI

          Fonte www.vita.it – Riportiamo il messaggio di Filomena Albano, Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, in occasione della Giornata Mondiale indetta dall’Onudel 20 novembre u.s.: “La Convenzione prevede che bambini e adolescenti siano ascoltati su tutte le questioni che li riguardano. L’attuazione di questo diritto è quella che più di altri determina il loro passaggio da oggetti a soggetti di diritto”.

          Giovanni. Alessandra. Gabriele. Yamila. Ferdinando. Abdul. Josè. Letizia. Alessio. Irina. Axel. Ester. Giorgio. Sarah. Elisa. Djabu. Oleg. Astrid. Angelo. Alan. Abdolaye. Norma. Francesco. Alessandro. Ilaria. Benedetta. Emanuele. Hamza. Conny. Laura. Tommaso. Elisa. Nicolò. Francesco. Beatrice. Adelyas. Teresa. Benedetta. Cristina. Marta. Francesco. Raffaele. Carlo. Leonardo. Valentina. Ilaria. Stefania. Cecilia. Chiara. Ludovico. Lorenzo. Amir.

          Sono solo alcuni dei nomi dei ragazzi che ho incontrato in questo anno passato, dal 20 novembre 2016 ad oggi, Giornata mondiale dell’infanzia. Di ognuno di loro ricordo il nome, lo sguardo e le parole che ci siamo scambiati. Le emozioni sono state molte, ma non hanno sopraffatto il contenuto dei nostri incontri. Ho scoperto, girando l’Italia e l’Europa, nei mille incontri felici, fortunati, con ragazzi e bambini di ogni provenienza e condizione, che le parole con cui ci esprimiamo trovano sempre la strada per arrivare se ci si pone in modalità di ascolto. Ho ascoltato le loro parole e le ho fatte mie. Ho portato quelle parole, quei messaggi, quelle richieste ovunque sia stato chiesto un mio intervento. Ho cercato di dare questo significato al mio essere garante dei loro diritti.

          L’articolo 12 della Convenzione dei diritti del fanciullo stabilisce che bambini e adolescenti siano ascoltati su tutte le questioni che li riguardano. L’attuazione di questo diritto è quella che più di altri determina il loro passaggio da oggetti a soggetti di diritto. Considerare i figli, gli studenti, i ragazzi migranti – per fare solo qualche esempio di chi sono i nomi che ho citato – come persone che hanno diritto alla partecipazione alla vita collettiva è per me elemento essenziale per la garanzia dei loro diritti. Perché non esistono diritti minori e solo questa consapevolezza può guidare questa Autorità.

          Non solo oggi, 20 novembre.

          Per approfondire leggi l’articolo “Giornata infanzia, Unicef: 180 milioni di bambini hanno prospettive peggiori dei loro genitori”

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            INIZIATIVE E PROGETTI DI RILEVANZA NAZIONALE: PUBBLICATO L’AVVISO DI FINANZIAMENTO

            Fonte www.lavoro.gov.it – Il 13 novembre 2017 è stato firmato dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali l’atto di indirizzo con il quale sono stati individuati per l’annualità 2017 gli obiettivi generali, le aree prioritarie di intervento e le linee di attività finanziabili attraverso il fondo di cui all’art. 72 del Codice del Terzo settore.

            L’atto di indirizzo è attualmente in corso di registrazione da parte della Corte dei Conti.

            Il presente avviso – adottato con Decreto Direttoriale del 14 novembre 2017 dal Direttore Generale del terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese – fa seguito all’atto di indirizzo disciplinando modalità e termini di presentazione delle proposte progettuali, i criteri di valutazione e le modalità di assegnazione ed erogazione del finanziamento previsto per la realizzazione degli interventi.

            Possono partecipare esclusivamente le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le fondazioni del terzo settore.

            Nelle more dell’operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore e ai sensi dell’articolo 101, comma 2 del Codice del terzo settore, il requisito dell’iscrizione al Registro unico nazionale del terzo settore deve intendersi soddisfatto da parte degli enti attraverso la loro iscrizione alla data di adozione dell’atto di indirizzo del Ministro del 13 novembre 2017 uno dei registri attualmente previsti dalle normative di settore, ovvero i registri delle associazioni di promozione sociale nazionale, regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano e i registri delle organizzazioni di volontariato delle regioni e delle province autonome; per le fondazioni del terzo settore il requisito è l’iscrizione all’anagrafe delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

            Per maggiori informazioni leggi il testo dell’avviso cliccando qui

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              SOLO TITOLI VALIDI PER I DOCENTI DI SOSTEGNO!

              Fonte www.superando.it«Nelle ultime settimane, la cronaca, ma prima ancora l’attività ispettiva e di monitoraggio del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), hanno reso evidente ciò che la nostra Federazione ripete da anni: la qualità della specializzazione didattica per il sostegno può essere compromessa da un lato dall’assenza di titoli reali, dall’altro dall’attività di enti non autorizzati né preparati per il rilascio degli stessi titoli. Per tacere sui titoli falsi oggetto per altro di recenti indagini in Calabria».

              Lo si legge in una nota diffusa dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), il cui presidente nazionale Vincenzo Falabella dichiara di «approvare l’intervento del Ministero che ha bloccato alcuni incongrui titoli di specializzazione per il sostegno all’inclusione didattica degli alunni con disabilità rilasciati da enti non autorizzati. Infatti, il danno per le persone con disabilità e la credibilità stessa del sistema di inclusione sarebbe stato grave». Bene, dunque, fino a qui, e tuttavia, secondo la FISH, il Ministero stesso non è intervenuto con altrettanta rapidità sulle Sospensive rilasciate dal Consiglio di Stato contro il rifiuto del Tribunale Amministravo Regionale (TAR) del Lazio, circa la richiesta di ammissione ai corsi di specializzazione per il sostegno da parte di docenti privi dei requisiti di ammissione ai corsi stessi.

              È pertanto su tale lacuna che la Federazione richiama l’attenzione del Ministero: «È necessario – prosegue infatti la nota – presentare velocemente, tramite l’Avvocatura dello Stato, la richiesta di anticipata trattazione nel merito dei ricorsi presentati al TAR Lazio, poiché solo così si chiarirebbe, opportunamente e prima della fine dei corsi di specializzazione, se i docenti avessero o meno diritto a frequentare i corsi. Se infatti essi non possedevano i requisiti, la loro specializzazione, a corsi ormai da tempo avviati rischia di ammettere a questa specifica attività didattica docenti non correttamente preparati per il sostegno e quindi forieri di verosimili danni educativi agli alunni con disabilità».

              *Cui Anffas Onlus aderisce