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NASCE UN FONDO DA 60 MILIONI DI EURO PER I CAREGIVER FAMILIARI

Fonte www.vita.it La Commissione Bilancio del Senato ha approvato l’istituzione di un fondo da 20 milioni di euro annui, per ciascuno dei prossimi tre anni, per il sostegno dei caregiver familiari. L’emendamento è stato approvato all’unanimità e porta la prima firma della senatrice Laura Bignami, del Movimento X, che per tutta la legislatura ha lavorato su questo tema.

Bignami ha presentato uno dei tre ddl sul tema in Commissione Lavoro e Previdenza Sociale, per cui da fine settembre c’è un testo unificato, come pure gli emendamenti che nei giorni scorsi avevano raccolto oltre 130 firme e che chiedevano «subito, senza se e senza ma» l’anticipo dell’età pensionabile di un anno ogni cinque di servizio prestato come caregiver, lo svincolo dai requisiti per l’accesso all’anticipo pensionistico eliminando per i caregiver la soglia dei 63 anni di età, la contribuzione figurativa per l’accesso alla pensione.

Questo invece il testo dell’emendamento riformulato ed approvato oggi: «Art. 30-bis, Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare. È istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020. Il fondo è destinato alla copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare, come definito al comma 2. Si definisce caregiver familiare la persona che assiste e si prende cura del coniuge, di una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro il secondo grado ovvero, nei soli casi indicati dall’articolo 33 comma 3 della legge 104/1992, anche di un familiare entro il terzo grado, che a causa di malattia, infermità o disabilità anche croniche o degenerative non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisogno di assistenza globale e continua di lunga durata o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 18/1980».

Laura Bignami, che solo sabato sul proprio sito sottolineava come «con la nuova formulazione i fondi potrebbero essere destinati a troppe fattispecie, distraendoli dai caregivers veri e propri», definisce un successo quello di oggi: «raggiungiamo l’obiettivo di dare una definizione e quindi un riconoscimento giuridico ai caregiver familiari, che svolgono un ruolo fondamentale e sussidiario a quello che è il servizio di assistenza erogato dallo Stato: finalmente esistono per lo Stato. Certo, rispetto alle richieste della legge è un inizio, ma intanto è importante il fatto che questo emendamento abbia la firma di tutti capigruppo e sia stato votato all’unanimità. Quello di oggi è un riconoscimento collettivo del Senato per i caregiver, un abbraccio del Parlamento e sono contenta sia anche un riconoscimento del lavoro che ho fatto e che non avrei mai potuto fare da sola: non avendo io un partito, è un risultato di tutti quanti. Il senatore Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro e secondo firmatario dell’emendamento, in un’agenza ha detto questo è il primo pezzo di puzzle ed è così, il successo è che la figura di chi assiste persone con disabilità è riconosciuta e che ci sono 60 milioni a disposizione per loro. Per chi, come, quanto? Quello lo stabilirà la legge».

Ciò che la senatrice vuole sottolineare è che il fatto che l’emendamento di fatto ricomprenda nella definizione di caregiver tutti coloro che assistono una persona con la 104 o con l’indennità di accompagnamento, «non significa che tutte queste persone avranno il medesimo trattamento, la legge definirà l’accesso, faccio un esempio semplice, nella legge si parla del diritto a un’assistenza psicologica per il caregiver, può essere che quella venga data a tutti, mentre per avere i contributi figurativi e l’anticipo dell’età pensionabile ci vorranno determinati requisiti. Non ha senso dividere i 20 milioni di euro annui per le persone che hanno la 104 in Italia, non si tratta di questo».

Il senatore Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro, ha già scritto che «ora potremmo tentare l’approvazione di un testo unificato e dotato di copertura attraverso l’unanime scelta della Commissione riunita in sede legislativa se la data di scioglimento delle Camere lo consentirà. Daremmo finalmente una risposta alla domanda di tutela che sale dai molti invisibili che donano se stessi, ogni giorno, alla cura di un familiare gravemente disabile»: significa un iter più rapido per la legge, che verrebbe approvata dalla Commissione Lavoro senza dover passare poi dall’Aula.

È d’accordo sulla sede legislativa anche Anna Maria Parente, capogruppo Pd in Commissione Lavoro: i senatori Pd di quella Commissione nei giorni scorsi avevano presentato un emendamento proprio per la creazione di questo fondo, con la richiesta di 60 milioni per il triennio 2018-2020: «Possiamo farcela, perché l’emendamento di oggi è stato votato da tutte le forze politiche. Si rende visibile un impegno di cura prezioso e delicato, che avrà ora il riconoscimento da parte pubblica. Quello di oggi è un primo passo, abbiamo delle risorse e una definizione, ora serva fare una buona legge. La definizione è larga? Permette di ricomprendere fra i caregiver chi assiste una persona con una malattia degenerativa, come il Parkinson o l’Alzheimer. La nostra idea di fondo è che il caregiver sia inserito dentro la rete dei servizi e che benefici di attenzioni politiche trasversali, dal fisco al lavoro, come già accade in alcune Regioni».

Per la senatrice Bignami «saranno gli interventi legislativi previsti dalla norma approvata che dovranno definire in modo puntuale, anche al fine di evitare gli abusi, non solo gli ambiti di utilizzo del fondo ma anche la platea degli aventi diritto alle misure di sostegno. Mi auguro quindi che, pur nel poco tempo che ci resta prima della fine della legislatura, si riesca ad approvare il disegno di legge sul Caregiver Familiare, il cui esame è fermo in commissione lavoro del Senato».

«Se tutto finisce qui non possiamo essere soddisfatti, perché non è possibile discriminare in modo così forte i caregiver familiari – che non sono tutti uguali – trattandoli tutti allo stesso modo», è la reazione di Maria Simona Bellini, presidente del Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili.

«Il riconoscimento formale è importante ed è un primo step, ma ora è importante che con queste risorse, che non sono tantissime, si intervenga dando sostegni reali a partire dalle persone con situazioni più gravose. Il fondo è esiguo, se deve servire indistintamente per chi assiste 3 milioni di persone con disabilità, sono poco più di 7 euro all’anno, mentre c’è una differenza oggettiva tra chi si fa carico dell’assistenza di una persona H24, perché ha bisogno di una assistenza globale e continua come dice la legge 104 e chi assiste una persona con una disabilità meno impegnativa dal punto di vista assistenziale. Il rischio è che non arrivino sostegni reali, perché il numero delle persone è talmente ampio… Il Commissione Lavoro c’è un ddl, quella è la sede per mettere a punto una legge che dia dei sostegni reali a chi ne ha più diritto».

Per approfondire leggi il comunicato di Anffas Onlus sull’argomento cliccando qui

Leggi l’articolo “Il caregiver familiare. Invisibile, ma indispensabile”

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    CONSIGLIO NAZIONALE DEI COMMERCIALISTI, UNA CIRCOLARE SULLA RIFORMA DEL TERZO SETTORE

    Fonte www.nonprofitonline.it – Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha pubblicato, grazie anche all’intervento dell’apposito “Gruppo di lavoro per la riforma del Terzo settore” e di qualificati esperti esterni, la Circolare “Riforma del Terzo settore: elementi professionali”.

    Il documento rientra in un più ampio progetto per mezzo del quale la categoria intende fornire agli iscritti all’albo e agli operatori elementi interpretativi e operativi autorevoli con cui poter approcciare gli aspetti più significativi della Riforma. Nel corso dei mesi luglio e agosto di quest’anno il Governo ha pubblicato i decreti di attuazione della legge delega 106/2016, realizzando una revisione organica del mondo no profit. Nello specifico il d.lgs 117/2017 recante il “Codice del Terzo settore” regolamenta in modo complessivo la disciplina degli enti del Terzo settore, intesi quali enti non lucrativi che perseguono “finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale”.

    “I commercialisti – afferma il presidente del Consiglio nazionale, Massimo Miani – sono sempre stati particolarmente attenti alla Riforma, consci anche del fatto che le organizzazioni non lucrative, per poter perseguire le proprie finalità ideali fruendo anche di condizioni agevolative, devono essere in grado di disporre di una disciplina chiara e coerente con l’attività svolta”.

    “La nostra professione – prosegue Miani – è storicamente coinvolta a vario titolo nella gestione degli enti che appartengono al Terzo settore, la cui amministrazione spesso richiede un sapere tecnico specialistico. È nostra convinzione, quindi, che una riforma assai articolata come quella commentata necessiti di un dibattito ampio, che possa risultare in grado di fornire soluzioni condivise e consolidate, così da poter dirimere gli eventuali dubbi che possono sorgere nella lettura operativa dei testi di legge. Il presente contributo del Consiglio è volto a dare una prima interpretazione da parte di esperti della materia alle disposizioni che interessano più da vicino gli aspetti professionali”.

    La Circolare analizza le tematiche di sicuro interesse per i professionisti come l’ambito di applicazione dei testi di legge emanati e il coordinamento con le norme del codice civile, gli aspetti di amministrazione e controllo, la funzione e la disciplina generale del Registro unico nazionale del Terzo settore, la normativa fiscale, la regolamentazione degli specifici enti del Terzo settore (tra cui l’esame delle norme dell’impresa sociale a cui è stato dedicato l’apposito d.lgs 112/2017), il 5 per mille su cui si è concentrata il d.lgs 111/2017.

    La Riforma sarà completata dall’emanazione di una serie di decreti regolamentativi a cui spetterà la definizione di aspetti cruciali in materia fiscale, organizzativa, operativa e di definizione di strumenti operativi.

    I commercialisti sottolineano come deve ancora essere posta in essere la struttura che reggerà il Registro, strumento che il Consiglio ha da sempre considerato come elemento fondamentale per la realizzazione di un sistema trasparente e, per questo, garante degli interessi degli stakeholder.

    “Stante l’ampiezza della materia trattata – afferma il Consigliere delegato al no profit, Maurizio Postal – sono già sorte problematiche operative da risolvere anche con riferimento al periodo transitorio. Per tale motivo la Circolare affronta in modo tecnico anche la fase del passaggio alle nuove previsioni, cercando di dare una risposta agli interrogativi posti da parte dei colleghi. Il documento, in questa prospettiva, rappresenta un passaggio verso ulteriori progetti in materia che comprendono la programmazione di eventi formativi replicabili sul territorio, la pubblicazione di ulteriori documenti di aggiornamento e approfondimento, nonché la presentazione al Governo di proposte di emendamenti correttivi, volte a raccogliere le osservazioni pervenute sul tema, ritenute significative per consentire un’applicazione in linea con la ratio normativa e tecnicamente appropriata”.

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      CONVENZIONE ONU IN AFRICA E ASIA: DUE SEMINARI AD HOC

      Fonte www.un.org – La Divisione per la politica sociale e lo sviluppo del Dipartimento degli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (Division for Social Policy and Development of the United Nation Department of Economic and Social Affairs) ha organizzato due seminari regionali sullo sviluppo delle capacità per la ratifica e l’attuazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD).

      Il seminario tenutosi ad Addis Abeba, in Etiopia, dal 7 al 9 novembre 2017, ha offerto una formazione sulla CRPD utilizzando il “Disability Toolkit for Africa”* I partecipanti, inclusi funzionari governativi e rappresentanti delle organizzazioni delle persone con disabilità provenienti dai paesi sub-regionali dell’Africa orientale, hanno discusso le migliori pratiche e le lezioni apprese nel promuovere politiche di sviluppo inclusivo e lo sviluppo di programmi per le persone con disabilità per l’attuazione della CRPD.

      Il secondo seminario si è tenuto a Dushanbe, in Tagikistan, dal 13 al 17 novembre 2017 in stretta collaborazione con il governo del Tagikistan, la squadra nazionale delle Nazioni Unite e altri partner, comprese le organizzazioni per la disabilità della regione dell’Asia centrale. I partecipanti della regione hanno discusso le esperienze nazionali nella firma e nella ratifica della CRPD, nonché l’effettiva attuazione, il monitoraggio e la valutazione della Convenzione.

      Il Disability Toolkit for Africa è stato sviluppato dal Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (UNDESA), divisione per le politiche sociali e lo sviluppo (DSPD). È progettato per il contesto africano e mira a:

      • Fornire strumenti pratici su varie questioni relative alla disabilità a funzionari governativi, membri del parlamento, funzionari pubblici e civili a tutti i livelli, organizzazioni di persone disabili (DPO) e tutti coloro che sono interessati all’inclusione di persone con disabilità nella società e nello sviluppo

      • sostenere l’attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) e lo sviluppo inclusivo della disabilità

      • Offrire esempi di buone pratiche da molti paesi della regione africana

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        EUROPEAN DISABILITY AND DEVELOPMENT WEEK

        Fonte www.edf-feph.org – Inizierà il 3 dicembre, giornata internazionale delle persone con disabilità, è terminerà il 10 dicembre, la European Disability and Development Week, la Settimana Europea della Disabilità e dello Sviluppo, iniziativa che ha come obiettivo sensibilizzare l’Unione Europea e i suoi Stati Membri in merito ai diritti delle persone con disabilità, promuovere l’attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD ONU) e rafforzare i collegamenti tra la CRPD e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

        Tra gli eventi previsti anche un semnario dal titolo “Bridging the Gap – European commitment for the inclusion of Persons with Disabilities in Development Cooperation” in cui si dicuterà  del contributo che l’UE e il progetto Bridging the Gap possono dare per l’inclusione delle persone con disabilità nello sviluppo internazionale, trasformando gli impegni politici in azioni concrete.

        Per informazioni il programma è disponibile cliccando qui (testo in lingua inglese)

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          SEMPRE PIÙ CHIARA LA CONNESSIONE TRA NON AUTOSUFFICIENZA E IMPOVERIMENTO

          Fonte www.superando.it – Nel corso del nono Forum della Non Autosufficienza (e dell’autonomia possibile), appuntamento nazionale rivolto in particolare ai professionisti e agli operatori dei servizi, svoltosi nei giorni scorsi a Bologna, a cura di Maggioli Editore, è stato Cristiano Gori, sociologo, professore all’Università di Trento e coordinatore dell’NNA (Network Non Autosufficienza), a delineare i tratti essenziali del tema in Italia.

          Gori si è soffermato in particolare sul prevalere dei trasferimenti in denaro sui servizi (55% contro 45%); sull’andamento calante del finanziamento alle varie tipologie di servizi (residenze; assistenza a casa; sostegno economico); sull’emergere di idee riguardanti la necessità di abbassare la qualità dei servizi; nonché su un “eterno” interrogativo: garantire cioè più copertura, tramite servizi a più persone o più intensità, senza quindi aumentare la platea, ma l’intensità di cura ai casi più gravi?

          Tra le altre esigenze più sentite dalle famiglie, è emersa poi la necessità di un aiuto anche nei percorsi, sia informativo che di consulenza, su sanità, badanti, contributi, ausili, barriere, agevolazioni sul lavoro e invalidità. Tra i temi nuovi che si affacciano all’orizzonte, invece, Gori si è soffermato sulla sempre più chiara connessione tra non autosufficienza e percorsi di impoverimento, che cresce nelle famiglie con anziani medio-gravi e in quelle ove il carico assistenziale incide più del 20% del reddito disponibile.

          Questo anche a fronte di un dato generale che, almeno percentualmente, dal 2006 al 2012 vede un calo della povertà assoluta nelle famiglie con un anziano rispetto all’insieme di tutte le famiglie.

          Si tratta naturalmente di dati facilmente riproducibili anche per le situazioni di famiglie in cui vi sia una persona con disabilità non anziana, essendo ormai un dato consolidato che la condizione di disabilità è al tempo stesso causa ed effetto di povertà.

          È stata infine confermata la necessità di diversificare l’offerta di servizi in quella grande “terra di nessuno” sospesa tra servizi residenziali per anziani gravi e assistenza a casa per le situazioni meno compromesse, tra realtà ospedaliera e realtà dei servizi territoriali, tra famiglie che hanno buoni redditi e si gestiscono da sole e famiglie con redditi bassi che accedono ai servizi sociali. Sembra dunque che proprio come in politica, anche nella non autosufficienza la corsa sia al centro.

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            REDDITO DI INCLUSIONE AL VIA DAL 1° DICEMBRE

            Fonte www.lavoro.gov.itNon solo un sussidio economico, ma soprattutto un programma di inserimento sociale e lavorativo che punta alla riconquista dell’autonomia delle famiglie più vulnerabili attraverso la valorizzazione e lo sviluppo delle competenze. È questa la strategia alla base del Reddito di inclusione (REI), contenuta nella prima legge organica contro la povertà introdotta nel nostro Paese, che diventerà pienamente operativa dal prossimo 1° dicembre.

            Ne hanno parlato a Milano, a margine della presentazione del convegno “Contro la povertà, la sfida del reddito di inclusione”, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, il direttore generale per la lotta alla povertà e per la programmazione sociale, Raffaele Tangorra, il presidente dell’INPS, Tito Boeri, l’assessore Politiche Sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, e il portavoce Alleanza contro la povertà, Roberto Rossini.

            L’incontro ha offerto l’occasione di chiarire il funzionamento della nuova misura introdotta dal decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017, ed illustrato il percorso di definizione e rafforzamento della rete dei servizi territoriali che ne sostiene l’operatività, anche attraverso le risorse del PON Inclusione.

            “Il Reddito di inclusione (REI) è oggi uno strumento importante, è un passo lungo un percorso che era partito con il sostegno all’inclusione attiva (SIA) e che continuerà nel tempo, perché abbiamo bisogno di costruire una infrastruttura e un modo di lavorare condiviso tra tutti gli attori”, ha detto il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti. Una misura che, in questa prima fase di applicazione, si rivolge ad un bacino di 1,8 milioni di persone e 500mila nuclei famigliari, ma che presto potrà ampliare la sua portata, quando – a luglio – “la platea dei potenziali beneficiari aumenterà a oltre 700mila famiglie per arrivare a un bacino di 2,5 milioni di persone”, perché verranno meno i vincoli dei requisiti famigliari previsti nella prima fase di applicazione.

            La portata e i risultati degli interventi, tuttavia, non sono scontati: molto dipenderà dalla capacità del “sistema” composto dai diversi attori convolti di raggiungere e prendere in carico i potenziali beneficiari delle misure.

            “Il lavoro è lungo e complesso – ha spiegato Poletti – quando parliamo di povertà parliamo di fenomeni sociali complessi e delicati, tanto che è sempre più necessario ragionare di lotta ‘alle’ povertà. Non esiste solo una povertà e non c’è solo il problema di reddito, ma anche di povertà educativa e abitativa. Per questo dobbiamo costruire organicamente delle politiche che siano in grado di tenerne conto”.

            Il successo degli interventi dipenderà dalle sinergie finalizzate a raggiungere le persone bisognose di sostegno che si dovranno sviluppare tra i diversi attori coinvolti. “Se c’è qualcuno che pensa che questo tema possa essere risolto dal ministero o da un comune o da una associazione, commette un errore gigantesco – ha sottolineato il Ministro – la misura avrà successo, non tanto per il numero di beneficiari o per l’importo erogato, ma se saremo in grado di costruire una infrastruttura, una rete di servizi, una comunità accogliente in grado di aiutare a uscire da condizioni di difficoltà e povertà”.

            Il REI è finanziato con le risorse del fondo povertà: 1,845 miliardi di euro in parte destinati a rafforzare i servizi. Il punto di partenza erano stati i 50 milioni di euro una tantum del 2012. La svolta è avvenuta nel 2017 con il nuovo SIA, il sostegno per l’inclusione attiva, che il governo ha inserito come misura ponte fino all’introduzione del REI.

            Ma la legge di bilancio in discussione in Parlamento già rilancia: 300 milioni di euro in più nel 2018, 700 nel 2019, 900 dal 2020. Tenuto conto del PON Inclusione, dal 2020 si sfiorano i 3 miliardi di euro.

            “Il fatto di aver messo nella legge il fondo alla povertà – ha concluso il Ministro Poletti – è la prima garanzia che queste cose le potremo fare. Sappiamo che nei prossimi anni avremo le risorse. Sta a noi adesso”.

            Per informare i cittadini sulle novità introdotte dalla riforma, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha avviato una campagna di informazione che, da oggi, sarà diffusa sui media.

            Per ulteriori informazioni sul REI consulta la pagina dedicata sul sito del Minisero del Lavoro e delle Poltiche Sociali cliccando qui

            Per approfondire leggi l’articolo “L’infrastruttura sociale? Senza un volano, somiglia a una rete piena di buchi”

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              DOMANDA PER REDDITO DI INCLUSIONE 2018

                                                  

              www.disabili.com – Entra nella fase operativa la legge delega per il contrasto alla povertà e il riordino delle prestazioni sociali: dal 1 dicembre 2017 si potrà presentare domanda per accedere al ReI, il Reddito di Inclusione, introdotto dal decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017. Si tratta di una misura che sostituisce il precedente Sostegno per l’Inclusione Attiva, per supportare nuclei familiari con Isee molto basso, attraverso un contributo economico fino ad un massimo di 485 euro al mese. Il beneficio è condizionato alla prova dei mezzi e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all’affrancamento dalla condizione di povertà. Vi avevamo già parlato qui del reddito di inclusione e persone con disabilità; qui riassumiamo così, chi ne ha diritto, e come richiederlo.

              REQUISITI

              Per l’erogazione del REI sono state individuate alcune fasce di popolazione individuate tra le più bisognose. Per queste, ci sono alcuni requisiti:

              – di residenza e soggiorno

              – familiari

              – economici

              REQUISITI FAMILIARI

              I beneficiari sono individuati tra i nuclei familiari con:

              – figli minorenni OPPURE con figli con disabilità (anche maggiorenni) OPPURE 

              – donna in stato di gravidanza OPPURE

              – componenti disoccupati che abbiano compiuto 55 anni

              REQUISITI DI RESIDENZA E SOGGIORNO 

              Possono richiedere il Rei:

              – cittadini italiani

              – cittadini comunitari

              – familiari di cittadini italiani o comunitari, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro, titolari del diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente

              – cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo

              – titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria) che siano residenti in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda

              REQUISITI ECONOMICI

              I beneficiari sono individuati anche sulla base dell’ISEE e delle sue componenti reddituali e patrimoniali. Per accedere al REI, infatti, il nucleo familiare deve essere in possesso congiuntamente di:

              1. un valore ISEE in corso di validità non superiore a 6 mila euro

              2. un valore ISRE (l’indicatore reddituale dell’ISEE diviso la scala di equivalenza) non superiore a 3 mila euro

              3. un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20 mila euro

              4. un valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10 mila euro (ridotto a 8 mila euro per la coppia e a 6 mila euro per la persona sola).

              ALTRI REQUISITI

              Fatti salvi i requisiti sopra esposti, inoltre, nessun componente del nucleo deve:

              – percepire prestazioni di assicurazione sociale per l’impiego (NASpI) o di altro ammortizzatore sociale di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria; possedere autoveicoli e/o motoveicoli immatricolati la prima volta nei 24 mesi antecedenti la richiesta (sono esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità);

              – possedere navi e imbarcazioni da diporto (art.3, c.1, d.l.gs. 171/2005)

              AMMONTARE DEL BENEFICIO 

              Il beneficio economico sarà proporzionale alla differenza tra il reddito familiare e una soglia, che anche la soglia reddituale d’accesso. Al reddito familiare si sottraggono le spese per l’affitto (fino a un massimo di 7 mila euro, incrementato di 500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo, come avviene per l’ISEE) e il 20% del reddito da lavoro dipendente (fino ad un massimo di 3 mila euro, come avviene per l’ISEE).

              La soglia è pari per un singolo a 3 mila euro e riparametrata sulla base della numerosità familiare per mezzo della scala di equivalenza dell’ISEE. In sede di prima applicazione, la soglia è considerata al 75%. Il beneficio per ogni nucleo familiare non potrà essere superiore all’assegno sociale (valore annuo, 5.824 euro; ovvero circa 485 euro al mese). Se i componenti del nucleo familiare ricevono già altri trattamenti assistenziali, il valore mensile del REI è ridotto del valore mensile dei medesimi trattamenti, esclusi quelli non sottoposti alla prova dei mezzi (indennità di accompagnamento).

              Il beneficio economico è concesso per un periodo massimo di 18 mesi e non potrà essere rinnovato prima di 6 mesi. In caso di rinnovo, la durata è  fissata in 12 mesi

              COME PRESENTARE DOMANDA

              La domanda va presentata dall’interessato o da un componente del nucleo familiare presso i punti per l’accesso al REI che verranno identificati dai Comuni/Ambiti territoriali.

              1. Il Comune raccoglie la domanda, verifica i requisiti di cittadinanza e residenza e la invia all’Inps entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione e nel rispetto dell’ordine cronologico di presentazione.

              2.L’Inps, entro i successivi 5 giorni verifica il possesso dei requisiti e, in caso di esito positivo, riconosce il beneficio. Il versamento del beneficio è condizionato all’avvenuta sottoscrizione del Progetto personalizzato e decorre dal mese successivo alla richiesta. Il beneficio economico viene erogato mensilmente attraverso una Carta di pagamento elettronica (Carta REI);

              LA CARTA REI

               La Carta REI è gratuita e funziona come una normale carta di pagamento elettronica:

              – deve essere usata solo dal titolare 

              – può essere usata per prelevare contante entro un limite mensile non superiore alla metà del beneficio massimo attribuibile

              Inoltre:

              – permette gli acquisti in tutti i supermercati, negozi alimentari, farmacie e parafarmacie abilitati al circuito Mastercard

              – permette il pagamento delle bollette elettriche e del gas presso gli uffici postali

              – dà diritto a uno sconto del 5% sugli acquisti nei negozi e nelle farmacie convenzionate, con l’eccezione degli acquisti di farmaci e del pagamento di ticket

              – può essere utilizzata negli ATM Postamat per controllare il saldo e la lista movimenti