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SCUOLA E DISABILI: I PREGIUDIZI PRESENTATI COME VALORI

Fonte comunicato stampa Fish* – È di ieri la pubblicazione di un articolo di denuncia de “la Repubblica” dal significativo titolo: “Qui niente poveri né disabili”: le pubblicità discriminatorie dei licei.

L’articolista (Corrado Zunino) ha effettuato una verifica su documenti pubblici e presenti nel portale istituzionale “Scuola in chiaro” del Ministero dell’Istruzione. In quel sito ogni istituto pubblica il proprio Rapporto di autovalutazione, cioè un documento pensato per orientare ragazzi e famiglie nella scelta della scuola.

Ebbene il pezzo, cui va il merito di aver portato all’evidenza gravi atteggiamenti discriminatori, riporta come troppi licei, di varie città, presentino come propri punti di forza, che favorirebbero “la coesione” e “l’apprendimento”, l’assenza tra gli alunni di ragazzi di origine straniera, poveri e con disabilità.

“Riteniamo gravissimo che proprio quei luoghi che dovrebbero rappresentare il luogo primario di promozione dell’inclusione e di rigetto della discriminazione siano invece i veicoli del pregiudizio e dello stigma. – stigmatizza Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Sono episodi che riportano indietro le lancette di decenni, che provocano repulsione non solo per l’ignoranza che non dovrebbe albergare nella scuola, ma anche l’insulto a milioni di persone con disabilità e loro familiari. Sì, molta strada è stata percorsa, ma di fronte a questi rigurgiti discriminatori comprendiamo che ce n’è ancora molta davanti a noi.”

La notizia ha provocato diffusa indignazione non solo nel movimento delle persone con disabilità, ma anche fra chi, all’interno del mondo scolastico, da anni si impegna per contrastare la discriminazione, per favorire l’inclusione di tutti considerando quello delle differenze un valore aggiunto e non un elemento da emarginare o escludere.

“Il retropensiero, subdolo e strisciante, che i bambini con disabilità siano un ostacolo è emerso in modo esplicito. E questo è gravissimo. Bene ha fatto il Ministro Fedeli – prosegue Falabella – a replicare immediatamente con una propria dichiarazione ufficiale di condanna e ad attivare un attento monitoraggio dei Rav in riferimento a questo tipo di episodi.”

*Cui Anffas Onlus aderisce

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    Parte anche in Calabria il Dopo Di Noi

    Legge N. 112 del 2016 “ DOPO DI NOI “Disposizioni in materia di assistenza in favore di persone con disabilità grave prive del sostegno familiare. Parte anche in Calabria il Dopo Di Noi, Legge n.112 del 2016, che mette a disposizione risorse a favore di persone con disabilità grave (Art. 3 comma 3 legge 104/92)che presentano i seguenti requisiti:

    • la condizione di disabilità non sia determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità;-
    • siano prive di sostegno familiare in quanto, alternativamente:
    • mancanti di entrambi i genitori;
    • con genitori non più in grado di fornire l’adeguato sostegno;

    in vista del venir meno del sostegno familiare.In Calabria le risorse a disposizione ammontano a €4.362.200,00 relative agli anni 2016 e 2017. Tali somme sono state divise per ambiti territoriali. Il comune di Corigliano Calabro dispone di €108.106,58 Sul sito del comune è disponibile la documentazione necessaria per accedere al progetto DOPO DI NOI.

    Gli interventi che Regione Calabria ha definito di finanziare con questo Fondo sono quelli di natura:
    Interventi infrastruttuli
    – Sostegno per ristrutturazione, miglioramento dell’accessibilità (eliminazione barriere), adeguamenti per la fruibilità dell’ambiente domestico (domotica ossia la gestione coordinata, integrata e computerizzata degli impianti tecnologici), per la messa a norma degli impianti,
    – Sostegno spese di locazione/spese condominiali

     Interventi gestionali
    – Sostegno accompagnamento all’autonomia
    -Sostegno residenzialità (Gruppo appartamento, soluzioni di Cohousing/Housing)
    – Sostegno per pronto intervento.
    – Interventi Infrastrutturali

    Lo strumento per attivare il percorso della legge è la predisposizione del progetto individuale secondo art.14 della legge 328 del 2000. Il progetto deve essere costruito sulla base degli esiti della valutazione multidimensionale e tenere in considerazione sia le abilità e capacità della persona, nonché le sue aspettative/motivazioni, in tutte le dimensione del vivere quotidiano. Tutto ciò in attuazione di quanto previsto dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006, ratificata dal nostro Stato nel 2009. La Convenzione Onu, infatti, impone di considerare le persone con disabilità non più per le loro limitazioni in sé (modello sanitario dell’ICDH) o non più solo per la relazione che si crea tra tali limitazioni e l’ambiente circostante (modello biopsico-sociale dell’ICF), ma per il loro essere PERSONE e, quindi, con il diritto intrinseco di avere, come ciascuna persona, un proprio percorso di vita, da poter sviluppare, in condizioni di pari opportunità con tutti gli altri, attraverso i giusti supporti e sostegni (modello dei diritti umani).

    Anffas Onlus Corigliano

     

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      NUOVI LEA E NUOVO NOMENCLATORE TARIFFARIO DEGLI AUSILI

      Fonte www.superabile.it – Il 28 febbraio scade il termine ultimo per il secondo aggiornamento dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza). A fronte del mancato apporto delle modifiche richieste al dPCM, le Associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità ribadiscono quanto sia inappropriato l’utilizzo della gara d’appalto, per la fornitura di ausili destinati a persone con disabilità gravissima.

      Scooter, sedie a ruote elettriche, protesi acustiche, solo per fare alcuni esempi hanno spesso costi insostenibili per una persona o una famiglia media, soprattutto se consideriamo che gli stessi necessitano nell’arco della vita, di essere sostituiti a causa dell’usura dei materiali, per obsolescenza tecnologica, per mutamento delle condizioni psicofisiche del paziente.

      Fondamentale dunque, che il Sistema Sanitario Nazionale si prefigga di coprire in misura importante, la spesa per la fornitura.

      Facciamo il punto: la Legge di Stabilità dell’anno scorso ha vincolato 800 milioni di euro per l’aggiornamento dei Lea. Il centro di tutto è il decreto tariffe che recepisce le nuove prestazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale, le valuta e stabilisce un prezzo. Del decreto e della tariffazione si sono occupati gli uffici preposti all’interno dei ministeri della Salute e dell’Economia.

      Un ultimo, ma decisivo passo resta da compiere: fare approdare il tutto alla Conferenza Stato-Regioni. Tempi? Confidiamo che con la primavera sboccino anche i nuovi LEA. Il rischio è quello di nuocere, proprio a coloro che hanno assoluto bisogno di un intervento ed una valutazione personalizzata dei propri bisogni di cura. Le Asl si trovano infatti, nella situazione di poter fornire solo gli ausili presenti nel vecchio nomenclatore con le vecchie tariffe.

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        DONNE VITTIME DI VIOLENZA: PUBBLICATE LE LINEE GUIDA OSPEDALIERE

        Fonte www.pariopportunita.gov.it – Sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 30 gennaio 2018 le Linee guida nazionali di indirizzo e orientamento per le Aziende sanitare e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e di assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza. Le linee guida, previste dalla legge di Stabilità del 2016, tracciano un percorso per le donne che subiscono violenza affinché sia garantita loro un’adeguata e tempestiva presa in carico, dal triage fino all’accompagnamento e/o orientamento, se consenzienti, ai servizi pubblici e privati dedicati presenti sul territorio.

        Delle specifiche, inoltre, vi sono relativamente al rapportarsi con le donne con disabilità: vi è scritto, ad esempio, di “utilizzare una corretta comunicazione con un linguaggio semplice, comprensibile e accessibile anche alle donne con disabilità sensoriale, cognitiva o relazionale” e vi è l’indicazione di “attivare, per donne con disabilità, ove encessario, la presenza di figure di supporto”.

        Anche nella sezione dedicata alla formazione professionale degli operatori vi è specificata la necessità di organizzare dei moduli formativi e di aggiornamento, appunto, per fornire una adeguata conoscenza di base del fenomeno della violenza maschile contro le donne in merito a “tutela delle categorie vulnerabili quali donne con disabilità, donne in gravidanza, ecc”.

        Il testo delle Linee Guida è disponibile cliccando qui

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          56MA SESSIONE DELLA COMMISSION FOR SOCIAL DEVELOPMENT

          Fonte www.un.org – Si sta svolgendo in questi giorni, e si chiuderà il 7 febbraio, la cinquantaseiesima sessione della Commissione per lo Sviluppo Sociale (CSocD56) presso la sede delle Nazioni Unite che ha come tema prioritario “Strategie per sradicare la povertà per raggiungere sviluppo sostenibile per tutti” e che tra le tavole rotonde in programma ne vede anche una dedicata alla disabilità dal titolo “Verso uno sviluppo inclusivo, resiliente e sostenibile: un approccio basato sull’evidenza dell’integrazione della disabilità nell’attuazione, monitoraggio e valutazione dell’Agenda 2030”.

          Per maggiori informazioni clicca qui (pagina in lingua in linguan inglese)

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            IL DOPO DI NOI È FINALMENTE INIZIATO

            Fonte www.vita.it Il dopo di noi è cominciato, finalmente. La Lombardia è la prima regione in cui i progetti di vita di persone con disabilità sono stati redatti, valutati, finanziati con le risorse del Fondo nazionale per il dopo di noi e anche avviati. La legge 112/2016 a un anno e mezzo abbondante dalla sua entrata vede così i suoi primi frutti, benché in molte altre zone d’Italia ci siano ritardi e difficoltà oggettive a dare attuazione alla norma.

            Un primo tassello, che dice però che “si può fare”. 1.628 progetti di vita In Lombardia, dove gli uffici regionali nei mesi scorsi su 29mila persone con disabilità avevano individuato 3.500 persone come “prioritarie” rispetto alla legge 112/2016, sono state presentate 1.628 domande, una buona risposta per una misura al suo debutto e in più decisamente di rottura rispetto alle misure viste in passato.

            Molte istanze già contenevano delle idee progettuali: le valutazioni multidimensionali sono state concluse entro il 31 dicembre e in questo momento i Piani di Zona insieme alle persone con disabilità, ai loro familiari e ai vari fornitori di sostegni stanno costruendo i progetti, che partiranno appena le risorse verranno erogate. Alcuni progetti anzi sono già partiti e con le risorse della legge 112 potranno consolidarsi.

            Al cuore della legge sul dopo di noi c’è il desiderio di sostenere le persone con disabilità in percorsi di autonomia abitativa, affinché possano decidere autonomamente dove, come e con chi vivere la loro vita adulta, in maniera gradualmente indipendente dai genitori, in una casa che sia una vera casa e non necessariamente un istituto o un servizio speciale. Delle 1.628 domande presentate in Lombardia, 86 chiedono un contributo per la ristrutturazione di casa, 113 per l’affitto, 114 per un pronto intervento. 275 domande riguardano invece un sostegno alla residenzialità, il cuore innovativo della legge 112/2016: per 130 persone si parla di un gruppo appartamento sostenuto da un ente gestore; per 57 di un gruppo appartamento autogestito, per 50 persone di housing e co-housing, mentre 38 progetti devono ancora essere meglio definiti nella tipologia dell’abitare.

            Sono 275 progetti di vita che consentiranno a 275 persone con disabilità di vivere la loro vita, in un appartamento, come tutti: alcuni progetti vanno a consolidare percorsi già avviati, altri sono nuovi.

            Costituiscono invece a tutti gli effetti una novità i 1.239 percorsi di accompagnamento per cui è stata presentata domanda. Si tratta di una novità in quanto con le risorse della legge 112/2016 questi progetti dovranno promuovere il distacco e l’emancipazione dei figli dai genitori.

            «Significa che 1.239 persone con grave disabilità, che nella maggior parte dei casi oggi frequentano verosimilmente un servizio diurno, hanno detto, insieme alle loro famiglie, “proviamo a sperimentare il distacco dai genitori”; proviamo a costruire il dopo di noi durante noi. Sono persone e famiglie che non si sono fermate ad aspettare l’arrivo di un posto letto in un servizio residenziale ma hanno avuto il coraggio di fare un passo avanti», spiega Marco Bollani, direttore della cooperativa sociale Come NOI di Mortara (PV), tecnico fiduciario della Fondazione Nazionale Anffas Dopo di NOI e consigliere regionale di Federsolidarietà Confcooperative.

            La Come NOI ha avviato già nel 2013 un progetto “pilota” che aveva anticipato il dettato normativo della legge 112, il Progetto A Casa MIA, che è stato esteso nel 2017 e che ha generato altre esperienze innovative sullo stesso modello, attraverso una rete territoriale in via di strutturazione, coordinata dalla stessa cooperativa Come NOI.

            Ma 275 persone con disabilità che andranno “a vivere da sole” e 1.239 che ci si avvicineranno gradualmente, in Lombardia, sono tanti o sono pochi?

            «Sono sicuramente pochi rispetto al bisogno complessivo di realizzare percorsi di vita adulta per le persone con disabilità ma sono oggettivamente tanti per promuovere un nuovo modello di presa in carico come quello ipotizzato dalla legge 112/2016», afferma Bollani. «Ma soprattutto sono un segnale davvero importante di spinta e di innovazione da parte delle famiglie, delle persone con disabilità e di chi già le sostiene, che va assunto e accolto fino in fondo». I sogni sono per i coraggiosi «I sogni sono fatti per le persone coraggiose. Per tutti gli altri, ci sono i cassetti»: hanno messo questa frase sulla pagina Facebook dell’Associazione Un nuovo dono: si tratta di un’associazione di genitori che in provincia di Pavia stanno lavorando per realizzare un progetto di convivenza per cinque ragazzi con disabilità gravissima, che oggi vivono in famiglia. Andranno in un appartamento proprio di fianco al Duomo di Pavia, di proprietà di una delle famiglie, messo a disposizione dell’Associazione per il progetto di co-abitazione.

            Le famiglie assumeranno gli assistenti personali e la cooperativa sociale che oggi gestisce il centro diurno frequentato dalla maggior parte dei futuri coinquilini supporterà il progetto fornendo un supporto educativo e pedagogico, supportata a sua volta da un’altra cooperativa sociale del territorio che ha già sperimentato la funzione di case manager.

            «Cosa c’è di bello in questo progetto? La rete. C’è l’associazione di genitori Un Nuovo Dono insieme alla Cooperativa Sociale Solidarietà e Servizi di Busto Arsizio, entrambe supportate dalla cooperativa sociale Anffas Come NOI di Mortara», spiega Bollani. «Questo certifica il fatto che per fare bene il dopo di noi, ogni realtà deve uscire dal proprio “orticello”, per lavorare insieme: ciascuno dei soggetti citati – le famiglie ma anche le realtà associative e gestionali – preso singolarmente non sarebbe riuscito a realizzare il “sogno” di un progetto di co-abitazione. Ma lavorando insieme e investendo ciascuno qualcosa ben oltre il loro mandato, ce l’hanno fatta».

            E allora tornando alla domanda se sia tanto o poco quello che si è mosso sui territori lombardi in risposta al primo appello legato alla legge sul dopo di noi, per Bollani si tratta già di un avvio concreto e reale di un modello differente.

            «In provincia di Pavia, il territorio che conosco meglio, questa legge nel suo primo anno sosterrà 15 progetti di vita: 15 persone che andranno a vivere in tre appartamenti, tutti e tre messi a disposizione dai familiari. Se immaginiamo che nascano tre appartamenti in ogni provincia d’Italia, è già un nuovo modello, è già una alternativa all’istituzionalizzazione. Inoltre in provincia di Pavia ci sono 66 famiglie che faranno percorsi di avviamento al dopo di noi, che orienteranno altre famiglie a muoversi nella stessa direzione, ponendo le basi per progettare altre convivenze in appartamento. Il cambiamento è partito, quello che inizialmente abbiamo costruito come un sentiero sta diventando una strada».

            Un altro progetto ancora, a Voghera – curato da Fondazione Anffas Dopo di Noi di Voghera, sostenuto anch’esso dalla cooperativa sociale che gestisce il centro diurno (Coop. Soc. Marta di Sannazzaro) – prevede il recupero di una struttura con più di cinque posti, dove verranno abbinati in maniera originale un appartamento per cinque persone (già attivo), mentre altre cinque persone faranno avviamento all’autonomia, dopo un primo progetto sperimentale di avviamento anch’esso seguito dalla Come NOI.

            «Occorre sottolineare che questo “movimento” in provincia di Pavia è stato sostenuto e coltivato da un investimento della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia, che nel 2017 ha promosso un bando specifico a supporto dell’attuazione della legge 112/2016, finanziando interventi strutturali e di ammodernamento ma anche interventi formativi come il progetto di formazione per genitori svolto da Anffas Pavia attraverso il Supporto della Come NOI. Un passo fondamentale per informare, formare, preparare le famiglie che hanno bisogno di essere accompagnate non solo sul piano pedagogico, ma anche per assumere fino in fondo il ruolo di attori progettuali che co-progettano i progetti di vita dei figli insieme agli abituali fornitori di sostegni, associazioni, cooperative sociali, fondazioni».

            Punti di forza e criticità

            Quindi l’esperienza della Lombardia, che è riuscita a partire con l’operatività della legge, cosa insegna?

            Marco Bollani vede quattro punti di forza e quattro punti critici. «Laddove, come in Lombardia, l’attuazione della norma è stata realizzata attraverso una concertazione decentrata inter-istituzionale fra Regione, Comuni, ambiti e con il coinvolgimento del Terzo settore sia a livello regionale sia a livello territoriale, l’applicazione della norma è riuscita ad intercettare i bisogni delle persone ed anche gli investimenti di risorse private. Basti pensare che dei 19 percorsi di convivenza in gruppo appartamento della Provincia di Pavia, 15 si realizzano all’interno di abitazioni messe a disposizione dalle famiglie degli interessati, con 3 appartamenti di proprietà degli utenti», sottolinea Bollani. Punto secondo, «determinante ritengo sia stata l’azione di Regione Lombardia nel concertare il piano attuativo con le realtà del Terzo settore e poi disegnare con gli enti locali un piano operativo condiviso, individuando scadenze certe ed obblighi attuativi stringenti pur lasciando agli stessi ambiti ampi spazi di necessaria discrezionalità rispetto all’allocazione delle risorse. In pratica Regione Lombardia ha costruito un’impalcatura applicativa chiara con la possibilità di ogni territorio di adattarla alle domande e alle necessità riscontrate in ambito locale». Infine, «là dove il territorio, coordinato dalle Cabine di Regia ATS ha effettivamente avviato una concertazione sollecita con il mondo associativo e del Terzo settore e probabilmente anche là dove il mondo dell’associazionismo e del Terzo settore aveva svolto un lavoro di investimento informativo durante l’iter di attuazione della legge, sono emerse diverse istanze progettuali anche in tempi molto ristretti, anche con un cospicuo investimento di risorse private da parte delle famiglie. Dove il Terzo settore è stato capace di fare sintesi tra le diverse posizioni in campo tra il mondo della cooperazione sociale e dell’associazionismo, questo ha molto aiutato le istituzioni».

            Gli elementi di criticità invece sono stati «un tempo di attuazione a scadenze troppo ristrette, che ha costretto tutti gli attori a correre per presentare le prime istanze. Forse sarebbe stato più utile avere più tempo per le valutazioni multidimensionali».

            Anche perché il nuovo approccio disegnato dalla norma ha costretto le équipe multi specialistiche ad acquisire in breve tempo i riferimenti metodologici per giungere preparate alla valutazione delle istanze presentate: «da questo punto di vista occorre segnalare l’importanza di tutti i percorsi formativi e di approfondimento messi in atto dalle ATS, dagli ambiti e dalle realtà consortili che hanno dovuto compiere uno sforzo formativo consistente e concentrato in poco tempo per istruire gli operatori impegnati nelle valutazioni multidimensionali», evidenzia Bollani. «In questo modo la difficoltà da parte di tutti gli attori coinvolti a comprendere il cambio di paradigma della norma, si è tramutata in un approfondimento sulla nuova prospettiva di intervento, che sposta l’asse dell’azione di sostegno dalla realizzazione di un servizio alla costruzione di un progetto di vita. Le novità più importanti in tal senso hanno riguardato e tutt’ora riguardano il coinvolgimento della la persona ed i suoi familiari attraverso un’istanza di progetto individuale ai sensi dell’art.14 Legge 328; la definizione di un budget di progetto e l’attivazione di una figura garante dell’intervento nella persona e nel ruolo del case manager».

            E siccome il quadro di applicazione della norma è decisamente innovativo, dalle difficoltà appena evidenziate derivano in particolare «oggettive difficoltà ad accogliere istanze provenienti da persone con elevate necessità di sostegno, a fronte della difficoltà degli operatori e delle istituzioni di realizzare progetti di vita e di emancipazione dalle famiglie di origine commisurati ai bisogni effettivi di sostegno e non a caratteristiche standard di unità d’offerta dedicate».

            Anche a questi elementi di criticità, conclude Bollani, «molti territori hanno tuttavia saputo rispondere con un lavoro di rete molto fitto, coinvolgendo enti del Terzo settore gestori dei servizi e mondo associativo e attivando modalità operative sperimentali ed in parte inedite. Non solo Lombardia E il resto d’Italia? Anche là dove i piani regionali non sono ancora operativi, alcune famiglie e associazioni sono riuscite comunque a far partire dei gruppi appartamento nuovi, secondo il dettato della legge suppure ancora senza il suo finanziamento. Due progetti in tal senso emblematici sono “Un amore di casa” di Anffas Catania e la “Casa Anffas” di Ragusa, due esperienze che operano in rete, entrambe partite anche grazie ad appartamenti messi a disposizione dai famigliari. Ed è proprio a queste esperienze pilota che oggi le istituzioni possono oggi far riferimento per disegnare l’applicazione attuativa della norma, valorizzando progetti nati sussidiariamente dall’iniziativa dei genitori e delle loro associazioni di riferimento.

            «In estrema sintesi», conclude Bollani, «fare rete tra pubblico e privato, sostenendo le spinte progettuali dei familiari, costituisce l’approccio vincente per trasformare l’attuazione della legge 112/2016 in una nuova impresa sociale passando dalle parole della legge ai fatti dei nuovi progetti di vita».

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              LA LEGGE DI BILANCIO E L’IMPATTO SULL’INFANZIA

              Fonte Gruppo CRC* – La legge di bilancio, con la programmazione e l’allocazione delle risorse triennale, è una dichiarazione d’intenti, ed è anche strumento chiave della politica economica. Analizzando le scelte economiche e le misure espresse nei quasi 1200 commi della legge di Bilancio 2018, possiamo anche analizzare l’impatto sulle politiche sul l’infanzia dal punto di vista dei fondi destinati a sostenere i genitori, i bambini, gli adolescenti.

              Orientare risorse economiche per contrastare le povertà minorili e per garantire a tutti i bambini diritti e opportunità educative, significa anche pensare allo sviluppo e al futuro del paese. A valle di queste scelte, peraltro, nel campo delle politiche che coinvolgono i minori, l’Italia è penalizzata da un modello di governance in cui i diversi centri di decisione e le diverse sedi istituzionali sembrano muoversi “in ordine sparso”.

              Nella legge di bilancio 2018 – insieme alle riforme e ad alcune leggi approvate in questa legislatura – emerge un’attenzione per l’infanzia, per la scuola, per sostenere la natalità e rispetto agli anni passati queste ‘aree di intervento’ hanno beneficiato di un rilievo maggiore. Per la prima volta, nel 2018, l’Italia attuerà una misura di contrasto alla povertà, destinando per il 2018 2 miliardi di euro; molte risorse sono state destinate all’edilizia scolastica (oltre a quelle già in campo, sono stanziati ulteriori 50 milioni per scuole innovative e 300 milioni di ‘spazi finanziari’ ai Comuni da spendere per l’edilizia scolastica), per colmare ritardi decennali, e diverse risorse sono impegnate per sostenere le nascite. Nel 2017, è stata approvata e definita la riforma che istituisce un nuovo sistema integrato 0-6 anni, che ha anche il merito di aver sensibilizzato istituzioni e cittadini sull’importanza di garantire servizi socio-educativi a tutti i bambini sin dalla primissima infanzia.

              Tuttavia, un’analisi più approfondita e di confronto tra le risorse destinate alle diverse misure evidenzia alcune criticità e incoerenze.

              Talvolta queste sono semplicemente frutto dei rigidi vincoli di bilancio cui l’Italia è sottoposta, altre volte frutto di scelte politiche disallineate, che non trovano una sintesi coerente.

              Prendiamo alcuni esempi significativi. Partiamo dallo sforzo finanziario mirato ad incoraggiare la natalità: il bonus bebè di 80 o 160 euro al mese, istituito per un triennio nel 2015, è stato prorogato anche per i nati o adottati nel 2018, ma solo per il primo anno di vita, per una spesa stimata di 185 milioni. Considerando che il beneficio per i nati nel 2015, 2016, 2017 era triennale, quest’anno la spesa potrebbe raggiungere 1 miliardo 200 milioni. Al bonus bebè, destinato alle famiglie con redditi al di sotto della soglia di 25.000 euro di Isee, raddoppiato in caso di Isee fino a 7000 euro, si sovrappone un altro bonus nascita introdotto dalla passata legge di stabilità, “a decorrere dal 1° gennaio 2017”, 800 euro una tantum per tutte le mamme dal settimo mese di gravidanza senza limiti di reddito, per una spesa stimata di 392 milioni l’anno.

              Ci sono poi gli assegni di maternità – circa 339 euro mensili per un massimo di 5 mesi – di cui possono usufruire le mamme lavoratrici, anche autonome o precarie, licenziate, dimesse o in disoccupazione, che costano complessivamente 230 milioni annui. Un altro bonus per sostenere i neogenitori è quello per pagare la retta degli asili nido, fino a 1000 euro per 3 anni, stabilizzato dalla legge di stabilità 2017, per una spesa stimata di 250 milioni. Altri 50 milioni sono destinati al voucher baby sitter per le neomamme che rientrano al lavoro rinunciando al congedo parentale (600 euro mensili per 6 mesi al massimo).

              Bisogna riconoscere che queste misure a carattere universale e diretto, ‘leggere’ dal punto di vista amministrativo, possono aiutare i neogenitori nei primissimi mesi a sostegno della natalità. Ma non rappresentano purtroppo un disegno complessivo organico di sostegno alla prima infanzia e alle famiglie più fragili con bambini piccoli. E le risorse in campo sono sproporzionate: i bonus descritti avranno un costo complessivo per il 2018 di circa 2 miliardi 120 milioni, mentre alla nuova importante riforma per il riequilibrio territoriale e l’istituzione di un sistema educativo 0-6 anni sono destinati 239 milioni e al congedo obbligatorio di paternità solo 40 milioni (infatti è di soli 4 giorni).

              Anche l’attenzione verso la cultura segnala un maggiore impegno verso il futuro e lo sviluppo dei cittadini. Tra la varie misure inserite nella legge di bilancio si segnalano: 290 milioni il costo del bonus cultura per i 18enni, 1 milione stanziato per le biblioteche scolastiche, 3 milioni per sostenere il libro e la lettura. L’auspicio è che anche su questo tema si vada verso una strategia che preveda interventi strutturali e risorse consistenti, nel quadro di una strategia complessiva di promozione della cultura quale strumento fondamentale per contrastare la povertà educativa.

              *Di cui Anffas Onlus è parte

              Per approfondire

              Per leggere il comunicato stampa di Anffas Onlus sulla Legge di Bilancio clicca qui