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LA CONFERENZA PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

Fonte comunicato stampa Forum Terzo Settore* – Il 24 e 25 gennaio si svolgerà a Roma la prima Conferenza nazionale sulla cooperazione allo sviluppo dopo la riforma del settore introdotta nel 2014.

Il Forum del Terzo Settore sarà presente attraverso il contributo di tanti dei suoi associati, che in questi mesi hanno partecipato direttamente all’organizzazione di questo importante appuntamento.

“La Conferenza della cooperazione – ricorda la Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Claudia Fiaschi – è l’occasione per condividere con l’intero Paese quale sia il contributo degli italiani in termini di solidarietà internazionale. Un appuntamento oggi più che mai importante per rispondere concretamente a chi alimenta, per acquisire un facile consenso, le paure più irrazionali, agitando lo spettro del razzismo”.

La Conferenza della cooperazione sarà anche un momento di verifica sullo stato di salute della cooperazione italiana.

“In questi anni – continua Fiaschi – sono stati compiuti notevoli passi in avanti nella modernizzazione del sistema e nel rilancio delle risorse per la cooperazione. La nostra prospettiva rimane la costruzione di una realtà aperta a tutte le voci della società italiana, a partire dalle espressioni del nostro associazionismo”.

Uno sviluppo sostenibile e duraturo nel tempo riconosce l’intreccio delle dimensioni economica, sociale e ambientale. Il Forum del Terzo Settore, anche in questa circostanza, vuole ribadire l’idea che la cooperazione allo sviluppo non può essere piegata agli interessi di breve termine dei Paesi ricchi, ma deve essere considerata come una opportunità per costruire partenariati che trovano fondamento nel principio della condivisione.

*Cui Anffas Onlus aderisce

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    CENTRO ANTIDISCRIMINAZIONE FRANCO BOMPREZZI, IL BILANCIO DI DUE ANNI DI ATTIVITÀ

    Fonte www.personecondisabilita.it – Nel corso dei primi due anni di attività, il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità ha ricevuto 2.543 segnalazioni da tutta la Lombardia parte di persone con disabilità loro familiari o associazioni per segnalare presunti episodi di discriminazione basati sulla disabilità.

    “Quando abbiamo presentato il CAFB, avevamo immaginato di ricevere un migliaio di richieste l’anno –spiega Alberto Fontana, presidente di LEDHA-. Abbiamo invece superato ampiamente quella cifra. Segno che tra le persone con disabilità e loro familiari c’è un grande bisogno di informazioni e sostegno per vedere tutelati i propri diritti”.

    Il Centro Antidiscriminazione promosso da LEDHA e intitolato alla memoria di Franco Bomprezzi era stato presentato a Milano il 25 giugno 2015. Fin dall’inizio delle sue attività, il CAFB si è posto due obiettivi principali: far crescere la consapevolezza delle persone con disabilità nel riconoscere e individuare le situazioni di discriminazione (vietate dalla legge 67/2006) e, in secondo luogo, contrastare concretamente tali situazioni, attraverso interventi legali, se necessario anche di natura stragiudiziale, ricorrendo alle aule dei tribunali.

    Tra tutti i casi segnalati al CAFB nel periodo compreso tra il 1° luglio 2015 e il 30 giugno 2017, i legali hanno gestito 470 casi di discriminazione ai danni di persone con disabilità. Quasi uno al giorno, considerando solo i giorni feriali.

    Per quanto riguarda le tematiche di intervento, la scuola e il diritto allo studio per alunni e studenti con disabilità fa la parte del leone con 398 richieste di intervento. Seguono gli interventi legati al tema della compartecipazione delle spese (146 interventi), i casi di discriminazione sul lavoro (138), l’accesso alle prestazioni socio-sanitarie (104). Nella maggior parte dei casi, l’attività dei legali si è concentrata sulla consulenza legale (893 casi) e sull’assistenza legale stragiudiziale (207 casi).

    I ricorsi presentati in tribunale, invece, sono stati 65.

    “Questi dati ci dicono che la discriminazione è un elemento quotidiano nella vita delle persone con disabilità, anche se siamo consapevoli che questi numeri rappresentano solo la punta dell’iceberg -commenta Alberto Fontana-. In questi due anni il livello di percezione della discriminazione si è sicuramente alzato, così come è cresciuto il livello di conoscenza del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi. Ma al tempo stesso ancora troppe persone con disabilità e loro familiari vivono situazioni di discriminazione, spesso senza averne una piena consapevolezza”.

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      LA SPESA DEI COMUNI PER I SERVIZI SOCIALI

      Fonte www.nonprofitonline.it – L’Istat ha pubblicato i dati sulla spesa dei Comuni per i servizi sociali. È confermata anche per il 2015 la tendenza alla ripresa della spesa per il welfare locale dei Comuni, singolarmente o in forma associata. L’incremento è dello 0,2% rispetto al 2014, anno in cui era stata registrata una crescita dello 0,8%, dopo un triennio di flessione. Nel 2015 la spesa dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale, ammonta in volume a circa 6 miliardi 932 milioni di euro, corrispondenti allo 0,42% del Pil nazionale.

      La spesa di cui beneficia mediamente un abitante in un anno è pari a 114 euro a livello nazionale e rimane invariata dal 2013 al 2015.

      Al Sud la spesa pro-capite è decisamente inferiore rispetto al resto d’Italia: da 50 euro pro-capite si passa a valori superiori a 100 euro annui in tutte le altre ripartizioni, con un massimo di 166 euro per il Nord-est. Il 38,5% delle risorse è destinato alle famiglie con figli, il 25,4% alle persone con disabilità, il 18,9% agli anziani, il 7% al contrasto della povertà e dell’esclusione sociale, il 4,2% agli immigrati e lo 0,4% alle dipendenze. Il rimanente 5,6% della spesa sociale dei comuni è assorbito dalle spese generali, di organizzazione e per i servizi rivolti alla “multiutenza”.

      Negli ultimi 10 anni la spesa è aumentata del 20,7% e si è gradualmente modificata l’allocazione delle risorse fra le categorie dei beneficiari: è rimasta invariata la quota di spesa rivolta alle famiglie con figli; è aumentato il peso delle risorse destinate a disabilità e immigrati; si è ridotto il peso dei servizi per gli anziani e, in minima parte, quello dei servizi e dei contributi rivolti a povertà, disagio adulti e senza fissa dimora.

      Fra il 2013 e il 2015 le risorse destinate ai servizi sociali sono aumentate in valore assoluto di quasi 69 milioni di euro.

      Tuttavia, ad aumentare sono solo le spese destinate a persone con disabilità (quasi 36 milioni) e straniere (oltre 89 milioni) mentre risultano in calo per tutte le altre aree di utenza: quasi 34 milioni in meno per gli anziani, oltre 8 milioni in meno per la povertà, oltre 5 milioni in meno per le famiglie e quasi 5 milioni in meno per le tossicodipendenze. La principale fonte di finanziamento sono le risorse proprie dei comuni e delle associazioni di comuni, che insieme finanziano il 67,6% della spesa per i servizi sociali.

      Il contributo del fondo indistinto per le politiche sociali è passato dal 13% del 2006 al 9,2% del 2015 ed è in proporzione più alto al Sud e nelle Isole rispetto al Centro-nord, dove è invece maggiore l’apporto delle risorse proprie dei comuni.

      Per maggiori informazioni clicca qui

      L’indagine Istat integrale è disponibile cliccando qui

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        RIFORMA TERZO SETTORE: I PRIMI 14 DECRETI D’ATTUAZIONE

        Fonte www.vita.it“Il governo tenendo presenti le sollecitazioni che ci arrivano del mondo del non profit sta valutando l’ipotesi di uno a più interventi tenendo conto dell’iter e tenendo presente la scadenza elettorale del 4 marzo”, spiega a Vita.it il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba.

        La scadenza per apportare le correzioni in particolare al Coidice del Terrzo settore va calcolata in un anno a partire dal 2 agosto 2017, data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 noto appunto come “Codice del Terzo settore” con cui il Governo ha completato l’attuazione della legge 106/2016 “Delega al Governo per la riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale”.

        Nel frattempo però il Governo in questi mesi ha lavorato all’elaborazione di una decina di decreti amministrativi legati alla riforma. Ad oggi otto sono già stati approvati. Due sono in dirittura d’arrivo. Mentre su altri quattro il lavoro è già a buon punto.

        Eccoli in sintesi

        I decreti amministrativi già approvati:

        1.Norme transitorie/lettera direttoriale del 29 dicembre

        2.Il decreto per l’individuazione dell’ente di rappresentanza del Terzo settore

        3.Linee guida del Fondo per i progetti innovativi degli enti associativi

        4.Bando per i progetti nazionali: 34 milioni destinati a 78 progetti (bando chiuso)

        5.Accordo con le regioni per la ripartizione di 26 milioni sempre dal Fondo progetti innovativi da destinare a livello territoriale (bandi regionali)

        6.Accordo tra il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), l’Agenzia del Demanio e l’Associazione nazionale Comuni Italiani (Anci) per destinare agli enti del Terzo settore beni immobili pubblici inutilizzati e i beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata, da utilizzare esclusivamente per lo svolgimento delle attività di interesse generale previste dal codice del Terzo Settore.

        7.Nomina del comitato di gestione della Fondazione Italia sociale (in attesa del via libera della corte dei conti)

        8.Dpcm per l’avvio della cabina di regia interministeriale di vigilanza sulle politiche legate alla Riforma del Terzo settore

        I decreti amministrativi in via di definizione:

        1.Nomina del Consiglio nazionale del Terzo settore

        2.Nomina dell’organismo nazionale di controllo (Onc) sui centri di servizio al volontariato

        I decreti amministrativi da approvare entro la Legislatura:

        1.Il Dpcm di accesso e riparto del 5 per mille

        2.Il documento di individuazione delle attività strumentali e delle attività secondarie (enti commerciali/enti non commerciali)

        3.Norme di attuazione della disciplina sull’impresa sociale

        4.Circolare dell’agenzia delle Entrate sulle nuove norme/agevolazioni fiscali

        Il ministro lo stesso Bobba insieme al ministro Giuliano Poletti illustrerà in una conferenza stampa più dettaglio questi interventi e le misure poste in essere dal Governo in attuazione delle disposizioni introdotte dalla riforma. Nel frattempo il Governo rimane in attesa del semaforo verde da parte di Bruxelles sull’impianto fiscale introdotto dalla Riforma, «il fascicolo è stato presentato alla Commissione, ad oggi però è difficile fare previsione sui tempi della loro risposta», conclude Bobba.

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          ELEZIONI 2018. APPELLO ALLE FORZE POLITICHE

          Dove sono finite le persone con disabilità nel contesto delle prossime elezioni politiche? Ancora una volta, ormai senza sorpresa, le persone con disabilità sembrano essere invisibili agli occhi dei politici.

          In Italia, nel 2009, è stata ratificata la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma nonostante questi strumenti normativi ed impegni politici, nonostante alcune buone norme e altrettanti   pronunciamenti della Corte Costituzionale, le persone con disabilità continuano a incontrare ostacoli nella loro partecipazione nella società e a subire violazioni dei loro diritti umani in ogni parte d’Italia e in diversi momenti della loro vita.

          Per queste ragioni Anffas Onlus si unisce alla FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap) per richiedere con coraggio e determinazione un impegno non episodico nella direzione delle politiche e dei servizi inclusivi per la creazione di una reale inclusione sociale.

          Cliccando qui è possibile scaricare l’appello alle forze politiche per un impegno concreto sulla disabilità pubblicato dalla FISH alla cui stesura ha preso parte anche Anffas in rappresentanza di tutte le persone con disaiblità intellettive e disturbi del neurosviluppo.

          Anffas inoltre sta lavorando ad una versione facile da leggere e da capire del manifesto stesso, presto disponibile.

          Durante le prossime settimane saranno organizzate e promosse varie iniziative specificamente sulla questione del diritto di voto delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo.

          Per rimanere aggiornati sulle prossime pubblicazioni e sugli eventi in programma cliccare “mi piace” sulla pagina facebook di Anffas Nazionale e/o richiedere l’iscrizione alla NewsLetter settimanale di Anffas scrivendo a comunicazione@nazionale.net specificando nell’oggetto “iscrivimi alla newsletter“.

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            PERSONE CON DISABILITÀ, INVISIBILI ANCHE IN CAMPAGNA ELETTORALE?

            Fonte comunicato stampa Fish* – Oggi Avvenire apre con un coraggioso editoriale – “Tante promesse e un vero scandalo. Invalidi dimenticati” – di Francesco Riccardi. Il quotidiano è l’unico che in queste prime battute di campagna elettorale abbia indicato con desolante chiarezza l’assenza del tema della disabilità nei programmi di partiti e movimenti che si presentano agli italiani. Attira l’attenzione il giornalista sull’importo emblematico della pensione riservata agli invalidi civili, quei 282 euro così lontani dai minimi pensionistici richiesti o promessi per altre situazioni.

            La disabilità, proprio a causa dell’esclusione che le persone e le famiglie subiscono, proprio a causa dell’inadeguatezza di servizi di sostegno a domicilio, proprio a causa di maggiori costi che rimangono a loro carico, proprio a causa dell’esclusione, rinuncia, marginalizzazione nel mondo del lavoro, è una delle prime cause di impoverimento. E non solo economico.

            È quindi condivisibile la sorpresa di Riccardi: come mai questa sperequazione, questa marginalità non entrano nei programmi elettorali con la stessa enfasi di altre promesse? Ma le lacune sono ancora più ampie e vanno al di là della legittima e sostenibile istanza, che condividiamo, di un adeguamento, congruo e selettivo, delle pensioni agli invalidi.

            È l’abbandono e la lentezza delle politiche per la disabilità che sono la dimostrazione dell’assenza di una visione inclusiva della nostra società, delle nostre comunità. È la delega (che non è tale) alle famiglie, al volontariato, al buon cuore dell’assistenza, della cura riparatoria e consolatoria, che poco ha a che spartire con i diritti umani, con la possibilità di partecipare in condizioni di pari opportunità.

            Quel risibile ed offensivo importo è solo l’aspetto più evidente. Manca un piano per la non autosufficienza per aggredire lo stato in cui versano milioni di persone con necessità di supporto intensivo.

            Mancano interventi seri (non prese in giro come quelle previste nell’ultima legge di bilancio) che non solo valorizzino i caregiver familiari, ma prevedano coperture previdenziali e di malattia certe.

            Mancano robuste misure di welfare aziendale, di flessibilità lavorativa che evitino ai familiari, in particolare alle donne, di dover abbandonare il lavoro per assistere un familiare. Manca la volontà di sostenere progetti per la vita indipendente delle persone con disabilità, anche di quelle solo parzialmente in grado di autodeterminarsi. Ma prima ancora è assente dalla prospettiva immediata una radicale revisione dei percorsi di riconoscimento della condizione di disabilità.

            Oggi è ancora una modalità improntata al pregiudizio e alle distorsioni: la persona con disabilità è un potenziale truffatore, un furbetto. Oppure è un malato da proteggere e da cui proteggersi. Non è una risorsa, non è una persona con le sue caratteristiche o le sue peculiarità.

            Il risultato è un percorso kafkiano, costoso, conflittuale, inutile a descrivere le diverse situazioni personali e a contribuire a costruire un progetto di vita e a realizzarlo con strumenti e misure adeguate. E per tacere di tutto ciò che rimane perennemente procrastinato e che rende faticosa e umiliante la quotidianità delle persone con disabilità: politiche e servizi per l’inclusione lavorativa, fruibilità dei sistemi di trasporto pubblico locale, accessibilità di ausili tecnologicamente avanzati, accessibilità alle risorse culturali, qualità dell’inclusione scolastica e molto altro di una lista che appare lacrimevole quanto lettera morta.

            Su ciascuno di questi intrecciati risvolti vi sono, anche da parte della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, proposte sostenibili, riflessioni articolate, volontà di partecipare, ma se prevale la disattenzione e il silenzio, un reale cambiamento continua ad appartenere al mondo dei sogni. La FISH, anche per non dare adito ad alibi di sorta, ha pubblicato nel proprio sito (www.fishonlus.it) un appello alle forze politiche per un impegno concreto sulla disabilità

            *Cui Anffas Onlus aderisce

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              VITA INDIPENDENTE: DISPONIBILI LE LINEE GUIDA PER LA PRESENTAZIONE DI PROGETTI ANNO 2017

              Lo scorso 29.12.2017 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato le “Linee Guida per la presentazione di progetti in materia di vita indipendente ed inclusione nella società delle persone con disabilità – anno 2017”, (disponibili cliccando qui).

              In virtù di tale atto, le Regioni potranno, entro il 5 febbraio p.v., partecipare alla sperimentazione nazionale sulla “Vita Indipendente” per l’annualità 2017, finanziata a livello nazionale da complessivi 15 milioni di euro, presentando proposte progettuali coerenti con le ridette Linee.

              Le proposte di adesione alla sperimentazione dovranno essere presentate da ciascuna Regione, articolandosi secondo due opzioni:

              a) indicando gli Ambiti Territoriali – nel numero massimo indicato dalla Tabella di cui al punto 41 delle Linee Ministeriali (per es., 19 Ambiti per il Lazio) – che, nel frattempo, hanno presentato alla stessa una progettualità coerente alle citate Linee ministeriali, in cui si garantisce un co-finanziamento per ciascun Ambito, pari almeno al 20% del costo totale, a fronte di un finanziamento ministeriale massimo del 80% per un limite di 80.000 euro per ciascuno di detti Ambiti;

              b) presentando un unico progetto regionale per un numero almeno doppio degli Ambiti Territoriali considerati finanziabili per tale Regione dalla Tabella di cui al punto 41 delle Linee (per rimanere all’esempio di sopra, 38 Ambiti della Regione Lazio), con un co-finanziamento nella misura corrispondente ad almeno 1,5 volte l’ammontare delle risorse nazionali di cui la Regione può complessivamente beneficiare.

              Considerata l’importanza di tale documento, Anffas Onlus desidera porre l’accento su alcuni elementi ritenuti essenziali ed imprescindibili, rappresentandoli sinteticamente per punti.

              1. In coerenza con quanto previsto dall’art. 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e la Linea 2 del Programma d’azione biennale per la promozione dei diritti e dell’integrazione delle persone con disabilità adottato con DPR 12 ottobre 2017, le Linee chiariscono che per “vita indipendente” deve intendersi la possibilità per tutte le persone con disabilità, indipendentemente quindi dalla tipologia di essa (fisica, sensoriale, intellettiva e/o relazionale), di vivere la propria vita come qualunque altra persona, con un proprio progetto di vita, calibrato in base alle specifiche esigenze del caso. A tal proposito, nelle Linee citate si chiarisce che “non si tratta necessariamente di vivere una vita per conto proprio o dell’idea della semplice autonomia, ma ha a che fare con l’autodeterminazione delle persone con disabilità, riverberandosi anche sull’ambito familiare della persona interessata”

              2. Di conseguenza si chiarisce ulteriormente che “è necessario che per tutte le persone con disabilità, anche per chi necessita di maggiori o più intensi sostegni, siano privilegiati e garantiti politiche e servizi di sostegno sulla base di progetti personali, affinché la persona con disabilità o chi la rappresenta possa programmare e realizzare il proprio progetto di vita adulta sia all’interno che all’esterno della famiglia e dell’abitazione d’origine”. Ciò porta a ritenere che anche le persone con disabilità intellettive e/o relazionale sottoposte a misure di protezione giuridica possano accedere alla “vita indipendente” anche solo per sviluppare percorsi di autonomia pure all’interno della famiglia ed abitazione di origine

              3. Gli interventi finanziabili non sono limitati alla c.d. “assistenza indiretta”, ossia al contributo per un assistente personale, ma possono riguardare anche il supporto alla domiciliarità e percorsi di autonomia personale per l’inclusione sociale e relazionale, a supporto dei quali può anche (ma non necessariamente) impiegare l’assistente personale

              4. Infatti, le Regioni dovranno indicare al Ministero per quali di queste aree di intervento (e in che percentuali rispetto al piano economico) gli Ambiti Territoriali intendano seguire una progettualità di “vita indipendente”: – Assistenza personale (presso domicilio familiare; a supporto dell’housing o co-housing; a sostegno dell’attività di inclusione e relazione; per i trasporto sociale o per altro); – Abitare in autonomia;Inclusione sociale e relazionale; Trasporto sociale;Domotica – Azioni di sistema (finanziabili entro il 15% dell’intero budget), quali formazione del personale da impiegare nell’assistenza e sostegno e costituzione di Agenzie per la Vita Indipendente (volte alla consulenza e collaborazione nella predisposizione e monitoraggio del progetto individuale di vita indipendente del singolo)

              5. Tali proposte progettuali dovranno essere coerenti con i progetti individuali delle persone con disabilità beneficiarie di tale sostegno, dovendosi quindi necessariamente strutturare delle equipe per la valutazione multidimensionale che, con la partecipazione attiva e da protagonista della singola persona con disabilità, considerando altresì i suoi desideri ed aspettative, siano in grado di supportare la stessa nella costruzione di un progetto che individui gli opportuni sostegni e supporti, anche in coerenza con quanto già istituzionalmente ed ordinariamente posto in essere (per es. prestazioni socio-sanitarie, ecc)

              6. La partecipazione alla costruzione del progetto di vita indipendente deve essere garantito a tutte le persone con disabilità, anche intellettive e/o relazionale, dovendo le equipe adottare “strategie volte a facilitare la comprensione delle misure proposte” e, quindi, a garantire la possibilità di autodeterminazione, seppur supportato anche con una figura di riferimento (tutore, AdS), delle stesse

              7. Gli interventi finanziati con risorse a valere su tale linea di intervento si dovranno necessariamente coordinare e connotare come coerenti e funzionali, in generale e per i singoli casi, rispetto agli altri interventi già previsti dalla legislazione nazionale e regionale, quali per esempio quelli previsti dalla Legge n. 112/2016. Tra l’altro, la chiara ricostruzione del contesto e del cambio di paradigma introdotto dalla Convenzione Onu del 2006, efficacemente svolta dal Ministero induce anche a chiedere che le Regioni, che hanno già previsto una normativa o prassi amministrativa sulla “vita indipendente” non in linea con tutto ciò, intervengano per coordinarsi con gli interventi di tipo statale

              8. Occorre, quindi, che gli Ambiti Territoriali per i quali le Regioni vogliono presentare una progettualità di vita indipendente per accedere al finanziamento statale, siano infrastrutturati in maniera tale da assicurare i punti sub. 5 e 6, pena la non ammissibilità della loro richiesta

              9. Occorre comunque considerare che anche gli enti del terzo settore possono mettere a disposizione il proprio know how per la costruzione di un progetto individuale di vita indipendente (vedasi, ad esempio per Anffas, progettazione “Matrici Ecologiche 2.0”, linguaggio easy to read, ecc.), connotandosi anche come veri e propri Centri per la vita indipendente

              10. In ogni caso, nella costruzione della proposta progettuale le Regioni devono garantire l’assoluta concertazione in termini di co – programmazione con le organizzazioni di persone con disabilità e dei loro familiari maggiormente rappresentative, sia che si presenti un progetto unico regionale (con una concertazione centrale) sia che si presenti un’adesione con più proposte progettuali dei vari Ambiti (con una concertazione sia a livello di Ambito sia a livello centrale)