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LA VITA DI BLANCA: CONOSCIAMO LE PERSONE CON LA SINDROME DI DOWN

Si intitola “La vida de Blanca: conociendo a las personas con síndrome de Down”, tradotto in italiano “La vita di Blanca: conosciamo le persone con la Sindrome di Down” ed è un video, realizzato da DOWN ESPAÑA, in collaborazione con Fundación Mapfre, che invita ad incontrare questa giovane donna di 26 anni con la Sindrome di Down che ha gli stessi sogni e gli stessi doveri di ogni altra giovane donna della sua età.

Blanca combina i suoi studi con il suo lavoro, trovando spazio per il tempo libero, la vita familiare e i suoi amici. Vivendo la sua giornata Blanca dimostra che, con i supporti giusti, non ci sono barriere per le persone con Sindrome di Down.

Il video è disponibile cliccando qui

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    L’INCLUSIONE SOCIALE IN 33 ARTICOLI E NON SOLO

    Fonte www.superabile.it – Contiene “temi, idee, intenzioni e parole chiave per l’inclusione” e fissa i principi e le caratteristiche fondamentali che un contesto deve rispettare per potersi dire “inclusivo”: è il “Manifesto per l’inclusione”, realizzato dall’Università di Padova raccogliendo la voci di oltre seicento fra ricercatori, professionisti, studenti, operatori. Il frutto di questo lavoro è stato presentato recentemente, in occasione della conferenza internazionale “Lavoro dignitoso, equità e inclusione: password per il presente e il futuro”.

    Il manifesto si articola in tre sezioni: la prima fa riferimento ad alcuni importanti indicatori che dovrebbero caratterizzare i contesti inclusivi; la seconda sezione presenta un insieme di attività, azioni ed iniziative che si considerano necessari per favorire e monitorare l’inclusione; la terza parte, infine, fa riferimento ai propositi e agli impegni che i firmatari intendono assumere in prima persona per promuovere sempre più, nei propri ambienti di vita e di lavoro, l’inclusione, per rimuovere ostacoli e barriere, per ricercare collaborazioni ed alleanze.

    “Chi condivide il contenuto di questo manifesto – si legge nell’introduzione – chiede impegni ed investimenti a favore di un presente e di un futuro permeato di inclusione, in quanto siamo ancora molto lontani dal garantire condizioni di vita eque e dignitose per tutti”.

    Per questo, “firmatari del presente manifesto si considerano degli ‘agenti di cambiamento’ – si legge ancora -, che non si accontentano di descrivere, diagnosticare e classificare persone, problemi e disagi, né di occuparsi di alcune circoscritte e ‘private’ situazioni difficili, ma ritengono anche opportuno e moralmente doveroso indicarne le cause e responsabilità palesando, chiaramente e al contempo, la propria indignazione per come a volte vanno le cose e vengono trattati i diritti delle persone”.

    Il manifesto è insomma una sorta di “chiamata alle armi”, in difesa dei diritti e del’inclusione. I contesti inclusivi. Nella prima sezione, i firmatari ricordano che “è fondamentale anteporre il benessere delle persone, la loro autodeterminazione, il loro empowerment, alle necessità gestionali ed organizzative dei contesti e alle ‘leggi del mercato’.

    Un contesto è inclusivo – scrivono – quando dà enfasi e importanza al senso di appartenenza, alla partecipazione, alla cittadinanza attiva e alla voce di tutti coloro che lo vivono e ne tiene conto per generare cambiamenti e innovazione.

    Il contesto inclusivo – continuano – pone attenzione al benessere degli esseri viventi, promuovendo forme di rispetto dell’ambiente, della fauna e della flora, e sostiene unicamente quelle idee di sviluppo che tengono conto di tutto ciò”.

    E assicurano di “non avere dubbi, in caso di ‘contrasto’ tra le necessità delle persone e le esigenze organizzative e gestionali dei contesti formativi, lavorativi e sociali, a proposito del ‘da che parte stare’, in quanto il rispetto dei diritti umani universali e i valori della condivisione, della solidarietà e dell’impegno sociale non debbono essere assoggettati alle leggi dell’economia e della libera competizione e concorrenza”.

    Iniziative, attività, azioni. Nella seconda sezione, sono indicate le “prassi”, ovvero le azioni da mettere in campo per realizzare concretamente contesti inclusivi.

    Questi dovrebbero, secondo i firmatari, “programmare, segnalare e rendere evidenti a tutti le condizioni di facilitazione per tutti degli accessi alla formazione, al benessere, al lavoro, ai beni culturali, al tempo libero e alla vita comunitaria”. Per quanto riguarda le politiche locali in particolare, “fare riferimento all’inclusione e alla volontà di supportare tutte quelle iniziative che si ispirano ai valori della solidarietà, della cooperazione, del pluralismo e dell’interculturalità” e “porre al servizio di cittadini e comunità tutti i supporti tecnologicamente avanzati necessari e utili allo sviluppo di reti efficaci ed efficienti di comunicazione”.

    Si chiede poi, “tramite norme ed iniziative condivise, di promuovere unicamente condizioni lavorative dignitose per tutti; denunciare qualsiasi forma di sfruttamento ed impiego illegale; supportare l’economia sociale e mettere a disposizione di tutti i cittadini, anche in un’ottica preventiva, servizi di supporto alla scelta e alla progettazione professionale affinché il lavoro sia effettivamente un ‘buon lavoro’ per tutti”, di “realizzare programmi finalizzati ad abbattere le barriere relazionali, burocratico-amministrative, fisiche e architettoniche”, di “progettare e costruire ambienti scolastici, professionali, del tempo libero, servizi belli, accoglienti, accessibili ed eco-compatibili”.

    Impegni e responsabilità. La terza sezione impegna i firmatari a “segnalare in modo manifesto, ed eventualmente denunciare alle apposite autorità, la presenza di barriere fisiche, ideologiche, culturali ed amministrative che limitano l’accesso e la fruibilità di servizi e contesti”; a “trovare alleati (professionisti, agenzie, servizi, gruppi e cittadini) con i quali continuare ad agire in favore di un’inclusione sempre più diffusa e di qualità”; a “proporre e collaborare a progetti di ricerca multidisciplinari e interdisciplinari e sostenere la sperimentazione di pratiche innovative in grado di incrementare il benessere e l’inclusione”, ma anche a “curare la propria formazione e il proprio aggiornamento professionale in modo permanente, al fine di poter disporre di strumenti di lavoro sempre più sofisticati e di mantenere livelli elevati di motivazione professionale” e “sostenere, con coraggio e determinazione, le speranze e i desideri di quanti cercano di incrementare la propria autodeterminazione e il proprio desiderio di partecipazione attiva alla vita comunitaria”, agendo “a vantaggio delle persone e delle comunità tramite la riduzione di ogni ordine e tipo di barriere”. I firmatari si impegnano poi a “fare da ‘sentinella’ dell’inclusione”.

    L’ultimo articolo del Manifesto è il numero 33, ma lascia “spazio ai futuri 34, 35, 36… Perché la riflessione sull’inclusione non finisce qui, ma è in continua evoluzione!”

    Il Manifesto – scritto in lingua inglese – è disponibile cliccando qui

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      AL VIA IL PIANO NAZIONALE PER L’EDUCAZIONE AL RISPETTO

      Fonte www.edscuola.euUn Piano nazionale per promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione al rispetto, per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione e favorire il superamento di pregiudizi e disuguaglianze, secondo i principi espressi dall’articolo 3 della Costituzione italiana. Lo ha presentato ieri a Roma la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, nella cornice del teatro Eliseo, alla presenza di Elena Centemero, presidente della commissione Equality and non discrimination del Consiglio d’Europa, Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione, Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico, Ernesto Caffo, presidente di Telefono azzurro, rappresentati di studentesse e studenti e delle famiglie. Ha condotto il dibattito la giornalista Mirta Merlino, che ha di recente lanciato una campagna dal titolo #odiolodio per sensibilizzare sul problema della violenza verbale e dell’offesa gratuita sui social network.

      La campagna rientrerà fra le collaborazioni lanciate ieri alla presentazione del Piano. «Il lancio di questo Piano ci rende orgogliosi ed è particolarmente importante – ha spiegato Fedeli – perché il rispetto delle differenze è decisivo per contrastare violenze, discriminazioni e comportamenti aggressivi di ogni genere. Perché il rispetto include un modo di sentire e un modo di comportarsi e relazionarsi fondamentali per realizzare l’art. 3 della Costituzione, cui tutto il Piano si ispira. Perché la scuola deve, può e vuole essere un fattore di uguaglianza, protagonista attiva di quel compito – “rimuovere gli ostacoli” – che la Repubblica assegna a se stessa».

      «Con il Piano – ha proseguito Fedeli – mettiamo a disposizione delle scuole risorse e strumenti operativi specifici, pensati come l’avvio di un percorso che si prolungherà nel tempo per accompagnare quel cambiamento positivo della società che la scuola può contribuire a realizzare. Al di fuori di ogni approccio ideologico, è importante sottolinearlo, ma solo volendo realizzare la Costituzione, dare attuazione a leggi dello Stato, far crescere bambine e bambini, ragazze e ragazzi condividendo fondamentali valori umani e di convivenza civile».

      Con il Piano presentato ieri vengono stanziati 8,9 milioni di euro per progetti e iniziative per l’educazione al rispetto e per la formazione delle e degli insegnanti. In particolare, 900.000 euro serviranno per l’ampliamento dell’offerta formativa, 5 milioni (fondi Pon) per il coinvolgimento di 200 scuole nella creazione di una rete permanente di riferimento su questi temi. Altri 3 milioni sono messi a disposizione per la formazione delle e dei docenti. In attuazione del Piano vengono emanate le Linee guida nazionali per l’attuazione del comma 16 della legge 107 del 2015 per la promozione dell’educazione alla parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere.

      Le Linee guida sono state messe a punto da un gruppo di esperti istituito presso il Miur. Fra i punti del Piano lanciato ieri c’è il rafforzamento degli Osservatori attivi presso il ministero sui temi dell’integrazione, dell’inclusione e per la promozione di iniziative sui temi della parità fra i sessi e della violenza contro le donne. Il Piano prevede anche il lancio, il 21 novembre, del nuovo Patto di corresponsabilità educativa per rinsaldare il rapporto fra scuola e famiglia. E la distribuzione a tutte le studentesse e gli studenti della Costituzione.

      I materiali e le proposte didattiche sui temi del Piano saranno pubblicati sul portale www.noisiamopari.it.

      Aderiscono alla campagna e daranno visibilità ai contenuti del Piano: il Comitato olimpico (Coni) e quello paralimpico (Cip), la Federazione nazionale della stampa, Rai, La 7, Mediaset, Sky, Skuola.net, Tuttoscuola.

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        CAPRI: ALLARME BARRIERE IN QUELLA SCUOLA

        Fonte www.superando.it «Qualche settimana fa – si legge in una nota diffusa dalla FISH Campania (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – è stato inaugurato ad Anacapri un nuovo Istituto Scolastico che raccoglie tutte le scuole superiori dell’Isola di Capri. Purtroppo, come segnalatoci dall’Associazione Capri senza barriere, tramite il presidente di essa Michele Lembo, il nuovo plesso non rispetta la normativa in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, sia per quanto riguarda il mancato funzionamento dell’ascensore, sia per la presenza all’interno del nuovo edificio di alcune barriere architettoniche, che impediscono l’accesso alla palestra agli studenti con disabilità motoria».

        «La nostra Federazione – commenta Daniele Romano, presidente della FISH Campania – raccoglie la denuncia fatta dal presidente Lembo e chiederà al Sindaco della Città Metropolitana di Napoli di provvedere al rispetto della normativa in materia di accessibilità. Le Istituzioni, infatti, dovrebbero garantire a tutte le persone con disabilità la non discriminazione, la pari opportunità e l’accessibilità, come previsto dall’articolo 3 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che ormai da quasi nove anni è Legge dello Stato Italiano [Legge 18/09, N.d.R.]. E invece ancora una volta dobbiamo denunciare che ciò non avviene o che avviene in maniera sbagliata».

        «E del resto – conclude Romano – va sempre ricordato che l’accessibilità non è solo prevedere uno scivolo o un ascensore, ma è anche coinvolgere i diretti interessati, per rendere un luogo realmente senza barriere».

        Per ulteriori informazioni e approfondimenti: federhand.fishcampania@gmail.com

        *Cui Anffas Onlus aderisce

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          LEGGE 104 E LICENZIABILITÀ DI CHI ASSISTE UN FAMILIARE CON DISABILITÀ

          Fonte www.disabili.com – Nell’ambito di permessi lavorativi da Legge 104/1992 previsti per chi deve prendersi cura ed assistere un familiare con disabilità, sorgono non di rado di rado dei contenziosi tra lavoratore e datore di lavoro. La legge, infatti, è volta a tutelare il lavoratore – per il cui tramite si realizza il primario diritto all’assistenza del familiare cui sia stato riconosciuto la disabilità grave -ma anche la controparte dell’azienda.

          Alcune sentenze in merito hanno infatti ricordato i casi in cui è legittimo licenziare chi assiste un familiare con disabilità ma anche quelli in cui i diritti del lavoratore prevalgono sulla burocrazia.

          Torniamo sulla questione, alla luce di una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha ribadito come il fulcro intorno al quale ruotano i permessi dell’art. 3 comma 3 della Legge 104/92 sia la persona con disabilità e i suoi diritti, che possono imporre limitazioni al potere del datore di lavoro, ad esempio in ambito di trasferimento di sede.

          IL LAVORATORE TRASFERITO E LICENZIATO – Il caso è quello di un lavoratore beneficiario delle disposizioni previste dalla Legge 104/1992 in quanto familiare convivente di una persona con disabilità grave che abbisogna di assistenza. Il lavoratore in questione era stato trasferito senza il suo consenso da una sede ad un’altra che distava pochi chilometri sia dalla prima che dalla sua abitazione, ed era stato adibito a mansioni equivalenti (presso la mensa di un carcere). Di fronte alla comunicazione del trasferimento di sede, il lavoratore non aveva però prestato il suo consenso, e non si era successivamente presentato al lavoro presso la nuova sede. A fronte di quella che la sua ditta aveva ritenuto una assenza ingiustificata, il lavoratore era stato licenziato.

          IL RICORSO AL TRIBUNALE – Contro questo licenziamento, che aveva ritenuto illegittimo, il lavoratore era quindi ricorso al tribunale di Napoli, il quale aveva rigettato la sua istanza. Stesso giudizio era stato emesso anche in secondo grado, dalla corte d’Appello di Napoli, ritenendo legittimo il licenziamento. Fino alla sentenza della Corte di Cassazione (la n. 24015 depositata il 12 ottobre 2017) che ribalta invece il giudizio.

          LA TUTELA DELLA PERSONA CON DISABILITÀ La Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, riportando la decisione alla funzione originaria della Legge 104/92, e in particolare al principio sancito dall’art.33, comma 5. La Cassazione ha ricordato come la tutela della persona con disabilità passi anche attraverso l’assistenza del familiare, per consentirgli un adeguato livello di sviluppo ed inserimento nel tessuto sociale: “la disposizione dell’art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992, laddove vieta di trasferire, senza consenso, il lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente, deve essere interpretata in termini costituzionalmente orientati – alla luce dell’art. 3, secondo comma, Cost., e della Carta di Nizza che, al capo 3 – rubricato Uguaglianza – riconosce e rispetta i diritti dei disabili di beneficiare di misure intese a garantire l’autonomia, l’inserimento sociale e la partecipazione alla vita della comunità (art. 26) e al capo 4 – rubricato Solidarietà – tratta della protezione della salute, per la quale si afferma che nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche ed attività dell’Unione è garantito un alto livello di protezione della salute umana”.

          La Corte poi si riferisce anche alla Convenzione delle Nazioni Unite del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con legge n. 18 del 2009 dall’Italia (C. Cost. n. 275 del 2016) e dall’Unione Europea con decisione n. 2010/48/CE (Cass. 12911/2017, 25379/2016, 2210/2016).

          Inoltre la sentenza ricorda che l’efficacia della tutela della persona con disabilità si realizza anche mediante la regolamentazione del contratto di lavoro in cui è parte il familiare della persona tutelata, in quanto il riconoscimento di diritti in capo al lavoratore è in funzione del diritto del congiunto con disabilità alle condizioni di assistenza. Infine la Cassazione ricorda che il lavoratore non può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra “se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”. Il datore di lavoro ha pertanto anche questo onere probatorio.

          LA PREVALENZA DELLE ESIGENZE DI ASSISTENZA – In definitiva, la Corte dichiara che, stante il necessario bilanciamento di interessi e di diritti tanto del lavoratore quanto del datore di lavoro, aventi ciascuno copertura costituzionale, dovranno essere valorizzate le esigenze di assistenza e di cura del familiare con disabilità del lavoratore, occorrendo salvaguardare condizioni di vita accettabili per il contesto familiare in cui la persona con disabilità si trova inserita ed evitando riflessi pregiudizievoli dal trasferimento del congiunto ogni volta che le esigenze tecniche, organizzative e produttive non risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte (Cass. 25379/2016, 9201/2012).

          È su questo punto – ovvero sulla non verifica da parte della Corte territoriale delle eventuali ripercussioni assistenziali di questo trasferimento sull’assistenza della persona con disabilità, e soprattutto sulle effettive ragioni organizzative produttive dell’azienda, che la cassazione ha rigettatola decisione della Corte d’Appello di Napoli, dando di fatto ragione al lavoratore licenziato.

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            100 MILIONI PER LA FAMIGLIA

            Fonte www.vita.it Il testo della legge di bilancio 2018 è stato trasmesso al Senato. Questo pomeriggio Paolo Gentiloni darà comunicazioni in Senato sui contenuto del disegno di legge di bilancio, aprendo la sessione di bilancio. Le Commissioni dovranno trasmettere i propri rapporti alla 5a Commissione entro la mattina di mercoledì 8 novembre. La Commissione Bilancio concluderà i propri lavori sul disegno di legge di bilancio in tempo utile per poter riferire all’Assemblea nel pomeriggio di martedì 21 novembre.

            Gli emendamenti al disegno di legge di bilancio dovranno essere presentati all’Assemblea entro le ore 18 di lunedì 20 novembre.

            Art. 9 – Promozione del sistema della formazione terziaria non universitaria

            Per consentire agli ITS di incrementare la loro offerta formativa, formando una generazione di giovani in possesso delle competenze necessarie per affrontare le sfide dell’industria 4.0, la legge di Bilancio 2018 incrementa il Fondo destinato agli ITS, con 5 milioni di euro aggiuntivi per il 2018, 15 milioni di euro nel 2019 e 30 milioni di euro a decorrere dal 2020. Art. 16 – Incentivo strutturale all’occupazione giovanile stabile Dal 1° gennaio 2018 i datori di lavoro provati che assumano a tempo indeterminato un giovane under30, avranno per 36 mesi l’esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, per un massimo di 3mila euro annui. Per il solo 2018, l’incentivo vale per le assunzioni di giovani fino ai 35 anni. L’esonero arriva a coprire tutti i versamenti dovuti per chi assume un giovane che abbia svolto in azienda l’alternanza scuola lavoro o l’apprendistato di primo o terzo livello.

            Art. 25 – Disposizioni in materia di potenziamento del contrasto alla povertà

            La quota del Fondo Povertà destinata al rafforzamento degli interventi e dei servizi sociali sale dagli attuali 262 milioni per il 2018 a 297 milioni e dagli attuali 277 annui a decorrere dal 2019 a 347 milioni nel 2019 e 352 annui a decorrere dal 2020. Nel suo complesso, il Fondo viene incrementato di 300 milioni di euro nel 2018, di 700 milioni nel 2019, di 665 milioni nel 2020 e di 263 milioni annui a decorrere dal 2021. Un ulteriore incremento di 235 milioni di euro nelle finalità da individuare con il Piano contro la Povertà. La dotazione del Fondo contro la Povertà quindi è pari a 2.059 milioni per il 2018, 2.545 nel 2019 e 2.745 a decorrere dal 2020.

            Art. 26 – Promozione del welfare di comunità

            Per le erogazioni relativi ai progetti promossi dalle fondazioni per promuovere il welfare di comunità, è riconosciuto alle fondazioni un credito di imposta pari al 65% delle erogazioni effettuate, fino a esaurimento delle risorse disponibili, pari a 100 milioni per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021.

            Art. 29 – Censimenti permanenti

            Nel 2018 ci sarà il censimento del non profit.

            Art 30 – Fondo politiche per la famiglia

            Presso il ministero dell’Economia e delle Finanze è istituito un Fondo da destinare a interventi per le politiche della famiglia, con una dotazione di 100 milioni annui a partire dal 2018.

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              FESTEGGIA IL TUO NATALE CON ANFFAS ONLUS!

              È partita la campagna di Natale di Anffas Onlus per la promozione dei regali solidali realizzati dalle persone con disabilità intellettiva delle strutture Anffas aderenti all’iniziativa “e-Anffas: Idee in Vetrina!”.

              e-Anffas è la prima piattaforma di e-commerce solidale online, una vera e propria vetrina interattiva, – realizzata dall’Associazione grazie anche al contributo di UniCredit Banca – Universo Non Profit – che valorizza il contributo attivo e produttivo delle persone con disabilità intellettive.

              Sul sito www.e-anffas.net potete trovare tutte le creazioni natalizie realizzate dalle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo delle strutture Anffas aderenti all’iniziative. Tutti i prodotti sono pensati per promuovere la conoscenza delle potenzialità delle persone con disabilità, nonché delle attività lavorative e di socializzazione. Le creazioni presenti sulla piattaforma rappresentano la prova che, adeguatamente supportate, le persone con disabilità intellettive riescono a esprimere le loro straordinarie capacità e potenzialità, anche in campo artigianale ed artistico.

              Ogni prodotto realizzato per la campagna di Natale solidale è un pezzo unico e pensato specialmente per rendere il tuo Natale qualcosa di unico! Sono in tutto 20 le strutture Anffas ed enti a marchio distribuiti sull’intero territorio nazionale, da Nord a Sud Italia, che aderiscono al momento all’iniziativa e oltre 200 i prodotti attualmente disponibili sulla piattaforma, ma l’auspicio è che tale numero continui rapidamente a crescere e che cresca esponenzialmente il numero di persone con disabilità intellettive in tutta Italia coinvolte in questo ambiziosissimo progetto.

              Confezioni, ghirlande, vini e liquori, gioielli e accessori decorativi, tutto il necessario per regalarti la magia del Natale!

              Da oggi, da qualsiasi luogo tu ti trovi e in qualsiasi momento, accedendo al sito www.e-anffas.net, sotto la categoria “Natale solidale”, potrai visualizzare tutti i prodotti natalizi i prodotti realizzati dalla persone con disabilità intellettive all’interno delle strutture Anffas e scegliere il tuo preferito!

              Non solo ricevi a casa un pezzo unico, ma contribuisci a stimolare e incoraggiare la creatività, la competenza artistica e artigianale delle persone con disabilità e aiuti la creazione di modelli di attività lavorative autopromosse ed autosostenute.

              Esiste forse un modo migliore di festeggiare il Natale se non regalando a chi più amiamo un pezzo unico che ha la capacità di donare speranza?

              Scopri qui tutti i prodotti del Natale Solidale Anffas 2017