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NEL 2018 LA DISABILITY CARD DOVRÀ PASSARE DA PROGETTO A REALTÀ

Fonte www.superando.it – Nel corso di un evento interamente sottotitolato, moderato da Pietro Barbieri, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è stato presentato il 22 dicembre scorso a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, il progetto europeo EU Disability Card, alla presenza di numerosi rappresentanti delle Associazioni aderenti a FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap*) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), tra i quali Antonio e Valeria Cotura per la FIADDA (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi), Salvatore Nocera per la stessa FISH, Roberto Romeo per l’ANGLAT (Associazione Nazionale Guida Legislazione Andicappati Trasporti), oltre ad esponenti dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) e di chi scrive, per conto dell’ADV (Associazione Disabili Visivi).

Come ampiamente spiegato da Vincenzo Falabella e Franco Bettoni, presidenti rispettivamente di FISH e FAND, il progetto è risultato dal partenariato tra le due Federazioni più rappresentative a livello nazionale delle persone con disabilità, con un lavoro molto complesso durato oltre due anni, che ha coinvolto e messo in rete i diversi Ministeri ed Enti, per garantire snellezza nel riconoscimento dei diritti, recependo ovviamente la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, già ratificata nel 2009 dall’Italia [Legge 18/09, N.d.R.] e da altri 26 Stati Membri dell’Unione Europea.

Si è pensato in sostanza di realizzare a livello europeo una unica card per le persone con disabilità, per accedere a benefìci e agevolazioni al sistema dei trasporti e alle proposte di carattere culturale, sportivo e ricreativo. Una card, insomma, che possa consentire l’accesso alle persone con disabilità a tutti i servizi nei Paesi aderenti, con l’unificazione dei criteri e delle modalità di fruizione a musei, cinema, attrattive culturali e trasporti, in modo da semplificare la vita ai cittadini europei con disabilità, che oggi viaggiano molto di più sia per motivi di lavoro che di turismo.

La card stessa potrà diventare un incentivo sia morale che economico per le amministrazioni pubbliche e private dei servizi coinvolti, e potrà rappresentare un fattore di attrazione turistica in tutti i Paesi Membri dell’Unione Europea che vi aderiranno; per ora sono otto, ovvero, oltre all’Italia, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Malta, Slovenia e Romania; in tal senso, è da ritenere emblematico il fatto che i Paesi che per primi hanno aderito alla card abbiano delegato alla realizzazione del progetto le organizzazioni delle persone con disabilità.

EU Disability Card nasce dall’esigenza di concretizzare il Regolamento Europeo n. 1381/2013, che pone particolare attenzione riguardo all’accessibilità e al diritto di cittadinanza per i cittadini del Vecchio Continente, puntando quindi a unificare le regole e a semplificare la burocrazia dei diversi Stati. Prendere un treno dall’Italia all’estero, ad esempio, non prevede gli stessi trattamenti da una nazione all’altra, sia in termini economici che di servizi di assistenza. C’è una molteplicità di comportamenti tra scontistiche e trattamenti economici da uno Stato all’altro. In Italia si nota che il sistema dei trasporti andrebbe unificato, perché attualmente è normato a livello locale e regionale, e pertanto è molto disomogeneo. Sarebbe inoltre importante unificare anche i trasporti tra treno e gomma, in particolare per il servizio di assistenza alle persone con disabilità. Marco Mancini, responsabile dei rapporti con le Associazioni del Gruppo Ferrovie dello Stato, ha confermato che «nel nostro Paese, grazie al servizio di assistenza ferroviaria operato a cura delle Sale Blu di Rete Ferroviaria Italiana, siamo a un buon livello, ciò che vale anche per i servizi alle persone con ridotta mobilità a cura degli aeroporti italiani». «Si potrebbe quindi pensare – ha aggiunto – di intervenire nel trasporto nazionale su gomma che le ferrovie stanno ampliando».

«Possiamo osservare – ha concluso – che l’Italia può considerarsi pioniera per una serie di servizi: perché dunque, non estenderli ad altri Paesi, e/o ad altri tipi di servizi nei trasporti?».

La Disability Card, va puntualizzato, non è pensata come una semplice tessera analoga a quelle di fedeltà del supermercato, o come quelle utili ad accedere a sconti al cinema o ai teatri, bensì come un vero e proprio facilitatore per l’accesso ai servizi cittadini. In altre parole, ci si propone di arrivare a un cambiamento sostanziale, passando da una condizione di modello medico-assistenziale della disabilità a un modello sociale, basato sul rispetto della persona, che invece del “bisogno di prendere un pullman”, passi al “diritto di prendere un pullman”. Inoltre, pensando al fatto che ogniqualvolta viene promossa una normativa a favore delle persone con disabilità, accade che si generi una gran mole di burocrazia per accedere alle agevolazioni, tra le applicazioni pratiche della Disability Card potrebbe esserci anche quella di “facilitatore burocratico”.

Tra i diversi interventi da segnalare durante la presentazione, vi sono stati quelli di Andrea Venuto, disability manager del Comune di Roma e di Emiliano Monteverde, assessore alle Politiche Sociali del Municipio I di Roma Capitale, i quali hanno espresso il proprio parere favorevole alla Disability Card, sottolineando i problemi della Capitale in materia di accessibilità dei trasporti e dei servizi. Hanno inoltre offerto la propria disponibilità a fare in modo che si possa realizzare in via governativa il modello iniziale, partendo proprio da Roma Capitale, e cercando di capire insieme come e dove possa essere concretizzato. Roma, infatti, è una città che potrebbe vivere di turismo, ma che dovrebbe offrire servizi accessibili per tutti, ciò che allo stato attuale non accade, come ha verificato Venuto tramite una recente operazione di raccolta dati.

«È necessario quindi modificare l’approccio – hanno sottolineato sia Venuto che Monteverde -, mettendo a sistema tutti gli Assessorati (Cultura, Spettacolo, Mobilità ecc.) che devono occuparsi di accessibilità a 360 gradi, e quindi anche di disabilità, non demandando il problema al solo Dipartimento delle Politiche Sociali». Dopo un’ampia illustrazione del quadro generale della situazione europea di riferimento, a cura di Giampiero Griffo, componente del Direttivo dell’EDF (European Disability Forum), a entrare nel merito del progetto è stato Giovanni Merlo, direttore della LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH.

«Attualmente – ha spiegato – a fungere da “Disability Card” è il certificato di invalidità, ma i benefìci sono molto dissimili da caso a caso (riduzione, gratuità e combinazioni varie, alcune anche fantasiose), sulla base di un favore, di una concessione; pertanto ogni istituzione, ente o esercente decide autonomamente a che livello consentire l’accessibilità e l’usabilità, a seconda delle proprie possibilità e risorse. Questa proposta, invece, parte dal presupposto che non vorremmo uno sconto, ma dei servizi accessibili, cosa attualmente ancora lontana, e quindi serve appunto uno strumento che non discrimini, ma vincoli la società a permettere la partecipazione alla vita pubblica e culturale a tutti i cittadini, al di là della riduzione economica del biglietto».

Ora saranno sia le amministrazioni pubbliche che il mondo privato a dover costruire, insieme alle organizzazioni delle persone con disabilità, l’impalcatura della Disability Card, della quale al momento è stato realizzato un prototipo, in seguito a uno studio di fattibilità. Per questo sarà fondamentale convincere le varie realtà ad adottarla, affinché sia conveniente non solo economicamente alle istituzioni, ma lo sia soprattutto a livello morale, sulla base di un’adesione volontaria. L’accesso alle migliori condizioni economiche sarà forse non il primo, ma il secondo passo: il primo, infatti, sarà quello di poter fruire del servizio, in maniera accessibile, come in Italia oggi sta avvenendo, ma “a macchia di leopardo”.

Secondo Carlo Giacobini, responsabile del Servizio HandyLex.org e direttore editoriale di «Superando.it», e Roberto Romeo, presidente dell’ANGLAT, la realizzazione della Disability Card produrrà due sfide, una legata alla pre-realizzazione, di tipo logico, l’altra alla post-realizzazione, di tipo organizzativo. La prima è: a quali documentazioni si farà riferimento per l’erogazione della Disability Card? Ovvero quali saranno i criteri per il rilascio? La seconda sfida, invece, è quella di sviluppare una nuova logica dell’accoglienza da parte dei servizi (dei trasporti, museali, cinematografici e culturali), mettendo in condizione chi eroga i servizi stessi di fare interventi sui mezzi pubblici, sugli apparati mobili, sulla rete, sulle applicazioni web accessibili, sulle fermate fisiche accessibili, senza barriere e con percorsi tattilo-vocali ecc.

Dal canto suo, Falabella ha tenuto a precisare che si è conclusa la fase progettuale e che attualmente la Card non esiste. Ha però ricordato che la Segreteria Nazionale della FISH è stata letteralmente assalita da messaggi e telefonate per chiedere le modalità per ottenerla, ciò che ben dimostra come da parte dei cittadini ultimi fruitori ci sia già un forte interesse. Ora andranno quindi avviate le procedure per l’emanazione e la produzione concreta della card, nonché per la sua commercializzazione.

Per questa nuova fase, il Dicastero di cui Giuliano Poletti è ministro, quello del Lavoro e delle Politiche Sociali, sarà parte fondamentale. Purtroppo il Ministro non è potuto intervenire alla presentazione per ragioni istituzionali, ma lo ha ben rappresentato Raffaele Tangorra, direttore generale per l’Inclusione Sociale e per le Politiche Sociali del Ministero, attualmente punto di riferimento (Focal Point) dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, che monitora l’applicazione della Convenzione ONU.

Tangorra ha sottolineato le potenzialità di questo strumento, che a suo parere è possibile realizzare da parte del Governo. E sebbene non si sia purtroppo riusciti ad inserirlo nell’ultima Legge di Bilancio, si è dichiarato «fiducioso di trovare nelle forme legislative di competenza la modalità per andare oltre lo studio di fattibilità, compreso il finanziamento alla produzione fisica, convincendo le amministrazioni del suo potenziale futuro utilizzo, come ad esempio munendo la Card di un chip e applicandola sulle autovetture per passare i varchi elettronici ZTL (Zone a Traffico Limitato) sia in tutta Italia, cosa che costituirebbe già una notevole unificazione, sia a livello europeo».

L’ente erogatore della Card potrebbe essere l’INPS, una volta stabilito il criterio di scelta per gli aventi diritto. A tal proposito è intervenuto Rocco Lauria, direttore centrale per le Invalidità Civili dell’Istituto, che ha confermato questa possibilità, essendo l’INPS l’Ente che effettua le pratiche di riconoscimento delle invalidità e che dal 2010 in poi possiede i database unificati. Per questo potrebbe essere utilizzato come agenzia unica per censire le persone con disabilità. Lauria ha sottolineato inoltre che il potenziale da poter sfruttare con la tecnologia è notevole, dal momento che tutte le informazioni (anche sanitarie) possono essere contenute in un chip nella Card. Pertanto, come accennato, questa potrebbe diventare un facilitatore per una serie di servizi, anche se già erogati. Devo ammettere, in conclusione, di essere partita piuttosto scettica sull’idea della Disability Card. Alla luce però di quanto ho potuto ascoltare alla presentazione di Roma, ho cambiato idea, cogliendo l’importanza e l’utilità di questo nuovo strumento.

La speranza, quindi, è che i buoni propositi espressi siano seguiti da concreti provvedimenti attuativi, auspicio espresso durante le sue conclusioni anche da Falabella, che si è augurato appunto di vedere in questo 2018 il passaggio della Disability Card da progetto a realtà.

*Esperta di accessibilità del web dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), con delega per le problematiche ICT (Information and Communications Technology).

*Cui Anffas Onlus aderisce

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    CONGEDO STRAORDINARIO: SI PUÒ RICHIEDERE ANCHE SE LA PERSONA CON DISABILITÀ LAVORA?

    Fonte www.edscuola.eu – Il congedo straordinario è un periodo di assenza dal lavoro retribuito (massimo 2 anni nell’arco dell’intera vita lavorativa) concesso ai lavoratori dipendenti che assistano familiari con disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, legge 5 febbraio 1992, n. 104. Hanno titolo a fruire del congedo straordinario i lavoratori dipendenti secondo il seguente ordine di priorità, che degrada solo in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei primi:

    1.il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente della persona con disabilità in situazione di gravità;

    2.il padre o la madre, anche adottivi o affidatari, della persona con disabilità in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente o della parte dell’unione civile convivente;

    3.uno dei figli conviventi della persona con disabilità in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente, la parte dell’unione civile convivente ed entrambi i genitori della persona con disabilità siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti. Si precisa, al riguardo, che la possibilità di concedere il beneficio ai figli conviventi si verifica nel caso in cui tutti i soggetti menzionati (coniuge convivente, parte dell’unione civile convivente ed entrambi i genitori) si trovino in una delle descritte situazioni (mancanza, decesso, patologie invalidanti);

    4.uno dei fratelli o sorelle conviventi della persona con disabilità in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente,la parte dell’unione civile convivente, entrambi i genitori ed i figli conviventi della persona con disabilità siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;

    5.un parente/affine entro il terzo grado convivente della persona con disabilità in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente,la parte dell’unione civile convivente, entrambi i genitori, i figli conviventi e i fratelli/sorelle conviventi della persona con disabilità siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti. Il congedo in questione, fruibile anche in modo frazionato, può essere richiesto anche nel caso in cui l’assistenza sia rivolta ad un familiare con disabilità che svolga, nel periodo di godimento del congedo, attività lavorativa?

    La risposta è affermativa. Infatti, il Ministero del Lavoro, con Interpello n. 30/2010, ha chiarito che “non sembra conforme allo spirito della normativa porre, a priori, un limite alla fruizione del congedo da parte di colui che assiste il familiare disabile. Tale prassi risulterebbe peraltro in contrasto con i principi formulati dalla L. n. 104/1992 che mira invece a promuovere la piena integrazione del disabile nel mondo del lavoro.” Inoltre, “l’assistenza si può sostanziare in attività collaterali ed ausiliarie rispetto al concreto svolgimento dell’attività lavorativa da parte del disabile, quali l’accompagnamento da e verso il luogo di lavoro, ovvero attività di assistenza che non necessariamente richiede la presenza del disabile, ma che risulta di supporto per il medesimo.. Si ritiene pertanto, alla luce dell’attuale normativa, che il diritto alla fruizione del congedo de quo da parte del familiare non può essere escluso, a priori, nei casi in cui il disabile svolga, per il medesimo periodo, attività lavorativa”.

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      CRESCONO LE ADESIONI AL MANIFESTO SUI DIRITTI DELLE DONNE CON DISABILITÀ

      Fonte www.superando.it – Ci sono due importanti notizie riguardanti il Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea, per il quale, solo qualche mese fa, si auspicava l’adesione del maggior numero di organizzazioni possibili, anche quelle non strettamente legate al mondo della disabilità. Innanzitutto va segnalato che la traduzione in italiano è ora direttamente scaricabile dal sito dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, attraverso uno specifico link inserito nella sottosezione.

      Altre pubblicazioni, a fianco dei link delle precedenti versioni in inglese, francese e spagnolo. «Si tratta – come sottolinea Simona Lancioni, responsabile del Centro Informare un’h di Peccioli (Pisa) e curatrice insieme a Mara Ruele di quella stessa versione italiana – della logica formalizzazione dell’approvazione, da parte dello stesso EDF, della traduzione in lingua italiana, avvenuta nel settembre dello scorso anno. Un’approvazione che ha portato diversi enti italiani ad aderire all’importante documento».

      A tal proposito – ed è la seconda notizia – le ultime due adesioni al Secondo Manifesto (in calce si riporta l’elenco completo e aggiornato) sono arrivate dall’AUS Montecatone (Associazione Utenti Unità Spinale Montecatone) di Imola (Bologna), che ha voluto in questo modo porre in evidenza come la parità di genere sia un’istanza sentita e rivendicata anche dalle stesse persone con disabilità, e dal Dipartimento Politiche di Genere della CGIL di Catania, «un’iniziativa quanto mai apprezzabile – secondo Lancioni – se consideriamo che secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili, lavora solo il 35,1% delle donne con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi, contro il 52,5% degli uomini nelle stesse condizioni».

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        DEBUTTA IL NUOVO SISTEMA INTEGRATO PER I BAMBINI DA ZERO A SEI ANNI

        Fonte www.edscuola.euParte il sistema integrato di istruzione per i bambini 0-6 anni, previsto dalla Buona Scuola. Si parte con una dotazione iniziale di 209 milioni di euro (saranno 239 milioni, a regime).

        Le misure

        Si tratta di risorse specifiche per il potenziamento dei servizi offerti alle famiglie, per l’abbassamento dei costi sostenuti dai genitori, per garantire alle bambine e ai bambini pari opportunità di educazione, istruzione e cura, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche e culturali.

        Gli obiettivi sono piuttosto ambiziosi: il 33% di copertura della popolazione sotto i tre anni, la presenza di nidi in almeno il 75% dei comuni, la qualificazione universitaria per le insegnanti dei nidi, la formazione in servizio per tutto il personale, il coordinamento pedagogico fra nidi e scuole dell’infanzia, la riduzione delle rette.

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          SPECIAL OLYMPICS, INIZIA L’ANNO DELLE CELEBRAZIONI

          Fonte www.superabile.it – Era il 1968, quando per la prima volta, a Chicago, si accese la prima “scintilla” di un movimento destinato a crescere e diffondersi in tutto il mondo: erano i primi “Giochi estivi Special Olympics”, l’inizio di una lunga storia oggi più viva che mai, che afferma e racconta ogni giorno il valore dello sport come luogo di socialità, inclusione, superamento del limite.

          Con il 2018, è iniziato l’anno delle celebrazioni: il fulcro sarà Chicago, dove il movimento nacque mezzo secolo fa e dove tornerà, nel mese di luglio, per dar vita a una settimana di eventi e celebrazioni. PA inaugurare gli eventi, ci sarà la prima Coppa unificata, dal 17 al 20 luglio: un totale di 24 squadre di calcio, 16 maschili e 8 femminili, con atleti “speciali e non”, provenienti da ogni regione del mondo, si sfideranno presso il Toyota Park.

          In programma c’è anche il “Global Day of Inclusion”, il 21 luglio: Soldier Field, luogo di nascita delle “Olimpiadi speciali”, ospiterà una massiccia celebrazione, un vero e proprio festival dell’inclusione, che si propone di contaminare tutto il mondo in un impegno globale per rendere le città più inclusive. Il pubblico sarà invitato a “giocare unificato”, cioè competere con gli atleti “speciali” e partecipare a una divertente competizione atletica con gli atleti Special Olympics.

          In programma ci sono attività sportive, giochi interattivi, mostre, appuntamenti gastronomici e spettacoli dal vivo. Infine, una serata costellata di star al Padiglione Huntington Bank a Northerly Island.

          Naturalmente non mancherà l’illuminazione cerimoniale della 50a torcia delle Olimpiadi Speciali e della “Eterna fiamma della speranza”, che illuminerà tutta Chicago, a simboleggiare un mondo di accoglienza e inclusione, in cui tutti possano imparare, lavorare, competere e giocare con gli stessi diritti e le stesse opportunità.

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            BULLISMO NEI CONFRONTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ: DALL’IRLANDA UNA POSSIBILE SOLUZIONE

            Fonte www.disablog.it – La Dublin City University è in testa a un nuovo progetto biennale europeo per affrontare il problema del bullismo sulle persone con disabilità. Questo tipo di bullismo avviene verso persone che hanno disabilità percepita o effettiva, quelli che hanno bisogno di sostegno educativo e che soffrono di una qualche disabilità, in fondo, hanno molte probabilità di subire atti di bullismo.

            Il progetto DisAbuse esaminerà le strategie di prevenzione e contromisure contro il bullismo sulle persone con disabilità e sarà guidato dal Centro nazionale di ricerca e risorse anti-bullismo della DCU.

            Il progetto è stato finanziato dall’Autorità per l’istruzione superiore, dal programma Erasmus e dall’UE. Uno studio del 2007 di Mencap ha rilevato che l’82 per cento dei bambini e dei giovani con disabilità sull’apprendimento ha subito episodi di bullismo. Di questi, il 77% era stato vittima di abusi verbali mentre il 60% era stato vittima di abusi fisici. Il professor Mona O’Moore, ex capo del reparto pedagogia al Trinity College di Dublino, ha detto che il bullismo include l’offesa verbale, lo sputo e l’essere presi a calci.

            Il ministro dell’Istruzione superiore Mary Mitchell O’Connor ha dichiarato che “tutte le forme di bullismo sono inaccettabili e sappiamo che possono avere un impatto devastante sulla vita delle persone”. “Il bullismo sulle persone con disabilità non va sottovalutato” ha aggiunto “e abbiamo bisogno di sforzi seri per capire il problema e sviluppare strategie efficaci per combatterlo”.

            Questo progetto avrà un ruolo significativo: riunisce esperti provenienti dall’Irlanda e da tutta Europa per fornire una visione internazionale della ricerca, delle politiche e delle cose da fare. Fornirà anche corsi pratici per affrontare il bullismo, nonché risorse per insegnanti e formatori professionisti. Questo importante lavoro porterà a una comprensione più approfondita del fenomeno e aiuterà a sostenere meglio le persone che potrebbero subire questo tipo di bullismo.

            DisAbuse produrrà anche un rapporto basato su dati raccolti con raccomandazioni politiche diffuse a tutte le parti interessate, comprese le autorità governative regionali e nazionali.

            Dovrebbe inoltre essere creato un archivio online che condivida materiale di ricerca e formazione.

            Il dott. James O’Higgins Norman, direttore del Centro nazionale di ricerca e risorse anti-bullismo, ha affermato che il progetto mirerà a “migliorare la socializzazione, ridurre l’emarginazione e facilitare la vita degli utenti a scuola e il loro passaggio verso l’età adulta”. “Inoltre sosterrà ed istruirà insegnanti e formatori nel promuovere l’equità, la diversità e l’inclusione nell’apprendimento attraverso le istituzioni educative e la società in generale”.

            I partner europei del progetto includono Fondazione Mondo Digitale di Roma, l’Istituto universitario di Lisbona e l’Università di Murcia. “I partner coopereranno per valutare e combinare la ricerca, le migliori pratiche e i moderni approcci all’insegnamento con mezzi tecnologici ampiamente utilizzati”, ha aggiunto il dott. O’Higgins Norman

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              CONVEGNO INTERNAZIONALE AUTISMI 2018

              Fonte Edizioni Erickson – Si svolgerà il 5 e 6 maggio 2018 al Palacongressi di Rimini il Convegno Internazionale Autismi 2018 promosso e organizzato dal Centro Studi Erickson, ente di formazione e ricerca che da oltre 30 anni è attivo nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico.

              La complessità dell’autismo chiede un aggiornamento continuo su nuovi dati e nuove ipotesi, mettendo in discussione principi ed egemonie culturali. In altre parole, chiede di avere profondo senso critico e onestà intellettuale.

              Rivolto a insegnanti, educatori, operatori sociali e sanitari, genitori, il Convegno – giunto alla sesta edizione – sarà l’occasione per approfondire la conoscenza dei diversi modelli di provata efficacia e dei principi documentati nelle linee guida nazionali e internazionali per affrontare la complessità dello spettro e sviluppare interventi di qualità. 

              Le proposte del Convegno si articolano in due sessioni plenarie per fare il punto sulla ricerca e sulle prospettive, 5 question time per approfondire i temi chiave; 20 simposi per confrontare approcci e contributi e 10 workshop per approfondire operativamente esperienze e approcci.

              Le molteplici proposte coprono tre macro ambiti principali – Clinico, Didattico-Educativo, Culturale-Sociale – per consentire a tutti i partecipanti di costruirsi un percorso personalizzato in base alla propria professionalità e ai propri interessi.

              Per maggiori informazioni sul convegno e per le iscrizioni è possibile consultare il sito dedicato cliccando qui