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Legge sul reddito di cittadinanza: il giudizio negativo della FISH

Fonte www.superando.it – «Il testo della Legge approvata conserva le lacune e i limiti da noi più volte denunciati, nelle audizioni alla Camera e al Senato e nelle interlocuzioni istituzionali di queste settimane, oltreché negli organi d’informazione»: così Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) commenta l’approvazione della Legge su reddito e pensione di cittadinanza, a conclusione del percorso di un provvedimento su cui la stessa FISH e in generale il movimento delle persone con disabilità avevano chiesto significativi emendamenti.

«Il testo approvato conserva le lacune e i limiti più volte da noi denunciati, nelle audizioni alla Camera e al Senato e nelle interlocuzioni istituzionali intrattenute in queste settimane, oltreché sugli organi d’informazione»: così Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) commenta la conversione in legge (Legge 26/19) del Decreto Legge 4/19 su reddito e pensione di cittadinanza, ciò che ha concluso il percorso di un provvedimento su cui la stessa FISH e in generale il movimento delle persone con disabilità avevano chiesto significativi emendamenti.

«Ai fini della concessione dell’erogazione del reddito e della pensione di cittadinanza – si legge in una nota diffusa dalla Federazione -, nonostante alcune correzioni minime “di bandiera”, il provvedimento continua ad essere meno vantaggioso per i nuclei in povertà assoluta con persone con disabilità rispetto agli altri. Continuano inoltre ad essere computate le provvidenze assistenziali quale reddito familiare, e continua ad essere pressoché ininfluente la presenza di una persona con disabilità all’interno dei nuclei potenzialmente beneficiari delle nuove misure. Al di là, poi, dei gravi effetti pratici immediati, ancora una volta non si considera quello che è un elemento centrale nella costruzione delle politiche sociali, ovvero che troppo spesso la disabilità è causa di impoverimento e di conseguente esclusione sociale».
«Finché non vi sarà consapevolezza di queste correlazioni – annota a tal proposito Falabella – le politiche per l’inclusione sociale non potranno che essere fallimentari. Ed è con questa considerazione che affrontiamo il prossimo confronto, quello riguardante l’annunciato Codice Unico sulla Disabilità ritenuto centrale da questo Governo, ma su cui non vi sono – per ora – impegni di spesa».
Il riferimento di Falabella è segnatamente allo Schema di Legge Delega approvato dal Consiglio dei Ministri, che a breve arriverà alle Camere, formalizzando l’annunciato intento di redigere appunto «un Codice che razionalizzi e riveda tutta la normativa vigente in materia di disabilità».

«Si tratta – sottolinea il Presidente della FISH – di un obiettivo imponente che il Governo non potrà perseguire senza un confronto con le organizzazioni delle persone con disabilità, ma nemmeno senza accogliere pienamente i princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, senza quella consapevolezza che in questo caso è mancata, senza un adeguato investimento di risorse. Agiremo pertanto con propositiva determinazione già in sede di discussione della Legge Delega, per evitare che il tutto si risolva in un’ennesima occasione persa. Ci si augura quindi di incontrare in questo percorso la dovuta attenzione. Nel frattempo, però, non si può dimenticare che alla fine del 2017 è stato pubblicato il Secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, mirato alla concreta attuazione della Convenzione ONU. A quella norma di indirizzo, inspiegabilmente in stallo, va data rapida attuazione, senza attendere il Codice dai tempi imponderabili».

Sul tema suggeriamo anche la Lettura dell’ampio approfondimento pubblicato dal Servizio HandyLex.org (a questo link). Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

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    Disabilità, visite guidate e viaggi d’istruzione: la parola d’ordine è nessuno escluso!

    Fonte www.disabili.com – Aprile: è tempo di gite, di uscite didattiche sul territorio, di viaggi d’istruzione. Sono occasioni importanti, culturali e relazionali e tutti gli alunni hanno il diritto di partecipare

    Le visite guidate ed i viaggi d’istruzione, come specificato nella nota del MIUR n. 645/02, rappresentano un’opportunità fondamentale per la promozione dello sviluppo relazionale e formativo di ciascun alunno e per l’attuazione del processo di integrazione scolastica dello studente con disabilità: nessuno dev’essere escluso. Eppure, a volte, accade. Come poter assicurare il diritto alla partecipazione di ogni allievo?

    In base alle norme sull’autonomia scolastica sono oggi le scuole a decidere i criteri delle uscite didattiche e dei viaggi d’istruzione, come indicato dalla nota del MIUR n. 2209/12, nella quale si prevede che l’effettuazione di viaggi di istruzione e visite guidate deve tenere conto dei criteri definiti dal Collegio dei docenti in sede di programmazione dell’azione educativa e dal Consiglio di istituto o di circolo nell’ambito dell’organizzazione e programmazione della vita e dell’attività della scuola. Spetta quindi agli Organi Collegiali fissare i criteri generali organizzativi di tutte le tipologie di uscita e ancora meglio approvare uno specifico Regolamento.

    Le scuole devono garantire la partecipazione di tutti e, quindi, nel decidere i luoghi da visitare, le strutture dove soggiornare o i mezzi di trasporto da utilizzare, devono preventivamente domandarsi se siano compatibili con la condizione di disabilità di alcuni alunni, pianificando gli adeguamenti necessari ad evitare ogni forma di esclusione. Dev’essere inoltre garantita, se necessaria, la presenza di un docente in più o quella dell’assistente; può essere consentita quella di un familiare, ma la scuola non può in nessun caso subordinare il diritto di partecipazione alla presenza di quest’ultimo. Per poter assicurare la piena partecipazione di tutti gli alunni, pertanto, è fondamentale che le visite guidate ed i viaggi d’istruzione siano pianificati in maniera puntuale e con grande anticipo.

    Tali attività rientrano nelle pratiche didattiche e formative e vengono quindi programmate dai docenti, i quali pianificano le uscite in relazione ai bisogni formativi degli alunni ed alle situazioni presenti nelle classi. Pertanto, organizzare un viaggio che renderebbe difficile la partecipazione di un alunno rappresenterebbe un evidente atteggiamento discriminatorio. Spetta alla comunità scolastica la scelta delle modalità più idonee a garantire l’esercizio di un diritto. Ai sensi del D.P.R. 275/99 gli istituti scolastici hanno completa autonomia nella definizione delle modalità di progettazione di viaggi di istruzione e visite guidate. Non è più in vigore l’obbligo della presenza di un docente ogni 15 alunni, anche se le scuole continuano, orientativamente, ad attenersi a un rapporto non molto difforme. In presenza di un alunno con disabilità, si prevede, generalmente ma non obbligatoriamente, la presenza di un docente in più, non necessariamente di sostegno. Il docente di sostegno, infatti, è assegnato alla classe e non all’alunno e l’integrazione è un processo in cui tutti i docenti della classe sono corresponsabili.

    Accompagnare gli alunni nei viaggi di istruzione non rientra tra le attività obbligatorie dei docenti. Si tratta infatti di attività aggiuntive che richiedono la disponibilità del personale e perciò non possono essere imposte. La possibilità di organizzare uscite didattiche e viaggi d’istruzione è quindi subordinata alla disponibilità degli insegnanti a partecipare. Pertanto, sarà premura del Dirigente Scolastico verificare quanti docenti siano disponibili ad accompagnare gli allievi e quanti altri si offrano per un’eventuale sostituzione. Naturalmente, ciò vale anche per il docente di sostegno. La sua eventuale indisponibilità, tuttavia, non compromette in alcun modo la partecipazione dell’alunno con disabilità. Se si rende necessaria la presenza di un docente in più può partecipare un altro docente della classe. Le disponibilità date ad inizio anno scolastico, inoltre, non comportano un obbligo. In caso di sopravvenuti impedimenti può accadere che un insegnante non possa partecipare e proprio per questo sono previsti eventuali sostituti. L’eventuale indisponibilità sopravvenuta di uno o più docenti non può e non deve compromettere la partecipazione di un alunno con disabilità. In situazioni estreme, se non risolvibili, le uscite o i viaggi di istruzione devono essere annullati per tutti, non solo per qualcuno.

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      2 APRILE 2019 – GIORNATA MONDIALE DELLA CONSAPEVOLEZZA SULL’AUTISMO

      “TECNOLOGIE ASSISTIVE E PARTECIPAZIONE ATTIVA” – È TEMPO DI FARE LUCE SULLE DIFFICOLTÀ DI COMUNICAZIONE E INTERAZIONE

       Nel 2008, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato all’unanimità il 2 aprile come Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo per fare luce e richiamare l’attenzione di tutti sulle necessità delle persone con autismo. Grazie a questa ricorrenza, la consapevolezza dell’autismo è cresciuta in tutto il mondo negli ultimi anni. Per le Nazioni Unite, i diritti delle persone con disabilità, comprese le persone con autismo, sanciti dalla Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), sono parte integrante del suo mandato. 

      In occasione del 2 aprile 2019 il mondo si tinge di blu per aumentare la consapevolezza su una malattia le cui diagnosi sono ancora difficili e che crea difficoltà nell’inclusione di chi ne è affetto. L’obiettivo della giornata è far luce su questa disabilità, promuovendo la ricerca e il miglioramento dei servizi e contrastando la discriminazione e l’isolamento di cui ancora sono vittime le persone autistiche e i loro familiari.

      Il tema di quest’anno sarà “Tecnologie Assistive, Partecipazione Attiva” per sensibilizzare la comunità mondiale sulle difficoltà di comunicazione e interazione di questa disabilità complessa.

      Quando i leader mondiali hanno adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile nel 2015, la comunità internazionale ha riaffermato il suo forte impegno per uno sviluppo inclusivo, accessibile e sostenibile e si è impegnata a non lasciare indietro nessuno. In questo contesto, la partecipazione di persone con autismo come agenti e beneficiari è essenziale per la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

      Per molte persone con un disturbo dello spettro autistico, l’accesso a tecnologie di assistenza a prezzi accessibili è un prerequisito per poter esercitare i loro diritti umani fondamentali e partecipare pienamente alla vita delle loro comunità. Le tecnologie di assistenza possono ridurre o eliminare le barriere alla loro partecipazione su base di uguaglianza con gli altri. I problemi di sviluppo, di comunicazione e sociali causati dall’autismo possono spesso portare a discriminazioni o alla necessità di speciali cure parentali e interventi medici.

      La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità riconosce il ruolo strumentale delle tecnologie assistive nel consentire alle persone con disabilità di esercitare i loro diritti e libertà. Obbliga gli Stati firmatari a promuovere la disponibilità e l’uso di tali tecnologie ad un costo accessibile, ad agevolarne l’accesso e ad intraprendere o promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie di questo tipo. Mentre i progressi tecnologici sono continui, esistono ancora notevoli ostacoli all’uso delle tecnologie di assistenza, compresi i costi elevati, la mancanza di disponibilità, la mancanza di consapevolezza del loro potenziale e la mancanza di formazione sul loro uso. I dati disponibili indicano che, in diversi paesi in via di sviluppo, oltre il 50% delle persone con disabilità che necessitano di dispositivi di assistenza non è in grado di riceverli.

      Nel settembre 2018, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha lanciato una nuova strategia sulle tecnologie, che mira a definire come il sistema delle Nazioni Unite sosterrà l’uso di queste tecnologie per accelerare il raggiungimento dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030. La strategia intende inoltre facilitare l’allineamento di queste tecnologie ai valori sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nonché alle norme e agli standard del diritto internazionale, comprese la CRPD e altre convenzioni sui diritti umani. Tali valori comprendono l’uguaglianza e l’equità, l’inclusione e la trasparenza. La progettazione e l’uso delle nuove tecnologie, secondo la Strategia, dovrebbe essere guidata da una prospettiva etica e basata sui diritti.

      Nel contesto della Strategia del Segretario Generale, la Giornata mondiale di sensibilizzazione all’autismo del 2019 presso la sede centrale dell’ONU a New York si concentrerà sull’utilizzo delle tecnologie di assistenza alle persone con autismo come strumento per rimuovere le barriere alla loro piena partecipazione sociale, economica e politica nella società e per promuovere l’uguaglianza, l’equità e l’inclusione.

      La Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo mira a mettere in luce gli ostacoli che le persone con autismo – e altri che vivono con l’autismo – affrontano ogni giorno” – commenta Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas,Una persona su cento ha un disturbo dello spettro autistico. In Italia sono circa 600.000. Solo una parte dei casi di autismo è diagnosticato, il resto rimane sommerso. L’autismo è una “disabilità invisibile”, ignoriamo quali e quante barriere affrontano tali persone per comunicare e vivere ogni giorno e non riusciamo a immaginare come rompere queste barriere e rendere la società italiana più accessibile”.

      In Italia urge un Piano strategico nazionale sull’autismo, che metta in pratica la legge italiana e la Convenzione delle Persone con Disabilità dell’ONU” – prosegue il presidente: “Troppi infatti, sono ancora i diritti negati alle persone con disturbi dello spettro autistico, troppo sole sono lasciate le famiglie. Oggi vorremmo, ma proprio lo desideriamo fortemente, che qualcuno potesse sentire la nostra voce, la voce di tutte le famiglie stanche, allo stremo delle loro forze”.  

      Conclude il presidente Speziale: “Anffas si impegna a dedicare a questo tema iniziative ed approfondimenti, così come si impegna anche nell’ambito del Coordinamento Nazionale sui disturbi dello spettro autistico costituito all’interno di Fish da Angsa-Anffas e Gruppo Asperger, a continuare a battersi per vedere affermati e resi esigibili i diritti e migliorare la qualità formativa di coloro che delle persone con disturbi dello spettro autistico, a vario titolo, si prendono cura e carico”.

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        Dal 1 Aprile parte la campagna di raccolta fondi di FIA #sfidautismo 2019

        Fonte ANGSA Onlus – In occasione della Giornata mondiale per l’autismo del 2 aprile 2019 per promuovere la consapevolezza sull’autismo FIA- Fondazione Italiana Autismo, nata nel 2015 con l’obiettivo di sostenere la ricerca scientifica sull’autismo, durante la settimana del prossimo 2 aprile sarà impegnata con la Rai in una raccolta fondi attraverso il numero solidale 45589 e, facendo appello alla solidarietà di chi condivide le difficoltà di vivere con l’autismo, vuole offrire ai bambini, ai ragazzi e agli adulti con autismo la speranza di una migliore qualità di vita; vuol  far sì che  nessuno sia dimenticato o abbandonato.

        Rientra nello spettro autistico 1 bambino ogni 68 nati. L’autismo può determinare difficoltà a comunicare, a interagire e a condividere interessi e attività con gli altri, e può causare anomalie delle percezioni sensoriali. Queste difficoltà si manifestano fin dalla prima infanzia e causano nella maggioranza dei casi problemi di apprendimento e di comportamento che richiedono forti livelli di supporto e, se perdurano per tutta la vita, condannano all’esclusione e all’isolamento le persone con autismo e le loro famiglie. 

        Grazie ai progressi della  ricerca scientifica, alle diagnosi più precoci e diffuse, al perfezionamento e alla diffusione degli interventi basati sulle prove di efficacia, le condizioni delle persone con autismo possono migliorare sensibilmente.

        È quindi necessario e urgente sviluppare nuovi studi di ricerca per progredire nella conoscenza delle cause, dei meccanismi neurobiologici sottostanti e di nuovi interventi.

        La campagna di raccolta fondi di FIA #sfidautismo 2019 ha questo obiettivo.

        Potete trovare tutte le informazioni sulle diverse possibilità per donare leggendo le

         istruzioni per donare

        Dal 1 al 14 aprile 2019 sfidiamo l’autismo con un SMS Solidale donando al numero 45589

        Per maggiori informazioni: www.fondazione-autismo.it

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          Anffas: ennesima importante sentenza sul diritto ad ottenere e vedere attuato il progetto individuale di cui all’art. 14 della legge 328/2000.

          La mancata predisposizione e concreta attivazione del progetto può addirittura essere considerato reato. E non solo! 

          Sei una persona con disabilità, o un suo familiare che ha chiesto al Comune di predisporre, d’intesa con la Asl, un progetto individuale (di vita) ai sensi dell’articolo 14 Legge n. 328/00 (utile anche per l’applicazione per le persone con disabilità grave degli interventi previsti dalla legge n. 112/2016 sul durante e dopo di noi), e non l’hanno fatto?

          Puoi ricorrere al Tar e fare in modo che tale Autorità Giudiziaria ordini ciò.

          Il Comune non adempie ulteriormente? Ecco che lo stesso Giudice fa scattare la segnalazione alla Procura della Repubblica affinché si apra un procedimento penale a carico del funzionario pubblico che abbia continuato ad essere inadempiente alla statuizione giudiziaria, ravvisandosi gli estremi del reato di cui all’articolo 328 del codice penaleRifiuto di atti d’ufficio. Omissione”.

          È questo quanto è stato statuito nella recente sentenza del Tar Catania n. 559/2019 (scaricabile qui), con la quale si è accolto il ricorso di un papà della Provincia di Enna che, pur avendo visto consacrato in una precedente sentenza il diritto di sua figlia con disabilità grave ad avere un suo progetto di vita (che individuasse un percorso di sviluppo delle autonomie e di crescita onde raggiungere obiettivi di miglioramento con l’attivazione di conseguenziali supporti e sostegni da realizzare in maniera coordinata ed efficace), ha continuato a non ricevere alcuna risposta dal Comune interessato.

          Tale atteggiamento è stato, non a caso, ritenuto gravissimo, anche perché di fatto ha fermato per lungo tempo la predisposizione di una congerie di interventi ritenuti indispensabili per la persona con disabilità interessata, tra l’altro minorenne, determinando un grave arresto nel suo sviluppo, proprio quando i suoi pari età, in fase adolescenziale, acquisiscono meccanismi ed autonomie utili per tutta la vita.

          Ma vi è di più!

          Gli avvocati Gianfranco de Robertis, Ettore Nesi e Alberto Caruso, che hanno assistito il genitore in questa lunga battaglia, fanno notare che il Tribunale Regionale Amministrativo di Catania, dovendo nominare un commissario ad acta che si sostituisse al funzionario comunale inadempiente per garantire finalmente la predisposizione di tale progetto, ha anche stabilito che il compenso pagato dal Comune a tale commissario per esercitare tale funzione in sua sostituzione possa qualificarsi anche come danno all’erario, di cui quindi dovrà rispondere il medesimo funzionario inadempiente innanzi anche alla Corte dei Conti.

          “È deprimente assistere a vicende come queste, in cui la persona con disabilità ed i suoi familiari continuano ad essere ostaggio di una burocrazia cieca e sorda. Burocrazia che, anche grazie ad una classe politica assente e latitante, intende ancora ritenere gli interventi a sostegno e supporto delle persone con disabilità non come diritti sacrosanti da dover garantire per dare pari opportunità di vita a queste rispetto agli altri, ma mere concessioni da elargire se, quando e come da loro stessi deciso” – tuona Roberto Speziale, Presidente Nazionale Anffas Onlus (Associazione Nazionale Famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), a cui è associato il padre in questione.

          “Ogni giorno sempre più assistiamo a situazioni di tal genere, che dobbiamo contrastare come Associazione, genitori e familiari, ricorrendo alla Magistratura per difendere i diritti delle nostre persone con disabilità – continua Speziale -, ma è giusto che i diritti delle persone con disabilità debbano essere resi esigibili solo dai tribunali? Certamente ringraziamo la magistratura che, ancora una volta, ha non solo fatto prevalere il diritto, ma ha anche dimostrato attenzione e sensibilità, però non possiamo non avere chiaro che tutto questo denuncia una “patologia del sistema” ed una incapacità, se non una mancata volontà della politica e della burocrazia, a far sì che i diritti delle persone con disabilità non siano più “gentili concessioni”.

          Il danno che questo stato di cose continua a fare alle persone con disabilità ed ai loro familiari è enorme ed irreparabile. Infatti l’omissione o il ritardo nel predisporre ed attivare il progetto di vita non solo rappresenta, come visto con questa importante sentenza, una omissione penalmente e patrimonialmente perseguibile ma soprattutto compromette spesso irrimediabilmente il già difficile percorso di crescita e di vita dei nostri figli con disabilità.

          Perciò conclude Speziale “Queste sono delle gravi responsabilità e non solo dei funzionari che vanno fortemente denunciate e per questo rivolgo un invito a tutte le famiglie, forti anche di questa ulteriore sentenza del tribunale di Catania, di richiedere in massa la predisposizione del progetto individuale ai sensi e per gli effetti delle legge 328/2000 e anche per la legge 112/2016 sul durante e dopo di noi e, in caso di mancate ed adeguate risposte, non esitare a rivolgersi alla magistratura.”

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            Bambini e ragazzi con disabilità: approccio empatico per superare etichette, stigma e pregiudizio

            Fonte www.disabili.com – Un atteggiamento aperto al dialogo, all’ascolto, con al centro l’empatia, può aiutare famiglie ed insegnanti a rapportarsi in modo adeguato con la disabilità

            In un recente articolo è stato ripreso il problema della classificazione e della stigmatizzazione che non di rado accompagna le persone che hanno ricevuto una diagnosi. In genere esse sono anche accompagnate da numerosi acronimi che creano non poca confusione tra i non addetti ai lavori.

            Si tratta in verità di un rischio concreto, perché una diagnosi o, comunque, il riconoscimento di un bisogno educativo speciale, ha la finalità di tutelare il rispetto di una esigenza, di una necessità peculiare. Eppure espone al rischio di etichetta, di pregiudizio, di classificazione. Stigma. A. Canevaro riflette sulla questione: abbiamo tutti una diagnosi. Io, per esempio, ho problemi di equilibrio. Chi scrive, altro esempio, vede poco. E’ un fatto, certamente non raro. E però, va da sé, alcune diagnosi definiscono i contorni della percezione che si ha di qualcuno. Ci sono aspettative, importanti, da parte delle famiglie, della scuola, della società e l’inatteso destabilizza, crea nuove percezione.

            Ma come si fa a superare questo limite percettivo? Come evitare di fare della prossimità paternalismo? Come arginare le etichette? Bisogna farlo, è fondamentale, è l’unica via per credere davvero nelle possibilità, nelle potenzialità, nella massima espressione delle persone con disabilità. Ed è importantissimo che questo percorso venga avviato in primo luogo dalle famiglie e dagli insegnanti, cioè dalle figure più prossime ai ragazzi con disabilità, le prime che possono e devono credere in loro.

            Un termine che può aiutare in questo cammino è forse l’empatia, vale a dire la capacità la di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione dell’altro, di comprendere pienamente lo stato d’animo altrui. L’empatia è un sentire dentro, è mettersi nei panni dell’altro, è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed è fondamentale nell’approccio con la disabilità. Non a caso rientra nei programmi di studio dei corsi di specializzazione per il sostegno.

            Talvolta si tende ad usare alcuni termini generici, con valore positivo, come amore, passione, missione o vocazione, quando ad esempio ci si riferisce alla professione del docente si sostegno. Si tratta in realtà di approssimazioni che indicano in direzione di tale prossimità, connotata, però, in maniera più puntuale col concetto di empatia. Essa si apprende, si insegna, si promuove tra i pari e con essa possono crearsi le condizioni per la percezione adeguata del valore assoluto di ogni singolo individuo, di ogni persona.

            E così anche altri termini possono ritrovare rinnovata cittadinanza, come la stessa disabilità, che rimane svantaggio personale, nelle situazioni, non necessariamente stigmatizzante. Una menomazione resta, va da sé, una limitazione funzionale pure. Però sullo svantaggio possiamo lavorare, per arginarlo massimamente e questo vale anche per lo svantaggio sociale. Anche il termine handicap, caduto in disgrazia ben più di altri termini forse ben più compromettenti, può ritrovare il significato che gli è proprio, vale a dire lo svantaggio sociale. Anche l’ostilità verso alcuni termini può apparite retorica, in fondo, dato il loro valore neutro. Uno svantaggio non è che svantaggio, è reale, percepibile. Sta alla società intera impegnarsi per il suo superamento.

            Scrive infatti il prof. Canevaro, che all’inclusione ha dedicato tanti dei suoi studi: una persona è relativamente “handicappata”, cioè l’handicap è un fatto relativo e non un assoluto, al contrario di ciò che si può dire per il deficit. In altri termini, un’amputazione non può essere negata ed è quindi assoluta; lo svantaggio (handicap) è invece relativo alle condizioni di vita e di lavoro, quindi alla realtà in cui l’individuo amputato è collocato. L’handicap è dunque un incontro fra individuo e situazione.

            Piuttosto che accusare le parole, dunque, sarebbe il caso di creare ogni giorno le condizioni per il superamento dell’handicap. L’empatia può aiutarci, in questo impegno, a superare la nostra stessa percezione stigmatizzante, che talvolta limita le stesse possibilità di tale superamento

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              Open Day 2019

              Tutte le strutture associative – circa 1000 in tutta Italia – in cui Anffas da 61 anni si prende cura e carico di oltre 30.000 persone con disabilità e dei loro familiari, il prossimo 28 marzo con la formula “Open Day” organizzeranno, con il protagonismo diretto delle persone con disabilità, convegni, spettacoli e tante altre iniziative volte a diffondere la cultura dell’inclusione sociale, delle pari opportunità, della non discriminazione e del diritto di decidere.

              Ad accogliere la cittadinanza ci saranno le persone con disabilità, i loro genitori e familiari, gli associati Anffas, gli operatori, i volontari e tutti coloro che, a vario titolo, operano in Anffas e collaborano con essa, con l’obiettivo primario di diffondere la cultura della disabilità basata sui diritti umani e portando la collettività a contatto con una realtà che è molto distante da quella stereotipata che stigmatizza le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale e che le vede, sbagliando, solo come pesi.

              Con Anffas Open Day, infatti, Anffas Tutta vuole ancora una volta contrastare cliché, pregiudizi e discriminazioni che purtroppo continuano a circondare le persone con disabilità, in particolare con disabilità intellettive e del neurosviluppo, coinvolgendo la collettività nella costruzione di una società pienamente inclusiva e basata anche sul concetto e sulla cultura dell’autorappresentanza.

              Con rinnovato entusiasmo e determinazione, quindi, Anffas Tutta si prepara al 28 marzo 2019 per “aprire le porte all’inclusione sociale” e rendere evidente che, con i giusti sostegni le persone con disabilità possono raggiungere grandi traguardi, spesso ritenuti impossibili e possono prendere le decisioni che le riguardano. Traguardi raggiunti anche grazie ad un costante e prezioso lavoro quotidiano realizzato nelle strutture associative Anffas, che mettendo al centro le persone con disabilità, le vedono sempre più impegnate in prima persona, su temi quali la cittadinanza attiva, il linguaggio facile da leggere, l’autonomia, l’autodeterminazione, l’autorappresentanza e il diritto di decidere. Tanti quindi gli obiettivi raggiunti ma tante le cose ancora da fare!

              Anffas invita quindi tutti i cittadini a partecipare a questa grande festa, a conoscere l’Associazione, le famiglie e gli amici che la compongono e le tante attività e iniziative che ogni giorno vengono realizzate per promuovere un futuro in cui nessuno sia più discriminato a causa della disabilità e in cui vengano garantiti a tutti pari opportunità e piena inclusione sociale!

              PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

              Orario: 09:30 -18:30     
              Mattino: porte aperte alla cittadinanza ed alle scuole. 
              Pomeriggio: installazione interattiva “Sogno e son desto”. Mostra di sogni sognati, desiderati ed avverati realizzata con gli autorappresentanti e le persone che frequentano il centro Anffas.                     
              Per informazioni: tel: 0983854879 – info@anffascorigliano.it