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Al sottosegretario Spadafora il Servizio civile nazionale

Fonte www.redattoresociale.it – La conferma è arrivata questa mattina dallo stesso Sottosegretario, che ha incontrato il personale del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Spadafora ha già la delega a pari opportunità e giovani

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Pari opportunità e giovani, on. Vincenzo Spadafora, seguirà anche il servizio civile nazionale. La conferma è arrivata questa mattina dallo stesso Sottosegretario Spadafora, che ha incontrato il personale del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale nella sede di via della Ferratella in Laterano a Roma.

In una nota diffusa dopo l’incontro si specifica come “il Capo del Dipartimento Calogero Mauceri, nel dare il benvenuto al Sottosegretario e nel ringraziarlo per la visita, ha illustrato brevemente le principali linee di azione della struttura sulle politiche giovanili e sul servizio civile, i risultati più importanti raggiunti negli ultimi anni, le diverse attività attualmente in corso, e ha segnalato la particolare dedizione e passione delle donne e degli uomini del Dipartimento, che anche nei momenti più complicati non hanno mai fatto mancare il proprio impegno a servizio della struttura”.

L’on. Spadafora, nel suo intervento, secondo quanto comunicato in una nota stampa, “ha innanzitutto ringraziato il Dipartimento per questo intenso lavoro che è stato possibile apprezzare anche stando al di fuori della struttura e ha colto l’occasione per dichiarare tutta la propria soddisfazione per aver ricevuto la delega sui temi delle pari opportunità e dei giovani. Temi che hanno accompagnato la sua vita personale e  professionale, orientata al quotidiano impegno per la tutela dei diritti”.

“Sto dedicando questi giorni a leggere documenti, ad approfondire, a capire, ad ascoltare, convinto che si debba partire da quanto di buono è stato già fatto per cominciare a programmare il futuro, sapendo che bisognerà presto fare delle scelte ed individuare le priorità. Solo così sarà possibile ottenere risultati concreti e interventi di qualità, nell’interesse dei nostri giovani”, ha dichiarato il Sottosegretario. “Sarà un lavoro appassionante” ha concluso al termine dell’incontro l’on. Spadafora.

Spadafora è stato eletto in Parlamento lo scorso 4 marzo tra le fila del Movimento 5 Stelle ed è stato il più giovane presidente di Unicef Italia (dal 2008 al 2011) nonché il primo Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, incarico ricoperto tra il 2011 e il 2016.

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    Scuola, il ministro Bussetti riunisce l’Osservatorio per l’inclusione

    Fonte www.superabile.it – L’obiettivo da raggiungere è quello di garantire alle studentesse e agli studenti con disabilità il diritto di apprendere senza discriminazioni: “La scuola è veramente tale se è aperta a tutti”. Presentata la nuova versione del ‘Portale per l’inclusione scolastica’, online a partire da luglio.

    “Garantire alle studentesse e agli studenti con disabilità il diritto di apprendere senza discriminazioni: deve essere questo l’obiettivo del nostro lavoro. Per far sì che riescano a conquistare la loro libertà. Di essere cittadini e lavoratori, di avere i propri impegni personali e sociali. La scuola è veramente tale se è aperta. A tutti e per tutti”. Così il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, che oggi ha riunito al MIUR i componenti dell’Osservatorio permanente per l’inclusione.
     
    L’Italia, ha ricordato il Ministro, “ha una lunga tradizione di inclusione scolastica. Il nostro sistema di istruzione e formazione rappresenta un’eccellenza. Ma ci troviamo qui per qualificare ancora di più il servizio dei nostri istituti. E vogliamo farlo partendo dai bisogni che emergono dalla base, da chi è vicino ai nostri ragazzi e ne conosce le necessità. L’Osservatorio ci offre un’importante occasione di ascolto ed è da qui che partiremo per definire un programma di azioni, tempi e modalità per determinare i risultati che ci porteranno al nostro obiettivo principale: la libertà dei nostri giovani”.
     
    Alla riunione hanno partecipato Giuseppe Chiné, Capo di Gabinetto del MIUR, Rosa De Pasquale, Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione, Maria Assunta Palermo, Direttore generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, Maria Maddalena Novelli, Direttore generale per il personale scolastico, Giovanna Boda, Direttore generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione. Ha presenziato anche il Sottosegretario Salvatore Giuliano che ha ribadito: “Questo Governo dedicherà la massima attenzione alle criticità e alle questioni che emergeranno nell’ambito di questo Osservatorio. Dobbiamo lavorare per creare condizioni di pari dignità per tutte le studentesse e tutti gli studenti”. “L’inclusione scolastica è una priorità. La via maestra per garantirla è aumentare il personale specializzato. Dobbiamo lavorare in questa direzione”, ha concluso il Ministro.
     
    Durante l’incontro è stata, inoltre, presentata la nuova versione del ‘Portale per l’inclusione scolastica’, che sarà ora sottoposta all’attenzione dalle associazioni che fanno parte dell’Osservatorio. Il sito sarà poi messo online nel mese di luglio diventando punto di riferimento per tutte le informazioni sull’argomento, dalla formazione dei docenti, alle buone pratiche, alla normativa in materia.

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      Oltre diecimila studenti con disabilità all’esame di stato: e poi? Quale progetto di vita?

      Fonte www.disabili.com – Uno studente su 50 tra quelli chiamati quest’anno a sostenere l’esame di stato alla fine delle scuole secondarie di secondo grado è in situazione di disabilità

      Come riportato nei giorni scorsi sono circa 10500 gli studenti con disabilità chiamati quest’anno a sostenere l’esame di maturità. Al Sud si registra il dato più elevato, sono oltre 4 mila studenti. Uno su due sosterrà l’esame in un istituto professionale statale. A fare il punto è Tuttoscuola.com, dal cui studio emergono alcuni dati interessanti: è la Lombardia ad avere il maggior numero di studenti con disabilità alle prese con l’esame finale (1.382). Segue la Sicilia con 1.097, la Campania con 1.068, poi la Puglia con 964. In Molise sono soltanto 71, in Basilicata 113 e in Umbria 193. Al Sud, tuttavia, la percentuale di candidati con disabilità presenti all’esame di Stato è del 41% rispetto al totale.

      Più della metà dei ragazzi con disabilità (50,7%) sostiene l’esame in un istituto professionale statale, oltre un quarto (25,9%) in un istituto tecnico e l’8,4 per cento in un liceo artistico. Soltanto il 3,2% in un liceo classico. Le prove sono predisposte dalla Commissione esaminatrice in base al Pei e alla documentazione fornita dal consiglio di classe. Le prove possono essere equipollenti a quelle assegnate agli altri candidati – e in questo caso si consegue regolare diploma – oppure differenziate e finalizzate al solo rilascio dell’attestazione dei crediti formativi, come previsto dall’OM n. 350/18.

      A fine anno scolastico, dunque, i candidati che avranno sostenuto un esame di tipo equipollente conseguiranno il diploma, mentre quelli che lo avranno sostenuto con prove differenziate conseguiranno attestazione. Il vero problema, però, sorge proprio qui, perché ben poche opportunità troveranno questi ragazzi nelle realtà sociali e professionali. L’università sarà preclusa ai ragazzi che avranno ottenuto la sola attestazione, mentre le iniziative territoriali, di tipo formativo e di avvio al lavoro per i ragazzi con disabilità cognitiva sono frantumate e molto eterogenee. Più spesso troveranno il nulla, la relegazione nei centri diurni, la casa, la famiglia. E nient’altro. Ai fatti, come indicato in un recente studio sull’Emilia Romagna molto spesso alla fine della scuola questi ragazzi scompaiono: c’è una grande attenzione sociale e un notevole investimento economico per il percorso scolastico degli alunni con disabilità, ha spiegato S. Versari, direttore dell’USR Emilia-Romagna intervenendo alla terza Conferenza regionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. Si tratta di un impegno che crolla una volta terminato il percorso scolastico. Finiti gli studi, questi ragazzi scompaiono, spesso sono confinati a casa con ridotte opportunità di inserimento sociale. Solo il 10% dei ragazzi con autismo lavora. Più alta è la percentuale per i ragazzi con sindrome di Down (31,4%), ma non ancora sufficiente. Per l’85% delle persone con disabilità la fonte di reddito principale è la pensione.

      Cosa fare, dunque? Secondo Versari si potrebbe pensare a come preparare questi ragazzi per il lavoro, ad esempio con i test utilizzati dai docenti dei Centri territoriali di supporto, per capire le loro competenze o abilità. Altra grande opportunità è l’alternanza scuola-lavoro, ma serve un collegamento con il mondo del lavoro che consenta di veicolare le competenze acquisite dai ragazzi.

      Qualche interrogativo, qualche domanda, dunque, pare emergere. Eppure molto, troppo resta ancora da dare. E non facciamo che ripeterlo da troppo tempo, mentre restiamo ancora in grande imbarazzo di fronte alla mancanza di risposte, di proposte, di soluzioni per un reale e dignitoso progetto di vita. Forse esso pare esprimere un disegno ambizioso, eppure non è altro che un basilare ed inalienabile diritto di tutti, cui la società intera è chiamata a rispondere come suo precipuo dovere.

      APPROFONDIMENTI

      Esame di stato senza sconti per i candidati con disabilità
       
      In disabilicom

      Alunni con disabilità e DSA nelle università: alcuni dati

      Università aperta a tutti: un sogno?

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        Riforma Terzo settore, il Governo batta un colpo

        Fonte www.vita.it – Il decreto correttivo sull’impresa sociale va approvato entro il 19 luglio. Entro il 2 agosto quello sul codice del Terzo settore. Il premier Conte nel discorso d’insediamento di fronte al Parlamento si era impegnato “a porre in essere tutti i provvedimenti, anche correttivi, che consentano la piena realizzazione di un’efficace riforma del Terzo settore”. L’esecutivo mantenga fede a questo impegno. Il tempo ormai stringe.

        «Intendiamo porre in essere tutti i provvedimenti, anche correttivi, che consentano la piena realizzazione di un’efficace riforma del terzo settore, che sia effettiva anche sul piano delle ricadute fiscali». Con questo passaggio all’interno del discorso alle Camere lo scorso 5 giugno il premier Giuseppe Conte incaricato raccoglieva la fiducia del Parlamento.

        Perché le parole di Conte abbiano un riscontro nella realtà occorre che il Consiglio dei ministri licenzi i decreti correttivi sulla nuova impresa sociale e il nuovo codice del Terzo settore entro i limiti previsti, ossia un anno dalla pubblicazione dei due testi in Gazzetta ufficiale. Sul calendario del Terzo settore quindi le date del 19 luglio 2018 e del 2 agosto 2018 sono segnate con l’evidenziatore. Nel caso infatti il governo rimanesse con le braccia conserte, resterebbero in vigore i decreti attuativi attualmente in vigore, che però non recepiscono gli ultimi interventi migliorativi calibrati grazie anche all’interlocuzione con il Forum del Terzo settore.

        Al ministero del Lavoro però tutto tace. Il neo ministro Luigi Di Maio ad oggi non ha ancora incontrato la direzione del Terzo settore. Dopo il cambio di governo, il Consiglio nazionale del Terzo settore che ha in agenda l’analisi delle linee guida sull’impatto sociale sociale non è stato ancora convocato, ma soprattutto il correttivo del decreto sull’impresa sociale pur avendo concluso l’esame delle commissioni speciali è fermo in un cassetto in attesa di essere portato in Cdm. Come detto c’è tempo sino al 19 luglio. Non molto. Occorre che il responsabile del Welfare, del Lavoro e dello Sviluppo economico batta un colpo.

        Per il correttivo sul Codice, c’è un pizzico più di fiato (la deadline è il 2 agosto). Una riserva di ossigeno che dovrà servire anche a superare la mancata unanimità nella conferenza Stato-Regioni dove Lombardia e Veneto a guida leghista (particolare non irrilevante) hanno fatto pesare il loro no (che comunque non è decisivo). Nel frattempo il Consiglio di Stato ha dato il suo parere, richiedendo alcuni chiarimenti. Siamo all’ultimo miglio, il calendario non fa sconti: il pallino è nelle mani di Conte e Di Maio.

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          Bussetti: «la via maestra per l’inclusione? Il personale specializzato»

          Fonte www.vita-it – Debutto del ministro Bussetti e del governo giallo-verde sul tema dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Il nuovo anno scolastico dovrebbe segnare una svolta, con l’attuazione delle novità previste dalla delega inclusione, ma gli atti sono in gravissimo ritardo. Ecco come è andata.

          «La scuola è veramente tale se è aperta. A tutti e per tutti». E ancora più concretamente: «L’inclusione scolastica è una priorità. La via maestra per garantirla è aumentare il personale specializzato. Dobbiamo lavorare in questa direzione». Queste le parole del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, che ieri ha riunito al Miur l’Osservatorio permanente per l’inclusione, il primo incontro sotto la sua guida. Con lui hanno debuttato anche Giuseppe Chiné, Capo di Gabinetto del MIUR e il sottosegretario Salvatore Giuliano che ha ribadito il fatto che «questo Governo dedicherà la massima attenzione alle criticità e alle questioni che emergeranno nell’ambito di questo Osservatorio. Dobbiamo lavorare per creare condizioni di pari dignità per tutte le studentesse e tutti gli studenti». Durante l’incontro è stata presentata la nuova versione del ‘Portale per l’inclusione scolastica’, già esistente sul sito di Indire, che dopo aver raccolto i feedback delle associazioni che fanno parte dell’Osservatorio andrà online nel mese di luglio, «diventando punto di riferimento per tutte le informazioni sull’argomento, dalla formazione dei docenti, alle buone pratiche, alla normativa in materia».

          L’inclusione scolastica è una priorità. La via maestra per garantirla è aumentare il personale specializzato.

          Marco Bussetti

          Roberto Speziale, presidente di Anffas, ha partecipato all’incontro. La prima grande questione affrontata riguarda il grave ritardo sugli atti necessari per dare attuazione ai decreti legislativi che esercitano le deleghe previste dalla Buona Scuola, in particolare quello sull’inclusione scolastica (n. 66). Il decreto risale alla primavera 2017 e prevede novità importanti, a cominciare – ricorda Speziale – «dalle linee guida per il nuovo PEI (Piano Educativo Individualizzato), dal nuovo sistema di accertamento e di certificazione, passando per la formazione iniziale e in servizio degli insegnanti di sostegno (ricordate il dibattito sulla separazione delle carriere?, ndr) ma anche di tutti i docenti e di tutto il personale, per la continuità dell’insegnante di sostegno… senza questi atti è improbabile che il prossimo anno scolastico sia quello della svolta, come dovrebbe essere».

          Le indicazioni del decreto legislativo 66/2017 infatti entrano in vigore con il 1° gennaio 2019, quando il profilo di funzionamento sostituirà la diagnosi funzionale ed il profilo dinamico funzionale: questo implica che le disposizioni relative alle modalità di elaborazione ed approvazione del Piano educativo individualizzato entreranno in vigore dal 1° settembre 2019. News sul fronte però al momento non ce ne sono.

          Il Governo ci ha dato conferma che c’è l’intenzione di proseguire il lavoro sull’attuazione della delega, come FISH abbiamo sottolineato il grande ritardo e chiesto una forte accelerazione, per garantire che a settembre la scuola inizi per tutti gli alunni

          Roberto Speziale, presidente Anffas

          «Il Governo ci ha dato conferma che c’è l’intenzione di proseguire il lavoro, come FISH abbiamo sottolineato il grande ritardo e chiesto una forte accelerazione, per garantire che a settembre la scuola inizi per tutti gli alunni, non che per quelli con disabilità la scuola parta di fatto a dicembre, dopo che sono stati nominati gli insegnanti di sostegno e che gli enti locali hanno messo a punto i servizi di trasporto», afferma Speziale. Sul sistema di accertamento in particolare «abbiamo chiesto che ci sia un coordinamento con quanto fatto nell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, non possiamo pensare di avere un sistema generale e uno per la scuola, sarebbe una babele».

          Sembra che non ci saranno abbastanza insegnanti di sostegno formati rispetto al fabbisogno… Nemmeno una persona senza competenze può stare sul sostegno

          Roberto Speziale, presidente Anffas

          Sul tema dei servizi necessari per garantire il diritto alla scuola, in carico agli enti locali, «si è chiesto che il Miur si coordini con il MEF affinché le risorse stanziate dal Governo vengano trasferite alle Regioni prima dell’estate, sempre nell’ottica di non ritardare l’avvio dell’anno scolastico». E ancora, la richiesta che negli atti venga chiarito «che nel PEI devono essere quantificati i sostegni, un aspetto importate che deve essere recuperato, come il fatto che i sostegni identificati non possano essere subordinati alla disponibilità di risorse, ci sono due sentenze della Corte Costituzionale in questa direzione». E poi due punti fermi, per le associazioni: «che deve essere centrale l’interesse dell’alunno con disabilità e non altre questioni», dice Speziale e «che nemmeno una persona senza competenze possa stare sul sostegno». Una presa di posizione netta, sollecitata dal fatto che secondo il Miur «sembra che non ci saranno abbastanza insegnanti di sostegno formati rispetto al fabbisogno. La nostra risposta è chiara, tutto il personale di sostegno deve essere idoneamente formato perché la qualità dell’inclusione passa dalle competenze. Se non ci sono abbastanza insegnanti, è necessario fare un serio piano straordinario di formazione».

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            La condizione di vita delle persone con disabilità nei paesi in via di sviluppo

            Il 15% della popolazione mondiale, in pratica circa un miliardo di individui, ha una disabilità Ma un dato che viene trascurato parla di una realtà che coinvolge molte più persone. Chi sono? Le famiglie delle persone con disabili: le loro vite ruotano in gran parte alla cura dei loro congiunti.

            Prendiamo ad esempio i bambini con autismo: mentre lavorano sodo per sviluppare le loro abilità sociali e verbali, i loro genitori sono impegnati intere giornate per difendere i diritti dei loro figli a ricevere gli stessi privilegi e le stesse cure degli altri bambini. Una vita non facile, specie per quelli che vivono nei paesi meno sviluppati, ma di enorme ammirazione. In questi paesi, i bambini con disabilità spesso non sono in grado di ricevere un’istruzione o cure specialistiche, lasciando poche opzioni a genitori già finanziariamente provati. Ecco perché accadono cose che lasciano basiti nelle nazioni meno sviluppate:

            L’80% delle persone con disabilità che vive nei paesi in via di sviluppo non ha accesso all’assistenza sanitaria. Ciò è indubbiamente attribuito alla povertà stessa. Quando le madri non hanno accesso all’assistenza sanitaria durante la gravidanza, aumentano le probabilità che il loro bambino nasca con una disabilità. Malnutrizione e malattia in tenera età possono anche causare menomazioni irreversibili. Inoltre, alcune ferite permanenti (come le amputazioni) sono causate da conflitti civili, condizioni di lavoro pericolose e rischi ambientali.

            Secondo l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), le persone con disabilità hanno un livello di istruzione inferiore. Se paragoniamo la difficoltà intrinseca che devono affrontare le persone con disabilità nelle scuole dei cosiddetti paesi sviluppati, non osiamo immaginare come deve essere la loro vita scolastica in quei paesi dove i servizi disponibili sono notevolmente inferiori.

            Nei paesi in via di sviluppo, le donne con disabilità sono considerate più svantaggiate perché escluse per due motivi: il loro genere e la loro disabilità. Purtroppo, sono particolarmente vulnerabili agli abusi.

            Una stima dice che il 20% delle persone più povere al mondo soffre di una qualche forma di disabilità. Spesso considerati un peso per le loro famiglie, sono i più svantaggiati nelle loro comunità. L’accesso ai servizi è quasi inesistente, con palesi difficoltà di deambulazione che le rendono isolate, dipendenti dagli altri, oggetto di discriminazioni varie. Con l’aumento della povertà il rischio di morte prematura è la naturale conseguenza.

            In questi paesi, è elevato il rischio che la mortalità nei bambini con disabilità raggiunga l’80%. Questo a causa di stigmatizzazione, discriminazione, abbandono infantile, aborti selettivi o persino infanticidio. A livello globale, solo 45 stati hanno leggi anti-discriminazione e altre specifiche per la disabilità. Sono pochissimi i paesi che hanno programmi e servizi che supportano questo gruppo molto vulnerabile. È arrivato il momento di garantire a tutti la possibilità di raggiungere il loro pieno potenziale.

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              Forum Terzo Settore, un codice etico per tutti i soci

              Fonte comunicato stampa Forum Terzo Settore* – Un codice etico, con principi portanti costruito con la partecipazione dei soci e nel confronto con il vissuto del mondo esterno. L’assemblea dello scorso 20 giugno ha approvato le linee guida per un “Codice di Qualità e Autocontrollo” e ha dato mandato al Collegio dei garanti di aggiornare il proprio regolamento adottandone principi e contenuti.

              Un cambiamento che parte da una riflessione profonda sul ruolo che le realtà del Terzo Settore hanno per la comunità. “Una necessità che nasce da un lavoro lungo e approfondito fatto al nostro interno, per rimarcare l’importanza che abbiamo per la società e per rafforzare la nostra identità. – spiega la portavoce del Forum, Claudia Fiaschi – La mobilitazione dei cittadini è stata e sarà sempre un motore per il progresso sociale del Paese.”

              Si chiama “Codice di Qualità e Autocontrollo”, una sorta di carta dei valori e principi chiave che dovranno essere declinati nei protocolli di qualità e autocontrollo adottati dalle reti associative e dai loro soci:  lealtà, onestà ed eticità, rispetto della dignità delle persone, inclusione e riduzione delle disuguaglianze, trasparenza, attenzione alla comunità e ai beni comuni, sicurezza sul lavoro, tutela e valorizzazione dell’ambiente, parità di genere, formazione, consumo e produzione responsabile.

              “Siamo andati oltre a quanto previsto in termini di requisiti di accesso al registro unico dalla recente Riforma del Terzo Settore – continua Fiaschi – Da più di un anno abbiamo avviato questo percorso di impegno etico volontario delle nostre reti; siamo fermamente convinti che l’etica delle organizzazioni è sempre legata all’etica delle persone che le guidano e che sia necessario accompagnare un tempo di grande crescita quantitativa del mondo del terzo settore con investimenti sulla qualità, l’etica e la trasparenza di questo mondo.”

              *Cui Anffas aderisce