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LA CONFERENZA DI FIRENZE: LE PAROLE E I FATTI

Superando.it – È certamente importante che sulle pagine ufficiali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dedicate alla quinta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità – il cui svolgimento è ormai imminente alla Fortezza Da Basso di Firenze, domani e dopodomani, 16 e 17 settembre – si dia particolare evidenza, sin dal manifesto adottato, al fatto che questo 2016 coincida con il decennale dall’approvazione a New York della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Legge dello Stato Italiano dal 2009). E che vi si scriva inoltre che «le due giornate di lavori […] focalizzeranno l’attenzione sullo stato delle politiche sin qui attuate per garantire tali diritti, riservando un’attenzione specifica al nuovo Programma biennale di azione che sarà approvato entro il mese di ottobre». Concludendo, infine, con «il messaggio portante della Conferenza, “Uniti, Diritti, alla meta”, che vuole essere l’occasione per far dialogare insieme i rappresentanti delle Istituzioni di tutti i livelli di governo, gli operatori del settore, le parti sociali e, naturalmente, le organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità».
È importante e anche confortante, soprattutto perché, come evidenziato da Vincenzo Falabella, presidente nazionale della
FISH* (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), in un’intervista concessa qualche giorno fa al nostro giornale, il tema centrale di Firenze dev’essere proprio «la reale applicazione della Convenzione ONU in Italia, articolo per articolo, ciò che purtroppo, a livello di incombenze istituzionali (Governo, Ministeri, Regioni, Enti Locali), è in larga misura lettera morta». «Ce ne facciamo ben poco – aveva aggiunto Falabella – delle adesioni ideali. La Convenzione va concretamente applicata».

Ecco dunque un punto fondamentale che dovrebbe caratterizzare la Conferenza di Firenze: i fatti oltre alle parole, tenendo ben presenti anche le recenti Osservazioni Conclusive prodotte dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – organismo che verifica l’applicazione della Convenzione nei vari Stati – ove si centra l’attenzione proprio sulla mancata o insufficiente applicazione in Italia di numerosi e sostanziali articoli della Convenzione.
Questo dunque potrebbe e dovrebbe essere la Conferenza di Firenze, un prezioso momento di confronto, la cui efficacia, per altro, si dovrà valutare dagli esiti successivi, senza nemmeno dimenticare che il primo Programma di Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità (a Firenze si discuterà il secondo), approvato a Bologna durante la quarta Conferenza Nazionale del 2013 e divenuto poi Decreto del Presidente del Repubblica (DPR) del 4 ottobre 2013, non aveva di per sé prodotto troppi effetti concreti, come ampiamente ricordato qualche mese fa, in un ampio approfondimento curato dal Servizio HandyLex.org

Confortanti, infine, anche le parole della Fand (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), l’altra grande Federazione di Associazioni delle persone con disabilità e delle loro famiglie, che nel proprio sito conclude una nota dedicata alla Conferenza Nazionale, sottolineando come «a Firenze saremo chiamati, con grande senso di responsabilità, a promuovere i diritti di oltre tre milioni di cittadini italiani e delle loro famiglie. Cittadini che, pur nella loro diversità di opinioni, vivono tutti la stessa condizione di esclusione e le stesse difficoltà quotidiane, sulle quali dobbiamo discutere e confrontarci uniti e coesi, con l’unico obiettivo: il benessere dei più deboli».

A Firenze arriveranno in centinaia, forse migliaia di persone, per partecipare ai lavori della Conferenza. E come abbiamo già riferito in altre parti del giornale, sono in programma anche eventi a margine di particolare importanza, tra cui soprattutto il workshop previsto per il pomeriggio di sabato 17, promosso dalla FISH Toscana e intitolato Attuare i diritti, costruire le pari opportunità. Le Osservazioni Conclusive all’Italia del Comitato dell’ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, cui parteciperà tra gli altri Ana Peláez Narváez, componente del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Da parte nostra, concludiamo proponendo ai Lettori, per completezza di informazione, una breve “storia” delle Conferenze Nazionali sulle Politiche della Disabilità, evento introdotto dalla Legge 162/98 (articolo 1, comma d), che stabilì appunto lo svolgimento, «ogni tre anni», della «Conferenza Nazionale sulle Politiche dell’Handicap». In realtà, da allora le Conferenze sono state quattro, la prima a Roma, nel dicembre del 1999, la seconda a Bari, nel febbraio del 2003, la terza a Torino, nell’ottobre del 2009 e la quarta a Bologna nel luglio del 2013.
Nel 2009, poi, la citata Legge 18/09, con la quale l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU, ha previsto, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la formazione dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, composto da rappresentanti delle Istituzioni nazionali e locali, degli istituti previdenziali, dell’ISTAT, delle confederazioni sindacali, di Confindustria e – non ultime – delle organizzazioni di persone con disabilità. Compito di tale organismo, insediatosi alla fine del 2010, è innanzitutto quello di tutelare, monitorare e promuovere l’attuazione dei princìpi sanciti sia dalla Convenzione che dalla Legge Quadro sulla Disabilità 104/92. Esso, inoltre – come recita sempre la Legge 18/09 – deve «predisporre unProgramma di Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, in attuazione della legislazione nazionale e internazionale», documento che viene poi sottoposto all’azione del Governo. Quello prodotto nel 2013 e presentato alla Conferenza Nazionale di Bologna, è stato approvato, come abbiamo già detto, tramite il DPR del 4 ottobre 2013. Il secondo sarà al centro dei lavori dei prossimi giorni.

* a cui Anffas Onlus aderisce

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    ROMA. AIPD PRESENTA IL PROGETTO “ON MY OWN… AT WORK” – OMO

    AIPD – Il 29 settembre 2016 alle 10.00 presso la sala conferenze del CPI Porta Futuro, via L. Galvani 108 (zona Testaccio), Roma si terrà un evento di lancio del progetto europeo Erasmus + OMO – On my own … at work.

    Un progetto iniziato nel Settembre 2014, e nato con l’obiettivo di promuovere l’inserimento lavorativo delle persone con con sindrome di Down attraverso tirocini mirati nel settore alberghiero e della ristorazione.

    All’evento di lancio saranno presenti i principali protagonisti del progetto, ossia le persone che hanno già svolto dei tirocini nel settore alberghiero nella precedente fase del progetto, i direttori degli hotel coinvolti nel progetto, i rappresentanti del progetto, le associazioni locali e gli enti di formazione.

    I partner di Omo sono Associazione Italiana Persone Down (AIPD) come capofila, EDSA – European Down Syndrome AssociationFondazione Adecco per le pari opportunitàFundacion AdeccoAPPT21 – Associação Portuguesa de Portadores de Trissomia 21Axis Hotéis & Golfe GroupHotel Roma Aurelia AnticaAlma Mater Studiorum – Università di BolognaUniversità degli Studi Roma Tre.

    I promotori di OMO hanno elaborato due strumenti, per agevolare il raggiungimento dell’inclusione delle persone:

    Il primo è l’App Side Down rivolta ai tirocinanti, disponibile su smart phone o tablet, che ha la funzione di ricordare compiti, strumenti e modalità di azione relativi alla mansione da svolgere.

    Il secondo è costituito da una serie di video tutorial che illustrano esempi di una corretta relazione tra il tirocinante con disabilità intellettiva e i suoi colleghi di lavoro ed è rivolto a questi ultimi.

    Nel periodo di sperimentazione era previsto anche un supporto per i colleghi tutor, per aiutarli a riflettere sulle modalità più adeguate di svolgimento del loro ruolo di colleghi/insegnanti dei giovani tirocinanti con sindrome Down.

    Gli alberghi e i ristoranti saranno invitati ad aderire a una rete europea di aziende del settore che considerano la diversità presente all’interno del loro personale come una potenziale fonte di vantaggio competitivo.

    Per registrarsi all’evento cliccare qui

    Per maggiori informazioni: www.on-my-own.eu

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      #INSIEMEPIÙSPECIALI: TELETHON E L’AUGURIO PER UNA SCUOLA ALL’INSEGNA DELL’INCLUSIONE

      Telethon – Un augurio speciale per un buon primo giorno di scuola arriva dalla Fondazione Telethon a tutti gli studenti italiani, alle loro famiglie, al personale scolastico, e in particolare alle famiglie in cui vi siano bambini o ragazzi con disabilità, affetti da malattie genetiche rare e invalidanti, che maggiormente necessitano di un ambiente accogliente in cui realizzare il proprio percorso formativo.

      È un augurio che arriva con il video intitolato Insieme più speciali, voluto appunto, come spiegano da Telethon, «per sensibilizzare su come l’accoglienza e l’inclusione, rispetto alla malattia, ma anche verso ogni tipo di differenza, possano essere preziose non solo per i bambini malati, ma per tutti quelli con cui si trovano a condividere l’ambiente scolastico. Il nostro impegno è infatti quello di permettere a sempre più bambini di vivere le tappe della loro vita, come il primo giorno di scuola, auspicando che il sistema che li circonda sia in grado di accoglierli. In questo percorso, la diffusione di una consapevolezza volta alla valorizzazione delle differenze individuali è di fondamentale importanza».
      Il video realizzato dalla Fondazione Telethon è già visualizzabile e condivisibile dal 9 settembre dal profilo Facebook, dal canale YouTube e dal sito della Fondazione stessa e l’hashtag della campagna che lo sostiene è #insiemepiùspeciali, come il titolo del libro dei progetti educativi Telethon, che sensibilizza bambini e insegnanti proprio sull’importanza dell’inclusione.
      «Durante il nostro lavoro quotidiano a contatto con le famiglie di bambini con disabilità e malattie genetiche rare – sottolinea Francesca Pasinelli, direttore generale della Fondazione Telethon – emerge in maniera forte e ricorrente la loro preoccupazione affinché i figli vengano accolti dall’ambiente che li circonda. Il primo giorno di scuola è una delle occasioni in cui questo stato d’animo, oltre ad acutizzarsi, diventa generale e viene condiviso anche dalle famiglie i cui figli non sono malati. Per questo, vogliamo fare la nostra parte per rendere tutti un po’ più sensibili e consapevoli dell’importanza dell’inclusione, non solo rispetto alla malattia, ma anche nei confronti di qualsiasi diversità».
      In Insieme più speciali si vedono alcuni operatori scolastici e una maestra intenti a preparare al meglio gli ambienti e l’accoglienza dei bambini al loro primo giorno di scuola, finché arriva il suono della campanella. È a quel punto che fanno il loro ingresso Angelica, affetta da sindrome di Phelan-McDermid, che viene salutata affettuosamente dalla mamma di un altro bambino mentre è sul suo passeggino. Quest’ultimo, Salvatore, ha la sindrome Kabuki e la maestra gli va incontro. Infine, Gabriele, bimbo con atrofia muscolare spinale, raggiunge in carrozzina il banco speciale preparato per lui. Da qui incomincia l’interazione dei tre bambini con i loro compagni di classe e le maestre.
      A fare da sfondo sonoro il brano Nessun grado di separazione di Francesca Michielin, ulteriore invito a non chiudersi in se stessi e a concepire i tratti distintivi di ognuno come delle risorse per la propria crescita.
      L’uso di alcune riprese è stato reso possibile grazie al SAPRE, il noto Settore di Abilitazione Precoce dei Genitori dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) della Fondazione IRCCS Ca’ Granda-Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, che prevede tra i suoi principali obiettivi una precoce crescita di autoconsapevolezza (empowerment) dei genitori e delle famiglie in genere, per fare acquisir loro conoscenze e competenze utili a svolgere il proprio ruolo genitoriale, nonostante la malattia invalidante del figlio, in modo “pro-attivo”, favorendo cioè il miglioramento della qualità di vita di tutta la famiglia, fratelli e sorelle compresi.
      «Attraverso una collaborazione decennale – spiegano ancora dalla Fondazione Telethon -, sancita da un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, coinvolgiamo ogni anno alunni, genitori e docenti con progetti focalizzati sul tema delle malattie genetiche, sul sostegno alla ricerca e sulla solidarietà. In tal senso, nello scorso anno scolastico 2015-2016 abbiamo circa 6.000 scuole e oltre 1.500  di esse hanno aderito alle nostre proposte. Lo rifaremo anche nel nuovo anno scolastico, incrementando ulteriormente il numero delle scuole contattate e mettendo loro a disposizione un programma di progetti educativi».
      Si tratta, nello specifico, del kit Insieme più speciali – realizzato in collaborazione con Carthusia Edizioni, casa editrice per ragazzi con consolidata esperienza in tematiche delicate – che i bambini, gli insegnanti e i genitori delle scuole dell’infanzia e primarie potranno leggere e rielaborare in classe e in famiglia. I contenuti sono stati sviluppati per trasmettere valori universali come il rispetto per il raro, l’inclusione, l’importanza del dono e la condivisione costruttiva delle difficoltà.
      Per gli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado, invece, e per rendere il loro apprendimento più dinamico e divertente, è stato pensato il kit Tutti a scuola, con un quiz da svolgere grazie alle carte indizio e al video, che stimola la curiosità dei ragazzi e il dibattito in classe sulle malattie genetiche rare attraverso il riferimento a film, attori e serie TV famose.
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        DA GINEVRA A FIRENZE: LA CONVENZIONE CHIEDE APPLICAZIONE

        Superando.it – C’è un passaggio molto importante in un‘intervista rilasciata in questi giorni alla testata «Vita» daGiampiero Griffo, uno dei “padri italiani” della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, approvata ormai dieci anni fa al Palazzo delle Nazioni Unite e ratificata dall’Italia all’inizio del 2009 con la Legge 18/09. «In Italia – dice Griffo – la Convenzione non è stata ancora digerita, né dal Governo, né dagli Enti Locali, né dal movimento stesso delle persone con disabilità. È il meccanismo, la logica, che è tutta diversa, si devono garantire a tutti le stesse opportunità, invece siamo rimasti ancora alla logica delle risorse».
        Da noi contattato in questi giorni, Griffo ha voluto anche ricordare che «nel Comitato di Redazione della Convenzione a New York vi fu un’appassionata discussione proprio su quale modello di Convenzione definire. La scelta finale fu quella dell’approccio dei diritti umani, proprio perché essi sono immediatamente esigibili, mentre i diritti economici, sociali e culturali – l’altra soluzione rivendicata dai Paesi in Cerca di Sviluppo – sono condizionati alla disponibilità di risorse. In altre parole, i diritti umani sono intitolati a tutte le persone e richiedono interventi che garantiscano pari opportunità e non discriminazione. Purtroppo in Italia siamo ancora lontani dall’avere digerito questa vera e propria rivoluzione culturale».

        Parole illuminanti, all’indomani dell’arrivo delle Osservazioni Conclusive sull’Italia, da parte del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – organismo che verifica lo stato di applicazione della Convenzione nei vari Paesi che l’hanno ratificata – successivamente al cosiddetto “Dialogo costruttivo” di Ginevra del Comitato stesso con la delegazione ufficiale del nostro Paese, ciò di cui avevamo ampiamente riferito nei giorni scorsi. Osservazioni di una certa severità, come aveva sottolineato lo stesso Griffo al nostro giornale, che centrano l’attenzione sulla mancata o insufficiente applicazione di numerosi e sostanziali articoli della Convenzione. Il documento prodotto dal Comitato (qui il testo in inglese) è attualmente in fase di traduzione e sarà disponibile nei prossimi giorni in italiano.
        Per alcune azioni, per altro, si parla di Immediatly Adopt (“adozione immediata”), ovvero iniziative da attuare presumibilmente non oltre dodici mesi: si tratta, nello specifico, della richiesta di definire «il concetto di accomodamento ragionevole, in linea con la Convenzione, quando vi siano discriminazioni basate sulla disabilità, in ogni settore della vita pubblica e privata». In altre parole, mettere immediatamente in atto una soluzione pratica per superare ogni discriminazione. Procedere poi alla raccolta di dati che assicurino «l’individuazione, l’intervento e la tutela di tutti i bimbi con disabilità, in particolare per quelli da zero a 5 anni». E ancora, un serio monitoraggio sull’istituzionalizzazione, ovvero «sugli istituti psichiatrici o in altre strutture residenziali per persone con disabilità, in particolare di quelle con disabilità intellettive e/o psicosociali». Un richiamo, quindi, al contrasto della segregazione e dell’isolamento. Infine, la costituzione e l’implementazione di un «organismo indipendente di monitoraggio, adeguatamente finanziato per il suo funzionamento, con il pieno coinvolgimento, nei suoi lavori, delle organizzazioni di persone con disabilità».

        La severa cogenza contenuta nelle Osservazioni del Comitato ONU conduce a un ulteriore passaggio – e anche a un’importante novità – in vista della Quinta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità, in programma per il 16 e 17 settembre a Firenze, al centro della quale vi sarà la discussione del II Programma di Azione Biennale, predisposto dal Governo sulla base delle indicazioni dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e che dovrà essere sottoposto all’azione del Governo. Lo evidenzia con chiarezza ancora Griffo.
        «Le Osservazioni provenienti dall’ONU – dichiara infatti – costituiscono un vero e proprio Piano d’Azione che dovrà profondamente intrecciarsi con quanto emergerà a Firenze. E a tal proposito ritengo che si dovrebbe superare la dizione stessa diProgramma d’Azione – formula riferita per lo più a un percorso d’intenti generale – per parlare appunto di Piano d’Azione, ciò che presupporrebbe impegni concreti, con irelativi finanziamenti». «Inoltre, le raccomandazioni del Comitato ONU – aggiunge -, con le opportune scadenze temporali, dovranno intrecciarsi anche con i Piani Biennali futuri, per giungere a fare un bilancio nel 2023, quando l’Italia dovrà presentare unnuovo rapporto sull’applicazione della Convenzione. In tal senso è auspicabile che le Osservazioni Conclusive dell’ONU possano disporre di un sistema di monitoraggio efficace, coinvolgendo tutte le autorità competenti».

        Difficile non pensare, a questo punto, alle parole di Carlo Giacobini in “HandyLex.org”, che riferendosi al Programma di Azione Biennale presentato nel 2013 alla Conferenza Nazionale di Bologna e approvato tramite il DPR (Decreto del Presidente del Repubblica) del 4 ottobre 2013, scriveva qualche tempo fa: «L’analisi degli effetti del Programma d’Azione fornisce in realtà un panorama assai frastagliato e in linea generale si può dire purtroppo che molte delle azioni previste non risultino affatto realizzate né in prospettiva immediata di realizzazione e non si tratta certo di azioni di poco conto».
        E in parallelo torna alla mente tutta la sostanza delle parole spese in una recente intervista del nostro giornale a Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH* (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che sempre in vista della Conferenza di Firenze ha sottolineato come al di là e oltre lo stesso Programma d’Azione, «sia comunque vigente la Convenzione ONU che esige applicazione articolo per articolo», ma che oggi, «a livello di incombenze istituzionali (Governo, Ministeri, Regioni, Enti Locali), è in larga misura lettera morta». «Ce ne facciamo ben poco delle adesioni ideali – aveva concluso Falabella – la Convenzione vaconcretamente applicata».

        Resta per altro un fatto da registrare, vale a dire che nonostante le richieste della stessa FISH e anche della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), di invitare a Firenze il Rapporteur (“relatore”) del Comitato ONU ad illustrare le Osservazioni Conclusive nei confronti dell’Italia, il nostro Governonon ha previsto tale passaggio nel programma della Conferenza che sta al momento circolando. A ciò ha pensato bene di provvedere dunque la FISH Toscana, organizzando a margine della Conferenza stessa uno specifico workshop sul tema (titolo: Attuare i diritti, costruire le pari opportunità. Le Osservazioni Conclusive all’Italia del Comitato dell’ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità), in programma nel pomeriggio del 17 settembre (ne parleremo più approfonditamente nei prossimi giorni).
        Un “tassello” decisamente importante, per rendere realmente concreto quell’intreccio di cui parlava Griffo, tra il testo proveniente da Ginevra e ciò che verrà prodotto a Firenze.

        * cui Anffas Onlus aderisce

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          «SONO DOWN E NON MI FA PROBLEMA. PERCHÉ CI IMPEDITE DI PARLARE IN TV?»

          Tempi.it – Cara futura mamma. Tutto è cominciato nel 2014, quando diverse associazioni, tra le quali la Fondazione Jerome Lejeune, hanno realizzato e diffuso in televisione lo spot “Cara futura mamma” (cliccare qui per vedere lo spot), per «mostrare che è possibile essere orgogliosi delle persone con trisomia 21 e che queste possono inserirsi nella società e riuscire nella vita malgrado le difficoltà». Una pubblicità bella e positiva. Ma il Csa ha rimproverato le sei emittenti televisive che l’hanno trasmessa perché la finalità del messaggio «può apparire ambigua e non suscitare una adesione spontanea e consensuale». Successivamente ha vietato la diffusione dello spot negli spazi pubblicitari.

          Turba chi abortisce. Argomentando meglio, l’autorità ha aggiunto: «Il Consiglio non cessa di sostenere tutte le iniziative di lotta contro la stigmatizzazione delle persone handicappate e in favore del loro inserimento nella società. (…) Ma il Consiglio ha osservato che questo messaggio era suscettibile di causare problemi alla coscienza delle donne che, nel rispetto della legge, hanno fatto scelte di vita differenti. Di conseguenza, l’inserzione dello spot nello spazio pubblicitario è inappropriato». I bambini con sindrome di Down, insomma, non devono essere discriminati ma la loro visione in tv può offendere le donne che decidono di abortire.

          Perché ci censurano? Sette giovani francesi con trisomia 21 si sono opposti a questa decisione e hanno fatto ricorso. Uno di loro, Jean-Baptiste, 20 anni, spiega perché: «Ho voluto andare davanti ai giudici perché una mia amica compariva nel video. Vorrei che io e i miei amici fossimo considerati come tutti gli altri. Perché ci viene impedito di parlare in televisione?». Nessuno di loro ha voluto essere rappresentato da un avvocato: «Voglio parlare in prima persona», continua, «sono Down e non mi fa alcun problema».

          La madre di uno di loro precisa: «Loro vogliono solo che la Francia riconosca i loro diritti fondamentali all’educazione, al lavoro, allo sport, al tempo libero e alla protezione. Vogliono essere ascoltati».

          «Prolifera l’eugenetica». Parafrasando Cormac McCarthy, si può dire che la Francia non è un paese per le persone con sindrome di Down, visto che il 96 per cento dei bambini con trisomia 21 viene abortito prima della nascita. Per la Fondazione Lejeune, il Csa semplicemente ha «censurato il diritto dei bambini con sindrome di Down a esprimere pubblicamente la loro attitudine alla felicità». Così non si fa che «scoraggiare l’accoglienza dei bambini con trisomia 21, mentre si fa proliferare l’eugenetica». Il Consiglio di Stato ha un mese per emettere la sentenza.

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            A COSENZA IL PARCO INCLUSIVO PIÙ GRANDE DEL SUD ITALIA

            Corriere.it – Immaginiamo un luogo in cui i bimbi con disabilità possano godersi l’infanzia liberamente, giocare con i loro coetanei, trascorrere il tempo libero all’aria aperta. E crescere normalmente, così come dovrebbe fare ogni bambino, senza la paura di sentirsi diverso. Quei luoghi oggi esistono. Uno in particolare, appena inaugurato, è già noto come il parco giochi inclusivo più grande di tutto il sud Italia. Circa 1300 mq a Cosenza totalmente accessibili, in cui tra le altalene ci sono quelle specifiche per i bambini con difficoltà motoria, dove le giostre hanno i posti a sedere per i bambini in carrozzina, in cui c’è una torre dotata di scivoli accessibili. E poi pannelli e giochi per le attività multisensoriali, mappe e percorsi tattili. Ogni gioco è stato posizionato su piastre antitrauma e le panchine sono inclusive. Una fontanella, un orto didattico e un defibrillatore per giocare in sicurezza completano questo luogo felice pensato per tutti i bambini, con o senza disabilità.

            Il progetto è stato pensato dall’associazione “La Terra di Piero”, nata nel 2011 in ricordo di Piero Romeo, tifoso del Cosenza Calcio e uomo impegnato nel sociale, in sinergia con il Comune di Cosenza.l progetto è stato pensato dall’associazione “La Terra di Piero”, nata nel 2011 in ricordo di Piero Romeo, tifoso del Cosenza Calcio e uomo impegnato nel sociale, in sinergia con il Comune di Cosenza.

            Creare una coscienza nuova di uguaglianza e parità di diritti e dignità, che nasce nel gioco e si sviluppa negli anni della crescita. Obiettivi in cui la Terra di Piero ha investito e creduto. E con loro anche tutta la comunità. All’inaugurazione del parco erano presente tutti i cittadini che, a vario titolo, hanno collaborato alla realizzazione del progetto. Grazie alla messa in scena di due commedie in dialetto cosentino scritte da Sergio Crocco e interpretate dalla compagnia della Terra di Piero, con attori normodotati e disabili, sono stati raccolti 150 mila euro in soli due anni. Sono stati tanti poi gli imprenditori che hanno contributo alla realizzazione del parco con il lavoro e le forniture, con particolare attenzione al contenimento dei costi. La progettazione è stata affidata agli architetti Sergio De Luca e Paola Giuliani.

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              LA CONVENZIONE ONU SULLA DISABILITÀ? L’ITALIA NON L’HA ANCORA DIGERITA

              Vita.it – Pochi giorni fa il Committee on the Rights of Persons with Disabilities (CRPD), il comitato dell’Onu che monitora Paese per Paese l’attuazione della Convenzione Onu sulle persone con disabilità, ha pubblicato le sue osservazioni rispetto al report presentato dall’Italia (qui e in allegato il testo). Giampiero Griffo è stato membro della delegazione italiana ai tempi dei lavori per la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (accompagnò il governo italiano alla firma a New York) ed è uno dei rappresentanti del Forum Italiano sulla Disabilità, che nei mesi scorsi ha presentato al Comitato Onu lo Shadow Report sull’attuazione della Convenzione in Italia. A lui abbiamo chiesto un commento.

              Che valutazione ha dato all’Italia il comitato dell’Onu?

              Intanto non è una pagella né una valutazione: quello fra il Comitato Onu e l’Italia – e ogni altro Paese che ha scelto di ratificare la Convenzione Onu sui Diritti delle persone con disabilità – è un dialogo costruttivo. Purtroppo il problema è che l’Italia non si è presentata con questo spirito, ma con un atteggiamento difensivo che il comitato ha colto… Infatti le raccomandazioni per l’Italia sono particolarmente impegnative, basta confrontare il report con quello di un qualsiasi altro paese grande, paragonabile all’Italia: solitamente il Comitato resta sui temi generali, con l’Italia invece è entrato molto nel dettaglio. La cosa fondamentale è che l’approccio “diritti umani” è volontario, gli impegni che derivano dalla ratifica di una Convenzioni sui diritti sono volontariamente assunti dal Paese che la firma, dialogo costruttivo significa questo, lavorare insieme per un obiettivo, non pensare che il Comitato sia lì per dire se siamo bravi o no. Peraltro nella delegazione italiana non c’era nemmeno un politico, è segno di una sottovalutazione del tema.

               “Purtroppo il problema è che l’Italia non si è presentata con questo spirito, ma con un atteggiamento difensivo che il comitato ha colto… Infatti le raccomandazioni per l’Italia sono particolarmente impegnative, basta confrontare il report con quello di un qualsiasi altro paese grande, paragonabile all’Italia: solitamente il Comitato resta sui temi generali, con l’Italia invece è entrato molto nel dettaglio” – Giampiero Grippo.

               Quali sono le azioni indicate dal Comitato quindi?

              È difficile sintetizzare, sono almeno una quarantina! Ci sono due ordini di raccomandazioni, alcune addirittura da realizzare nel giro di dodici mesi: riguardano l’introduzione di una definizione di accomodamento ragionevole (significa che quando c’è una discriminazione dei diritti umani legata alla disabilità va immediatamente messo in atto una soluzione pratica per superarla, ndr) e l’avvio immediato di un meccanismo di monitoraggio indipendente per la raccolta di dati in particolare sui minori con disabilità fra gli 0 e i 5 anni. Si parla poi anche di un rapporto immediato sulla situazione delle istituzioni segreganti. Tutto il resto è un insieme di indicazioni che vanno nella direzione di dare risposte sui temi più disparati, dall’ accessibilità ai Lea e ai Liveas. Un elemento essenziale è la disparità di condizione tra territori, che deriva da una definizione di disabilità non uniforme e purtroppo non ancora derivante dalla Convenzione. La sostanza è questa: l’implementazione della Convenzione richiede politiche, che non ci sono. In questo periodo il Governo ha reso pubblico un programma d’azione per il prossimo biennio, ma non lo ha finanziato: le riforme non si fanno con i fichi secchi. E poi qual è peso che ha la popolazione con disabilità ha nelle politiche generali italiane? L’Istat 2013 dice che se usiamo gli standard internazionali il 25% della popolazione italiana convive con una qualche disabilità, anche lieve: la disabilità non è un piccolo target e soprattutto nel corso della vita riguarderà tutti – il bambino, l’anziano, chi ha un incidente – queste sono politiche generali, non settoriali o di nicchia… Nelle osservazioni del Comitato è sottolineato con forza come questo mainstreaming sistematico ancora in Italia non c’è, tutto si riduce a politiche sociali e sanitarie. Ad esempio si fa più volte riferimento ai Sustainable Development Goals, è un’altra delle coerenze politiche, siamo nell’ambito mainstreaming, è un altro approccio.

               “Nelle osservazioni del Comitato è sottolineato con forza come questo mainstreaming sistematico ancora in Italia non c’è, tutto si riduce ancora solo a politiche sociali e sanitarie” – Giampiero Griffo

               Tutto questo come ricadrà nel programma d’azione che verrà discusso a Firenze la settimana prossima?

              L’opinione del movimento delle persone con disabilità è che il nostro programma d’azione debba essere rivisto alla luce di queste osservazioni. L’Italia dovrà inviare il prossimo report entro l’11 maggio 2023, accorpando tre relazioni intermedie, però questi temi devono essere immediatamente inseriti e affrontati. La nostra richiesta peraltro è che si passi da un Programma a un Piano d’azione, perché programma significa indicazioni generali, un piano invece contiene impegni e si presuppone finanziamenti. Ad esempio il precedente programma d’azione aveva al suo interno un piano del MAE sulla cooperazione internazionale, è una linea che ha avuto molta concretezza, più di tante altre linee.
              Quanto del primo programma d’azione è stato realizzato?
              Siamo ancora ai temi generali. Si doveva fare una definizione nuova di disabilità, non è stata fatta. Sulla vita indipendente si è fatta una sperimentazione, è uno dei pochi punti su cui c’è stato un investimento, ma ancora non è stato definito cosa della sperimentazione diventa ordinario: questo però è fondamentale, l’indipendenza è il punto di partenza, implica un riformulare le politiche, che spesso non sono indirizzate alla vita indipendente ma alla protezione, all’assistenza a volte al parcheggio delle persone con disabilità. Sulla scuola si è parlato molto ma ad oggi è stato fatto troppo poco. Su lavoro anche, la disoccupazione fra persone con disabilità supera l’80 %, in questi anni abbiamo perso tantissimi posti di lavoro, la legge 68 se applicata potrebbe dare risposte al 6-7% degli attuali disabili disoccupati, ma non è applicata: non c’è coerenza, non c’è sostegno, non c’è monitoraggio degli inadempienti. Noi siamo un movimento propositivo: andiamo a Firenze chiedendo queste cose, che dalla discussione generale si entri nel merito, che il Governo prenda alcuni impegni che producano un miglioramento delle condizioni delle persone con disabilità.
              “La Convenzione Onu in Italia non è stata ancora digerita: né dal Governo, né dagli enti locali, né – me lo lasci dire – dal movimento stesso delle persone con disabilità” – Giampiero Griffo.
              Dieci anni dopo l’approvazione della Convenzione cosa è cambiato in Italia sulla disabilità?
              La Convenzione Onu in Italia non è stata ancora digerita: né dal Governo, né dagli enti locali, né – me lo lasci dire – dal movimento stesso delle persone con disabilità. È il meccanismo, la logica, che è tutta diversa, si devono dare a tutti le stesse opportunità, invece siamo rimasti ancora nella logica delle risorse. Noi scegliemmo l’approccio dei diritti umani proprio perché i diritti umani sono immediatamente esigibili, gli altri sono condizionati alla disponibilità di risorse. Ecco, diciamo che l’impatto non è stato quello che ci auspicavamo.