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Assenza di personale specializzato per alunni con disabilità

La prima campanella d’inizio anno scolastico sta per suonare anche in Calabria, ma gli alunni con disabilità non troveranno ad accoglierli e supportarli personale specializzato come la legislazione prevede. Infatti nulla si sa delle nomine dei docenti di sostegno e ancor meno degli educatori in modo particolare nelle scuole secondarie di secondo grado. E’ il solito caos.

Con preoccupazioni seguiamo quando sta succedendo in alcune regioni relativamente ai criteri con cui alcuni Uffici Scolastici regionali stanno disponendo le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie, coprendo alcuni posti di sostegno con docenti non specializzati, con delle modalità che sembrano tenere conto non del diritto alla migliore istruzione per gli alunni con disabilità e per le loro classi, ma esclusivamente delle necessità di “coprire” posti di sostegno.
Per quanto riguarda l’assistenza nelle scuole la Regione Calabria ha pubblicato sul BURC n.82 [Parte 3a] del 02/08/2016 il Decreto n.8859 del 28/07/2016 avente ad oggetto “PAC – Manifestazione di interesse, per la selezione di massimo 600 soggetti disoccupati e disoccupati in possesso dello status di percettori di ammortizzatori sociali in deroga, in attuazione delle intese raggiunte dalla Regione Calabria e il MIUR – Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria. Impegno risorse” da avviare con attività professionalizzante in aula e con formazione on the job presso le scuole calabresi. Tra i 600 soggetti ammessi al bando sono previsti 150 educatori. Le informazioni sul sito della Regione Calabria.
Ed ancora, dalle politiche sociali regionali è stata inviata opportuna comunicazione alle province, ai comuni e alla città metropolitana di Reggio Calabria, per chiarire e rassicurare rispetto alla copertura di spesa per i servizi riguardanti l’inclusione degli alunni disabili (trasporto scolastico, assistenti alla comunicazione, assistenti audio visivi) in cui si chiarisce che il contributo di 70 milioni di euro previsto per tutte le regioni è in via di assegnazione e di trasferimento alle province per lo svolgimento del trasporto disabili ed assistenza specialistica. La regione invita, dunque, le istituzioni ad attivare e proseguire i servizi relativi.
Sperando il bene, auguriamo a tutti BUONA SCUOLA.

Area Comunicazione
Anffas Onlus Corigliano

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    ALUNNI CON DISABILITA’ E SOSTEGNO: BASTA CON GLI INSEGNANTI NON SPECIALIZZATI!

    La denuncia di Anffas sulle utilizzazioni ed assegnazioni per docenti di sostegno non specializzati

     Alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico nelle scuole italiane si paventano già, come ormai purtroppo di consueto, disagi e discriminazioni per gli alunni con disabilità.

    Tra questi, in particolare, Anffas Onlus (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) desidera evidenziare quanto sta avvenendo proprio in queste settimane relativamente ai criteri con cui alcuni Uffici Scolastici regionali stanno disponendo le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie, coprendo alcuni posti di sostegno con docenti non specializzati, con delle modalità che sembrano tenere conto non del diritto alla migliore istruzione per gli alunni con disabilità e per le loro classi, ma esclusivamente delle necessità di “coprire” posti di sostegno.

     “All’inizio di ogni anno scolastico ci troviamo di fronte a situazioni in cui si assegna una cattedra di sostegno ad un docente non specializzato, solo perché perdente posto nella stessa scuola o in una vicina, a totale discapito della qualità del sostegno che potrebbero fornire i docenti specializzati a disposizione, seppur precari e provenienti anche da altre province” commenta il Presidente Nazionale dell’Associazione, Roberto Speziale.

    “Ciò in violazione della norma statale (l’articolo 14 comma 6 della legge 5 febbraio 1992 n. 104) che stabilisce in maniera puntuale che «l’utilizzazione in posti di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente qualora manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati». Ciò vuol dire – prosegue il presidente – che prima bisogna attivare tutte le misure per coprire il fabbisogno di insegnanti di sostegno specializzati (anche ricorrendo a precari specializzati o ad utilizzazioni ed assegnazioni) e solo in ultima battuta far coprire le cattedre da docenti non specializzati che però debbono pur sempre fare un corso di conversione sul sostegno.”

     E’ una situazione contrastata da anni dall’Associazione Anffas, che già nel lontano 2011 intervenne press l’USR Piemonte per richiedere, ottenendolo in poche ore, il ritiro di tutti i provvedimenti delle istituzioni territoriali circa l’utilizzo improprio di docenti di ruolo non specializzati, a totale discapito della qualità del supporto per l’alunno con disabilità e della classe, visto che fornito da chi non aveva adeguata formazione ed esperienza per la messa in campo di idonee strategie educative e metodologie di insegnamento in team con i docenti curriculari.

     “Purtroppo, ancora oggi, nel 2016, continuiamo a ricevere segnalazioni di questa distorsione del sistema, creata al solo fine di salvaguardare il posto per i docenti senza alcuna considerazione per quanto previsto dalla norma statale e dalle chiare indicazioni che ci vengono anche dall’art. 24 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Né – chiarisce Speziale – una contrattazione collettiva nazionale integrativa (come quella sulle utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie) può essere fatta in violazione di norme di legge.”

     “A ciò si aggiunge” chiarisce ancora Speziale “che Anffas ha rilevato che all’interno di molte Regioni è stata fatta un’errata distribuzione, tra i vari Ambiti Territoriali, delle cattedre di sostegno da mettere a disposizione a causa della mancanza dell’adeguata rilevazione delle effettive esigenze degli alunni con disabilità che dovrebbe essere realizzata nel periodo estivo come previsto dal DPCM 185/2006. Ciò comporta che, anche a parità di bisogni da parte degli alunni, in alcune Province vi sono più posti di sostegno di altre con la conseguenza che nelle prime i docenti specializzati per il sostegno vengono subito assorbiti e si ricorre anche ai docenti non specializzati, mentre in altre neppure vengono utilizzati tutti i docenti specializzati, di ruolo o precari che siano.

     “In altre parole” conclude duramente il Presidente “Vi è attenzione a creare posti, quali che essi siano, senza nessuna attenzione per la qualità del sostegno!

    Mentre invece sarebbe opportuno e rispettoso dei diritti degli alunni verificare per tempo le loro effettive esigenze e la loro distribuzione territoriale e creare, eventualmente, la possibilità per i docenti specializzati per il sostegno di poter scegliere più di una Provincia della stessa Regione per la richiesta di utilizzazione e di assegnazione, visto anche che ciò sarebbe possibile attraverso la previsione dell’organico su base regionale previsto dall’art.1 commi 63 e 64 della Legge 107/2015.”

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      GLI STUDENTI CON DISABILITÀ NON FREQUENTANO UNA SCUOLA A PARTE

      Superando.it – È possibile spendere quasi 5.000 parole sulla scuola italiana senza dedicarne neanche una agli alunni con disabilità? Pare proprio di sì. Il 5 settembre, infatti, «la Repubblica» ha pubblicato un’inchiesta sull’avvio del nuovo anno scolastico, alla luce delle promesse e degli impegni annunciati dal Governo Renzi con l’approvazione e l’avvio della riforma della cosiddetta Buona Scuola (Legge 107/15).

      L’inchiesta riguarda tutti, o quasi, gli aspetti della riforma; è un pezzo ben scritto e documentato che affronta le diverse questioni sul tappeto: le recenti bocciature al concorso per i docenti, l’ampio numero di cattedre che rimarranno scoperte e quindi la persistenza del fenomeno dei supplenti, le polemiche connesse al bonus insegnanti, l’alto numero di adempimenti richiesti ai dirigenti scolastici, la questione dei vicari (e del loro esonero), con approfondimenti puntuali sui temi dell’alternanza scuola-lavoro, del precariato, dell’edilizia scolastica e delle chiamate dirette.

      Ebbene, lo stato dell’arte dell’inclusione scolastica in Italia, anche alla luce di quanto previsto dalla citata Legge sulla Buona Scuola, non viene né citato né affrontato.

      «Uffa, ma è possibile che si debba parlare sempre di disabilità?». La domanda potrebbe essere lecita se posta da persone che conoscono poco e superficialmente il mondo della scuola, ma è del tutto fuori luogo, quando chi parla di scuola dimostra di essere competente, come l’inchiesta di “Repubblica” dimostra. La domanda posta correttamente, invece, dovrebbe essere questa: «Ma è possibile effettuare una ricognizione sullo stato di salute della scuola italiana, senza affrontare il tema dell’inclusione scolastica?». La risposta è chiaramente «No».

      L’inclusione scolastica di tutti i bambini e ragazzi con disabilità è uno degli elementi che caratterizzano la scuola italiana: nonostante difficoltà e incertezze, è sicuramente uno – forse l’unico? – elemento di eccellenza a livello mondiale. Quasi il 3% degli alunni italiani (circa 220.000) convivono con una situazione di disabilità. Le risorse dedicate a garantire il diritto allo studio sono notevoli (insegnanti di sostegno, educatori, specialisti…), ma tutta la struttura scolastica è impegnata nel garantire condizioni di vera inclusione a questi bambini e ragazzi. Con la Buona Scuola, poi, il Governo si è impegnato ad affrontare i tanti problemi che riguardano il rispetto dei diritti di questi studenti, ridefinendo il ruolo e la formazione dell’insegnate di sostegno, favorendone la continuità didattica, migliorando le competenze di tutto il personale scolastico, stabilendo i livelli essenziali delle prestazioni scolastiche, sanitarie e sociali, prevedendo la revisione dei sistemi e criteri di certificazione ecc.

      Quell’inchiesta, dunque, avrebbe potuto verificare come gran parte di queste previsioni non abbiano avuto ancora tempo e modo di essere attuate e che anche quest’anno la scuola inizierà con maggiori difficoltà per gli studenti con disabilità. Oltre a condividere i problemi di tutti gli altri studenti, infatti, essi dovranno fare i conti con la mancanza di insegnanti di sostegno, ma spesso anche del servizio di trasporto, dell’assistenza educativa e di quella alla comunicazione.

      Almeno uno studente con disabilità su due frequenterà in una scuola non adeguata alle sue esigenze fondamentali, per via della persistenza di barriere di diverso tipo. E da ultimo, ma non certo ultimo, gran parte dei docenti curricolari non avranno avuto l’obbligo e la possibilità di avviare un percorso formativo che li metta in condizione di raccogliere la sfida dell’inclusione.

      Se tuttavia l’inchiesta di «Repubblica» è stata certamente un’occasione persa, crediamo sia anche un campanello d’allarme perché è il segnale, la spia che le questioni affrontate ogni giorno a scuola dai bambini e dai ragazzi con disabilità non sono ancora considerate come un problema generale, ma come una questione a parte: a loro verrà certamente dedicata una inchiesta ad hoc, separata. Ma i nostri ragazzi non frequentano una scuola a parte, ma sono parte della scuola di tutti, sono presenti in quasi tutte le classi e l’inclusione è ormai un aspetto ineliminabile e strutturale del nostro sistema di istruzione: tutti dati dato che vorremmo dare per scontati, ma che cosi scontati evidentemente non sono.

      Ma in fondo sono passati solo 39 anni dall’approvazione della prima Legge che affermò il diritto dei bambini con disabilità di frequentare la scuola comune, la scuola di tutti [Legge 517/77, N.d.R.]. Il lavoro da fare non ci manca.

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        CARTA SIA: COME RICHIEDERE IL CONTRIBUTO DI SOSTEGNO PER FAMIGLIE DI PERSONE CON DISABILITÀ

        Disabili.com – Dal 2 settembre scorso è possibile, per le famiglie italiane in condizioni economiche disagiate, e che rispondano a determinati requisiti, presentare richiesta per ottenere SIA, uno sussidio economico il cui acronimo sta per Sostegno per l’Inclusione Attiva. Tra i beneficiari, anche le famiglie nelle quali sia presente un componente con disabilità.

        Si tratta di una delle misure di contrasto alla povertà inserite nell’ultima legge di stabilità (decreto attuativo 26 maggio 2016), che intende dare un supporto economico a quanti, rispetto a particolari condizioni familiari, si trovino in condizioni economiche molto precarie, aiutando le famiglie a superare la condizione di povertà e riconquastare gradualmente l’autonomia.

        Va detto infatti che l’erogazione del contributo, oltre a essere riservata a famiglie che rispondano a determinati (e molto ristretti) requisiti, è subordinata all’accettazione di un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa sostenuto da una rete integrata di interventi, individuati dai servizi sociali dei Comuni . Me vediamo nel dettaglio requisiti, criteri, beneficiari e funzionamento del SIA.

        Requisiti di accesso. Un componente del nucleo familiare può fare richiesta del SIA al Comune mediante la compilazione di un modulo predisposto dall’Inps con il quale si dichiara il possesso di alcuni requisiti necessari per l’accesso al programma, che devono essere:

        – ISEE inferiore o uguale a 3mila euro;

        – presenza nella famiglia di almeno un componente minorenne oppure di un figlio con disabilità, oppure di una donna in stato di gravidanza accertata

        Stabilito che con ISEE inferiore o uguale a 3000 euro e che ci trova in uno dei tre casi, gli altri requisiti sono:

        – Non beneficiare di altri trattamenti economici rilevanti: il valore complessivo di altri trattamenti economici eventualmente percepiti, di natura previdenziale, indennitaria e assistenziale, deve essere inferiore a euro 600 mensili;

        – Non beneficiare di strumenti di sostegno al reddito dei disoccupati: non può accedere al SIA chi è già beneficiario della NASPI, dell’ASDI o altri strumenti di sostegno al reddito dei disoccupati;

        Per quanto riguarda nello specifico una famiglia con figlio disabile, ciò significa che, stante il criterio dell’ISEE inferiore a 3000 euro e la presenza nel nucleo familiare di un figlio con disabilità (attenzione: figlio e non coniuge, genitore, etc), se si percepisce un qualsiasi contributo assistenziale (es. accompagnamento, contributo per non autosufficienza etc) che superi i 600 euro mensili, si è fuori.

        Inoltre deve esserci, nel nucleo familiare,

        –   Assenza di beni durevoli di valore: ovvero nessun componente deve possedere autoveicoli immatricolati la prima volta nei 12 mesi antecedenti la domanda oppure autoveicoli di cilindrata superiore a 1.300 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc immatricolati nei tre anni antecedenti la domanda;

        A questo punto il richiedente che rientri in ciascuno dei precedenti parametri, dovrà ottenere un punteggio uguale o superiore a 45 punti rispetto ad una scala di valori chiamata valutazione multidimensionale del bisogno. Questa si ottiene incrociando alcuni valori che tengono conto di

        carichi familiari, situazione economica e situazione lavorativa. Sono favoriti i nuclei con il maggior numero di figli minorenni, specie se piccoli (età 0-3); in cui vi è un genitore solo; in cui sono presenti persone con disabilità grave o non autosufficienti.

        I tempi di attuazione:

        – Dal 2 settembre 2016 (45 giorni dopo l’entrata in vigore del Decreto interministeriale del 26 maggio 2016) il cittadino può presentare la richiesta per il SIA

        – Entro due mesi verrà erogato il beneficio economico

        – Entro 60 giorni dall’accreditamento del primo bimestre (90 giorni per le richieste presentate fino al 31 ottobre 2016) devono essere attivati i progetti personalizzati (in fase di prima applicazione obbligo di attivazione per il 50% dei beneficiari).

        Il beneficio economico. Il beneficio è concesso bimestralmente e viene erogato attraverso una Carta di pagamento elettronica (Carta SIA) rilasciata dalle Poste con la quale si possono effettuare acquisti in supermercati, negozi alimentari, farmacie e parafarmacie abilitati al circuito Mastercard. La Carta può essere anche utilizzata presso gli uffici postali per pagare le bollette e dà diritto a uno sconto del 5% sugli acquisti effettuati nei negozi e nelle farmacie convenzionate, con l’eccezione degli acquisti di farmaci e del pagamento di ticket. Con la Carta, inoltre, si può accedere direttamente alla tariffa elettrica agevolata, a condizione di aver compilato l’apposita sezione presente nel modulo di domanda. Non è possibile prelevare contanti o ricaricare la Carta.

        Progetti di attivazione sociale e lavorativa. Questo intervento ha l’obiettivo di sostenere le famiglie in stato di “povertà” a riconquistare gradualmente l’autonomia. Per questo, un requisito di accesso al beneficio economico è la accettazione, da parte del richiedente, di un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa che verrà costruito insieme al nucleo familiare e attivato dai Comuni Entro 60 giorni dall’accreditamento del primo bimestre. I beneficiari si impegnano a svolgere specifiche attività, nelle aree

        1. frequenza di contatti con i servizi del Comune responsabili del progetto (di norma bisettimanali, se non diversamente specificato);
        2. ricerca attiva di lavoro;
        3. adesione a iniziative di formazione o di politica attiva o di attivazione;
        4. accettazione di congrue offerte di lavoro;
        5. frequenza e impegno scolastico;
        6. comportamenti di prevenzione e cura volti alla tutela della salute.

        Se i componenti dei nuclei familiari non sottoscrivono il progetto, ne violano ripetutamente gli obblighi o assumono frequentemente comportamenti inconciliabili con gli obiettivi, i Comuni possono stabilire la revoca o l’esclusione dal beneficio. Anche il venir meno delle condizioni di bisogno che hanno motivato la concessione del beneficio ne determina la revoca.

        Si rimanda la lettura completa del regolamento del SIA (qui scaricabile il pdf) e si suggerisce anche la lettura di un interssante approfondimento in merito, a cura del sito specializzato Handylex.

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          V CONFERENZA SULLE POLITICHE IN MATERIA DI DISABILITÀ. AL VIA LA CAMPAGNA INFORMATIVA

          Lavoro.gov.it – Venerdì 16 e sabato 17 settembre si svolgerà a Firenze la “V Conferenza Nazionale per le Politiche della Disabilità” alla quale parteciperanno Istituzioni, Enti del Terzo settore e organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità e delle loro famiglie. 

          La Conferenza è organizzata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la collaborazione del Comune di Firenze e della Regione Toscana. Obiettivo dell’incontro è favorire il confronto e lo scambio di buone prassi e metodologie a favore del settore, affinché dalla conoscenza reciproca possano emergere soluzioni e servizi utili da replicare.
          In occasione di tale evento, il Ministero ha predisposto una campagna informativa per portare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema della disabilità.
          “Diritti delle persone con disabilità: semplicemente gli stessi diritti di tutti”.  Questo il claim della campagna che si pone l’obiettivo di promuovere e rafforzare una “cultura inclusiva”, in grado di accogliere e integrare le diversità, in applicazione dei principi di pari opportunità richiamati nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
          Le politiche e le azioni poste in essere possono concretamente cambiare la vita delle persone disabili in tutti i livelli dell’organizzazione della vita sociale: la salute, l’istruzione, il lavoro, la vita quotidiana, fatta di possibilità di muoversi, di fare sport di godere del tempo libero.
          Clicca qui per ulteriori approfondimenti


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            PARALIMPIADI. “SONO ABBASTANZA BRAVO, PERCHÉ NON POSSO COMPETERE?”

            Change.org – “Gli atleti come me vengono esclusi dalle Paralimpiadi. Sono un corridore da 100 e 200 metri. Mi sono allenato per tutta la vita per competere ai più alti livelli. Ho anche una difficoltà di apprendimento. Sfortunatamente, questo significa che non sono in grado di competere nelle discipline nelle quali sono più forte. Sapevate che le Paralimpiadi escludonole persone con difficoltà di apprendimento in più di tre quarti degli sport? Su 23 sport dei giochi paralimpici estivi, gli atleti con una disabilità di apprendimento possono competere soltanto in tre: atletica, nuoto e tennis da tavolo. Sono un atleta da quando avevo 15 anni. Mi alleno 4/5 giorni alla settimana e competo circa 3 o 4 volte al mese. Ho cercato di allenarmi per competere nei 400 metri così realizzare il mio sogno, di gareggiare alle Paralimpiadi. È stato purtroppo davvero difficile. La difficoltà maggiore è stata nella preparazione. Duecento sessantaquattro atleti gareggeranno a Rio 2016. Soltanto sette di loro hanno una disabilità di apprendimento ovvero 3% dei partecipanti. Sono davvero entusiasta di guardare le Paralimpiadi e augurare a tutti gli atleti, specialmente quelli in Team GB tutta la fortuna del mondo. Ma, è anche frustrante sapere che atleti come me vengono esclusi dalle Paralimpiadi perdendo questa incredibile opportunità di dimostrare al mondo che cosa possiamo farcela anche noi. È troppo tardi per quegli atleti che sono stati esclusi, ma possiamo fare in modo che le cose cambino per i prossimi giochi del 2020 e oltre. Per questo mi rivolgo al Comitato Paralimpico Internazionale per realizzare una maggiore uguaglianza e dare agli atleti con disabilità di apprendimento il sostengo l’opportunità che meritano. Unitevi a me e Mencap per promuovere il cambiamento!”È questo il messaggio che si legge sul sito Change.org a pochi giorni dall’inizio delle Paralimpiadi 2016. Mencap, una delle principali associazioni che si occupa di persone con disabilità intellettiva in Gran Bretagna, ha infatti attivato una petizione online affinché dalle prossime Paralimpiadi tutti gli atleti con disabilità possano partecipare.

            Per maggiori informazioni e firmare la petizione di Mencap cliccare qui

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              COM’È LA RELAZIONE TRA SIBLINGS IN PRESENZA DI DISABILITÀ INTELLETTIVA O DISAGIO PSICHICO?

              Disabili.com – Il Laboratorio di Psicosomatica e Clinimetria, Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna ha avviato una ricerca alla quale sono invitati a partecipare, informa del tutto anonima e online, attraverso la compilazione di questionario, fratelli o sorelle di persone con disabilità intellettiva e disagio psichico. 

              Lo scopo dell’indagine è migliorare la conoscenza in merito ad aspetti inerenti alla tematica della relazione fraterna, in particolare nella disabilità e nel disagio psichico. Nello specifico, lo  studio si propone di valutare la relazione tra siblings, il benessere psicologico, gli stati emotivi e il funzionamento familiare, in particolare prendendo in esame la relazione fraterna nella disabilità e nel disagio psichico
              Lo studio prevede la compilazione di alcuni questionari del tutto anonimi e la raccolta di informazioni sociodemografiche.   I dati verranno elaborati in forma anonima ai soli fini di ricerca, e resi pubblici unicamente in maniera aggregata, nel rispetto della disciplina di protezione dei dati personali, e delle norme etiche della ricerca in psicologia dell’A.I.P. Sarà inoltre possibile, facendone richiesta al promotore, consultare i risultati conclusivi della ricerca.
              Persone che abbiano un fratello o sorella con una disabilità intellettiva o disagio psichico sono quindi invitate a partecipare: qui il questionario online.
              Per qualsiasi informazione inerente lo studio è possibile contattare Martina Mosca all’indirizzo di posta elettronica martina.mosca4@studio.unibo.it