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PREGIUDIZI HANNO LE GAMBE CORTE

Superando.it – Nel 2014 Carlo Cottarelli,  durante l’incarico da commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, ha condotto una profonda analisi in funzione della spending review. Il commissario presentò le sue Proposte per una revisione della spesa pubblica (2014-2016) e fra gli interventi vagheggiati c’erano anche due ipotesi di azione sulle provvidenze assistenziali riservate agli invalidi, ciechi e sordi civili.

Gli interventi derivavano dalla constatazione di presunti «picchi territoriali» nella concessione delle provvidenze assistenziali, in particolare rivolte agli anziani invalidi, non giustificabili – a parere del Commissario – dai flussi demografici, e quindi potenzialmente imputabili ad «abusi» (così definiti dal testo diffuso). In alcune Regioni il numero delle provvidenze economiche agli invalidi civili sarebbe risultato, infatti, percentualmente molto superiore a quello delle stesse concesse in altre Regioni.

Cottarelli suggeriva due ordini di interventi. Il primo di controllo sugli “abusi”, il secondo di un’indifferibile introduzione della prova dei mezzi (limite reddituale sulle indennità di accompagnamento).

La redazione di Superando.it contestò, a suo tempo, l’analisi proposta, con motivate e circostanziate controdeduzioni, bellamente ignorate dalla stampa, sia generalista che di settore. In pratica rilevarono come gli “strani picchi” di Cottarelli fossero spiegabili senza ricorrere alla teoria degli abusi: le Regioni con la più alta spesa sociale rivolta agli anziani sono anche quelle con la minore spesa per trattamenti assistenziali agli invalidi civili ultrasessantacinquenni. In altre parole, meno si spende per gli interventi e i servizi sociali e più le persone ricorrono all’indennità di accompagnamento. Ma nell’esame di Cottarelli mancava anche qualsiasi riferimento a possibili e probabili differenze epidemiologiche, reddituali, sociali.

La stessa affermazione che vi fossero pochi controlli e disparità nei criteri di accertamento cozzava con l’evidenza dei fatti: 1.250.000 controlli straordinari dal 2009 al 2015 concentrati proprio nelle Regioni “incriminate”, e un sistema di accertamento a doppio livello (ASL più INPS), con il coinvolgimento di decine di migliaia di medici e milioni di visite ogni anno. Per inciso, sui costi di queste verifiche e sull’attuale sistema di accertamento di invalidità non è stato effettuato alcun controllo di spesa né, peggio, proposta di revisione della stessa.

A settembre del 2015, il Direttore editoriale di Superando.it – assieme a Daniela Bucci, responsabile di «Condicio.it – Dati e cifre sulla condizione delle persone con disabilità», presentò l’ennesima analisi di dettaglio ad un convegno della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Si trattava del report intitolato Persone con disabilità in Italia, fra dati ufficiali e luoghi comuni, ove si smontava ulteriormente la tesi di Cottarelli che comunque imperversava ancora nella peggiore stampa e nei più urlati talk-show.

La storia ha una nuova puntata, Il Rapporto Annuale INPS 2015, presentato un paio giorni fa. Ed è una fonte dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ad affermare che «una parte importante della variabilità territoriale nel numero di beneficiari dell’indennità di accompagnamento possa essere spiegata dalla struttura demografica, da misure della pressione epidemiologica e dal contesto socio-economico osservato nel contesto territoriale di riferimento».

Oltre all’attenta lettura dei dati epidemiologici (patologie soprattutto oncologiche) differenti per Provincia, che spiegano ancora i picchi territoriali, l’Istituto indica come «particolarmente significativa […] la relazione tra numero di indennità di accompagnamento erogate e le variabili di contesto economico, mostrando come le prestazioni […] siano più diffuse nelle province più povere: il numero di beneficiari infatti è inferiore nelle province con più alto valore aggiunto pro-capite e con un importo medio dei redditi da pensione più alto. Si nota infine che maggiore è la disuguaglianza nei redditi da pensione individuali maggiore è il numero di beneficiari di indennità di accompagnamento a livello provinciale».

Ma non è tutto, prosegue il Rapporto INPS: «L’analisi parrebbe suggerire che in alcuni contesti territoriali altre caratteristiche […] (tra queste ad esempio, il differente grado di copertura e di spesa dei comuni per sostegno ad anziani e disabili) contribuiscono a spiegare la variabilità del numero di beneficiari di indennità di accompagnamento ma potrebbero anche segnalare i casi dove i criteri di eleggibilità potrebbero essere applicati con minor rigore».

Dunque, quand’anche fosse vero che in alcuni contesti le commissioni sono più di “manica larga” (il che rimane da dimostrare), ciò, guarda caso, accade dove è infima la spesa per servizi sociali e socio-sanitari per gli anziani e le persone con disabilità. Infine, per quanto riguarda la povertà, anche il vecchio refrain secondo cui si può qualificare (dicono così) la spesa assistenziale, ponendo dei limiti reddituali all’indennità di accompagnamento, viene smantellato da un’austera tabella a pagina 86. Vi scopriamo infatti che il 68,8% dei titolari di indennità di accompagnamento ha un reddito compreso fra 0 e 15.000 euro e che il 95,2% dei titolari sta sotto i 30.000 euro, mentre solo lo 0,7% (13.000 persone) contano su un reddito o una pensione sopra i 50.000 euro.

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    USA. AGGIORNAMENTO GLOBALE SULL’AUTORAPPRESENTANZA

    Fonte Inclusion International – L’organizzazione mondiale di persone con disabilità intellettiva e delle loro famiglie, Inclusion International, ha recentemente incontrato le persone con disabilità e le loro famiglie provenienti da tutto il mondo per parlare dello sviluppo della strategia globale sull’auto-rappresentanza.

    La strategia sarà lanciata il 27-29 ottobre 2016 a Orlando (USA) presso il National Convention & International Forum 2016, un’evento organizzato in collaborazione con Arc of the United States.

     

    Per maggiori informazioni sull’evento cliccare qui.

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      AL VIA ANFFAS ESTATE

      ..Mare, montagna, brevi soggiorni, giochi, amici …… questo ed altro ancora nel programma di luglio dell’associazione. In pausa dalle consuete attività che nel Centro Socio-Educativo di Anffas Onlus Corigliano si svolgono: accoglienza, lettura e commento quotidiani, utilizzo computer e dispositivi per la comunicazione attraverso easy to read (linguaggio facile da leggere), laboratori di Musica e Movimento, attività di self-advocacy e cittadinanza attiva, autonomia, laboratori manuali ed artistici, uscite didattiche, attività sportiva e motoria(equitazione, ippoterapia, nuoto), si prosegue con attività ricreative e formative tese a migliorare il benessere della persona.
      Le attività termineranno il 30 luglio e riprenderanno a settembre. Buona Estate.
      Per info: anffascorigliano@anffascorigliano.it
      www.anffascorigliano.it

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        UNA SETTIMANA DOPO IL BREXIT, UN MESSAGGIO DAL PRESIDENTE DI EUROPE INCLUSION

        Inclusion Europe – “I nostri principi fondanti sono il rispetto, la solidarietà e l’inclusione. Sono le linee guida per come dovremmo reagire. Inclusion Europe è un’associazione europea, che raggruppa membri provenienti da 39 paesi e con proprie modalità di ingresso per i nuovi membri provenienti da altri paesi”. Afferma Maureen Piggot, Presidente di Inclusion Europe*, in un messaggio diramato per rassicurare i membri dell’organizzazione a seguito dell’esito referendario sulla Brexit.

        “La solidarietà e il valore d’unione in una causa comune sono ancora più necessari in quanto le strutture governative formali di coordinamento sono distaccate. Il Brexit significherà cambiamento, alcuni dei quali non possiamo prevedere”.

        Prosegue Maureen Piggot.“Come separazione va negoziata e i risultati ottenuti per garantire i diritti delle persone con disabilità intellettiva in Europa devono salvaguardati. Dobbiamo fare in modo che l’Europa, nel suo complesso, continui ad affrontare i propri diritti e le questioni relative all’inclusione, come ad esempio la segregazione e l’istituzionalizzazione. La nostra aspirazione è rendere questa regione il faro per il mondo nel campo dei diritti per le persone con disabilità e fare in modo che il supporto non arretri”.

        “Due cose hanno resistito in questa settimana epocale. Auto-rappresentanti, familiari e colleghi di lavoro del Regno Unito sono rimasti in contatto per esprimere il loro personale senso di perdita, la loro fedeltà a Inclusion Europe e la ricerca di rassicurazione a continuare a cooperare e mantenersi in contatto con gli amici e i colleghi di tutta Europa. Il Forum Europeo della Disabilità sta progettando di coordinare le ONG europee accanto ai loro membri nel Regno Unito al fine di garantire alle persone con disabilità un punto di ascolto nei negoziati intergovernativi. A livello nazionale, in tutti gli Stati membri, il messaggio che deve passare deve essere rinforzato perché le persone con disabilità non devono soffrire per l’incertezza e i cambiamenti nelle relazioni formali. La campagna referendaria è stata amara e controversa. Abbiamo un ruolo da svolgere che consiste nel contrastare le conseguenze negative dell’esito referendario. Abbiamo esempi interessanti di come le differenze possono essere accolte e quali conquiste personali e sociali ne possono derivare. Siamo in grado di essere un esempio per la società più ampia in materia di rispetto, solidarietà e inclusione”.

         

        di cui anche Anffas Onlus è membro

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          INFOBANDI CSVNET: IL NUOVO PORTALE GRATUITO SULLE OPPORTUNITÀ DI FINANZIAMENTO PER IL VOLONTARIATO ED IL TERZO SETTORE

          Magliano – vicepresidente CSVnet*. È un cambio di passo per il sistema dei CSV, che avrà la possibilità, anche attraverso il portale, di alzare lo sguardo verso opportunità nazionali europee ed internazionali per sé e per le proprie associazioni”.

          Infobandi CSVnet è il nuovo portale web dedicato alle opportunità di finanziamento nazionali, europee ed internazionali realizzato dal Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato. Obiettivo della nuova piattaforma web, raggiungibile all’indirizzo www.infobandi.net è favorire la diffusione, all’interno del mondo del non profit, delle informazioni sui finanziamenti che è possibile ottenere dalle istituzioni europee o da fondazioni ed enti privati italiani e stranieri in base all’ambito di intervento in cui si opera.

          Gli utenti hanno la possibilità di visualizzare gratuitamente i bandi attivi sui Programmi UE 2014-2020, i Programmi Operativi Nazionali (PON), i Programmi di Cooperazione Territoriale Europea (CTE) ed effettuare ricerche avanzate grazie alla funzione “Cerca bandi” e nell’archivio dei bandi scaduti. Le schede dei bandi sono dettagliate e di facile consultazione.

          Il portale, dalla grafica moderna dinamica e intuitiva, è “mobile responsive”, ovvero è ottimizzato per la navigazione via smartphone e tablet.

          Una funzionalità dedicata esclusivamente ai CSV è la sezione “Database partner europei”, per condividere, all’interno del sistema dei CSV, i contatti di organizzazioni affidabili per progetti europei.

          Il portale, presentato a Genova durante la conferenza di CSVnet alla platea di oltre 250 rappresentanti di tutti i CSV italiani, è l’evoluzione di Infobandi Europa, una sezione del sito di CSVnet che in poco più di due anni ha prodotto oltre 250 bandi registrati e promossi alla rete dei CSV e del non profit.

          “Vogliamo rendere il portale infobandi CSVnet la più importante fonte d’informazioni su opportunità e finanziamenti per il volontariato ed il terzo settore in Italia – commenta Silvio Magliano, vicepresidente di CSVnet con delega all’Europa. “Questo strumento segna un cambio di passo per lo stesso sistema dei CSV, che avrà la possibilità, anche attraverso il portale, di alzare lo sguardo verso opportunità nazionali europee ed internazionali per sé e per le proprie associazioni”.

          Segui il racconto della Conferenza anche su Facebook e Twitter con l’hashtag #CSVgenova16

           *Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) che nasce l’11 gennaio 2003 per raccogliere, dare continuità e rafforzare l’esperienza del Collegamento Nazionale dei Centri di Servizio costituito nel 1999. Ad oggi riunisce e rappresenta 68 dei 71 Centri di Servizio per il Volontariato, istituiti in Italia grazie alla legge n. 266 del 1991.

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            COME SI SOGNA (E SI AMA) CON UN CROMOSOMA IN PIÙ

            Vanityfair.it – Marco è un bel ragazzo. Marco è un atleta. Marco cura molto il suo aspetto. Marco è sicuro di sé e un po’ donnaiolo. Marco vuole riaprire un vecchio cinema e diventare allenatore di nuoto. Marco ha la sindrome di Down, ma questo per lui è solo un dettaglio.

            Marco si veste meglio di me, ha un taglio di capelli migliore del mio, nuota più veloce di me. Marco ha anche la sindrome di Down, ma tende a ricordarselo solo quando gli altri glielo ricordano. La sua identità è da un’altra parte: Marco è un atleta, capitano della squadra di nuoto, appassionato di cinema, fratello geloso, maschio vagamente donnaiolo. Quando lo incontro, in un ristorante all’Eur a Roma, insieme a sua sorella Gioia, ho già visto le foto di questo servizio, del quale Marco è protagonista, insieme ai suoi amici, e in qualche modo anche ispiratore e co-creatore. E di persona non è di una virgola diverso o meno sicuro di sé.

            La sindrome di Down – causata dalla presenza di 47 cromosomi invece che 46, più precisamente di una terza copia del cromosoma 21, infatti è detta anche trisomia 21 – è una condizione con uno spettro molto ampio di conseguenze. In alcuni casi può causare una disabilità intellettiva grave, che richiede tutto l’aiuto del mondo. Però ci sono persone con la sindrome di Down e che sono diventate politici, musicisti, artisti, imprenditori. Persone come Marco Marzocchi, 33 anni e un diploma scientifico tecnologico, che come tutti vogliono avere un posto nella società, certi giorni litigarci, certi giorni essere pigri, certi altri svegliarsi con la voglia di cambiare il mondo. «La sindrome di Down è una condizione genetica democratica, c’è in tutte le razze, a tutte le latitudini». Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’Associazione italiana persone down, mi fa da guida in cosa è oggi in Italia avere la sindrome di Down (e non essere down, le parole sono importanti, i verbi soprattutto). Fino a pochi decenni fa, in Italia c’erano pochissimi adulti con la sindrome di Down. Negli anni ’40, l’aspettativa di vita era di 12 anni, oggi molte delle complicazioni congenite (cardiache, gastrointestinali, tiroidee) possono essere gestite e l’aspettativa di vita è salita a 62 anni. La conseguenza è che, delle quasi 40 mila persone con questa condizione in Italia, il 60% è composto da adulti. Che si affacciano alla società con necessità, con sogni, con la voglia di esserne parte e il bisogno di essere raccontati in modo diverso. «Almeno la metà di loro ha buone possibilità di inserimento sociale e lavorativo, ma quando la scuola dell’obbligo finisce, lo scenario è ancora troppo confuso». Soltanto il 12% degli adulti lavora, un numero molto più basso di quelli che potrebbero effettivamente farlo. «Fanno gli impiegati, i magazzinieri, gli scaffalisti nelle librerie, e ovunque hanno standard di produttività superiori a quelli medi delle aziende dove lavorano». Karen Gaffney è stata la prima persona con la sindrome di Down a tenere un TED Talk (i TED Talk sono quei discorsi in cui innovatori, filosofi, imprenditori raccontano la propria visione del mondo). Karen ha raccontato il suo primo giorno di scuola. Era il primo non solo per lei, bambina con la sindrome di Down, ma anche per la sua insegnante: «Non sapeva niente della sindrome di Down». L’incontro con l’altro, soprattutto a scuola, non è una passeggiata, ma ce l’hanno fatta: «Lei aveva voglia di insegnare, io avevo voglia di imparare». La maestra si è sposata, si è trasferita in Germania, Karen è andata avanti, è diventata una nuotatrice come Marco (ha attraversato la Manica a nuoto), è andata al college, ha aperto la sua fondazione. Anni dopo, quella maestra le ha scritto: «Sono incinta, aspetto un bambino, avrà la sindrome di Down». Il ginecologo le aveva parlato della possibilità di abortire, ma lei si era ricordata di quella bambina, del suo primo giorno di lavoro, del percorso fatto insieme. E ha portato avanti la gravidanza. «Le nostre vite contano, il nostro domani conta, esiste», dice Karen. La percezione sociale sta cambiando», spiega il dottor Aldo Moretti, direttore scientifico Fondazione Cepim, che lavora alla formazione e all’inserimento delle persone con la sindrome di Down: «Ci sono ancora pregiudizi, ma c’è più conoscenza. Il punto è che essere accettati non basta, molti di quelli che sono diventati adulti lo hanno fatto senza ricevere gli aiuti corretti». Secondo Moretti, il 40% delle persone con la sindrome di Down ha un ritardo abbastanza grave da rendere l’autonomia, parola chiave di questo mondo, quasi impossibile. «Ma gli altri, se educati all’autonomia fin da piccoli, potranno avere un lavoro, andare a vivere da soli, avere una vita affettiva». La malattia geneticamente è la stessa di quarant’anni fa, quando sono state abolite le classi ghetto in Italia, ma stanno cambiando la percezione e le metodologie. «Si dice sempre che a scuola e al lavoro sono precisi, quasi maniacali. Spesso si tende a formarli esasperando questo aspetto, ma è un errore, perché così diventano rigidi nelle loro reazioni, invece la vita è elastica e devono esserlo anche loro. Come per tutti, le loro menti subiscono i condizionamenti dell’ambiente, ma se stimolate hanno capacità di pensiero critico, di ironia e autoironia». Quando chiedo a Karen di spiegarmi come funziona la sua mente, me lo spiega così: «Mi ci vuole più tempo per imparare. A volte mi sforzo di rispondere subito invece di ascoltare davvero. Devo fare più attenzione, è una cosa su cui lavoro costantemente. Il mio apprendimento è sempre visivo», mi scrive. «Se sto studiando un libro di storia, vado su YouTube e cerco un documentario su quel periodo, perché mi aiuta a visualizzare. Se sto leggendo un romanzo, scrivo gli eventi che accadono su una timeline». Karen ha imparato alcune strategie a scuola, altre da sola. È l’evoluzione della metodologia di cui parla Moretti. Come scrive Amy Julia Becker, scrittrice e madre di una bimba con la sindrome di Down: «Senza occhiali molte persone sarebbero considerate disabili, la tecnologia ci permette di vedere quando la biologia ce lo impedisce. E per questi bambini, e per i loro problemi cognitivi, potrebbero esserci nuove soluzioni e diversi approcci didattici. Quella che si chiama disabilità può essere anche definita come una diffidenza che la nostra società non vuole superare». Ogni mente è frutto della sua biologia e degli stimoli che riceve. Marco si illumina quando parla dei viaggi che ha fatto con Gioia e la sua famiglia, della Statua della Libertà e di Atene, che è la sua capitale preferita: «Lì c’è la storia e prima di partire io avevo studiato il greco su YouTube senza dirlo a Gioia, quando siamo arrivati io lo parlavo e lei no». Gioia (che fa la conduttrice e l’attrice) lo porta d’estate a Ibiza, Marco ne apprezza il fuso orario, l’ora ibizenca: «Vuol dire che si va a letto tardi e ci si sveglia tardi, si pranza tardi e si fa tutto tardi». Ma la sorpresa e la scoperta sono sempre in due direzioni, lo vedo da come Gioia ride alle battute del fratello, si fa trascinare dal suo entusiasmo.

            È quello che racconta anche Giacomo Mazzariol in Mio fratello rincorre i dinosauri, la storia di quanto quel fratello con la sindrome di Down, Giovanni, gli abbia cambiato e riempito la vita. Dentro c’è la scoperta dei limiti e delle paure di Giovanni, ma anche del talento, delle sorprese, dei gusti, della sua «vita obliqua». Un giorno, Giacomo porta Giovanni a conoscere il suo idolo, il rapper Moreno, e dopo avergli chiesto l’autografo, Giovanni ne firma uno a Moreno: «Pensava fosse uno scambio reciproco». Scrive Giacomo: «La vita con Gio è un continuo viaggio tra gli opposti, tra divertimento e logoramento, azione e riflessione, imprevedibilità e prevedibilità, ingenuità e genialità, ordine e disordine». Marco parteciperà ai Trisome Games di Firenze a luglio. Dopo, lascerà la squadra, sogna di diventarne allenatore, vorrebbe trovare un lavoro: «Basta che mi pagano, per vivere, per sentirmi indipendente». Si prende cura, talvolta con impazienza, delle amiche Federica e Viola. E trabocca di sogni: vuole prendere in gestione un vecchio cinema di Spinaceto chiuso da anni: «Amo il cinema e non posso vederlo rovinato dai vandali. Io ci farei lavorare i ragazzi con un handicap e i miei amici che non hanno lavoro». Oppure mettere a posto e prendere in gestione la piscina di Tarquinia dove ha imparato a nuotare. Non pronuncia mai la parola Down. Quando lo faccio io, mi risponde: «Detesto le persone che mettono etichette ad altre persone, Down, gay, trans o nero. Le persone sono uguali, cambiano solo i gusti e il carattere». Marco, Giovanni, Karen, Viola, Federica: hanno tanti bisogni e una vita complicata. Hanno dovuto combattere per ogni singola cosa che hanno imparato. E hanno tutti un’esigenza: essere trattati come individui. Se non ne avete ancora incontrato uno, e vi dovesse capitare, vi do un consiglio. Chiedetegli: «Cosa ti piace?». Molto probabilmente, vi sorprenderà.

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              DISABILITÀ E INCLUSIONE NELLA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

              Superando.it – «La tematica della Disabilità e Sviluppo è entrata a pieno titolo nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, approvata alle Nazioni Unite nel settembre dello scorso anno, che promuove lo sviluppo inclusivo e partecipativo attraverso il coordinamento tra gli Stati, le Organizzazioni della Società Civile, nazionali e internazionali, le Istituzioni sovranazionali, come l’Unione Europea, e gli attori territoriali. L’Agenda 2030 rilancia quindi una sfida molto impegnativa nel settore, che richiederà uno sforzo globale e al tempo stesso regionale e locale, oltre che un monitoraggio altrettanto articolato e costante per misurare i progressi. Con la Conferenza del 4 luglio a Firenze, intendiamo valorizzare i successi e le buone pratiche della Cooperazione Italiana, illustrate nella pubblicazione Inclusione, Disabilità, Cooperazione Internazionale. L’esperienza della Cooperazione Italiana 2009-2014. Forte infatti della sua lunga esperienza in materia di disabilità e inclusione, l’Italia è nella condizione di potere esprimere una leadership nel settore, grazie anche alle innovazioni introdotte dalla Legge di Riforma della Cooperazione [Legge 125/14, N.d.R.]».

              È stata presentata così la conferenza intitolata Disabilità e inclusione nella cooperazione allo sviluppo, del 4 luglio a Firenze (Via Baldesi, 14, ore 9), tenutasi presso i Centro Didattico dell’Ufficio locale dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, a cura di quest’ultima, della RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo) e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione.

              È effettivamente un lungo percorso, quello della Cooperazione Internazionale rivolta alla disabilità, un percorso che permette di constatare, talora sorprendentemente, la posizione di avanguardia del nostro Paese il quale, tra i primi al mondo, ha approvato nel 2013 un Piano d’Azione della Cooperazione Italiana sulla Disabilità, prevedendo – e attuando – varie iniziative nazionali e internazionali. Pochissimi, inoltre, sono anche gli Stati del mondo che hanno finora saputo mappare le iniziative di cooperazione dedicate al tema dell’inclusione delle persone con disabilità.

              C’è un protagonista ben preciso, che ha contribuito a ottenere questi risultati, a fianco della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ed è la RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo), alleanza strategica avviata nel 2011 da EducAid, dall’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), da DPI Italia (Disabled Peoples’ International) e dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), ovvero da organizzazioni che si occupano prevalentemente di cooperazione allo sviluppo e da associazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie. Insieme, collaborando sin dall’inizio in un Tavolo Tecnico avviato dal Ministero, si sono poste l’obiettivo di realizzare iniziative di informazione, formazione e consulenza in Italia e a livello internazionale, riconoscendo i rispettivi saperi e capacità e valorizzando in tal modo l’esperienza di progetti basati sul rispetto dei diritti umani delle stesse persone con disabilità, in linea con i princìpi della Convenzione ONU.

              Ma perché, ci si potrebbe chiedere, è importante dare la maggior visibilità possibile ad azioni come quelle riguardanti la Cooperazione Internazionale dell’Italia nei confronti delle persone con disabilità? «Perché ogni volta che si riesce a rafforzare un’organizzazione nazionale di persone con disabilità – ricorda Giampiero Griffo, presidente della RIDS – si rafforzano i diritti di tutte le persone con disabilità del mondo».

              Immagine tratta dalla mostra “Diritti accessibili. La partecipazione delle persone con disabilità per uno sviluppo inclusivo”

              Un’altra immagine tratta dalla mostra “Diritti accessibili. La partecipazione delle persone con disabilità per uno sviluppo inclusivo”

              Componente del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), Griffo, lo ricordiamo, è anche il curatore di Inclusione, Disabilità, Cooperazione Internazionale, insieme a Mina Lomuscio del Ministero degli Esteri e Francesca Ortali della RIDS (con la collaborazione di Valentina Pescetti e Maria Elisa Marzotti), e in tal senso sottolinea come «l’Italia fosse già attiva in questo àmbito, ma l’apporto della RIDS, riconosciuta come interlocutore ufficiale dal Ministero, è stato decisamente importante, contribuendo a un sostanziale passo in avanti. E questo è accaduto perché si tratta di una rete quanto mai solida, tra organizzazioni non governative (AIFO ed EducAid) e associazioni di persone con disabilità a livello nazionale (FISH) e internazionale (DPI), la cui collaborazione favorisce riflessione e concretezza su temi quali l’inclusione, la non discriminazione e le pari opportunità, aspetti fondamentali anche per la cooperazione allo sviluppo».

              Anche i dati, del resto, parlano chiaro: il 2,68%, infatti, di tutte le risorse stanziate dall’Italia per la Cooperazione Internazionale, va alle persone con disabilità, e si tratta di cifre non certo trascurabili, che in questo settore caratterizzano, come accennato, un ruolo internazionale d’avanguardia per il nostro Paese.

              Ad aprire la conferenza del 4 luglio a Firenze sono stati Alfiero Ciampolini del FAIT (Forum Attività Internazionali della Toscana) e Sandra Capuzzi di ANCI Toscana (Associazione Nazionale Comune Italiani), seguiti da Laura Frigenti, che dirige l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Giampaolo Cantini, responsabile della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il citato Griffo.

              La prima parte, poi, dedicata al tema Il Piano d’Azione della Cooperazione Italiana sulla Disabilità e moderata da Cantini, ha previsto gli interventi delle citate Mina Lomuscio (Presentazione della pubblicazione “Inclusione, disabilità, Cooperazione Internazionale. L’esperienza della Cooperazione Italiana 2009-2014”. Prospettive future) e Francesca Ortali (Le attività del Progetto “Cooperare per Includere” Piano di Azione Disabilità) e di Alfredo Ferrante del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Obiettivi e risultati del Programma di Azione Biennale Disabilità del Governo Italiano – Osservatorio Nazionale Disabili).

              Si è parlato quindi di Prospettive di collaborazione tra pubblico e privato nel settore della disabilità, nel corso di una sessione moderata da Frigenti, con la partecipazione di Umberto Murazio di Fiat Autonomy Firenze e Antonio Ridolfi di «Mobilità» (La mobilità individuale. Articolo 20 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità), Gianfranco Cattai del Forum Nazionale del Terzo Settore (L’impresa sociale nell’esperienza italiana), Pasqualino Carpensano e Nury Furlan dell’Ufficio di Firenze dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (L’esperienza del Progetto CaféyCaffè in parternariato con il COE Guatemala, in un’ottica di mainstreaming: Quesiti da risolvere e proposte d’inserimento lavorativo) e Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH e Silvia Bongiorno (Giochisport – I parchi giochi accessibili).

              A concludere i lavori si svolta la tavola rotonda su Agenda 2030 e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), introdotta e moderata da Simone De Santi del Ministero degli Esteri, alla presenza di Griffo (RIDS il target disabilità a livello internazionale), Ivo Pazzagli di EducAid (La dimensione educativa delle persone con disabilita in cooperazione) e Mario Biggeri dell’Università di Firenze e di ArcoLab (SDGs e disabilità: una riflessione sulle potenzialità e criticità in termini di efficacia dell’aiuto).

              In conclusione, che a corredo dell’evento è stata prevista anche un’interessante mostra fotografica, dedicata naturalmente al tema dello stesso, ovvero ai progetti di Cooperazione sulla Disabilità curati dal nostro Paese.