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DISABILITÀ FEMMINILE E DISCRIMINAZIONI DI GENERE

West-info.eu – Gli Stati troppo spesso non riescono a rispettare i loro obblighi nei confronti delle donne e delle ragazze con disabilità. È il parere senza appello del Comitato sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite (CRPD). “Le politiche adottate nell’ambito della disabilità sono miopi nei confronti delle donne e trascurano la differenza di genere. Al contrario, le discriminazioni ci vedono bene, e colpiscono giovani e meno giovani proprio per via del loro sesso”.

Ha detto Theresia Degener, un membro del Comitato. Per contribuire a risolvere questo problema, l’ONU ha fornito indicazioni per i 166 Paesi che hanno ratificato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Dando consigli su come possono promuovere l’empowerment delle donne con disabilità per consentire loro di partecipare a tutte le sfere della vita su base egalitaria. Le linee guida ruotano attorno a tre aree principali:
1) la violenza fisica, sessuale, o psicologica, che può essere istituzionale o interpersonale;
2) la restrizione dei diritti sessuali e riproduttivi, compreso il diritto di informazioni accessibili e comunicazione, il diritto alla maternità e alla genitorialità;
3) la discriminazione multipla.
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    DISABILITÀ: POCA SOSTANZA DALLA CARTA SIA

    Superando.it – Come si legge in un ampio approfondimento elaborato dal Servizio HandyLex.org «dal 2 settembre i nuclei familiari in condizioni di particolare povertà possono presentare domanda di concessione della Carta di pagamento elettronica o Carta SIA, acronimo che sta per Sostegno per l’Inclusione Attiva e che costituisce una delle misure per il contrasto alla povertà previste dalla Legge di Stabilità per il 2016 [Legge 208/15, articolo 1, commi 386 e seguenti, N.d.R.]».

    Quest’ultima, si ricorda sempre in HandyLex.org, «prevede anche altri interventi di contrasto alla povertà, che però sono ancora in via definizione e di discussione al Parlamento», cosicché al momento l’unico intervento in via di attuazione è appunto quello legato alla Carta SIA, che tuttavia, secondo il portale dedicato ai diritti delle persone con disabilità, «già anticipa, per alcuni versi in modo tutt’altro che soddisfacente, alcune linee di tendenza».
    In sintesi estrema, dunque, il Sostegno per l’Inclusione Attiva prevede l’erogazione di un beneficio economico alle famiglie in condizioni economiche disagiate nelle quali almeno un componente sia minorenne oppure sia presente un figlio con disabilità. In àmbito proprio di disabilità, però, fa riflettere quanto sottolineato da HandyLex.org: «Dal combinato disposto delle due tipologie di condizioni (reddituale e familiare) e dalle scale di valutazione del bisogno traspare con sufficiente evidenza come alla disabilità sia stata riservata un’attenzione solo apparente e assai poco sostanziale. Non solo: si sono considerate di fatto le provvidenze assistenziali, quali l’indennità di accompagnamento, come una misura di compensazione del reddito e non già come forma appunto indennitaria per servizi non resi. Si è pertanto molto lontani dal considerare la disabilità come uno dei primi determinanti dell’impoverimento e della povertà. E quindi dell’esclusione sociale».
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      GINEVRA. DIALOGO MANCATO SULLA CONVENZIONE ONU

      Superando.it – L’Italia sotto la lente dell’ONU, aveva titolato un articolo Superando.it la scorsa settimana, presentando il cosiddetto “Dialogo Costruttivo” di Ginevra, durante il quale il Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità – organismo che verifica lo stato di applicazione della Convenzione nei vari Paesi che l’hanno ratificata – avrebbe dovuto ascoltare le risposte italiane ai numerosi quesiti posti dal Comitato stesso.

      Ebbene, a giudicare da quanto racconta Giampiero Griffo, uno dei rappresentanti del FID (Forum Italiano sulla Disabilità) giunti in Svizzera per l’occasione, che parla apertamente di «brutta figura», la “performance” offerta dalla delegazione ufficiale del nostro Paese non è stata certo tra le migliori.
      Ma andiamo per ordine e vediamo innanzitutto come si è mosso a Ginevra il citato FID (Forum Italiano sulla Disabilità), organismo membro dell’EDF (European Disability Forum) e che, lo ricordiamo, rappresenta a livello europeo le istanze delle persone con disabilità in Italia, dopo l’unificazione del CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità) e del CID.UE (Consiglio Italiano dei Disabili per i rapporti con l’Unione Europea), a nome delle decine di organizzazioni aderenti alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità).
      Nei mesi scorsi era stato lo stesso FID a illustrare al Comitato dell’ONU il proprio “rapporto ombra” (Shadow Report) sull’applicazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, elaborato dalla società civile e alternativo a quello ufficiale del Governo Italiano.
      «Oltre che da chi scrive – spiega Griffo, rappresentante del FID presso l’EDF – la nostra delegazione a Ginevra era composta dal presidente del Forum Rodolfo Cattani, dalla vicepresidente Donata Pagetti Vivanti (Giunta Nazionale FISH), da Nazaro Pagano, presidente dell’ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) e da Giuseppe Petrucci, presidente dell’ENS (Ente Nazionale Sordi), con i rispettivi collaboratori Carlo Calvani e Humberto Insolera, da Luisella Bosisio Fazzi, presidente di FONOS (Fondazione Orizzonte Sereni) e coordinatrice del Comitato di Redazione del rapporto alternativo del FID e da Vincenzo Zoccano, componente della Direzione Nazionale dell UICI e presidente della Consulta Regionale delle Associazioni di Persone Disabili e delle Loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia. Al nostro fianco gli esperti dell’European Disability Forum e dell’International Disability Alliance, che supportano la partecipazione della società civile, e in particolare delle organizzazioni delle persone con disabilità, nel processo di dialogo costruttivo. Prima della sessione ufficiale dedicata all’Italia, abbiamo organizzato un evento collaterale, sollevando i principali temi che la società civile del nostro Paese aveva chiesto di analizzare come priorità: dalla definizione di disabilità all’“accomodamento ragionevole”, dall’accessibilità all’educazione inclusiva, dalla vita indipendente alla capacità legale, fino ai fondi destinati alla disabilità».
      Le note dolenti, però, sono arrivate, secondo Griffo, dalla delegazione ufficiale italiana. «È proprio così. Non mi sembra infatti che per l’occasione l’Italia abbia fatto una bella figura. Credo anzi che sarebbe più appropriato parlare di “confronto distruttivo” anziché di “dialogo costruttivo”… La delegazione era guidata da Gianludovico de Martino, presidente del CIDU (Comitato Interministeriale per i Diritti Umani), con l’ambasciatore Maurizio Enrico Serra, rappresentante permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra, intervenuto solo inizialmente, Isabella Menichini del Comune di Milano, Alessandro Solipaca dell’ISTAT, Alfredo Ferrante Focal Point della Convenzione ONU presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il consigliere Simone De Santi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Valerio Serafini dell’UNAR (Ufficio Nazionali Antidiscriminazioni). Ebbene, le competenze tecniche sulla materia non sempre si sono rivelate all’altezza del confronto e ritengo che nemmeno l’approccio sia stato corretto: l’adesione a una Convenzione dell’ONU sui Diritti Umani, infatti, è un atto volontario degli Stati, che presuppone una collaborazione fattiva per affrontarne le sfide dell’applicazione, e non un esame sulla bontà dell’azione degli Stati stessi. I nostri rappresentanti, dunque, avrebbero dovuto rispondere con pacatezza e sincerità alle domande del Comitato, e non adottando un costante atteggiamento difensivo. Discutibili, infine, anche i comportamenti durante le due giornate di analisi, con ritardo nell’interlocuzione e mancato rispetto dei tempi definiti dal Comitato ONU, oltre a un certo pressappochismo in una serie di risposte».
      «E più strettamente sul piano dei contenuti?», chiediamo a Griffo. «L’andamento della sessione ufficiale – ci spiega -, cui la nostra delegazione, va ricordato, non aveva diritto di parola, prevedeva un’introduzione curata da Gianludovico de Martino e distribuita al Comitato. A leggere tale documento sembra proprio che l’Italia spenda tanto per la disabilità e che complessivamente tutto vada bene!… Dopo questo passaggio, i componenti del Comitato potevano porre una serie di domande legate a un gruppo di articoli cui, dopo una pausa di venti minuti per ogni gruppo di quesiti, la delegazione italiana doveva rispondere. Purtroppo le domande sono state spesso eluse o le risposte inadeguate, anche “sforando” sui tempi definiti dalla coordinatrice della sessione, la cilena Maria Soledad Cisterna Reyes, presidente del Comitato ONU. Altre volte ancora si è risposto in modo discutibile alle richieste di chiarimento, dichiarando ad esempio che “le Regioni italiane offrono servizi omogenei su tutto il territorio” o che “le azioni per l’accessibilità sono generalmente efficaci”!…».
      Un quadro, dunque, che quasi segnatamente ha portato a conclusioni pesanti da parte del Comitato ONU, espresse per tramite dell’inglese Diane Kingston, rapporteur per l’Italia. «Non c’è stato un dialogo costruttivo – ha sottolineato infatti – e le risposte della delegazione italiana non sono state soddisfacenti sul sistema di sostegno ai diritti; sull’accomodamento ragionevole non ancora definito; sull’assenza di una Commissione Nazionale Indipendente sui Diritti Umani; sulla mancata approvazione della legge per la LIS [Lingua Italiana dei Segni, N.d.R.]; sulla qualità degli insegnanti e dei servizi per l’inclusione scolastica; sull’articolo 12 della Convenzione e sulla capacità legale delle persone con disabilità intellettiva e psicosociale; sulla carenza di servizi per la vita indipendente; sull’accessibilità e sulla mancanza di dati riguardanti le azioni che la promuovono, oltreché sulle sanzioni comminate agli inadempienti; sul sostegno alla partecipazione delle organizzazioni di persone con disabilità nella definizione e nel monitoraggio delle legislazioni e delle politiche necessarie ad attuare la Convenzione; sulla mancanza, infine, del meccanismo di monitoraggio alla Convenzione stessa, previsto dall’articolo 33, comma 2 di essa». In pratica, risposte insoddisfacenti su numerosi e sostanziali articoli della Convenzione!
      A questo punto, alla luce di quanto detto, non è difficile prevedere una certa severità nelle Osservazioni Conclusive del Comitato ONU, che saranno disponibili all’inizio della prossima settimana. A tradurle in italiano sarà sempre il FID, che le diffonderà tra i propri Soci. «Sarà tuttavia particolarmente importante – conclude Griffo – che esse possano essere incluse all’interno del dibattito della quinta Conferenza Nazionale sulla Disabilità, in programma a Firenze, com’è noto, il 16 e 17 settembre prossimi».
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        ISEE PERSONE CON DISABILITÀ. IL RICALCOLO D’UFFICIO È A CURA DELL’INPS

        Disabili.com – Come ormai noto, sulle modalità di calcolo dell’ISEE si è giunti alla decisione di eliminare da essa il conteggio di pensioni, assegni, indennità riservate alle persone con disabilità e aumentando le scale di equivalenza, togleindo invece le franchigie in base alla gravità e l’età.

        Queste revisioni sono stabilite dalla legge 26 maggio 2016, n. 89. Nello specifico, è l’art. 2 sexies, al comma 1, che esclude dalla nozione di “reddito disponibile” i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari “erogati a qualunque titolo da amministrazioni pubbliche in ragione della condizione di disabilità”, laddove non siano già inclusi nel reddito complessivo ai fini IRPEF.
        L’ISEE per le famiglie con almeno un componente con disabilità o non autosufficiente va quindi ricalcolato, tuttavia, per evitare che le famiglie debbano ripresentare la domanda, l’INPS ha fatto sapere lo scorso luglio, attraverso una circolare, che  provvederà a ricalcolare in automatico gli Indicatori di Situazione Economica Equivalente delle famiglie di persone con disabilità, presentati dal 1 gennaio ed attestati entro il 28 maggio 2016 con le seguenti eccezioni:
        –     ISEE pari a zero (se presenti più indicatori in una stessa attestazione almeno uno pari a zero);
        –     ISEE contestati ai sensi dell’articolo 11, comma 7 del D.P.C.M. n. 159 del 2013, per far rilevare le inesattezze riscontrate nei dati acquisiti dagli archivi dell’INPS o dell’Agenzia delle entrate
        –     ISEE calcolati con le previgenti regole ai quali però sia seguito, per lo stesso dichiarante, un successivo ISEE calcolato in base alle nuove disposizioni di cui all’articolo 2 sexies (ISEE attestati dal 29 maggio 2016)
        Il ricalcolo in esame avverrà in base alle informazioni indicate nella DSU oggetto di ricalcolo e riferite al momento dell’originaria di presentazione  della DSU stessa.
        Il ricalcolo d’ufficio dell’ISEE corretto è in corso, sarà effettuato dall’INPS entro il 10 settembre, e l’attestazione degli ISEE ricalcolati potrà essere verificata dagli utenti interessati attraverso i canali messi a diposizione dall’Istituto (Caf, accesso con PIN, presso sedi periferiche dell’Istituto).
        La circolare specifica inoltre che la decorrenza dell’ISEE ricalcolato secondo le nuove modalità è rimessa alla valutazione del singolo Ente erogatore della specifica prestazione sociale agevolata. Ciò in attuazione del comma 3 della norma che dispone che l’ente erogatore delle prestazioni sociali agevolate adotti gli atti attuativi anche normativi conseguenti alle nuove disposizioni, disciplinando sia l’eventuale prosecuzione delle prestazioni in corso di erogazione, che sono salve fino a 30 giorni dall’entrata in vigore della predetta legge di conversione, sia l’erogazione delle nuove prestazioni sociali agevolate per il periodo successivo a tale data.
        Per approfondire:
        Qui il testo completo della circolare INPS n. 137 del 25/07/2016
        Qui il testo completo della legge 26 maggio 2016, n. 89  
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          RIO 2016, DUE GLI AZZURRI CON DISABILITÀ INTELLETTIVA ALLE PARALIMPIADI

          Superabile.it – Due atleti FISDIR a caccia di medaglie. Xenia Francesca Palazzo e Ruud Lorain Flovany Koutiki Tsilulu: questi i nomi dei due rappresentanti della Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva e Relazionale che, dal 7 al 18 settembre, difenderanno i nostri colori in occasione dei XV Giochi Paralimpici di Rio 2016.

          La Palazzo, classe 1998, nata a Palermo ma residente a Verona, farà parte dello squadrone di nuoto che, in Brasile, proverà a scrivere una pagina indelebile nella storia non solo di questa disciplina ma, più in generale, dell’intero movimento degli sport disabili. Le premesse sono ottime, le aspirazioni di medaglia numerose, il valore dei nostri atleti elevatissimo.

          Esordiente ai Giochi, l’azzurra vanta, nel suo palmares, ben 6 ori agli Europei del 2014 a Liberec, in Repibblica Ceca.  “Partecipare alle Paralimpiadi significa raggiungere l’obiettivo più grande e desiderato di ogni atleta – ammette la portacolori del Team Sport Isola – il sogno di prender parte a questo evento, che coltivavo sin da piccola, è diventato realtà”.Faccio parte di una squadra molto forte, fatta di amici – spiega l’azzurra – un gruppo che lotta per dimostrare tutto il suo potere e valore”. “Per Rio mi sto allenando quattro ore al giorno – aggiunge la Palazzo – in gara non temo nessuno, gli avversari sono forti ma io scendo in vasca per nuotare e basta, cercando di battere i miei tempi”.  “Sono orgogliosa di vestire la maglia della Nazionale – prosegue la Palazzo – e di difendere i colori dell’Italia”.  “Ai Giochi punto a qualificarmi per le finali – conclude la nuotatrice – è questo, da sempre, il mio obiettivo”.

          E’ nato nel 1989 a Brazzaville, in Congo. Risiede ad Ascoli Piceno ed è tesserato per la AS Culturale Anthropos Civitanova. In Brasile farà parte della Squadra di atletica leggera, specialità 400 metri. Anche per Ruud, come per Xenia, Rio rappresenta l’esordio ai Giochi: “Partecipare a una Paralimpiade è un’opportunità che non capita a tutti gli atleti – esordisce Koutiki – ringrazio la Federazione, la Nazionale, il mio Presidente e i miei tecnici per avermi dato la possibilità di essere a Rio”.

          “L’avversario che devo temere maggiormente sono proprio io – confessa Koutiki, oro continentale a Swansea nel 2014 – perché so che devo impegnarmi al massimo se voglio raggiungere obiettivi importanti”.  “L’atletica per me è vita, mi piace, mi stimola – sostiene Ruud – significa correre con te stesso e mostrare alle persone quanto vali”.  “Vestire la maglia della Nazionale è un privilegio per me – conclude Koutiki – perché l’Italia è un Paese che mi ha dato l’opportunità di essere quello che sono oggi”. 

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            ALUNNI CON DISABILITÀ E BISOGNI SPECIALI, DAL MIUR 2 MILIONI PER L’INTEGRAZIONE

            Superabile.it – Due milioni di euro per l’integrazione degli studenti disabili e con bisogni educativi speciali; 6,7 milioni di euro per il potenziamento dello sport a scuola; piu’ di 6 milioni per mettere in campo progetti fra educazione alimentare, alla legalita’, educazione stradale e contrasto a bullismo e cyber-bullismo. Il ministro dell’Istruzione, dell’Universita’ e della Ricerca, Stefania Giannini, ha firmato il decreto che finanzia l’ampliamento dell’offerta formativa e l’autonomia scolastica (ex legge 440) per l’anno scolastico 2016/2017. Sono 80 i milioni a disposizione delle scuole, che si sommano ai 10 milioni gia’ stanziati con il progetto ‘La Scuola al Centro’ per finanziare i programmi di apertura estiva degli istituti di quattro città: Milano, Roma, Napoli, Palermo.

            “Oltre il 60% delle risorse e’ destinato a misure che riguardano gli studenti. Quest’anno abbiamo piu’ che triplicato le risorse per lo sport – sottolinea il ministro Giannini- passando dai 2 milioni del 2015 a 6,7. Continuiamo ad investire sull’integrazione dei ragazzi con cittadinanza non italiana, dando una specifica attenzione anche ai minori che arrivano nel nostro Paese non accompagnati, un tema di stringente attualità Fra le voci nuove che abbiamo voluto inserire, i finanziamenti per potenziare i progetti lanciati lo scorso anno per l’introduzione a scuola del Public Debate e del Public Speaking affinche’ i ragazzi possano imparare ad argomentare le loro idee, a farle capire e valorizzarle”.

            Fra le misure destinate ai ragazzi, 2,5 milioni vanno a scuola in ospedale e istruzione domiciliare; 1 milione servira’ a realizzare progetti di accoglienza, di sostegno linguistico e psicologico rivolti a minori non accompagnati con cittadinanza non italiana e ad alunni stranieri. Quasi 2 milioni (di cui 700.000 euro destinati alle Consulte) finanzieranno la partecipazione studentesca. Public Debate e Public Speaking arrivano nel sistema scolastico: quasi 2 i milioni a disposizione che serviranno, fra l’altro, anche per organizzare le prime Olimpiadi di Public Debate nazionali; 350.000 euro vanno al Piano educazione stradale, 1,5 milioni per promuovere corretti stili di vita, 2,4 milioni per i progetti di educazione alla legalita’ e cittadinanza attiva. Mentre 2 milioni finanziano il contrasto del bullismo e del cyber-bullismo; 2,3 milioni saranno destinati alla realizzazione di un Piano di Interventi nazionale per l’orientamento scolastico; 1,5 milioni per la scuola in carcere; 3,5 milioni per il welfare dello studente e per il diritto allo Studio. Per i corsi di recupero ci sono 6,8 milioni. Mentre 5 milioni finanziano “Progetti di innovazione sociale” di contrasto alla dispersione che vedranno i ragazzi coinvolti nell’elaborazione di risposte innovative per la valorizzazione del patrimonio artistico del loro territorio, dell’ambiente, del paesaggio, della tradizione locale.

            Prosegue l’attenzione per la sicurezza degli istituti e l’efficienza dell’edilizia scolastica, con oltre 6 milioni di euro da destinare alla Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole (100.000 euro), alla realizzazione di ambienti didattici innovativi per la didattica digitale (2,7 milioni), all’ulteriore finanziamento di biblioteche innovative (2,5 milioni), al progetto “Scuole accoglienti” che prevede il recupero di spazi inutilizzati nelle scuole per realizzare laboratori creativi (1 milione). Per l’alternanza scuola lavoro, gia’ finanziata con i 100 milioni all’anno previsti dalla Buona Scuola, vengono destinati 1,6 milioni fra finanziamento dell’apprendistato di primo livello e promozione delle migliori pratiche. Quasi 2 milioni vanno alla formazione degli adulti. 1,5 milioni allo sviluppo della metodologia Clil.

            Sul fronte del personale della scuola, il decreto stanzia 1 milione per sviluppare le competenze dei dirigenti scolastici sulle innovazioni introdotte dalla legge 107, con particolare riferimento all’organico di potenziamento e alla crescita professionale continua del personale della scuola; 2,3 milioni andranno alla formazione del personale ATA. Quasi 5 milioni finanziano lo sviluppo del sistema di valutazione. La valorizzazione della figura del docente passa anche attraverso l’assegnazione del Premio Nazionale Insegnanti, l’Italian Teacher Prize, che verra’ attribuito per la prima volta quest’anno, in accordo con il Global Teacher Prize, che viene finanziato con la somma di 200.000 euro.

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              UNICEF PER L’INCLUSIONE SOCIALE E SCOLASTICA

              Inclusion-international.org – Inclusion International accoglie il Rapporto annuale 2015  dell’UNICEF e, in particolare, le sue raccomandazioni in favore dei bambini con disabilità.

              Ai bambini con disabilità è spesso negato il loro diritto all’istruzione e pertanto gli sforzi dell’Unicef nel 2015 sono stati rivolti a promuovere l’inclusione scolastica a favore di questi soggetti svantaggiati.

              Inoltre l’Annual Report riflette la necessità di orientare/indirizzare le norme sociali dannose e favorire l’inclusione dei bambini più emarginati.

              L’inclusione sociale e quella scolastica sono due chiavi importanti per abbattere le barriere e garantire che ai bambini con disabilità intellettiva sia data l’opportunità di vivere una vita serena, imparare e crescere insieme ai loro coetanei.

              L’UNICEF ha la credibilità e la capacità di aiutare i governi e gli altri soggetti per far si che  questo possa divertare una realtà per i bambini con disabilità intellettiva e le loro famiglie. Inclusion International è onorata di lavorare al fianco di UNICEF su questo fronte e di collaborare con tutti i partner per garantire che nessuno sia lasciato indietro.

              Per leggere l’Annual Report 2015 di UNICEF cliccare qui