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TERZO SETTORE, LA RIFORMA È ALLE BATTUTE FINALI

volontarioggi.info – La Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati proseguirà questa settimana l’esame in seconda lettura del disegno di legge recante Delega al Governo per la Riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (C. 2617-B, approvato dalla Camera e modificato dal Senato). L’approvazione in seconda battuta della Camera è prevista per il 25 maggio.

Il 9 aprile dello scorso anno la Camera dei deputati ha concluso l’esame in prima lettura del disegno di legge. Il provvedimento, approvato con modifiche dal Senato il 30 marzo scorso, è all’esame della Camera in seconda lettura e prevede il conferimento al Governo di apposite deleghe, fissando principi e criteri direttivi generali e specifici ai singoli settori. L’approvazione definitiva potrebbe quindi arrivare poco più di 13 mesi dopo il primo via libera di Montecitorio e 25 mesi dopo l’annuncio del premier Matteo Renzi al Festival Italiano del Volontariato 2014.

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    ISEE: GRANDE PREOCCUPAZIONE PER L’EMENDAMENTO DEL GOVERNO

    Anffas non condivide nè nel merito nè nei contenuti l’emendamento presentato dal Governo lo scorso 3 maggio, di cui il comitato di monitoraggio dell’Isee non era informato, con buona pace del motto “nulla si di noi senza di noi”. Presto un incontro fra Anci e Fish

    La riforma del nuovo ISEE si infittisce e si complica, con novità non del tutto positive. Come abbiamo già scritto, a seguito delle sentenze del Consiglio di Stato del febbraio scorso (sentenze che hanno dichiarato illegittimo il computo delle provvidenze economiche a favore delle persone con disabilità all’interno dell’indicatore economico e la differenziazione delle franchigie tra minorenni e maggiorenni) il Governo nei giorni scorsi ha presentato un emendamento con l’intento di modificare l’attuale DPCM 159/2013.

    L’emendamento però è per Anffas motivo di «grande preoccupazione». La prima perplessità riguarda il fatto che, «mentre il comitato di monitoraggio voluto proprio dal Governo come luogo di elaborazione di scelte partecipate da tutti gli attori coinvolti, a partire dal movimento associativo stava discutendo di come modificare l’Isee in seguito delle sentenze del Consiglio di Stato (il Comitato si è riunito il 21 aprile e il 4 maggio, proprio per discutere delle decisioni giudiziarie in materia di Isee), il Governo ha deciso invece di presentare un emendamento, all’interno di un testo di legge che affronta tutt’altri temi» (nel caso specifico la scuola). «Riunioni non solo tardive ma di fatto svuotate di ogni significato perché, lo stesso giorno (4 maggio), sul sito di Vita si leggeva questa notizia: “ISEE, bonus 18enni, sostegno: il Governo corre ai ripari”. Il Governo, infatti, nel corso della riunione del 3 maggio della Commissione Istruzione del Senato, e senza tenere in alcun conto quanto nel mentre si era discusso e stava per discutersi al comitato di monitoraggio con buona pace del motto “nulla si di noi senza di noi”, ha presentato un emendamento destinato, appunto, a modificare l’attuale DPCM 159/2013», scrive Anffas.

    La seconda perplessità di Anffas riguarda i contenuti di tale emendamento. L’emendamento prevede infatti l’esclusione dal calcolo dell’Isee delle “classiche” provvidenze economiche (p.e. pensione di invalidità civile, indennità di accompagnamento, indennità di frequenza, ecc., come prescritto dalle citate sentenze) ma anche dei contributi per la vita indipendente e di ogni alta forma di sostegno economico connesso alla disabilità: l’emendamento quindi potrebbe apparire positivo. Ma c’è un “però”, mette in guardia Anffas: «ad una più attenta ed approfondita analisi si rileva che il suddetto emendamento a fronte dell’eliminazione dal calcolo delle suddette provvidenze prevede anche l’eliminazione del sistema delle franchigie, reintroducendo il previgente sistema di maggiorazione del parametro di equivalenza. Ciò andrà a determinare, quindi, l’impossibilità di selezionare con una certa equità le diverse condizioni di disabilità e non autosufficienza, con il concreto rischio di innalzare maggiormente l’Isr (Indicatore delle Situazione Reddituale) proprio per chi ha maggiori carichi assistenziali».

    Il risultato? «Ad essere penalizzate da questo emendamento saranno proprio le persone con disabilità a più alta intensità di sostegni e basso patrimonio. Infatti eliminando il sistema delle franchigie e sostituendolo con la maggiorazione del parametro di equivalenza paradossalmente si vanno a premiare le situazione in cui ci sono maggiori risorse reddituali e patrimoniali e senza alcuna selettività tra i diversi gradi di gravità», spiega Anffas. In altre parole: «i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri».

    Ma che cosa succederà sino all’entrata in vigore della nuova norma? Quello che sta già accadendo da qualche settimana: le DSU emesse nel 2016 (illegittime, in base alle sentenze del Consiglio di Stato) rimarranno tali sino a quando la norma non entrerà in vigore, a meno che il cittadino utilizzi la procedura che INPS ha attivato (utilizzando il quadro FC 8), che consente al cittadino stesso di apportare le modifiche necessarie; le DSU che sono in corso di emissione manterranno il medesimo carattere di illegittimità, e quindi sarebbe preferibile attendere l’entrata in vigore delle nuove disposizioni in modo da usufruire delle condizioni più vantaggiose (sempre che lo siano).

    In considerazione di tutto ciò e delle gravi ripercussioni che le scelte di Governo e Parlamento potrebbero avere sulla vita di milioni di persone e famiglie già in difficoltà, Anffas insieme alla Fish tutta, fa appello affinché si proceda a otto scelte:

    •     escludere dal computo dell’Isr qualsiasi provvidenza assistenziale e non solo quelle relative alla disabilità;
    •     prevedere l’applicazione dell’Isee ridotto anche ai minori con disabilità;
    •     garantire forme di detrazione delle spese assistenziali anche agli incapienti;
    •     garantire la detrazione delle quote di partecipazione alla spesa per servizi socio-sanitari e socio-assistenziali.
    •     sanare in modo dirimente la definizione di prestazioni sociali agevolate cui si applichi l’Isee ridotto;
    •     considerare la presenza di una disabilità plurima;
    •     introdurre elementi che valorizzino il lavoro dei caregiver familiari e il relativo impoverimento dei nuclei di riferimento;
    •     escludere dal computo dell’Isp i risparmi derivanti da provvidenze economiche non rilevanti ai fini Isee (per esempio: indennità di accompagno) spesso solo accantonati per garantire il “durante e dopo di noi” mentre la famiglia sostiene da sé tutte le spese necessarie alla vita del proprio congiunto con disabilità.

    Per discutere di tutto ciò, si è finalmente concretizzata la possibilità di avere un confronto della Fish con Anci Nazionale, che sarà programmato nelle prossime settimane. Nei giorni scorsi Anci aveva invece espresso «apprezzamento per la scelta del Governo di intervenire con un provvedimento d’urgenza, come richiesto dall’Associazione, per recepire le sentenze del Tar Lazio confermate dal Consiglio di Stato e rivedere lo strumento dell’Isee per i nuclei familiari con disabili» e si augurava «che il provvedimento d’urgenza sia seguito da una seconda fase di rapida e complessiva revisione dello strumento, in chiave maggiormente selettiva ed equa».

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      SOSTEGNO SCOLASTICO NELLE PARITARIE, “BENE IL CONTRIBUTO, MA SI ADEGUINO GLI STANDARD”

      superabile.it – L’avvocato Nocera commenta l’emendamento presentato dal governo al Senato: “Il finanziamento era previsto già dalla legge sulla parità scolastica del 2000. E’ giusto, ma a patto che si adeguino gli standard: massimo 20 alunni nella classe con disabilità. E aggiornamento dei docenti curricolari in materia di inclusione”

      Bene il contributo statale per il sostegno agli alunni disabili nelle scuole paritarie, ma “si adeguino gli standard, in termini di formazione delle classi e aggiornamento degli insegnanti”: così Salvatore Nocera, avvocato esperto in materia di normativa sull’integrazione scolastica, commenta la notizia dello stanziamento di 12,2 milioni di euro previsto nell’emendamento presentato dal governo al Senato. “Non sono contrario a questo finanziamento – ci spiega -, peraltro già contenuto nella legge 62/2000 di Berlinguer sulla parità scolastica, che stanziava circa 2mila euro l’anno ad alunno”. Precisa però Nocera che questo “riguarda e deve riguardare solo le paritarie, non le private. Questo secondo due commi dell’articolo 33 della costituzione: il 3, che prevede che i privati aprano scuole senza oneri per lo Stato. E il 4, che garantisce la parità scolastica. E’ in nome di questa parità, che riguarda appunto solo alcune scuole, private, che il contributo va riconosciuto”. Un’altra precisazione riguarda i destinatari del contributo in questione: “ricordo che nella primaria paritaria l’insegnante di sostegno è già a carico dello Stato. Qui parliamo quindi di scuole dell’infanzia paritarie, scuole primarie parificate (ovvero convenzionate con lo Stato, ma non parificate) e secondarie parificate di primo e secondo grado”.

      La questione delle spese per il sostegno scolastico in queste scuole è stata finora piuttosto controversa, “soprattutto a causa di due recenti sentenze della Corte di cassazione controverse: in base a una di queste, l’insegnante di sostegno è a carico della scuola in quanto rientra nel “rischio d’impresa”. Una dicitura, questa, che non mi è mai piaciuta, visto che considera la disabilità un costo. L’altra che, al contrario, poneva il sostegno a carico delle famiglie, in quanto titolari del compito educativo dei figli. Ora, un intervento statale in questo senso potrebbe chiarire la questione”.

      Se però da un lato è giusto che le paritarie ricevano questo contributo – diversamente dalle private, per le quali, ribadisce Nocera, “lo Stato non deve spendere una lira” – è necessario che questo vada di pari passo con l’adeguamento delle scuole paritarie agli standard delle statali, in materia di inclusione scolastica. Innanzitutto, rispetto del tetto massimo di 20-22 alunni nelle classi in cui sia presente una disabilità: una condizione certamente onerosa, visto che comporta la rinuncia a un certo numero di rette, laddove nelle paritarie le classi sono composte in media da 30 alunni. E poi c’è la questione della formazione e dell’aggiornamento dei docenti curricolari in materia di inclusione scolastica – aggiunge Nocera – che pure deve essere garantita”.

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        EMENDAMENTO SU ISEE: FORTI PERPLESSITÀ

        fishonlus.it – Sembra profilarsi una soluzione per la effettiva applicazione delle sentenze del Consiglio di Stato che hanno stabilito che le provvidenze assistenziali (pensioni, assegni, indennità di accompagnamento ecc.) per la disabilità non debbano essere conteggiate nell’ISEE. Gli stessi pronunciamenti hanno anche stabilito che le franchigie previste per i maggiorenni e per i minorenni devono essere uguali.
        Ma quelle sentenze non hanno ancora trovato applicazione: al Governo e al Ministero del Lavoro sono state poste interrogazioni parlamentari affinché quei pronunciamenti siano applicati. Il timore evidenziato anche da recentissime dichiarazioni della Ragioneria dello Stato era che, applicando meramente le sentenze, vi fosse un aumento imponderabile della spesa pubblica.
        “Riteniamo che quelle sentenze pongano anche e piuttosto un problema di equità e di capacità selettiva. – dichiara Vincenzo Falabella, Presidente della FISHSi perde, infatti, la possibilità di detrarre le spese effettivamente sostenute e non vi è differenza alcuna fra chi ottiene provvidenze elevate e chi invece riceve sostegni limitati.”
        Ma le pressioni per una rapida e rigida applicazione delle sentenze sembrano alla fine avere prevalso: nella seduta del 3 maggio della Commissione Istruzione del Senato, nel corso della discussione di un provvedimento che nulla c’entra con questi temi, il Governo ha presentato un emendamento che adegua l’ISEE. Se approvato, l’emendamento prevede, come imposto dal Consiglio di Stato, l’esclusione dal computo dell’ISEE di tutte le provvidenze assistenziali legate alla disabilità. Ma vengono cancellate anche tutte le franchigie e la possibilità di detrarre le spese assistenziali o di ricovero in struttura. Al loro posto viene introdotta una maggiorazione della scala di equivalenza pari a 0,50 indipendentemente dalla gravità della disabilità, riportando la situazione al precedente Indicatore (1998).
        “Il quadro finale è ancora peggiore. – aggiunge Falabella – Lo strumento che ne esce non è né selettivo né equo: sono considerati allo stesso modo persone che ricevono provvidenze molto diverse in termini di importo, persone con gravità diversa, minori, anziani, adulti… Inoltre viene escluso il costo della disabilità annullando e sminuendo chi sostiene in modo documentato spese di assistenza. Infine il sistema della maggiorazione della scala di equivalenza finisce per premiare chi ha più redditi e patrimoni a scapito di chi è più povero o ha maggiori spese.”
        Se l’obiettivo era quello si diminuire drasticamente il numero degli ISEE nulli o bassi, il risultato è garantito! Sorvoliamo sul fatto che si sia agito per decreto legge e in corsa con scarsa condivisione e partecipazione. Ora è necessario pensare ad una profonda e ragionata riforma dello strumento elaborando un nuovo DPCM che riprenda i principi della sostenibilità, equità e capacità selettiva.”

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          FESTA DELLA MAMMA 2016

          Perno insostituibile della famiglia, la Mamma è stata ricordata e festegDSC_0216giata anche quest’anno dalla Associazione Anffas Onlus di Corigliano, dagli amici dell’Anffas, dai docenti e dagli alunni delle varie Scuole del territorio, convenuti tutti – come è ormai consuetudine – presso l’Oratorio S. Leonardo di Schiavonea, messo a disposizione dai Padri Liguorini, domenica 8 maggio 2016, alle ore 19.00.

             La serata, dopo i saluti del Presidente dell’Anffas, Vincenzo Giovanni Algieri, che ha messo in evidenza gli obiettivi dell’Associazione, è stata condotta dal Prof. Francesco Verardi. Al centro della manifestazione, lo svolgimento della 10^ edizione del Concorso Letterario, aperto agli alunni delle terze classi delle scuole medie e del triennio delle scuole superiori di Corigliano e Rossano. Il Concorso, che ha proposto un argomento di grande attualità e di grande rilevanza sociale, ha visto la partecipazione massiccia di alunni particolarmente sensibili alle tematiche sociali che investono l’attuale società. Il tema da svolgere è stato il seguente: Inclusione, come arricchimento della Persona. Attraverso la tua personale esperienza, metti in evidenza quale risorsa e quale arricchimento rappresenta la disabilità per te e per il gruppo classe.

             I vincitori per le scuole medie inferiori sono risultati:

          • 1° premio: Francesca Dora Pasqua, III B, I.C. “Tieri” – Corigliano;
          • 2°    “      : Rita Gentile, III A, I.C. “Guidi-Toscano” –            “        ;
          • 3°    “     : Alesina Rossana, III C, I.C. “Erodoto”  –                “       ;

          –          4° premio ex aequo: Rita Francioso, III B, I.C. “Leonetti” -Schiavonea-  e Alessandra Savoia, III A, I.C. “Leonardo da Vinci” – Rossano.

              I vincitori per le scuole medie superiori sono risultati:

          • 1° premio: Davide Gammaro , IV B, I.T.C. “Palma”, Corigliano;
          • 2°     “      : Vanessa Alterino, III B, Liceo Classico,  Rossano;
          • 3°      “     : Luigi Buonocore, V A, Liceo Scientifico, Corigliano;
          • 4° premio ex aequo: Viviana Morrone, III A, I.T.C. “Palma”, Corigliano,e Giusy Straface, V A, Liceo Artistico, Rossano.

          C’è da dire che tanti altri ragazzi si sono segnalati per originalità e profondità di pensiero; tra tutti, la Giuria del Premio ha voluto esprimere una menzione speciale per gli studenti della classe III B dell’I.C. “Tieri”, particolarmente vicini ad una loro compagna disabile.

             La Giuria del Premio letterario, composta da Nicola De Rosis, Enzo Cumino, Pina Diego, G. B. Romio, Francesco Verardi, Carla Minisci, Stella Menga, ha voluto ribadire che l’ inclusione non deve essere solo un’espressione verbale, ma deve diventare prassi,  deve diventare cioè uno stile di vita per tutti i cittadini di una comunità.

          Prima e dopo la premiazione degli studenti sopra menzionati, la Scuola Media “Tieri” ha egregiamente dato vita a spettacoli di danza e musica, particolarmente apprezzati dal numeroso pubblico presente in sala. Alla Pizzica e al Sirtaki, preparati alla prof.ssa Cristina Cianni e dagli alunni della II E della Sc. M. “Tieri”, è seguita la coinvolgente esecuzione di due brani musicali, eseguiti dalla flautista Mariafrancesca Cumino. Altri due brani sono stati eseguiti magistralmente dall’ensamble “ I MusiTIERI”, piccoli artisti diretti dal maestro Aldo Borromeo e preparati dai maestri Massimo Lupinacci, Enzo La Gamma e V. Greco.

          Incandescente il finale: l’Orchestra di Flauti, diretta dai maestri Rosamaria Padula e Francesco Verardi, ha estasiato il pubblico, attraverso le magiche note  della Piccola Serenata Notturna di Mozart,della Sinfonia n. 40 di Mozart, del celebre Va’ pensiero di Giuseppe Verdi.

             Tirando le somme, dunque, si può dire che la manifestazione, grazie alla fattiva e costruttiva collaborazione  delle Scuole, nonché alla presenza qualificata di tanti volontari, ha ancora una volta riscosso il successo che merita ed è stata un’occasione preziosa per una riflessione seria e sulla disabilità.

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            ARRIVA IL “SOSTEGNO AL SOSTEGNO” NELLE PARITARIE: 12,2 MILIONI NELLA PROPOSTA DEL GOVERNO

            superabile.it – L’emendamento è stato presentato ieri in commissione Istruzione al Senato: 1.000 euro l’anno per ogni alunno con disabilità iscritto, a partire dal 2017. E’ la risposta alla richiesta delle scuole paritarie: “Oltre 12mila i nostri alunni disabili: + 63% in 10 anni. Ma nessun aiuto dallo Stato”. Questo potrebbe essere il “primo passo, ma non basta”

            Le scuole paritarie, tramite le loro diverse associazioni, hanno lanciato da tempo l’appello: ora pare che il governo lo stia raccogliendo, con un emendamento che potrebbe riconoscere a queste scuole un contributo statale di 1.000 euro l’anno per ogni alunno con disabilità iscritto, per un totale di 12,2 milioni di euro, a partire dal 2017. Potrebbe essere dunque questa la risposta alla richiesta – per così dire, di “sostegno al sostegno”. avanzata da tempo da queste scuole: a fronte di un numero elevato e crescente di alunni con disabilità nelle paritarie, nessun sostegno arriva dallo Stato perché queste scuole possano rispondere in modo adeguato ai bisogni di questi ragazzi e delle loro famiglie. Parliamo di oltre 12 mila alunni con disabilità: l’incremento percentuale di disabili nelle paritarie, nel decennio 2004/05-2014/15, è stato infatti del 63,1%, malgrado un calo del 2,6% del numero totale di iscritti in queste ultime e di un aumento di disabili nelle statali nettamente inferiore. “E’ evidente – commentavano in un recente comunicato congiunto le associazioni Agesc (associazione genitori scuole cattoliche), CdO Opere Educative, Fidae (federazione istituti di attività educative) e Fism (federazione italiana scuole materne) – che le famiglie apprezzano sempre di più la cura e l’attenzione che nelle scuole paritarie sono rivolte agli alunni con disabilità”. Di qui, però, la denuncia: “purtroppo occorre rilevare che, mentre nella scuola statale molto è stato fatto in questi anni su questo tema (pur permanendo ancora situazioni di carenza a vari livelli), nulla è stato previsto per le famiglie che decidono di iscrivere i propri figli con disabilità nelle paritarie”.

            Un tema, questo rilanciato dalle associazioni, già rilevato e riferito tempo da a Redattore sociale dai rappresentanti delle stesse organizzazioni: “Le scuole paritarie, che possono contare solo sul ricavato delle rette, non possono riescono a farsi carico di tutte queste situazioni – ci spiegava don Francesco Macrì, presidente nazionale della Fidae – Così, nella maggior parte dei casi, se ne fanno carico le famiglie, che coprono direttamente i costi del sostegno per il figlio disabile”.

            Una difficoltà riconosciuta anche dal ministero dell’Istruzione: “La legge 440/97 prevede un contributo generale a favore delle paritarie, che copre solo una piccola parte dei costi di gestione: nell’ambito di questo fondo, fino a qualche anno fa, potevamo destinare una quota anche alla voce specifica ‘handicap’, in relazione al numero di studenti disabili presenti nelle scuole, per sostenere in parte i costi supplementari che la presenza di questi studenti necessariamente comporta. Da qualche anno, però, possiamo destinare alle scuole paritarie solo il contributo generale, mentre ogni altro genere di finanziamento è riservato esclusivamente alle statali”. E prometteva, il ministero: “Stiamo studiando come superare tecnicamente questo ostacolo”. Ora, l’emendamento presentato al Senato, sembra andare in questa direzione. “Inizia un percorso di riconoscimento di un diritto, quello del sostegno a ragazzi e bambini con disabilita’, che frequentano una scuola non statale, per i quali lo Stato non riconosceva niente”, ha dichiarato il sottosegretario Gabriele Toccafondi.

            Soddisfatte le associazioni, che in una nota congiunta riconoscono nell’emendamento del governo “un piccolo segnale di attenzione nei confronti degli oltre 12mila alunni con disabilità presenti nelle scuole paritarie, delle loro famiglie e degli istituti che li accolgono”. La soddisfazione è però solo parziale, visto che “la cifra resa disponibile non rappresenta una riposta adeguata al bisogno e non permette neanche lontanamente alle scuole paritarie di affrontare il costo di un insegnante di sostegno”. Resta però positivo “il fatto che si sia iniziato ad affrontare questo problema così delicato e urgente”, con l’auspicio che ” si collochi nel contesto di una strategia complessiva che, anno per anno, porti ad incrementare le risorse disponibili a favore di una reale libertà di scelta educativa, sino alla copertura totale del costo per il docente di sostegno”.

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              PROVE INVALSI PER ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI: LA NOTA CON LE DISPOSIZIONI

              disabili.com – L’Invalsi indica in una nota apposita le disposizioni circa la somministrazione delle prove ad alunni con BES, suddividendo gli allievi in distinte categorie

              Si stanno svolgendo in questi giorni le consuete prove annuali dell’invalsi, somministrate ad alunni di scuola primaria e secondaria. Nello specifico, il 4 maggio si è svolta la prova di Italiano nelle classi II e V di Scuola Primaria, mentre per oggi è prevista quella di Matematica per le medesime classi; il 12 maggio, invece, sono previste entrambe le prove per la II classe di Scuola Secondaria di Secondo grado. In giugno, poi, si svolgeranno le prove interne agli esami di stato.

              Anche quest’anno l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di Formazione (INVALSI) ha pubblicato una nota sullo svolgimento delle prove per gli allievi con Bisogni Educativi Speciali (BES), riferita alle prove previste per il mese di maggio. In essa, per quanto attiene alle prove previste nell’ambito dell’Esame di Stato, si rinvia alla normativa vigente.

              Nella nota si sottolinea che le prove non sono finalizzate alla valutazione individuale degli alunni, ma al monitoraggio dei livelli di apprendimento conseguiti dal sistema scolastico, al fine di trovare le soluzioni più idonee per garantire la più larga inclusione possibile di tutti gli allievi. In particolare si evidenzia che le esigenze degli allievi con particolari bisogni educativi sono molteplici e difficilmente individuabili a priori in modo completo ed esaustivo. Da ciò discende che la valutazione del singolo caso può essere effettuata in modo soddisfacente solo dal Dirigente scolastico che conosce esattamente la situazione del singolo studente e, pertanto, può adottare tutte le misure idonee per rispondere alle necessità di ogni allievo. E’ certamente più probabile che siano i docenti a conoscere “esattamente la situazione del singolo studente” e però riteniamo che la nota voglia riassumere nella figura del dirigente le conoscenze appropriate che la scuola deve avere dei propri alunni. Nondimeno, auspichiamo la piena collaborazione tra docenti e dirigenti nell’individuazione delle modalità adeguate alla somministrazione delle prove ad alunni con BES.

              Nello specifico, in ogni caso, la nota prevede quanto segue.

              – Per gli alunni con disabilità certificata ai sensi dell’art. 3 (commi 1 e 3) della legge 104/92, sono previste diverse possibilità: in caso di disabilità intellettiva è la scuola a decidere se somministrare la prova o meno e i risultati non saranno inclusi nei dati di classe e di scuola. Sono previsti tempi più lunghi e strumenti tecnologici adeguati; in caso di disabilità sensoriale e motoria le prove saranno somministrate con il supporto di strumenti di mediazione adeguati e i risultati saranno inseriti nei dati della classe e della scuola; in caso di altro tipo di disabilità è la scuola a decidere se somministrare le prove o meno e i risultati non saranno inseriti nei dati di classe e di scuola.

              – Per gli alunni con Disturbi Evolutivi Specifici, invece, possono darsi due situazioni: alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), certificati ai sensi della L. 170/10, per i quali è la scuola a decidere se somministrare la prova o meno. In questo caso sono previsti gli strumenti compensativi e le misure dispensative previste dalla norma e l’inserimento dei risultati nei dati di classe e di scuola; alunni con altre diagnosi, ad esempio ADHD, borderline
              cognitivi o altri disturbi, per i quali è prevista, con opportuni strumenti compensativi e misure dispensative, la somministrazione delle prove e l’inserimento dei dati nelle prove di classe e di scuola.

              – Per gli alunni con Svantaggio socio-economico, linguistico e culturale, infine, è prevista la somministrazione delle prove e l’inserimento dei risultati nei dati di classe e di scuola. Non è previsto, invece, in questo caso, il ricorso a strumenti compensativi ed a misure dispensative.
              La tripartizione segue quella indicata dalla Direttiva del 27/12/12, che individua tre sottocategorie di alunni con BES. Certamente ne rispetta i bisogni educativi ed indica le modalità di intervento. Non possiamo non chiederci, però, se la crescente classificazione, lungi dal consentire inclusione, non determini invece nel tempo etichettature importanti e di fatto stigmatizzanti.