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RAGAZZI CON DISABILITÀ INTELLETTIVA A SCUOLA DI SOCIAL (CONTRO I BULLI)

corriere.it – Soprusi e prevaricazioni, offese e insulti a ripetizione, foto postate su Facebook che diventano oggetto di scherno in Rete. Vittime di bullismo e cyberbullismo sono anche e soprattutto le persone con disabilità intellettiva che utilizzano, come tutti, i social network come strumento per relazionarsi con gli altri e uscire dall’isolamento. Ma in Rete navigano anche i cyberbulli che tendono a colpire proprio i ragazzi più vulnerabili. Fornire loro gli strumenti per difendersi nella vita reale e sui social è l’obiettivo dei corsi di formazione promossi da Associazioni di persone con disabilità intellettiva, a livello europeo e in Italia. Durante le lezioni si danno consigli pratici su come utilizzare i social network, ma si cerca anche di rafforzare l’autostima dei ragazzi e favorire una maggiore consapevolezza di se stessi.

«Safesurfing» è il progetto europeo promosso da Inclusion Europe, organizzazione europea di persone con disabilità intellettiva, insieme ad altre associazioni partner in Polonia, Regno Unito, Spagna e Italia, rappresentata da Anfass, Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale. I partecipanti ai corsi, tramite seminari online, possono interagire e fare domande in tempo reale. «Col progetto sul cyberbullismo contiamo di raggiungere circa mille ragazzi con disabilità intellettiva in tutta Italia utilizzando seminari e corsi online interattivi – spiega Roberta Speziale, referente per Anffas del progetto Safesurfing -. Le informazioni fornite non sono solo teoriche, ma anche tecniche: per esempio, come bloccare persone che infastidiscono sui social e, soprattutto, cosa fare nel caso di esperienze spiacevoli come casi di cyberbullismo, molestie, furti o usi inappropriati dei dati».

Vademecum con consigli

Cinque video informativi, tutti accessibili online, sono stati realizzati dagli associati di ciascuna organizzazione partner del progetto: «Utilizzare internet in modo sicuro», «Cose che dovete sapere su internet», «Dispositivi mobili: opportunità e pericoli per le persone con disabilità intellettiva», «Proteggere i browser e facebook», «Quali informazioni dovrei condividere su di me online?». Sono una sorta di vademecum con consigli pratici, per esempio, su quali precauzioni utilizzare per evitare che siano rubate le password del proprio profilo, quali foto postare su social, le informazioni da condividere, le amicizie da accettare e con le quali interagire.

Dai vestiti alla sessualità

A Roma, oltre al corso di formazione sul cyberbullismo, Anffas Ostia ha attivato il progetto «Ribelle contro il bullismo». Le lezioni si svolgono nel X Municipio in uno stabile confiscato alla mafia, sede anche di un’agenzia per la formazione professionale e l’inserimento lavorativo di persone con disabilità. «Alcuni ragazzi ci hanno raccontato di aver subito episodi di bullismo e discriminazione a causa della propria disabilità e così abbiamo pensato di promuovere iniziative per rafforzare la loro autostima e favorire la loro integrazione nel gruppo – spiega Simona Pennacchia, neuropsichiatra infantile di Anffas Ostia -. Siamo partiti da cose all’apparenza banali ma importanti per un adolescente, come la scelta del vestito adatto, l’abbinamento dei colori, il trucco. Vengono poi approfonditi aspetti emotivi e relazionali, per esempio come valorizzare i rapporti veri, vivere le proprie emozioni, la propria sessualità, un corpo che cambia; e ancora: come prendere confidenza coi mezzi pubblici e acquisire il senso del denaro. Tutti aspetti – conclude Pennacchia – che possono favorire l’autonomia e l’inclusione nella comunità».

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    TERZO SETTORE, LA RIFORMA È ALLE BATTUTE FINALI

    volontarioggi.info – La Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati proseguirà questa settimana l’esame in seconda lettura del disegno di legge recante Delega al Governo per la Riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (C. 2617-B, approvato dalla Camera e modificato dal Senato). L’approvazione in seconda battuta della Camera è prevista per il 25 maggio.

    Il 9 aprile dello scorso anno la Camera dei deputati ha concluso l’esame in prima lettura del disegno di legge. Il provvedimento, approvato con modifiche dal Senato il 30 marzo scorso, è all’esame della Camera in seconda lettura e prevede il conferimento al Governo di apposite deleghe, fissando principi e criteri direttivi generali e specifici ai singoli settori. L’approvazione definitiva potrebbe quindi arrivare poco più di 13 mesi dopo il primo via libera di Montecitorio e 25 mesi dopo l’annuncio del premier Matteo Renzi al Festival Italiano del Volontariato 2014.

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      ISEE: GRANDE PREOCCUPAZIONE PER L’EMENDAMENTO DEL GOVERNO

      Anffas non condivide nè nel merito nè nei contenuti l’emendamento presentato dal Governo lo scorso 3 maggio, di cui il comitato di monitoraggio dell’Isee non era informato, con buona pace del motto “nulla si di noi senza di noi”. Presto un incontro fra Anci e Fish

      La riforma del nuovo ISEE si infittisce e si complica, con novità non del tutto positive. Come abbiamo già scritto, a seguito delle sentenze del Consiglio di Stato del febbraio scorso (sentenze che hanno dichiarato illegittimo il computo delle provvidenze economiche a favore delle persone con disabilità all’interno dell’indicatore economico e la differenziazione delle franchigie tra minorenni e maggiorenni) il Governo nei giorni scorsi ha presentato un emendamento con l’intento di modificare l’attuale DPCM 159/2013.

      L’emendamento però è per Anffas motivo di «grande preoccupazione». La prima perplessità riguarda il fatto che, «mentre il comitato di monitoraggio voluto proprio dal Governo come luogo di elaborazione di scelte partecipate da tutti gli attori coinvolti, a partire dal movimento associativo stava discutendo di come modificare l’Isee in seguito delle sentenze del Consiglio di Stato (il Comitato si è riunito il 21 aprile e il 4 maggio, proprio per discutere delle decisioni giudiziarie in materia di Isee), il Governo ha deciso invece di presentare un emendamento, all’interno di un testo di legge che affronta tutt’altri temi» (nel caso specifico la scuola). «Riunioni non solo tardive ma di fatto svuotate di ogni significato perché, lo stesso giorno (4 maggio), sul sito di Vita si leggeva questa notizia: “ISEE, bonus 18enni, sostegno: il Governo corre ai ripari”. Il Governo, infatti, nel corso della riunione del 3 maggio della Commissione Istruzione del Senato, e senza tenere in alcun conto quanto nel mentre si era discusso e stava per discutersi al comitato di monitoraggio con buona pace del motto “nulla si di noi senza di noi”, ha presentato un emendamento destinato, appunto, a modificare l’attuale DPCM 159/2013», scrive Anffas.

      La seconda perplessità di Anffas riguarda i contenuti di tale emendamento. L’emendamento prevede infatti l’esclusione dal calcolo dell’Isee delle “classiche” provvidenze economiche (p.e. pensione di invalidità civile, indennità di accompagnamento, indennità di frequenza, ecc., come prescritto dalle citate sentenze) ma anche dei contributi per la vita indipendente e di ogni alta forma di sostegno economico connesso alla disabilità: l’emendamento quindi potrebbe apparire positivo. Ma c’è un “però”, mette in guardia Anffas: «ad una più attenta ed approfondita analisi si rileva che il suddetto emendamento a fronte dell’eliminazione dal calcolo delle suddette provvidenze prevede anche l’eliminazione del sistema delle franchigie, reintroducendo il previgente sistema di maggiorazione del parametro di equivalenza. Ciò andrà a determinare, quindi, l’impossibilità di selezionare con una certa equità le diverse condizioni di disabilità e non autosufficienza, con il concreto rischio di innalzare maggiormente l’Isr (Indicatore delle Situazione Reddituale) proprio per chi ha maggiori carichi assistenziali».

      Il risultato? «Ad essere penalizzate da questo emendamento saranno proprio le persone con disabilità a più alta intensità di sostegni e basso patrimonio. Infatti eliminando il sistema delle franchigie e sostituendolo con la maggiorazione del parametro di equivalenza paradossalmente si vanno a premiare le situazione in cui ci sono maggiori risorse reddituali e patrimoniali e senza alcuna selettività tra i diversi gradi di gravità», spiega Anffas. In altre parole: «i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri».

      Ma che cosa succederà sino all’entrata in vigore della nuova norma? Quello che sta già accadendo da qualche settimana: le DSU emesse nel 2016 (illegittime, in base alle sentenze del Consiglio di Stato) rimarranno tali sino a quando la norma non entrerà in vigore, a meno che il cittadino utilizzi la procedura che INPS ha attivato (utilizzando il quadro FC 8), che consente al cittadino stesso di apportare le modifiche necessarie; le DSU che sono in corso di emissione manterranno il medesimo carattere di illegittimità, e quindi sarebbe preferibile attendere l’entrata in vigore delle nuove disposizioni in modo da usufruire delle condizioni più vantaggiose (sempre che lo siano).

      In considerazione di tutto ciò e delle gravi ripercussioni che le scelte di Governo e Parlamento potrebbero avere sulla vita di milioni di persone e famiglie già in difficoltà, Anffas insieme alla Fish tutta, fa appello affinché si proceda a otto scelte:

      •     escludere dal computo dell’Isr qualsiasi provvidenza assistenziale e non solo quelle relative alla disabilità;
      •     prevedere l’applicazione dell’Isee ridotto anche ai minori con disabilità;
      •     garantire forme di detrazione delle spese assistenziali anche agli incapienti;
      •     garantire la detrazione delle quote di partecipazione alla spesa per servizi socio-sanitari e socio-assistenziali.
      •     sanare in modo dirimente la definizione di prestazioni sociali agevolate cui si applichi l’Isee ridotto;
      •     considerare la presenza di una disabilità plurima;
      •     introdurre elementi che valorizzino il lavoro dei caregiver familiari e il relativo impoverimento dei nuclei di riferimento;
      •     escludere dal computo dell’Isp i risparmi derivanti da provvidenze economiche non rilevanti ai fini Isee (per esempio: indennità di accompagno) spesso solo accantonati per garantire il “durante e dopo di noi” mentre la famiglia sostiene da sé tutte le spese necessarie alla vita del proprio congiunto con disabilità.

      Per discutere di tutto ciò, si è finalmente concretizzata la possibilità di avere un confronto della Fish con Anci Nazionale, che sarà programmato nelle prossime settimane. Nei giorni scorsi Anci aveva invece espresso «apprezzamento per la scelta del Governo di intervenire con un provvedimento d’urgenza, come richiesto dall’Associazione, per recepire le sentenze del Tar Lazio confermate dal Consiglio di Stato e rivedere lo strumento dell’Isee per i nuclei familiari con disabili» e si augurava «che il provvedimento d’urgenza sia seguito da una seconda fase di rapida e complessiva revisione dello strumento, in chiave maggiormente selettiva ed equa».

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        SOSTEGNO SCOLASTICO NELLE PARITARIE, “BENE IL CONTRIBUTO, MA SI ADEGUINO GLI STANDARD”

        superabile.it – L’avvocato Nocera commenta l’emendamento presentato dal governo al Senato: “Il finanziamento era previsto già dalla legge sulla parità scolastica del 2000. E’ giusto, ma a patto che si adeguino gli standard: massimo 20 alunni nella classe con disabilità. E aggiornamento dei docenti curricolari in materia di inclusione”

        Bene il contributo statale per il sostegno agli alunni disabili nelle scuole paritarie, ma “si adeguino gli standard, in termini di formazione delle classi e aggiornamento degli insegnanti”: così Salvatore Nocera, avvocato esperto in materia di normativa sull’integrazione scolastica, commenta la notizia dello stanziamento di 12,2 milioni di euro previsto nell’emendamento presentato dal governo al Senato. “Non sono contrario a questo finanziamento – ci spiega -, peraltro già contenuto nella legge 62/2000 di Berlinguer sulla parità scolastica, che stanziava circa 2mila euro l’anno ad alunno”. Precisa però Nocera che questo “riguarda e deve riguardare solo le paritarie, non le private. Questo secondo due commi dell’articolo 33 della costituzione: il 3, che prevede che i privati aprano scuole senza oneri per lo Stato. E il 4, che garantisce la parità scolastica. E’ in nome di questa parità, che riguarda appunto solo alcune scuole, private, che il contributo va riconosciuto”. Un’altra precisazione riguarda i destinatari del contributo in questione: “ricordo che nella primaria paritaria l’insegnante di sostegno è già a carico dello Stato. Qui parliamo quindi di scuole dell’infanzia paritarie, scuole primarie parificate (ovvero convenzionate con lo Stato, ma non parificate) e secondarie parificate di primo e secondo grado”.

        La questione delle spese per il sostegno scolastico in queste scuole è stata finora piuttosto controversa, “soprattutto a causa di due recenti sentenze della Corte di cassazione controverse: in base a una di queste, l’insegnante di sostegno è a carico della scuola in quanto rientra nel “rischio d’impresa”. Una dicitura, questa, che non mi è mai piaciuta, visto che considera la disabilità un costo. L’altra che, al contrario, poneva il sostegno a carico delle famiglie, in quanto titolari del compito educativo dei figli. Ora, un intervento statale in questo senso potrebbe chiarire la questione”.

        Se però da un lato è giusto che le paritarie ricevano questo contributo – diversamente dalle private, per le quali, ribadisce Nocera, “lo Stato non deve spendere una lira” – è necessario che questo vada di pari passo con l’adeguamento delle scuole paritarie agli standard delle statali, in materia di inclusione scolastica. Innanzitutto, rispetto del tetto massimo di 20-22 alunni nelle classi in cui sia presente una disabilità: una condizione certamente onerosa, visto che comporta la rinuncia a un certo numero di rette, laddove nelle paritarie le classi sono composte in media da 30 alunni. E poi c’è la questione della formazione e dell’aggiornamento dei docenti curricolari in materia di inclusione scolastica – aggiunge Nocera – che pure deve essere garantita”.

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          EMENDAMENTO SU ISEE: FORTI PERPLESSITÀ

          fishonlus.it – Sembra profilarsi una soluzione per la effettiva applicazione delle sentenze del Consiglio di Stato che hanno stabilito che le provvidenze assistenziali (pensioni, assegni, indennità di accompagnamento ecc.) per la disabilità non debbano essere conteggiate nell’ISEE. Gli stessi pronunciamenti hanno anche stabilito che le franchigie previste per i maggiorenni e per i minorenni devono essere uguali.
          Ma quelle sentenze non hanno ancora trovato applicazione: al Governo e al Ministero del Lavoro sono state poste interrogazioni parlamentari affinché quei pronunciamenti siano applicati. Il timore evidenziato anche da recentissime dichiarazioni della Ragioneria dello Stato era che, applicando meramente le sentenze, vi fosse un aumento imponderabile della spesa pubblica.
          “Riteniamo che quelle sentenze pongano anche e piuttosto un problema di equità e di capacità selettiva. – dichiara Vincenzo Falabella, Presidente della FISHSi perde, infatti, la possibilità di detrarre le spese effettivamente sostenute e non vi è differenza alcuna fra chi ottiene provvidenze elevate e chi invece riceve sostegni limitati.”
          Ma le pressioni per una rapida e rigida applicazione delle sentenze sembrano alla fine avere prevalso: nella seduta del 3 maggio della Commissione Istruzione del Senato, nel corso della discussione di un provvedimento che nulla c’entra con questi temi, il Governo ha presentato un emendamento che adegua l’ISEE. Se approvato, l’emendamento prevede, come imposto dal Consiglio di Stato, l’esclusione dal computo dell’ISEE di tutte le provvidenze assistenziali legate alla disabilità. Ma vengono cancellate anche tutte le franchigie e la possibilità di detrarre le spese assistenziali o di ricovero in struttura. Al loro posto viene introdotta una maggiorazione della scala di equivalenza pari a 0,50 indipendentemente dalla gravità della disabilità, riportando la situazione al precedente Indicatore (1998).
          “Il quadro finale è ancora peggiore. – aggiunge Falabella – Lo strumento che ne esce non è né selettivo né equo: sono considerati allo stesso modo persone che ricevono provvidenze molto diverse in termini di importo, persone con gravità diversa, minori, anziani, adulti… Inoltre viene escluso il costo della disabilità annullando e sminuendo chi sostiene in modo documentato spese di assistenza. Infine il sistema della maggiorazione della scala di equivalenza finisce per premiare chi ha più redditi e patrimoni a scapito di chi è più povero o ha maggiori spese.”
          Se l’obiettivo era quello si diminuire drasticamente il numero degli ISEE nulli o bassi, il risultato è garantito! Sorvoliamo sul fatto che si sia agito per decreto legge e in corsa con scarsa condivisione e partecipazione. Ora è necessario pensare ad una profonda e ragionata riforma dello strumento elaborando un nuovo DPCM che riprenda i principi della sostenibilità, equità e capacità selettiva.”

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            FESTA DELLA MAMMA 2016

            Perno insostituibile della famiglia, la Mamma è stata ricordata e festegDSC_0216giata anche quest’anno dalla Associazione Anffas Onlus di Corigliano, dagli amici dell’Anffas, dai docenti e dagli alunni delle varie Scuole del territorio, convenuti tutti – come è ormai consuetudine – presso l’Oratorio S. Leonardo di Schiavonea, messo a disposizione dai Padri Liguorini, domenica 8 maggio 2016, alle ore 19.00.

               La serata, dopo i saluti del Presidente dell’Anffas, Vincenzo Giovanni Algieri, che ha messo in evidenza gli obiettivi dell’Associazione, è stata condotta dal Prof. Francesco Verardi. Al centro della manifestazione, lo svolgimento della 10^ edizione del Concorso Letterario, aperto agli alunni delle terze classi delle scuole medie e del triennio delle scuole superiori di Corigliano e Rossano. Il Concorso, che ha proposto un argomento di grande attualità e di grande rilevanza sociale, ha visto la partecipazione massiccia di alunni particolarmente sensibili alle tematiche sociali che investono l’attuale società. Il tema da svolgere è stato il seguente: Inclusione, come arricchimento della Persona. Attraverso la tua personale esperienza, metti in evidenza quale risorsa e quale arricchimento rappresenta la disabilità per te e per il gruppo classe.

               I vincitori per le scuole medie inferiori sono risultati:

            • 1° premio: Francesca Dora Pasqua, III B, I.C. “Tieri” – Corigliano;
            • 2°    “      : Rita Gentile, III A, I.C. “Guidi-Toscano” –            “        ;
            • 3°    “     : Alesina Rossana, III C, I.C. “Erodoto”  –                “       ;

            –          4° premio ex aequo: Rita Francioso, III B, I.C. “Leonetti” -Schiavonea-  e Alessandra Savoia, III A, I.C. “Leonardo da Vinci” – Rossano.

                I vincitori per le scuole medie superiori sono risultati:

            • 1° premio: Davide Gammaro , IV B, I.T.C. “Palma”, Corigliano;
            • 2°     “      : Vanessa Alterino, III B, Liceo Classico,  Rossano;
            • 3°      “     : Luigi Buonocore, V A, Liceo Scientifico, Corigliano;
            • 4° premio ex aequo: Viviana Morrone, III A, I.T.C. “Palma”, Corigliano,e Giusy Straface, V A, Liceo Artistico, Rossano.

            C’è da dire che tanti altri ragazzi si sono segnalati per originalità e profondità di pensiero; tra tutti, la Giuria del Premio ha voluto esprimere una menzione speciale per gli studenti della classe III B dell’I.C. “Tieri”, particolarmente vicini ad una loro compagna disabile.

               La Giuria del Premio letterario, composta da Nicola De Rosis, Enzo Cumino, Pina Diego, G. B. Romio, Francesco Verardi, Carla Minisci, Stella Menga, ha voluto ribadire che l’ inclusione non deve essere solo un’espressione verbale, ma deve diventare prassi,  deve diventare cioè uno stile di vita per tutti i cittadini di una comunità.

            Prima e dopo la premiazione degli studenti sopra menzionati, la Scuola Media “Tieri” ha egregiamente dato vita a spettacoli di danza e musica, particolarmente apprezzati dal numeroso pubblico presente in sala. Alla Pizzica e al Sirtaki, preparati alla prof.ssa Cristina Cianni e dagli alunni della II E della Sc. M. “Tieri”, è seguita la coinvolgente esecuzione di due brani musicali, eseguiti dalla flautista Mariafrancesca Cumino. Altri due brani sono stati eseguiti magistralmente dall’ensamble “ I MusiTIERI”, piccoli artisti diretti dal maestro Aldo Borromeo e preparati dai maestri Massimo Lupinacci, Enzo La Gamma e V. Greco.

            Incandescente il finale: l’Orchestra di Flauti, diretta dai maestri Rosamaria Padula e Francesco Verardi, ha estasiato il pubblico, attraverso le magiche note  della Piccola Serenata Notturna di Mozart,della Sinfonia n. 40 di Mozart, del celebre Va’ pensiero di Giuseppe Verdi.

               Tirando le somme, dunque, si può dire che la manifestazione, grazie alla fattiva e costruttiva collaborazione  delle Scuole, nonché alla presenza qualificata di tanti volontari, ha ancora una volta riscosso il successo che merita ed è stata un’occasione preziosa per una riflessione seria e sulla disabilità.

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              ARRIVA IL “SOSTEGNO AL SOSTEGNO” NELLE PARITARIE: 12,2 MILIONI NELLA PROPOSTA DEL GOVERNO

              superabile.it – L’emendamento è stato presentato ieri in commissione Istruzione al Senato: 1.000 euro l’anno per ogni alunno con disabilità iscritto, a partire dal 2017. E’ la risposta alla richiesta delle scuole paritarie: “Oltre 12mila i nostri alunni disabili: + 63% in 10 anni. Ma nessun aiuto dallo Stato”. Questo potrebbe essere il “primo passo, ma non basta”

              Le scuole paritarie, tramite le loro diverse associazioni, hanno lanciato da tempo l’appello: ora pare che il governo lo stia raccogliendo, con un emendamento che potrebbe riconoscere a queste scuole un contributo statale di 1.000 euro l’anno per ogni alunno con disabilità iscritto, per un totale di 12,2 milioni di euro, a partire dal 2017. Potrebbe essere dunque questa la risposta alla richiesta – per così dire, di “sostegno al sostegno”. avanzata da tempo da queste scuole: a fronte di un numero elevato e crescente di alunni con disabilità nelle paritarie, nessun sostegno arriva dallo Stato perché queste scuole possano rispondere in modo adeguato ai bisogni di questi ragazzi e delle loro famiglie. Parliamo di oltre 12 mila alunni con disabilità: l’incremento percentuale di disabili nelle paritarie, nel decennio 2004/05-2014/15, è stato infatti del 63,1%, malgrado un calo del 2,6% del numero totale di iscritti in queste ultime e di un aumento di disabili nelle statali nettamente inferiore. “E’ evidente – commentavano in un recente comunicato congiunto le associazioni Agesc (associazione genitori scuole cattoliche), CdO Opere Educative, Fidae (federazione istituti di attività educative) e Fism (federazione italiana scuole materne) – che le famiglie apprezzano sempre di più la cura e l’attenzione che nelle scuole paritarie sono rivolte agli alunni con disabilità”. Di qui, però, la denuncia: “purtroppo occorre rilevare che, mentre nella scuola statale molto è stato fatto in questi anni su questo tema (pur permanendo ancora situazioni di carenza a vari livelli), nulla è stato previsto per le famiglie che decidono di iscrivere i propri figli con disabilità nelle paritarie”.

              Un tema, questo rilanciato dalle associazioni, già rilevato e riferito tempo da a Redattore sociale dai rappresentanti delle stesse organizzazioni: “Le scuole paritarie, che possono contare solo sul ricavato delle rette, non possono riescono a farsi carico di tutte queste situazioni – ci spiegava don Francesco Macrì, presidente nazionale della Fidae – Così, nella maggior parte dei casi, se ne fanno carico le famiglie, che coprono direttamente i costi del sostegno per il figlio disabile”.

              Una difficoltà riconosciuta anche dal ministero dell’Istruzione: “La legge 440/97 prevede un contributo generale a favore delle paritarie, che copre solo una piccola parte dei costi di gestione: nell’ambito di questo fondo, fino a qualche anno fa, potevamo destinare una quota anche alla voce specifica ‘handicap’, in relazione al numero di studenti disabili presenti nelle scuole, per sostenere in parte i costi supplementari che la presenza di questi studenti necessariamente comporta. Da qualche anno, però, possiamo destinare alle scuole paritarie solo il contributo generale, mentre ogni altro genere di finanziamento è riservato esclusivamente alle statali”. E prometteva, il ministero: “Stiamo studiando come superare tecnicamente questo ostacolo”. Ora, l’emendamento presentato al Senato, sembra andare in questa direzione. “Inizia un percorso di riconoscimento di un diritto, quello del sostegno a ragazzi e bambini con disabilita’, che frequentano una scuola non statale, per i quali lo Stato non riconosceva niente”, ha dichiarato il sottosegretario Gabriele Toccafondi.

              Soddisfatte le associazioni, che in una nota congiunta riconoscono nell’emendamento del governo “un piccolo segnale di attenzione nei confronti degli oltre 12mila alunni con disabilità presenti nelle scuole paritarie, delle loro famiglie e degli istituti che li accolgono”. La soddisfazione è però solo parziale, visto che “la cifra resa disponibile non rappresenta una riposta adeguata al bisogno e non permette neanche lontanamente alle scuole paritarie di affrontare il costo di un insegnante di sostegno”. Resta però positivo “il fatto che si sia iniziato ad affrontare questo problema così delicato e urgente”, con l’auspicio che ” si collochi nel contesto di una strategia complessiva che, anno per anno, porti ad incrementare le risorse disponibili a favore di una reale libertà di scelta educativa, sino alla copertura totale del costo per il docente di sostegno”.