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RIFORMA DELLE POLITICHE SOCIALI E L. 328 DEL 2000

La Regione Calabria parte dalla legge 328 del 2000 per riformare le politiche sociali : questo è quanto emerso nella conferenza del Forum Terzo Settore  svoltasi lo scorso 27 maggio presso la Cittadella ,sede della Regione Calabria.

Alla conferenza erano presenti l’assessore regionale alle politiche sociali , Federica Roccisano, Gianni Pensabene, portavoce regionale del Forum Terzo Settore, don Giacomo Panizza della Comunità Progetto Sud, Luciano Squillaci, vicepresidente CSVnet , Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione con il Sud.

La legge prevede la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali per  una migliore qualità di vita delle persone e delle persone con disabilità attraverso l’analisi  scientifica del bisogno e il lavoro sinergico tra enti e terzo settore per dare risposte  che hanno  come obiettivo primario la Persona e non il costo economico.  Anche Anffas era presente  alla conferenza con la coordinatrice Anffas Calabria,  Marinella Alesina, che ha espresso vivo compiacimento all’assessore Roccisano per aver finalmente posto l’attenzione su un tema quello della 328/00 che vede Anffas tutta impegnata da anni . In particolare è propria dalla Calabria che è partita la prima sentenza del tribunale amministrativo Tar Calabria che ha condannato il comune di Cassano per aver negato ad una persona con disabilità il progetto individuale art.14 della 328/00. Anche il comune di Corigliano Calabro, a cui dal 2010 sono state presentate più di 20 istanze da parte di familiari di persone con disabilità intellettiva, non è riuscito a produrre il progetto individuale ai sensi della suddetta legge.

La Calabria ha accumulato un ritardo d 16 anni rispetto alla legge ed è necessario ripensare le politiche sociali alla luce dei nuovi scenari rivedendo la spesa pro capite che è di circa €27,00, pensare ai diritti secondo quanto chiarisce la Convenzione  Onu sulla disabilità (legge 18/2009), organizzare il Dopo di Noi  alla luce della recente legge italiana: questo a più voci è stato ribadito dai vari relatori.

                                                                                            Area Comunicazioni Anffas

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    Il progetto individuale va sempre rispettato e attuato

    superando.it «Il progetto individuale della persona con disabilità non può essere ridotto o modificato senza una valida giustificazione che affondi le radici nell’esclusivo interesse del soggetto con disabilità stesso»: lo si legge in un’importante Sentenza del Tribunale di Ancona, ottenuta dalla famiglia di un ragazzo con disabilità dell’ANFFAS, che costituisce un ulteriore importante precedente nel caratterizzare il progetto di vita della persona con disabilità come diritto soggettivo esigibile e non comprimibile per mere ragioni economiche o carenze di organico. «Questa non è solo una mia vittoria personale, ma un risultato che dà speranza e forza a tutte le famiglie di ANFFAS, e non solo, che tutti i giorni subiscono continui attacchi ai diritti dei propri figli, quasi sempre motivati dalla carenza di risorse economiche. La pronuncia del Tribunale di Ancona ci dà ora maggiore coraggio per affrontare le battaglie quotidiane e apre i cuori alla speranza. Ora è chiaro, se mai ci fosse stato alcun dubbio, che le sole motivazioni economiche non sono sufficienti a comprimere un progetto di vita che produce risultati positivi per la persona e che rappresenta un diritto soggettivo fondamentale ed esigibile».
    Così Giulio Pietrangeli, presidente dell’ANFFAS di Fabriano (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) e padre di Mirco, ragazzo con disabilità, commenta la recente Sentenza n. 893/16, con cui Dorita Fratini, giudice del Tribunale Civile di Ancona, ha accolto la sua domanda, dopoché il Comune di Fabriano aveva negato al figlio, in dispregio del suo progetto individuale, la frequenza a un servizio educativo diurno, visto che già risultava fruitore di un servizio residenziale, tentando quindi di modificare unilateralmente e per soli motivi economici quanto previsto dal progetto stesso.
    «La nostra Associazione – si legge in una nota dell’ANFFAS Nazionale – ha da sempre sostenuto in tutte le sedi che la predisposizione di un progetto personalizzato a favore di una persona con disabilità, che individui le necessità e i relativi sostegni e supporti, coordinandoli tra loro, viene a costituire un diritto soggettivo perfetto, immediatamente esigile e non suscettibile di compressione per ragioni economiche o carenze di organico. Questo principio viene ora ancor più rafforzato dalla Sentenza pronunciata dal Tribunale di Ancona, che ha precisato come, una volta che il progetto individuale sia stato redatto, e ancor più se abbia già trovato una sua prima positiva attuazione, questo “non può essere ridotto o modificato senza una valida giustificazione che affondi le radici nell’esclusivo interesse del soggetto disabile”».

    In sostanza il Giudice di Ancona, dopo avere disposto una consulenza medico-legale, volta a individuare la congruità del progetto individuale rispetto alle esigenze del giovane e all’efficacia degli interventi in esso previsti, ne ha riconosciuto il diritto soggettivo a mantenere il progetto individuale già approvato e attuato negli anni 2009-2010 e, quindi, il diritto a mantenere la frequenza congiunta del Centro Residenziale e del Centro Diurno, nel rispetto del rapporto un assistito/un educatore. Tutto ciò anche in virtù del percorso già intrapreso, rivelatosi proficuo e la cui sospensione sarebbe stata addirittura dannosa per la persona stessa, garantendo, quindi, il superiore benessere di Mirco e l’efficacia degli interventi a suo favore.
    Allo stesso tempo, inoltre, è stata respinta la domanda del Comune di Fabriano, volta a ottenere da Pietrangeli il pagamento di somme a titolo di compartecipazione ai costi di gestione del Centro Diurno, come se la frequenza di questo secondo servizio fosse riconducibile a una sua scelta arbitraria e non determinata dalle reali esigenze già indicate nel progetto individuale.
    Oltre naturalmente a quella del signor Pietrangeli, più che legittima appare anche la soddisfazione del suo difensore, l’avvocato Gianfranco Pascucci del Foro di Macerata, consulente legale dell’ANFFAS di Macerata e dell’ANFFAS Marche, che ha invocato l’applicazione dell’articolo 14 della Legge 328/00, relativo al progetto individuale di vita e degli articoli 24, 25 e 26 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Legge 18/09 dello Stato Italiano), quali norme che costituiscono «un baluardo formidabile a tutela dei diritti umani fondamentali delle persone con disabilità».

    «Purtroppo – dichiara Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS – ancora una volta il familiare di una persona con disabilità è dovuto andare in Tribunale per garantire un servizio dovuto. Ormai, come ANFFAS, abbiamo tantissimi precedenti giudiziari sul diritto al progetto individuale e su cosa comporti lo stesso, ma oggi mi sento di porgere un vivo compiacimento per il risultato ottenuto da Mirco, dal padre e dall’avvocato Pascucci, perché si è stabilita l’ormai chiara e inequivocabile prevalenza degli interessi della persona con disabilità, rispetto a logiche burocratiche e di esercizio miope della spesa pubblica, volto solo a ridurre i costi del momento, senza una visione del più complessivo intervento come Istituzione».
    «Credo – aggiunge Speziale – che questo risultato porterà tutte le persone con disabilità o i loro familiari a presentare, senza alcun indugio, ai Comuni di propria residenza, la richiesta per la predisposizione del progetto individuale ai sensi e per gli effetti dell’articolo 14 della Legge 328/00, ricordando che l’ANFFAS tutta è a disposizione per l’accompagnamento in tale percorso».
    L’ANFFAS, va ricordato infatti, si batte ormai da anni perché ciascuna persona con disabilità veda redatto il proprio progetto individuale di vita, secondo sistemi scientificamente validati – si pensi in tal senso al “Progetto Matrici”, di cui più volte «Superando.it» si è occupato – e per far sì lo stesso progetto venga concretamente attuato, senza limitazione alcuna, neppure di carattere economico. (S.B.)

    Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@anffas.net

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      SAVE THE DATE: MERCOLEDÌ 8 GIUGNO 2016

      IL GRUPPO CRC ANNUNCIA  LA PUBBLICAZIONE DEL 9° RAPPORTO SULLA ATTUAZIONE DELLA CONVENZIONE ONU DEI DIRITTI DELL’INFANZIA

      La presentazione ufficiale mercoledì 8 giugno 2016 alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e dell’ Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano.

      La fotografia delle persone di minore età in questi 25 anni è profondamente cambiata: nel 1991 erano 11.222.308 (il 19,7% della popolazione), il tasso di natalità era di 9,79 % (nati vivi per ogni 1000 residenti), grazie ai 556.000 nuovi nati. Nel 2015, i minorenni sono 10.096.165 (16,6%), il tasso di natalità è sceso a 8 e i nuovi nati hanno toccato il minimo storico dall’Unità d’Italia (solo 488.000). Questi alcuni dei dati che emergono dal 9° Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, realizzato dal Gruppo CRC, alla cui redazione hanno contribuito 91 associazioni del Gruppo.
      Quest’anno il Rapporto viene annunciato in un’occasione speciale: il 25° anniversario dalla ratifica della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, avvenuta il 27 maggio 1991 con la Legge 176/1991.
      Eppure nel Rapporto viene messo in luce come tanti principi enunciati nella Convenzione non abbiano ancora trovato piena applicazione nel nostro Paese e le 143 raccomandazioni rivolte alle Istituzioni e contenute nel documento fanno riflettere su come il cammino sia ancora lungo. A fare punto sulla situazione il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano, mercoledì 8 giugno 2016 in occasione della presentazione ufficiale del Rapporto.

      Anffas Onlus, in quanto parte del Comitato, ha partecipato e contribuito alla redazione del rapporto mettendo a disposizione tutte le risorse, le conoscenze e l’esperienza a disposizione.

      NOTA: Il Gruppo CRC è un network, coordinato da Save the Children Italia, che si è costituito nel 2000, ed è composto da 91 soggetti del Terzo Settore che da tempo si occupano attivamente della promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese. Il Gruppo CRC pubblica ogni anno un Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della CRC, in occasione dell’anniversario della ratifica della Convenzione in Italia (27 maggio). Ad oggi, il Network ha realizzato otto Rapporti di aggiornamento annuali e due Rapporti Supplementari inviati al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in occasione dell’esame del nostro Paese nel 2003 e nel 2011.
      Il Gruppo CRC è composto dalle seguenti 91 associazioni: ABA Onlus- Fondazione Fabiola De Clercq, Fondazione ABIO Italia onlus, ACP – Associazione Culturale Pediatri, Fondazione ACRA, AGBE, Agedo – Associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali, AGESCI – Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani, Agevolando, AIAF – Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori, Ai.Bi. – Associazione Amici dei Bambini, AISMI – Associazione Italiana Salute Mentale Infantile, ALAMA – Associazione Laziale Asma e Malattie Allergiche, Ali per giocare – Associazione Italiana dei Ludobus e delle Ludoteche , Alpim – Associazione Ligure per i minori, Anfaa – Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie, Anffas Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, ANPE – Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani, ANPEF Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari, Associazione Antigone Onlus, A.P.MA.R. – Associazione Persone con Malattie Reumatiche Onlus, Archè – Associazione di Volontariato Onlus, Archivio Disarmo – Istituto di Ricerche Internazionali, ARCIRAGAZZI, Associazione Bambinisenzasbarre Onlus, Batya – Associazione per l’accoglienza, l’affidamento e l’adozione, CamMiNo – Camera Nazionale Avvocati per la Famiglia e i Minorenni, CAM – Centro Ausiliario per i problemi Minorili, CARE – – Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in Rete, Caritas Italiana, CbM – Centro per il bambino maltrattato e la cura della crisi famigliare, Coop. Cecilia Onlus, CSB – Centro per la Salute del Bambino onlus, Centro Studi Minori e Media, Centro Studi e Ricerche IDOS/Immigrazione Dossier Statistico, Cesvi Fondazione Onlus, CIAI – Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, CISMAI – Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia, Cittadinanzattiva, CNCA – Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza, Comitato Giù Le mani dai bambini onlus, Comitato italiano per l’Unicef Onlus, Coordinamento Genitori Democratici onlus, CR.EA. “Crescere Educare Agire” – Società Sportiva Dilettantistica, CSI  – Centro Sportivo Italiano, CTM onlus Lecce, Dedalus Cooperativa Sociale, ECPAT Italia, Cooperativa Sociale E.D.I. Onlus, FederASMA e ALLERGIE Onlus – Federazione Italiana Pazienti, Associazione Figli Sottratti, FISH onlus – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, G2- Seconde Generazioni, Geordie Associazione onlus, Associazione Giovanna d’Arco Onlus, Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Gruppo Nazionale nidi e infanzia, HelPeople Foundation Onlus, IBFAN Italia, International Adoption, IPDM – Istituto per la Prevenzione del Disagio Minorile, IRFMN – Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Associazione L’abilità Onlus, Fondazione L’Albero della Vita onlus, L’Altro diritto onlus, La Gabbianella ed altri animali, La Gabbianella Coordinamento per il Sostegno a distanza Onlus, La Leche League Italia Onlus, M.A.I.S. – Movimento per l’Autosviluppo l’interscambio e la Solidarietà, MAMI – Movimento Allattamento Materno Italiano Onlus, Fondazione Mission Bambini Onlus, On the Road Associazione onlus, Opera Nomadi Milano, OsservAzione – centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti, OVCI la Nostra Famiglia, Fondazione PAIDEIA, Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus, Fondazione Roberto Franceschi onlus, Save the Children Italia, Associazione Saveria Antiochia – Osservatorio antimafia a.p.s., SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, SIP – Società Italiana di Pediatria, SOS Villaggi dei Bambini onlus, Terre des Hommes, UISP – Unione Italiana Sport Per tutti, UNCM – Unione Nazionale Camere Minorile, Valeria Associazione Onlus, VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, WeWorld, Fondazione Emanuela Zancan onlus, Associazione 21 Luglio.

      Per ulteriori informazioni:
      ufficiostampa.leeloo@gmail.com
      Francesca Romana Gigli
      francesca.r.gigli@gmail.com- 331.6158303
      Patrizia Notarnicola
      patrizianotarnicola@yahoo.it – 331.6176325

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        DOPO DI NOI, ECCO LE ULTIME NOVITÀ

        vita.it – «Presto e bene», aveva promesso la relatrice Anna Maria Parente e oggi il testo della legge sul dopo di noi è stato approvato dal Senato. Tra le modifiche più importanti, l’integrazione tra dopo di noi e progetti individuali, l’estensione oltre al solo trust delle agevolazioni per la destinazione del patrimonio, anche in ottica mutualistica. Subito dopo le amministrative il voto finale della Camera

        L’Assemblea del Senato ha approvato il ddl n. 2232, recante disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave, la cui condizione non sia determinata dal naturale invecchiamento, prive del sostegno familiare. Il testo torna alla Camera dei Deputati. Sono stati 181 i voti a favore, 20 i no e 12 gli astenuti. Sel ha annunciato l’astensione perché «il ddl non garantisce l’assistenza domiciliare e il trust interessa soltanto poche famiglie, escludendo quelle con redditi bassi», mentre il M5S votato contro perché «il ddl prende in considerazione soltanto i disabili gravi, prevede che le prestazioni siano erogate nei limiti delle risorse disponibili, l’introduzione del trust risponde a interessi lobbistici. Obiettivo del ddl non è potenziare l’assistenza autogestita e autodeterminata, ma smantellare il welfare statale e favorire strutture private».

        «Vogliamo fare presto e bene», ha ripetuto spesso durante il dibattito la senatrice Anna Maria Parente (PD), relatrice del provvedimento, consapevole dell’attesa da parte delle famiglie, di quanto si attendano nel Paese risposte concrete a bisogni urgenti. Sembrava un provvedimento blindato invece c’è stata grande capacità di mediazione, ascolto, interlocuzione fra maggioranza e opposizione e così nel passaggio dalla Camera al Senato qualche modifica è stata fatta. È stato inserito ovunque l’aggettivo “grave”, nelle finalità della legge è stato inserito il riferimento al «superiore interesse delle persone con disabilità grave», è stata superata l’esclusività del trust, aprendo ad altri tipi di investimento e di segregazione dei patrimoni rispetto alla finalità del dopo di noi, in particolare con il riferimento esplicito ai vincoli di destinazioni di cui all’articolo 2645-ter del Codice Civile e ai fondi speciali (una novità) composti di beni sottoposti a vincolo di destinazione e disciplinati con contratti di affidamenti fiduciario anche in favore di onlus che operano prevalentemente nel settore della beneficienza (vedi art. 1, comma 3 e art. 5), con tutto un dettaglio sull’atto istitutivo del trust o del contratto di affidamento fiduciario che vuole scongiurare qualsiasi utilizzo della norma per fini non legati al dopo di noi. L’articolo 1 comma 2 precisa che tutte le misure ai sensi di questa legge sono «integrate» nel progetto individuale, con il coinvolgimento dei soggetti interessati», «nel rispetto delle volontà della persona con disabilità grave, ove possibile, dei loro genitori o di chi ne tutela gli interessi» e anche l’articolo 2 ora rafforza il nesso fra la legge e quanto le Regioni dovranno fare.

        Proprio ieri è stato accolto un emendamento della senatrice Laura Bignami (gruppo misto – MovX, il cui intervento ha commosso molti genitori con figli con disabilità, qui dal minuto 2.09.14) che ha inserito l’inciso «ove necessario e, comunque, in via residuale» alla lettera b), dell’articolo 4 comma 1, che prevede la realizzazione di interventi per la permanenza temporanea in una soluzione abitativa extrafamiliare per far fronte ad eventuali situazioni di emergenza. «Non si specificavano troppe cose e non si specificava il fatto di dover chiedere, dove possibile, il rispetto della volontà del disabile stesso o anche dei suoi genitori. Non era specificato che non fosse una priorità di questo fondo e aver inserito quell’inciso è importante per questi genitori perché, come potete vedere su Facebook, veniva da loro chiamato il «comma della deportazione». Questa modifica li rende quindi contenti ed, anzi, mi dicono di ringraziarvi», ha detto oggi in Aula la senatrice Bignami.

            Abbiamo rafforzato le finalità della legge attraverso l’integrazione con il progetto individuale: dal giorno dopo l’entrata in vigore della legge, i Comuni potranno integrare le volontà delle persone con disabilità e dei loro genitori per il dopo di noi in ciò che già si fa per il durante noi, nei progetti individuali, senza dover inventare strumenti nuovi, la 328 è una delle più belle leggi d’Italia
        Anna Maria Parente

        Soddisfatta la relatrice, Anna Maria Parente, che annuncia «l’impegno da parte del Governo perché in poche settimane questa legge sia definitiva, abbiamo lavorato insieme ai colleghi della Camera, spero possa andare in Aula già la settimana dopo le elezioni», dice. Soddisfatta perché «abbiamo rafforzato le finalità della legge attraverso l’integrazione con il progetto individuale: dal giorno dopo l’entrata in vigore della legge, i Comuni potranno integrare le volontà delle persone con disabilità e dei loro genitori per il dopo di noi in ciò che già si fa per il durante noi, nei progetti individuali, senza dover inventare strumenti nuovi, la 328 è una delle più belle leggi d’Italia», spiega, e «avere scritto in una legge che contano le “volontà” è molto importante». Il contratto di affidamento fiduciario gestito da una onlus per la relatrice è un passo avanti importante nell’ottica del mutualismo: «perché se un genitore vuole destinare parte del proprio patrimonio a un’associazione onlus in modo che questo patrimonio contribuisca in ottica mutualistica anche a dare una migliore qualità di vita di chi non ha un patrimonio, è una cosa bella».

        «Non siamo riusciti a modificare l’articolo 5, come sapete, per un problema di coperture. In Aula però ho espresso il mio impegno perché questo tema delle assicurazioni in favore delle persone con disabilità sia ripreso in altri provvedimenti legislativi», conclude la senatrice Parente.

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          RIFORMA DEL TERZO SETTORE, ECCO COSA CAMBIA

          vita.it – A due anni dalle prime linee guida promosse dal premier Matteo Renzi si è finalmente concluso l’iter in terza lettura alla Camera col voto contrario di Sel, 5 Stelle e Forza Italia. Mancano ancora i decreti delegati ma è un giorno storico per il non profit italiano. Ecco cosa prevede la legge

          È un giorno storico. A due anni dalla divulgazione delle linee guida per una riforma del Terzo settore firmate da Matteo Renzi, il disegno di legge Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale è stato approvato alla Camera in via definitiva ed è diventato legge.
          «La miglior legge?», si chideva su Facebook Riccardo Bonacina, presidente di VITA, in attesa dell’approvazione. «No, io preferivo il testo originario. Ma è la miglior legge possibile. Finalmente». Ma cosa stabilisce il testo? Una breve guida.
          Una carta d’identità per il terzo settore. Cresciuto a partire dalla fine degli anni Ottanta in maniera esponenziale ed anche disordinata, riconosciuto con atti legislativi a “silos” e a strati negli anni Novanta, gli oltre 300 enti del Terzo settore per la prima volta avranno una carta d’identità unitaria. Così l’art. 1 definisce il Terzo settore: “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche.” Enti che, aggiunge l’art. 2 che hanno la finalità di rendere effettivi gli art. 2, 3, 18 e 118 della Costituzione, ovvero la tutela del diritto di associazione, la valorizzazione delle formazioni sociali liberamente costituite, il riconoscimento dell’iniziativa economica privata e la sussidiarietà effettiva.
          Semplificazione e riordino della normativa. Finalmente si prevede la semplificazione delle norme riguardanti lo statuto civile delle persone giuridiche (Titolo II del Codice Civile) e la stesura di un Codice del Terzo Settore che contenga disposizioni generali applicabili a tutti gli enti, individui le attività di interesse generale svolte dalle organizzazioni del terzo settore e la loro differenziazione tra i diversi tipi di ente, definisca forme e modalità di organizzazione, amministrazione e controllo, preveda il divieto di redistribuzione degli utili, determini le modalità di rendicontazione, verifica, controllo, informazione ispirate alla trasparenza e le modalità di tutela dei lavoratori e della loro partecipazione ai processi decisionali. Il Codice deve inoltre prevedere la definizione del Registro Nazionale del Terzo Settore e le modalità di iscrizione (obbligatoria per numerose categorie di enti) oltre che le forme di partecipazione all’elaborazione delle politiche pubbliche. L’Osservatorio del Volontariato e quello dell’Associazionismi di promozione sociale, lasceranno il posto a un Organismo unico denominato Cosiglio Nazionale del Terzo settore.
          Revisione della normativa in materia di volontariato e promozione sociale. Viene prevista l’armonizzazione della normativa su volontariato e promozione sociale, la promozione del volontariato anche in collaborazione con il sistema scolastico e la valorizzazione dell’esperienza dei volontari in ambito formativo e lavorativo. I Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) potranno essere gestiti non solo dalle organizzazioni di volontariato ma da tutti gli enti del terzo settore (sebbene negli organi di governo la maggioranza deve essere garantita al volontariato) e i servizi saranno erogati a tutti gli enti che si avvalgono di volontari. È inoltre prevista la costituzione di organismi di coordinamento regionali e sovraregionali con funzione di programmazione e controllo dei CSV.
          Una nuova impresa sociale. Preso atto del fallimento della Legge 155/06 che introduceva la definizione di impresa sociale ma che in 10 anni ha prodotto poco più di 700 imprese, e davanti alle sfide del nuovo welfare e della gestione dei ben comuni, la Legge delega introduce importanti novità che renderanno possibile la coproduzione di beni e servizi tra non profit, Pubblica amministrazione e investitori privati. L’impresa sociale viene definita come “organizzazione privata che svolge attività d’impresa per le finalità di cui all’articolo 1, che destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale ma può remunerare il capitale investito nella misura pari a quanto oggi in vigore per le cooperative a mutualità prevalente, adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività. I settori di attività delle imprese sociali dovranno essere comprese nelle attività di interesse generale saranno stabiliti con un decreto del Presidente del Consiglio. Si prevede inoltre l’aumento delle categorie di lavoratori svantaggiati che dovrebbero comprendere anche le nuove forme di esclusione.
          Servizio civile Universale. Il servizio civile universale, si aprirà ai cittadini stranieri regolarmente residenti, prevederà uno status giuridico specifico per i volontari in servizio civile e modalità di accreditamento per gli enti titolari di progetto. Il progetto avrà una durata variabile tra otto mesi e un anno con possibilità di adeguamento alle esigenze di vita e lavoro del giovane volontario, con la previsione che il servizio sia prestato in parte in uno degli Stati membri dell’Unione europea nonché per iniziative riconducibili alla promozione della pace e della nonviolenza e alla cooperazione allo svilupo anche nei Paesi extra europei. Il servizio civile potrà essere riconosciuto a fini formativi e lavorativi.
          Fiscalità e sostegno economico. Viene prevista la semplificazione della normativa fiscale e l’istituzione di misure di supporto come alcuni strumenti di finanza sociale, l’agevolazione delle donazioni, la costituzione di un fondo presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il consolidamento e una più trasparente regolazione del cinque mille. Viene però richiesta maggiore trasparenza alle organizzazioni del terzo settore.
          Si prevede l’istituzione di una fondazione di diritto privato denominata Italia Sociale con lo scopo di sostenere mediante l’apporto di risorse finanziarie e di competenze gestionali, la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti di terzo settore caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con elevato impatto sociale e occupazionale
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            ISEE APPROVATO: VECCHIE RISERVE E NUOVE ASPETTATIVE

            Fishonlus.it – La Camera ha dunque approvato in via definitiva la conversione con modificazioni del decreto-legge 42/2016. Nel provvedimento – che riguarda in generale il funzionamento del sistema scolastico – è confermato l’articolo (2 sexies) che modifica l’impianto dell’ISEE introdotto su proposta del Governo e già approvato dal Senato.

            “Confermiamo tutte le perplessità già espresse dopo l’approvazione a Palazzo Madama, dato che il testo non ha subito alcuna modifica – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Se da un lato le nuove norme accolgono le Sentenze del Consiglio di Stato vietando il computo delle provvidenze assistenziali per disabilità, dall’altro elimina franchigie e la possibilità di detrarre le spese per assistenza effettivamente sostenute dalle famiglie.”

            In effetti con le nuove disposizioni le franchigie differenziate per gravità di disabilità e la possibilità di detrarre spese assistenziali sono soppresse e sostituite da una maggiorazione, uguale per tutte le persone con disabilità, delle scale di equivalenza, cioè del divisore che viene usato per il calcolo dell’ISEE.

            “Quello che ci restituisce questa legge è uno strumento ancora meno equo e selettivo e che non riconosce appieno il costo della disabilità. Inoltre è uno strumento che crea ancora forti disparità di trattamento”, prosegue Falabella.

            L’unico segnale parzialmente positivo deriva dalla contestuale approvazione di un Ordine del Giorno, presentato dall’Onorevole Margherita Miotto, che impegna il Governo ad indicare tempi certi e tempestivi per la revisione del regolamento ISEE, tenendo conto delle spese di assistenza, della presenza di pluriminorazioni, differenziando l’indicatore a seconda della gravità della disabilità e valorizzando in modo più conveniente i patrimoni accantonati per il ‘dopo di noi’. Ci auguriamo che il Governo rispetti questa indicazione approvata a larga maggioranza dalla Camera. Duole invece che non siano recepite, da parte governativa, indicazioni a favore dei minori con disabilità (esclusi dalla possibilità di redigere un ISEE ridotto) e di valorizzazione del lavoro dei caregiver familiari.”

            Sui contenuti di questo Ordine del Giorno FISH investe nuove aspettative per una più razionale modificazione dell’ISEE ed è proprio su questo processo che la Federazione lancia la sua disponibilità, ma anche la sua sfida al Governo.

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              TERZO SETTORE, LA RIFORMA GIUNTA QUASI AL CAPOLINEA

              dire.it – Dopo due anni, eccoci ormai agli sgoccioli: ancora una manciata di giorni e la legge delega di riforma del terzo settore vedra’ il via libera definitivo da parte del Parlamento e, una volta entrata in vigore, il governo potra’ avviare il percorso dell’emanazione dei decreti attuativi che daranno compimento effettivo alla riforma. Dopo il via libera del Senato il 30 marzo scorso, la Commissione Affari sociali della Camera ha esaminato (e respinto) nei giorni scorsi tutti gli emendamenti presentati al testo: e’ stata dunque rispettata, almeno fino ad ora, la tabella di marcia che la maggioranza – e il Pd in particolare – avevano previsto, per evitare ogni modifica e portare a casa il provvedimento senza dover ritornare al Senato.

              Una “blindatura” che del resto era stata decisa mesi fa, quando si era messo in piedi un tavolo congiunto fra senatori e deputati Pd (guidati dai relatori Stefano Lepri e Donata Lenzi) per concordare le modifiche da approvare prima al Senato e poi anche alla Camera. A Montecitorio il provvedimento andra’ in Aula la prossima settimana, dopo che saranno arrivati anche i pareri obbligatori delle altre Commissioni competenti. Questione di giorni, comunque.

              Mentre, coerentemente con quanto deciso, il Partito democratico non ha presentato alcun emendamento al testo, diverso il comportamento delle opposizioni, che continuano a chiedere modifiche. In particolare i deputati del Movimento 5 Stelle hanno insistito molto con le proposte emendative che gia’ al Senato erano state bocciate, e hanno alzato i toni soprattutto sulla richiesta di soppressione della norma che prevede l’istituzione della Fondazione Italia Sociale. Una norma “oscena”, anzi una vera e propria “porcata”, secondo la deputata Silvia Giordano che ha illustrato in Commissione la proposta di cancellazione, ricordando che per l’ente, “pur avendo natura di diritto privato, e’ previsto un finanziamento di un milione di euro, incrementabile anche con futuri contributi pubblici”.

              I Cinque Stelle hanno affermato che “come ente privato, la Fondazione non dovra’ rispettare la normativa relativa alla trasparenza e all’anticorruzione, potra’ assumere senza concorsi, effettuare acquisti senza gare di appalto, pur in presenza di un cospicuo finanziamento pubblico”; hanno ricordato che “il testo non delinea con precisione i contenuti dello statuto e la governance della Fondazione, limitandosi a prevedere la designazione di un componente da parte del Consiglio nazionale del Terzo settore, che rischia peraltro di costituire l’ennesimo ente inutile“. Insomma, una “forma giuridica atipica, non prevista dal codice civile”, tramite la quale si “eludono una serie di controlli, a partire da quello della Corte dei conti”.

              Una descrizione “impropria”, secondo il sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali Luigi Bobba, che giudica “avventato” l’utilizzo del termine “porcata”, anche perche’ “lo statuto della Fondazione deve essere approvato con decreto del Presidente della Repubblica”. Per Bobba “non costituisce un’anomalia” il fatto che una fondazione privata riceva un finanziamento pubblico, anche perche’ le finalita’ sono individuate in modo puntuale (lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti del Terzo settore con elevato impatto sociale e occupazionale) e sono tali che “possono difficilmente essere considerate come clientelari”, richiamando anche “princi’pi di efficacia e trasparenza”. Secondo il governo, insomma, la Fondazione rappresenta uno “strumento innovativo che rappresenta una sfida per il nostro Paese per incrementare la raccolta di finanziamenti da parte soprattutto delle societa’ di maggiori, colmando cosi’ un ritardo storico”.