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ARRIVA IL “SOSTEGNO AL SOSTEGNO” NELLE PARITARIE: 12,2 MILIONI NELLA PROPOSTA DEL GOVERNO

superabile.it – L’emendamento è stato presentato ieri in commissione Istruzione al Senato: 1.000 euro l’anno per ogni alunno con disabilità iscritto, a partire dal 2017. E’ la risposta alla richiesta delle scuole paritarie: “Oltre 12mila i nostri alunni disabili: + 63% in 10 anni. Ma nessun aiuto dallo Stato”. Questo potrebbe essere il “primo passo, ma non basta”

Le scuole paritarie, tramite le loro diverse associazioni, hanno lanciato da tempo l’appello: ora pare che il governo lo stia raccogliendo, con un emendamento che potrebbe riconoscere a queste scuole un contributo statale di 1.000 euro l’anno per ogni alunno con disabilità iscritto, per un totale di 12,2 milioni di euro, a partire dal 2017. Potrebbe essere dunque questa la risposta alla richiesta – per così dire, di “sostegno al sostegno”. avanzata da tempo da queste scuole: a fronte di un numero elevato e crescente di alunni con disabilità nelle paritarie, nessun sostegno arriva dallo Stato perché queste scuole possano rispondere in modo adeguato ai bisogni di questi ragazzi e delle loro famiglie. Parliamo di oltre 12 mila alunni con disabilità: l’incremento percentuale di disabili nelle paritarie, nel decennio 2004/05-2014/15, è stato infatti del 63,1%, malgrado un calo del 2,6% del numero totale di iscritti in queste ultime e di un aumento di disabili nelle statali nettamente inferiore. “E’ evidente – commentavano in un recente comunicato congiunto le associazioni Agesc (associazione genitori scuole cattoliche), CdO Opere Educative, Fidae (federazione istituti di attività educative) e Fism (federazione italiana scuole materne) – che le famiglie apprezzano sempre di più la cura e l’attenzione che nelle scuole paritarie sono rivolte agli alunni con disabilità”. Di qui, però, la denuncia: “purtroppo occorre rilevare che, mentre nella scuola statale molto è stato fatto in questi anni su questo tema (pur permanendo ancora situazioni di carenza a vari livelli), nulla è stato previsto per le famiglie che decidono di iscrivere i propri figli con disabilità nelle paritarie”.

Un tema, questo rilanciato dalle associazioni, già rilevato e riferito tempo da a Redattore sociale dai rappresentanti delle stesse organizzazioni: “Le scuole paritarie, che possono contare solo sul ricavato delle rette, non possono riescono a farsi carico di tutte queste situazioni – ci spiegava don Francesco Macrì, presidente nazionale della Fidae – Così, nella maggior parte dei casi, se ne fanno carico le famiglie, che coprono direttamente i costi del sostegno per il figlio disabile”.

Una difficoltà riconosciuta anche dal ministero dell’Istruzione: “La legge 440/97 prevede un contributo generale a favore delle paritarie, che copre solo una piccola parte dei costi di gestione: nell’ambito di questo fondo, fino a qualche anno fa, potevamo destinare una quota anche alla voce specifica ‘handicap’, in relazione al numero di studenti disabili presenti nelle scuole, per sostenere in parte i costi supplementari che la presenza di questi studenti necessariamente comporta. Da qualche anno, però, possiamo destinare alle scuole paritarie solo il contributo generale, mentre ogni altro genere di finanziamento è riservato esclusivamente alle statali”. E prometteva, il ministero: “Stiamo studiando come superare tecnicamente questo ostacolo”. Ora, l’emendamento presentato al Senato, sembra andare in questa direzione. “Inizia un percorso di riconoscimento di un diritto, quello del sostegno a ragazzi e bambini con disabilita’, che frequentano una scuola non statale, per i quali lo Stato non riconosceva niente”, ha dichiarato il sottosegretario Gabriele Toccafondi.

Soddisfatte le associazioni, che in una nota congiunta riconoscono nell’emendamento del governo “un piccolo segnale di attenzione nei confronti degli oltre 12mila alunni con disabilità presenti nelle scuole paritarie, delle loro famiglie e degli istituti che li accolgono”. La soddisfazione è però solo parziale, visto che “la cifra resa disponibile non rappresenta una riposta adeguata al bisogno e non permette neanche lontanamente alle scuole paritarie di affrontare il costo di un insegnante di sostegno”. Resta però positivo “il fatto che si sia iniziato ad affrontare questo problema così delicato e urgente”, con l’auspicio che ” si collochi nel contesto di una strategia complessiva che, anno per anno, porti ad incrementare le risorse disponibili a favore di una reale libertà di scelta educativa, sino alla copertura totale del costo per il docente di sostegno”.

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    PROVE INVALSI PER ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI: LA NOTA CON LE DISPOSIZIONI

    disabili.com – L’Invalsi indica in una nota apposita le disposizioni circa la somministrazione delle prove ad alunni con BES, suddividendo gli allievi in distinte categorie

    Si stanno svolgendo in questi giorni le consuete prove annuali dell’invalsi, somministrate ad alunni di scuola primaria e secondaria. Nello specifico, il 4 maggio si è svolta la prova di Italiano nelle classi II e V di Scuola Primaria, mentre per oggi è prevista quella di Matematica per le medesime classi; il 12 maggio, invece, sono previste entrambe le prove per la II classe di Scuola Secondaria di Secondo grado. In giugno, poi, si svolgeranno le prove interne agli esami di stato.

    Anche quest’anno l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di Formazione (INVALSI) ha pubblicato una nota sullo svolgimento delle prove per gli allievi con Bisogni Educativi Speciali (BES), riferita alle prove previste per il mese di maggio. In essa, per quanto attiene alle prove previste nell’ambito dell’Esame di Stato, si rinvia alla normativa vigente.

    Nella nota si sottolinea che le prove non sono finalizzate alla valutazione individuale degli alunni, ma al monitoraggio dei livelli di apprendimento conseguiti dal sistema scolastico, al fine di trovare le soluzioni più idonee per garantire la più larga inclusione possibile di tutti gli allievi. In particolare si evidenzia che le esigenze degli allievi con particolari bisogni educativi sono molteplici e difficilmente individuabili a priori in modo completo ed esaustivo. Da ciò discende che la valutazione del singolo caso può essere effettuata in modo soddisfacente solo dal Dirigente scolastico che conosce esattamente la situazione del singolo studente e, pertanto, può adottare tutte le misure idonee per rispondere alle necessità di ogni allievo. E’ certamente più probabile che siano i docenti a conoscere “esattamente la situazione del singolo studente” e però riteniamo che la nota voglia riassumere nella figura del dirigente le conoscenze appropriate che la scuola deve avere dei propri alunni. Nondimeno, auspichiamo la piena collaborazione tra docenti e dirigenti nell’individuazione delle modalità adeguate alla somministrazione delle prove ad alunni con BES.

    Nello specifico, in ogni caso, la nota prevede quanto segue.

    – Per gli alunni con disabilità certificata ai sensi dell’art. 3 (commi 1 e 3) della legge 104/92, sono previste diverse possibilità: in caso di disabilità intellettiva è la scuola a decidere se somministrare la prova o meno e i risultati non saranno inclusi nei dati di classe e di scuola. Sono previsti tempi più lunghi e strumenti tecnologici adeguati; in caso di disabilità sensoriale e motoria le prove saranno somministrate con il supporto di strumenti di mediazione adeguati e i risultati saranno inseriti nei dati della classe e della scuola; in caso di altro tipo di disabilità è la scuola a decidere se somministrare le prove o meno e i risultati non saranno inseriti nei dati di classe e di scuola.

    – Per gli alunni con Disturbi Evolutivi Specifici, invece, possono darsi due situazioni: alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), certificati ai sensi della L. 170/10, per i quali è la scuola a decidere se somministrare la prova o meno. In questo caso sono previsti gli strumenti compensativi e le misure dispensative previste dalla norma e l’inserimento dei risultati nei dati di classe e di scuola; alunni con altre diagnosi, ad esempio ADHD, borderline
    cognitivi o altri disturbi, per i quali è prevista, con opportuni strumenti compensativi e misure dispensative, la somministrazione delle prove e l’inserimento dei dati nelle prove di classe e di scuola.

    – Per gli alunni con Svantaggio socio-economico, linguistico e culturale, infine, è prevista la somministrazione delle prove e l’inserimento dei risultati nei dati di classe e di scuola. Non è previsto, invece, in questo caso, il ricorso a strumenti compensativi ed a misure dispensative.
    La tripartizione segue quella indicata dalla Direttiva del 27/12/12, che individua tre sottocategorie di alunni con BES. Certamente ne rispetta i bisogni educativi ed indica le modalità di intervento. Non possiamo non chiederci, però, se la crescente classificazione, lungi dal consentire inclusione, non determini invece nel tempo etichettature importanti e di fatto stigmatizzanti.

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      SALUTE MENTALE, AL VIA LA SECONDA FASE DEL PROGETTO OSSERVATORIO NAZIONALE PER IL MONITORAGGIO DEI DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO

      salute.gov.it – Parte la seconda fase del programma per la diagnosi precoce dei Disturbi dello Spettro Autistico (ASD), coordinato dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) e dalla Fondazione IRCCS “Ca’ Granda” Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, con la collaborazione  della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP).
      Lo studio fa parte di un progetto più ampio, della durata di due anni, finanziato e monitorato dalla Direzione Generale Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute e affidato, per la sua realizzazione, all’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

      La prima parte del progetto, partita a febbraio e direttamente in capo all’ISS, ha avuto come primo obiettivo quello di effettuare una stima della prevalenza di tali disturbi a livello nazionale. Negli ultimi anni infatti si è assistito ad un deciso aumento nella prevalenza di questo gruppo di disturbi del neurosviluppo, legati a cause ancora poco chiare e caratterizzati da compromesse capacità di interazione sociale e comunicativa. E tuttavia ad oggi sono ancora pochi i registri di pazienti affetti da ASD nel mondo, e pochi gli studi epidemiologici utilizzabili per una buona valutazione e una pianificazione appropriata.

      E’ però sempre più evidente come l’individuazione e il trattamento precoce dei casi di autismo possano ridurre significativamente l’impatto del disturbo sullo sviluppo e migliorare quindi le capacità e l’autonomia del paziente. Attualmente infatti a livello nazionale la diagnosi viene mediamente effettuata all’età di 4-5 anni: c’è un ritardo di circa 2-3 anni rispetto ai primi dubbi dei genitori

      Per poter iniziare a porre il sospetto diagnostico entro i 18 mesi e raggiungere la diagnosi entro i 24 mesi è cruciale il ruolo dei pediatri di libera scelta, che nei controlli sanitari di routine hanno la possibilità di osservare in maniera mirata i segnali di rischio di ASD e indirizzare tempestivamente i genitori ai servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA) per la conferma diagnostica e l’eventuale presa in carico.

      Per questo motivo il progetto dell’Osservatorio Nazionale si propone anche, come secondo obiettivo, di raccogliere informazioni su quali strumenti di screening e diagnosi precoce siano attivi a livello regionale negli accordi con i pediatri di libera scelta e quali siano le modalità più efficaci per facilitare l’accesso ai servizi di NPIA, rilevazione che partirà a inizio maggio.

      Per le famiglie la presenza di reti di intervento e la facile accessibilità ai servizi di salute che abbiano competenze specifiche, ha una ricaduta immediata sulla qualità della loro vita. Una rete di assistenza “sotto casa”, inoltre, potenzia il valore abilitativo dell’intervento che, se iniziato in fase precoce, aumenta l’efficacia nell’acquisizione di autonomie nelle azioni quotidiane e può migliorare significativamente l’esito in termini di competenze cognitive e sociali.

      Da settembre verranno poi ricostruiti i percorsi diagnostici-terapeutici reali di un campione di piccoli pazienti con sospetto ASD  arrivati ai servizi di NPIA, per identificare i principali punti di forza e di debolezza, approfondire gli effetti della ampia variabilità regionale e individuare le buone pratiche che migliorano l’assistenza.

      La costituzione di una rete sinergica tra pediatri e servizi di neuropsichiatria, agevolata anche dal lavoro condiviso di associazioni come SINPIA, FIMP e ACP, sarà decisiva nella riduzione dell’età della prima diagnosi e, in ultima analisi, nel miglioramento della qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie.

      Per approfondire consulta:

          la notizia sull’avvio del progetto Osservatorio nazionale per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico
          la scheda Autismo nella sezione La nostra salute
      l’opuscolo Autismo: quale trattamento per bambini e adolescenti?
      Linea guida Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti
          le Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nei Disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS), con particolare riferimento ai disturbi dello spettro autistico.

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        CONVENZIONE ONU, LE RICHIESTE DEL FORUM ITALIANO SULLE DISABILITÀ

        personecondisabilità.it – In un lungo documento, il Fid analizza il rapporto del governo sulla disabilità e avanza le sue richieste. Tra le più urgenti: includere la raccomandazione di “accomodamento ragionevole” nella legislazione italiana.

        Includere la raccomandazione di “accomodamento ragionevole” nella legislazione italiana (nazionale e regionale) e includere nella legge di riforma della scuola (107/2015)  misure volte a migliorare le competenze del personale della scuola per stabilire ruoli specifici per gli insegnanti di sostegno. Sono le due richieste più urgenti (da concretizzare entro 12 mesi) che il Forum italiano sulla disabilità ha presentato al Comitato di monitoraggio della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità all’interno del “Primo rapporto alternativo”. In cui si analizza – punto per punto – il documento del governo sull’applicazione della Convenzione Onu e si rilancia, chiedendo appunto al Comitato di intervenire sul Governo per ottenere una piena applicazione della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.

        Un documento internazionale che è stato ratificato dal Parlamento italiano nel febbraio 2009 e che pertanto è legge dello stato. Tuttavia, il cambiamento culturale che sottende a questo nuovo approccio non è ancora del tutto consolidato e omogeneo nel nostro Paese. La disabilità continua a essere un tema piuttosto trascurato dalle agente politiche, inoltre continua a predominare un approccio medico a cui sfuggono i principi di accessibilità, fruibilità e Universal Design.

        Sfogliando il documento redatto dal “Forum italiano sulla disabilità” balza subito all’occhio come la strada da percorrere sia lunga e complessa. Sotto diversi punti di vista. Oltre alle due richieste relative alla raccomandazione di “accomodamento ragionevole” e alla scuola, si vanno a toccare quasi tutti gli ambiti della vita delle persone con disabilità, ma non solo.
        Ad esempio si chiede di migliorare il livello di coinvolgimento nella vita sociale e nei processi decisionali, garantendo “la partecipazione attiva e strutturata di tutte le persone con disabilità attraverso le loro associazioni” oltre che adottando azioni sistematiche di “accrescimento della consapevolezza”.
        Si chiede di migliorare l’accessibilità, riducendo il divario tra la legislazione e la sua applicazione. Ma non solo: bisogna “includere la formazione sui principi del design for all nel curriculum ordinario di tutti i professionisti che si occupano di accessibilità.

        C’è poi una grande attenzione sul tema della salute mentale. Per questo il Forum chiede l’abrogazione delle leggi nazionali che permettono i TSO e i ricoveri coatti, oltre di garantire a tutte le persone con disabilità la capacità di esprimere il proprio consenso informato. Non potevano infine mancare annotazioni sulle esigenze mediche e sanitarie, come la richiesta di imporre la definizione e l’adozione dei Livelli essenziali di assistenza sociale (Liveas) e di includere nei Livelli essenziali di assistenza (Leas) l’accesso omogeneo ai progetti di vita indipendente.  E ancora, adottare nuovi Lea che garantiscano alle persone con disabilità l’accesso alle cure sanitarie di base, la diagnosi precoce oltre che servizi e programmi di abilitazione e riabilitazione integrati.

        Non poteva poi mancare il tema del lavoro, con una richiesta ad adottare misure più efficaci per aumentare il tasso di occupazione delle persone con disabilità. Ultima, ma non meno importante, una richiesta “statistica”: “Includere i dati sulla disabilità nelle indagini e nei censimenti sulla popolazione in generale, disaggregati per età e sesso”. Una richiesta fondamentale per comprendere e analizzare il mondo della disabilità in Italia, perché a oggi i dati disponibili riguardano solo alcune aree della vita. Una richiesta che non è dettata solo da mera curiosità statistica: “La scarsità dei dati disponibili, infatti, corrisponde a una carenza di politiche e azioni per migliorare il godimento dei diritti sociali e civili delle persone con disabilità”.

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          INSERIMENTO LAVORATIVO DI PERSONE CON DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO, ISFOL

          quotidianosicurezza – ROMA – Disturbi dello spettro autistico e lavoro. Pubblicato da Isfol un articolo sull’inserimento lavorativo delle persone con DSA e delle persone con disturbo psichico. Articolo curato da Amedeo Spagnolo, responsabile del programma dell’Isfol Pro.P. sostegno e lo sviluppo dei percorsi integrati di inclusione socio-lavorativa dei soggetti con disturbo psichico.

          Il pezzo, consultabile integralmente sul sito Isfol fa parte del volume Lo spettro autistico: la legge n. 134/15 e i suoi risvolti clinici e sociali curato da Paola Binetti.

          Richiamando il progetto Pro.P, affronta i temi dei percorsi di identificazione, presa in carico, formazione, inserimento lavorativo. Il supporto adeguato ai familiari, il personale tecnico, quindi il supporto a colleghi, datori di lavoro. La tutela della persona con autismo, con la consapevolezza che questa molto abbia da “offrire in un ambiente di lavoro”.

          “Per la buona realizzazione di un Progetto di inserimento sociolavorativo sappiamo bene che i punti decisivi, «prerequisiti» di base per l’acquisizione delle competenze necessarie per la maggior parte dei lavori, sono quelli dell’interazione, comunicazione, cognizione sociale ed empatica. Queste capacità sono, nella maggior parte dei casi, estremamente carenti nei giovani con Autismo, ma possono essere sviluppate con l’ausilio di adeguati programmi educativi. Per avere miglioramenti importanti è necessario, però, un lungo percorso psicoeducativo che deve iniziare il prima possibile, già nella prima infanzia e, poiché le capacità di apprendimento dei soggetti autistici sono molto personali, la loro educazione deve essere mirata e programmata caso per caso”.

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            ASSICURAZIONI BLINDATE SUL DOPO DI NOI: PRESENTATO L’EMENDAMENTO

            vita.it – La relatrice Anna Maria Parente ha presentato ieri un emendamento nato dal confronto con Vita e Anffas per ampliare le agevolazioni tributarie previste per le assicurazioni in favore di persone con disabilità. Le agevolazioni maggiori vanno insieme a più rigore dei prodotti, disegnati ad hoc per il dopo di noi. Stesse regole per i fondi pensione

            Aveva tenuto aperta la porta, la senatrice Anna Maria Parente e ora ha messo la sua firma – di relatrice della legge sul dopo di noi – all’emendamento presentato ieri per ampliare le agevolazioni tributarie previste per le assicurazioni in favore di persone con disabilità, andando a modificare l’attuale articolo 5 della legge. Si tratta nel contempo di prevedere maggiori vincoli per queste assicurazioni, garantendone la destinazione esclusiva a beneficio del progetto di dopo di noi e allargando ai fondi pensione il ventaglio di strumenti tra cui le famiglie possono scegliere. Si tratta di una proposta maturata nel confronto con Vita e Anffas, nella direzione di raccogliere un’esigenza delle famiglie, che oggi lamentano l’esistenza di strumenti adeguati.

            «È fondata la preoccupazione che legge sia un favore alle lobby assicurative?», avevamo chiesto a Roberto Speziale, presidente di Anffas, il giorno in cui la Camera approvò la legge: «Non c’è bufala più grande. Con questa legge, ho fatto i conti, si dà possibilità di dedurre dal reddito 40 euro: le pare che una famiglia deciderà di fare o non fare un’assicurazione in virtù di questo?», aveva risposto. «Dal nostro punto di vista anzi serviva un’agevolazione molto più significativa, nel confronto fatto con le nostre famiglie è emerso che le famiglie sarebbero felici di poter costruire situazioni che garantiscano il futuro dei loro figli, senza che venga meno l’obbligo dell’impegno pubblico? Perché non sostenerle? Già da tempo Anffas sta lavorando con Cattolica per mettere in piedi un prodotto assicurativo funzionale alle famiglie. Abbiamo fatto anche un ragionamento con il professor Marcello Esposito lì a Vita e un incontro con Unipol, stiamo costruendo cose che vanno nella direzione della corretta destinazione del patrimonio, non prestandoci ad alcun interesse delle assicurazioni di cercare nuovi clienti».
            Parente Anna Maria

            «Personalmente ritengo giusto intervenire in questo ambito per rafforzare la norma, è giusto che si ancori il beneficio della detraibilità ad alcune condizioni che nel testo della Camera non c’erano, come il fatto che gli assicurati debbano essere i genitori del beneficiario o le persone presso cui vive, che la prestazione sia una rendita vitalizia con rate mensili e che il riscatto totale sia possibile solo alla morte del genitore. Sono tutti correttivi che vanno nella direzione dello spirito della legge e del dopo di noi e creano una rendita per la persona disabile», ci aveva detto la relatrice Parente in una recente intervista.

            «Credo che siano da accogliere per meglio sostenere le preoccupazioni dei genitori, tenendo conto che non si tratta di creare un regime tributario specifico ma di equiparare queste polizze al regime della previdenza complementare, prevedendo che possano diventare oneri deducibili. La logica è che il patrimonio che un genitore accantona con sacrificio per il futuro del figlio disabile non è solo la casa, ma anche l’investimento che fa nella polizza o nel fondo pensione».

            Di seguito il testo integrale dell’emendamento presentato, il numero 5.100.

            Sostituire l’articolo 5 con il seguente:

            «Art. 5 (Agevolazioni tributarie per i fondi pensione e le assicurazioni in favore di persone affette da disabilità) – 1. A decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2016, i premi per le assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave come definita dall’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata secondo le modalità di cui all’articolo 4 della legge n. 104 citata, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, e accertata con le modalità di cui all’articolo 4 della medesima legge, sono deducibili ai sensi dell’articolo 10 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dal reddito complessivo per un importo non superiore, per ogni soggetto disabile beneficiario, alla misura massima stabilita dal comma 4 dell’articolo 8 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, e successive modificazioni.

            2. Le prestazioni assicurative sono imponibili per il loro ammontare complessivo al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta. Sulla parte imponibile delle prestazioni assicurative comunque erogate è operata una ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 9 per cento.

            3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano nel caso in cui il contratto di assicurazione avente ad oggetto il rischio di morte preveda che:

            a) il beneficiario sia una persona con disabilità grave, come definita dall’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata secondo le modalità di cui all’articolo 4 della legge n. 104 citata, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità;

            b) gli assicurati siano i genitori del beneficiario o la persona presso il cui nucleo familiare sia inserito il beneficiario;

            c) la prestazione contrattualmente prevista sia esclusivamente una rendita vitalizia con rate mensili o trimestrali;

            d) gli eventi relativi alla vita degli assicurati siano il decesso o l’invalidità permanente;

            e) non sia ammesso il riscatto totale se non in caso del verificarsi degli eventi di cui alla lettera d);

            f) siano ammessi riscatti parziali, fino al massimo del 50 per cento del capitale accumulato, in caso di acquisto, manutenzione o adattamento di un’unità abitativa destinata all’assistenza della persona con disabilità gravi di cui alla lettera a), in caso di malattia grave del beneficiario.

            4. All’articolo 8 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:

            “6-bis. In aggiunta alla deduzione dei contributi effettuata in base ai commi precedenti, i contributi versati in favore di persone con disabilità grave accertata con le modalità di cui all’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come definita dall’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata secondo le modalità di cui all’articolo 4 della legge n. 104 citata, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, sono deducibili, ai sensi dell’articolo 10 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dal reddito complessivo per un importo non superiore ad ulteriori euro 5.164,57 per ogni soggetto disabile beneficiario.”

            5. Alla copertura delle minori entrate derivanti dal presente articolo, valutate in 35,7 milioni di euro per l’anno 2017 e in 20,4 milioni di euro annui a decorrere dal 2018, si provvede ai sensi dell’articolo 9.»

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              È TEMPO DI PROGETTI PERSONALIZZATI

              superando – «“Mettere al centro” la persona con disabilità – sottolineano dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) – progettare in modo personalizzato e favorire l’integrazione degli interventi sono obiettivi e indicazioni che da tempo si trovano in leggi, delibere e piani operativi, ma che ancora oggi stentano ad affermarsi nella realtà. È tempo di trasformare in fatti quelle affermazioni di principio»: verterà su tali concetti il seminario del 5 e 12 maggio di Milano, organizzato dalla stessa LEDHA in collaborazione con l’Università Bicocca

              «“Mettere al centro” la persona con disabilità – sottolinea Giovanni Merlo, direttore della LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – progettare in modo personalizzato e favorire l’integrazione degli interventi sono obiettivi e indicazioni che da tempo si trovano in leggi, delibere e piani operativi, che però, ancora oggi, stentano ad affermarsi nella realtà in modo ordinario sistematico». «Il sistema della presa in carico per le persone con disabilità – aggiunge – funziona per risposte standardizzate, perché questo garantisce il funzionamento del sistema stesso, ma i princìpi base della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e della stessa riforma sociosanitaria della Regione Lombardia vanno in direzione opposta, verso cioè l’elaborazione di progetti personali. I tempi sono dunque maturi per trasformare in fatti queste affermazioni di principio».
              Ruoterà intorno a questi fondamentali concetti il seminario organizzato dalla LEDHA a Milano, in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca, denominato Progettare personalmente. Una risposta alle esigenze e ai diritti delle persone con disabilità e articolato su due appuntamenti di grande sostanza, in programma il 5 e il 12 maggio.

              L’iniziativa, in sostanza, è stata promossa per confrontarsi e interrogarsi assieme ad operatori sociali, supervisori e studenti, offrendo strumenti sia di interpretazione della realtà in cui si opera, sia di natura culturale e tecnica per lo sviluppo di progetti realmente personalizzati.
              A condurre i lavori sarà lo stesso Giovanni Merlo, per parlare, nel corso del primo incontro, di Disabilità: regimi a confronto, Servizi sociali, sistemi sociosanitari e disabilità in Lombardia e Valutazione multidimensionale, mentre il secondo incontro sarà centrato sulla Presa in carico e progettazione personalizzata delle persone con disabilità, Budget di Salute (un possibile modello di intervento) e L’abitare delle persone con disabilità. (S.B.)