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Reddito di cittadinanza, le federazioni incontrano il governo

Fonte www.superabile.it – La Fand e la Fish sono state ricevute dal ministro per la famiglia e le disabilità Lorenzo Fontana: chiesti una serie di interventi per modificare il decreto e rendere il provvedimento più vicino alle persone con disabilità. Fra le richieste specifiche l’estensione della pensione di cittadinanza, la modifica delle scale di equivalenza, l’innalzamento della soglia patrimoniale, l’esclusione delle pensioni assistenziali dal computo del reddito e incentivi per l’inclusione lavorativa.

Il reddito di cittadinanza, così com’è, non piace alle associazioni che rappresentano le persone con disabilità in Italia: il testo è considerato “insoddisfacente” e perfino penalizzante proprio per una categoria particolarmente esposta al rischio povertà. Così la Fish ha preparato un documento, in cui chiede cinque correzioni che ritiene fondamentali e indispensabili. E ieri lo ha presentato al ministro Fontana, primo di una serie di interlocutori politici a cui la federazione intende rivolgersi nelle prossime settimane.

Negli uffici del Ministero per la Famiglia e le Disabilità ieri è stata ricevuta anche l’altra grande federazione nazionale, la Fand, che ha ribadito alla struttura tecnica del Ministero la propria preoccupazione per il provvedimento sul “reddito di cittadinanza” che ha deluso le aspettative di molte persone con disabilità. Il presidente nazionale Franco Bettoni e il vicepresente Nazzaro Pagano hanno chiesto un impegno su tre aspetti fondamentali: attenzione specifica sulle problematiche delle persone con disabilità che porti a politiche realmente inclusive per tutti; inclusione lavorativa per tutte le persone con disabilità; aumento delle pensioni di invalidità civile per tutti coloro che ne beneficiano, a prescindere da ogni altra forma di incentivo contro la povertà e l’esclusione sociale.

L’incontro con Fand e Fish anticipa il tavolo di confronto che era stato annunciato dal sottosegretario Zoccano e che punta a trovare soluzioni condivise per introdurre sensibili miglioramenti e portare ad una maggiore equità sociale per le persone con disabilità. 

E in tal senso ecco muoversi il documento presentato dalla Fish e reso immediatamente disponibile dalla Federazione, che sottolinea come sia ormai evidente a qualsiasi interlocutore che il decreto legge non prevede affatto l’aumento delle pensioni di invalidità né per pochi né per tanti. “Riteniamo che tale istanza debba essere oggetto di uno specifico ulteriore intervento normativo con adeguate risorse – afferma il presidente Falabella – ma nel frattempo vanno sanati in questa misura di contrasto alla povertà tutti gli aspetti che finiscono per porre le famiglie e le persone con disabilità in una condizione svantaggiata rispetto agli altri nuclei pur ugualmente in povertà assoluta”.

 
Ed ecco i cinque emendamenti proposti.
 
Emendamento su pensione di cittadinanza. Il primo riguarda l’estensione della pensione di cittadinanza, attualmente riservata ai soli over65enni che vivano soli o con un’altra persona coetanea o più anziana, anche ai casi di nuclei il cui l’over65enne viva con una persona con disabilità. L’intento è quello di aprire una ulteriore “finestra” per casi di reale disagio e isolamento. Questo il testo proposto: “Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 65 anni il Rdc assume la denominazione di Pensione di cittadinanza quale misura di contrasto alla povertà delle persone anziane. I requisiti per l’accesso e le regole di definizione del beneficio economico sono le medesime del Rdc, salvo dove diversamente specificato. Tale misura è concessa anche nelle fattispecie in cui il componente o i componenti di età pari o superiore ai 65 anni convivano con una persona con disabilità grave o non autosufficienza come definite dall’allegato 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013”.
 
Emendamento su parametri della scala di equivalenza. Il secondo emendamento richiede di ponderare le scale di equivalenza, in modo da considerare maggiormente la persone con disabilità nel nucleo familiare, prevedendo parametri aggiuntivi. È importante sia per il calcolo delle soglie di accesso sia per l’ammontare del reddito di cittadinanza eventualmente erogato. Ecco il testo proposto: Il parametro della scala di equivalenza, di cui al comma 1, lettera b), numero 4, è pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare ed è incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di anni 18 e di 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1. Il totale dei parametri è in ogni caso elevato di 0,4 per ogni componente con disabilità grave o non autosufficienza e di 0,2 per ogni componente con disabilità media come definite dall’allegato 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013 e fino ad un massimo di 2,5”.
 
Emendamento su soglia patrimonio mobiliare. Il terzo emendamento prevede un innalzamento della soglia patrimoniale (risparmi) aggiuntiva da 5.000 a 7.500 euro per le persone con disabilità più severa. Ecco il testo suggerito da Fish: “un valore del patrimonio mobiliare, come definito a fini ISEE, non superiore a una soglia di euro 6.000, accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000, incrementato di ulteriori euro 1.000 per ogni figlio successivo al secondo; i predetti massimali sono ulteriormente incrementati di euro 5.000 per ogni componente con disabilità media e euro 7.500 per ogni componente con disabilità grave o non autosufficienza, come definite dall’allegato 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, presente nel nucleo”;
 
Emendamento su soglia della componente reddituale. Il quarto emendamento interviene sul computo del reddito che non si può superare pena l’esclusione dalle misure. Si richiede che dal calcolo del reddito familiare siano escluse le pensioni assistenziali di invalidità, cecità, sordità civile, non solo perché non equo, ma anche per evitare probabili contenziosi nei quali lo Stato soccomberebbe. Su analogo tema, infatti, si è già pronunciato il Consiglio di Stato nel 2016. Ecco il testo proposto: “Ai soli fini del Rdc, il reddito familiare, di cui al comma 1, lettera b) numero 4), è determinato ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, al netto dei trattamenti assistenziali eventualmente inclusi nell’ISEE. Ai fini del presente decreto, non si include tra i trattamenti assistenziali l’assegno di cui all’articolo 1, comma 125, della legge n. 190 del 2014”.
 
Emendamento su agevolazioni alle imprese. L’ultimo emendamento è quello che punta sulle politiche per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. Il decreto prevede una serie di incentivi ai datori di lavoro che assumano persone beneficiarie di reddito di cittadinanza. L’emendamento, a costo zero per l’erario, prevede che gli incentivi del reddito di cittadinanza possano essere erogati solo a condizione che le aziende siano in regola con le assunzioni obbligatorie previste dalla legge 68/1999 (collocamento mirato). L’altra precisazione consente la cumulabilità degli incentivi previsti da questo decreto legge con quelli disciplinati dalla legge 68/1999, rendendo così più vantaggiosa l’assunzione di persone con disabilità.
 
Fiducioso il presidente della Fish Falabella: “Lo staff tecnico del Ministro Fontana, con atteggiamento sicuramente orientato all’ascolto e alla disponibilità, si è riservato di compiere le valutazioni tecniche sugli emendamenti presentati, valutando in seno all’Esecutivo l’ipotesi di recepirli, in tutto o in parte, come Governo al momento del dibattito parlamentare – riferisce – La nostra azione politica non si ferma certo qui né è improntata all’attendismo – conclude – Proseguiremo la nostra pressione assieme a chiunque abbia a cuore queste istanze fino all’ultimo passaggio dell’iter parlamentare, condividendo in modo trasparente tutte le novità, positive o negative”.

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Scuola: stop alle classi pollaio e limite di 20 iscritti in presenza di alunni con disabilità

Fonte www.disabili.com – E’ in discussione in commissione cultura una proposta di legge per limitare il numero di alunni per classe a 22, con tetto massimo di 20 in presenza di bambini o ragazzi con disabilità

Negli ultimi giorni ha suscitato molto interesse una proposta di legge a firma Lucia Azzolina riguardante una significativa riduzione del numero degli alunni per classe. Il testo è in discussione in commissione cultura, alla Camera, ma permangono numerosi interrogativi sui finanziamenti necessari e sui tempi di realizzazione.

Il testo della legge prevede un tetto massimo di 22 alunni per classe, che si dovrebbe concretizzare a partire dall’anno scolastico 2020/21 con una spesa di due miliardi, ma dovrebbe essere avviato già dal prossimo anno scolastico.

Si tratta di una proposta di legge molto significativa che, qualora fosse realizzata, potrebbe consentire importanti miglioramenti non solo nella qualità della didattica, ma anche in quella della più generale quotidianità scolastica ed in quella dell’inclusione.

Il fenomeno delle classi pollaio, infatti, comporta non poche difficoltà per i docenti e per gli alunni: i primi, chiamati a fare lezione a 30 alunni, fanno molta fatica alla personalizzazione e ad assicurare le attenzioni didattiche necessarie agli alunni che presentano maggiori difficoltà; i secondi si ritrovano ad apprendere spesso in condizioni poco confortevoli, in aule troppo piccole e rumorose, in cui l’attenzione per il singolo non di rado dev’essere sacrificata per consentire il regolare proseguimento dei lavori.

In aule troppo affollate, cioè, vi è il rischio concreto del fallimento: dell’inclusione, della vita scolastica in condizioni di sicurezza e di una formazione di qualità. Aumenta l’esposizione al rischio di abbandono scolastico, aumentano le condizioni di lavoro usurante e lo stress per gli insegnanti, aumentano costantemente i ricorsi ai tribunali.  Con il nuovo testo – ha dichiarato la Azzolinanon transigeremo sulla vivibilità delle aule, in particolare in quelle in cui sono presenti studenti con disabilità: non si potrà, obbligatoriamente, superare il tetto dei 20. In tutte le altre, invece, il tetto sarà di 22.

Attualmente, sula base del DPR n. 81/09, centrato su una severa razionalizzazione delle risorse, il numero di alunni per classe previsto è fino a 27 per le classi iniziali di scuola elementare, fino 28 per quelle delle secondarie di primo grado e fino a 30 per il secondo grado. E’ inoltre consentito aggiungere un ulteriore 10%, arrivando ad oltre 30 alunni.
Il provvedimento attualmente in discussione, pertanto, appare molto rilevante, è molto atteso da docenti e genitori e potrebbe comportare significativi miglioramenti nella scuola italiana. Tuttavia, il percorso della legge non è semplice e immediato. Mancano dati sul numero delle classi fuori norma, sulle risorse in più che occorrerebbero, sulle aule in più che servirebbero, sui costi dell’intera operazione. Quest’ultima, infatti, si prefigge anche di ripristinare i posti di lavoro tagliati dalla riforma Gelmini proprio aumentando il numero di alunni per classe. Lo scopo dichiarato, dunque, è mettere al centro un apprendimento di qualità, sostenendo i più deboli e permettendo agli insegnanti di svolgere con più dignità il loro lavoro.

La proposta di legge prevede assoluta inderogabilità del tetto massimo di 20 alunni in presenza di bambini o ragazzi con disabilità. Tale limite, purtroppo, è stato negli anni troppo spesso superato, in modo discrezionale o con deroghe continue. L’attuale dicitura di norma, cioè, che consentiva in realtà ogni deroga, dovrà essere eliminata. Ciò potrà consentire, verosimilmente, una sensibile diminuzione dei ricorsi ai tribunali amministrativi. Nel dossier relativo alla proposta di legge, infatti, leggiamo che in caso di presenza di alunni con disabilità, le medesime classi non possono essere costituite con più di 20 alunni. Si tratta di una previsione tassativa, non subordinata ad alcuna condizione, che intende modificare quanto ora previsto dall’art. 5, co. 2, del DPR 81/2009.

Accogliamo con grande favore questa importante attenzione e ci auguriamo che l’iter della legge possa proseguire superando ogni ostacolo, al fine di poter creare le condizioni per un maggiore benessere dei nostri ragazzi nella vita scolastica. Ciò, va da sé, è di enorme rilievo per tutti gli alunni e, naturalmente, lo è ancora di più per i ragazzi più fragili.

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Lasciti testamentari a favore di enti no profit: cosa sono e come farli

Fonte www.superando.it – In tutta Italia un fitto calendario di incontri, promossi da AISM e Consiglio Nazionale del Notariato, per illustrare con linguaggio semplice le regole di questa forma di solidarietà

Gli italiani sono un popolo di grande generosità: lo riscontriamo nei momenti di grande commozione generale, a ridosso ad esempio di fatti tragici che sconvolgono il Paese, ma sanno esserlo anche nei piccoli gesti quotidiani.

Essere generosi nei confronti del prossimo e della collettività di cui facciamo parte (o di quella che verrà) significa mettere in atto comportamenti consapevoli e  attenti, in grado di contribuire a condizioni di vita migliori per chi sia colpito da problematiche, ma in generale per tutti.

Tra le forme di generosità che stanno prendendo piede, c’è quella del lascito solidale: si tratta di una disposizione testamentaria con la quale si decide di lasciare anche una piccola parte del proprio patrimonio in beneficenza. Questa opzione di grande generosità permette così di lasciare il proprio contributo tangibile a organizzazioni impegnate, ad esempio, nella ricerca scientifica, ma anche nell’assistenza o in altre forme di supporto di soggetti malati o in difficoltà.

Ma come funziona il testamento solidale? Cosa si può lasciare in eredità? Quali sono le organizzazioni più serie, alle quali affidare i propri beni? Per fare chiarezza l’AISM propone una serie di incontri, in collaborazione e con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato, dedicando all’argomento la Settimana Nazionale dei Lasciti AISM.

Dal 21 al 27 gennaio 2019 si terranno 52 incontri sul territorio durante i quali i notai saranno a disposizione dei cittadini, per spiegare e approfondire cosa prevede la legge italiana in materia di diritto successorio, con un linguaggio semplice e chiaro,  per aiutare gli interessati a questa forma di solidarietà a districarsi in una materia tanto complessa.

Qui il calendario degli incontri

Ricordiamo che è disponibile anche la Guida ai lasciti testamentari realizzata da AISM in collaborazione e con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato (si può richiedere qui).

Per info:

Numero verde AISM 800-094464
www. aism.it/lasciti

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Sanità, Livelli essenziali di assistenza: 16 le regioni “promosse”

Fonte www.superabile.it – Monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, secondo i dati del Ministero della Salute, relativo al 2017. Il Piemonte guida le otto regioni che ottengono un punteggio superiore a 200, altre 8 raggiungono un punteggio uguale o superiore a 160 (livello minimo accettabile). Criticità per Campania, Valle d’Aosta, Sardegna, Calabria e Provincia autonoma di Bolzano.

Il Piemonte guida le otto regioni che ottengono un punteggio superiore a 200, altre otto raggiungono il livello minimo accettabile (tra 200 e 160) mentre per cinque regioni il punteggio è inferiore a 160. Sono i risultati del monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, secondo i dati del Ministero della Salute che pubblica i punteggi di tutte le regioni in base alla Griglia Lea 2017, per la prima volta comprendendo anche le regioni a statuto speciale non sottoposte a verifica adempimenti (Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Province Autonome di Trento e Bolzano).
 
Nel 2017 risultano valutate positivamente, ottenendo un punteggio uguale o superiore a 160 (livello minimo accettabile) in base alla Griglia Lea, ben 16 regioni. In particolare, le otto regioni che raggiungono un punteggio superiore a 200 sono: Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Umbria, Abruzzo e Marche. Altre otto regioni si collocano in un punteggio compreso tra 200 e 160 (livello minimo accettabile): Liguria, Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Provincia Autonoma di Trento, Lazio, Puglia, Molise e Sicilia.  Le regioni Campania, Valle d’Aosta, Sardegna, Calabria e la Provincia Autonoma di Bolzano si caratterizzano per i punteggi inferiori a 160 e presentano diverse criticità ascrivibili in particolare all’area della prevenzione (screening e coperture vaccinali) e all’area distrettuale (residenziali anziani e disabili). Le Regioni Calabria e Campania, entrambe sottoposte a regime commissariale, presentano una situazione differente. Mentre la Calabria raggiunge un punteggio inferiore rispetto all’anno precedente, la Campania ha un punteggio migliorativo anche se non raggiunge ancora il livello minimo accettabile. Con riferimento alla P.A. di Bolzano, alla Sardegna e alla Valle d’Aosta si evidenzia il mancato invio di alcuni flussi informativi obbligatori.
 
Le regioni, si spiega nella nota, per poter accedere al maggior finanziamento del SSN – quota premiale del 3% delle somme dovute a titolo di finanziamento della quota indistinta del fabbisogno sanitario al netto delle entrate proprie – sono tenute a una serie di adempimenti, in base all’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005. Le regioni sottoposte alla verifica di tali adempimenti sono quelle ordinarie e la Sicilia (sono escluse la Valle d’Aosta, le due Provincie Autonome di Bolzano e Trento, il Friuli Venezia Giulia e la Sardegna dal 2010). La verifica degli adempimenti è a cura del Comitato Lea, al quale è affidato il compito di monitorare l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza in condizioni di appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo delle risorse, al fine di promuovere e garantire l’effettiva erogazione e l’uniformità sul territorio. Tra gli adempimenti, rientra quello relativo all’area “Mantenimento nell’erogazione dei Lea”, che viene certificato attraverso l’utilizzo di un set di indicatori (Griglia LEA) ripartiti tra l’attività di assistenza negli ambienti di vita e di lavoro, l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera.

 

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Terzo Settore: positivo l’incontro con il Governo

Fonte www.superando.it – «È stato un incontro positivo e costruttivo, sia nel metodo che nel merito»: così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, commenta gli esiti dell’annunciato incontro svoltosi a Palazzo Chigi tra gli esponenti del Governo e una delegazione del Forum e i rappresentanti di altri importanti enti religiosi e laici del Terzo Settore. Durante l’incontro, tra l’altro, è stata riconfermata la volontà del Governo di correggere la contestata misura di abrogazione dell’IRES agevolata (Imposta sul Reddito delle Società) per gli Enti non commerciali.

«È stato un incontro positivo e costruttivo, durante il quale il presidente del Consiglio Conte e il sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Durigon, a nome del Governo, hanno dato al Terzo Settore un segnale importante nel metodo e nel merito. Nel metodo perché è stato aperto un canale di comunicazione e confronto da noi apprezzato, che non sarà una tantum e diventerà strutturale. Nel merito abbiamo apprezzato il riconoscimento del valore del Terzo Settore per il Paese, l’opportunità di aprire un’ampia discussione sulle priorità dell’agenda sociale e la disponibilità all’apertura di un tavolo di collaborazione strutturale».
Così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore – organismo cui aderisce anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e Anffas – commenta gli esiti dell’annunciato incontro svoltosi a Palazzo Chigi tra gli esponenti del Governo e una delegazione del Forum e i rappresentanti di altri importanti enti religiosi e laici del Terzo Settore.

«Abbiamo preso atto – prosegue Fiaschi – degli impegni assunti dal Presidente del Consiglio e dal Sottosegretario per un rapido completamento dei provvedimenti attuativi della riforma del Terzo Settore [Legge 106/16, N.d.R.], in primis la definizione deolle attività secondarie e strumentali, le Linee Guida per la raccolta fondi e per il bilancio sociale e le Circolari sugli obblighi di pubblicità relativa ai contributi pubblici. È stata inoltre condivisa l’urgenza di completare e, dove necessario, rafforzare strutture di vigilanza degli Enti di Terzo Settore, per evitare abusi e premiare, sostenere e incentivare il Terzo Settore virtuoso e meritevole. Vogliamo ancora esprimere la nostra soddisfazione anche per l’assicurazione dell’immediato insediamento della Cabina di Regia, la revisione della sua composizione, dell’attivazione entro l’anno del Registro Unico e di quella dei Tavoli Interministeriali per l’armonizzazione normativa».

«Abbiamo riaffermato infine – conclude la Portavoce del Forum – le preoccupazioni relative alla misura di abrogazione dell’IRES agevolata [l’IRES è l’Imposta sul Reddito delle Società, N.d.R.], per gli Enti non commerciali in merito alla quale il Governo ha riconfermato la volontà di correggere in pochi giorni la Manovra ripristinando lo status quo. Restiamo quindi in attesa dei dettagli dell’azione correttiva per valutarne la piena efficacia».

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Inclusione scolastica alunni con disabilità: tanta strada ancora da fare. A dirlo è l’ISTAT

Fonte www.disabili.com – Pubblicato il report dell’ISTAT sull’inclusione scolastica relativo all’anno scolastico 2017/2018

Il 3 gennaio scorso l’Istat ha pubblicato il consueto report annuale riguardante l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. L’indagine ha esteso il campo di osservazione anche alla scuola dell’infanzia e alla scuola secondaria di secondo grado, fornendo così un quadro informativo ampio su tutte le scuole del territorio italiano. Si tratta complessivamente di 56.690 scuole, frequentate da 272.167 alunni con sostegno, vale a dire il 3,1% del totale degli iscritti. I dati mostrano purtroppo la permanenza di molteplici problematiche già rilevate nelle indagini degli anni scorsi e persistenti, nonostante la cresciuta attenzione verso le tematiche riguardanti l’inclusione.

BARRIERE ARCHITETTONICHE – In primo luogo permane il problema delle barriere architettoniche: soltanto il 32% delle scuole risulta infatti accessibile e la percentuale scende al 26% nelle scuole del Sud. Sono presenti inoltre barriere senso-percettive che ostacolano gli spostamenti delle persone con limitazioni sensoriali: la percentuale di scuole accessibili scende così al 18% e anche in questo caso la quota più bassa si registra nelle regioni del Sud, attestandosi al 13%. Una scuola su quattro risulta poi carente di postazioni informatiche adattate alle esigenze degli alunni con disabilità.
La collocazione delle postazioni informatiche in classe risulta poco frequente ed è presente in meno di metà delle scuole. Per il 9% degli alunni con disabilità gli ausili didattici utilizzati risultano poco adeguati alle loro esigenze.

ORE E INSEGNANTI DI SOSTEGNO – Non è migliorata nemmeno la dotazione delle risorse per il sostegno e molte di esse continuano a non essere formate. Gli insegnanti per il sostegno sono circa 156 mila, con un rapporto di 1,5 alunni per insegnante. Vi è una maggiore assegnazione di insegnanti per il sostegno nelle regioni del Sud, con un rapporto di 1,3 alunni per insegnante. Il 36% degli insegnanti per il sostegno viene selezionato dalle liste curriculari poiché la graduatoria degli insegnanti specializzati non è sufficiente a soddisfare la domanda.
Questo fenomeno è più frequente nelle regioni del Nord dove la quota sale al 49% mentre si riduce al 21% al Sud. Questo dato ci appare di grande significatività, sia perché indica che una percentuale altissima di docenti di sostegno non ha la formazione adeguata al ruolo, sia perché si tratta necessariamente di insegnanti precari. Se ad assi si aggiungono i docenti con specializzazione assunti anch’essi come supplenti annuali appare chiaro che in moltissimi casi non è possibile assicurare in nessun modo nemmeno la continuità didattica.

Dai dati, infatti, emerge che il 41% degli alunni ha cambiato insegnante rispetto all’anno precedente mentre il 12% lo ha cambiato nel corso dell’anno scolastico. Nell’anno scolastico 2017/2018, nel 13% delle scuole italiane nessun insegnante di sostegno ha frequentato un corso specifico sulle tecnologie educative, nel 61% delle scuole soltanto alcuni, mentre nei restanti casi (26%) tutti gli insegnanti hanno frequentato almeno un corso. Solo nella metà delle scuole italiane tutti gli insegnanti sono in grado di utilizzare la tecnologia a supporto della didattica inclusiva. Vengono assegnate in media 14 ore settimanali di sostegno e il numero di ore è maggiore nelle scuole del Sud. Circa il 5% delle famiglie ha presentato negli un ricorso al Tar per ottenere l’aumento delle ore. Nel Mezzogiorno la percentuale di ricorsi è doppia rispetto a quella del Nord (rispettivamente 6% e 3%). Forse anche grazie ad essi, negli ultimi cinque anni le ore di sostegno settimanali hanno subito un incremento del 14%, pari a 1,7 ore in più a settimana.

ASSISTENTI ALL’AUTONOMIA E COMUNICAZIONE – Gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione sono circa 48mila, con un rapporto alunno/assistente pari a 5,1, ma nel Mezzogiorno l’offerta è decisamente inferiore (6,5 alunni ogni assistente). Gli alunni con gravi problemi di autonomia dispongono mediamente di 12,9 ore settimanali di assistenza all’autonomia e alla comunicazione. Nelle scuole del Nord ricevono mediamente 3 ore di supporto in più rispetto al Sud.

QUALI DISABILITA’ – Il report ha fornito anche dati molti rilevanti sugli alunni con disabilità: nelle scuole primarie e secondarie di primo grado sono poco più di 165 mila ed i maschi sono più del doppio delle femmine. L’incremento degli alunni con sostegno si osserva per ogni tipologia di difficoltà, tuttavia si riscontra in particolare l’aumento di alunni con disturbo dello sviluppo che negli ultimi 5 anni sono quasi raddoppiati, passando da poco più di 22mila nell’anno scolastico 2013/2014 a oltre 43mila nell’anno scolastico 2017/2018. Le problematiche più frequenti sono di tipo cognitivo e riguardano il 46% degli alunni con disabilità; seguono i disturbi dello sviluppo (25%) e quelli del linguaggio (20%).

USCITE DIDATTICHE E ORE IN CLASSE – Gli alunni che hanno difficoltà di autonomia passano la maggior parte del loro tempo all’interno della classe (in media 27,4 ore settimanali per la scuola primaria e 25,3 per quella secondaria) e svolgono attività didattica al di fuori della classe solo per un numero residuale di ore, in media 3 ore settimanali nella scuola primaria e 4 nella scuola secondaria di primo grado. Il numero di ore svolte al di fuori della classe è maggiore nelle scuole del Nord e più basso nel Mezzogiorno, per entrambi gli ordini scolastici. La partecipazione degli alunni con sostegno alle uscite didattiche brevi (senza pernottamento) risulta piuttosto frequente (92%), ma è rara, invece, se è previsto pernottamento: si stima che non partecipino il 76,4% degli alunni con sostegno nella scuola primaria e il 60,3% nella scuola secondaria di primo grado.

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L’Istituto Superiore di Sanità e l’autismo

Fonte www.superando.it – L’elaborazione in corso di due nuove Linee Guida, una per i bambini e gli adolescenti, l’altra per gli adulti, l’aggiornamento delle Linee di Indirizzo Sanitario e molto altro, in particolare sul piano della diagnosi precoce e della formazione: durante una recente riunione del Comitato Scientifico della Fondazione Trentina per l’Autismo, Maria Luisa Scattoni, coordinatrice del Progetto Nazionale per il riconoscimento precoce dell’autismo NIDA, oltreché coordinatrice dell’Osservatorio Nazionale Autismo, ha spiegato le principali iniziative dell’Istituto Superiore di Sanità in àmbito di autismo.

«L’autismo è una condizione cronica. Un terzo delle persone autistiche sono non verbali. In Italia manca una prevalenza esatta e non si conosce quale sia l’impatto socio-economico del disturbo, un dato importante, questo, per stabilire la qualità dei servizi. Proprio partendo da tale gap è stato istituito, presso l’Istituto Superiore di Sanità, il Coordinamento dell’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio dei Disturbi dello Spettro Autistico, finanziato dal Ministero della Salute nel 2016».
Sono parole di Maria Luisa Scattoni, coordinatrice del Progetto Nazionale per il riconoscimento precoce dell’autismo NIDA (Network Italiano Diagnosi Autismo), oltreché coordinatrice dell’Osservatorio Nazionale Autismo e del Comitato Tecnico-Scientifico per le Linee Guida sull’Autismo dell’Istituto Superiore di Sanità.
Scattoni ha partecipato, nelle scorse settimane, alla riunione di Rovereto del Comitato Scientifico della Fondazione Trentina per l’Autismo, organismo di cui fa parte.

L’Istituto Superiore di Sanità, dunque, ha promosso il primo studio italiano che ha preso in esame le certificazioni degli Uffici Scolastici Regionali dei bambini di 7-9 anni, somministrando circa 13.000 questionari nelle zone di Lecco, Monza-Brianza, Roma e Provincia, Palermo e Provincia. Ne è emerso un dato importante: la prevalenza del disturbo rilevata nelle tre aree è stata di 1,35 ogni 100 bambini, confermando dunque che i disturbi dello spettro autistico, come ha sottolineato Scattoni, «si configurano come una problematica seria, rispetto alla quale l’Istituto Superiore di Sanità punta sulla formazione, la consulenza e il controllo dei servizi».
«Nel 2015 – ha aggiunto la studiosa – è stata ratificata la prima Legge sull’autismo [Legge 134/15, N.d.R.], ma senza fondi. Il Governo ha stanziato poi un fondo per l’autismo di 5 milioni di euro per ogni anno e i primi 10 milioni sono stati dedicati alle attività presenti nella Legge».

«Stiamo lavorando intensamente al fianco delle Istituzioni Pubbliche – ha dichiarato dal canto suo Giovanni Coletti, presidente della Fondazione Trentina per l’Autismo e del Centro Specialistico Casa Sebastiano – e registriamo che finalmente la consapevolezza della gravità della condizione autistica e della necessità di un protocollo di intervento strutturato è arrivata anche alle “alte sfere”. Le persone con autismo, le famiglie, i medici, gli insegnanti, tutti abbiamo bisogno di servizi efficienti e formazione specifica. In questo modo i miglioramenti ci sono, eccome. Lo hanno capito anche il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità: è un investimento proficuo, perché comporterà non solo maggior benessere per le persone, ma anche una riduzione dei costi sanitari futuri».

Attualmente, va ricordato poi, l’Istituto Superiore di Sanità sta elaborando ex novo due Linee Guida, una per i bambini e gli adolescenti, l’altra per gli adulti. «Nel maggio dello scorso anno – spiega Scattoni – è stata aperta la selezione pubblica e sono arrivate 260 candidature di esperti. A fine luglio è stata comunicata la composizione dei panel [“gruppi di lavoro”, N.d.R.], a settembre si è svolta la prima riunione e il sito web è stato attivato per avviare la consultazione da parte dei portatori d’interesse, che stanno ancora collaborando in tal senso e lo faranno fino al 9 gennaio. I quesiti clinici prioritari riguardano la diagnosi e i trattamenti più raccomandati sulla base della letteratura scientifica, valutata da due grandi centri metodologici indipendenti rispetto al panel. Le buone pratiche saranno prese in considerazione per quei requisiti clinici per cui non ci sono evidenze scientifiche, come l’organizzazione dei servizi per gli adulti».

È di diciotto mesi il tempo stimato per la realizzazione delle nuove Linee Guida, che rivolgeranno la propria attenzione a tutti i vari aspetti: «I membri del panel – precisa ancora Scattoni – sono stati chiamati a non avere idee preordinate su nessun tipo di intervento. Non spetta a loro decidere le raccomandazioni sulla base di quello che sono i propri interessi economici o intellettuali ad ampio spettro. Loro sono chiamati ad elencare una serie di interventi su cui vogliono interrogare la letteratura. Sarà la letteratura scientifica, sulla base dei vari punteggi, a dire quali sono quelli raccomandati o meno. Una volta definite, le raccomandazioni verranno elaborate e messe online immediatamente. Speriamo di avere la prima entro il prossimo mese di marzo».

L’Istituto Superiore di Sanità sta aggiornando anche le Linee di Indirizzo Sanitario suddivise in quattro aree. «In questo caso – informa Scattoni – le Regioni, entro sei mesi dall’approvazione in Conferenza Unificata, saranno chiamate a ratificarle e a mettere a punto un piano operativo da inviare al Ministero. Una delle quattro aree riguarderà la diagnosi precoce, partendo cioè dai minori “ad alto rischio”, ovvero i fratelli o le sorelle di soggetti autistici e i prematuri, ciò per cui è già attivo in sette Regioni italiane il network NIDA (Network Italiano Diagnosi Autismo). È cruciale, infatti, monitorare i fratellini e la speranza è quella di arrivare ad una diagnosi entro i 18 mesi. A breve tutte le Regioni dovranno identificare un Centro NIDA, un centro di eccellenza, che collaborerà con i vari Servizi di Neuropsichiatria e con la Pediatria di Base».

«Sulla popolazione generale da 0 a 3 anni – denuncia quindi l’esperta dell’Istituto Superiore di Sanità – non ci sono strumenti di valutazione precisi. Pertanto l’obiettivo è quello di mettere a punto un protocollo di sorveglianza dello sviluppo con l’accordo tra la SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) e il mondo della pediatria, per consolidare la rete dei servizi e mettere la pediatria locale in contatto con essi. Ed è stato infine costituito un Gruppo di Lavoro sul Neurosviluppo, che sta lavorando su due protocolli da inserire nei bilanci di salute».

Infine, un chiarimento sui percorsi di formazione, che saranno di tre tipi: «La formazione della rete curante, tramite una scuola di alta formazione o un master di secondo livello per operatori che già lavorano nel settore del Servizio Sanitario Nazionale o nei Centri ad esso accreditato. Quindi, la formazione della rete educativa, con la messa a punto di un corso di formazione a distanza con l’Università di Trento sugli asili nido, la scuola dell’infanzia e la primaria, a cura di Paola Venuti, che nell’Ateneo trentino dirige il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive e che è un’altra componente del Comitato Scientifico della Fondazione Trentina per l’Autismo. L’Università della Sapienza di Roma curerà dal canto suo gli interventi cosiddetti Peer Mediated o di integrazione scolastica e di inclusione lavorativa».