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Alunni con disabilità, scuola e sostegno: qual è il ruolo del personale ATA?

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Alunni con disabilità, scuola e sostegno: qual è il ruolo del personale ATA?

Fonte www.disabili.com – Il recente contratto del comparto istruzione e ricerca ha introdotto una maggiore partecipazione del personale scolastico non docente al processo di inclusione scolastica

Un recentissimo articolo del Sole 24 Ore si è soffermato sulla maggiore partecipazione del personale ATA nella didattica per la disabilità prevista dal nuovo contratto di lavoro riguardante il personale scolastico. Di cosa si tratta?

Il contratto di lavoro siglato lo scorso aprile in realtà non ha introdotto grandi novità ed ha rinviato alcuni nodi importanti a sequenze contrattuali successive. Tuttavia, contiene alcune disposizioni importanti alle quali i Dsga a capo delle segreterie dovranno attenersi quando elaboreranno i piani dei servizi con le mansioni assegnate agli assistenti amministrativi. Nello specifico, il riferimento è all’art. 41 co 3 del CCNL, che sostituisce il primo capoverso dell’art. 53, co 1 del precedente contratto del 2007, riguardante la modalità di prestazione dell’orario, l’orario di lavoro flessibile, la programmazione plurisettimanale dell’orario, la turnazione ecc. Tale capoverso è così sostituito: All’inizio dell’anno scolastico, il DSGA formula una proposta di piano delle attività inerente alla materia del presente articolo, in uno specifico incontro con il personale ATA. Il personale ATA, individuato dal dirigente scolastico anche sulla base delle proposte formulate nel suddetto incontro, partecipa ai lavori delle commissioni o dei comitati per le visite ed i viaggi di istruzione, per l’assistenza agli alunni con disabilità, per la sicurezza, nonché all’elaborazione del PEI ai sensi dell’articolo 7, comma 2, lettera a) del D.lgs. n. 66 del 2017. Nel nuovo contratto, cioè, vengono indicate specifiche mansioni riguardati il personale ATA, viene disposta la sua partecipazione attiva e viene recepito quanto previsto dal D. Lgs 66/17 in merito alla modalità di elaborazione del Piano Educativo Individualizzato. Alla lettera a del comma 2, art. 7 di tale decreto, infatti, possiamo leggere che il PEI è elaborato e approvato dai docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori o dei soggetti che ne esercitano la responsabilità, delle figure professionali specifiche interne ed esterne all’istituzione scolastica che interagiscono con la classe e con la  bambina o il bambino, l’alunna o l’alunno, la studentessa o lo studente con disabilità, nonché con il supporto dell’unità di valutazione multidisciplinare.

Non si tratta, in effetti, di una disposizione secondaria, dal momento che interviene su aspetti in passato relegati ad eventuali funzioni incentivate con il fondo delle istituzioni scolastiche per dare ad essi, invece, rilievo e specificazioni contrattuali. La sottolineatura dei ruoli che anche il personale scolastico non docente può avere nel promuovere il processo di inclusione è evidenziata in maniera particolarmente significativa nel richiamo alla partecipazione ai lavori del PEI. Se la presenza ed il supporto dei collaboratori scolastici ha assunto negli anni un’evidenza non trascurabile, quella del personale amministrativo, invece, emerge proprio in tali recenti disposizioni. Concordiamo con l’articolo citato in apertura nel ritenere che sia una buona notizia il coinvolgimento del personale amministrativo nelle azioni didattiche che riguardano la disabilità, perché una maggiore consapevolezza di tutte le componenti scolastiche aggiunge valore al processo di inclusione.

Si procede, lentamente ma irreversibilmente, verso la consapevolezza che l’inclusione sia un processo ampio, assoluto, al quale tutto il personale, variamente impegnato nelle scuole, può e deve partecipare. Per sua natura, del resto, l’inclusione non è che semplicissima e normalissima accoglienza di ogni specificità, alla quale ciascuno dovrebbe poter contribuire con le proprie risorse.
Rimane un problema: la formazione.

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