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Progetti di Vita per le Disabilità e l’Autismo: il Consiglio di Stato condanna il Comune di Vibo Valentia

Fonte www.approdocalabria.it – Nel giudizio, il Consiglio di Stato ha accolto la tesi dell’Avv. Antonietta Villella, difensore della famiglia. Il Consiglio di Stato, con la recentissima sentenza n. 1373/2024 del 12.2.2024, ha definitivamente condannato il Comune di Vibo Valentia a risarcire i danni, patrimoniali e non patrimoniali, per la mancata predisposizione del Progetto di Vita Individuale di cui alla Legge 328/2000 a favore di un minore con Autismo, inerendo il Progetto di vita a diritti inviolabili garantiti dalla Costituzione Italiana ed universalmente dalla Convenzione ONU dei Diritti delle Persone con Disabilità
Già con la precedente Sentenza del TAR Calabria 106/2022 lo stesso Ente era stato obbligato a redigere il Progetto individuale di Vita in favore del minore, che il Comune ha provveduto a predisporre solo a seguito ed in conseguenza di detta pronuncia giurisdizionale, nonostante per ben tre anni la famiglia avesse sollecitato l’attività amministrativa.
Tuttavia, solo con questa innovativa pronuncia del Consiglio di Stato, che ha con forza affermato l’importanza della redazione del Progetto di vita a favore dei disabili ai fini della realizzazione della piena inclusione e della presa in carico globale da parte delle amministrazioni coinvolte, anche i fini del miglioramento della loro qualità di vita, è stato affermato il diritto al risarcimento del danno “esistenziale” patito dal minore, per ogni anno in cui si è protratta l’inerzia amministrativa.
È stato un percorso intrapreso dalla famiglia sin dal 2019, allorquando inizialmente il Comune si rifiutò di avviare la predisposizione e l’organizzazione dei sostegni per il ragazzo oggi tredicenne ed allora ancora bambino di otto anni.
Dopo una lunghissima inerzia amministrativa durata ben tre anni, oggetto di continue ed inascoltate sollecitazioni, proposte e diffide al Settore Politiche Sociali ed all’Ufficio di Piano dell’ATS, solo nel 2022 la famiglia si era vista conclamare dal TAR Calabria il dovuto rispetto del diritto alla dignità e qualità di vita del minore, obbligando il Comune a redigere il Progetto di vita e condannando fortemente il comportamento omissivo dell’ente
Un pernicioso percorso burocratico, causato da ciò che il Comune di Vibo Valentia avrebbe “potuto e dovuto fare”, come riporta la Sentenza 1373/2024 del Consiglio di Stato, in cui “non vi è dubbio che è stata la stessa situazione di abbandono assistenziale, procurata dalla mancata tempestiva predisposizione del suddetto strumento programmatorio, a determinare l’esigenza di un intervento sostitutivo” da parte della famiglia “imputabile all’inerzia della P.A.”.
Nel giudizio, il Consiglio di Stato ha accolto la tesi dell’Avv. Antonietta Villella, difensore della famiglia, confermando definitivamente che “proprio l’assenza dei una idonea rete di supporto, causata dalla mancata tempestiva predisposizione del Progetto Individualizzato, ha fatto sì che la sua qualità di vita ne risentisse” con il “depauperamento della vita del minore che l’inerzia amministrativa ha provocato, con particolare riguardo alle sue espressioni sociali e relazionali, in ambito scolastico e non”.
Il Comune di Vibo Valentia, insieme a tutti gli altri enti che partecipano all’Ambito Territoriale Sociale, sono da anni alle prese con numerose richieste di predisposizione di Progetti di Vita da parte di Cittadini con disabilità, registrando fortissimi ritardi nell’organizzazione dei fondi regionali e nazionali, fondi questi peraltro disponibili ed erogabili attraverso gli appositi strumenti di programmazione previsti dal Piano Sociale Regionale e dal Piano Nazionale per le Disabilità e l’Inclusione.
Dalla vicenda ancora una volta emerge amaramente come l’Ente non sia vicino ai cittadini e in particolare, ai cittadini con disabilità, e che solo grazie alla caparbietà e alla forza di due genitori che non hanno avuto remore a lottare per anni, hanno visto affermati i propri diritti, e prima ancora i diritti del proprio figlio con disabilità, raggiungendo così un importante traguardo e l’affermazione della dignità degli uomini e delle donne con differenti necessità e il raggiungimento della dovuta coesione sociale nella comunità in cui hanno scelto di vivere.

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Disability card e contrassegno parcheggio, FISH: bene accordo Ue

Fonte www.fishonlus.it FISH accoglie con favore la notizia dell’accordo raggiunto tra il Consiglio europeo ed i rappresentanti del Parlamento europeo per l’estensione della disability card e del contrassegno europeo di parcheggio per le persone con disabilità in tutti i 27 Paesi membri dell’Unione Europea. Questo rappresenta un passo significativo verso l’inclusione e l’accessibilità per le persone con disabilità in tutta Europa. La disability card consentirà di accedere ad una serie di servizi ed agevolazioni, promuovendo una maggiore autonomia e partecipazione nella società. Uno degli aspetti maggiormente positivi di questo accordo è la possibilità di utilizzare la disability card anche per periodi lunghi nei programmi sulla mobilità europea.

FISH sostiene l’iniziativa affinché non solo la disability card sia distribuita in formato accessibile, inclusa una versione digitale, ma anche il contrassegno europeo di parcheggio, la cui versione digitale è demandate alla decisione dei singoli Stati.

“Garantire un’ampia accessibilità e facilitare l’utilizzo di questi documenti da parte delle persone con disabilità, deve essere il faro di questo accordo e della sua successiva applicazione. Come dall’inizio, in quanto l’Italia è uno degli Stati in cui è stata sperimentata la disability card, continueremo a seguire da vicino i progressi di questa iniziativa e a collaborare con le autorità competenti per assicurare una piena e efficace implementazione. Di pari passo sarà necessario che ogni Paese renda sempre più luoghi e servizi accessibili e li faccia rientrare nel circuito di questi documenti”. A dirlo il presidente di FISH, Vincenzo Falabella.

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E’ attivo lo sportello Antidiscriminazione

Anffas Corigliano Rossano, già riconosciuta quale associazione legittimata ad agire per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni di cui all’art. 4, comma 2, del decreto 21 giugno 2007, ha attivato lo sportello Antidiscriminazione facente parte della Rete Antidiscriminazione di Anffas Nazionale.

La Rete Antidiscriminazione è composta dall’Agenzia Nazionale, dagli sportelli territoriali antidiscriminazione e dagli attivisti.
L’Agenzia è volta a studiare, monitorare ed analizzare il fenomeno della discriminazione ed a supportare le persone con disabilità ed i loro familiari.
Gli Sportelli Antidiscriminazione svolgono i seguenti compiti:
– raccordo in rete con l’Agenzia Nazionale e con gli Attivisti
– raccolta e gestione delle segnalazioni o delle richieste aventi ad oggetto possibili casi di discriminazione che giungono dal territorio di competenza;
– supporto alle vittime di discriminazione nella fase stragiudiziale;
– iniziative volte all’eliminazione da atti, provvedimenti, norme e prassi di previsioni o comportamenti configuranti una discriminazione;
– avvio azioni giudiziarie di contrasto alla discriminazione in stretto raccordo con gli interessati e con l’Agenzia Nazionale;
– comunicazione periodica all’Agenzia Nazionale delle attività svolte;
– attività di sensibilizzazione e formazione sui temi della discriminazione in base alla disabilità sul territorio di riferimento es. all’interno di contesti associativi, scuole, luoghi di lavoro, ecc.;
– condivisione con la rete antidiscriminazione di buone prassi ed esperienze sui casi di discriminazione affrontati;
– partecipazione ad incontri e momenti di approfondimento realizzati dall’Agenzia Nazionale.

Lo sportello, attivo il mercoledì e il giovedì dalle ore16,30 alle 17,30 presso la sede Anffas in via Degli Iris,15 Schiavonea, è un punto di riferimento sul territorio per tutti i cittadini e le cittadine che ritengono di essere vittime di discriminazione in base alla disabilità o che giungono allo sportello raccontando (anche inconsapevolmente) di una loro esperienza riconducibile a tale ambito, nonché per coloro che desiderano segnalare un episodio di discriminazione.

Area Comunicazione
Anffas Corigliano Rossano

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Giornata della Disabilità

Il 3 dicembre ricorre la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, proclamata nel 1992 dalle Nazioni Unite per promuovere la comprensione delle questioni relative alla disabilità e a mobilitare il sostegno per la dignità, i diritti e il benessere delle persone con disabilità, il cui tema per il 2023 è “Uniti nell’azione per tutelare e raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per, con e da parte delle persone con disabilità”.
Nell’ambito delle celebrazioni di tale importante ricorrenza, Anffas Corigliano Rossano organizza nei locali dell’associazione, via degi Iris Schiavonea, lunedì 4 dicembre, ore 16,30 l’evento “un tè con……..” Interveranno l’Arcivescovo di Rossano Cariati, Mons. Maurizio Aloise e il Presidente della commissione consiliare Servizi alla Persona, dott. Cesare Sapia.
Area Comunicazione
Anffas Onlus Corigliano

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INDI GREGORY, QUEL PRONUNICIAMENTO DEI GIUDICI INGLESI CI PREOCCUPA

Fonte www.anffas.net – Oggi, 13 novembre 2023, all’1.45, ora inglese, Indi Gregory si è spenta. Indi era una bambina inglese di 8 mesi con una patologia mitocondriale grave, indicata come terminale dai medici dell’ospedale in cui era seguita e dai giudici britannici e alla quale, dopo una lunga battaglia legale, è stato disposto il distacco dai principali dispositivi vitali. Ciò nonostante, la contrarietà dei genitori che, tra l’altro, avevano portato il governo a concedere, d’urgenza, la cittadinanza italiana alla bambina, per consentirle di essere presa in carico dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Ancora una volta ci ritroviamo a chiederci se la responsabilità di tali delicatissime e irrevocabili decisioni, che riguardano la salute e la vita della persona, può essere presa dei giudici di un tribunale”, afferma Roberto Speziale, Presidente nazionale Anffas. “Si può scavalcare la volontà delle stesse persone o, come in questo caso, dei genitori decidendo al loro posto e contro la loro volontà?

Da sempre Anffas sostiene che la vita delle persone, in qualunque condizione essa si manifesti, va sempre rispettata. Il pensiero che ci sono ancora paesi, medici e tribunali che sostengono – tramite le loro decisioni – che alcune vite non sono degne di essere vissute, provoca in noi genitori e familiari di persone con disabilità complesse, forti angosce: ci troviamo davvero ancora in una società che non accetta la malattia, la disabilità, la diversità e che per questo preferisce soluzioni sbrigative, magari ammantandole di “Pietas”?; come costoro che hanno assunto una simile decisione possono non sapere che una vita, anche quando si avvia verso la sua fine, dovrebbe essere sempre accompagnata dall’affetto, dall’attenzione dei propri cari e che, fino all’ultimo istante, ha diritto ad essere considerata, a tutti gli effetti, una persona ricevendo tutte le cure del caso, anche quando l’esito atteso non sia la guarigione? 

È pensiero di Anffas che ogni vita umana, a prescindere da come essa si manifesti, vada sempre considerata come degna di essere vissuta!!! Come siamo convinti che è diritto di ogni persona ricevere i giusti ed adeguati sostegni per poter vivere al meglio la propria vita.

Consentire per legge ad un giudice di poter decidere se e quando “staccare la spina”, addirittura contro il parere dei genitori, è fonte non solo di preoccupazione ma anche di forti paure che ci portano ad interrogativi importanti: a che livello, dopo che questo principio è stato acclarato, sarà posta in futuro l’asticella per cui una vita può essere considerata non degna di essere vissuta? Non è questa la cultura nella quale ha attinto il regime nazista che ha dato vita all’iniziativa Aktion T4 e che ha portato allo sterminio delle persone con disabilità, prima ancora che quello delle persone ebree? Non potremo mai restare indifferenti davanti a questo stato di cose” continua il Presidente Speziale. Anffas continua a gran voce ad affermare che stiamo arretrando pericolosamente verso quella che un tempo era la società della “Rupe Tarpea” e che occorre agire a tutti i livelli affinché queste prassi siano definitivamente abbandonate.