Contatore delle Visite

Cerca

Blog

Diadmin

BELGIO A TUTTO CAMPO SULLA DISABILITÀ

Fonte www.superabile .it – “Le questioni sulla disabilità vengono spesso scaricate sul ministro incaricato”, dice Céline Fremault, responsabile a Bruxelles della politica sulla disabilità. Ora però la citta belga può contare su un ‘Handiplan’ che avrà lo scopo di promuovere l’attuazione del principio di “handistreaming”. Prendere, cioè, in considerazione la dimensione della disabilità in tutte le politiche così da garantire la piena inclusione.

I quartieri saranno invitati a partecipare in particolare promuovendo la creazione di consigli consultivi o istituendo il servizio Handicontact e una persona di riferimento con il compito di seguire le persone con disabilità e i loro familiari nelle procedure amministrative.

Altra azione al centro dell’Handiplan è l’invito alle diverse autorità e ai vari servizi a compiere maggiori sforzi in termini di accessibilità degli edifici.

Per approfondire

Leggi le ultime notizie sulle politiche per la disabilità in Belgio cliccando qui e qui

Diadmin

SOGNO DI UN GIORNO DI MEZZA ESTATE

Fonte www.disabili.com – Nelle scorse settimane Il Resto del Carlino ha dato spazio alla vicenda di Andrea, un ragazzo che ha appena concluso le Scuole Secondarie di secondo Grado, conseguendo un attestato, che non consente l’iscrizione all’università.

Andrea ha 24 anni e qualche anno fa è purtroppo stato vittima di un brutto incidente stradale, che gli ha comportato un disabilità grave. E’ rientrato il classe dopo diverso tempo e, insieme ai compagni ed ai docenti, ha potuto iniziare un lento e costante cammino di recupero, seguendo le lezioni a distanza e avendo a disposizione gli strumenti necessari alla sua partecipazione. Quest’anno ha ultimato gli studi superiori ma, a causa della gravità della sua disabilità, ha seguito un percorso didattico differenziato.

In tali casi, come previsto dal DPR 323/98 e dalle ordinanze ministeriali più recenti, a seguito del superamento degli esami finali, non si consegue il diploma ma un attestato recante gli elementi informativi sulla frequenza del percorso effettuato.

Andrea, dunque, non può iscriversi all’università, perché non ha conseguito il diploma. Eppure, dopo l’incidente, ha iniziato a dipingere ed oggi la pittura è diventata la sua più grande passione. Vorrebbe perciò iscriversi all’Accademia di Belle Arti. La mamma racconta di un contatto che vi è stato tra l’insegnante di sostegno e l’università, da cui sarebbe emersa la possibilità di iniziare a seguire i corsi come uditore. La scuola ha fatto i suoi passi, a volte è inciampata, a volte ha sbagliato. Eppure oggi accoglie tra le sue pareti tutti, nessuno escluso.

A volte mettiamo in discussione il nostro modello di integrazione, altre volte ne riconosciamo la portata. Le conquiste sono sempre in divenire. Però se pensiamo a qual era la realtà dei bambini e dei ragazzi con disabilità fino a qualche decennio fa, non possiamo non riconoscere i grossi progressi innovatiti che sono stati fatti.

E l’università? Stante così la normativa, afferma S. Grillo, dirigente scolastico della scuola frequentata da Andrea, ora sono le Università a doversi aggiornare: perché non inserendo anche l’integrazione degli studenti con disabilità negli Statuti? La legge 104 è una tutela, racconta come i ragazzi, dalla Scuola dell’Infanzia alle Scuole Secondarie di Secondo Grado, hanno diritto all’integrazione. Sarebbe anche ora che gli atenei riflettessero sul ruolo centrale che potrebbero avere nel dopo, in quel progetto di vita che ancora oggi stenta troppo a decollare.

Gli atenei hanno previsto misure di supporto per gli studenti con disabilità fisica o sensoriale. E gli altri? Perché non dovrebbe essere possibile pensare di estendere le misure previste dalla legge 104 all’università? Perché se un ragazzo può frequentare le scuole secondarie conseguendo un attestato, ciò non dovrebbe essere possibile anche all’università? Insegnanti di sostegno anche all’università? Perché no?

Andrea vuole dipingere, vuole apprendere le tecniche per farlo, vuole potersi avvicinare all’arte studiandola. Potrebbe farlo, se avesse i supporti avuti fino ad ora. Andrea come tanti altri ragazzi, dal futuro opaco alla fine delle scuole superiori, vorrebbe accedere all’università, vorrebbe frequentarla, vorrebbe mettere in gioco le sue abilità. Per conseguire un attestato? Sì, forse. Ma sarebbe un attestato di studi, di competenze maturate, di socialità diffusa, al centro del mondo. Pensiamoci.

Diadmin

NUOVA CALL DI INCLUSION EUROPE*

Fonte www.e-include.eu – Poter fare delle scelte in autonomia vuole dire, per le persone con disabilità intellettiva, migliorare nettamente la propria qualità di vita e soprattutto vedere rispettato un proprio diritto. Purtroppo, questo non avviene ancora facilmente e non in tutta Europa. Sono ancora molti, infatti, gli ostacoli che i cittadini europei con disabilità intellettiva incontrano in tal senso, ostacoli dovuti nella maggior parte dei casi a regimi di tutela giuridica non consoni, e per supportarli Inclusion Europe ha creato, nei mesi scorsi, un sito dedicato all’argomento: http://www.right-to-decide.eu/

Per cercare di tutelare e promuovere ancora di più questo diritto Inclusion Europe ora ha avviato una nuova call, invitando tutti coloro che lo desiderano ad inviare all’indirizzo secretariat@inclusion-europe.org le proprie idee e buone prassi sul tema.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito web dell’associazione (in lingua inglese) cliccando qui

*Cui Anffas ONlus aderisce

Diadmin

PROLUNGAMENTO DEL CONGEDO PARENTALE

Fonte www.handylex.org – Con sollecitudine la Direzione Centrale Prestazioni dell’INPS ha diramato la circolare applicativa per le nuove disposizioni relative al prolungamento del congedo parentale per figli con disabilità in situazione di gravità contenute nel Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80 già commentato da HandyLex.

Quella disposizione ha modificato, fra l’altro, i termini di concessione del congedo parentale ai genitori e del prolungamento dello stesso (per i soli figli con disabilità grave) innalzando, in via sperimentale per il 2015, il limite di età dagli otto ai dodici anni (o dodici anni dall’ingresso nel nucleo nei casi di affido o adozione (articolo 32, 33 e 36 del Decreto legislativo 151/2001).

La Circolare INPS 4805 (16 luglio 2015) qui disponibile, rammentando l’innovazione legislativa che consente il prolungamento del normale congedo parentale (massimo 11 mesi totali fra i genitori) fino alla durata complessiva dei di tre anni precisa che lo stesso “decorre a partire dalla conclusione del periodo di normale congedo parentale teoricamente fruibile dal genitore richiedente (circolare n. 32 del 6 marzo 2012).”

Per leggere l’articolo integrale clicca qui

Diadmin

DOMANDE E RISPOSTE SUL NUOVO ISEE

Fonte www.superando.it Com’era prevedibile, data la complessità dello strumento, sono state a dir poco numerose, in questo primo anno, le difficoltà e le incertezze applicative del nuovo ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), necessario, tra l’altro, per accedere alle prestazioni sociali agevolate.

Basti pensare che lo stesso Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13, istitutivo del nuovo ISEE, aveva previsto un tavolo di monitoraggio, attualmente in fase di insediamento.

Nel frattempo, però, dall’inizio di maggio ai giorni scorsi, il Ministero del Lavoro e l’INPS hanno prodotto due documenti, nel tentativo di fornire le risposte ai quesiti più frequenti, corrispondenti alle diverse situazioni.

Questi ultimi sono stati raccolti dalla Consulta Nazionale dei CAF (Centri di Assistenza Fiscale), che rappresentano il riferimento principale per milioni di cittadini nella redazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), che è appunto alla base del calcolo dell’ISEE

Il documento è disponibile qui

Per appronfondire

Leggi l’ultimo comunicato stampa di Anffas Onlus sull’ISEE

Leggi l’articolo “Le politiche per la disabilità alla prova della (miope) burocrazia”

Leggi l’approfondimento di HandyLex “ISEE: aggiornamenti da INPS e Ministero del lavoro”

Diadmin

LA POVERTÀ IN ITALIA

Fonte www.istat.itLe stime diffuse nel Report provengono dall’Indagine sulle spese delle famiglie che ha sostituito la precedente Indagine sui consumi. Le modifiche sostanziali introdotte hanno reso necessario ricostruire le serie storiche dei principali indicatori a partire dal 1997; i confronti temporali possono essere effettuati esclusivamente con i dati in serie storica allegati e non con quelli precedentemente pubblicati. Nel 2014, 1 milione e 470 mila famiglie (5,7% di quelle residenti) è in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni 102 mila persone (6,8% della popolazione residente).

Dopo due anni di aumento, l’incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile; considerando l’errore campionario, il calo rispetto al 2013 del numero di famiglie e di individui in condizioni di povertà assoluta (pari al 6,3% e al 7,3% rispettivamente), non è statisticamente significativo (ovvero non può essere considerato diverso da zero).

La povertà assoluta è sostanzialmente stabile anche sul territorio, si attesta al 4,2% al Nord, al 4,8% al Centro e all’8,6% nel Mezzogiorno. Migliora la situazione delle coppie con figli (tra quelle che ne hanno due l’incidenza di povertà assoluta passa dall’8,6% al 5,9%), e delle famiglie con a capo una persona tra i 45 e i 54 anni (dal 7,4% al 6%); la povertà assoluta diminuisce anche tra le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 23,7% al 16,2%), a seguito del fatto che più spesso, rispetto al 2013, queste famiglie hanno al proprio interno occupati o ritirati dal lavoro.

Nonostante il calo (dal 12,1 al 9,2%), la povertà assoluta rimane quasi doppia nei piccoli comuni del Mezzogiorno rispetto a quella rilevata nelle aree metropolitane della stessa ripartizione (5,8%). Il contrario accade al Nord, dove la povertà assoluta è più elevata nelle aree metropolitane (7,4%) rispetto ai restanti comuni (3,2% tra i grandi, 3,9% tra i piccoli). Tra le famiglie con stranieri la povertà assoluta è più diffusa che nelle famiglie composte solamente da italiani: dal 4,3% di queste ultime (in leggero miglioramento rispetto al 5,1% del 2013) al 12,9% per le famiglie miste fino al 23,4% per quelle composte da soli stranieri.

Al Nord e al Centro la povertà tra le famiglie di stranieri è di oltre 6 volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani, nel Mezzogiorno è circa tripla. L’incidenza di povertà assoluta scende all’aumentare del titolo di studio: se la persona di riferimento è almeno diplomata, l’incidenza (3,2%) è quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare (8,4%). Inoltre, la povertà assoluta riguarda in misura marginale le famiglie con a capo imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (l’incidenza è inferiore al 2%), si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di ritirati dal lavoro (4,4%), sale al 9,7% tra le famiglie di operai per raggiungere il valore massimo tra quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (16,2%).

Come quella assoluta, la povertà relativa risulta stabile e coinvolge, nel 2014, il 10,3% delle famiglie e il 12,9% delle persone residenti, per un totale di 2 milioni 654 mila famiglie e 7 milioni 815 mila persone. Anche per la povertà relativa si conferma la stabilità, rispetto all’anno precedente, rilevata per la povertà assoluta nelle ripartizioni geografiche e il miglioramento della condizione delle famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (l’incidenza della povertà relativa passa dal 32,3% al 23,9%) o residenti nei piccoli comuni del Mezzogiorno (dal 25,8% al 23,7%); in quest’ultimo caso il miglioramento si contrappone al leggero peggioramento registrato nei grandi comuni rispetto all’anno precedente (dal 16,3% al 19,8%).

Per maggiori informazioni e per scaricare l’indagine integrale consulta il sito ISTAT cliccando qui

Diadmin

AUTISMO, IL PIANTO È UN CAMPANELLO D’ALLARME

Fonte www.west-info.euPer la diagnosi precoce dell’autismo si può monitorare anche il pianto neonatale. Si tratta di una nuova frontiera della medicina sperimentata dal NIDA, il network italiano per il riconoscimento precoce dei disturbi dello spettro autistico, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Mettendo a confronto il pianto di cinquanta neonati con fratelli con autismo con quello di altrettanti piccoli senza precedenti in famiglia, i ricercatori hanno individuato, nel primo gruppo, sintomi del disturbo e di altre malattie neurologiche. Una scoperta che è valso al NIDA l’ingresso in un importante progetto di ricerca europeo.