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REDDITO DI INCLUSIONE AL VIA DAL 1° DICEMBRE

Fonte www.lavoro.gov.itNon solo un sussidio economico, ma soprattutto un programma di inserimento sociale e lavorativo che punta alla riconquista dell’autonomia delle famiglie più vulnerabili attraverso la valorizzazione e lo sviluppo delle competenze. È questa la strategia alla base del Reddito di inclusione (REI), contenuta nella prima legge organica contro la povertà introdotta nel nostro Paese, che diventerà pienamente operativa dal prossimo 1° dicembre.

Ne hanno parlato a Milano, a margine della presentazione del convegno “Contro la povertà, la sfida del reddito di inclusione”, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, il direttore generale per la lotta alla povertà e per la programmazione sociale, Raffaele Tangorra, il presidente dell’INPS, Tito Boeri, l’assessore Politiche Sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, e il portavoce Alleanza contro la povertà, Roberto Rossini.

L’incontro ha offerto l’occasione di chiarire il funzionamento della nuova misura introdotta dal decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017, ed illustrato il percorso di definizione e rafforzamento della rete dei servizi territoriali che ne sostiene l’operatività, anche attraverso le risorse del PON Inclusione.

“Il Reddito di inclusione (REI) è oggi uno strumento importante, è un passo lungo un percorso che era partito con il sostegno all’inclusione attiva (SIA) e che continuerà nel tempo, perché abbiamo bisogno di costruire una infrastruttura e un modo di lavorare condiviso tra tutti gli attori”, ha detto il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti. Una misura che, in questa prima fase di applicazione, si rivolge ad un bacino di 1,8 milioni di persone e 500mila nuclei famigliari, ma che presto potrà ampliare la sua portata, quando – a luglio – “la platea dei potenziali beneficiari aumenterà a oltre 700mila famiglie per arrivare a un bacino di 2,5 milioni di persone”, perché verranno meno i vincoli dei requisiti famigliari previsti nella prima fase di applicazione.

La portata e i risultati degli interventi, tuttavia, non sono scontati: molto dipenderà dalla capacità del “sistema” composto dai diversi attori convolti di raggiungere e prendere in carico i potenziali beneficiari delle misure.

“Il lavoro è lungo e complesso – ha spiegato Poletti – quando parliamo di povertà parliamo di fenomeni sociali complessi e delicati, tanto che è sempre più necessario ragionare di lotta ‘alle’ povertà. Non esiste solo una povertà e non c’è solo il problema di reddito, ma anche di povertà educativa e abitativa. Per questo dobbiamo costruire organicamente delle politiche che siano in grado di tenerne conto”.

Il successo degli interventi dipenderà dalle sinergie finalizzate a raggiungere le persone bisognose di sostegno che si dovranno sviluppare tra i diversi attori coinvolti. “Se c’è qualcuno che pensa che questo tema possa essere risolto dal ministero o da un comune o da una associazione, commette un errore gigantesco – ha sottolineato il Ministro – la misura avrà successo, non tanto per il numero di beneficiari o per l’importo erogato, ma se saremo in grado di costruire una infrastruttura, una rete di servizi, una comunità accogliente in grado di aiutare a uscire da condizioni di difficoltà e povertà”.

Il REI è finanziato con le risorse del fondo povertà: 1,845 miliardi di euro in parte destinati a rafforzare i servizi. Il punto di partenza erano stati i 50 milioni di euro una tantum del 2012. La svolta è avvenuta nel 2017 con il nuovo SIA, il sostegno per l’inclusione attiva, che il governo ha inserito come misura ponte fino all’introduzione del REI.

Ma la legge di bilancio in discussione in Parlamento già rilancia: 300 milioni di euro in più nel 2018, 700 nel 2019, 900 dal 2020. Tenuto conto del PON Inclusione, dal 2020 si sfiorano i 3 miliardi di euro.

“Il fatto di aver messo nella legge il fondo alla povertà – ha concluso il Ministro Poletti – è la prima garanzia che queste cose le potremo fare. Sappiamo che nei prossimi anni avremo le risorse. Sta a noi adesso”.

Per informare i cittadini sulle novità introdotte dalla riforma, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha avviato una campagna di informazione che, da oggi, sarà diffusa sui media.

Per ulteriori informazioni sul REI consulta la pagina dedicata sul sito del Minisero del Lavoro e delle Poltiche Sociali cliccando qui

Per approfondire leggi l’articolo “L’infrastruttura sociale? Senza un volano, somiglia a una rete piena di buchi”

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DOMANDA PER REDDITO DI INCLUSIONE 2018

                                    

www.disabili.com – Entra nella fase operativa la legge delega per il contrasto alla povertà e il riordino delle prestazioni sociali: dal 1 dicembre 2017 si potrà presentare domanda per accedere al ReI, il Reddito di Inclusione, introdotto dal decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017. Si tratta di una misura che sostituisce il precedente Sostegno per l’Inclusione Attiva, per supportare nuclei familiari con Isee molto basso, attraverso un contributo economico fino ad un massimo di 485 euro al mese. Il beneficio è condizionato alla prova dei mezzi e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all’affrancamento dalla condizione di povertà. Vi avevamo già parlato qui del reddito di inclusione e persone con disabilità; qui riassumiamo così, chi ne ha diritto, e come richiederlo.

REQUISITI

Per l’erogazione del REI sono state individuate alcune fasce di popolazione individuate tra le più bisognose. Per queste, ci sono alcuni requisiti:

– di residenza e soggiorno

– familiari

– economici

REQUISITI FAMILIARI

I beneficiari sono individuati tra i nuclei familiari con:

– figli minorenni OPPURE con figli con disabilità (anche maggiorenni) OPPURE 

– donna in stato di gravidanza OPPURE

– componenti disoccupati che abbiano compiuto 55 anni

REQUISITI DI RESIDENZA E SOGGIORNO 

Possono richiedere il Rei:

– cittadini italiani

– cittadini comunitari

– familiari di cittadini italiani o comunitari, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro, titolari del diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente

– cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo

– titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria) che siano residenti in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda

REQUISITI ECONOMICI

I beneficiari sono individuati anche sulla base dell’ISEE e delle sue componenti reddituali e patrimoniali. Per accedere al REI, infatti, il nucleo familiare deve essere in possesso congiuntamente di:

1. un valore ISEE in corso di validità non superiore a 6 mila euro

2. un valore ISRE (l’indicatore reddituale dell’ISEE diviso la scala di equivalenza) non superiore a 3 mila euro

3. un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20 mila euro

4. un valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10 mila euro (ridotto a 8 mila euro per la coppia e a 6 mila euro per la persona sola).

ALTRI REQUISITI

Fatti salvi i requisiti sopra esposti, inoltre, nessun componente del nucleo deve:

– percepire prestazioni di assicurazione sociale per l’impiego (NASpI) o di altro ammortizzatore sociale di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria; possedere autoveicoli e/o motoveicoli immatricolati la prima volta nei 24 mesi antecedenti la richiesta (sono esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità);

– possedere navi e imbarcazioni da diporto (art.3, c.1, d.l.gs. 171/2005)

AMMONTARE DEL BENEFICIO 

Il beneficio economico sarà proporzionale alla differenza tra il reddito familiare e una soglia, che anche la soglia reddituale d’accesso. Al reddito familiare si sottraggono le spese per l’affitto (fino a un massimo di 7 mila euro, incrementato di 500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo, come avviene per l’ISEE) e il 20% del reddito da lavoro dipendente (fino ad un massimo di 3 mila euro, come avviene per l’ISEE).

La soglia è pari per un singolo a 3 mila euro e riparametrata sulla base della numerosità familiare per mezzo della scala di equivalenza dell’ISEE. In sede di prima applicazione, la soglia è considerata al 75%. Il beneficio per ogni nucleo familiare non potrà essere superiore all’assegno sociale (valore annuo, 5.824 euro; ovvero circa 485 euro al mese). Se i componenti del nucleo familiare ricevono già altri trattamenti assistenziali, il valore mensile del REI è ridotto del valore mensile dei medesimi trattamenti, esclusi quelli non sottoposti alla prova dei mezzi (indennità di accompagnamento).

Il beneficio economico è concesso per un periodo massimo di 18 mesi e non potrà essere rinnovato prima di 6 mesi. In caso di rinnovo, la durata è  fissata in 12 mesi

COME PRESENTARE DOMANDA

La domanda va presentata dall’interessato o da un componente del nucleo familiare presso i punti per l’accesso al REI che verranno identificati dai Comuni/Ambiti territoriali.

1. Il Comune raccoglie la domanda, verifica i requisiti di cittadinanza e residenza e la invia all’Inps entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione e nel rispetto dell’ordine cronologico di presentazione.

2.L’Inps, entro i successivi 5 giorni verifica il possesso dei requisiti e, in caso di esito positivo, riconosce il beneficio. Il versamento del beneficio è condizionato all’avvenuta sottoscrizione del Progetto personalizzato e decorre dal mese successivo alla richiesta. Il beneficio economico viene erogato mensilmente attraverso una Carta di pagamento elettronica (Carta REI);

LA CARTA REI

 La Carta REI è gratuita e funziona come una normale carta di pagamento elettronica:

– deve essere usata solo dal titolare 

– può essere usata per prelevare contante entro un limite mensile non superiore alla metà del beneficio massimo attribuibile

Inoltre:

– permette gli acquisti in tutti i supermercati, negozi alimentari, farmacie e parafarmacie abilitati al circuito Mastercard

– permette il pagamento delle bollette elettriche e del gas presso gli uffici postali

– dà diritto a uno sconto del 5% sugli acquisti nei negozi e nelle farmacie convenzionate, con l’eccezione degli acquisti di farmaci e del pagamento di ticket

– può essere utilizzata negli ATM Postamat per controllare il saldo e la lista movimenti

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INSEDIATO IL NUOVO OSSERVATORIO PER L’INCLUSIONE SCOLASTICA

Fonte www.edscuola.eu – Previsto da uno dei provvedimenti attuativi della Buona Scuola, l’Osservatorio attiverà dei gruppi di lavoro per ciascuna delle deleghe della legge 107 ed entro la metà di dicembre verrà stilato il regolamento interno per consentire un veloce avvio dei gruppi di lavoro e coordinare i due organismi nei quali si articola: Comitato Tecnico scientifico e Consulta delle Associazioni.

Al tavolo Miur, associazioni e comunità scientifica

Presenti alla prima riunione i rappresentanti di alcune Associazioni di persone con disabilità e dei loro familiari* – tra cui Anffas Onlus con Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas, componente dell’Osservatorio – i rappresentanti dell’amministrazione centrale e periferica del Miur e quelli di altri Ministeri competenti in tema di diritti delle persone con disabilità, oltre ai presidenti delle principali società scientifiche e professionali.

Ha presieduto i lavori la Capo di Gabinetto Sabrina Bono.

Fedeli: essenziale per i ragazzi

“L’Osservatorio sarà uno spazio essenziale e molto operativo di confronto. Abbiamo chiesto ai partecipanti – sottolinea la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli – di lavorare insieme al Ministero in questa fase di attuazione dei decreti della legge 107 del 2015. Come ho più volte ricordato i decreti attuativi rappresentano una delle parti più qualificanti della riforma. Dobbiamo lavorare insieme, ognuno per la propria parte, per consentire una attuazione rapida ed efficace delle norme che metta al centro le nostre ragazze e i nostri ragazzi”.

Serve continuità didattica Inclusione e sostegno per gli alunni con disabilità sono temi ancora molto aperti nella scuola italiana. Anche in questo avvio di anno scolastico ci sono stati ritardi e storture che hanno pregiudicato la continuità didattica, sia nei servizi socio-assistenziali che nell’insegnamento, con problemi legati anche all’assegnazione dei posti di sostegno a docenti con o senza specializzazione.

Dai dati pubblicati a inizio settembre dal Miur, le cattedre in deroga erano pari a 38.769 – numeri destinati ad aumentare – mente le cattedre in organico di diritto, destinate al personale stabilizzato sono pari a 100.080, quindi 1/3 delle cattedre sul sostegno è rappresentato da posti in deroga, ovvero supplenze fino al 30 giugno. In alcuni casi poi il Ministero ha coperto i posti vacanti pescando dalle graduatorie docenti non specializzati e anche non di ruolo.

*Ricordiamo che ai sensi dell’art. 15 del decreto legislativo 66/2017, fanno parte dell’Osservatorio solo le associazioni di persone con disabilità maggiormente rapprsentative sul territori nazionale nel campo in tema di inclusione scolastica

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ISCRIZIONI ANNO SCOLASTICO 2018/19

Fonte www.superabile.itCon la Circolare 13 novembre 2017 n. 14659, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca disciplina le iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2018/19.

Secondo la Legge del 7 agosto 2012 n. 135, le iscrizioni sono effettuate on line per tutte le classi iniziali della scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado statali. Si effettuano on line anche le iscrizioni ai percorsi di istruzione e formazione professionale erogati in regime di sussidiarietà dagli istituti professionali nonché dai Centri di formazione professionale accreditati dalle Regioni le quali, su base volontaria, aderiscono al procedimento di iscrizione on line.

Le iscrizioni alle classi iniziali dei corsi di studio delle istituzioni scolastiche paritarie si effettuano on line esclusivamente per le scuole paritarie che aderiscono alla modalità telematica, in quanto la loro partecipazione al sistema “Iscrizioni on line” è facoltativa.

Le domande possono essere presentate dalle ore 8,00 del 16 gennaio alle ore 20,00 del 6 febbraio 2018, tenendo presente che le famiglie possono già avviare la fase della registrazione sul sito www.iscrizioni.istruzione.it delle iscrizioni on line, a partire dalle ore 9,00 del 9 gennaio 2018.

Sono escluse dalla modalità on line le iscrizioni relative: alle sezioni delle scuole dell’infanzia; alle scuole della Valle d’Aosta e delle province di Trento e Bolzano; alle classi terze dei licei artistici e degli istituti tecnici e professionali; al percorso di specializzazione per “Enotecnico” degli istituti tecnici del settore tecnologico a indirizzo “Agraria, agroalimentare e agroindustria”, articolazione “Viticoltura ed enologia”; ai percorsi di istruzione per gli adulti, ivi compresi quelli attivati presso gli istituti di prevenzione e pena; agli alunni/studenti in fase di preadozione, per i quali l’iscrizione viene effettuata dalla famiglia affidataria direttamente presso l’istituzione scolastica prescelta.

Le iscrizioni di alunni e studenti con disabilità effettuate nella modalità on line, devono essere perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta, da parte dei genitori, della certificazione rilasciata dalla ASL di competenza, a seguito degli appositi accertamenti collegiali previsti dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2006 n. 185, comprensiva della diagnosi funzionale.

Sulla base di tale certificazione la scuola procede alla richiesta di personale docente di sostegno e di eventuali assistenti educativi a carico dell’Ente locale, nonché alla successiva stesura del piano educativo individualizzato in stretta relazione con la famiglia e gli specialisti dell’ASL.

Le iscrizioni di alunni e studenti con disturbi specifici di apprendimento (DSA) effettuate nella modalità on line, devono essere perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta, da parte dei genitori, della relativa diagnosi, rilasciata ai sensi della Legge dell’8 ottobre 2010 n. 170 e secondo quanto previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 24 luglio 2012, sul rilascio delle certificazioni.

Per ulteriori informazioni, cliccare su: Circolare 13 novembre 2017 n. 14659 (punto 9.1 disabilità, punto 9.2 dsa

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PIÙ DI 91 MILIONI PER L’INNOVAZIONE SOCIALE DEL TERZO SETTORE

Fonte www.lavoro.gov.itSono più di 91 milioni le risorse che il Governo, in attuazione del Codice del Terzo Settore, ha messo a disposizione per sostenere, anche attraverso le Reti associative, iniziative e progetti promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni comprese tra gli enti del Terzo Settore.

“Proprio oggi – annuncia il Sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba – è stato pubblicato l’atto di indirizzo del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, e il relativo Avviso pubblico per gli enti interessati a presentare progetti di rilevanza nazionale per lo svolgimento di attività di interesse generale”.

Le risorse sono così ripartite:

a) 10 milioni, a carattere rotativo, per programmi di investimento degli enti associativi e delle fondazioni del Terzo settore;

b) circa 45 milioni per progetti di rilevanza nazionale da presentare al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali entro l’11 dicembre 2017;

c) 26 milioni per progetti di rilevanza locale che, entro dicembre 2017, saranno ripartiti alle Regioni mediante appositi accordi di programma affinché vengano destinati, con avviso pubblico, agli enti associativi di Terzo Settore che operano nel territorio regionale di appartenenza;

d) 7,75 milioni di euro, in forma di contributi per l’acquisto di autoambulanze e autoveicoli per attività sanitarie e beni strumentali, per gli enti che operano nel campo socio sanitario;

e) 2,58 milioni di euro per le associazioni di promozione sociale di cui alla Legge 476 del 1987 che promuovono l’assistenza di soggetti con particolari forme di svantaggio.

“Si tratta – continua Bobba – del primo importante provvedimento applicativo della riforma del Terzo Settore. Un modo concreto per sostenere quelle realtà associative che decidono di investire sull’innovazione sociale, utilizzando anche le risorse messe a disposizione dalla recente legislazione”.

In particolare, i progetti di rilevanza nazionale, finanziati con un importo di circa 45 milioni di euro, dovranno essere destinati, tra l’altro: al contrasto dello sfruttamento del lavoro nero e del fenomeno del caporalato; allo sviluppo della cultura del volontariato tra i giovani; all’integrazione dei migranti; allo sviluppo e al rafforzamento delle reti associative del Terzo Settore; all’inserimento lavorativo delle fasce deboli della popolazione, nonché alla creazione di forme di welfare di comunità.

“Con questo provvedimento – conclude Bobba – la riforma del Terzo Settore entra pienamente nella fase attuativa. Entro l’anno, saranno emanati altri importanti atti amministrativi riguardanti la costituzione dell’Organismo nazionale di controllo dei Centri di servizio del volontariato e l’istituzione del Consiglio Nazionale del Terzo settore. Così come, ben presto, sarà sottoscritto un protocollo d’intesa tra il Ministero del Lavoro e diverse amministrazioni territoriali e statali per l’avvio del Social bonus”.

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AL FORUM DELLA NON AUTOSUFFICIENZA SI PARLERÀ DI SEGREGAZIONE DELLA DISABILITÀ

Fonte www superando.it – Mercoledì 22 e giovedi 23 novembre al Centro Congressi Savoia Hotel di Bologna ci sarà la nona edizione del Forum della Non Autosufficienza (e dell’autonomia possibile), organizzata da Maggioli Editore, importante appuntamento nazionale rivolto in particolare ai professionisti e agli operatori dei servizi alla persona. Strutturata in sessioni plenarie e workshop, la manifestazione prevede numerosi convegni e incontri su temi concernenti i vari àmbiti operativi del settore, tanto da configurasi come una vera e propria lettura a trecentosessanta gradi dell’orizzonte che si pone di fronte a coloro che si occupano di lavoro di cura.

Rimandando i Lettori al ricco programma del Forum, si segnala qui quello che ci sembra un workshop di particolare interesse, in programma nel primo pomeriggio di giovedì 23, intitolato Il manicomio nascosto. Indagine sulla segregazione della disabilità in Italia. Moderato da Ciro Tarantino dell’Università della Calabria, condirettore del CeRC (Centre for Governmentality and Disability Studies “Robert Castel”) dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e componente della Direzione Editoriale di «Minority Reports – Cultural Disability Studies», l’incontro servirà a presentare un lavoro di ricerca sul tema indicato nel titolo, promosso nell’àmbito FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), a ricaduta dell’approfondito lavoro svolto dalla Federazione stessa e culminato nella Conferenza di Consenso del giugno di quest’anno, intitolata Disabilità: riconoscere la segregazione (evento ampiamente documentato dal nostro giornale).

Particolarmente autorevoli gli interventi previsti, che saranno quelli di Carlo Francescutti, responsabile del Servizio di Integrazione Lavorativa dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 5 di Pordenone, già coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di Pietro Barbieri, attuale coordinatore di quello stesso Comitato Tecnico-Scientifico, membro del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), oltreché a lungo presidente della FISH e già portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore e di Giovanni Merlo, direttore della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), componente lombarda della FISH.

In parallelo è prevista la presentazione del libro che renderà conto della ricerca, intitolato anch’esso Il manicomio nascosto. Indagine sulla segregazione della disabilità in Italia, di prossima uscita per Maggioli, a cura di Giovanni Merlo, e Ciro Tarantino. Ne presentiamo in anteprima, nel box in calce, la Prefazione scritta da Pietro Barbieri.

Da segnalare, in conclusione, che ai partecipanti al workshop verrà dato in omaggio il volume Disabilità: servizi per l’abitare e sostegni per l’inclusione (Maggioli, 2016), curato da Carlo Francescutti, Marco Faini, Serafino Corti e Mauro Leoni

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L’INCLUSIONE DEGLI ALUNNI CON DISABILITÀ È UN’ILLUSIONE

Fonte www.vita.it – Ho letto con interesse i contenuti dell’intervista rilasciata dal professor Dario Ianes pubblicata su Vita.it il 2 novembre. In quest’anno, dove ricorrono i 40 anni dalla promulgazione della legge 517, i 30 anni dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 215 e i 25 anni dall’emanazione della legge 104, credo sia opportuna una riflessione su questa normativa da parte di chi come me, disabile visivo e oggi componente come esperto del Network per l’inclusione scolastica dell’UICI, si occupa con ruoli diversi di inclusione scolastica delle persone con disabilità nella scuola fin dal 1972.

Lo faccio con l’esperienza del consulente tiflopedagogico, del docente, del dirigente scolastico di scuola secondaria di II grado, del formatore di docenti per il sostegno e come ex componente e responsabile delle commissioni nazionali istruzione dell’UICI e negli ultimi anni come referente della FAND nel gruppo Scuola nazionale e presso l’Osservatorio sull’inclusione scolastica del MIUR.

La mia è una voce fuori dal mondo accademico e vicina alla scuola “in atto”, agli alunni con disabilità e alle loro famiglie. Queste mie riflessioni vogliono aiutare a capire perché, dopo 45 anni dall’inserimento dei primi alunni disabili nella scuola di tutti, la situazione sia oggi quella richiamata dal prof. Ianes e perché un vero modello inclusivo in Italia non sia mai nato.

L’inserimento prima, l’integrazione poi e l’inclusione oggi sono sempre state (e sono ancora) realizzate a macchia di leopardo, da gruppi di docenti di “buona volontà” che sembra quasi continuino a “sperimentare” con successo buone prassi di modelli dai quali il “sistema scuola” resta fuori. Il sistema-scuola non è ancora riuscito a elaborare gli standard di un modello da “offrire” a tutte le scuole, capace di rendere effettiva ed omogenea l’inclusione scolastica sull’intero territorio nazionale.

Sarebbe semplicistico dire che la causa sta nel costume del nostro Paese, dove a fronte di leggi molto avanzate permangono comportamenti che sembrano ignorarle.

Riflettendo sulla storia della legislazione in materia di inclusione, emerge come in realtà proprio in essa trovi origine l’attuale stato di cose.

All’inizio degli anni Settanta i primi inserimenti scolastici di alunni con disabilità si realizzarono “contra lege” o “extra lege”: significativo in tal senso l’esempio dei primi ciechi inseriti nella scuola di tutti nel 1972, dove solo l’autodenuncia di un gruppo di genitori provocò una sentenza della Corte costituzionale che ne legittimò il diritto, un diritto che venne successivamente sancito dalla legge 360 del 1976, ma senza che questa dicesse nulla sulle modalità con il quale l’inserimento dovesse realizzarsi. Tuttavia quegli inserimenti ebbero successo perché in quegli anni vi era nella scuola la consapevolezza della necessità di cambiare e un clima di innovazione ben rappresentati nella “Lettera ad una professoressa” di don Milani.

L’accoglienza degli alunni con disabilità, favorendo il rinnovamento e la sperimentazione didattica, rientrava in questa volontà di cambiamento.

L’anno successivo, nel 1977, la legge 517 oltre a riconoscere il diritto di tutti gli alunni con disabilità ad assolvere all’obbligo scolastico nelle scuole “normali”, forniva le indicazioni necessarie alla costruzione del modello di inclusione e per il successo dell’integrazione: la riorganizzazione del “contesto”, prevedeva «attività scolastiche integrative organizzate per gruppi di alunni della classe oppure di classi diverse» e «attività scolastiche di integrazione anche a carattere interdisciplinare, organizzate per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse, ed iniziative di sostegno» quale premessa per il lavoro del docente specializzato per il sostegno assegnato alla classe in un rapporto di uno a quattro.

Contemporaneamente, però, nulla veniva detto in riferimento alla generalità delle classi e la concretizzazione di quanto affermato nella legge 517 trovava supporto giuridico solo in uno dei decreti Malfatti, il DPR 419 del 1974 sulla sperimentazione didattica ed educativa.

Nasceva così quasi una “scuola parallela” che si occupava dell’inserimento con modalità sperimentali, mentre il sistema nel suo complesso continuava a tenersene fuori: non era raro, in quegli anni, che dei collegi non trovando nessuna maestra o consiglio di classe disponibile ad accettare spontaneamente l’alunno con disabilità, proponessero l’individuazione della classe in cui inserirlo per sorteggio.

Nonostante ciò, la scuola elementare (oggi scuola primaria) che al suo interno aveva personale docente e direttori con competenze didattiche e pedagogiche, riuscì a sviluppare modelli di insegnamento capaci di integrare gli alunni con difficoltà, mentre l’inserimento nella scuola secondaria di primo grado, allora scuola media, dove i docenti spesso avevano scarse competenze pedagogiche e applicavano una didattica più improntata alla disciplina, faticava di più a sviluppare percorsi sperimentali capaci di integrare l’alunno con disabilità. In tutti i casi quegli inserimenti rimanevano spesso oasi felici all’interno di un contesto scuola che procedeva immutato.

Nasce di qui, dalla mancanza di adeguamento del “contesto scuola”, il meccanismo della delega al docente di sostegno ed il suo progressivo isolamento.

Cosa dire poi del modo in cui le persone con disabilità intellettive entrarono nella secondaria di secondo grado? La sentenza 215/87 riconosceva loro il diritto all’inserimento, ma senza che, al di là di circolari, nulla cambiasse nella normativa generale per favorirne l’inclusione.

La stessa legge 104/92, mentre da un lato definiva con chiarezza i diritti delle persone con disabilità, negli articoli riferiti all’integrazione scolastica ancora una volta precisava procedure e strumenti per la sola integrazione delle persone con disabilità, che non toccavano l’organizzazione del sistema nel suo complesso: ad esempio il PEI (Progetto educativo individualizzato) veniva proposto in un contesto di scuola che di fatto non progettava i suoi percorsi formativi ed i suoi curricula e questo non fece che rinforzare la delega e l’isolamento del docente per il sostegno con il “suo” alunno all’interno della classe.

Inoltre, con l’abolizione dei corsi biennali di specializzazione polivalenti e il passaggio della formazione dei docenti per il sostegno dall’amministrazione scolastica alle Università, il patrimonio di buone prassi di integrazione sviluppate in quei vent’anni di inserimento, perdeva un importante strumento di “disseminazione”.

Per rispondere al nuovo compito, dopo la “scomparsa delle classi speciali, nelle Università vedremo “fiorire” le cattedre di “pedagogia speciale”, quasi a indicare la necessità di una pedagogia parallela “dedicata” all’educazione degli alunni con disabilità.

Neanche l’autonomia didattica, approvata nel 2000, è riuscita finora a modificare più di tanto questo stato di cose, pur dando alle scuole strumenti concreti: troppo calata in un sistema dove era scarsamente presente la cultura della progettazione, senza che venisse affiancata da un serio programma di aggiornamento del corpo docente.

Una riprova del fatto che il sistema scuola continui a considerare l’inclusione degli studenti con disabilità una cosa separata è la richiesta alle scuole di stendere il PAI, il Piano annuale per l’inclusione, che si configura quasi come una proposta educativa parallela a quella del PTOF, il Piano triennale per l’offerta formativa e del conseguente Piano annuale che ne definisce gli obiettivi, le risorse e gli strumenti.

Come si vede il vero problema non sta nella mancata applicazione della norma, ma in un difetto metodologico intrinseco alla stessa normativa sull’inclusione: l’emanazione di norme per l’inclusione, che di fatto si riferiscono sempre e solo alla progettazione per gli alunni con disabilità, anziché ad un modello di progettazione for all, che coinvolga nel cambiamento l’intero sistema.

Una normativa che è risultata solo illusoriamente inclusiva, mentre nei fatti ha generato un sistema “duale” nel quale convivono il modello di scuola per tutti e quello in “perenne sperimentazione” per gli alunni con disabilità, un sistema scolastico che non può che essere inclusivo a macchia di leopardo, un sistema che se garantisce l’inserimento di tutti gli alunni con disabilità resta però per molti di loro solo fittiziamente inclusivo, un sistema all’interno del quale è stato ed è difficile far nascere quel modello capace di includere concretamente nella scuola “per tutti e per ciascuno”, più volte richiamata dai documenti ministeriali e dalle relazione degli accademici.

*Articolo a cura di Luciano Paschetta è pedagogista esperto in scienze tiflologiche, referente della FAND per la Suola e membro dell’Osservatorio sull’inclusione scolastica del MIUR.