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LA LEGGE DI BILANCIO E L’IMPATTO SULL’INFANZIA

Fonte Gruppo CRC* – La legge di bilancio, con la programmazione e l’allocazione delle risorse triennale, è una dichiarazione d’intenti, ed è anche strumento chiave della politica economica. Analizzando le scelte economiche e le misure espresse nei quasi 1200 commi della legge di Bilancio 2018, possiamo anche analizzare l’impatto sulle politiche sul l’infanzia dal punto di vista dei fondi destinati a sostenere i genitori, i bambini, gli adolescenti.

Orientare risorse economiche per contrastare le povertà minorili e per garantire a tutti i bambini diritti e opportunità educative, significa anche pensare allo sviluppo e al futuro del paese. A valle di queste scelte, peraltro, nel campo delle politiche che coinvolgono i minori, l’Italia è penalizzata da un modello di governance in cui i diversi centri di decisione e le diverse sedi istituzionali sembrano muoversi “in ordine sparso”.

Nella legge di bilancio 2018 – insieme alle riforme e ad alcune leggi approvate in questa legislatura – emerge un’attenzione per l’infanzia, per la scuola, per sostenere la natalità e rispetto agli anni passati queste ‘aree di intervento’ hanno beneficiato di un rilievo maggiore. Per la prima volta, nel 2018, l’Italia attuerà una misura di contrasto alla povertà, destinando per il 2018 2 miliardi di euro; molte risorse sono state destinate all’edilizia scolastica (oltre a quelle già in campo, sono stanziati ulteriori 50 milioni per scuole innovative e 300 milioni di ‘spazi finanziari’ ai Comuni da spendere per l’edilizia scolastica), per colmare ritardi decennali, e diverse risorse sono impegnate per sostenere le nascite. Nel 2017, è stata approvata e definita la riforma che istituisce un nuovo sistema integrato 0-6 anni, che ha anche il merito di aver sensibilizzato istituzioni e cittadini sull’importanza di garantire servizi socio-educativi a tutti i bambini sin dalla primissima infanzia.

Tuttavia, un’analisi più approfondita e di confronto tra le risorse destinate alle diverse misure evidenzia alcune criticità e incoerenze.

Talvolta queste sono semplicemente frutto dei rigidi vincoli di bilancio cui l’Italia è sottoposta, altre volte frutto di scelte politiche disallineate, che non trovano una sintesi coerente.

Prendiamo alcuni esempi significativi. Partiamo dallo sforzo finanziario mirato ad incoraggiare la natalità: il bonus bebè di 80 o 160 euro al mese, istituito per un triennio nel 2015, è stato prorogato anche per i nati o adottati nel 2018, ma solo per il primo anno di vita, per una spesa stimata di 185 milioni. Considerando che il beneficio per i nati nel 2015, 2016, 2017 era triennale, quest’anno la spesa potrebbe raggiungere 1 miliardo 200 milioni. Al bonus bebè, destinato alle famiglie con redditi al di sotto della soglia di 25.000 euro di Isee, raddoppiato in caso di Isee fino a 7000 euro, si sovrappone un altro bonus nascita introdotto dalla passata legge di stabilità, “a decorrere dal 1° gennaio 2017”, 800 euro una tantum per tutte le mamme dal settimo mese di gravidanza senza limiti di reddito, per una spesa stimata di 392 milioni l’anno.

Ci sono poi gli assegni di maternità – circa 339 euro mensili per un massimo di 5 mesi – di cui possono usufruire le mamme lavoratrici, anche autonome o precarie, licenziate, dimesse o in disoccupazione, che costano complessivamente 230 milioni annui. Un altro bonus per sostenere i neogenitori è quello per pagare la retta degli asili nido, fino a 1000 euro per 3 anni, stabilizzato dalla legge di stabilità 2017, per una spesa stimata di 250 milioni. Altri 50 milioni sono destinati al voucher baby sitter per le neomamme che rientrano al lavoro rinunciando al congedo parentale (600 euro mensili per 6 mesi al massimo).

Bisogna riconoscere che queste misure a carattere universale e diretto, ‘leggere’ dal punto di vista amministrativo, possono aiutare i neogenitori nei primissimi mesi a sostegno della natalità. Ma non rappresentano purtroppo un disegno complessivo organico di sostegno alla prima infanzia e alle famiglie più fragili con bambini piccoli. E le risorse in campo sono sproporzionate: i bonus descritti avranno un costo complessivo per il 2018 di circa 2 miliardi 120 milioni, mentre alla nuova importante riforma per il riequilibrio territoriale e l’istituzione di un sistema educativo 0-6 anni sono destinati 239 milioni e al congedo obbligatorio di paternità solo 40 milioni (infatti è di soli 4 giorni).

Anche l’attenzione verso la cultura segnala un maggiore impegno verso il futuro e lo sviluppo dei cittadini. Tra la varie misure inserite nella legge di bilancio si segnalano: 290 milioni il costo del bonus cultura per i 18enni, 1 milione stanziato per le biblioteche scolastiche, 3 milioni per sostenere il libro e la lettura. L’auspicio è che anche su questo tema si vada verso una strategia che preveda interventi strutturali e risorse consistenti, nel quadro di una strategia complessiva di promozione della cultura quale strumento fondamentale per contrastare la povertà educativa.

*Di cui Anffas Onlus è parte

Per approfondire

Per leggere il comunicato stampa di Anffas Onlus sulla Legge di Bilancio clicca qui

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GIORNATA DELLA MEMORIA

Fonte www.redattoresociale.itVite indegne di essere vissute, nel delirante piano di Hitler e dei gerarchi nazisti. Tra le tante, quelle delle persone con disabilità Storpi, ciechi, sordi, soprattutto i folli: tutti destinati all’annientamento, in quella operazione che fu chiamata “Aktion T4”: un programma di eugenetica con il quale si stima che si siano soppresse tra le 100mila e le 200mila persone. Si sterilizzavano le persone con disabilità e si uccideva in primis – sotto l’attenta supervisione medica – chi aveva malattie genetiche, i malati inguaribili e le persone con disabilità mentali.

Il nome di questa specifica operazione di sterminio, T4, è l’abbreviazione di “Tiergartenstrasse 4”, la via di Berlino dove era situato il quartier generale dell’ente pubblico nazista per la salute e l’assistenza sociale. La designazione Aktion T4 non è nei documenti dell’epoca ma, secondo alcune fonti letterarie, i nazisti usavano il nome in codice Eu-Aktion o E-Aktion. E “Programma di eutanasia” è la denominazione utilizzata dai giudici durante il processo di Norimberga.

Nel Mein Kampf (scritto mentre il futuro dittatore era in carcere per il fallito tentativo di colpo di Stato a Monaco di Baviera nel 1923) Hitler esprime chiaramente i suoi obiettivi di “selezione”: “Chi non è sano e degno di corpo e di spirito, non ha diritto di perpetuare le sue sofferenze nel corpo del suo bambino. Qui lo Stato nazionale deve fornire un enorme lavoro educativo, che un giorno apparirà quale un’opera grandiosa, più grandiosa delle più vittoriose guerre della nostra epoca borghese”.

Il massacro dei bambini e degli adulti con disabilità, portato avanti da medici, è passato alla storia per essere stato l’unico crimine che il regime decise di sospendere sotto le pressioni dell’opinione pubblica. Sospensione più di facciata che effettiva, visto che, come ricorda la voce Aktion T4 della versione italiana di Wikipedia, l’ultimo bimbo soppresso fu Richard Jenne, 4 anni, ucciso il 29 maggio 1945, 21 giorni dopo la fine della guerra in Europa. Tuttavia il processo venne, se non fermato, sicuramente rallentato dalle pressioni della Chiesa cattolica e dalla protesta che montava nel popolo tedesco per la strage degli innocenti.

L’Aktion T4 portò dunque alle estreme conseguenze i concetti di igiene razziale, eutanasia ed eugenetica che tra le due guerre non furono affatto una prerogativa della sola Germania. Come fa notare Ian Kershaw, il principale biografo di Hitler, nel saggio ‘All’inferno e ritorno’ pubblicato in Italia da Laterza, l’eugenetica derivava dal darwinismo sociale ed era considerata una scienza progressista ben prima della Grande Guerra, con estimatori del calibro dell’economista John Maynard Keynes, degli scrittori H.G. Wells e D.H Lawrence e del commediografo George Bernard Shaw.

Si pensava che, selezionando gli esemplari di razza umana, si sarebbero eliminate, scrive Kershaw, “le caratteristiche che producevano la criminalità, l’alcolismo, la prostituzione e le altre forme di comportamento deviante”. Come ricordano Silvia Morosi e Paolo Rastelli sul blog Poche storie, “quando l’eugenetica che auspicava l’eliminazione degli ‘inadatti’ si incrociò con il razzismo e la ‘purezza di sangue’ predicate dal nazismo, si creò una miscela esplosiva in cui maturarono i peggiori eccessi”.

Due furono gli elementi nuovi che contribuirono portare all’estremo la situazione. Prima di tutto le enormi perdite di uomini giovani e vigorosi durante la Grande guerra, (mentre i deboli e i malati erano più o meno sopravvissuti) fecero temere un peggioramento genetico della popolazione cui era considerato indispensabile porre rimedio. E poi la Grande depressione degli Anni Trenta, che ridusse di molto le risorse pubbliche da destinare all’assistenza delle persone con disabilità.

Così – come messo in luce da Morosi e Rastelli -, uno dei primi atti del nazismo trionfante, mentre si procedeva alla demolizione della democrazia e alla persecuzione ed eliminazione degli avversari politici, fu la decisione di migliorare la razza attraverso la sterilizzazione coatta di tutti le persone con disabilità psichica.

La prima legge in proposito, promulgata nel luglio del 1933, riguardava “le persone affette da una serie di malattie ereditarie – o supposte tali – tra le quali schizofrenia, epilessia, cecità, sordità, corea di Huntington e ritardo mentale”, nonché gli alcolisti cronici e numerose prostitute. Nel periodo di vigore pieno della legge, più o meno fino al 1939, si calcola siano state sterilizzate tra le 200 mila (secondo Robert Jay Lifton, autore del libro ‘I medici nazisti’) e le 350 mila persone.

Il processo prevedeva il censimento, chiesto a ospedali, case d’infanzia, case di riposo per anziani e sanatori, di “tutti i pazienti istituzionalizzati da cinque o più anni, i “pazzi criminali”, i “non-ariani” e coloro ai quali era stata diagnosticata una qualsiasi malattia riportata in un’apposita lista”.

“Vite indegne di vita” come Hitler li chiamava. Questa lista comprendeva schizofrenia, epilessia, corea di Huntington, gravi forme di sifilide, demenza senile, paralisi, encefalite e, in generale, “condizioni neurologiche terminali”. Lo sterminio, attuato prima con iniezioni letali e poi con il sistema più veloce dell’avvelenamento con monossido di carbonio , fece un numero di vittime stimato tra le 75 e le 100 mila fino all’agosto del 1941, quando venne ufficialmente sospeso (la cifra non comprende le persone con disabilità non tedeschi uccisi nei territori occupati dai tedeschi nel corso della guerra). Tuttavia le uccisioni continuarono – come si ricorda su ‘Poche storie’ – e andarono poi a confluire nel più grande programma di sterminio razziale degli ebrei e degli altri “esseri inferiori”, al quale venne anche applicata l’esperienza maturata con l’uso del gas asfissiante. E i bambini? Tra i bambini, le vittime furono circa 5 mila tra il 1938 e il 1941, anche in questo caso con il sistema dell’iniezione letale.

Gli ospedali ricevettero l’ordine di segnalare i piccoli “di età inferiore ai tre anni nei quali sia sospetta una delle seguenti gravi malattie ereditarie: idiozia e sindrome di Down (specialmente se associato a cecità o sordità); macrocefalia; idrocefalia; malformazioni di ogni genere specialmente agli arti, la testa e la colonna vertebrale; inoltre le paralisi, incluse le condizioni spastiche”. I piccoli venivano sottratti ai genitori con la scusa del trasferimento in “centri pediatrici speciali” dove avrebbero ricevuto cure migliori e dove invece venivano uccisi, sezionati a scopo “scientifico” e poi cremati. La causa ufficiale della morte era “polmonite”.

La preparazione culturale del terreno. Tutti questi programmi di sterminio erano stati preceduti, nel periodo prima della guerra, da un’intensa opera di propaganda nelle scuole e nelle organizzazioni giovanili del partito nazista, nonché tramite la diffusione di film, poster, libri e opuscoli tesi a suggerire la necessità della selezione genetica e dell’eliminazione dei disabili per evitare loro altre sofferenze e risparmiare denaro a beneficio del resto della popolazione.

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UNITED NATIONS AND DISABILITY: 70 YEARS OF THE WORK TOWARDS A MORE INCLUSIVE WORLD

Fonte www.un.org – È disponibile la nuova pubblicazione della Divisione Sviluppo e Politiche Sociali delle Nazioni Unite dal titolo “Nazioni Unite e Disabilità: 70 anni di lavoro verso un mondo inclusivo”. Questa pubblicazione mira a fornire una panoramica del lavoro delle Nazioni Unite, in particolare del Segretariato, per le persone con disabilità dall’inizio della loro organizzazione nel 1945, al presente, evidenziando i principali incontri, i trattati sui diritti umani e le pietre miliari che l’ONU ha raggiunto nella sua promozione per i diritti delle persone con disabilità.

Per maggiori informazioni e per scaricare la pubblicazione clicca qui (pagina in lingua inglese)

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DISABILITÀ: LE PRIORITÀ 2018 DELL’EDF E DELLO EUROPEAN DISABILITY INTERGROUP

Fonte www.edf-feph.org – Il 24 gennaio 2018 il comitato esecutivo dell’EDF – European Disability Forum, si è incontrato con l’ufficio dell’Intergruppo Disabilità del Parlamento Europeo per discutere delle priorità e dele sfide comuni per il 2018.

Tra gli argomenti affrontati vi sono:

– il ruolo del Parlamento europeo nel seguito delle osservazioni conclusive delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e la relazione che il Parlamento europeo sta preparando

– un piano per dichiarare il 2021 come il prossimo Anno europeo delle persone con disabilità

– la European Disability Strategy 2020-2030

– gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili

– il Pilastro Sociale Europeo

Per maggiori informazioni clicca qui (pagina in lingua inglese)

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10 ANNI DEL REGOLAMENTO EUROPEO SUL TRASPORTO AEREO PER LE PERSONE CON DISABILITÀ

Fonte www.superabile.it – Il regolamento ha definito “le regole comuni” di accesso al trasporto aereo per le persone con disabilità e ridotta mobilità attraverso indicazioni che omogeneizzano i servizi e le procedure offerte ai vari livelli. Per ottemperare agli obiettivi indicati sono state emanate norme e predisposti, negli anni, ulteriori documenti, nazionali ed europei, utili ad indirizzare e chiarire le modalità di applicazione del regolamento. I principi fondamentali a cui si inspira il regolamento sono quelli già dettati dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (2000/C 364/01) che sono:

• nel trasporto aereo le persone con disabilità e le persone a mobilità ridotta hanno gli stessi diritti di tutti altri cittadini alla libera circolazione, alla libertà e alla non discriminazione;

• la possibilità di accesso al trasporto e non esclusione per la loro disabilità o mancanza di mobilità;

• l’inclusione sociale si realizza non applicando tariffe aggiuntive per l’assistenza.

Gli elementi cardine, che ripercorriamo, intorno al quale è incentrato il regolamento, sono: l’ambito di applicazione, i soggetti coinvolti, le condizioni di accessibilità delle strutture aeroportuali, i servizi offerti e la tutela del passeggero.

Il regolamento si applica in tutti gli aeroporti comunitari e prevede l’assistenza obbligatoria e gratuita per le persone con disabilità e alle persone a mobilità ridotta che utilizzano voli in partenza, in arrivo o in transito da questi aeroporti (tra gli aeroporti sono compresi anche quelli di Paesi Terzi: Norvegia, Islanda e Svizzera). È applicato, inoltre, ai voli in partenza da un aeroporto non comunitario con destinazione un aeroporto comunitario, quando la compagnia aerea che effettua il volo è comunitaria (oppure per compagnie aeree norvegesi, islandesi e svizzere). (nota)

Le persone con disabilità o le persone a mobilità ridotta (PRM E PD) sono coloro la cui mobilità è ridotta a causa di:

• qualsiasi disabilità fisica (sensoriale o motoria, permanente o temporanea);

• disabilità mentale;

• qualsiasi altra condizione che causi disabilità.

Il regolamento è attuato attraverso il coordinamento di tutti gli attori che partecipano al trasporto aereo della PRM e PD, che sono: gli agenti, agli operatori turistici, i gestori aeroportuali con i loro servizi di assistenza, con il personale e le attrezzature. La sua applicazione presuppone la verifica delle condizioni di accessibilità degli spazi e delle attrezzature, anche al fine di predisporre le informazioni utili al viaggiatore. Questo unitamente alla formazione del personale consente l’erogazione dei servizi in ogni momento del viaggio.

Nello specifico il regolamento elenca gli elementi che creano condizioni utili alla mobilità nel trasporto aereo:

• la realizzazione di soluzioni progettuali che rispondano alle esigenze delle persone con ridotta mobilità, sia negli aeroporti che negli aeromobili;

• le informazioni fornite in formati alternativi accessibili, almeno nelle lingue disponibili per gli altri passeggeri;

• la fornitura di assistenza;

• l’impiego del personale e delle attrezzature necessarie, negli aeroporti e a bordo degli aeromobili.

La mobilità deve essere garantita attraverso la predisposizione di “punti”, ubicati almeno:

• agli ingressi principali del terminal;

• ai banchi di accettazione;

• presso le stazioni ferroviarie, le ferrovie urbane, le metropolitane, gli autobus, i taxi ed i parcheggi.

Presso i punti individuati deve essere assicurata l’accoglienza:

• dal punto di arrivo ad aeromobile;

• dall’aeromobile a punto di partenza dall’aeroporto;

• compreso l’imbarco e lo sbarco.

I servizi devono essere forniti senza ritardi ed interruzioni di servizio sia per le PRM e PD, che per gli altri passeggeri. Il trasporto di una PRM e PD non può essere rifiutato, né nell’accettazione della prenotazione né nell’imbarco. Queste condizioni devono essere garantite, cioè il gestore aeroportuale ed il vettore aereo deve fare ogni ragionevole sforzo, anche quando la persona non effettua la richiesta, come specificato, 48 ore prima del volo.

Le uniche deroghe consentite definite all’articolo 4 del regolamento sono:

a. per rispettare gli obblighi in materia di sicurezza stabiliti dalla normativa internazionale…

b. se le dimensioni dell’aeromobile o dei suoi portelloni rendono fisicamente impossibile l’imbarco o il trasporto della persona con disabilità o a mobilità ridotta Gli obblighi in materia di sicurezza sono riferiti, anche alle condizioni di salute del passeggero, che non devono essere mai causa di pericolo per se o/e per gli altri passeggeri.

L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile – ENAC – è l’ente designato dallo Stato italiano, per soprintendere alla adozione del regolamento. ENAC in considerazione della evoluzione normativa intercorsa e degli ulteriori documenti emanati a livello europeo dalla entrata in vigore del regolamento, ha redatto nel 2014 la Circolare Gen – 02A – Applicazione del Regolamento (CE) n. 1107/2006 e qualità dei servizi erogati alle persone con disabilità e a mobilità ridotta nel trasporto aereo – che sostituisce la Circolare Gen – 02 dell’8/07/2008 – Attuazione del REGOLAMENTO (CE) n. 1107/2006 del 5 luglio 2006 -. Questa era stata redatta con la collaborazione delle associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità e con i rappresentanti del settore fornendo gli strumenti per sensibilizzare sull’argomento ed adottare le disposizioni previste dal regolamento.

Nella Circolare-Gen-02A – sono fornite le Linee guida per la standardizzazione della qualità dei servizi di assistenza e dettagliati i contenuti della la formazione del personale, già introdotti dalla circolare precedente, oltre alla procedura per l’applicazione della disciplina sanzionatoria prevista in caso di violazione del regolamento introdotta dal D.Lgs. 24/2009.

Si segnala sul tema dei diritti dei passeggeri nell’Unione europea l’audit della Corte dei conti europea. Nella azione rientra un sondaggio online, concluso il 28 gennaio 2018, per valutare in quale misura i passeggeri conoscono i propri diritti quando sono in viaggio e per raccogliere informazioni sulle loro esperienze. Lo scopo è produrre per la metà del 2018 una relazione dettagliata sull’argomento utile a valutare come vengono garantiti i diritti di tutti i cittadini europei, verificare come i regolamenti sono stati attuati e come la Commissione europea ha vigilato sulla loro stessa applicazione.

Si ricorda che il compito della Corte dei conti europea è controllare le finanze della Unione europea valutando come vengono impiegate le risorse e quali sono o risultati degli investimenti adottati. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito web della Corte dei conti europea https://www.eca.europa.eu/it/Pages/ecadefault.aspx Ed il sito web della Unione europea https://europa.eu/european-union/about-eu/institutions-bodies/european-court-auditors_it#cosa_fa_la_corte_dei_conti_europea?

Nel sito web di ENAC è presente una specifica sezione dedicata ai passeggeri con disabilità e ridotta mobilità, con la raccolta dei documenti di riferimento: www.enac.gov.it

(nota) L’indicazione sui Paesi Terzi è tratta da: Brochure “ I diritti nelle persone con disabilità e a mobilità ridotta nel trasporto aereo” Ed. agosto 2016 in:

http://www.enac.gov.it/I_Diritti_dei_Passeggeri/Passeggeri_con_disabilit-13-_o_a_mobilit-13-_ridotta/index.htm

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UNA MAGGIORE TUTELA ALLA VOLONTÀ DELLE PERSONE

Fonte www.superando.it «Fino ad oggi non è stato possibile accedere agli atti di designazione degli amministratori di sostegno*, se non attraverso la produzione diretta al giudice di una copia degli atti stessi. È evidente, però, come questo abbia reso di fatto inutilizzabile la designazione fatta dall’interessato tutte le volte in cui la copia veniva smarrita o in cui il giudice non veniva informato. Attraverso questo nuovo Registro, invece, ogni notaio, e in prospettiva ogni giudice, potrà facilmente e velocemente verificarne l’esistenza, assicurando così maggiore tutela alla volontà della persona». Lo dichiarano dal Consiglio Nazionale del Notariato**, presentando il nuovo Registro Pubblico Sussidiario per gli atti di designazione degli amministratori di sostegno stipulati dai notai, avviato dal 1° gennaio di quest’anno, data a partire dalla quale tutte le nuove designazioni fatte con atto pubblico informatico o scrittura privata autenticata hanno incominciato ad essere inserite appunto in un Registro dedicato, che consentirà a qualsiasi notaio italiano di verificarne l’esistenza e presso quale collega quegli atti siano depositati.

Per quelli stipulati dal 1° gennaio in poi l’inserimento dovrà avvenire entro trenta giorni, mentre quelli anteriori a quest’anno verranno via via inseriti entro il 30 giugno prossimo.

«Il contenuto del Registro – spiegano ancora dal Consiglio Nazionale del Notariato – verrà ordinato in modo da consentirne una ricerca efficiente su base personale e potrà essere condiviso da tutti i notai e altri soggetti qualificati, come le singole Aziende Sanitarie Locali, al fine di rendere immediata la conoscibilità della volontà espressa dal designatario. Dal canto nostro provvederemo a stabilire, tramite apposite convenzioni con il Ministero della Giustizia e con quello della Salute, le modalità con cui il Registro potrà essere messo a disposizione dei singoli giudici competenti e delle strutture sanitarie, al fine di consentire loro un accesso diretto alle informazioni».

È questa la prima fase di un progetto più ampio del Consiglio Nazionale del Notariato, finalizzato alla creazione di Registri Pubblici Sussidiari digitali per l’archiviazione e la raccolta di atti notarili, privi di pubblicità legale, che contengano dati e informazioni d’interesse pubblico. (S.B.)

*L’amministratore di sostegno è un istituto introdotto nel nostro Paese dalla Legge 6/04, per superare le assai più rigide forme precedenti dell’inabilitazione e dell’interdizione.

** Con cui Anffas ha stipulato un Protocollo di Intesa nell’aprile 2017

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Erminia Chiodo (echiodo@notariato.it).

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LEZIONI IN OSPEDALE, LE SEGUONO 60MILA ALUNNI. ANCHE DELLE SUPERIORI

Fonte www.edscuola.euCresce il numero di alunni ricoverati in ospedale che seguono un corso scolastico attraverso dei docenti che si recano direttamente nel nosocomio: sono circa 60 mila gli allievi coinvolti, in tutta Italia, in attività di studio.

Indispensabili le delibere collegiali

Ora, si scopre che questo genere di attività formative, che ricordiamo devono sempre essere avallate da ogni istituti attraverso le delibere degli organi collegali e lo stanziamento di fondi appositi assorbiti dal Fondi d’istituto, vengono attivate con una certa frequenza anche per gli iscritti alla scuola superiore. Dei 60 mila giovani ricoverati che ogni anno frequentano la scuola nelle corsie ospedaliere, circa 4.400 sono infatti studenti delle superiori. La prima volta che questo avvenne fu 20 anni fa, all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. L’anniversario verrà celebrato a breve, il primo febbraio, nell’ospedale con il convegno “Scuola in ospedale e istruzione domiciliare: l’esperienza ventennale del Rizzoli, educare con cura”.

Il paziente quattordicenne che aprì alle superiori “Sono pronto ad affrontare qualsiasi cosa, ma non fatemi rinunciare a studiare”: tutto nacque da questa frase pronunciata da un paziente quattordicenne, scrive l’Ansa. “Il ragazzo aveva iniziato da poco a frequentare le superiori quando fu ricoverato al Rizzoli per un osteosarcoma, una rara forma di tumore maligno”, racconta Marco Manfrini, chirurgo ortopedico a cui lo studente consegnò, all’epoca, la sua preoccupazione. “Tornato a casa – prosegue – ne parlai con mia moglie, che era insegnante e che riuscì a sensibilizzare la sua scuola. Da un’indagine tra i ricoverati, era emerso infatti che il 40% dei ragazzi delle superiori perdevano uno o due anni scolastici in concomitanza con la malattia”.

Mentre esistevano già scuole elementari in ospedale, per i più grandi non c’era nulla. Fu la prima volta in tutta Italia ma presto la scuola superiore si diffuse in tanti altri ospedali, da Padova a Palermo.

L’obiettivo, spiega Antonella De Tommasi, professoressa di matematica e coordinatrice della sezione ospedaliera del Rizzoli, “è far mantenere i contatti con compagni di classe e non far perdere l’anno. Le nostre valutazioni vengono recepite dagli istituti di provenienza, facendo sì che il ragazzo abbia regolarmente una pagella”.

L’esempio del Bambino Gesù di Roma

Al di là dei fini scolastici, conclude Daniele Ferrari, già responsabile del reparto di Chemioterapia del Rizzoli, “rappresenta un elemento di speranza e motivazione. Fa capire a ragazzi e genitori che la vita continua, nonostante la malattia”. A livello nazionale, sono molti gli ospedali che hanno attivato il progetto delle lezioni in ospedale. Qualche mese fa, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico pediatrico Bambino Gesù di Roma, erano ben 52 i giovani che avevano aderito. Per loro, nell’occasione, è stato avviato anche un nuovo corso di alfabetizzazione, oltre che una nuova App gratuita per smartphone e tablet, che da quest’anno consente di prenotare le lezioni e segnalare ai professori esigenze formative particolari.