Contatore delle Visite

Cerca

Blog

Diadmin

SCOPERTO IL LEGAME TRA SINDROME DI DOWN E ALZHEIMER

Fonte www.west.info.eu Individuato il legame tra Sindrome di Down e Alzheimer. Una scoperta frutto del lavoro del Sanford Burnham Medical Research Institute, svolta cruciale per la messa a punto di terapie di prevenzione per gli individui con la trisomia 21.

La Sindrome di Down è associata a un rischio maggiore di sviluppare una malattia neurodegenerativa: si calcola, infatti, che a partire dall’età di 40 anni il 100% dei soggetti colpiti dalla Sindrome sviluppi una forma di demenza e dato che l’aspettativa di vita è aumentata da 25 anni nel 1983 a 60 oggi, è importante rendere l’esistenza di queste persone meno difficile.

Secondo i risultati della ricerca, le persone colpite dalla trisomia 21 hanno una produzione molto bassa di SNX27, il gene che regola la quantità di beta amiloide, proteina tossica per il cervello. Questo perché vi è una maggiore produzione di RNA, sintentizzato dal cromosoma 21 presente in tre copie, che blocca l’attività dell’SNX27. Prossimo obiettivo: capire qual è il meccanismo che impedisce l’eccessiva produzione di mi-RNA 155, ripristinando la quantità giusta di SNX27.

 

Diadmin

DOPO DI NOI E CASI DI MALTRATTAMENTO: L’IMPEGNO COMUNE PER DIRE BASTA

Fonte www.disabili.comSono storie che fanno male. Ai protagonisti che le vivono sulla propria pelle, innanzitutto. Poi ai loro familiari, e di riflesso alle varie persone che si trovano ad affrontare il momento del “Dopo di noi”, con le valutazioni che comporta. La scia si allunga e tocca tutta la società, che di fronte a queste vicende si domanda dove sia finito il senso del rispetto per la persona, principio di una convivenza civile.

Sono storie di persone con disabilità e anziani maltrattati e umiliati, avvenute in alcune Rsa, ovvero residenze sanitarie assistenziali. Casi circoscritti, certo, ma non per questo meno rilevanti, anzi. Le istituzioni lo comprendono, e infatti assicurano: il monitoraggio di questi episodi di violenza è costante, e c’è tutto l’impegno per contrastarli.

La conferma arriva dalla Fish, Federazione Italiana per il superamento dell’handicap: «È un problema che sentiamo molto – conferma il presidente Vincenzo Falabella – In giunta è cominciato un dibattito sui temi relativi al comportamento che gli operatori sociosanitari devono tenere, soprattutto alla luce dei recenti fatti avvenuti. Con le associazioni impegnate nell’ambito della disabilità intellettiva, poi, stiamo cercando di instaurare un percorso per avviare un meccanismo, anche di controllo, che eviti il ripetersi di questi fatti aberranti».

Vicende che, precisa il presidente, sono da intendere non come sintomo di un problema generalizzato, di sistema, ma di alcune persone. O meglio, di alcuni operatori, che appaiono distanti dalla funzione di assistenza richiesta loro. Invece, «Chi lavora nelle strutture deve avere doti spiccate nei rapporti interpersonali, e nel gestire diversi gradi di disabilità», sottolinea Falabella.

Un’importanza, quella dell’approccio umano con il paziente, che assume ancor più significato alla luce di alcuni dati di uno studio europeo che il presidente cita. In Italia, nell’ambito dei servizi residenziali per adulti con disabilità, l’alloggio in strutture come le Rsa rappresenta l’86% dei casi. Le soluzioni alternative, come le case famiglia, o le piccole comunità alloggio, rappresentano invece il 3,7% del totale. In questa “forbice” di valori, Fish riafferma la sua posizione a favore dei progetti di vita indipendente, che permettono alle persone con disabilità una piena integrazione e partecipazione nella società. Principi, questi, sostenuti in particolare nell’articolo 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.

Progetti per l’autonomia della persona disabile sono possibili con adeguati fondi. Per questo Fish tiene sotto controllo le politiche di welfare. Lo fa consultando altri organi istituzionali, tra cui rappresentanti del governo. Un confronto che, in particolare, negli ultimi tempi ha per tema il rifinanziamento del Fondo per le non autosufficienze: solo con un adeguato stanziamento, infatti, è possibile ampliare i progetti di vita indipendente. Come rassicurare, intanto, chi si deve rivolgere a una Rsa per il suo “Dopo di noi”, o per quello di un suo caro?

Falabella è chiaro: «Bisogna avere fiducia nelle istituzioni, e nelle strutture a cui ci rivolgiamo».

Perché gli spiacevoli episodi accaduti fanno sì male, ma sono tante le figure che, con il loro costante operato, danno vita a storie migliori.

*Cui Anffas Onlus aderisce

 

Diadmin

IL VOLO DI PÈGASO, RACCONTARE LE MALATTIE RARE

Quest’anno la tematica del concorso è “Vivere per raccontare. Raccontare per vivere”. Il tema di questa edizione, ispirato all’ultimo Garcia Marquez, ha a che fare con la rappresentazione, la narrazione fatta di parole ma anche di immagini, di colori, di suoni e di quel che l’uomo usa per parlare di sé e per mostrare ciò che è meno visibile.

L’idea può essere espressa in tutte le sue sfumature: desiderio, gioia, sogno, pazienza, timore, incertezza, sofferenza, e altro ancora. Quest’anno il concorso si articola in 6 sezioni, per lasciare spazio a creatività ed emozioni: narrativa, poesia, disegno e pittura, fotografia e scultura.

Il termine per l’invio delle opere è il 3 novembre 2014. Collaboreranno con noi, in veste di giurati, figure di primo piano del panorama artistico-culturale nazionale, che renderanno il concorso un’occasione unica, come unico è il mitologico cavallo alato.

Per informazioni e regolamento contattare concorsopegaso@iss.it

Diadmin

FONDO NON AUTOSUFFICIENZE: INCONTRO AL MINISTERO

Dopo la diffusione della versione ufficiosa del disegno di legge di stabilità – non ancora giunta all’esame delle Camere – è stata dura e unanime la reazione da parte dell’ampio movimento delle persone con disabilità.

Il taglio (-100 milioni) del Fondo per le non autosufficienze e il congelamento del Fondo per le politiche sociali vengono giustamente ritenuti uno “schiaffo” a molte istanze, attese e promesse. Ne esce male il Governo: è dello scorso anno l’enfatizzata approvazione (con DPR) del Programma di azione per i diritti delle persone con disabilità, impegno ampio sottoscritto dal Governo a cui ora si fanno mancare le risorse. Risorse per l’inclusione sociale, per i diritti, per una vita improntata alla dignità e non alla dipendenza assistenziale.

Un brutto segnale che non promette nulla di buono e non favorisce l’avvio di politiche radicalmente innovative per le persone con disabilità.

Oggi le organizzazioni delle persone con disabilità (FAND, Comitato 16 novembre, FISH* e AISLA con il vicepresidente Vincenzo Soverino) erano convocate al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali proprio sul tema del Fondo per le non autosufficienze.

L’occasione per sottolineare – alla presenza dei sottosegretari al lavoro e all’economia, l’enorme distanza fra gli impegni espressi nel recentissimo passato e la drammatica concretezza del presente. Franca Biondelli (politiche sociali) ha riportato il fatto che il Ministero aveva richiesto di inserire una previsione di spesa di 350 milioni sia sul Fondo Politiche Sociali che sul Fondo non autosufficienze.

Vista la bozza che non raccoglie quelle richieste il Ministero ha nuovamente rafforzato la richiesta presso la Presidenza del Consiglio. Zanetti, del MEF, si augura che nel prosieguo dei lavori di discussione della legge di stabilità si possano adeguare entrambi i Fondi. Nessuna garanzia, quindi.

“Le politiche per la disabilità devono cambiare passando da una logica di spesa sottoposta agli umori del momento ad un pensiero di investimento strutturale e consolidato. così commenta Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Gli obiettivi sono l’inclusione, la partecipazione, gli interventi contro la segregazione. Che liberano risorse e che trasformano le persone da ‘carne da assistenza’ a Cittadini attivi e con la loro intangibile dignità. Abbiamo espresso un no secco, rotondo e deciso ad ogni taglio ai Fondi chiedendo anzi un impegno che porti nel giro di tre anni lo stanziamento ad un miliardo unitamente all’avvio di politiche adeguate e strutturate.”

La FISH aveva espresso a Renzi la necessità di una sua presenza non simbolica all’incontro giacché sono sul tavolo scelte strategiche di enorme importanza per il Paese, decisioni che possono condizionare lo sviluppo svincolandosi da quella stessa austerità che più volte il Presidente del Consiglio ha stigmatizzato.

“Renzi ci ha risposto di confrontarci con i sottosegretari e i ministri. Lo abbiamo fatto per rispetto istituzionale e per senso civico. Ma – non avendo ottenuto alcuna svolta decisa – non ci resta che la via della mobilitazione e della piazza per attirare la giusta attenzione e un cambio di rotta, tanto più dopo l’incontro di oggi.”

Si va quindi verso una mobilitazione i cui dettagli saranno definiti nei prossimi giorni, ma che già si prefigura dagli accenti assai duri. Anche FAND esprime analogo intento. Nella stessa direzione anche il Comitato 16 novembre pronto ad un presidio sotto il Ministero dell’Economia.

*Cui Anffas Onlus aderisce

Diadmin

GRANDI PREOCCUPAZIONI PER IL SOCIALE

Fonte www.superando.it«Il Disegno di Legge di Stabilità, in questo momento al vaglio del Quirinale, contiene elementi positivi per il rilancio delle politiche sociali, ma anche misure preoccupanti nei confronti di chi quelle politiche le realizza concretamente sul territorio». Lo si legge in una nota diffusa dal CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato), ove si puntualizza poi come «accanto ai tagli alle Regioni, che come primo impatto andranno inevitabilmente a gravare sui servizi alla persona, a ricadere sul Volontariato e su tutto il Terzo Settore saranno anche le modifiche riguardanti la tassazione degli enti non commerciali, con particolare riferimento alle Fondazioni di origine bancaria. Un combinato disposto che porterebbe a un impatto negativo sulla sanità e sul welfare, da decifrare nelle dimensioni e nelle conseguenze».

«Se sarà approvato quanto preannunciato dal presidente del Consiglio Renzi lo scorso 16 ottobre – dichiara in tal senso Stefano Tabò , presidente del CSVnet – la Legge di Stabilità colpirà pesantemente le rendite delle Fondazioni, riducendo le risorse destinate dalle stesse Fondazioni a tutto il mondo del Volontariato e ai Centri di Servizio per il Volontariato, che ne promuovono lo sviluppo sul territorio nazionale».

«Le Fondazioni – prosegue la nota – sono un supporto fondamentale per lo sviluppo della cultura, un agente di crescita anche economico per il nostro Paese, e hanno un ruolo fondamentale per il mantenimento di quel sistema di welfare che negli ultimi anni ha subìto tagli progressivi. Tra l’altro, per effetto dell’articolo 15 della Legge 266/91 [“Legge quadro sul volontariato”, N.d.R.], finanziano il lavoro dei Centri di Servizio, grazie ai quali il Volontariato in Italia in questi ultimi dieci anni è cresciuto e si è consolidato. Per il sistema dei Centri di Servizio si tratterebbe quindi – a parità di ricavi delle Fondazioni – di un ulteriore taglio del 50% alle risorse che negli ultimi cinque anni sono già diminuite del 40%, anche per effetto del cosiddetto “Atto di indirizzo Visco” [dimezzamento delle risorse destinate dalle Fondazioni ai Centri di Servizio per il Volontariato, N.d.R.], che dalla sua emanazione, nell’aprile del 2001, tutti i Governi successivi hanno fatto proprio. Un taglio, in conclusione, che metterebbe a rischio la sopravvivenza stessa dei Centri di Servizio, distruggendo un’infrastrutturazione sociale di livello nazionale importante per lo sviluppo del Paese».

Qualche dato: i Centri di Servizio per il Volontariato sono 78 in tutta Italia e si articolano sul territorio con oltre 400 tra sedi e sportelli; essi sono l’espressione di una base associativa di oltre 25.000 organizzazioni – che rappresenta il 50% del Volontariato – e offrono servizi di varia natura a più di 30.300 Associazioni di volontariato ogni anno.

«In occasione della preannunciata riforma del Terzo Settore – conclude Tabò – abbiamo offerto la nostra rete e le nostre competenze a un disegno di rilancio complessivo delle stesse organizzazioni di Terzo Settore e dei valori che esprimono. Oggi vediamo compromessa la nostra stessa esistenza. Auspichiamo dunque che il Governo, nel portare avanti le scelte annunciate, tenga conto di tutte le conseguenze dirette e indirette delle misure presentate».

In questi stessi giorni, lo ricordiamo, una dura presa di posizione è arrivata anche da tutto il mondo della disabilità, con in testa le organizzazioni FISH* (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità) e il Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti), pronti a mobilitarsi contro una Legge di Stabilità che, è stato detto senza mezzi termini, «diminuisce ancora le risorse destinate alle persone con disabilità».

*Cui Anffas Onlus aderisce

Per ulteriori informazioni e approfondimenti

ufficiostampa@csvnet.it (Clara Capponi)

Leggi il comunicato stampa Fish

Leggi il comunicato stampa del Forum Terzo Settore

 

Diadmin

TAGLI ALLA DISABILITÀ: FISH CHIAMA RENZI

ISTAT certifica che in Italia la spesa sociale per la disabilità è inferiore di mezzo punto di PIL rispetto alla media UE di 2,1%. In Italia la spesa pro capite è di 423 euro l’anno: la media UE è di 536. In Germania se ne spendono 277 in più, in Croazia 100. Il divario rispetto alla UE è di circa 8 miliardi di euro.

Se osserviamo gli effetti pratici ciò significa esclusione sociale, marginalità, impoverimento progressivo delle persone con disabilità e dei loro familiari che spesso sono gli unici caregiver, in un’assenza di politiche certe e strutturate. Nonostante questo evidente divario la legge di stabilità presentata dal Governo alla UE e al Parlamento diminuisce ancora le risorse destinate alle persone con disabilità incentivandone ancora l’esclusione, la segregazione, l’impoverimento. Per il 2015 il già inadeguato Fondo per le non autosufficienze subirà un taglio di 100 milioni. Passa a 250 milioni. Esangue rimane anche il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali: 300 milioni. Si aggiungano allo scenario i tagli agli Enti locali e la prospettiva in termini di servizi risulta davvero tetra per milioni di italiani.

“È un segnale molto grave – sottolinea Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – e ciò al di là dei numeri. Il Governo Renzi sostiene l’utilità di ‘rompere’ o allentare il patto europeo sull’austerity, ma non intende ridurre lo spread sulle spese sociali per la disabilità, una delle principali cause di impoverimento. Al contrario restituire diritto di cittadinanza attraverso l’inclusione sociale alle persone con disabilità significa liberare energie sia dei diretti interessati che dei loro familiari. Non siamo certo gli unici a sostenere che le minoranze liberate dalla condizione di discriminazione producono sviluppo economico. Quello sulla disabilità è un investimento e non una spesa.”

Questo taglio è doppiamente grave perché dimostra una logica che non è né di uguaglianza né di sviluppo. Mantiene e respinge le persone nell’esclusione e nella segregazione anziché liberare energie. Liberare energie significa restituire opportunità ai 200mila studenti con disabilità nella scuola e nell’università. Significa far uscire dai centri diurni, da quelli riabilitativi, dalle RSA, dagli istituti le centinaia di migliaia di persone con disabilità che vi sono confinate. Significa offrire loro strumenti anche per l’autodeterminazione, verso l’inclusione, lontano dalla segregazione. Significa consentire alle persone di poter scegliere dove e come vivere senza che siano costretti in luoghi e soluzioni “speciali”.

“Il percorso di vita indipendente necessita del sostegno e dei servizi tipici del welfare che facilitino il percorso di autonomia e libera scelta. Il welfare di domani deve essere la liberazione di energie oltre che buona occupazione per chi ci lavora. Su questi temi sfidiamo il Governo: contro l’ingiustizia e per lo sviluppo. Dalla carità all’investimento.”

Il 23 ottobre la FISH, assieme a FAND e al Comitato 16 novembre, sono invitate ad un tavolo presso cui saranno presenti tre sottosegretari (Politiche sociali, Salute, Economia e Finanze). Il tema è appunto il Fondo per le non autosufficienze 2015 .

“Verosimilmente ci verrà notificato il taglio del Fondo – annota Falabella – già noto a chiunque abbia letto la bozza della legge di stabilità. A quegli interlocutori non potremo che esprimere la nostra decisa contrarietà e l’intento di attivare una decisa mobilitazione. Riteniamo che il Fondo per le non autosufficienze debba essere portato, nel giro di tre anni, ad un miliardo di euro. Ma analoga sorte debba essere prevista anche per il Fondo per le politiche sociali.”

Ma le richieste di FISH non si limitano al tema delle risorse, ma ad una più profonda azione politica per l’inclusione delle persone con disabilità. “Con tutto il rispetto per il ruolo dei tre sottosegretari crediamo che vista l’estrema urgenza e rilevanza dei temi e delle prospettive in gioco debba intervenire direttamente il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, del quale chiediamo pubblicamente la presenza al tavolo del 23 prossimo.”

*Cui Anffas Onlus aderisce

Per approfondire

Leggi l’articolo “Tagli al fondo non autosufficienza, associazioni: Vogliamo un miliardo”

 

Diadmin

MATTEO, DOV’È L’ECONOMIA SOCIALE NELLE POLITICHE DEI TUOI MINISTRI?

Fonte www.vita.it – Negli ultimi mesi la Presidenza del Consiglio è stata coinvolta in contesti pubblici nei quali si auspicava un “ cambiamento di paradigma” nell’economia soprattutto nella gestione dei beni e servizi di interesse pubblico. In tali consessi il Governo si è sempre espresso a favore di modelli di economia più solidali (sulla linea del “valore condiviso” di Michael Porter) e di soluzioni che rendessero il terzo settore sempre più protagonista nelle risposte alle problematiche sociali di questi anni. In questo spazio di sviluppo si è inserito il cambiamento della legge 155 sull’impresa sociale, non come mera modifica di un pezzo (per ora piccolo) del terzo settore, ma piuttosto come un nuovo modello economico – non speculativo – per gestire l’interesse pubblico.

Attorno agli “interventi dall’alto” realizzati dal Governo si sarebbe potuta collegare una “rivoluzione dal basso” attivata dal movimento dei makers, dai nuovi cooperatori sociali e da imprenditori ed investitori profit che intendono impegnarsi in un modello economico più equo. Matteo ha comunicato questa visione negli incontri presso la redazione di Vita, dove è sembrato avesse chiare in testa le conseguenze e gli impegni che si stava assumendo.

Dietro la sua frase “ il terzo settore è il primo” c’era una visione di una società diversa ed un impegno a trasferire i modelli valoriali (non le forme giuridiche!) presenti nel terzo settore, anche all’interno di altri settori dell’economia, per affrontare in modo sostenibile alcuni dei problemi sociali del Paese. Era evidente che questa nuova forma di economia solidale avrebbe superato la dicotomia tra profit e non profit/filantropia, come quella tra pubblico e privato. Insomma, una via europea allo sviluppo che riuscisse ad andare oltre le ricette tradizionali richieste dai mercati finanziari internazionali, come il solito rilancio dei consumi, l’incremento del PIL, la ripresa delle privatizzazioni e la riduzione del debito.

Ma perché non fossero solo dichiarazioni di principio, questo nuovo modello di economia, valorizzato dalla modifica della 155, avrebbe dovuto integrarsi nelle politiche del Governo. In altre parole senza collegamento con le politiche, l’economia sociale non sarebbe andata lontano e si sarebbe persa l’ennesima occasione per “cambiare verso”.

Poi però sono uscite le prime Leggi Delega dei Ministri e i primi Decreti del Governo Renzi In nessuna delle politiche attive sono a tutt’oggi richiamati modelli di economia sociale, né come principi ispiratori né tanto meno come soluzioni concrete. Eppure, gli ambiti di applicazione potrebbero essere molteplici e riguardare la difesa dei livelli occupazionali, la ristrutturazione della macchina pubblica, la valorizzazione dei beni comuni, l’istruzione e la scuola, i sistemi di welfare per le famiglie, la gestione di alcuni servizi ed infrastrutture di interesse locale (es. ciclo idrico), la gestione ambientale, persino l’ambito giudiziario con lo sviluppo dei sistemi d’integrazione lavorativa dei carcerati.

Di tutte queste possibilità di applicazione e di altre molto è stato scritto, anche sulle pagine di vita.it. Purtroppo nessuna di queste ipotesi è, a tutt’oggi, contemplata dalle direttive del Governo.

Soffermiamoci in particolare sulle due azioni di politica di cui si sta discutendo in questi giorni e che riguardano principalmente due Ministeri :

• Ministero de Lavoro

A fronte di una crisi strutture le del lavoro non ritrovo nessuna misura per favorire processi di ristrutturazione responsabile, tra l’altro promossi ed incentivanti sin dal 2012 da quella parte “buona” della UE. Nulla che faccia riferimento all’utilizzo dell’impresa sociale come rescue company, ovvero come opportunità di riqualificazione e reinserimento lavorativo di esodati. Inoltre, nella confusione delle politiche ministeriali e regionali relative alla Garanzia Giovani, non è presente alcuna iniziativa specifica a favore l’imprenditoria sociale giovanile, che promuova le start-up innovative a vocazione sociale, che favorisca e supporti il fenomeno crescente dei “makers”. L’aspetto più preoccupante è verificare come all’interno dello stesso Ministero, responsabile di seguire l’iter normativo per la modifica della 155, le azioni sul Job Act e sulla Garanzia Giovani sono totalmente slegate dai modelli di economia sociale che la nuova 155 dovrebbe contribuire a sviluppare. Insomma, è come se la mano destra non sapesse quello che fa la mano sinistra.

• Ministro dello Sviluppo economico

In particolare, nel Decreto Sblocca Italia non si fa riferimento alcuno a soluzioni di economia sociale per gestire gli immobili demaniali dismessi, per riqualificare e bonificare le aree di rilevante interesse nazionale e per gestire infrastrutture logistiche e culturali nell’interesse della comunità. Si parla piuttosto di privatizzazione di beni demaniali con il rischio di attivare processi non regolati che cedono beni di comunità in mano a pochi, aprendo a potenziali rischi speculativi. In questo ambito la nuova impresa sociale – low profit potrebbe rappresentare il modello alternativo ai sistemi di privatizzazione tradizionale e consentirebbe il coinvolgimento di tipologie di investitori responsabili che hanno attese di ritorno di lungo periodo.

A questo punto mi domando*. Perché un Premier che ha una visione cosi solidale della società non riesce ad esprimerla nelle politiche del proprio Governo? Forse il problema va ricercato nelle struttura funzionale con la quale è organizzata la macchina pubblica. La linea di un Governo non dovrebbe essere vista come la sommatoria delle politiche verticali dei suoi Ministeri, ma deve contenere una visione integrata della società a cui le politiche ministeriali dovrebbero ispirarsi.

Risulta necessario quindi superare le verticalità ministeriali che non colgono le complessità e le interconnessioni tra gli ambiti. Oggi non si può fare politica ambientale senza integrarla in un quadro di politica economica, non si può parlare di istruzione o scuola senza collegarle alla riforma del lavoro, così come non si può pensare alla ristrutturazione della macchina pubblica non integrata alle politiche di sviluppo del secondo welfare o dell’economia sociale.

La modifica 155 è stata invece affrontata in logica verticale, confinandola all’interno della riforma del terzo settore, come se il terzo settore stesso fosse un ambito industriale specifico e non un modello di intervento trasversale alle politiche sociali ed economiche.

Cosa fare quindi? Se la visione di Matteo Renzi è quella di trasformare la società in un modello più equo e responsabile, l’economia sociale di mercato deve per forza giocare un ruolo centrale in questo processo di trasformazione. A questo punto, forse, un’ Unità di Missione specifica in riporto diretto alla Presidenza del Consiglio potrebbe favorire l’integrazione dei modelli di economia sociale nelle politiche ministeriali e, conseguentemente, l’affermazione concreta della visione del Governo.

*Articolo di Andrea Rapaccini