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GRECIA: APPELLO DELLO EUROPEAN DISABILITY FORUM

Fonte www.edf-feph.org I dati economico-sociali preoccupanti rilevati in Grecia in questi anni di crisi allarmano lo European Disabilities Forum che vede le persone con disabilità tra le prime vittime della crisi, soprattutto per ciò che riguarda il rispetto dei diritti per cui tanto hanno lottato.

Attraverso una lettera, cofirmata con associazioni parte di Social Platform, si richiamano le Istituzioni UE a rimettere al centro del negoziato con il governo greco i diritti ed il benessere delle persone troppo spesso dimenticati. La lettera (in lingua inglese e qui disponibile) è stata indirizzata, tra gli altri, al presidente della Commissione Europea, del Parlamento Europeo, del Consigli Europeo e dell’Eurogroup.

Per maggiori informazioni, clicca qui (pagina in lingua inglese)

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L’ASSOCIAZIONISMO NON È UN’ANOMALIA, MA UNA RISORSA PER IL PAESE

Fonte Comunicato del Forum del Terzo Settore – Le recenti dichiarazioni di alcuni parlamentari e di autorevoli esponenti del governo sulle finalità del Ddl di riforma del Terzo Settore, in discussione al Senato, hanno destato forte preoccupazione tra le associazioni di promozione sociale.

I numeri del terzo settore italiano sono ben noti: con oltre 300mila organizzazioni, un milione di occupati, il 4% del Pil nazionale, il terzo settore rappresenta un fondamentale presidio per la coesione sociale del Paese. Quello che forse non tutti sanno è che oltre il 70% del terzo settore italiano è rappresentato da associazioni di promozione sociale (riconosciute dalla l. 383/2000), ed in esse opera buona parte dei 5 milioni di volontari censiti dall’Istat.

Quotidianamente l’associazionismo di promozione sociale si prende carico di attività che vanno dall’accoglienza dei migranti, alla promozione della cultura popolare, dalle azioni di contrasto al disagio sociale a quelle per la tutela dell’ambiente, dallo sport per tutti alle mense sociali e al sostegno alle persone anziane. Iniziative che molto spesso si sostengono senza finanziamenti pubblici ma con il solo contributo degli associati. Decine di migliaia di circoli e associazioni di base che rappresentano un importante collante per le nostre comunità e occasione di socialità per i cittadini dei piccoli centri e delle periferie urbane.

“Le Aps sono un grande fenomeno di autoproduzione di servizi e di partecipazione democratica dichiara Benito Perli, Coordinatore della Consulta delle APS, che riunisce le maggiori associazioni nazionali di promozione sociale, socie del Forum del Terzo Settore* – che le recenti dichiarazioni pubbliche di alcuni esponenti politici hanno un po’ troppo trascurato e che ci sembrano poco valorizzate dal testo del Ddl che rischia di confondere autofinanziamento con esercizio dell’attività di impresa, impegno volontario con profitto personale.”

L’associazionismo di promozione socialeprosegue Perlivuole mantenere la propria natura esclusivamente associativa, democratica, autonoma, partecipata dai cittadini, al servizio delle comunità. Non chiede soldi e non si sottrae alle giuste esigenze di trasparenza e corretta gestione. Auspichiamo però che il tanto richiamato impegno di ‘separare il grano dal loglio’ non finisca con il buttare via anche il grano.”

“I nostri caratteri e la nostra storia sono per noi fondamentali – conclude Perli – e per preservarli non escludiamo di adottare forme di protesta e di mobilitazione.”

* cui aderisce anche Anffas Onlus

Per maggiori informazioni:

Ufficio stampa Forum Nazionale del Terzo Settore

Anna Monterubbianesi

www.forumterzosettore.it

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SPESA ISTRUZIONE: IN ITALIA SCENDE ALL’8%, NELL’AREA OCSE È AL 12,5%

Fonte www.edscuola.eu – Secondo il Rapporto ‘Governement at a glance’, rispetto al 2007 gli investimenti pubblici per la scuola italiana sono calati dell’1,6%, il doppio rispetto allo -0,8 dell’Area. Anche gli stipendi dei dipendenti pubblici sono andati sotto: di 1,7 punti. Male la spesa per la Cultura: appena l’1,4%.

Nella nostra Penisola si spende tanto per la protezione sociale: il 41,3% (+9%). In Italia la spesa per la Scuola è ferma all’8 per cento. Mentre nell’area Ocse è superiore, in media, di oltre il 50 per cento: è infatti pari al 12,5 per cento. A rilevarlo é il rapporto Ocse “Uno sguardo sulla pubblica amministrazione” (“Governement at a glance”).

Il rapporto, da cui si evince che da un lato che il debito pubblico lordo italiano nel 2013 era pari al 143% del Pil contro il 117,8% medio Ocse, ma anche che il saldo strutturale corretto per il ciclo è passato da un deficit del 4,2% del Pil potenziale nel 2009 a un disavanzo dello 0,2% nel 2013 fino al surplus dello 0,4% nel 2014, entra nel dettaglio della spesa pubblica. Ebbene, dal rapporto emerge che siamo gli ultimi nell’area per le spese in fatto di istruzione. Peggio di noi fa solo la Grecia, che investe nella Scuola appena il 7,6 per cento di spesa statale.

Dal rapporto emergono invece le altre voci di spesa dell’Italia: nel 2013 è andata per il 17,5% ai servizi pubblici generali (contro il 13,8% medio OCSE), per il 2,3% alla difesa (con un sensibile distacco rispetto all’area, visto che la media è del 5,5%), per il 3,8% all’ordine pubblico e alla sicurezza (4,4%), per l’8,2% agli affari economici (9,5%), per il 14,1% alla sanità (17,7%), per l’1,4% alla cultura (1,5%) e per il 41,3% alla protezione sociale (contro il 32,4%). Rispetto al 2007, è stata tagliata di 0,8 punti la spesa per i servizi pubblici generali (contro -0,6 medio Ocse), di 0,1 quella della difesa (-0,5), di 0,7 per gli affari economici (-0,3). E’ stata invece aumentata di 0,1 punti rispetto al totale la spesa per l’ambiente (contro -0,1 medio Ocse), è rimasta invariata per l’housing, è poi calata dello 0,2 per la sanità (contro +0,8), dello 0,4 per la cultura (-0,2) e addirittura dell’1,6% per l’istruzione (il doppio rispetto allo -0,8 medio Ocse). Mentre la spesa per il welfare è salita del 3,9 (contro +2,3 medio Ocse) riflettendo l’aumento della disoccupazione.

Se si prende in considerazione, invece, il tipo di transazione economica, dai dati Ocse emerge che la retribuzione dei dipendenti pubblici ha assorbito 19,8% totale della spesa pubblica, in calo di 1,7 punti rispetto al 2007: gli stipendi più indietro di tutti, ricordiamo, sono quelli della scuola, dove il blocco risale al 2009. Mentre negli altri comparti della PA il blocco è scattato dall’anno successivo.

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POVERTÀ E DISAGIO MINORILE

Fonte Gruppo CRC* – È stata presentata il (30 giugno 2015) in Senato l’indagine conoscitiva Povertà e disagio minorili della Commissione Parlamentare infanzia, documento citato nel paragrafo su povertà minorile del Capitolo I dell’8° Rapporto CRC**.

Tale Rapporto è stato ampiamente citato sia nell’indagine stessa – che riporta come fonte i dati sulle risorse del 7° Rapporto CRC e alcuni contenuti emersi dall’audizione fatta come Gruppo CRC lo scorso anno – sia dal Ministro Poletti in apertura dell’incontro, che ha ricordato come nel corso della presentazione dello scorso 17 giugno aveva parlato proprio di povertà, che dall’On. Zampa che ha elogiato il lavoro ed il Rapporto.

Interessante anche l’intervento di Diego Cipriani – rappresentante della Caritas Italiana – che ha citato le raccomandazioni del Rapporto e sottolineato corrispondenza con parte delle conclusioni dell’indagine

Per leggere l’indagine conoscitiva clicca qui

Per leggere la notizia sulla presentazione dell’ultimo Rapporto CRC e scaricare il testo clicca qui

*Di cui Anffas Onlus è parte

**A cui ha collaborato anche Anffas Onlus

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UN SONDAGGIO DEDICATO ALLE PERSONE CON DISABILITÀ CHE PRENDONO L’AEREO

Fonte www.west-info.eu – Sei una persona con disabilità che ama viaggiare e prendi spesso l’aereo? Allora riserva 5 minuti alla compilazione di un sondaggio sull’accessibilità dei nuovissimi e-gates.

Molti aeroporti hanno introdotto cancelli automatizzati che utilizzano la biometria (in genere la scansione facciale) per identificare i passeggeri. Questi passaggi sono senza il personale di frontiera che di solito controlla i documenti. Non molti degli e-gate sono attualmente accessibili alle persone con disabilità o a mobilità ridotta.

Il progetto europeo, FastPass, finanziato dalla Commissione, si pone l’obiettivo di armonizzare questa tecnologia, creando un sistema comune a livello UE. Ma il primo passo è assicurare che tutti i passeggeri possano usufruire di questi sistemi di ultima generazione: ecco quindi la richiesta di aiuto ai diretti interessati.

Alle domande è possibile rispondere online (solo in lingua inglese) – clicca qui per accedere – oppure in forma cartacea spedendo poi il file via mail (il file in formato word e in lingua inglese è qui disponibile – a questo indirizzo anne-marie.oostveen@oii.ox.ac.uk

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Autismo, una legge-cornice tanto vaga che non cambia nulla

Roberto Speziale, presidente di Anffas, commenta la legge sull’autismo approvata oggi dalla Camera: «un’occasione perduta»

Con 296 sì e 6 no la Camera ha approvato oggi pomeriggio la proposta di legge “Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie”. Il provvedimento torna ora all’esame del Senato, dove ci si aspetta una conferma del testo licenziato oggi.

Per Roberto Speziale, presidente di Anffas, non c’è però molto da festeggiare: «Sappiamo che il testo è frutto di una mediazione e apprezziamo il tentativo di portare maggiore attenzione ai problemi delle persone con autismo, tuttavia è un’enorme occasione perduta.

Cosa cambierà il giorno in cui questa legge sarà in vigore? Purtroppo poco o nulla». Anffas è l’associazione maggiormente rappresentativa delle persone con autismo e delle loro famiglie, ma durante la discussione della proposta di legge in questione non è mai stata chiamata in Parlamento per essere audita: «Forse avremmo disturbato», dice amareggiato Speziale. E spiega che «con la Fish avevamo chiesto che nel testo si parlasse di progetti personalizzati, mentre la legge che è stata approvata è una semplice legge cornice, che non dice nulla e non dà nulla in più, essendo prevista l’invarianza dei costi: ci sono spunti buoni, ma lasciati nell’indeterminatezza. In Italia già è difficile far applicare leggi estremamente specifiche, figuriamoci una legge come questa».

Un altro punto critico per Speziale è il fatto che questa legge è la prima legge sulla disabilità che l’Italia approva dopo la Convenzione Onu: «ma non vi fa alcun riferimento, come non fa riferimento all’articolo 14 della legge 328 che parla di progetto individualizzato, senza il quale non c’è presa in carico globale. Intervento precoce e intervento globale sono i presupposti per avere un miglioramento della presa in carico concreta». Anche dopo la legge quindi ci sarà da lavorare, perché gli interventi precoci e quelli globali entrino nei LEA e nei LEP. Sarà più importante che avere l’autismo nel titolo di una legge.

 

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Una vita ad assistere un malato: la vita del caregiver vale cosi’ poco?

Fonte www.disabili.com Mancano di tutele previdenziali, impegnati senza sosta notte e giorno in un lavoro usurante che ne mina salute fisica e psichica. Ora l’Europa è pronta ad ascoltare i caregiver familiari italiani

Parlano di vittoria i caregiver italiani – e di questo si tratta – riferendosi alla decisione della Commissione Petizioni della Comunità Europea di riconoscere la procedura d’urgenza per la petizione promossa al Parlamento Europeo per il riconoscimento dei diritti umani dei caregiver familiari. Le oltre 30mila firme raccolte (ora arrivate a 40mila) e consegnate a Bruxelles a gennaio per sostenere le ragioni delle persone che sacrificano la loro vita all’assistenza di un familiare non autosufficiente hanno quindi spinto in avanti la petizione promossa dal Coordinamento famiglie disabili gravi e gravissimi che da tempo si spende per vedere riconosciuti i diritti fondamentali.

BYPASSATA L’INDIFFERENZA ITALIANA –  Probabilmente già dopo l’estate i promotori dell’iniziativa saranno convocati a Bruxelles per esporre la loro situazione e soprattutto le loro richieste. E’ così, dunque, che il gruppo ha bypassato l’indifferenza del nostro Paese (molti sono stati gli appelli, caduti nel vuoto), ottenendo invece attenzione dall’Europa, che la ritiene una questione urgente. L’Italia, infatti è uno dei pochi Paesi a mancare ancora di una legislazione che tuteli (da un punto di vista ad esempio previdenziale) o prenda per lo meno in considerazione i diritti di chi assiste continuativamente e in modo costante un familiare con grave disabilità. Va detto che non mancano le proposte di legge  in Italia (l’ultima ferma in Senato dopo il via libera alla Camera nel 2010, per mancanza di coperture finanziarie), ma tutto è ancora fermo.

I CAREGIVER IN EUROPA – Ad Adnkronos, spiega Maria Simona Bellini del Coordinamento famiglie disabili gravi e gravissimi che in tutta Europa i family caregiver hanno una serie di tutele, “persino la Grecia fa di più. In Germania il sistema sanitario-assicurativo dà diritto a chi assiste un familiare disabile a contributi previdenziali garantiti, se dedica all’attività di assistenza più di 14 ore alla settimana, e a una sostituzione domiciliare in caso di malattia. Forme di assicurazione contro gli infortuni e di previdenza sono concesse anche ai caregiver francesi, che in diversi casi hanno diritto pure a un’indennità giornaliera, e a quelli spagnoli, che in caso di interruzione del proprio lavoro mantengono la base contributiva dell’attività interrotta. Anche in paesi con un’economia più debole della nostra le tutele dei caregiver sono maggiori: in Grecia, per esempio, chi decide di dedicarsi alla cura del proprio caro ha diritto al prepensionamento dopo 25 anni di contributi versati”.

UN RISPARMIO PER LO STATO – Riconoscimento dei diritti fondamentali alla salute, al riposo e alla vita sociale sono le richieste di queste persone, che per occuparsi dei congiunti disabili devono sacrificare lavoro, amicizie, tempo libero. La posizione del caregiver familiare è quella di chi vuole continuare a mantenere il proprio caro in casa, fornendogli l’assistenza in un clima famigliare che in un istituto non avrebbe. Di fatto, quindi, il caregiver si sobbarca l’assistenza che altrimenti sarebbe demandata al SSN tramite strutture deputate a farlo. Economicamente parlando, queste famiglie riescono solitamente ad andare avanti con l’invalidità, l’accompagnamento e i contributi di assistenza indiretta che possono essere erogati dai Comuni, ma non basta. Va detto tra l’altro che in questo modo il caregiver stesso non si costruisce una pensione lavorativa, avendo necessariamente abbandonato la propria attività per dedicarsi a un lavoro di cura peraltro usurante sui profili fisico ed emotivo. Il futuro quindi è una incognita su più piani.

CHI E’ IL CAREGIVER – Il caregiver familiare è quasi sempre donna. Rinuncia al lavoro, allo svago, ma anche al parrucchiere, a una passeggiata, a un’ora d’aria – cosa che non si nega neanche ai carcerati. Il suo lavoro non finisce mai: spesso di alza la notte per controllare respirazione, cambiare sondini, cambiare biancheria, perché il lavoro di assistenza non conosce notte, non conosce ore. Di giorno poi c’è il resto: dalla somministrazione di medicine, all’igiene, agli esercizi di fisioterapia, ai cambi di pannolini, cateteri, biancheria. Un calcolo riportato nel dossier dedicato all’argomento nel numero di novembre del periodico di Superabile, dice che un caregiver fornisce assistenza dalle 40 alle 84 ore settimanali. A volte sono affiancate da infermiere professionali: figure necessarie quando c’è bisogno di intervenire in maniera delicata. Ed esse stesse, le caregiver, padroneggiano ormai tecniche e procedure: una sorta di assistenza specializzata alla quale sono giunte dopo anni di pratica sul campo.

SE SIA AMMALA IL CAREGIVER – Una vita in costante apprensione, senza orari, con carico anche fisico di attività, fa del caregiver familiare un lavoro usurante. E’ dimostrato che chi si occupa di assistere con continuità un familiare disabile ha una aspettativa di vita inferiore alla media, dai nove ai 17 anni. Stress, attacchi d’ansia, ma anche contrazioni, osteoporosi, ernie sono i malanni che colpiscono queste persone, che spesso non hanno neanche il tempo di fare una visita dal proprio medico. Cosa succede, quindi, se si ammala il caregiver? L’ipotesi non è così remota; purtroppo sono le famiglie, nel chiuso delle loro case, a vivere questi drammi, ancora soli.