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IL NUOVO ISEE È GIÀ DA RIFARE

Fonte www.vita.itPensioni di invalidità ed indennità di accompagnamento non possono essere considerati redditi ai fini del calcolo dell’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente). A dirlo è il Tar del Lazio che ha reso note le sentenze relative a tre ricorsi presentati da diverse associazioni dall’Utim (Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva) di Torino al raggruppamento nazionale Coordinamento disabili Isee No Grazie.

Uno dei ricorsi riguardava anche l’iniquità che si veniva a creare nel campo delle franchigie in caso di presenza di persone con disabilità nel nucleo familiare dal momento che la stessa franchigia era più elevata nel caso dei minorenni. E anche questo è stato accolto dal Tar . In pratica con le sue sentenze il Tar del Lazio ha dichiarato in parte illegittimo l’art. 4 del Dpcm 159/2013 nella parte in cui include nel computo Isee le provvidenze economiche erogate dallo Stato a sostegno della disabilità.

Un provvedimento che fin dalla sua nascita aveva suscitato la contrarietà e le critiche di tutto il mondo della disabilità che si sentiva pesantemente penalizzato. Non erano servite audizione e i tentativi di concertazione (vedi news del febbraio 2014). Alla fine c’è voluto un tribunale per far vedere che così come era il nuovo Isee penalizzava persone con disabilità e con invalidità civili.

Soddisfazione esprime Franco Bettoni, presidente di Anmil e Fand per l’accoglimento da parte del Tar del Lazio del ricorso presentato dai familiari dei disabili «contro la riforma dell’indicatore della situazione economica equivalente entrata in vigore a inizio 2015, che ha introdotto un nuovo meccanismo di calcolo del reddito per l’accesso ad aiuti e a prestazioni sociali agevolate, sfavorevole per le persone con disabilità più gravi». Secondo i giudici amministrativi, infatti, non è dato comprendere per quale ragione, nella nozione di reddito che dovrebbe riferirsi a incrementi di ricchezza idonei alla partecipazione alla componente fiscale di ogni ordinamento, sono stati compresi anche gli emolumenti riconosciuti a titolo meramente compensativo e/o risarcitorio a favore delle situazioni di disabilità, quali le indennità di accompagnamento, le pensioni Inps alle persone che versano in stato di disabilità e bisogno economico, gli indennizzi Inail.

«Una pronuncia, quella del Tar, pienamente in linea con quanto denunciato dall’Anmil già nelle prime fasi di elaborazione del regolamento. Auspichiamo che ora il Governo prenda atto al più presto di questa importante pronuncia, risolvendo una questione che tutto il mondo della disabilità sta vivendo come una inaccettabile e ingiusta aggressione dei propri diritti», conclude il presidente Bettoni.

E adesso? Cosa succederà? Il vecchio Isee non c’è più, mentre quello nuovo è stato “azzoppato”. «Sono 24 ore che ci stiamo ragionando» ammette il consulente legale di Anffas onlus, Gianfranco de Robertis.

Se le sentenze fossero state depositate entro il 2 gennaio, data che era prevista dopo le sentenze, il nuovo Isee sarebbe stato bloccato, ma al 12 febbraio i Caf hanno già calcolato i nuovi Isee a chi ne ha fatto richiesta per avere delle prestazioni si è visto calcolare «le franchigie e le indennità di accompagnamento. Ora quegli Isee non valgono più, quello vecchio non esiste più e quello nuovo in pratica è carta straccia» commenta amareggiato de Robertis, nonostante la soddisfazione per la sentenza.

Non resta che aspettare una nota esplicativa dal ministero (nell’attesa di una decisione del Governo sull’Isee) che al momento non è ancora arrivata. Il consulente legale di Anffas onlus osserva che il problema riguarda solo chi ha chiesto nuove prestazioni dopo il gennaio di quest’anno con un nuovo Isee «In pratica», precisa de Robertis, «se una persona è entrata, per esempio, in un centro diurno nel settembre 2014, non si deve preoccupare il suo Isee vale un anno. Ma adesso c’è un problema in più: ora se io oggi devo richiedere il documento per accedere a un servizio come sarà calcolato l’Isee».

Per l’avvocato de Robertis inoltre bisognerà vedere quanto tempo impiegheranno all’Inps a sviluppare un nuovo applicativo per il calcolo dell’Isee «sarebbe utile a questo punto che il ministero dicesse che si possono erogare le agevolazioni con riserva, ma per il momento c’è un totale disorientamento».

Per approfondire

Leggi il comunicato stampa di Anffas Onlus sull’argomento

 

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ISTRUZIONE: QUEL DIRITTO TROPPO SPESSO NEGATO A MOLTI BAMBINI CON DISABILITÀ DI TUTTO IL MONDO

Fonte www.disabili.com – Secondo stime recenti nel mondo vivono circa un miliardo di persone con disabilità, di cui almeno 93 milioni di bambini e adolescenti. Circa 165 milioni di bambini sotto i cinque anni hanno un ritardo nella crescita o sono malnutriti. Le conseguenze della malnutrizione cronica li rendono a rischio di disabilità: le carenze cognitive iniziano molto presto e diventano irreversibili quando essi superano i due anni. Tra i 250.000 e i 500.000 bambini rischiano di diventare ciechi per mancanza di vitamina A. Fin dall’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza l’UNICEF si è occupata delle loro condizioni di vita, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Secondo il Rapporto dell’UNICEF La condizione dell’infanzia nel mondo 2013 – Bambini e disabilità un bambino su 20 sotto i 14 anni è in situazione di disabilità: molti non vengono registrati alla nascita e, pertanto, sono esclusi dai servizi sociali e dalla protezione legale.

Il Rapporto sollecita i Governi a ratificare la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, ad attuare la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e a sostenere le famiglie.

DIRITTO ALL’ISTRUZIONE – In alcuni Paesi tutto ciò rappresenta anche un significativo ostacolo all’istruzione, a causa di culture stigmatizzanti, barriere architettoniche o mancanza di personale adeguato. Inoltre, anche quando i bambini con disabilità riescono ad accedere all’istruzione, vengono spesso educati in condizioni di esclusione rispetto ai coetanei, in strutture separate, in scuole speciali o in classi differenziali. Eppure, l’impegno per favorire la loro integrazione potrebbe contribuire a combattere la discriminazione, favorendo il loro ruolo attivo, a beneficio della società intera. Tutti i bambini, infatti, traggono vantaggio dalla possibilità di interagire e sviluppare così diverse e crescenti abilità.

Il Rapporto UNICEF sottolinea l’importanza di coinvolgerli ed evidenzia che, sebbene in modo non uniforme, si registrano comunque dei progressi in direzione dell’inclusione. Del progetto di inclusione si occupa da molti anni anche l’organizzazione Save the Children, sviluppando un modello educativo pensato non soltanto per i bambini con disabilità, ma anche per quelli che fanno parte di minoranze etniche e linguistiche. Dal 1996, ad esempio, l’organizzazione opera in diversi Paesi di area balcanica, con l’obiettivo di garantire a tutti i bambini la possibilità di accedere alla scuola e all’istruzione, senza discriminazioni, in un territorio estremamente complesso ed eterogeneo.

Molto rimane comunque ancora da fare anche in tanti Paesi europei ad elevato sviluppo sociale e culturale, dove purtroppo permangono strutture educative speciali e classi differenziali. Il Paese dove si ha la maggiore integrazione delle persone con disabilità nelle scuole, fino al 99%, è l’Italia. Non dobbiamo scordare l’importanza di questo primato.

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SOSTEGNO, SI CAMBIA

Fonte www.edscuola.eu – Lo annuncia il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone: “oggi è spesso scorciatoia per passare di ruolo, non può più essere così”. Inoltre, il supporto agli alunni con problemi di apprendimento “diventerà affare di tutto il personale scolastico: formazione in servizio per docenti curriculari, personale Ata e dirigenti scolastici e personale altamente specializzato per le disabilità gravi”.

Le novità introdotte dal sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, il 12 febbraio sul suo blog “Cambiamenti”, sono ad ampio spettro. E toccano anche gli insegnanti agli alunni con disabilità. Che, a detta del ‘renziano’, firmatario di un ddl Pd proprio sulla riforma del sostegno, potrebbero presto cambiare fisionomia.

“Riformeremo il sostegno – scrive Faraone – che diventerà affare di tutto il personale scolastico: formazione in servizio per docenti curriculari, personale Ata e dirigenti scolastici e personale altamente specializzato per le disabilità gravi”, ha scritto sempre il sottosegretario Faraone. “Dobbiamo superare la delega che continua a essere presente nelle classi, tra insegnanti di classe e insegnanti di sostegno. È un modo di fare che – spiega il sottosegretario sempre dal suo blog – ha una ricaduta negativa anche e soprattutto sull’immagine che lo studente ha di sé. Sappiamo che in passato molti docenti sono passati sulle cattedre di sostegno come ‘ripiego’ nei casi di esubero delle proprie classi di concorso, come scorciatoia per passare di ruolo: non può più essere così”.

Questo significa che potrebbe presto cadere la possibilità di passare sulla cattedra dopo cinque anni di ruolo sul sostegno: una decisione che, se verrà portata a termine, non mancherà di scatenare polemiche. Molti esperti e docenti di sostegno, infatti, ritengono che non è possibile rimanere una vita lavorativa ad assistere bambini e ragazzi con disabilità: sarebbe troppo logorante. Nulla comunque è ancora deciso: il progetto riforma è solo all’inizio del suo lungo iter.

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TRE SENTENZE DEL TAR LAZIO HANNO DICHIARATO ILLEGITTIMO IL NUOVO ISEE CHE CALCOLAVA COME REDDITO LE PROVVIDENZE ECONOMICHE CONNESSE ALL’INVALIDITÀ CIVILE

Il Presidente di Anffas Onlus, Roberto Speziale, invita il Governo a conformarsi subito ed a cogliere l’occasione per eliminare altre criticità nella “pesatura” delle situazioni della disabilità

 Lo scorso 11 febbraio il Tar Lazio ha pubblicato tre sentenze (nn. 2454/15 – 2458/15- 2459/15) con cui sono stati accolti parzialmente tre ricorsi, che erano stati presentati avverso alcune parti del c.d. “nuovo ISEE”.

 Il Tar Lazio ha stabilito che è illegittimo calcolare nell’ISEE le provvidenze economiche connesse all’invalidità civile e, in una delle tre sentenze, ha anche ritenuto che fosse illegittima la differenza tra le cc.dd. franchigie (somme che abbattono il calcolo totale dell’ISEE) previste per i maggiorenni con disabilità/non autosufficienti e quelle previste per i minori con disabilità/non autosufficienti (più alte).

 “Sono tre sentenze” commenta Roberto Speziale, presidente di Anffas Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, “che rendono giustizia alle persone con disabilità ed ai loro familiari, di cui oggi dobbiamo tener conto e che sanciscono soprattutto un principio da anni dichiarato, in diverse sedi e diverse modalità, da tutto il movimento delle persone con disabilità: la pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento non sono redditi e non generano alcuna “ricchezza”, anzi il contrario.

 È infatti incontrovertibile il fatto che la presenza, in famiglia, di una persona con disabilità espone la famiglia stessa a rischio di impoverimento”.

 Ora si attende che il Governo si conformi a quanto stabilito in sentenza, ripensando, quindi, quali prestazioni assistenziali, insieme a quelle connesse all’invalidità, non rientrino più nel calcolo ISEE e ri-allineando le franchigie tra i maggiorenni ed i minorenni con disabilità.

 È, infatti, innegabile che il Governo debba adeguarsi ed adeguare il sistema a quanto statuito dal Tar garantendo che le persone con disabilità e le loro famiglie possano ottenere quanto in loro diritto senza patire alcun disagio derivante dai soliti adempimenti burocratici.

 Occorre anche sanare, urgentemente, la situazione in cui si vengono a trovare le persone con disabilità ed i loro familiari che hanno richiesto e generato un ISEE con le modalità vigenti fino alla settimana scorsa.      

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MATTARELLA SUL VOLONTARIATO, I GIOVANI, LE PERSONE CON DISABILITA’

Fonte www.disabili.com E’ unanime dal mondo del non profit, e della disabilità in generale, l’apprezzamento per le parole del neo Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che nel giorno del suo insediamento ha tenuto un discorso molto sentito, nel quale ha ricordato le priorità del nostro Paese per la sua crescita, ma anche per la sua coesione sociale. Non sono mancati riferimenti ai giovani, a quanti in Italia si dedicano al volontariato, e alle persone in difficoltà.

Unanime, quindi, il consenso anche dal mondo della disabilità. Così Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap*: “ L’apprezzamento alle parole del nuovo Presidente della Repubblica non può che essere immediato e profondamente sentito. Profondamente colpiti dalle affermazioni di Sergio Mattarella, non possiamo che trarne un motivo di speranza e di fiducia nel cambiamento reale e concreto della qualità della vita delle persone con disabilità e dei loro diritti ritornando nel solco della Costituzione e degli atti internazionali che sanciscono i diritti umani e civili.”

Particolarmente apprezzati dalla Fish i passaggi che con maggiore intensità richiamano il ruolo di garante, non certo notarile, della Carta costituzionale: “Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione. La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste, peraltro, nella sua applicazione. Nel viverla giorno per giorno. Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro. Significa riconoscere e rendere effettivo il diritto al lavoro. Significa promuovere la cultura diffusa e la ricerca di eccellenza, anche utilizzando le nuove tecnologie e superando il divario digitale. Significa amare i nostri tesori ambientali e artistici. Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace. Significa garantire i diritti dei malati. Significa che ciascuno concorra, con lealtà, alle spese della comunità nazionale. Significa che si possa ottenere giustizia in tempi rapidi. Significa fare in modo che le donne non debbano avere paura di violenze e discriminazioni. Significa rimuovere ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità. Significa sostenere la famiglia, risorsa della società. (…) Significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva.”

Prosegue Falabella: “Per chi come noi ha posto al centro della propria azione l’inclusione e i diritti umani, queste dichiarazioni rappresentano un nuovo impulso e una nuova carica. Ci auguriamo che gli intenti del Presidente trovino riscontro negli amministratori, nelle istituzioni ad ogni livello, ma anche nei Cittadini con rinnovato spirito partecipativo.”

Anche la CIGL, per voce della sua responsabile dell’Ufficio politiche per la disabilità, Nina Daita, sottolinea il riferimento alla disabilità contenuto nel discorso del Presidente: “Desidero ringraziare con il cuore il neo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per l’attenzione, la sensibilità e il coraggio che ha dimostrato oggi dedicando un passaggio del suo intervento al mondo della disabilità”. Daita che aggiunge: “Un mondo, quest’ultimo, che in questi anni ha sofferto, e tutt’ora soffre, per il perdurare di una pesantissima crisi, che ha determinato un elevato numero di disoccupati con disabilità e un violento taglio ai servizi di cura”. “Ecco perché – prosegue la dirigente sindacale, “le parole del presidente della Repubblica, rivolte con grande forza e coraggio agli ‘ultimi’, qualificano l’altissima statura dell’uomo e ci auguriamo possano segnare un nuovo corso, sociale e politico, nell’attenzione che il mondo della disabilità merita e rivendica”.

In riferimento al mondo del volontariato e dell’associazionismo italiano, il Presidente di Avis Nazionale, Vincenzo Saturni, tra le altre cose, dichiara: “(…) Davvero belle e significative sono state anche le parole conclusive, con il paragone tra il volto della Repubblica e i volti di tanti persone, tra cui quelli di coloro ‘che donano con generosità il proprio tempo agli altri’. Abbiamo letto tra queste righe il riferimento al grande mondo del volontariato italiano, nel quale AVIS è presente da quasi 90 anni con i suoi 1.300.000 donatori di sangue. L’auspicio è che queste parole rappresentino un ulteriore stimolo di miglioramento per la nostra Associazione, i suoi soci e l’intero terzo settore italiano”.

*Cui Anffas Onlus aderisce

Per approfondire

Leggi la nostra news

Leggi il comunicato stampa del Forum Terzo Settore

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NUOVI PIANI DI ZONA: CAMBIAMENTO E RICOMPOSIZIONE…

Fonte www.personecondisabilita.it – Le affermazioni ed indicazioni contenute nel documento “Un welfare che crea valore per le persone, le famiglie e la Comunità – Linee di indirizzo per la programmazione a livello locale 2015 – 2017” confermano alcune linee di tendenza promossa dall’attuale Giunta Regionale in tema di politica sociale.

Uno delle caratteristiche del cosiddetto modello di welfare lombardo, consiste nella rigida separazione di responsabilità, risorse e quindi di azioni tra il livello regionale e quello locale. L’intero documento di programmazione insiste invece sul sostegno alla migliore relazione ed integrazione tra Regione – ASL e Comuni, certificando con chiarezza la discontinuità con il modello di relazione tra queste istituzioni costruito a partire dagli anni 2000.

Le analisi e le riflessioni di tutta la prima parte del documento (Premessa e Una lettura delle politiche di welfare locale) possono essere lette come una netta presa di distanza dal modello di welfare sociale regionale consolidato. Una critica che può apparire ancora più radicale perchè effettuata non a partire da considerazioni di tipo ideologico, ma piuttosto dall’analisi degli esiti negativi del sistema sociale regionale.

Le parole utilizzate non si prestano ad equivoci: frammentazione, non appropriatezza, riproduzione dei servizi esistenti, selezione degli utenti non equa, duplicazioni, sprechi, investimenti non efficaci, scarsa conoscenza diffusa del sistema di welfare…. Vengono quindi ribaditi in modo molto esplicito i criteri di fondo della programmazione regionale, già proposti nelle precedenti delibere, a partire dalla Dgr 116/2013, “passando da un sistema centrato sull’erogazione ad un sistema che risponda ai bisogni di ascolto, cura, sostegno e presa in carico” perseguendo la “prossimità dei servizi, centralità della presa in carico integrata e continuità assistenziale”.

La “Libertà di scelta” e la “Concorrenza fra enti gestori” da pilastri del sistema vengono derubricati al più a strumenti, modalità di regolazione del sistema delle Unità di offerta.

In questo contesto non stupisce la ripresa della centralità della programmazione e dell’azione pubblica.

Dei quattro punti che riassumono le “macro-finalità delle programmazione pubblica” (appropriatezza delle risposte, integrazione tra ASL e Enti locali, conoscenze a sostegno della programmazione e supporto alle azioni di ASL e Comuni ed alle Cabine di regia) ben tre riguardano l’attività programmatoria e non l’erogazione di prestazioni.

Questo documento, che da il via alla percorso che porterà ai nuovi “Piani di zona sociali”, apre anche spazi di lavoro destinati ad ampliare i confini della stessa programmazione sociale indicando con chiarezza (pur senza indicazioni prescrittive) che “gli interventi siano condotti con un orientamento ad integrare differenti aree di policy, in particolare: casa, lavoro, sanità, scuola.” L’allargamento della visione sociale si estende oltre ai confini delle strette competenze istituzionali “promuovendo l’attivazione di tutte le risorse disponibili nelle persone, nelle famiglie e nella Comunità”.

Una delle parole chiave, attorno a cui si chiede a Comuni ed Asl di orientare la programmazione sociale, è quindi “ricomposizione” di ciò che, evidentemente, è stato in passato “scomposto”.

Ricomposizione delle conoscenze, dei servizi e quindi dei percorsi dei cittadini-utenti all’interno del sistema dei servizi. Una indicazione che da politica e culturale diviene molto concreta con la previsione di un sistema di incentivi economici a favore dei territori più “integrati” e con la conferma ed estensione delle competenze delle “Cabine di regia”, sorte a livello locale come strumento di governance delle politiche sociali.

L’origine delle resistenze ed una domanda per il cambiamento La lettura del documento di programmazione sembra mettere molto vento nelle vele del cambiamento del welfare sociale regionale, in quella direzione da tempo auspicata da un’ampia parte del mondo della disabilità. Un cambiamento da tempo annunciato che stenta, per il momento, a tradursi in realtà nella vita delle persone ma anche nell’impostazione delle politiche e nell’organizzazione dei servizi. Una resistenza che sarebbe ingeneroso attribuire alla (sola) inerzia di quegli attori che questo cambiamento dovrebbero poi implementare.

La domanda che, per ora, non viene posta e che potrebbe generare un processo di riforma reale è in fondo semplice: “A cosa servono i servizi in favore delle persone con disabilità?” Non è una domanda né retorica né teorica. Infatti la “resistenza al cambiamento” affonda le sue radici nell’estrema efficienza dimostrata dal modello di welfare sociale lombardo costruito negli ultimi 12 anni: anni in cui abbiamo avuto più risposte, ovvero un numero maggiore di servizi, una varietà maggiore di tipologie di unità di offerta ed un numero molto alto di persone con disabilità che vi accedono.

Un sistema efficiente nel garantire l’assistenza e la custodia in particolare alle cosiddette persone con grave e gravissima disabilità” cioè di persone che richiedono maggior sostegno.

Perché allora dovremo auspicare la riforma di un sistema da considerare “di successo”, perché capace di conseguire gran parte dei suoi obiettivi? E’ noto come questo sistema di risposte per le persone con disabilità fondato sulla cura sanitaria e sull’assistenza si stia rivelando fragile dal punto di vista etico (così come dichiarato negli anni dal movimento associativo) perché produce isolamento e separazione e non, come è auspicabile, inclusione sociale.

Un esito che rende il sistema costoso ed insostenibile, perché rende “conveniente” la condizione di dipendenza e di bisogno, al posto di valorizzare le possibilità di integrazione ed emancipazione. Il cambiamento se avverrà, sarà promosso dando come obiettivi al sistema complessivo dei servizi e delle politiche nei confronti della disabilità, la promozione della Vita Indipendente ed all’Inclusione nella società per tutte le persone con disabilità.

Il cambiamento se avverrà, sarà tale quando vi sarà la volontà e la competenza per valorizzare e premiare chi si dimostri capace di perseguire e raggiungere (anche solo in parte) questi risultati a scapito di chi si accontenti di erogare solo dei “minuti di assistenza”.

Ciò che frena il cambiamento non sono solo inerzie e modesti interessi di carattere economico, ma piuttosto la difficoltà dell’insieme del mondo dei servizi sociali di porsi la domanda “Ma a cosa servo io, per le persone con disabilità?”- Una domanda che forse non è realistico aspettarsi che sia contenuta in un documento come quello che avvia la programmazione sociale locale ma che di fatto oggi si pone di fronte ad ogni realtà attiva nel campo della disabilità.

Giovanni Merlo
già pubblicato su LombardiaSociale.it

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Cercasi Assistenti Familiari e Educatori Professionali

Home Care Premium. Opportunità Di Lavoro Per 9 Mesi. I Nominativi Saranno Indicati All’Inps
Progetto Home Care Premium, assistenza domiciliare a persone non autosufficienti. Si cercano assistenti familiari ed educatori professionali del distretto socio-sanitario con Corigliano Comune capofila. Saranno istituiti due registri per i nominativi che dovranno poi essere indicati all’INPS. Il progetto dura 9 mesi, dal 1° MARZO al 30 NOVEMBRE 2015. C’è tempo per iscriversi fino alle ORE 12 del 16 FEBBRAIO.

Essere residente nei comuni del Distretto (Corigliano, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, San Cosmo Albanese e Vaccarizzo Albanese); avere maturato esperienze di lavoro nel campo dell’assistenza a persone non autosufficienti della durata di almeno 6 mesi; per l’assistente familiare essere in possesso di titoli quali operatore socio-sanitario (OSS), operatore socio-assistenziale (OSA), assistente sociale; attestato di affiancamento a persona disabile di almeno 6 mesi, attestato di frequenza di un corso di assistenti familiari; per l’educatore professionale essere in possesso del titolo di educatore professionale, educatore di comunità, diploma di laurea in pedagogia, diploma di laurea in scienze dell’educazione e titoli equipollenti, equiparati o riconosciuti per legge. Sono, questi, alcuni dei requisiti necessari per l’iscrizione nei registri.
Gli interessati dovranno utilizzare apposito modello di domanda, disponibile on line sul sito del comune,  www.comune.coriglianocalabro.cs.it dove è presente l’avviso pubblico integrale qui.
Le domande dovranno essere presentate, a mano, presso l’Ufficio Protocollo del Comune di Corigliano Calabro, in Via Barnaba Abenante c/o Palazzo Garopoli.
C’è tempo fino al 16 febbraio alle ORE 12