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PROLUNGAMENTO DEL CONGEDO PARENTALE

Fonte www.handylex.org – Con sollecitudine la Direzione Centrale Prestazioni dell’INPS ha diramato la circolare applicativa per le nuove disposizioni relative al prolungamento del congedo parentale per figli con disabilità in situazione di gravità contenute nel Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80 già commentato da HandyLex.

Quella disposizione ha modificato, fra l’altro, i termini di concessione del congedo parentale ai genitori e del prolungamento dello stesso (per i soli figli con disabilità grave) innalzando, in via sperimentale per il 2015, il limite di età dagli otto ai dodici anni (o dodici anni dall’ingresso nel nucleo nei casi di affido o adozione (articolo 32, 33 e 36 del Decreto legislativo 151/2001).

La Circolare INPS 4805 (16 luglio 2015) qui disponibile, rammentando l’innovazione legislativa che consente il prolungamento del normale congedo parentale (massimo 11 mesi totali fra i genitori) fino alla durata complessiva dei di tre anni precisa che lo stesso “decorre a partire dalla conclusione del periodo di normale congedo parentale teoricamente fruibile dal genitore richiedente (circolare n. 32 del 6 marzo 2012).”

Per leggere l’articolo integrale clicca qui

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DOMANDE E RISPOSTE SUL NUOVO ISEE

Fonte www.superando.it Com’era prevedibile, data la complessità dello strumento, sono state a dir poco numerose, in questo primo anno, le difficoltà e le incertezze applicative del nuovo ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), necessario, tra l’altro, per accedere alle prestazioni sociali agevolate.

Basti pensare che lo stesso Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13, istitutivo del nuovo ISEE, aveva previsto un tavolo di monitoraggio, attualmente in fase di insediamento.

Nel frattempo, però, dall’inizio di maggio ai giorni scorsi, il Ministero del Lavoro e l’INPS hanno prodotto due documenti, nel tentativo di fornire le risposte ai quesiti più frequenti, corrispondenti alle diverse situazioni.

Questi ultimi sono stati raccolti dalla Consulta Nazionale dei CAF (Centri di Assistenza Fiscale), che rappresentano il riferimento principale per milioni di cittadini nella redazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), che è appunto alla base del calcolo dell’ISEE

Il documento è disponibile qui

Per appronfondire

Leggi l’ultimo comunicato stampa di Anffas Onlus sull’ISEE

Leggi l’articolo “Le politiche per la disabilità alla prova della (miope) burocrazia”

Leggi l’approfondimento di HandyLex “ISEE: aggiornamenti da INPS e Ministero del lavoro”

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LA POVERTÀ IN ITALIA

Fonte www.istat.itLe stime diffuse nel Report provengono dall’Indagine sulle spese delle famiglie che ha sostituito la precedente Indagine sui consumi. Le modifiche sostanziali introdotte hanno reso necessario ricostruire le serie storiche dei principali indicatori a partire dal 1997; i confronti temporali possono essere effettuati esclusivamente con i dati in serie storica allegati e non con quelli precedentemente pubblicati. Nel 2014, 1 milione e 470 mila famiglie (5,7% di quelle residenti) è in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni 102 mila persone (6,8% della popolazione residente).

Dopo due anni di aumento, l’incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile; considerando l’errore campionario, il calo rispetto al 2013 del numero di famiglie e di individui in condizioni di povertà assoluta (pari al 6,3% e al 7,3% rispettivamente), non è statisticamente significativo (ovvero non può essere considerato diverso da zero).

La povertà assoluta è sostanzialmente stabile anche sul territorio, si attesta al 4,2% al Nord, al 4,8% al Centro e all’8,6% nel Mezzogiorno. Migliora la situazione delle coppie con figli (tra quelle che ne hanno due l’incidenza di povertà assoluta passa dall’8,6% al 5,9%), e delle famiglie con a capo una persona tra i 45 e i 54 anni (dal 7,4% al 6%); la povertà assoluta diminuisce anche tra le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 23,7% al 16,2%), a seguito del fatto che più spesso, rispetto al 2013, queste famiglie hanno al proprio interno occupati o ritirati dal lavoro.

Nonostante il calo (dal 12,1 al 9,2%), la povertà assoluta rimane quasi doppia nei piccoli comuni del Mezzogiorno rispetto a quella rilevata nelle aree metropolitane della stessa ripartizione (5,8%). Il contrario accade al Nord, dove la povertà assoluta è più elevata nelle aree metropolitane (7,4%) rispetto ai restanti comuni (3,2% tra i grandi, 3,9% tra i piccoli). Tra le famiglie con stranieri la povertà assoluta è più diffusa che nelle famiglie composte solamente da italiani: dal 4,3% di queste ultime (in leggero miglioramento rispetto al 5,1% del 2013) al 12,9% per le famiglie miste fino al 23,4% per quelle composte da soli stranieri.

Al Nord e al Centro la povertà tra le famiglie di stranieri è di oltre 6 volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani, nel Mezzogiorno è circa tripla. L’incidenza di povertà assoluta scende all’aumentare del titolo di studio: se la persona di riferimento è almeno diplomata, l’incidenza (3,2%) è quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare (8,4%). Inoltre, la povertà assoluta riguarda in misura marginale le famiglie con a capo imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (l’incidenza è inferiore al 2%), si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di ritirati dal lavoro (4,4%), sale al 9,7% tra le famiglie di operai per raggiungere il valore massimo tra quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (16,2%).

Come quella assoluta, la povertà relativa risulta stabile e coinvolge, nel 2014, il 10,3% delle famiglie e il 12,9% delle persone residenti, per un totale di 2 milioni 654 mila famiglie e 7 milioni 815 mila persone. Anche per la povertà relativa si conferma la stabilità, rispetto all’anno precedente, rilevata per la povertà assoluta nelle ripartizioni geografiche e il miglioramento della condizione delle famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (l’incidenza della povertà relativa passa dal 32,3% al 23,9%) o residenti nei piccoli comuni del Mezzogiorno (dal 25,8% al 23,7%); in quest’ultimo caso il miglioramento si contrappone al leggero peggioramento registrato nei grandi comuni rispetto all’anno precedente (dal 16,3% al 19,8%).

Per maggiori informazioni e per scaricare l’indagine integrale consulta il sito ISTAT cliccando qui

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AUTISMO, IL PIANTO È UN CAMPANELLO D’ALLARME

Fonte www.west-info.euPer la diagnosi precoce dell’autismo si può monitorare anche il pianto neonatale. Si tratta di una nuova frontiera della medicina sperimentata dal NIDA, il network italiano per il riconoscimento precoce dei disturbi dello spettro autistico, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Mettendo a confronto il pianto di cinquanta neonati con fratelli con autismo con quello di altrettanti piccoli senza precedenti in famiglia, i ricercatori hanno individuato, nel primo gruppo, sintomi del disturbo e di altre malattie neurologiche. Una scoperta che è valso al NIDA l’ingresso in un importante progetto di ricerca europeo.

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UNAPEI CONTRO L’ISTITUZIONALIZZAZIONE

Fonte www.e-include.euUnapei, associazione di persone con disabilità intellettiva che aderisce, come Anffas Onlus, ad Inclusion Europe, ha elaborato un nuovo position paper per promuovere e accelerare il processo di deistituzionalizzazione, identificando alcuni fattori in grado di contribuire a restituire alle persone con disabilità intellettiva la capacità di agire.

In particolare, Unapei ha indicato come punti importanti:

– promuovere e rafforzare la Self-Advocacy

– supportare la voce dei genitori e delle famglie

– favorire lo scambio di idee tra genitori, caregivers, associazioni e persone con disabilità intellettiva

Per maggiori informazioni leggi la notizia originale (in lingua inglese) e consulta il position paper (in lingua francese)

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RIFORMA TERZO SETTORE, 21 ATTI PER FINIRE IN UN VICOLO CIECO?

Fonte www.vita.it Un anno fa, il governo presentava e approvava il disegno di legge di Riforma del Terzo settore, impresa sociale e servizio civile. Era il 10 luglio 2014. La Conferenza stampa si sarebbe tenuta il 6 agosto. Nel frattempo la consultazione pubblica lanciata dal Governo aveva fatto recapitare nella casella di posta del sottosegretario al Welfare, Lugi Bobba contributi da 1016 soggetti (il 14,8% non pertinenti). Tra le risposte valide il 37,4% arrivava dalle organizzazioni non profit, il 38,5 per cento dai cittadini, il 7,2 per cento dal mondo delle imprese, dei sindacati e degli ordini professionali e il 2,3 per cento da amministrazioni pubbliche e università.

«Per realizzare il cambiamento economico, sociale, culturale, istituzionale di cui il Paese ha bisogno, è necessario che tutte le diverse componenti della società italiana convergano in un grande sforzo comune. Il mondo del Terzo settore può fornire un contributo determinante a questa impresa, per la sua capacità di essere motore di partecipazione e di autorganizzazione dei cittadini, coinvolgere le persone, costruire legami sociali, mettere in rete risorse e competenze, sperimentare soluzioni innovative». Da qui nelle parole del premier Renzi l’urgenza di portare a casa «una misura che caratterizza questo governo, sono grato a chi dal terzo settore me lo ha suggerito, il terzo settore in realtà è il primo e va incoraggiato».

Dodici mesi dopo, il premier su questo fronte si trova con in mano un pugno di mosche. Il provvedimento è di fatto parcheggiato in Commissione Affari costituzionali al Senato, praticamente da tre mesi. E la relatrice Anna Finocchiaro ha appena prorogato il termine di presentazione degli emendamenti dal 9 al 21 luglio. In tre mesi la Commissione di palazzo Madama si è riunita dieci volte.

L’ultima effettiva il 24 giugno scorso nella quale Bobba per l’ennesima volta ha sottolineato come «sul contenuto del disegno di legge delega si è già svolto un ampio confronto con le organizzazioni interessate, oltre che un approfondito dibattito alla Camera dei deputati (durato circa 6 mesi, ndr.).

Per approfondire

Leggi l’ultima nostra news sull’argomento

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CONGEDO PARENTALE, TUTELA DELLA MATERNITÀ E DELLA PATERNITÀ

Fonte www.disabili.com – Novità sul fronte delle tutele dei genitori e della conciliazione tra lavoro, vita privata ed esigenze di cura. Ad apportarle, l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 80 del 15 giugno 2015. Si tratta di integrazioni a quanto già previsto dal Decreto Legislativo 151 del 2001. Attraverso l’analisi di Handylex, ecco alcuni tra i punti salienti degli aggiornamenti introdotti.

MISURE IN CASO DI FIGLI CON DISABILITÀ Il congedo parentale, ovvero l’assenza facoltativa dal lavoro concessa ai genitori, si applica fino a un limite di età dei figli ora più alto: da otto anni passa infatti a dodici. Questa modifica vale anche nel caso di minori con disabilità grave. In presenza di questa condizione, tra l’altro, è prevista un’indennità per tutto il periodo di congedo. L’indennità, nel complesso, è pari al 30% della retribuzione. In assenza di handicap, cresce comunque il limite di età del figlio per la concessione dell’indennità: da tre anni passa infatti a sei.

IL CONGEDO PARENTALELa sospensione facoltativa dal lavoro, si sottolinea, è prevista, tanto per il padre che per la madre, per una durata non superiore a sei mesi ciascuno. Il limite complessivo è di dieci mesi, che diventano undici se il padre si astiene dal lavoro per almeno tre mesi. Le novità introdotte di recente considerano anche i casi di adozione o affidamento. In queste circostanze, il congedo è concesso ai genitori con figli fino ai dodici anni (come già nei casi indicati in precedenza), e va comunque fruito entro i dodici anni dall’arrivo del minore in famiglia. Le novità introdotte disciplinano anche padri e madri lavoratori autonomi e liberi professionisti. Se manca una specifica regolamentazione nel contratto collettivo, anche di livello aziendale, il genitore può scegliere se fruire del congedo parentale su base giornaliera oppure oraria. Esistono però delle eccezioni per il personale del comparto sicurezza e difesa, e per quelli dei vigili del fuoco e del soccorso pubblico: nel loro caso sono previste forme diverse di fruizione del congedo, legate alle esigenze di funzionalità connesse al loro tipo di servizio.

GLI ALTRI CONGEDI – Aggiornamenti anche sul fronte dei congedi di maternità e paternità, ovvero l’astensione obbligatoria della lavoratrice dal lavoro, nel primo caso, e quella fruita dal lavoratore in alternativa al congedo di maternità, nel secondo caso. Per le mamme, nella situazione di parto anticipato, il periodo di congedo non goduto si somma a quello successivo alla nascita del figlio, anche se il periodo, nel suo complesso, risulta così superiore ai cinque mesi. Se il figlio viene ricoverato, durante la degenza la madre può chiedere la sospensione del congedo di maternità, purché presenti al datore di lavoro l’attestazione medica che dichiara la sua compatibilità con la ripresa dell’impiego.

Il periodo di congedo “sospeso” può essere dunque goduto quando il bambino è stato dimesso. Le disposizioni valgono anche nel caso di affidamento e adozione. Sul fronte dell’indennità di maternità, la norma prevede che questa sia dovuta anche nel caso di lavoro cessato per giusta causa. Per quanto riguarda i congedi, le modifiche introdotte dal Decreto Legislativo estendono la possibilità di fruizione, al posto delle madri, anche ai padri lavoratori autonomi o libero professionisti. Perché ciò sia fruibile, devono esserci condizioni tali per cui la madre non può godere del congedo (ad esempio abbandono del figlio, gravi motivi di salute, decesso, ma anche affido esclusivo al padre). La richiesta va presentata all’Inps, che verifica quindi la presenza delle condizioni necessarie.

LAVORO NOTTURNO – La nuova norma aggiunge un ulteriore caso di lavoratori esentati dai turni di notte. Si tratta delle madri adottive o affidatarie di un minore, nei primi tre anni da quando il bambino arriva nella famiglia, e comunque non oltre i dodici anni di età. In alternativa alla madre, e con le stesse condizioni, è esentato dal lavoro notturno il padre adottivo o affidatario.

Per approfondire

Leggi il Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 80

Leggi il Decreto Legislativo 151/2001