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HANDIMATICA A BOLOGNA IL 30 NOVEMBRE 2017

Fonte comunciato stampa Fish* – 4,1 milioni di persone, pari al 6,7% della popolazione, con una spesa pubblica pro-capite annua di circa 437 euro, nettamente inferiore alla media europea (535 euro): sono i numeri della disabilità in Italia, secondo il Censis*.

Numeri destinati a crescere (secondo le stime del centro di ricerca infatti le persone con disabilità saranno 4,8 milioni nel 2020) di cui però l’opinione pubblica stenta a percepire la portata: un italiano su 4 afferma che non gli è mai capitato di avere a che fare con persone con disabilità, e la disabilità è percepita da 2 italiani su 3 essenzialmente come limitazione dei movimenti, mentre in realtà la disabilità intellettiva è più grave; diffusa in età evolutiva e rappresenta l’aspetto più grave; misconosciuto, al limite della rimozione.

Ecco perché HANDImatica, la mostra-convegno di Fondazione ASPHI dedicata alle tecnologie digitali al servizio della disabilità, in programma a Bologna dal 30 novembre al 2 dicembre prossimi, si configura come un importante riflettore acceso su un mondo che, se nell’infanzia ed in età scolastica riesce ad ottenere attenzione e “cura”, in età adulta pare dissolversi, con percentuali bassissime di impiego e scarsa capacità di inserimento sociale.

L’evento, realizzato in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, la supervisione scientifica dell’Università di Bologna ed il patrocin io di FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, e FAND – Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità, si svolgerà negli spazi dell’Istituto di Istruzione Superiore Aldini Valeriani. Una scelta non casuale, quella di organizzare la manifestazione in un istituto scolastico, che risponde al desiderio di avvicinarsi concretamente ad un pubblico giovane: all’interno dell’istituto saranno ospitate le numerose aziende, i produttori e distributori specializzati che presenteranno le ultime novità tecnologiche, così come il ricco programma di eventi, tra convegni, seminari e laboratori. L’evento si rivolge alle persone con disabilità e alle loro famiglie, al personale scolastico (dirigenti ed intero corpo docente), agli operatori sociali e sanitari, responsabili di strutture per anziani, mondo del lavoro e della ricerca universitaria, istituzioni, ma anche a tutti quanti siano interessati a conoscere come le tecnologie possano incidere positivamente sulla qualità di vita, indipendenza e inclusione.

Fondazione ASPHI, nata nel 1980 allo scopo di promuovere l’integrazione delle persone con disabilità nella scuola, nel lavoro e nella società attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali, persegue da sempre l’obiettivo di costruire una società inclusiva, attraverso la capacità delle tecnologie di diventare facilitatori e di porsi al servizio di una società in cui ciascuno possa muoversi secondo le proprie personali abilità e specificità.

Può esistere un mondo senza disabilità? La risposta è sì, se per disabilità si intende la relazione tra una persona, il suo stato di salute e la sua capacità di interazione con l’ambiente in cui si muove e vive – afferma Franco Bernardi, Presidente di ASPHI. – Agendo sul contesto è infatti possibile eliminare ogni barriera e costruire una società inclusiva nella quale ciascun individuo possa esercitare la propria libera e piena partecipazione alle attività quotidiane”.

Tre le macro-aree tematiche in cui si raggruppano gli appuntamenti di HANDImatica, dai convegni ai seminari ai laboratori pratici: “Inclusione Scolastica”con l’ampio focus sulla didattica e l’insegnamento; “Inclusione Lavorativa” che include gli appuntamenti dedicati al disability management, e “Inclusione Sociale”, per tutto ciò che concerne il mondo degli anziani e delle persone non autosufficienti.

Il convegno di apertura (giovedì 30 novembre, ore 10) affronta il tema dell’Inclusione nell’era della robotica. Si tratta di un argomento di centrale interesse per Fondazione Asphi, che all’inizio dell’anno scolastico 2017-18 ha introdotto alle Aldini Valeriani-Srani, grazie ad un accordo con la scuola, TjBot, ideato dagli ingegneri IBM, il primo robot progettato per interagire in classe con insegnanti e studenti per affiancarli e stimolarli nell’apprendimento: un esperimento didattico unico nel suo genere, anche perché saranno gli stessi studenti della scuola bolognese a costruire e programmare nei prossimi mesi i “fratelli” del robot-compagno di classe, con l’aiuto degli insegnanti e delle stampanti 3D in dotazione nei laboratori dell’istituto. Il tema della robotica è al centro di diversi incontri: dalla robotica utilizzata per migliorare le capacità di relazione e linguaggio degli studenti con disabilità cognitive, fino all’autismo, a come i robot possono facilitare il supporto e l’empowerment delle persone con disabilità nel mondo del lavoro.

E ancora l’utilizzo della realtà aumentata a scuola, della quale sarà possibile fare esperienza pratica nei laboratori, le innovazioni tecnologiche a supporto delle disabilità nate dal basso, sviluppate da start up o dalle stesse scuole e famiglie, l’utilizzo del digitale nella terza età per bisogni emergenti quali il mantenimento di una longevità attiva, la gestione della fragilità e non-autosufficienza.

Proprio per porre l’accento sulla crescente importanza dei robots, la cui rapida e pervasiva diffusione sul mercato ha reso l’uso delle loro applicazioni una parte non trascurabile delle nostre azioni quotidiane, HANDImatica ha lanciato una Call for Robots, allo scopo di raccogliere soluzioni progettate per la disabilità: un’apposita commissione selezionerà le proposte ricevute, che saranno presentate durante la manifestazione in un’area dedicata.

Altro tema centrale per Fondazione Asphi è l’autonomia delle persone con disabilità: ecco allora presentate ad HANDImatica le novità nell’ambito dell’accessibilità bancaria, o gli strumenti sviluppati da alcuni Centri Riabilitativi della  Regione Emilia Romagna per incentivare l’autonomia, dai computer touch ai sensori di movimento alle tastiere facilitate.

Ci sarà una riflessione sul presente, ed il futuro, della scuola: se l’orizzonte è quello di una scuola inclusiva, in grado di cogliere differenze e bisogni speciali e valorizzare le specifiche competenze, assieme alle conoscenze, è necessaria una riorganizzazione degli spazi educativi alla luce di una nuova flessibilità e di rinnovati strumenti di apprendimento e di valutazione.

Ecco perché i momenti laboratoriali daranno spazio ad esperienze (come quella della flipped classroom) in cui l’interazione tra studenti e insegnanti attraverso l’uso della tecnologia vuole superare la consueta interazione passiva per stimolare un apprendimento attivo e coinvolgente.

Per maggiori informazioni http://www.handimatica.com/

*Cui Anffas Onlus aderisce

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PERSONE ANZIANE CON DISABILITÀ: UNA RIUNIONE DEDICATA ALL’ONU

Fonte www.internationaldisabilityalliance.org – Si è svolta il 25 e 26 ottobre u.s. presso la sede ONU di New York, una riunione del gruppo di esperti sulle persone anziane con disabilità, un incontro convocato congiuntamente dal relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e dall’esperto indipendente dell’ONU per i diritti umani da parte delle persone anziane.

L’obiettivo della riunione è stato quello di discutere l’intersezione tra disabilità e invecchiamento nell’esercizio  ell’autonomia e dell’indipendenza e di esplorare le potenzialità degli strumenti internazionali e regionali per i diritti umani per garantire la possibilità di avere un supporto comunitario accessibile e appropriato e servizi adeguati.

Per maggiori informazioni consulta la newsletter IDA cliccando qui (pagina in lingua inglese)

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LA VITA DI BLANCA: CONOSCIAMO LE PERSONE CON LA SINDROME DI DOWN

Si intitola “La vida de Blanca: conociendo a las personas con síndrome de Down”, tradotto in italiano “La vita di Blanca: conosciamo le persone con la Sindrome di Down” ed è un video, realizzato da DOWN ESPAÑA, in collaborazione con Fundación Mapfre, che invita ad incontrare questa giovane donna di 26 anni con la Sindrome di Down che ha gli stessi sogni e gli stessi doveri di ogni altra giovane donna della sua età.

Blanca combina i suoi studi con il suo lavoro, trovando spazio per il tempo libero, la vita familiare e i suoi amici. Vivendo la sua giornata Blanca dimostra che, con i supporti giusti, non ci sono barriere per le persone con Sindrome di Down.

Il video è disponibile cliccando qui

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L’INCLUSIONE SOCIALE IN 33 ARTICOLI E NON SOLO

Fonte www.superabile.it – Contiene “temi, idee, intenzioni e parole chiave per l’inclusione” e fissa i principi e le caratteristiche fondamentali che un contesto deve rispettare per potersi dire “inclusivo”: è il “Manifesto per l’inclusione”, realizzato dall’Università di Padova raccogliendo la voci di oltre seicento fra ricercatori, professionisti, studenti, operatori. Il frutto di questo lavoro è stato presentato recentemente, in occasione della conferenza internazionale “Lavoro dignitoso, equità e inclusione: password per il presente e il futuro”.

Il manifesto si articola in tre sezioni: la prima fa riferimento ad alcuni importanti indicatori che dovrebbero caratterizzare i contesti inclusivi; la seconda sezione presenta un insieme di attività, azioni ed iniziative che si considerano necessari per favorire e monitorare l’inclusione; la terza parte, infine, fa riferimento ai propositi e agli impegni che i firmatari intendono assumere in prima persona per promuovere sempre più, nei propri ambienti di vita e di lavoro, l’inclusione, per rimuovere ostacoli e barriere, per ricercare collaborazioni ed alleanze.

“Chi condivide il contenuto di questo manifesto – si legge nell’introduzione – chiede impegni ed investimenti a favore di un presente e di un futuro permeato di inclusione, in quanto siamo ancora molto lontani dal garantire condizioni di vita eque e dignitose per tutti”.

Per questo, “firmatari del presente manifesto si considerano degli ‘agenti di cambiamento’ – si legge ancora -, che non si accontentano di descrivere, diagnosticare e classificare persone, problemi e disagi, né di occuparsi di alcune circoscritte e ‘private’ situazioni difficili, ma ritengono anche opportuno e moralmente doveroso indicarne le cause e responsabilità palesando, chiaramente e al contempo, la propria indignazione per come a volte vanno le cose e vengono trattati i diritti delle persone”.

Il manifesto è insomma una sorta di “chiamata alle armi”, in difesa dei diritti e del’inclusione. I contesti inclusivi. Nella prima sezione, i firmatari ricordano che “è fondamentale anteporre il benessere delle persone, la loro autodeterminazione, il loro empowerment, alle necessità gestionali ed organizzative dei contesti e alle ‘leggi del mercato’.

Un contesto è inclusivo – scrivono – quando dà enfasi e importanza al senso di appartenenza, alla partecipazione, alla cittadinanza attiva e alla voce di tutti coloro che lo vivono e ne tiene conto per generare cambiamenti e innovazione.

Il contesto inclusivo – continuano – pone attenzione al benessere degli esseri viventi, promuovendo forme di rispetto dell’ambiente, della fauna e della flora, e sostiene unicamente quelle idee di sviluppo che tengono conto di tutto ciò”.

E assicurano di “non avere dubbi, in caso di ‘contrasto’ tra le necessità delle persone e le esigenze organizzative e gestionali dei contesti formativi, lavorativi e sociali, a proposito del ‘da che parte stare’, in quanto il rispetto dei diritti umani universali e i valori della condivisione, della solidarietà e dell’impegno sociale non debbono essere assoggettati alle leggi dell’economia e della libera competizione e concorrenza”.

Iniziative, attività, azioni. Nella seconda sezione, sono indicate le “prassi”, ovvero le azioni da mettere in campo per realizzare concretamente contesti inclusivi.

Questi dovrebbero, secondo i firmatari, “programmare, segnalare e rendere evidenti a tutti le condizioni di facilitazione per tutti degli accessi alla formazione, al benessere, al lavoro, ai beni culturali, al tempo libero e alla vita comunitaria”. Per quanto riguarda le politiche locali in particolare, “fare riferimento all’inclusione e alla volontà di supportare tutte quelle iniziative che si ispirano ai valori della solidarietà, della cooperazione, del pluralismo e dell’interculturalità” e “porre al servizio di cittadini e comunità tutti i supporti tecnologicamente avanzati necessari e utili allo sviluppo di reti efficaci ed efficienti di comunicazione”.

Si chiede poi, “tramite norme ed iniziative condivise, di promuovere unicamente condizioni lavorative dignitose per tutti; denunciare qualsiasi forma di sfruttamento ed impiego illegale; supportare l’economia sociale e mettere a disposizione di tutti i cittadini, anche in un’ottica preventiva, servizi di supporto alla scelta e alla progettazione professionale affinché il lavoro sia effettivamente un ‘buon lavoro’ per tutti”, di “realizzare programmi finalizzati ad abbattere le barriere relazionali, burocratico-amministrative, fisiche e architettoniche”, di “progettare e costruire ambienti scolastici, professionali, del tempo libero, servizi belli, accoglienti, accessibili ed eco-compatibili”.

Impegni e responsabilità. La terza sezione impegna i firmatari a “segnalare in modo manifesto, ed eventualmente denunciare alle apposite autorità, la presenza di barriere fisiche, ideologiche, culturali ed amministrative che limitano l’accesso e la fruibilità di servizi e contesti”; a “trovare alleati (professionisti, agenzie, servizi, gruppi e cittadini) con i quali continuare ad agire in favore di un’inclusione sempre più diffusa e di qualità”; a “proporre e collaborare a progetti di ricerca multidisciplinari e interdisciplinari e sostenere la sperimentazione di pratiche innovative in grado di incrementare il benessere e l’inclusione”, ma anche a “curare la propria formazione e il proprio aggiornamento professionale in modo permanente, al fine di poter disporre di strumenti di lavoro sempre più sofisticati e di mantenere livelli elevati di motivazione professionale” e “sostenere, con coraggio e determinazione, le speranze e i desideri di quanti cercano di incrementare la propria autodeterminazione e il proprio desiderio di partecipazione attiva alla vita comunitaria”, agendo “a vantaggio delle persone e delle comunità tramite la riduzione di ogni ordine e tipo di barriere”. I firmatari si impegnano poi a “fare da ‘sentinella’ dell’inclusione”.

L’ultimo articolo del Manifesto è il numero 33, ma lascia “spazio ai futuri 34, 35, 36… Perché la riflessione sull’inclusione non finisce qui, ma è in continua evoluzione!”

Il Manifesto – scritto in lingua inglese – è disponibile cliccando qui

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AL VIA IL PIANO NAZIONALE PER L’EDUCAZIONE AL RISPETTO

Fonte www.edscuola.euUn Piano nazionale per promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione al rispetto, per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione e favorire il superamento di pregiudizi e disuguaglianze, secondo i principi espressi dall’articolo 3 della Costituzione italiana. Lo ha presentato ieri a Roma la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, nella cornice del teatro Eliseo, alla presenza di Elena Centemero, presidente della commissione Equality and non discrimination del Consiglio d’Europa, Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione, Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico, Ernesto Caffo, presidente di Telefono azzurro, rappresentati di studentesse e studenti e delle famiglie. Ha condotto il dibattito la giornalista Mirta Merlino, che ha di recente lanciato una campagna dal titolo #odiolodio per sensibilizzare sul problema della violenza verbale e dell’offesa gratuita sui social network.

La campagna rientrerà fra le collaborazioni lanciate ieri alla presentazione del Piano. «Il lancio di questo Piano ci rende orgogliosi ed è particolarmente importante – ha spiegato Fedeli – perché il rispetto delle differenze è decisivo per contrastare violenze, discriminazioni e comportamenti aggressivi di ogni genere. Perché il rispetto include un modo di sentire e un modo di comportarsi e relazionarsi fondamentali per realizzare l’art. 3 della Costituzione, cui tutto il Piano si ispira. Perché la scuola deve, può e vuole essere un fattore di uguaglianza, protagonista attiva di quel compito – “rimuovere gli ostacoli” – che la Repubblica assegna a se stessa».

«Con il Piano – ha proseguito Fedeli – mettiamo a disposizione delle scuole risorse e strumenti operativi specifici, pensati come l’avvio di un percorso che si prolungherà nel tempo per accompagnare quel cambiamento positivo della società che la scuola può contribuire a realizzare. Al di fuori di ogni approccio ideologico, è importante sottolinearlo, ma solo volendo realizzare la Costituzione, dare attuazione a leggi dello Stato, far crescere bambine e bambini, ragazze e ragazzi condividendo fondamentali valori umani e di convivenza civile».

Con il Piano presentato ieri vengono stanziati 8,9 milioni di euro per progetti e iniziative per l’educazione al rispetto e per la formazione delle e degli insegnanti. In particolare, 900.000 euro serviranno per l’ampliamento dell’offerta formativa, 5 milioni (fondi Pon) per il coinvolgimento di 200 scuole nella creazione di una rete permanente di riferimento su questi temi. Altri 3 milioni sono messi a disposizione per la formazione delle e dei docenti. In attuazione del Piano vengono emanate le Linee guida nazionali per l’attuazione del comma 16 della legge 107 del 2015 per la promozione dell’educazione alla parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere.

Le Linee guida sono state messe a punto da un gruppo di esperti istituito presso il Miur. Fra i punti del Piano lanciato ieri c’è il rafforzamento degli Osservatori attivi presso il ministero sui temi dell’integrazione, dell’inclusione e per la promozione di iniziative sui temi della parità fra i sessi e della violenza contro le donne. Il Piano prevede anche il lancio, il 21 novembre, del nuovo Patto di corresponsabilità educativa per rinsaldare il rapporto fra scuola e famiglia. E la distribuzione a tutte le studentesse e gli studenti della Costituzione.

I materiali e le proposte didattiche sui temi del Piano saranno pubblicati sul portale www.noisiamopari.it.

Aderiscono alla campagna e daranno visibilità ai contenuti del Piano: il Comitato olimpico (Coni) e quello paralimpico (Cip), la Federazione nazionale della stampa, Rai, La 7, Mediaset, Sky, Skuola.net, Tuttoscuola.

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CAPRI: ALLARME BARRIERE IN QUELLA SCUOLA

Fonte www.superando.it «Qualche settimana fa – si legge in una nota diffusa dalla FISH Campania (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – è stato inaugurato ad Anacapri un nuovo Istituto Scolastico che raccoglie tutte le scuole superiori dell’Isola di Capri. Purtroppo, come segnalatoci dall’Associazione Capri senza barriere, tramite il presidente di essa Michele Lembo, il nuovo plesso non rispetta la normativa in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, sia per quanto riguarda il mancato funzionamento dell’ascensore, sia per la presenza all’interno del nuovo edificio di alcune barriere architettoniche, che impediscono l’accesso alla palestra agli studenti con disabilità motoria».

«La nostra Federazione – commenta Daniele Romano, presidente della FISH Campania – raccoglie la denuncia fatta dal presidente Lembo e chiederà al Sindaco della Città Metropolitana di Napoli di provvedere al rispetto della normativa in materia di accessibilità. Le Istituzioni, infatti, dovrebbero garantire a tutte le persone con disabilità la non discriminazione, la pari opportunità e l’accessibilità, come previsto dall’articolo 3 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che ormai da quasi nove anni è Legge dello Stato Italiano [Legge 18/09, N.d.R.]. E invece ancora una volta dobbiamo denunciare che ciò non avviene o che avviene in maniera sbagliata».

«E del resto – conclude Romano – va sempre ricordato che l’accessibilità non è solo prevedere uno scivolo o un ascensore, ma è anche coinvolgere i diretti interessati, per rendere un luogo realmente senza barriere».

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: federhand.fishcampania@gmail.com

*Cui Anffas Onlus aderisce

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LEGGE 104 E LICENZIABILITÀ DI CHI ASSISTE UN FAMILIARE CON DISABILITÀ

Fonte www.disabili.com – Nell’ambito di permessi lavorativi da Legge 104/1992 previsti per chi deve prendersi cura ed assistere un familiare con disabilità, sorgono non di rado di rado dei contenziosi tra lavoratore e datore di lavoro. La legge, infatti, è volta a tutelare il lavoratore – per il cui tramite si realizza il primario diritto all’assistenza del familiare cui sia stato riconosciuto la disabilità grave -ma anche la controparte dell’azienda.

Alcune sentenze in merito hanno infatti ricordato i casi in cui è legittimo licenziare chi assiste un familiare con disabilità ma anche quelli in cui i diritti del lavoratore prevalgono sulla burocrazia.

Torniamo sulla questione, alla luce di una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha ribadito come il fulcro intorno al quale ruotano i permessi dell’art. 3 comma 3 della Legge 104/92 sia la persona con disabilità e i suoi diritti, che possono imporre limitazioni al potere del datore di lavoro, ad esempio in ambito di trasferimento di sede.

IL LAVORATORE TRASFERITO E LICENZIATO – Il caso è quello di un lavoratore beneficiario delle disposizioni previste dalla Legge 104/1992 in quanto familiare convivente di una persona con disabilità grave che abbisogna di assistenza. Il lavoratore in questione era stato trasferito senza il suo consenso da una sede ad un’altra che distava pochi chilometri sia dalla prima che dalla sua abitazione, ed era stato adibito a mansioni equivalenti (presso la mensa di un carcere). Di fronte alla comunicazione del trasferimento di sede, il lavoratore non aveva però prestato il suo consenso, e non si era successivamente presentato al lavoro presso la nuova sede. A fronte di quella che la sua ditta aveva ritenuto una assenza ingiustificata, il lavoratore era stato licenziato.

IL RICORSO AL TRIBUNALE – Contro questo licenziamento, che aveva ritenuto illegittimo, il lavoratore era quindi ricorso al tribunale di Napoli, il quale aveva rigettato la sua istanza. Stesso giudizio era stato emesso anche in secondo grado, dalla corte d’Appello di Napoli, ritenendo legittimo il licenziamento. Fino alla sentenza della Corte di Cassazione (la n. 24015 depositata il 12 ottobre 2017) che ribalta invece il giudizio.

LA TUTELA DELLA PERSONA CON DISABILITÀ La Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, riportando la decisione alla funzione originaria della Legge 104/92, e in particolare al principio sancito dall’art.33, comma 5. La Cassazione ha ricordato come la tutela della persona con disabilità passi anche attraverso l’assistenza del familiare, per consentirgli un adeguato livello di sviluppo ed inserimento nel tessuto sociale: “la disposizione dell’art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992, laddove vieta di trasferire, senza consenso, il lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente, deve essere interpretata in termini costituzionalmente orientati – alla luce dell’art. 3, secondo comma, Cost., e della Carta di Nizza che, al capo 3 – rubricato Uguaglianza – riconosce e rispetta i diritti dei disabili di beneficiare di misure intese a garantire l’autonomia, l’inserimento sociale e la partecipazione alla vita della comunità (art. 26) e al capo 4 – rubricato Solidarietà – tratta della protezione della salute, per la quale si afferma che nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche ed attività dell’Unione è garantito un alto livello di protezione della salute umana”.

La Corte poi si riferisce anche alla Convenzione delle Nazioni Unite del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con legge n. 18 del 2009 dall’Italia (C. Cost. n. 275 del 2016) e dall’Unione Europea con decisione n. 2010/48/CE (Cass. 12911/2017, 25379/2016, 2210/2016).

Inoltre la sentenza ricorda che l’efficacia della tutela della persona con disabilità si realizza anche mediante la regolamentazione del contratto di lavoro in cui è parte il familiare della persona tutelata, in quanto il riconoscimento di diritti in capo al lavoratore è in funzione del diritto del congiunto con disabilità alle condizioni di assistenza. Infine la Cassazione ricorda che il lavoratore non può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra “se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”. Il datore di lavoro ha pertanto anche questo onere probatorio.

LA PREVALENZA DELLE ESIGENZE DI ASSISTENZA – In definitiva, la Corte dichiara che, stante il necessario bilanciamento di interessi e di diritti tanto del lavoratore quanto del datore di lavoro, aventi ciascuno copertura costituzionale, dovranno essere valorizzate le esigenze di assistenza e di cura del familiare con disabilità del lavoratore, occorrendo salvaguardare condizioni di vita accettabili per il contesto familiare in cui la persona con disabilità si trova inserita ed evitando riflessi pregiudizievoli dal trasferimento del congiunto ogni volta che le esigenze tecniche, organizzative e produttive non risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte (Cass. 25379/2016, 9201/2012).

È su questo punto – ovvero sulla non verifica da parte della Corte territoriale delle eventuali ripercussioni assistenziali di questo trasferimento sull’assistenza della persona con disabilità, e soprattutto sulle effettive ragioni organizzative produttive dell’azienda, che la cassazione ha rigettatola decisione della Corte d’Appello di Napoli, dando di fatto ragione al lavoratore licenziato.