Fonte www.west-info.eu – In Italia, in caso di divorzio, il genitore che si prende cura del figlio con disabilità anche maggiorenne ha diritto all’assegno di mantenimento. È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione respingendo il ricorso di un uomo contro una precedente sentenza del Tribunale di Treviso che gli aveva imposto di versare mensilmente, oltre a un contributo di €250 a favore dell’ex, anche €500 per il loro primogenito portatore di handicap ed economicamente non autosufficiente, anche se titolare di una borsa di studio.
I Supremi Giudici, infatti, hanno fatto presente che, non solo va tenuta in considerazione la disparità di posizioni economiche tra i coniugi (nella fattispecie, imprenditore lui e lavoratrice a basso reddito lei), ma anche il personale apporto della donna nell’allevare i figli, e in particolare nell’accudimento del maggiore, con una disabilità tale da limitare ogni sua possibilità di autonomia.
Fonte www.superando.it – È certamente un bel traguardo, per la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, quello raggiunto nei giorni scorsi con la ratifica da parte della Guyana, centocinquantesimo Stato che ha proceduto a tale passaggio (l’Italia, lo ricordiamo, ha provveduto nel 2009), facendo segnare una delle percentuali più alte di ratifica mai riscontrate nell’àmbito dei trattati internazionali sui diritti umani.
Secondo la cilena María Soledad Cisternas Reyes, componente del Comitato ONU sui Diritti Umani delle Persone con Disabilità, che provvede a monitorare costantemente come i vari Stati implementino e applichino la Convenzione entro i propri confini, «essere arrivati a centocinquanta ratifiche in circa sei anni sottolinea l’impegno della comunità internazionale nel promuovere e tutelare i diritti umani delle persone con disabilità».
«Il fatto che le ratifiche siano state trasversali a tutte le zone e le culture del mondo – sottolinea poi – significa che la strada del riconoscimento universale di tali diritti è ormai stata intrapresa e che su di essi sta crescendo la consapevolezza».
«Certo – aggiunge -, il lavoro da fare è ancora tanto, ma come Comitato riteniamo che la decisione da parte di uno Stato di ratificare la Convenzione costituisca un’ottima base per far sì che le varie discriminazioni esistenti vengano finalmente e concretamente affrontate, superando le barriere di ogni genere nell’accesso ai servizi e all’informazione».
Oltre quindi a invitare alla ratifica tutti quegli Stati che finora non hanno provveduto, Cisternas Reyes intende sottolineare anche un altro punto quanto mai importante, ovvero il fatto che «la Convenzione, in questi anni, ha fatto aumentare la consapevolezza dell’importanza di coinvolgere le stesse persone con disabilità nelle decisioni che riguardano le loro vite e i loro diritti».
«Non a caso – conclude la componente del Comitato delle Nazioni Unite – uno dei messaggi chiave di questa epoca, da parte delle persone con disabilità, è “Nulla su di Noi senza di Noi”, e anche il nostro Comitato cerca sempre di adottare questo punto di vista, nei confronti degli Stati, della società civile, delle Istituzioni che lavorano per i diritti umani, a livello nazionale e regionale, oltreché di tutte le altre Agenzie dell’ONU».
Fonte www.west-info.eu – “Frustrati, stressati, esausti”: è questa la condizione in cui vivono i genitori con un figlio con disabilità. A dirlo un recente sondaggio realizzato dall’associazione inglese Scope che descrive mamme e papà preoccupati dagli elevati costi per l’assistenza dei figli, stremati dalla carenza di servizi pubblici e supporti psicologici al punto da rifugiarsi quotidianamente nell’abuso degli anti-depressivi in più di un caso su due.
Senza contare che oltre l’86% degli intervistati più che manifestare il proprio disagio si chiude in se stesso. Pesante fardello troppo difficile da condividere per via del senso di colpa di parlare di sé, della paura del giudizio altrui o di preoccupazioni troppo complicate da esprimere.
Fonte www.superando.it – Oltre quattrocento specialisti hanno partecipato nei giorni scorsi a Roma al 26° Congresso Nazionale della SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), che per l’occasione ha eletto alla propria Presidenza Antonella Costantino, direttore dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e dell’Area Omogenea Salute Mentale, Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale alla Fondazione IRCCS Ca’ Granda dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
I disturbi neuropsichici dell’età evolutiva sono tra quelli più diffusi nell’infanzia, ma, purtroppo, ancora troppo poco considerati. Si stima infatti che essi colpiscano un bambino/adolescente ogni cinque, con situazioni molto diverse tra loro, che vanno dai disturbi dello spettro autistico all’epilessia, dalla depressione al disturbo del linguaggio, dalla dislessia alla disabilità intellettiva, dalle paralisi cerebrali infantili alle sindromi genetiche rare, dalle malattie neurodegenerative a quelle neuromuscolari e molte altre ancora.
Benché nella maggior parte dei casi un trattamento precoce e tempestivo possa modificare la prognosi, meno di un bambino/adolescente su quattro riesce ad accedere alle cure di cui ha necessità. Si calcola infatti che non siano più di 600.000 gli utenti dei servizi pubblici di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, a fronte di una popolazione complessiva sofferente di circa 3 milioni e 600.000 unità.
Negli ultimi dieci anni, poi, il numero dei pazienti seguiti dai Servizi di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza è quasi raddoppiato (5% in più di nuove richieste all’anno, dal 2004 a oggi), mentre il numero degli operatori continua a diminuire (10% in meno solo nell’ultimo anno).
Il risultato è che ogni utente riceve sempre meno interventi, e le famiglie devono ricorrere sempre di più al privato, con costi rilevanti che in tempi di crisi economica sono sempre meno in grado di sostenere.
«Si tratta di gravi problemi – sottolinea Antonella Costantino – che la SINPIA ha anche segnalato in un documento inviato recentemente al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. L’Italia ha ottimi modelli e buone normative, però non sempre applicate, e vi sono ampie disuguaglianze intra e inter-regionali. A fronte infatti di Regioni nelle quali è stato creato negli anni un adeguato sistema di servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e dove vengono sostanzialmente garantite ai bambini e alle famiglie la presa in carico e la terapia, ve ne sono molte altre nelle quali mancano le strutture. In particolare, mancano i reparti per i ricoveri e le strutture semiresidenziali e residenziali terapeutiche, nonché, a volte, anche gli stessi servizi territoriali e/o il personale, o non sono comunque previste tutte le figure multidisciplinari necessarie per i percorsi terapeutici».